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4 FEBBRAIO : SANTI CIRILLO, monaco e METODIO, vescovo (f) – Ufficio delle Letture

4 FEBBRAIO : SANTI CIRILLO, monaco e METODIO, vescovo (f)
Patroni d’Europa

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura

Dalla lettera a Tito di san Paolo, apostolo 1, 7-11; 2, 1-8

La dottrina dell’Apostolo sulle doti e i compiti del vescovo
Carissimo, il vescovo, come amministratore di Dio, dev’essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono.
Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente. A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare.
Tu però insegna ciò che è secondo la sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti; non siano maldicenti né schiave di molto vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, ad essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.
Esorta ancora i più giovani a essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro.

Responsorio   Cfr. At 20, 28; 1 Cor 4, 2
R. Vegliate sul gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi, * per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
V. A chi amministra, si chiede di essere fedele,
R. per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.

Seconda Lettura
Dalla «Vita» in lingua slava di Costantino
(Cap. 18; Denkshriften der kaiserl. Akademie der Wissenschaften, 19, Vienna 1870, p. 246)

Fa’  crescere la tua Chiesa e raccogli tutti nell’unità
Costantino Cirillo, stanco dalle molte fatiche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni. Fu allora ricreato da una visione di Dio, e cominciò a cantare così: Quando mi dissero: «andremo alla casa del Signore», il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato (cfr. Sal 121, 1).
Dopo aver indossato le sacre vesti, rimase per tutto il giorno ricolmo di gioia e diceva: «Da questo momento non sono più servo né dell’imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen».
Il giorno dopo vestì il santo abito monastico e aggiungendo luce a luce si impose il nome di Cirillo. Così vestito rimase cinquanta giorni.
Giunta l’ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, pregava tra le lacrime, dicendo: «Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.
Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa’ crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell’unità.
Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. E’ tuo dono infatti l’averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere e a compiere quanto ti è gradito.
Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all’ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen».
Avendo poi baciato tutti col bacio santo, disse: «Benedetto Dio, che non ci ha dato in pasto ai denti dei nostri invisibili avversari, ma spezzò la loro rete e ci ha salvati dalla loro voglia di mandarci in rovina».
E così, all’età di quarantadue anni, si addormentò nel Signore.
Il papa comandò che tutti i Greci che erano a Roma e i Romani si riunissero portando ceri e cantando e che gli dedicassero onori funebri non diversi da quelli che avrebbero tributato al papa stesso; e così fu fatto.

14 febbraio: Santi Cirillo e Metodio

http://it.cathopedia.org/wiki/Santi_Cirillo_e_Metodio

14 febbraio: Santi Cirillo e Metodio

Da Cathopedia, l’enciclopedia cattolica.

Avvenimento celebrato Santi Cirillo e Metodio evangelizzatori dei popoli Slavi

Nel Martirologio Romano, 14 febbraio, n. 1:

« Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da Papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche. »

Costantino, meglio noto con il nome monastico di Cirillo (greco: Κύριλλος , cirillico: Кирилъ) (Tessalonica, 827 – Roma 14 febbraio 869), fu evangelizzatore di Pannonia e Moravia nel IX secolo ed inventore dell’alfabeto glagolitico. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa assieme al fratello Metodio.

Metodio (greco: Μεθόδιος, cirillico: Меѳодїи)  (Tessalonica, 815-820 – Velehrad, 6 aprile 885) anch’egli evangelizzatore bizantino dei popoli Slavi.Le poche notizie scritte relative ai due santi provengono principalmente da due Vitæ scritte in antico slavo ecclesiastico, chiamate anche Leggende Pannoniche, e dalla Leggenda italica, redatta in latino dal vescovo di Velletri Gauderico, sulla vita di San Clemente, le cui reliquie furono portate in Italia proprio da Cirillo e Metodio. Conserviamo poi le lettere inviate dai papi a Metodio. Data la scarsità di fonti, grande è il numero di leggende fiorito intorno alle figure di Cirillo e Metodio. I due fratelli nacquero in Macedonia, a Tessalonica, seconda città dell’Impero bizantino. Di nobile famiglia, erano figli di Leone, drungario della città e governatore militare del thema Thessalonike. La città a quell’epoca contava una forte presenza slava, dovuta alla massiccia invasione che poco tempo prima aveva investito le terre bizantine, provocando l’insediamento di numerose tribù nelle campagne e in numerosi centri e fortezze minori. I fratelli Cirillo e Metodio acquisirono così dimestichezza con la lingua dei popoli calati da nord.

Studi a Costantinopoli – Già in giovane età Costantino sembrava desideroso di dedicarsi al conseguimento della completa sapienza, almeno secondo quanto riportato, in un convenzionale canone agiografico, nella Vita Cyrilli. Sta di fatto, comunque, che egli si trasferì presto, attorno all’842, a Costantinopoli per perfezionare gli studi di teologia e filosofia, sotto l’egida del potente eunuco di corte Teoctisto, logoteta del dromo e reggente per il basileus Michele III. Nella capitale Costantino venne consacrato sacerdote, entrando a far parte del clero della basilica di Santa Sofia. A Costantinopoli conobbe anche Fozio, uomo di cultura e politico di spicco, che divenne suo precettore. Anastasio Bibliotecario ci informa dell’amicizia che intercorreva tra loro così come di una disputa dottrinaria. La curiosità di Costantino dimostrava il suo eclettismo: coltivò infatti nozioni di astronomia, geometria, retorica e musica.

San Cirillo poliglotta – In ogni caso, fu nel campo della linguistica che Cirillo diede prova del suo genio: oltre alla lingua greca ed a quella slava, parlava correntemente anche il latino, il siriaco, l’arabo e l’ebraico. Assieme a Fozio viaggiò in Oriente per importanti incarichi diplomatici presso gli Arabi di Samarra e i Cazari. Proprio durante un viaggio in Crimea Costantino avrebbe rinvenuto le reliquie di papa Clemente I, lì esiliato e morto nell’anno 97. Nella stessa missione Costantino trovò anche un Vangelo e un salterio, come ci informa la Vita Methodii [1]. Inviati ad evangelizzare la Pannonia Divenuto Fozio patriarca di Costantinopoli nell’858 per volontà dell’imperatrice Teodora, la Chiesa bizantina cercò di contrastare l’espansionismo della Chiesa latina e dei Franchi presso gli Slavi. Cirillo venne dunque inviato, assieme al fratello Metodio ad evangelizzare la Pannonia. Quando il re della Grande Moravia, Rastislav, chiese all’imperatore di Bisanzio di inviare missionari, la scelta ricadde ancora una volta su di loro. In realtà la richiesta celava un motivo politico perché Rastislav trovava preoccupante la presenza tedesca sul suo territorio. Infatti la Pannonia era già stata evangelizzata dalla precedente missione di Salisburgo. Cirillo dunque si recò nel regno di Rastislav e incominciò a tradurre brani dal Vangelo di Giovanni inventando un nuovo alfabeto, detto glagolitico (da глаголь glagol’ che significa parola). Probabilmente già da anni stava elaborando un alfabeto per la lingua slava. Dal Vangelo di Giovanni, venne tradotta una serie di passi scelti che entrò a far parte dell’Aprakos. Nel regno di Rastislav entrarono in contrasto con il clero tedesco che rivendicava quel dominio, essendo stato evangelizzato dalla missione di Salisburgo. Sull’onda del crescente scontro tra Chiesa d’Oriente e d’Occidente per il controllo dei nuovi fedeli moravi, nell’867 i due vennero convocati a Roma per discutere con papa Niccolò I dell’uso cultuale della lingua slava. Lungo il viaggio sostarono nel Ducato di Venezia, dove si scontrarono con il clero locale, che rivendicava come lecite tre sole lingue sacre: latino, greco ed ebraico: le lingue parlate in Palestina all’epoca di Gesù. Costantino e Metodio opposero invece a queste argomentazioni il consolidato uso che si faceva in oriente di altre lingue liturgiche. A Roma, invece, i due trovarono una buona accoglienza. Portarono al pontefice in dono le reliquie di Papa Clemente I, morto in Crimea nel 97 e venerato come Santo. Niccolò I consacrò prete Metodio e approvò la traduzione della Bibbia in slavo, a patto che la lettura dei brani fosse preceduta dagli stessi passi espressi in Latino. A Roma Costantino si ammalò e assunse l’abito monastico, prendendo il nome di Cirillo, qui morì il 14 febbraio del 869 e venne inumato presso la basilica di San Clemente.

San Metodio vescovo di Sirmium, poi incarcerato  – Metodio ritornò in Moravia. In un altro viaggio a Roma venne nominato vescovo e assegnato alla sede di Sirmiun (oggi Sremska Mitrovica). Intanto in Pannonia a Rastislav successe il nipote, Sventopelk, favorevole alla presenza tedesca che circondava il regno. Iniziò così la persecuzione dei discepoli di Cirillo e Metodio, visti come portatori di un’eresia. San Metodio stesso fu incarcerato per due anni in Baviera. Nel 885 anche Metodio morì; i suoi discepoli vennero incarcerati o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi riuscì a fuggire in Bulgaria e in Dalmazia.

Santi Patroni – I santi Cirillo e Metodio sono considerati patroni di tutti i popoli slavi; nell’ambito della Chiesa cattolica sono molto venerati in Slovenia, Slovacchia, in Croazia e nella Repubblica Ceca. Nel 1980 Giovanni Paolo II con la lettera apostolica del 31 dic 1980 Egregiae virtutis li elevò a compatroni dell’Europa, assieme a San Benedetto da Norcia. « Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell’unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l’unità visibile nella comunione perfetta e totale » (Papa Giovanni Paolo II, enciclica Slavorum Apostoli)

Note – Un passo del racconto, fino agli anni ’50 del XX secolo è stato interpretato come se il vangelo fosse scritto in lettere russe: nel clima nazionalistico instaurato da Stalin, si giunse alla conclusione che l’alfabeto cirillico – le lettere russe del testo – sia nato proprio in Russia. In realtà, oggi questa tesi è stata smentita da una nuova teoria: molto più probabilmente, infatti, c’è stata un’inversione tra le lettere R e S, per cui il termine russe, in slavo diventa siriache, forse perché a quel tempo i Siriaci erano già cristiani e avevano già un Vangelo tradotto. Secondo la fonte già annotata nella bibliografia, « A.-E. N. Tachiaos: Cyril and Methodius of Thessalonica. The Acculturation of the Slavs » che contiene la « Vita Costantini », Costantino (che assunse in seguito il nome monastico Cirillo) nacque ultimo di sette figli e pertanto non può essere maggiore di Michele (Metodio). La fonte prima indicata non è stata seguita fedelmente.

Publié dans:SANTI, Santi - biografia |on 13 février, 2012 |Pas de commentaires »

SAN PAOLO (una presentazione da « Catholic Almanac », tradotto dall’inglese)

http://www.12apostlesofthecatholicchurch.com/paul.html

(questa è una traduzione di Google, però automatica, ci sono diversi errori, con cerco di correggere perché si capisce)

SAN PAOLO

Il paragrafo che segue è tratto dal « Almanacco cattolica »

Paul: Nato a Tarso, di una tribù di Beniamino, cittadino romano, ha partecipato alla persecuzione dei cristiani fino al momento della sua miracolosa conversione sulla via di Damasco, chiamato da Cristo, che si manifestò a lui in modo speciale, è diventato gli apostoli delle genti, tra i quali ha fatto la maggior parte della sua predicazione nel corso di tre viaggi missionari attraverso le principali zone a nord della Palestina, Cipro, Asia Minore e in Grecia; 14 epistole portano il suo nome, due anni di reclusione a Roma, a seguito di iniziale l’arresto a Gerusalemme e il confinamento a Cesarea, si è concluso con il martirio, per decapitazione, al di fuori delle mura della città in 64 o 67 durante la persecuzione neroniana, in arte, è raffigurato in vari modi con San Pietro, con una spada, nella scena della la sua conversione, 29 giugno (con S. Pietro), Jan 25 (di conversione).

I – Saulo (Paolo) di fondo e prima esperienza di Gesù Cristo.
II – Recupero dalla cecità, il battesimo di Paolo e gli effetti.
III – Come tutta la vita Paul è cambiata dopo la sua conversione.
IV – Paul zelo senza sosta, la pace e l’amore per Gesù Cristo, la Chiesa ei suoi membri.
V – Come gli scritti di Paolo rivelare la sua unione trasformante con Dio.
Quanto segue è tratto da « Vite dei Santi » di Butler e curato da Michael Walsh con un in avanti dal Cardinale Basil Hume, OSB, Arcivescovo di Westminster, Harper & Row, Publishers, San Francisco.

L’Apostolo delle genti era un Ebreo della tribù di Beniamino. Alla sua circoncisione l’ottavo giorno dopo la sua nascita ha ricevuto il nome di Saulo, e di essere nato a Tarso di Cilicia, che era il privilegio di un cittadino romano. I suoi genitori lo mandarono da giovane a Gerusalemme, e lì fu istruito nella legge di Mosè di Gamaliele, un fariseo dotto e nobile. Così Saul è diventato un osservatore scrupoloso della legge, e ha fatto appello anche ai suoi nemici per testimoniare il modo conforme ad esso la sua vita era sempre stata. Anche lui ha abbracciato il partito dei farisei, che era di tutti gli altri il più grave, pur avendo ricevuto, in alcuni dei suoi membri, i più contrari alla umiltà del Vangelo. E ‘probabile che Saul appreso nella sua giovinezza il commercio, che ha praticato anche dopo il suo apostolato – vale a dire quello di rendere le tende. In seguito Saul, superando i suoi compagni nello zelo per la legge ebraica e le tradizioni, che pensava che la causa di Dio, è diventato un persecutore e nemico di Cristo: egli era uno di quelli che hanno preso parte l’omicidio di Santo Stefano. Nella furia del suo zelo egli ha chiesto al sommo sacerdote di una commissione di arrestare tutti gli ebrei a Damasco, che ha confessato Gesù Cristo, e condurre legati a Gerusalemme.
Saul era quasi al termine del suo viaggio a Damasco, quando, verso mezzogiorno, lui e la sua società erano su un tratto circondato da una gran luce dal cielo. Hanno visto tutti questa luce, e di essere colpito con stupore cadde a terra. Poi Saul udì una voce che per lui era articolato e distinti, anche se non capito dal resto: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti’ Saul rispose: ‘Chi sei, o Signore?’ Cristo ha detto, ‘Gesù di Nazareth, che tu perseguiti. E ‘difficile per te recalcitrare contro il pungolo.’ Cristo lo ha detto a sorgere e procedere nel suo viaggio verso la sua destinazione, dove sarebbe imparare ciò che si aspettava da lui. Quando si alzò da terra Saul ha rilevato che anche se i suoi occhi erano aperti, non vedeva nulla.
Ci fu un cristiano a Damasco molto rispettato per la sua vita e virtù, il cui nome era Anania. Cristo è apparso a questo discepolo e gli ordinò di andare a Saul, che era allora nella casa di Giuda in preghiera. Anania tremava al nome di Saul, non essendo estraneo al male che aveva fatto a Gerusalemme, o la commissione su cui aveva viaggiato a Damasco. Ma lui è andato a Saul, e che le sue mani su di lui disse: ‘Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso il tuo viaggio, ha mandato me che tu possa ricevere la vista e sia colmo di Spirito Santo’. Subito qualcosa di simile a scaglie caddero dai suoi occhi, ed egli recuperò la vista.
Saulo si alzò, fu battezzato, e mangiò. Rimase alcuni giorni con i discepoli a Damasco, e cominciò subito a predicare nelle sinagoghe che Gesù era il Figlio di Dio, con grande stupore di tutto ciò che lo ascoltavano, che ha detto, ‘non è questo colui che a Gerusalemme perseguitato coloro che invocò il nome di Gesù, e che è venuto qui per portare via i prigionieri? ‘ Così un bestemmiatore e un persecutore è stato fatto un apostolo, e scelsero di essere uno dei principali strumenti di Dio nella conversione del mondo.
Dio può cambiare i peccatori a santi, immediatamente o dopo un ritardo. Noi non crediamo che Paolo è diventato un santo subito, ma sappiamo che era pieno di Spirito Santo che gli avrebbe permesso di diventare un potenziale seguace di Gesù e lasciare il suo precedente modo di vita che era stata proprio di fronte. Paolo era cieco e impotente. Lui non ha fatto disperare. Egli pregò. Era in casa di Giuda in preghiera prima del suo battesimo. Paolo stava pregando quando era cieco.
Questo converson drammatica di Saul a Paolo può capitare a chiunque, quando siamo umili, porre le domande giuste e obbedire a Dio che ci porterà a dire che cosa fare con le nostre vite.
Ovviamente, questo particolare tipo di conversione è molto insolito, ma Dio è onnipotente e può cambiare un assassino da seguire dopo di lui. Tutte le cose sono possibili a Dio e Gesù viene dopo di noi nel suo modo speciale, che sarà a beneficio di noi, e Dio significa business. Naturalmente, dobbiamo essere aperti, sinceri, le direzioni seguire e ascoltare la luce che irrompe su di noi.
Questa luce ha colpito Saul e gli altri, ma è stato solo Saul che ha sentito la voce. Perché? Non lo sappiamo.
Dio può comunicare a noi, ma dobbiamo voler ascoltare il messaggio e rispondere ad esso. Saul ha collaborato con la grazia della conversione. Come facciamo a saperlo? Paul era impotente. Paul è stata devastata. Paolo è stato umiliato. Eppure, Paolo stava pregando. Paul ha permesso alla luce di penetrare lui e lo preparano ad accettare la conversione.
Questo è stato solo il primo giorno della sua conversione. Ogni giorno gli esseri umani hanno bisogno di convertire, ricevere la luce, sentire le parole di Dio e di agire su di loro per piacere a Dio..
Questo esempio di Paolo è dato a noi assicurarci che non importa quanto possiamo attualmente opporsi a Dio, Dio vuole vincere noi, come Gesù ha vinto Paul di essere suo amico speciale e seguace. Può succedere anche quando ci sono amici o nemici di Dio, quando noi odiamo i cristiani come Saul ha fatto, e anche se abbiamo perseguitato la Chiesa di Cristo. Dio ci vuole ancora di collaborare con la grazia di san Paolo ha fatto. Egli ci indica la strada e delle reali possibilità della sua vita che ora si riferiscono.
La conversione al di sopra di San Paolo è un punto di svolta della sua vita. Da un’esperienza che nulla è rimasto lo stesso. Era come misteriosa venuta come era nel rapidità che è venuto.

La scrittura di seguito è tratto da un sacerdote francescano, Leonard Foley, OFM, dal suo libro intitolato: « Santo del giorno ».

Intera vita di Paolo può essere spiegato in termini di una esperienza – il suo incontro con Gesù sulla via di Damasco. In un istante, vide che tutto lo zelo della sua personalità dinamica veniva sprecato, come la forza di un pugile oscillante selvaggiamente. Forse non aveva mai visto Gesù, pur essendo solo alcuni anni più vecchio. Ma aveva acquistato l’odio di un fanatico di tutto ciò che Gesù stava per, come ha cominciato a molestare la Chiesa: « … entrando casa dopo casa e trascinando uomini e donne, li consegna al carcere » (At 8:03 b). Ora egli stesso è stato « inserito », possedeva, tutta la sua energia sfruttata per un unico obiettivo – essere schiavo di Cristo nel ministero della riconciliazione, uno strumento per aiutare gli altri a vivere l’unico Salvatore.
Una frase ha determinato la sua teologia: « Io sono Gesù, che tu perseguiti » (At 9:05 b). Gesù fu misteriosamente identificato con la gente – il gruppo amorevole delle persone Saul era stato funzionano giù come criminali. Gesù, vide, era il compimento misterioso di tutti era stato ciecamente perseguire.
Da allora, il suo lavoro era solo a « tutti i presenti perfetto in Cristo. Per questo lavoro io e la lotta, in accordo con l’esercizio del suo potere lavorare dentro di me ». (Colossesi 2:28 b-29). « Per il nostro vangelo non è venuto a voi solo a parole, ma anche con potenza e con Spirito Santo e [con] molta convinzione » (1 Tessalonicesi 1:5 a).
Vita di Paolo è diventato un instancabile proclamare e vivere il messaggio della croce: i cristiani baptismally morire al peccato e sono sepolti con Cristo, sono morti per tutto ciò che è peccaminoso e irredento nel mondo. Sono realizzati in una nuova creazione, già condividendo la vittoria di Cristo e un giorno a salire dai morti come lui. Attraverso questo Cristo risorto al Padre effonde lo Spirito su di loro, che li rende completamente nuovo.
Così grande messaggio di Paolo per il mondo era: Tu sei salvato interamente da Dio, non da nulla si può fare. Salvare la fede è il dono di impegno totale, libero, personale e amorevole a Cristo, un impegno che porta poi frutta in più « lavori » che la legge potrebbe mai contemplare.
Questo famoso missionario delle genti nella foto sopra è un grande modello per tutte le creature per tutti sono caduti dalle grazie divine. Paolo è stato chiamato come siamo oggi da Dio per manifestare il talento e doni che Dio ci ha dato. Questo avverrà quando ci abbandoniamo a Dio Onnipotente è tutto potente volontà e sono dispiaciuto per i peccati passati e cercare Dio con tutto il cuore e l’anima come ha fatto Saul.
Paolo è una testimonianza che Dio ci insegue senza sosta per farci santo e gradito alla sua Chiesa e l’umanità, anche quando abbiamo entrambi perseguitati. Egli è il primo grande missionario delle genti dopo la sua conversione drammatica. Paolo ricorda ai pagani che erano ancora popolo eletto da Dio e figli della promessa. Non ha mai perso di vista le sue profonde radici ebraiche, ma ha sottolineato con forza che la legge è stato sostituito con il Cristo che sola ci può salvare con la sua pace e il potere.
San Paolo aveva assistere a questo risparmio di energia e la grazia da una luce accecante dal cielo. Questa è stata un’esperienza che lo lasciò cieco e impotente. Gesù gli apparve in una visione che ha cambiato tutta la sua vita.
Paul era stato il più farisaico dei farisei, il più legalistica degli avvocati Mosaico. Quando sottoposta a Cristo, Paolo è diventato campione di Cristo e predicava il Vangelo ai popolazione non ebraica come nessun altro prima di lui.
Nessuno dei seguaci di Cristo divenne più zelanti e coraggiosi, non più percorsa di questa potente guerriero per Cristo. Paul sopportato sofferenze persecuzioni, umiliazioni e quotidiana e debolezza. Aveva molte quotidiane fatiche, tribolazioni e periodi di prova come ambasciatore di Cristo.
Cristo ha trasformato Paul gradualmente, attraverso i suoi scontri e le ostilità mentre andava a predicare, scrivere e difendere l’Uomo-Dio, Gesù Cristo. Non aveva mai visto in vita reale, ma certamente per mezzo della fede è venuto a comprendere e sperimentare la Sua profonda unione con lui.
Chiunque legga San Paolo capirà che è stato alzato fino a un livello molto alto di conoscenza e nell’amore di Dio.. I suoi scritti del Nuovo Testamento in Romani rivela la giustizia di Dio.
In 1 e 2 Corinzi Paolo spiega che Gesù è la roccia che ha seguito Israele e Colui che dà la vittoria trionfante.
Paolo sapeva attraverso la sua esperienza che Cristo è la libertà che imposterà uno libero che ha descritto in Galati.
In Efesini, Paolo elaborerà come Cristo è il capo della Chiesa e un meraviglioso esempio del Corpo Mistico.
Attraverso le lettere di Filippesi e Colossesi, ci dice che Gesù è la nostra vera gioia e la completezza.
In Tessalonicesi, il Messia è la nostra ultima speranza e la pazienza e la disciplina per la sopravvivenza.
Una delle reclute di Paolo è giovane Timothy, e attraverso questi due libri a lui intitolate, Paolo ci assicura l’importanza della nostra fede in Gesù e la sua stabilità.
Per mezzo degli ultimi tre epistole, Tito, Filemone e Ebrei, Paolo evidenzia che Cristo è la verità, il nostro benefattore ed Egli è la nostra perfezione.
Nessun santo è stato più articolato, in grassetto o audace. Lo Spirito mosso e motivato ogni suo passo. Fu torturato, provato e testato con percosse incalcolabili e, infine, è stato decapitato dopo molti anni di prigionia e croci. Egli portò tutti con amore e considerato un privilegio di soffrire per suo fratello, Jesus.
La Basilica di San Paolo fuori le Mura, la seconda chiesa più grande romano dopo il Vaticano, si trova vicino alla riva del fiume Tevere. Sorge sul luogo di sepoltura dell’Apostolo delle genti e non ha mai smesso di essere meta di pellegrini e visitatori comuni. San Paolo fu sepolto nel piccolo cimitero adiacente a Via Ostiense, non lontano dalla zona chiamata Ad Aquas Salvias (oggi noto come Tre Fontane) dove fu martirizzato nel 67AD.
Dal libro dal titolo « La Basilica di San Paolo fuori le Mura » di Anna Maria Cerioni, Roberto Del Signore, troviamo questa affermazione, contenuta nell’introduzione: « Paolo è il più grande annunciatore del mistero della salvezza e il medico ineguagliabile del Corpo mistico di Gesù Cristo che è la Chiesa « .
« Soprattutto non dobbiamo trascurare il fatto che la tomba di San Paolo si trova sotto l’altare maggiore (in Basilica, come Pietro in Vaticano). È stato san Paolo, patrono comune di Roma, apostolo che ha portato il Vangelo alle Nazioni , che tegether con Pietro Principe degli Apostoli, offrì a Dio la prova suprema del suo amore cristiano girando l’anima di Roma, viola con il proprio sangue « .
Una statua di San Paolo impugnando una spada lunga che attraversa il suo cuore si trova di fronte alla Basilica. Il suo lavoro di una vita di parlare, vivere e scrivere le sante parole e gli esempi di Gesù Cristo era la sua passione quotidiana. Portava le parole di Cristo con tutto il suo cuore, mente e anima e vissute al meglio. Come San Pietro, l’altro principe degli Apostoli, Paolo ha combattuto la buona battaglia nella diffusione della fede mediante la sua vita e la morte e perseverato fino alla fine, rivelando il suo grande amore per Dio e del prossimo.
La vita e la creazione di gridare e riflettere la bellezza infinita e la gloria del Creatore infinito. Dio è Salvatore del mondo e redime tutti i popoli con la sua santa che, vita e risurrezione. Gesù Cristo è amante della vita e ci offre la pace anche in mezzo alla morte, la guerra e il crimine.
Missione di Paolo e quella di chi imita con generosità Gesù, troverà la pace abbondante e illimitata e l’amore nella loro vita. Questo potente e consolante la gioia, l’energia e la forza si sposterà, guidare e uniscono uno completamente con Nostro Signore e Salvatore nel fare santa volontà di Dio.
L’unione con Dio è lo stato più alto possibile che una creatura possa raggiungere ed è facilmente raggiungibile se si è single, sposato, laici, religiosi o sacerdoti. Si tratta di uno stato di beatitudine in mezzo ogni sofferenza il dolore e dolori inerenti alla vita. Non importa quanto giovane o vecchio sei o anche se si è disabili o in grado. Non ci sono requisiti formativi per gli appassionati o per coloro che ardentemente cercare l’unione con Dio se non il desiderio, la buona volontà e la carità verso tutti. Dio è santo e infinitamente desideroso di ciascuno di essere vestita in quella santità stessa.

Dio, non siate rivestiti di luce,
Come una fiera indumento,
E ai tuoi occhi santa
I santi indossare la tua bellezza;
Le heav’ns e tutti in esso espressi
La gloria della vostra santità.

Dammi una veste di luce
Che io possa camminare con voi:
Luminoso come le stelle sono luminose,
Puro come la loro luce è puro;
La cui struttura non si macchia di peccato,
Ma resta sempre incontaminato.

O Cristo, alzo gli occhi;
Il tuo amore per me è il mio;
Nel tuo grande sacrificio
La mia speranza rimane solo;
La veste è mio, la mia anima a vestirsi,
Di giustizia eterna.

L’Inno di sopra tratto dalla pubblicazione « Magnificat », edizione, maggio 2003.

Gli scritti degli Apostoli ai pagani siano portate a conoscenza del più fedele di qualsiasi altro scrittore. Nelle letture liturgiche durante tutto l’anno gli scritti di Paolo sono costantemente davanti a noi. Oggi, alcuni mettono in dubbio le origini paoline di diverse delle sue epistole. Sia come sia, tutti i suoi quattordici libri rimangono parte integrante del canone del Nuovo Testamento approvato dalla Chiesa universale. Nessuno deve mai dubitare l’autenticità e la genuinità della Bibbia, che è sanzionato dalla Chiesa.
Il testo di copertura e ricco di ciò che Paolo scrive è completo e omelisti volte hanno la tendenza a spiegare ed esporre sulle letture epistola più che l’elegante bellezza del vangelo che sembra semplice, ordinaria e Stark. Gesù ‘parole del Vangelo sono profondo e sconfinato, eppure semplice. A volte non si può scandagliare in profondità eterne e il significato perché le parole del nostro Dio si parla in parabole e racconti.
La teologia di Paolo e la filosofia non sono textbookish. Ciò che Paolo ha scritto circa, ha vissuto tanto che era assolutamente in grado di tradurre in parole l’esperienza spirituale datogli dallo Spirito di Dio.
Paolo parla spesso sulle altezze, profondità, larghezza di argomenti che vanno oltre la sua comprensione personale. Ammette di parlare e scrivere di una certa saggezza. Non è una saggezza del suo tempo o le nostre. E ‘la sapienza di Dio che è sempre una saggezza misteriosa e nascosta. Di questa saggezza, « occhio non vide né orecchio udì », né ha tanto resi conto l’umanità ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano.
Dio ha rivelato questa saggezza ad oggi Paolo e noi attraverso lo Spirito stesso, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le cose profonde di Dio. Paolo ci dice: chi conosce sé più profondo di un uomo, ma proprio spirito dell’uomo che è in lui? Allo stesso modo, nessuno sa cosa si trova nelle profondità di Dio, ma lo Spirito di Dio.
I cristiani sanno che che tutta la Scrittura è ispirata da Dio. Per questo motivo, quando si legge Paul o ad uno degli autori ispirati del Nuovo Testamento o ci potrebbe essere la lettura per la prima volta, anche se forse abbiamo sentito e letto in precedenza. La ragione di ciò è che lo Spirito di Dio fa tutte le cose di nuovo! Quello che può guadagnare in comprensione, significato e l’interpretazione può essere così sorprendente che sembra che non abbiamo mai capito o visto in questo nuovo modo.
I soggetti che le coperture Paolo sono piuttosto ampio, molti libri del Nuovo Testamento. Reading Paolo è diverso da quello di leggere qualunque non-scrittori biblici soprattutto perché uno sta leggendo parole ispirate. Questo non significa che altri scrittori non sono ispirati, ma la Bibbia ha sempre avuto un posto preminente nella lettura sacra.

Il seguente è tratto dal libro di Joan Carroll Cruz’z intitolato Misteri, prodigi e miracoli nelle Vite dei Santi. Pubblicato da Tan Books e Publishers, Inc., Rockford, Illinois 61105.
Capitolo 33 si chiama « Wells, Springs e Acqua Santa » e la sezione di San Paolo inizia dicendo:.
Un oratorio sotterraneo di quattro camere e si trova sotto la chiesa di Santa Maria in Via Lata contiene dipinti della prigionia di San Paolo (d.circa 65), così come i resti di un antico palazzo. Qui si trova una fontana che si dice che sia apparso miracolosamente in risposta alle preghiere di St. Paul, quando battezzò i suoi convertiti. Durante il Medioevo il pozzo è stato spesso utilizzato quando c’erano carenze idriche a Roma.

La chiesa romana di San Paolo Alle Tre Fontane (San Paolo delle Tre Fontane) è stato costruito nel 16 ° secolo sul luogo dove fu decapitato san Paolo. Nel santuario è la colonna di marmo bassa a cui si dice che il santo sia stato legato al momento della sua esecuzione. Anche trovato vi è un blocco di marmo su cui è stato decapitato. San Gregorio Magno cita l’esecuzione di St. Paul e il luogo di esecuzione, ma a volte più tardi, la leggenda narra che la testa decapitata delimitata sul pendio erboso, la leggenda narra che la testa decapitata delimitata sul pendio erboso. Nei tre luoghi in cui il capo del Santo toccati, fontane balzò in piedi, che sono ora protetti da tre edifici in marmo di piccole dimensioni.

Jesus Heals the leper

Jesus Heals the leper dans immagini sacre garbo-jesus-heals-the-leper-133

http://www.neamericandiocese.org/news.13/week-2-of-great-fast-devotional-scripture-readings.aspx

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GIANFRANCO RAVASI – « DARE UN SENSO AL DOLORE (titolo mio dal testo) »

http://www.cesil.com/dicembre00/italiano/10ravit.htm

GIANFRANCO RAVASI – « DARE UN SENSO AL DOLORE (titolo mio dal testo) »

Dare un senso al dolore, combattere la sofferenza dell’uomo non solo con la scienza, ma anche con la sapienza dei testi antichi; per questo diamo la parola a Monsignor Gianfranco Ravasi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, membro della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, insigne teologo e biblista, scrittore e pubblicista di chiara fama e di rara dottrina.

Per millenni l’umanità ha cercato di assediare la cittadella apparentemente invalicabile del dolore. Già l’antica sapienza egizia registrava la sconfitta della ragione con le emozionanti righe del “papiro di Berlino 3.024” (2200 a.C.), significativamente intitolato dagli studiosi Dialogo di un suicida con la sua anima, dialogo che ha come approdo solo la morte vista come liberazione, guarigione, profumo di mirra, brezza dolce della sera, fior di loto che sboccia. L’accanimento della teodicea, cioè del tentativo di difendere Dio dall’attacco dell’”ateismo” che fa leva proprio sul dolore, ha dovuto sempre confrontarsi con le alternative lapidarie del filosofo greco Epicuro, così come ce le ha trasmesse lo scrittore cristiano Lattanzio nella sua opera De ira Dei (c. 13): “Se Dio vuol togliere il male e non può, allora è impotente. Se può e non vuole, allora è ostile nei nostri confronti. Se vuole e può, perché allora esiste il male e non viene eliminato da lui?” E’ proprio attorno a questi dilemmi e soprattutto quando si entra nella regione tenebrosa della sofferenza personale che si confrontano le religioni e gli agnosticismi.
Emblematica è l’affermazione del pensatore ateo francese Jean Cotureau: “Non credo in Dio. Se Dio esistesse, sarebbe il male in persona. Preferisco negarlo piuttosto che addossargli la responsabilità del male” . E proprio per difendere Dio da questa accusa infamante, si è fatto di tutto nella storia dell’umanità, ricorrendo appunto a quella “teodicea” a cui sopra si accennava, percorrendo le strade più disparate, talvolta quasi impraticabili.
Si è, così, fatto ricorso al dualismo, introducendo – accanto al Dio buono e giusto – un’altra divinità negativa e ostile, un dio del male (pensiamo, a titolo esemplificativo, al manicheismo e a tante forme apocalittiche estremiste).
Ci si è appellati alla cosiddetta “teoria della retribuzione”, peraltro ben attestata anche nella Bibbia, come vedremo: il binomio delitto-castigo ci invita a scoprire in ogni dolore un’espiazione di colpa, se non personale, almeno altrui (e così si cercherebbe di giustificare anche la sofferenza dell’innocente).
Per altri sarebbe, invece, da imboccare la via pessimistica radicale: la realtà è strutturalmente negativa proprio per il suo limite creaturale (da spiegare sarebbe eventualmente la felicità o il bene quando si presentano nella vita!).
Per contrasto, non è mancata anche una lettura ottimistica altrettanto radicale della realtà per cui il male è solo un non-essere, un dato concettuale, un’apparenza da superare scoprendo la serenità profonda dell’essere.
In questa luce si pongono le visioni panteistiche come lo stoicismo greco-romano o il brahamanesimo indiano per il quale il male è solo maya, cioè “illusione”.
In questa linea si collocano anche certe concezioni evoluzionistiche che considerano il dolore come il residuato di un mondo ancora imperfetto e in costruzione.
Le energie cosmiche e il progresso umano sono la via da percorrere per la graduale eliminazione di ogni negatività. Gli stessi testi sacri ebraico-cristiani, cioè la Bibbia, affrontano l’interrogazione che la sofferenza genera secondo prospettive differenti. C’è, così, nei capitoli 2-3 della Genesi il ricorso alla libertà umana che, nella solitudine drammatica delle sue scelte, può seminare violenza, oppressione, devastazione, prevaricazione e lacrime.
C’è la voce altissima di Giobbe che, attraverso un tragico itinerario di spoliazione e di protesta, giunge alla scoperta di un progetto trascendentale, invalicabile agli schemi semplificatori della filosofia e della stessa teologia, dotato però di un suo senso, di una metarazionalità suprema che è conoscibile solo per rivelazione, per contemplazione.
C’è il misterioso Servo del Signore, “uomo di dolori”, cantato da Isaia (c. 53), che nel dolore dell’innocente vede un seme di fecondità e non di morte, che si dirama nel deserto della storia.
C’è soprattutto la figura di Cristo che incontra costantemente la degenerazione causata dal male, la assume su di sé attraversando la galleria oscura della passione e della morte: egli, però, con questa solidarietà estrema depone nel limite umano una scintilla della sua divinità che esplode nella luce della resurrezione, cioè della ri-creazione del mondo e dell’umanità in una nuova dimensione ove, come dichiara il libro dell’Apocalisse, “non ci sarà più morte, né il lutto, né il lamento, né l’affanno, perché le cose di prima sono passate” (21,4).
Noi, però, vorremmo ora – molto più modestamente – indicare due linee di interpretazione e di comportamento di fronte alla lacerazione della sofferenza, consapevoli comunque del mistero che essa coinvolge. Eschilo nei Persiani pone l’eterna domanda che sale dal respiro di dolore dell’umanità: “Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?” (v. 635).
La prima considerazione vuole porre l’accento sulla simbolicità del dolore. E’, come dice il titolo di una suggestiva opera autobiografica della scrittrice americana Susan Sontag, la metafora di un’esperienza più alta (Ilness as metaphor, 1978). E’ indice di un “male oscuro” e radicale, per usare il titolo di un romanzo del nostro Giuseppe Berto (1964). La sofferenza non è mai solo una questione fisica, ma coinvolge “simbolicamente” corporeità e spiritualità. Essa può contemporaneamente generare disperazione e speranza, tenebra e luce; può essere distruzione e purificazione; riduce alla bestialità (certe malattie sono umiliazione e sconfitta di ogni dignità umana) ma può anche trasfigurare, “distillando” come in un crogiuolo le capacità più alte, divenendo luminosità interiore e catarsi.
Il grande mistico medievale Meister Eckhart (1260 ca.-1327) affermava che “nulla sa più di fiele del soffrire, nulla sa più di miele dell’aver sofferto; nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto”.
Proprio per questa dimensione simbolica del soffrire umano, l’approccio nei confronti del malato non può essere parziale.
Da un lato, è indubbia la necessità della terapia medica: dopo tutto, quasi a metà del Vangelo di Marco è un racconto di guarigioni operate da Cristo al punto tale che un teologo, René Latourelle, ha scritto che “i Vangeli senza miracoli di guarigione sono come l’Amleto di Shakespeare senza il principe”. Dall’altro lato, la pura biologicità e la tecnica asettica sono insufficienti ed esigono un incontro, un dialogo, un supplemento di umanità.
Mai come nel dolore ci si accorge di non avere un corpo ma di essere un corpo che è segno di una realtà interiore più profonda.
Sono suggestive dal punto di vista simbolico le narrazioni evangeliche delle guarigioni dei lebbrosi: contravvenendo tutti i divieti rituali e sanitari del tempo, Gesù “li tocca” e con questo gesto vuole quasi assumere su di sé il male, condividendone il peso e l’amarezza.
Mai come nel dolore l’uomo si accorge della falsità delle parole di conforto dette in modo estrinseco e senza autentica partecipazione. Giobbe, al riguardo, è estremamente chiaro: gli amici che cercano di consolarlo in modo arido e frigido sono da lui definiti “intonacatori di menzogna” (13, 4), maestri nei “sofismi di cenere” (13, 12), “consolatori stomachevoli”, capaci solo di “discorsi d’aria” (16, 2-3), pronti ad offrire “decotti di malva” (6,6) che non possono certo placare la furia ardente della sofferenza intima. Anzi, il malato scopre che, alla fine, egli rimane solo col suo male.
E’ lo stesso Giobbe a descrivere in modo pittoresco e persino barocco questo isolamento quando scopre che “a mia moglie ripugna il mio alito, faccio schifo ai figli del mio ventre” (19, 17).
Nel tempo del dolore la verità non riesce a patire contraffazioni. E’, allora, in questo momento che deve scattare una specie di alleanza tra paziente e medico (infermiere, parente, assistente, cappellano e così via). E’ questa la seconda considerazione che vogliamo proporre.
Nel racconto biblico della creazione della donna si dichiara che l’uomo supera la sua solitudine solo quando trova “un aiuto che stia di fronte” (ke-negdò), che sappia quindi avere gli occhi negli occhi dell’altro, che non troneggi sopra la creatura come una divinità ma che non sia neppure inferiore e inetto come un animale.
Questa solidarietà è difficile da creare ma è indispensabile. La conoscenza tra chi cura e chi è curato deve essere meno fredda e distaccata di quanto spesso accade: deve essere fatta di comunicazione genuina, di dialogo, di ascolto, di verità detta con partecipazione (e qui si pone il delicatissimo problema della cosiddetta “verità al malato”).
Il sofferente deve sentirsi rispettato anche nel momento della debolezza, quando il pianto inonda le sue guance ed è noto che esiste sempre un pudore nel mostrare le lacrime.
Deve essere aiutato a liberarsi dei condizionamenti di una cultura della “forza”, di un “maschilismo” vanamente eroico e ad accettarsi anche nel tempo della prova. Anche Cristo di fronte alla notte della passione implora di essere liberato dal calice della sofferenza (Marco 14,36) e confessa di avere “l’anima triste fino alla morte” (Marco 14,34), scoprendo però con amarezza di non avere accanto la solidarietà affettuosa dei suoi discepoli. “Così non siete capaci di vegliare una sola ora con me?” (Matteo 26,40).
Bisogna, allora, ribadire una parola tanto abusata ed equivocata, la cui vera declinazione nell’esistenza è sempre ardua, cioè l’amore. Solo se circondato d’amore, il malato riesce ad accettarsi e a superare anche il pudore che è la consapevolezza – come affermava il filosofo Max Scheler – di “un certo squilibrio, di una certa disarmonia tra il significato e le esigenze della sua persona spirituale, da una parte, e i suoi bisogni corporei, dall’altra”. In questa luce ci sembra suggestiva una parabola che vorremmo porre a suggello di queste riflessioni molto limitate su un orizzonte immenso e incandescente, incapaci di fissare in un profilo sintetico il volto proteiforme del male. Anche per il credente, il dolore rimane una cittadella il cui centro non può essere completamente espugnato.
Come diceva il poeta cattolico francese Paul Claudel, “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla della sua presenza”. E il teologo Hans Küng osservava che “Dio non ci protegge da ogni sofferenza ma ci sostiene in ogni sofferenza”. A questo proposito ci affidiamo a una figura “laica” come lo scrittore Ennio Flaiano (1910-1972). A lui era nata nel 1942 una figlia, Luisa, che già a otto anni aveva iniziato a rivelare un’encefalopatia epilettoide, e che è vissuta fino al 1992, curata amorosamente dalla madre, Rosetta Flaiano. Ebbene, lo scrittore abruzzese nel 1960 aveva pensato a un romanzo-film di cui è rimasto solo l’abbozzo. In esso si immaginava il ritorno di Gesù sulla terra, infastidito da giornalisti e fotoreporter, ma, come un tempo, attento solo agli ultimi e ai malati. Ed ecco, “un uomo condusse a Gesù la figlia malata e gli disse: ‘Io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami.’ Gesù baciò quella ragazza e disse: ‘In verità, quest’uomo ha chiesto ciò che io posso dare.’ Così detto, sparì in una gloria di luce, lasciando la folla a commentare i suoi miracoli e i giornalisti a descriverli”.

Gianfranco Ravasi

Prefetto della Biblioteca Ambrosiana

Milano

Publié dans:Card. Gianfranco Ravasi |on 11 février, 2012 |Pas de commentaires »

DOMENICA 12 FEBBRAIO 2012 – VI DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 12 FEBBRAIO 2012 – VI DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B06page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  1 Cor 10,31 – 11,1
Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant’Efrem, diacono
(1, 18-19; SC 121, 52-53)

La parola di Dio è sorgente inesauribile di vita
Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? E’ molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E` meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta.

Jesus heals the leper

 Jesus heals the leper dans immagini sacre jesus-heals-the-leper

http://lcmssermons.com/index.php?sn=2043

Publié dans:immagini sacre |on 10 février, 2012 |Pas de commentaires »
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