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DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI S. GIOVANNI IN LATERANO

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DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI S. GIOVANNI IN LATERANO

Si celebra oggi la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense. La basilica Lateranense fu dedicata inizialmente al Salvatore e in seguito a san Giovanni Battista. San Giovanni in Laterano è la madre di tutte le chiese del’Urbe e dell’orbe. E’ la cattedrale di Roma e del suo Vescovo il quale, proprio perché Vescovo di Roma è Papa, e non viceversa. La Basilica Lateranense venne fatta edificare dal papa Melchiade (311-314) nelle proprietà donate a questo scopo dall’imperatore Costantino di fianco al Palazzo Lateranense, fino allora residenza imperiale e poi residenza pontificia.Vennero celebrati in quel luogo, ora sede del Vicariato di Roma, ben cinque concili. Oggi le Chiese di tutto il mondo, si uniscono alla Chiesa di Roma e le riconoscono la « presidenza della carità » di cui parlava già sant’Ignazio di Antiochia. Il Vescovo di Roma, il Papa Benedetto è il segno visibile dell’unità di tutto il popolo di Dio. Ancora sant’Ignazio d’Antiochia raccomandava: « Come il Signore nulla fece senza il Padre col quale è uno, così nulla fate senza il vescovo e i presbiteri. Siate uniti al vescovo come le corde alla cetra » La dedicazione della Chiesa Cattedrale di Roma è un segno che permette di riflettere sul senso del “tempio” all’interno della Chiesa, sul ruolo fondamentale della Chiesa madre di Roma e sul nostro essere Chiesa. Da sempre l’uomo religioso ha cercato in tutti i modi rendere presente e visibile la divinità, anche quando le fede dettava loro che si tratta di un Dio invisibile ed inaccessibile alle umane facoltà. Ogni paese, ogni comunità, ha la sua Chiesa; quello che è la casa per una famiglia, è la chiesa per la famiglia dei figli di Dio. Non c’è famiglia, senza una casa. Certo per quasi tutti prevale questo aspetto: tutti consideriamo la Chiesa come luogo dove avviene l’incontro ‘a tu per Tu’ con Dio, nelle liturgie, nella preghiera e nell’adorazione del SS.mo Sacramento. Le chiese in muratura sono un segno di questa presenza di Cristo: è lui che ivi parla, dà se stesso in cibo, presiede la comunità raccolta in preghiera, «rimane» con noi per sempre (SC 7). Gli edifici sono utili per radunare la comunità; inoltre sono immagine di ciò che la comunità e i singoli cristiani sono: Tempio del Signore. Le mura sono il corpo, il tabernacolo e l’altare sono segno della presenza del Signore, la parola sull’ambone è come lo Spirito Santo che ci parla e ci ricorda tutto quello che Gesù ha insegnato. Nella cristianità, la chiesa, nuovo tempio del Dio tra noi, ha assunto un significato più profondo. E’ il luogo dove i fedeli celebrano, in comunione di fede, i divini misteri, dove Dio stesso si rende presente in mezzo a noi per intessere un dialogo perenne con i suoi figli e dove, sotto le specie eucaristiche, li nutre con il suo corpo e il suo sangue. È il luogo dove i misteri divini si svelano nelle celebrazioni liturgiche e dove la chiesa come edificio rende visibile la chiesa vera, quella intesa come comunione di fedeli che, in Cristo sperimentano la fraternità. È il luogo della festa, che trova la più sublime espressione nella celebrazione eucaristica, memoriale della morte risurrezione del Signore. La festa di oggi richiama tutti noi alla realtà che senza pietre vive, le nostre grandi cattedrali sono solamente splendide testimonianze storiche. E le pietre vive sono i cristiani che si riuniscono intorno al carisma di Pietro, chiamato ad essere roccia irremovibile nella custodia delle parole del Maestro. Certo è che stiamo assistendo all’abbandono in massa della frequenza alla chiesa e quindi della Messa domenicale. Le statistiche sulla pratica religiosa sono da pianto e si sta insinuando sempre più tra la nostra gente la cosiddetta religione del « fai da te ». In questo caso, sì, che si verifica quello che diceva il filosofo Feuerbach: Dio si riduce alla proiezione dei propri bisogni e desideri; non è più Dio che crea l’uomo a sua immagine, ma l’uomo che si crea un dio a sua immagine. Dovremmo, al contrario pensare che la nostra appartenenza alla Chiesa inizia il giorno del Battesimo, la vera seconda nascita. Nella Chiesa siamo cresciuti, con i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia e siamo stati accolti di fatto con il sacramento della Cresima, che ci ha resi consapevoli testimoni della fede. Nella Chiesa tanti hanno iniziato il cammino della loro specifica vocazione, con la celebrazione del sacramento del Matrimonio. Così la Chiesa è o dovrebbe essere la casa in cui percorriamo il pellegrinaggio verso la celeste Chiesa, che è il Paradiso. Cristo è la pietra angolare: chi crede in Lui non resta confuso. Stringendoci a Lui, trovando in Lui il senso e la vocazione della nostra vita, noi diventiamo, per grazia di Dio, portatori di una realizzazione meravigliosa sulla terra e nei cieli. L’apostolo Pietro usa delle espressioni grandiose che vogliamo gustare e cercare di vivere in pienezza. « Anche voi venite impiegati come pietre vive per una costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali a Dio graditi. Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di Lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce ». Il vero tempio dedicato a Dio siamo noi; noi che formiamo il nuovo popolo dell’Alleanza stipulata nel sangue di Cristo Gesù, la Verità di cui egli stesso parla alla donna samaritana, e che costituisce il modo giusto della nostra adorazione del Padre; perciò, celebrando la dedicazione della Basilica Lateranense, celebriamo la nostra stessa consacrazione a Dio, in Cristo, nel quale formiamo un solo corpo, uniti nella medesima fede e animati dall’unico Spirito. Ecco il nuovo tempio: il popolo di Dio, animato dallo Spirito, nell’unità dell’amore tra tutti i suoi figli.

Nel vivere da fratelli nel suo popolo si concretizza la fede e ogni culto. Nei fratelli « nuovo tempio » è presente Cristo.

Un ultimo pensiero. E’ necessario che ci siano dei luoghi di preghiera. Ci sono degli ambienti, delle atmosfere che facilitano la preghiera. E siccome la preghiera cristiana è una preghiera comunitaria, è indispensabile creare dei luoghi nei quali i fedeli possano riunirsi per ascoltare la parola di Dio e celebrare i santi misteri.

È necessario che i fedeli amino le loro chiese. Anche Gesù condivideva questa venerazione per la casa del Padre suo. Anche se sono modeste le nostre chiese sono nondimeno il luogo dei misteri più grandi e più sacri della vita cristiana. Basti pensare a quello più stupendo: l’eucaristia! Se abbiamo il senso cristiano, dev’essere per noi una grande gioia entrare in una chiesa, specialmente per la messa domenicale!

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