Archive pour février, 2019

L’ultima cena, sotto l’illustrazione i profeti che hanno predetto l’episodio evangelico

la mia e paolo L'ultima cena. I personaggi sotto l'illustrazione sono i profeti che hanno predetto l'episodio evangelico.

Publié dans:immagini sacre |on 27 février, 2019 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – L’albero della croce (2013)

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PAPA FRANCESCO – L’albero della croce (2013)

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Sabato, 14 settembre 2013

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 211, Dom. 15/09/2013)

Storia dell’uomo e storia di Dio si intrecciano nella croce. Una storia essenzialmente di amore. È un mistero immenso, che da soli non possiamo comprendere. Come «assaggiare quel miele di aloe, quella dolcezza amara del sacrificio di Gesù?». Papa Francesco ne ha indicato il modo, questa mattina, sabato 14 settembre, festa dell’esaltazione della santa croce, durante la messa celebrata nella cappella di Santa Marta.
Commentando le letture del giorno, tratte dalla lettera ai Filippesi (2, 6-11) e dal Vangelo di Giovanni (3, 13-17), il Pontefice ha detto che è possibile comprendere «un pochino» il mistero della croce «in ginocchio, nella preghiera», ma anche con «le lacrime». Anzi sono proprio le lacrime quelle che «ci avvicinano a questo mistero». Infatti, «senza piangere», soprattutto senza «piangere nel cuore, mai capiremo questo mistero». È il «pianto del pentito, il pianto del fratello e della sorella che guarda tante miserie umane e le guarda anche in Gesù, in ginocchio e piangendo». E, soprattutto, ha evidenziato il Papa, «mai soli!». Per entrare in questo mistero che «non è un labirinto, ma gli assomiglia un po’» abbiamo sempre «bisogno della Madre, della mano della mamma». Maria, ha aggiunto, «ci faccia sentire quanto grande e quanto umile è questo mistero, quanto dolce come il miele e quanto amaro come l’aloe».
I padri della Chiesa, ha ricordato il Papa, «comparavano sempre l’albero del Paradiso a quello del peccato. L’albero che dà il frutto della scienza, del bene, del male, della conoscenza, con l’albero della croce». Il primo albero «aveva fatto tanto male», mentre l’albero della croce «ci porta alla salvezza, alla salute, perdona quel male». Questo è «il percorso della storia dell’uomo». Un cammino che permette di «trovare Gesù Cristo Redentore, che dà la sua vita per amore». Un amore che si manifesta nell’economia della salvezza, come ha ricordato il Santo Padre, secondo le parole dell’evangelista Giovanni. Dio infatti, ha detto il Pontefice, «non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui». E come ci ha salvato? «con quest’albero della croce». Dall’altro albero, sono iniziati «l’autosufficienza, l’orgoglio e la superbia di volere conoscere tutto secondo la nostra mentalità, secondo i nostri criteri, anche secondo quella presunzione di essere e diventare gli unici giudici del mondo». Questa, ha detto, «è la storia dell’uomo». Sull’albero della croce, invece, c’è la storia di Dio, che «ha voluto assumere la nostra storia e camminare con noi». È proprio nella prima lettura che l’apostolo Paolo «riassume in poche parole tutta la storia di Dio: Gesù Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio di essere come Dio». Ma, ha spiegato, «svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini». Cristo, infatti, «umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e una morte di croce». È questo «il percorso della storia di Dio». E perché lo fa? Si è chiesto il vescovo di Roma. La risposta si trova nelle parole di Gesù a Nicodemo: «Dio, infatti, ha amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Dio, ha concluso «fa questo percorso per amore, non c’è altra spiegazione».

 

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Rubens, Re David suona l’arpa

per la mia e paolo Rubens Re Davide suona l'arpa

Publié dans:immagini sacre |on 26 février, 2019 |Pas de commentaires »

GIOVANNI PAOLO II – LA “RICAPITOLAZIONE” DI TUTTE LE COSE IN CRISTO (Ef 1,9) (2001)

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GIOVANNI PAOLO II – LA “RICAPITOLAZIONE” DI TUTTE LE COSE IN CRISTO (Ef 1,9) (2001)

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 14 febbraio 2001

1. Il disegno salvifico di Dio, “il mistero della sua volontà” (Ef 1,9) concernente ogni creatura, è espresso nella Lettera agli Efesini con un termine caratteristico: “ricapitolare” in Cristo tutte le cose, celesti e terrestri (cfr Ef 1,10). L’immagine potrebbe rimandare anche a quell’asta attorno alla quale si avvolgeva il rotolo di pergamena o di papiro del volumen, recante su di sé uno scritto: Cristo conferisce un senso unitario a tutte le sillabe, le parole, le opere della creazione e della storia.
A cogliere per primo e a sviluppare in modo mirabile questo tema della ‘ricapitolazione’ è sant’Ireneo vescovo di Lione, grande Padre della Chiesa del secondo secolo. Contro ogni frammentazione della storia della salvezza, contro ogni separazione tra Antica e Nuova Alleanza, contro ogni dispersione della rivelazione e dell’azione divina, Ireneo esalta l’unico Signore, Gesù Cristo, che nell’Incarnazione annoda in sé tutta la storia della salvezza, l’umanità e l’intera creazione: “Egli, da re eterno, tutto ricapitola in sé” (Adversus haereses III, 21,9).
2. Ascoltiamo un brano in cui questo Padre della Chiesa commenta le parole dell’Apostolo riguardanti appunto la ricapitolazione in Cristo di tutte le cose. Nell’espressione “tutte le cose” – afferma Ireneo – è compreso l’uomo, toccato dal mistero dell’Incarnazione, allorché il Figlio di Dio “da invisibile divenne visibile, da incomprensibile comprensibile, da impassibile passibile, da Verbo divenne uomo. Egli ha ricapitolato tutto in se stesso, affinché come il Verbo di Dio ha il primato sugli esseri sopracelesti, spirituali e invisibili, allo stesso modo egli l’abbia sugli esseri visibili e corporei. Assumendo in sé questo primato e donandosi come capo alla Chiesa, egli attira tutto in sé” (Adversus haereses III, 16,6). Questo confluire di tutto l’essere in Cristo, centro del tempo e dello spazio, si compie progressivamente nella storia superando gli ostacoli, le resistenze del peccato e del Maligno.
3. Per illustrare questa tensione, Ireneo ricorre all’opposizione, già presentata da san Paolo, tra Cristo e Adamo (cfr Rm 5,12-21): Cristo è il nuovo Adamo, cioè il Primogenito dell’umanità fedele che accoglie con amore e obbedienza il disegno di redenzione che Dio ha tracciato come anima e meta della storia. Cristo deve, quindi, cancellare l’opera di devastazione, le orribili idolatrie, le violenze e ogni peccato che l’Adamo ribelle ha disseminato nella vicenda secolare dell’umanità e nell’orizzonte del creato. Con la sua piena obbedienza al Padre, Cristo apre l’era della pace con Dio e tra gli uomini, riconciliando in sé l’umanità dispersa (cfr Ef 2,16). Egli ‘ricapitola’ in sé Adamo, nel quale tutta l’umanità si riconosce, lo trasfigura in figlio di Dio, lo riporta alla comunione piena con il Padre. Proprio attraverso la sua fraternità con noi nella carne e nel sangue, nella vita e nella morte Cristo diviene ‘il capo’ dell’umanità salvata. Scrive ancora sant’Ireneo: “Cristo ha ricapitolato in se stesso tutto il sangue effuso da tutti i giusti e da tutti i profeti che sono esistiti dagli inizi” (Adversus haereses V, 14,1; cfr V, 14,2).
4. Bene e male sono, quindi, considerati alla luce dell’opera redentrice di Cristo. Essa, come fa intuire Paolo, coinvolge tutto il creato, nella varietà delle sue componenti (cfr Rm 8,18-30). La stessa natura infatti, come è sottoposta al non senso, al degrado e alla devastazione provocata dal peccato, così partecipa alla gioia della liberazione operata da Cristo nello Spirito Santo.
Si delinea, pertanto, l’attuazione piena del progetto originale del Creatore: quello di una creazione in cui Dio e uomo, uomo e donna, umanità e natura siano in armonia, in dialogo, in comunione. Questo progetto, sconvolto dal peccato, è ripreso in modo più mirabile da Cristo, che lo sta attuando misteriosamente ma efficacemente nella realtà presente, in attesa di portarlo a compimento. Gesù stesso ha dichiarato di essere il fulcro e il punto di convergenza di questo disegno di salvezza quando ha affermato: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). E l’evangelista Giovanni presenta quest’opera proprio come una specie di ricapitolazione, un “riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52).
5. Quest’opera giungerà a pienezza nel compimento della storia, allorché – è ancora Paolo a ricordarlo – “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).
L’ultima pagina dell’Apocalisse – che è stata proclamata in apertura del nostro incontro – dipinge a vivi colori questa meta. La Chiesa e lo Spirito attendono e invocano quel momento in cui Cristo “consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza… L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa (Dio) ha posto sotto i piedi” del suo Figlio (1Cor 15,24.26).
Al termine di questa battaglia – cantata in pagine mirabili dall’Apocalisse – Cristo compirà la ‘ricapitolazione’ e coloro che saranno uniti a lui formeranno la comunità dei redenti, che “non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione” (CCC, 1045).
La Chiesa, sposa innamorata dell’Agnello, con lo sguardofisso a quel giorno di luce, eleva l’invocazione ardente:“Maranathà” (1Cor 16,22), “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20).

 

« amate i vostri nemici…sarete figli dell’altissimo »

la mia e paolo sarete figli dell'altissimp - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 22 février, 2019 |Pas de commentaires »

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) I VERBI DEL VOCABOLARIO CRISTIANO

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VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) I VERBI DEL VOCABOLARIO CRISTIANO

padre Antonio Rungi

La parola di Dio della settima domenica del tempo ordinario ci invita a fare un po’ di esercizio della lingua italiana, coniugando vari verbi, che si trovano nella religione cristiana e soprattutto nel vangelo. Prendiamo in mano il testo del Vangelo di Luca e troviamo messe in bocca a Gesù espressioni di rilevanza religiosa di grande portata: amare i nemici, fare del bene a quelli che ci odiano; benedire coloro che ci maledicono; pregare per coloro che vi trattano male.
Un bell’impegno spirituale, una vera ascesi nella carità verso Dio e verso i fratelli. A ciò si aggiunga anche il resto che ci chiede il Signore: a chi ci percuote sulla guancia, dobbiamo presentare per l’offesa anche l’altra; a chi ci strappa il mantello, non dobbiamo rifiutare di cedere anche la tunica.
Bisogna dare a tutti e non richiedere nulla di quanto dato o prestato. Alcuni altri comportamenti sono indispensabili per una vita autenticamente cristiana, quali l’essere misericordiosi, il non giudicare, il non condannare, il perdonare, il dare abbondantemente.
Una proposta di vita in positivo, che spazia dall’amore alla misericordia, dal dono al prestito senza restituzioni. In poche parole a fare sempre il bene e a tenersi le offese ricevute, perdonando di cuore a quanti ci hanno crocifisso.
Progetto ambizioso, quello che il Signore ha buttato giù nel parlare ai suoi discepoli e soprattutto a quanti erano disponibili interiormente ad ascoltarlo. Si tratta di discorsi forti, in contrasto con lo stile umano del vivere di ieri e di oggi, che è improntato all’odio, alla violenza, al prestare chiedendo grossi interessi e quanto di peggio si trova nel cuore delle persone e nelle stesse istituzioni legalizzate.
Regola fondamentale e fare agli altri ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi ed evitare di fare agli altri ciò che ci dispiace e che gli altri ci possono fare come espressione di male. Bisogna assumere comportamenti dirompenti, rompere schemi e modi di pensare che attingono ad una visione conflittuale, di lotta e concorrenziale, che è patrimonio di tutte le culture e di tutte le realtà geografiche, politiche, sociali ed umane.
Rompere schemi significa andare controcorrente e fare ciò che gli altri non fanno.
E cosa in particolare ci viene raccomandato da Gesù? Esattamente quello che troviamo scritto nel brano del Vangelo di oggi, con termini molto chiari e non opinabili: se amiamo quelli che ci amano, quale gratitudine ci è dovuta? Nessuna, in quanto è un dare e ricevere. C’è quindi una compensazione nei sentimenti e nell’amore che non dovrebbe esserci. Ti amo per ricevere amore. Invece bisogna amare e basta. E se facciamo del bene a coloro che ci fanno del bene, quale gratitudine ci è dovuta? Nessuna, in quanto anche in questo caso i peccatori agiscono allo stesso modo.
Sono i santi, invece, che rompono gli schemi comportamentali e agiscono nella logica del vangelo della carità e della misericordia.
La stessa cosa deve essere attuata nel caso del prestito: se prestiamo a coloro da cui speriamo ricevere molto di più di quello prestato, quale gratitudine ci è dovuta? Nessuna, in quanto anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Conclusione di tutto questo discorso fatto da Gesù è che bisogna amare i propri nemici, fare del bene e prestate senza sperarne nulla, in quanto la vera ricompensa soprassa il tempo e il contingente e diventa ricompensa eterna, perché Dio premia i buoni e castiga in malvagi. Se comprendessimo tutti queste lezioni di vita che ci vengono dal vangelo, certamente il mondo andrebbe meglio su tanti versi, in particolare nella lotta, molto spesso fratricida, che vige all’interno delle famiglie, dei poteri più o meno legali, delle nazioni, dell’economia. In questi ambiti non si ama, né si perdona, ma si odia e si uccide e spesso lo si fa anche in nome di Dio e di false religioni che predicano l’odio e non l’amore o certe ideologie che escludono e non includo gli altri, soprattutto se diversi.
Il discorso di Gesù è chiaro e non ammette eccezioni: amare tutti e in particolare proprio coloro che non ci amano e non ci rispettano.
Un esempio di perdono e di pacificazione ci viene dal Re Davide, nel brano della prima lettura di oggi, tratto dal Libro di Samuele, nel quale è raccontato ciò che avvenne nel deserto di Zif. Saul condusse qui tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide per ucciderlo. Da parte sua Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco mentre Saul dormiva profondamente poteva ucciderlo con facilità. In poche parole, era l’occasione buona per eliminarlo; ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?». Un gesto di perdono e di misericordia compiuto e rimasto segreto, in quanto nessuno si accorse di quello che era successo in quella notte. Tuttavia nessuno seppe poi ciò che poteva succedere quella notte, qualora Davide ed Abisai avessero ucciso Saul. Come dire che il Signore a tutti dà la possibilità di perdonare e non massacrare i nemici. A noi spetta il compito di non procedere nello sterminio o nella distruzione dei nostri avversari di qualsiasi genere. Per cui, accogliamo l’invito a superare tutte le tentazioni che ci portano a farci del male reciprocamente, specie all’interno di certe istituzioni naturali, politiche, economiche e religiose, in cui dovrebbe regnare sovrana la pace, il rispetto, la tolleranza e l’accoglienza degli altri.
Un messaggio di riconciliazione e di pace universale che trova le sue ragioni profonde da un punto di vista cristiano e religioso nell’attuare un cambiamento sostanziale del nostro modo di pensare ed agire, come ci ricorda l’Apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla sua prima lettera ai Corinzi, in cui c’è questo confronto tra il primo e l’ultimo Adamo: il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo, divenne spirito datore di vita…Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste. E’ evidente che bisogna attuare un radicale cambiamento della propria vita in ragione della morte e risurrezione di Cristo, il Salvatore dell’umanità. Lui ci ha riconciliati con Dio, per farci vivere in pace con il cielo e vivere in pace tra di noi sulla terra, senza odi e risentimenti, ma perdonandoci dal profondo del nostro cuore, anche nei nostri errori e sbagli. Sia questa la nostra orazione che eleviamo al Signore con fede e devozione sincera: “Padre clementissimo, che nel tuo unico Figlio ci riveli l’amore gratuito e universale, donaci un cuore nuovo, perché diventiamo capaci di amare anche i nostri nemici e di benedire chi ci ha fatto del male”. Questa è religione gradita a Dio e questa è fede vera, non fatta di odi e risentimenti, ma solo di misericordia e perdono verso tutti e verso ogni situazione nella quale è richiesto amore. Il nostro modello rimane sempre ed unicamente Lui, il Signore, Gesù Cristo Crocifisso, che ha perdonato il ladrone pentito e dalla croce ha perdonato i suoi crocifissori, scusandoli, in quanto non sapevano quello che stavano facendo. Solo un vero ed autentico amore sa capire, comprendere, soffrire e perdonare, mettendo una pietra sopra a tutte le sofferenze subite, ingiustamente a causa degli altri.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 22 février, 2019 |Pas de commentaires »

Madonna con il bambino

paolo la vierge et l'enfat

Publié dans:STUDI DI VARIO TIPO |on 20 février, 2019 |Pas de commentaires »
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