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LA NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

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LA NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

RUBRICA DI TEOLOGIA LITURGICA A CURA DI DON MAURO GAGLIARDI

24 GIUGNO 2009

ROMA, mercoledì, 24 giugno 2009 (ZENIT.org).- Con l’articolo che oggi pubblichiamo, viene sospesa per i mesi di luglio e di agosto la rubrica Spirito della Liturgia. La pausa estiva offrirà un tempo di valutazione sul breve percorso sin qui svolto ad experimentum e di riflessione sull’opportunità di riprenderlo. Ci auguriamo, quindi, che il nostro congedo di oggi sia solo un arrivederci a settembre.

* * *
don Mauro Gagliardi

I precedenti articoli pubblicati in questa rubrica hanno illustrato i tre aspetti fondamentali – o poli tematici – degli scritti liturgici di J. Ratzinger, aspetti che sono stati individuati dallo stesso Autore nella prefazione al volume Theologie der Liturgie (Teologia della Liturgia), il primo edito della nuova collana delle sue Gesammelte Schriften (Scritti raccolti). I tre poli tematici sono: il rapporto tra liturgia cristiana e culti delle altre religioni, la relazione tra il culto dell’Antico e del Nuovo Testamento, e il carattere cosmico della liturgia cristiana. Vorrei presentare la solennità odierna, della Natività di san Giovanni Battista, alla luce di questi tre ambiti.
La figura di san Giovanni è davvero sui generis, perché segna il passaggio tra Antico e Nuovo Patto: egli è contemporaneamente l’ultimo profeta e il primo santo. È l’unico cui venga riconosciuto il titolo di Precursore di Cristo; l’unico del quale si celebrino due ricorrenze liturgiche: la Natività ed il Martirio (29 agosto). Sant’Agostino lo ha sottolineato con enfasi: «La Chiesa festeggia la natività di Giovanni, attribuendole un particolare carattere sacro. Di nessun santo, infatti, noi celebriamo solennemente il giorno natalizio; celebriamo invece quello di Giovanni e quello di Cristo» [1]. Cerchiamo ora di capire meglio il motivo di questa speciale devozione che la Chiesa ha sempre nutrito nei confronti del Battista, attraverso i suddetti poli tematici.
1) Il rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Il racconto evangelico della Presentazione al Tempio di Gesù – un atto liturgico dell’antica legge (cf. Levitico 12) – ci introduce nell’illustrazione di questo aspetto. Luca narra l’episodio al cap. 2, vv. 22-40 del suo Vangelo. La tradizione esegetica ha messo in collegamento il testo lucano con l’oracolo di Malachia 3,1: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate, l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate». Il messaggero che prepara la via è certamente il Battista. Appena viene il Precursore, «subito» il Signore entra nel suo tempio. Siccome tra Giovanni e Gesù vi è una differenza di età di appena sei mesi (cf. Luca 1,26), si può ben dire che, subito dopo la nascita del Precursore, il Signore Gesù è entrato nel tempio, come narra Luca nell’episodio della Presentazione. Va infatti ricordato che nel tempio, all’epoca in cui vi viene presentato Gesù Bambino, non c’è più la Presenza divina, mancando l’arca dell’alleanza dal luogo chiamato «Santo dei santi». Così scrive Giuseppe Ricciotti: «Nel Tempio di Salomone [c’]era stata l’Arca dell’Alleanza; ma, distrutta questa, il “santo dei santi” del nuovo Tempio rimase una stanza misteriosamente oscura e vuota. Pompeo Magno, che vi penetrò nel 63 av. Cr., vi trovò nulla intus deum effigie vacuam sedem et inania arcana (Tacito, Historiae, V, 9). Nel “santo dei santi” entrava soltanto il sommo sacerdote un solo giorno all’anno [...]; secondo una tradizione rabbinica (Joma, V, 2) il sommo sacerdote entrato colà, deponeva il turibolo su una pietra alta tre dita che ricordava il posto ove anticamente era stata l’Arca» [2]. Nessuna sorpresa, quindi, che il profeta Malachia, che scrive certamente in un periodo in cui è venuto meno l’entusiasmo per l’edificazione del secondo tempio, auspichi un ritorno del Signore nel tempio. La figura del Precursore anticipa questo ritorno e prepara il passaggio dal culto antico a quello nuovo, nel quale Gesù stesso si definirà come tempio del nuovo culto in Spirito e verità (cf. Giovanni 2,19-21; 4,21-23). Prosper Guéranger ha commentato: «Giovanni sta per nascere e, sebbene sia ancora incapace di parlare, egli deve sciogliere la lingua di suo padre [Zaccaria]. Egli deve porre fine a quella mutezza alla quale l’anziano sacerdote, che è figura della vecchia legge, è stato costretto dall’angelo» [3]. Nella stessa linea interpretativa, il Sacramentario gelasiano presenta la seguente orazione: «O Dio onnipotente ed eterno, che nei giorni del beato Giovanni Battista hai portato a compimento le istituzioni della legge e gli annunci dei santi profeti, fa’, te ne preghiamo, che cessando le figure ed i simboli, ci parli con la sua manifestazione la stessa Verità, Gesù Cristo Nostro Signore».
2) Il rapporto con altre religioni. La figura di san Giovanni è centrale per il cristianesimo, ma è importante anche per altre religioni. «Egli fu, infatti, un predicatore giudeo, contemporaneo di Gesù, ma riconosciuto dai cristiani come precursore del Cristo. In quanto tale, Giovanni divenne un personaggio di primo piano nell’immaginario religioso non solo del cristianesimo, [...] ma anche di quelle altre religioni che, nelle loro fasi costitutive, furono in contatto col cristianesimo» [4]. Nella nostra prospettiva, ciò che ci sembra importante sottolineare è ovviamente il ruolo di Indicatore, svolto da Giovanni in quanto profeta che rimanda a Cristo. Stante l’universale ricerca di verità, l’universale ricerca del vero Dio, nascosta e persino stravolta nei vari culti religiosi dell’umanità, il ruolo del Battista è qui esattamente quello di Indicatore. Cristo è «la luce del mondo» (Giovanni 8,12) e «degli uomini» (Giovanni 1,4); Giovanni Battista è l’uomo «mandato da Dio» (Giovanni 1,6), senza la cui missione la vera Luce sarebbe rimasta sconosciuta (cf. Giovanni 1,8). Von Balthasar individuava l’essenza del proprio pensiero teologico facendo riferimento al «dito di Giovanni Battista» (Johannesfinger), raffigurato in un celebre dipinto di M. Grünewald [5]: la teologia di Balthasar voleva cioè essere un rimando incessante all’Agnello di Dio crocifisso per noi. La liturgia non può essere da meno e la solennità odierna lo ricorda: la liturgia cristiana è un potente Indicatore di Cristo ai popoli, come il Battista. Secondo Sacrosanctum concilium 2, la liturgia ha un duplice effetto: da un lato, edifica i credenti nel tempio santo del Signore e conferisce loro la forza necessaria per annunciare Cristo; dall’altro, per coloro che ne sono al di fuori, la liturgia sacra mostra la Chiesa come «signum levatum in nationes», un vessillo innalzato sulle nazioni: espressione che si incontra in Isaia 11,12 e che era stata usata dal concilio Vaticano I per definire l’aspetto visibile e sociale della Chiesa [6]. Il Vaticano II applica qui alla liturgia ciò che il Vaticano I diceva in generale della Chiesa. I fedeli delle altre religioni vengono attratti dal segno-Chiesa e dal segno-liturgia, soprattutto quando l’una e l’altra appaiono in modo tale da facilitare simile attrazione.
3) Il carattere cosmico. La figura di san Giovanni risulta essere ancor più significativa per il carattere cosmico della liturgia cristiana. «Il parallelo con Gesù, con lo sfasamento di sei mesi esatti fondato su Luca 1,26, portò a considerare la festa di san Giovanni un “natale d’estate”, erede di feste solstiziali pagane come il “natale d’inverno”. Fu facile vedere nel corso dell’anno la realizzazione della profezia di Giovanni 3,30 [“Lui deve crescere; io invece diminuire”] giacché dopo il natale di Giovanni [24 giugno] le giornate “diminuiscono”, mentre dopo quello di Gesù [25 dicembre] “crescono”. Le feste dei due concepimenti, anticipate ciascuna di nove mesi rispetto ai rispettivi natali, caddero nei pressi degli equinozi, sacralizzando il calendario astronomico» [7]. Questo intreccio tra una figura della storia salvifica – Giovanni – e i ritmi cosmici (l’una e gli altri guidati dallo stesso Dio) ha trovato nella devozione e nella liturgia della Chiesa un fruttuoso sviluppo. In particolare, si è inserita la presenza del Battista in un momento penitenziale di grande importanza, il Confiteor della Messa. Nella forma oggi detta «straordinaria», ossia la Messa secondo l’usus antiquior, il testo del Confiteor nomina, assieme alla Vergine Maria, san Giovanni Battista, san Michele arcangelo e i santi apostoli Pietro e Paolo. La menzione del Battista in quella preghiera è legata innanzitutto al carattere eminentemente penitenziale del ministero di san Giovanni, quindi principalmente ad una ragione fondata sulla storia salvifica [8]. Ma la compresenza di san Michele arcangelo e dei santi Pietro e Paolo ha fatto supporre anche una motivazione basata sull’astronomia: nel precedente calendario liturgico, infatti, san Michele aveva una sua solennità propria (prima dell’unificazione con gli altri due arcangeli) al 29 settembre, mentre i santi Pietro e Paolo si celebravano, com’è ancora, il 29 giugno. Queste date – come quella del Natale del Signore, che come si è detto va considerato in stretta relazione con la Natività del Battista – cadono in prossimità dei solstizi e degli equinozi, che segnano l’inizio delle stagioni. L’equinozio di primavera cade il 21 marzo e il 25 si celebra la solennità dell’Annunciazione a Maria, ossia dell’Incarnazione del Verbo [9], sebbene sia stato ipotizzato anche un riferimento alla Pasqua. Il solstizio d’estate cade il 21 giugno, molto vicino alla Natività del Battista e non lontano dalla solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo. L’equinozio d’autunno è il 23 settembre, piuttosto prossimo alla solennità di san Michele. Infine, cade il 21 dicembre il solstizio d’inverno, in corrispondenza del Natale del Signore [10]. Tutto ciò può suonare strano all’odierna sensibilità neopositivista, ma non lo era affatto in passato: siccome Cristo è il Sole di giustizia, era ritenuta cosa ovvia che il sole di questo mondo, anche nel suo moto (apparente) attorno alla terra, manifestasse la presenza di Cristo e della sua opera di salvezza. Il riferimento al Battista ed ai cicli cosmici ci rimanda allora ancora a Cristo, come scrive Guéranger: «L’eterna Sapienza decretò che allo stesso modo in cui il sole che sorge è annunciato dalla stella del mattino, e prepara la sua venuta con la temperata brillantezza dell’aurora, così Cristo, che è Luce, doveva essere preceduto quaggiù da una stella, il suo Precursore» [11].
Tutto ciò, oltre a costituire una declinazione dei tre poli tematici segnalati da Ratzinger, spiega la grande devozione della Chiesa nei confronti del Battista. Moltissime chiese nel mondo sono a lui dedicate e, tra queste, spicca ovviamente la cattedrale del Vescovo di Roma, San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe [12]. Il Battista, in quanto battezzatore di Cristo, possiede inoltre il patronato sul sacramento cristiano del battesimo e quindi accompagna la rinascita divina di tutti i nuovi figli della Chiesa. Non a caso, il rito del battesimo prevede l’invocazione del suo nome tra le litanie prescritte, subito dopo quello della Madre di Dio. La Chiesa, si può dire, cresce di numero sotto l’influsso della sua intercessione.

Note
[1] Agostino di Ippona, Discorso 293, 1: PL 38, 1327.
[2] G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, § 47: qui nell’ediz. Mondadori, Milano 2007, pp. 54-55. In realtà, non si trattava di Pompeo Magno, ma di suo figlio, Gneo Pompeo, che agiva sotto la direzione del padre.
[3] P. Guéranger, L’Année liturgique. Le temps après la pentecôte, H. Oudin, Paris – Poitiers 19039, III, p. 287.
[4] E. Lupieri, «Giovanni Battista», in C. Leonardi – A. Riccardi – G. Zarri (ed.), Il grande libro dei Santi, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1998, II, p. 858.
[5] Cf. M. Albus (ed.), «Geist und Feuer. Ein Gespräch mit Hans Urs von Balthasar», Herder Korrespondenz 30 (1976), p. 73. Cf. H.U. von Balthasar, «Il Battista», in «Tu hai parole di vita eterna», Jaca Book, Milano 1992, p. 28.
[6] Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: DS 3014.
[7] E. Lupieri, «Giovanni Battista», cit., p. 860. Così anche Guéranger, cit., p. 302.
[8] «Giovanni non parla mai né di espellere i Romani, né intende mai sovvertire le strutture sociali o allontanare gli Erodiani. Egli è assertore di una sola cosa: il peccato deve essere allontanato»: R. Schneider – C.P. Thiede, «Giovanni Battista», in Nuovo Dizionario Enciclopedico Illustrato della Bibbia, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2005, p. 468.
[9] Bisogna ricordare che per gli antichi la data dell’equinozio di primavera era il giorno VIII dalle calende di aprile, quindi il 25 marzo: cf. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XVIII, 246.
[10] Cf. M. Stanzione (ed.), San Michele. L’archistratega di Dio, Segno, Tavagnacco (UD) 2006, pp. 71-76.
[11] P. Guéranger, L’Année liturgique , cit., p. 284.
[12] Com’è noto, la Basilica lateranense è dedicata innanzitutto al Santissimo Salvatore e poi anche ai due san Giovanni: Battista ed Evangelista. Il titolo completo è: Archibasilica Sanctissimi Salvatoris et Sancti Iohannes Baptista et Evangelista in Laterano omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput.

LA NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – 24 GIUGNO

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LA NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

RUBRICA DI TEOLOGIA LITURGICA A CURA DI DON MAURO GAGLIARDI

24 Giugno 2009

ROMA, mercoledì, 24 giugno 2009 (ZENIT.org).- Con l’articolo che oggi pubblichiamo, viene sospesa per i mesi di luglio e di agosto la rubrica Spirito della Liturgia. La pausa estiva offrirà un tempo di valutazione sul breve percorso sin qui svolto ad experimentum e di riflessione sull’opportunità di riprenderlo. Ci auguriamo, quindi, che il nostro congedo di oggi sia solo un arrivederci a settembre.

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don Mauro Gagliardi

I precedenti articoli pubblicati in questa rubrica hanno illustrato i tre aspetti fondamentali – o poli tematici – degli scritti liturgici di J. Ratzinger, aspetti che sono stati individuati dallo stesso Autore nella prefazione al volume Theologie der Liturgie (Teologia della Liturgia), il primo edito della nuova collana delle sue Gesammelte Schriften (Scritti raccolti). I tre poli tematici sono: il rapporto tra liturgia cristiana e culti delle altre religioni, la relazione tra il culto dell’Antico e del Nuovo Testamento, e il carattere cosmico della liturgia cristiana. Vorrei presentare la solennità odierna, della Natività di san Giovanni Battista, alla luce di questi tre ambiti.
La figura di san Giovanni è davvero sui generis, perché segna il passaggio tra Antico e Nuovo Patto: egli è contemporaneamente l’ultimo profeta e il primo santo. È l’unico cui venga riconosciuto il titolo di Precursore di Cristo; l’unico del quale si celebrino due ricorrenze liturgiche: la Natività ed il Martirio (29 agosto). Sant’Agostino lo ha sottolineato con enfasi: «La Chiesa festeggia la natività di Giovanni, attribuendole un particolare carattere sacro. Di nessun santo, infatti, noi celebriamo solennemente il giorno natalizio; celebriamo invece quello di Giovanni e quello di Cristo» [1]. Cerchiamo ora di capire meglio il motivo di questa speciale devozione che la Chiesa ha sempre nutrito nei confronti del Battista, attraverso i suddetti poli tematici.
1) Il rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Il racconto evangelico della Presentazione al Tempio di Gesù – un atto liturgico dell’antica legge (cf. Levitico 12) – ci introduce nell’illustrazione di questo aspetto. Luca narra l’episodio al cap. 2, vv. 22-40 del suo Vangelo. La tradizione esegetica ha messo in collegamento il testo lucano con l’oracolo di Malachia 3,1: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate, l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate». Il messaggero che prepara la via è certamente il Battista. Appena viene il Precursore, «subito» il Signore entra nel suo tempio. Siccome tra Giovanni e Gesù vi è una differenza di età di appena sei mesi (cf. Luca 1,26), si può ben dire che, subito dopo la nascita del Precursore, il Signore Gesù è entrato nel tempio, come narra Luca nell’episodio della Presentazione. Va infatti ricordato che nel tempio, all’epoca in cui vi viene presentato Gesù Bambino, non c’è più la Presenza divina, mancando l’arca dell’alleanza dal luogo chiamato «Santo dei santi». Così scrive Giuseppe Ricciotti: «Nel Tempio di Salomone [c’]era stata l’Arca dell’Alleanza; ma, distrutta questa, il “santo dei santi” del nuovo Tempio rimase una stanza misteriosamente oscura e vuota. Pompeo Magno, che vi penetrò nel 63 av. Cr., vi trovò nulla intus deum effigie vacuam sedem et inania arcana (Tacito, Historiae, V, 9). Nel “santo dei santi” entrava soltanto il sommo sacerdote un solo giorno all’anno [...]; secondo una tradizione rabbinica (Joma, V, 2) il sommo sacerdote entrato colà, deponeva il turibolo su una pietra alta tre dita che ricordava il posto ove anticamente era stata l’Arca» [2]. Nessuna sorpresa, quindi, che il profeta Malachia, che scrive certamente in un periodo in cui è venuto meno l’entusiasmo per l’edificazione del secondo tempio, auspichi un ritorno del Signore nel tempio. La figura del Precursore anticipa questo ritorno e prepara il passaggio dal culto antico a quello nuovo, nel quale Gesù stesso si definirà come tempio del nuovo culto in Spirito e verità (cf. Giovanni 2,19-21; 4,21-23). Prosper Guéranger ha commentato: «Giovanni sta per nascere e, sebbene sia ancora incapace di parlare, egli deve sciogliere la lingua di suo padre [Zaccaria]. Egli deve porre fine a quella mutezza alla quale l’anziano sacerdote, che è figura della vecchia legge, è stato costretto dall’angelo» [3]. Nella stessa linea interpretativa, il Sacramentario gelasiano presenta la seguente orazione: «O Dio onnipotente ed eterno, che nei giorni del beato Giovanni Battista hai portato a compimento le istituzioni della legge e gli annunci dei santi profeti, fa’, te ne preghiamo, che cessando le figure ed i simboli, ci parli con la sua manifestazione la stessa Verità, Gesù Cristo Nostro Signore».
2) Il rapporto con altre religioni. La figura di san Giovanni è centrale per il cristianesimo, ma è importante anche per altre religioni. «Egli fu, infatti, un predicatore giudeo, contemporaneo di Gesù, ma riconosciuto dai cristiani come precursore del Cristo. In quanto tale, Giovanni divenne un personaggio di primo piano nell’immaginario religioso non solo del cristianesimo, [...] ma anche di quelle altre religioni che, nelle loro fasi costitutive, furono in contatto col cristianesimo» [4]. Nella nostra prospettiva, ciò che ci sembra importante sottolineare è ovviamente il ruolo di Indicatore, svolto da Giovanni in quanto profeta che rimanda a Cristo. Stante l’universale ricerca di verità, l’universale ricerca del vero Dio, nascosta e persino stravolta nei vari culti religiosi dell’umanità, il ruolo del Battista è qui esattamente quello di Indicatore. Cristo è «la luce del mondo» (Giovanni 8,12) e «degli uomini» (Giovanni 1,4); Giovanni Battista è l’uomo «mandato da Dio» (Giovanni 1,6), senza la cui missione la vera Luce sarebbe rimasta sconosciuta (cf. Giovanni 1,8). Von Balthasar individuava l’essenza del proprio pensiero teologico facendo riferimento al «dito di Giovanni Battista» (Johannesfinger), raffigurato in un celebre dipinto di M. Grünewald [5]: la teologia di Balthasar voleva cioè essere un rimando incessante all’Agnello di Dio crocifisso per noi. La liturgia non può essere da meno e la solennità odierna lo ricorda: la liturgia cristiana è un potente Indicatore di Cristo ai popoli, come il Battista. Secondo Sacrosanctum concilium 2, la liturgia ha un duplice effetto: da un lato, edifica i credenti nel tempio santo del Signore e conferisce loro la forza necessaria per annunciare Cristo; dall’altro, per coloro che ne sono al di fuori, la liturgia sacra mostra la Chiesa come «signum levatum in nationes», un vessillo innalzato sulle nazioni: espressione che si incontra in Isaia 11,12 e che era stata usata dal concilio Vaticano I per definire l’aspetto visibile e sociale della Chiesa [6]. Il Vaticano II applica qui alla liturgia ciò che il Vaticano I diceva in generale della Chiesa. I fedeli delle altre religioni vengono attratti dal segno-Chiesa e dal segno-liturgia, soprattutto quando l’una e l’altra appaiono in modo tale da facilitare simile attrazione.
3) Il carattere cosmico. La figura di san Giovanni risulta essere ancor più significativa per il carattere cosmico della liturgia cristiana. «Il parallelo con Gesù, con lo sfasamento di sei mesi esatti fondato su Luca 1,26, portò a considerare la festa di san Giovanni un “natale d’estate”, erede di feste solstiziali pagane come il “natale d’inverno”. Fu facile vedere nel corso dell’anno la realizzazione della profezia di Giovanni 3,30 [“Lui deve crescere; io invece diminuire”] giacché dopo il natale di Giovanni [24 giugno] le giornate “diminuiscono”, mentre dopo quello di Gesù [25 dicembre] “crescono”. Le feste dei due concepimenti, anticipate ciascuna di nove mesi rispetto ai rispettivi natali, caddero nei pressi degli equinozi, sacralizzando il calendario astronomico» [7]. Questo intreccio tra una figura della storia salvifica – Giovanni – e i ritmi cosmici (l’una e gli altri guidati dallo stesso Dio) ha trovato nella devozione e nella liturgia della Chiesa un fruttuoso sviluppo. In particolare, si è inserita la presenza del Battista in un momento penitenziale di grande importanza, il Confiteor della Messa. Nella forma oggi detta «straordinaria», ossia la Messa secondo l’usus antiquior, il testo del Confiteor nomina, assieme alla Vergine Maria, san Giovanni Battista, san Michele arcangelo e i santi apostoli Pietro e Paolo. La menzione del Battista in quella preghiera è legata innanzitutto al carattere eminentemente penitenziale del ministero di san Giovanni, quindi principalmente ad una ragione fondata sulla storia salvifica [8]. Ma la compresenza di san Michele arcangelo e dei santi Pietro e Paolo ha fatto supporre anche una motivazione basata sull’astronomia: nel precedente calendario liturgico, infatti, san Michele aveva una sua solennità propria (prima dell’unificazione con gli altri due arcangeli) al 29 settembre, mentre i santi Pietro e Paolo si celebravano, com’è ancora, il 29 giugno. Queste date – come quella del Natale del Signore, che come si è detto va considerato in stretta relazione con la Natività del Battista – cadono in prossimità dei solstizi e degli equinozi, che segnano l’inizio delle stagioni. L’equinozio di primavera cade il 21 marzo e il 25 si celebra la solennità dell’Annunciazione a Maria, ossia dell’Incarnazione del Verbo [9], sebbene sia stato ipotizzato anche un riferimento alla Pasqua. Il solstizio d’estate cade il 21 giugno, molto vicino alla Natività del Battista e non lontano dalla solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo. L’equinozio d’autunno è il 23 settembre, piuttosto prossimo alla solennità di san Michele. Infine, cade il 21 dicembre il solstizio d’inverno, in corrispondenza del Natale del Signore [10]. Tutto ciò può suonare strano all’odierna sensibilità neopositivista, ma non lo era affatto in passato: siccome Cristo è il Sole di giustizia, era ritenuta cosa ovvia che il sole di questo mondo, anche nel suo moto (apparente) attorno alla terra, manifestasse la presenza di Cristo e della sua opera di salvezza. Il riferimento al Battista ed ai cicli cosmici ci rimanda allora ancora a Cristo, come scrive Guéranger: «L’eterna Sapienza decretò che allo stesso modo in cui il sole che sorge è annunciato dalla stella del mattino, e prepara la sua venuta con la temperata brillantezza dell’aurora, così Cristo, che è Luce, doveva essere preceduto quaggiù da una stella, il suo Precursore» [11].
Tutto ciò, oltre a costituire una declinazione dei tre poli tematici segnalati da Ratzinger, spiega la grande devozione della Chiesa nei confronti del Battista. Moltissime chiese nel mondo sono a lui dedicate e, tra queste, spicca ovviamente la cattedrale del Vescovo di Roma, San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe [12]. Il Battista, in quanto battezzatore di Cristo, possiede inoltre il patronato sul sacramento cristiano del battesimo e quindi accompagna la rinascita divina di tutti i nuovi figli della Chiesa. Non a caso, il rito del battesimo prevede l’invocazione del suo nome tra le litanie prescritte, subito dopo quello della Madre di Dio. La Chiesa, si può dire, cresce di numero sotto l’influsso della sua intercessione.

NOTE SUL SITO

29 AGOSTO : MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA – DALLA LETTERA A DONATO DI SAN CIPRIANO DI CARTAGINE.

http://www.certosini.info/lezion/Santi/29%20agosto%20martirio%20di%20S.%20Giovanni%20Battista.htm

29 AGOSTO :    MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

DALLA LETTERA A DONATO DI SAN CIPRIANO DI CARTAGINE.
EPIST. I. AD DONATUM, 3-6. 14 . PL 4,198-205. 220-221.

    Un tempo io giacevo nelle tenebre di una notte buia; mi trovavo come sballottato sul mare del mondo che mi gettava in tutte le direzioni; incerto delle vie che mi si paravano innanzi, vagavo in balia di me stesso e non ero consapevole della mia vita.
    Lontano dalla verità e dalla luce, ritenevo che fosse davvero difficile e duro, per i miei sentimenti di quel periodo, ciò che la misericordia di Dio mi pro­metteva per portarmi alla salvezza.
    Reputavo fosse difficile poter nuovamente rinasce­re e deporre le abitudini precedenti, anche se il batte­simo nell’acqua della salvezza mi rinnovava a nuova vita. Stimavo ugualmente difficile che un uomo potesse cambiare la mente e l’animo senza mutare nel suo fisico.
    Continuavo a dirmi: “Come sarà possibile una conversione così grande da liberarmi tutto ad un tratto da ciò che fin dalla nascita si solidificò come quando si colloca del materiale e lo si ammucchia in depositi? Come sarà possibile liberarmi di quelle abitudini che ho indebitamente contratte?”.

   Spesso mi trovavo con questi pensieri. Ero legato dai moltissimi errori della mia vita passata e non crede­vo di potermene liberare. I vizi aderivano alla mia vita e io continuavo ad assecondarli. Non pensavo più di poter raggiungere i beni migliori; per questo favorivo ciò che mi nuoceva come se fosse qualcosa che ormai mi appartenesse e fosse cresciuto con me.
    Ma sopraggiunse l’aiuto dell’acqua che rigenera. La corruzione della vita precedente venne cancellata e dall’alto si diffuse una luce nel mio cuore purificato e mondo. Ricevetti dal cielo lo Spirito e attraverso una seconda nascita diventai un uomo nuovo.
    Dopo questo evento, ciò che era segnato dal dub­bio improvvisamente divenne, in modo che non saprei descrivere, una certezza; quello che era impenetrabile e pieno di tenebra mi apparve accessibile e luminoso.
    Potevo raggiungere quello che prima mi sembrava assurdo e fare quello che finora ritenevo impossibile. Avevo così la possibilità di capire come fosse terreno l’uomo di prima, nato dalla carne e schiavo dei vizi.

    Comprendevo che cominciava ad appartenere a Dio quello che lo Spirito Santo aveva già animato. Sai bene anche tu, e lo ammetti con me, ciò che questa morte del peccato, ciò che questa vita di virtù mi hanno rispettivamente tolto e donato. Lo sai e non insisto; è odioso lodare se stessi, anche se non può essere millanteria ma gratitudine ciò che attri­buiamo al dono di Dio e non alla nostra capacità umana. Infatti ammettiamo quale effetto della fede il non peccare, e quale effetto dell’errore umano il peccato.
    È opera di Dio, lo ripeto, è opera di Dio tutto ciò che noi possiamo. Da lui abbiamo la vita e il vigo­re; grazie alla capacità che ci dona, possiamo pregusta­re qualcosa dei beni futuri, anche se siamo ancora su questa terra. Ci deve essere solo il timore come custode della nostra innocenza, perché il Signore, che si è riversato nei nostri cuori con il tocco della sua bontà e del suo perdono celeste, si fermi nel nostro animo, allietato dalla buona ospitalità delle nostre opere sante.

    Se tu riesci a camminare con passo sicuro sulla via dell’innocenza e della salvezza, se tu, unito a Dio con tutte le forze e con tutto il cuore, rimani sempli­cemente quello che hai cominciato ad essere, ti sarà concessa possibilità di agire in proporzione di quanto crescerà in te la grazia dello Spirito.
    Nell’usufruire dei doni di Dio non vi è nessuna misura o limite, come invece accade per i benefici terreni. Lo Spirito si effonde abbondante e non viene costretto da confini, non è obbligato entro limiti, non viene frenato in spazi circoscritti. Lo Spirito scaturisce senza posa, fluisce traboccando; occorre solo che il nostro cuore abbia sete e si apra.
    Attingeremo l’abbondante grazia in proporzione della nostra capacità di fede. Dallo Spirito scende a noi la possibilità di vivere una vita sobria e casta, di avere sinceri pensieri e una parola altrettanto since­ra. Grazie allo Spirito possiamo superare vittoriosi i mortali veleni quando veniamo colpiti; da lui abbiamo la capacità di ritornare in salute e di eliminare le brutture del nostro animo quando sbagliamo.

    È lo Spirito che ci permette di far diventare paci­fici coloro che sono sconvolti dall’ira e dall’odio e di ridurre i violenti a mitezza. È lo Spirito che ci dona la forza di minacciare e umiliare gli spiriti immondi che si aggirano intorno e penetrano negli uomini per corromperli. Con lo Spirito possiamo sferzare terribilmente questi spiriti e costrin­gerli ad andarsene o abbatterli mentre oppongono resistenza, lamenti e gemiti, aumentandone le sofferen­ze. Con lo stesso Spirito li flagelliamo e li tormentiamo con il fuoco. È una battaglia che si combatte e non si vede: i colpi sono invisibili ma la pena è manifesta.
    Lo Spirito che abbiamo ricevuto agisce con la sua potenza, perché noi partecipiamo ad una vita nuova. Non abbiamo però ancora cambiato il corpo e le mem­bra; per questo la vista umana resta ancora nel buio, perché il sensibile si frappone come una nube.

    Che potenza spirituale, che forza è questa! Non solo sottrarsi ai contatti perniciosi del mondo, ma non lasciarsi più contagiare dalla corruttela del nemico che rinnova i suoi assalti, purificati come siamo. L’ani­mo si rinvigorisce e si rinsalda nelle proprie forze tanto da dominare imperiosamente tutto l’esercito del nemico che viene all’assalto.
    Perché gli effetti della presenza divina ti appaiano più luminosi, cercherò di illuminarti svelandoti la veri­tà. Dopo aver dissipato la caligine del male, ti mostrerò le tenebre che avvolgono il mondo.
    Immagina di essere sollevato su una delle cime più alte di un monte scosceso e di osservare da lassù le cose che si estendono ai tuoi piedi. Gira lo sguardo in diverse direzioni e contempla il turbinare che scon­volge il mondo, mentre tu sei libero da ogni contatto terreno.

    Avrai allora compassione per questo mondo e maggiormente consapevole della tua situazione, ne sarai tanto più riconoscente a Dio e con gioia più viva lo ringrazierai di esserne scampato. Osserva: le strade sono infestate da rapinatori, i pirati percorrono i mari, dappertutto l’orrore del sangue sparso e dei campi di guerra. Il mondo gronda di sangue fraterno: l’omici­dio, considerato un delitto quando è commesso dai singoli, diventa virtù se compiuto in nome dello stato! A questo livello, l’impunità non è garantita dall’innocen­za, ma dall’atrocità della ferocia.
    Esiste una sola tranquillità certa e serena, una sola sicurezza stabile su cui si possa contare: quella di chi si ritrae dal turbinio di questo mondo inquieto e, gettata per sempre l’ancora nel porto della salvezza, eleva lo sguardo dalla terra verso il cielo. Ammesso a godere del tesoro divino, tale uomo è ormai interiormente ac­canto al suo Dio. Si vanta di non avere più occhi per le cose terrene che ad altri appaiono grandi e sublimi.

    Chi è superiore al mondo non può ormai attendere o desiderare qualcosa dalla società mondana. Essere sciolto dai lacci del mondo circostante, purificato dalla feccia terrena sotto la luce dell’eterna immortali­tà, significa avere garantita una protezione continua e irreversibile e il sostegno celeste per giungere ai beni eterni.
    Allora ci si rende conto fino a che punto il nemico con i suoi attacchi tramava insidiosamente a nostra rovina. Così siamo spinti ad amare quel che saremo, tanto più che ci è possibile conoscere e condannare quello che eravamo. Non abbiamo bisogno per questo di denaro, di raggiri e di forza, come se si trattasse di procurarci una grandissima dignità. E’ dono di Dio gratuito e facile. Come spontaneamente il sole diffonde i suoi raggi, il giorno porta la luce, la fonte zampilla d’acqua, la pioggia irrora la terra, così lo Spirito celeste si diffonde in noi.
    Dopo che l’uomo si è rivolto verso il cielo e ha conosciuto il suo Creatore, si innalza sopra il sole e ogni potenza terrena, cominciando ad essere ciò che sa di essere.

GIOVANNI BATTISTA (da Paoline.it)

http://www.paoline.it/Conoscere-la-Bibbia/PERSONAGGI-DELLA-BIBBIA/articoloRubrica_arb83.aspx

GIOVANNI BATTISTA

[FILIPPA CASTRONOVO]

Giovanni Battista è l’ultimo dei profeti dell’Antico testamento; il precursore di Gesù, colui che gli prepara la strada, lo battezza e lo indica come il Messia.Giovanni Battista è uno dei personaggi più importanti ricordati nei quattro Vangeli.
Ogni evangelista lo presenta con una propria ottica e con particolari che ne arricchiscono la figura.
Luca, nel suo Vangelo, narra che Giovanni è figlio di Elisabetta, cugina di Maria la mamma di Gesù, e di Zaccaria, uno dei sacerdoti che officiava nel tempio di Gerusalemme.
La sua nascita, è annunciata a Zaccaria dall’arcangelo Gabriele e, come quella di altri illustri personaggi della Bibbia (es, Isacco, Samuele, Sansone) è eccezionale perché i suoi genitori sono anziani. Questo è segno che il bimbo sarà portatore di una grande missione.
Il suo nome, Giovanni (anziché Zaccaria come il padre) che significa ‘Dio fa grazia’, stupisce tutti, ma indica che la nascita di Giovanni è motivo di gioia perché Dio è intervenuto, sorprendendo tutti. Nacque sei mesi prima di Gesù, ed è suo parente. Crebbe nel deserto fino al momento della chiamata di Dio che lo voleva il profeta che prepara la ‘strada’ al Signore; vale a dire il profeta che prepara i cuori delle persone ad accogliere il Messia, Gesù.
Per preparare questa ‘via’ Giovanni, lungo il fiume Giordano, predica con coraggio la conversione dai peccati e battezza. Per questo i vangeli lo chiamano il Battista, che significa colui che amministra il battesimo di penitenza.
Gli evangelisti Marco e Matteo ricordano che Giovanni battezzò anche Gesù (Mt 3,13-17, Mc 1,9-11) per indicare così la solidarietà di Gesù verso un popolo di peccatori, del quale prende su di sé il peccato.
Dal momento del battesimo di Gesù, Giovanni termina il suo ministero perché inizia quello di Gesù, che era stato indicato dal Padre come il Figlio che tutti devono ascoltare. Il re Erode imprigiona Giovanni che aveva condannato il suo matrimonio con Erodiade, moglie di suo fratello, e lo fa barbaramente decapitare (Mar 1,14; Mt 14,1-12).
Giovanni Battista è detto anche il Precursore perché la sua missione si è fermata con l’arrivo di Gesù cui ha preparato la ‘via’. Egli realizza la profezia del profeta Malachia che aveva predetto il ritorno del profeta Elia per preparare, invitando alla conversione, il giorno della venuta del Signore (Ml 3,23-24).
Gesù, ricorda il vangelo secondo Matteo, fa un grande elogio di Giovanni e afferma che è l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento ma il più grande tra i credenti. Giovanni, infatti, è più che un profeta perché è il messaggero del Cristo (Mt 11,7-14).
C’è, tuttavia, una grande differenza tra la predicazione di Giovanni e quella di Gesù: Giovanni insiste sulla conversione a causa del giudizio imminente di Dio; Gesù, invece, accentua la misericordia di Dio verso i peccatori, che Egli è venuto a salvare.
Il vangelo di Giovanni, a differenza degli altri tre, mostra che il Battista indica Gesù con il titolo di agnello di Dio, richiamando sia l’agnello pasquale (Es 12,7-13) sia la figura del servo di Dio che, come agnello mite, soffre senza ribellarsi (Is 53,7).

Da sapere che:
La Chiesa solo per Giovanni Battista, dopo Maria, ricorda il giorno della sua morte (29 agosto) ed il giorno della sua nascita, stabilita il 24 giugno. E’un personaggio chiave nel cammino liturgico di Avvento.
Giovanni Battista è molto presente nell’arte cristiana, che raffigura i santi sia da soli sia intorno al trono della Vergine Maria. Solitamente è rivestito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce. Artisti come Raffaello e Leonardo lo raffigurano mentre gioca con Gesù bambino e sempre rivestito con la pelle di animale. Queste numerose raffigurazioni testimoniano come tutte le epoche della storia cristiana abbiano avuto un grande interesse verso Giovanni Battista, definito da Gesù ‘Il più grande tra i nati da donna’.
Giovanni il Battista è presente anche nel Corano, che lo considera uno dei grandi profeti che precedettero Maometto.

SOLENNITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – UFFICIO DELLE LETTURE – 24 GIUGNO 2013

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0624letPage.htm

UFFICIO DELLE LETTURE – 24 GIUGNO  2013

SOLENNITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Prima Lettura
Dal libro del profeta Geremia 1, 4-10. 17-19

Vocazione del profeta
Mi fu rivolta la parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane».
Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane,
ma và da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».
Tu, dunque, cingiti i fianchi,
alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti alla loro vista,
altrimenti ti farò temere davanti a loro.
Ed ecco oggi io faccio di te
come una fortezza,
come un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

Responsorio   Cfr. Ger 1, 5. 9. 10
R. Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, io ti avevo consacrato; * ti ho stabilito profeta delle nazioni.
V. Ecco, ho messo le mie parole sulla bocca; oggi ti ho costituito sopra i popoli e sopra i regni;
R. ti ho stabilito profeta delle nazioni.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 293, 1-3; PL 38, 1327-1328)

Voce di chi grida nel deserto
La Chiesa festeggia la natività di Giovanni, attribuendole un particolare carattere sacro. Di nessun santo, infatti, noi celebriamo solennemente il giorno natalizio; celebriamo invece quello di Giovanni e quello di Cristo. Giovanni però nasce da una donna avanzata in età e già sfiorita. Cristo nasce da una giovinetta vergine. Il padre non presta fede all’annunzio sulla nascita futura di Giovanni e diventa muto. La Vergine crede che Cristo nascerà da lei e lo concepisce nella fede.
Sembra che Giovanni sia posto come un confine fra due Testamenti, l’Antico e il Nuovo. Infatti che egli sia, in certo qual modo, un limite lo dichiara lo stesso Signore quando afferma: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni» (Lc 16, 16). Rappresenta dunque in sé la parte dell’Antico e l’annunzio del Nuovo. Infatti, per quanto riguarda l’Antico, nasce da due vecchi. Per quanto riguarda il Nuovo, viene proclamato profeta già nel grembo della madre. Prima ancora di nascere, Giovanni esultò nel seno della madre all’arrivo di Maria. Già da allora aveva avuto la nomina, prima di venire alla luce. Viene indicato già di chi sarà precursore, prima ancora di essere da lui visto. Questi sono fatti divini che sorpassano i limiti della pochezza umana. Infine nasce, riceve il nome, si scioglie la lingua del padre. Basta riferire l’accaduto per spiegare l’immagine della realtà.
Zaccaria tace e perde la voce fino alla nascita di Giovanni, precursore del Signore, e solo allora riacquista la parola. Che cosa significa il silenzio di Zaccaria se non la profezia non ben definita, e prima della predicazione di Cristo ancora oscura? Si fa manifesta alla sua venuta. Diventa chiara quando sta per arrivare il preannunziato. Il dischiudersi della favella di Zaccaria alla nascita di Giovanni è lo stesso che lo scindersi del velo nella passione di Cristo. Se Giovanni avesse annunziato se stesso non avrebbe aperto la bocca a Zaccaria. Si scioglie la lingua perché nasce la voce. Infatti a Giovanni, che preannunziava il Signore, fu chiesto: «Chi sei tu?» (Gv 1, 19). E rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23). Voce è Giovanni, mentre del Signore si dice: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1). Giovanni è voce per un po’ di tempo; Cristo invece è il Verbo eterno fin dal principio.

24 GIUGNO: OMELIA NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – (Lc 1,57-66.80)

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2331

OMELIA NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – (Lc 1,57-66.80)

(le prendo dall’anno B perché la solennità capitava di domenica)

GLI SI SCIOLSE LA LINGUA E PARLAVA BENEDICENDO DIO

DI PADRE MARIANO PELLEGRINI

Oggi la Chiesa celebra la natività di san Giovanni Battista. Di nessun altro santo si celebra il giorno della nascita, ma solo il giorno del passaggio da questa all’altra vita. Per quale motivo, dunque, di san Giovanni Battista si celebrano due feste, quella della nascita (oggi) e quella del suo martirio (in agosto)? Il motivo è che san Giovanni Battista, a differenza degli altri santi, è nato santificato. Quando ancora era nel grembo materno fu liberato dal peccato originale; dunque la sua nascita fu un evento di grazia che la Chiesa fin dall’inizio ha celebrato. In che circostanza fu santificato san Giovanni Battista? Ce lo ricorda l’evangelista Luca quando scrive della visita di Maria Santissima a santa Elisabetta. In quella circostanza, quando la Madonna entrò nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, il bambino che era ancora nel grembo materno esultò, sussultò di gioia. Questo particolare fu interpretato dai Padri come la santificazione di Giovanni, per cui egli nacque che era già stato liberato dal peccato originale. In quella circostanza fu Maria a portare la grazia in quella casa. Giovanni fu santificato ed Elisabetta si mise a profetare e riconobbe in Maria la Madre del suo Signore. Dio operò questi prodigi di grazia servendosi di Maria. Ed è sempre così: dove entra la Madonna lì entra e fiorisce la Grazia. Facciamo dunque entrare anche noi la Vergine Santa nella nostra vita, nelle nostre case, con la recita assidua del Rosario in famiglia. Dove entra Maria di lì esce il peccato. Questa è la grazia che maggiormente sta a cuore a Lei che è l’Immacolata, la Tutta Santa. Dopo la nascita di Giovanni anche il padre, Zaccaria, fu visitato dalla grazia e recuperò la parola. Egli, infatti, era rimasto muto a causa della sua incredulità. Gli sembrava impossibile che la sua sposa, Elisabetta, potesse avere un bambino a quell’età. Ma nulla è impossibile a Dio. Per la sua incredulità alle parole dell’Angelo, che gli assicurava il dono di un figlio, rimase muto; e solo dopo la nascita del bambino riebbe l’uso della parola. E allora « gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio » (Lc 1,64). Da questo impariamo a credere e confidare sempre in Dio. Se manca questa fiducia, allora ci priviamo da noi stessi di tanti benefici che diversamente verrebbero. La missione di san Giovanni Battista è stata quella di preparare le vie al Signore. Per questo motivo è detto il Precursore. Anche noi, in qualche modo, dobbiamo essere come il Precursore, preparando ai fratelli la via per il loro ritorno al Signore. Il peccato ci tiene lontani da Dio. Pertanto, come san Giovanni Battista, dobbiamo illuminare i fratelli, parlare loro della gravità del peccato e dell’infinita misericordia di Dio, dobbiamo predisporli al pentimento e alla conversione. Ma per far questo dobbiamo lottare contro un difetto che, più o meno, è di tutti: il cosiddetto rispetto umano. Il rispetto umano è quella vergogna che tante volte proviamo nel dimostrarci cristiani e nel vivere coerentemente la nostra Fede nella società odierna.  Anche il rispetto umano è un peccato da accusare in confessione. Gesù, nei confronti di questo peccato, ha usato delle parole molto forti: « Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi » (Mc 8,38). Per vincere il rispetto umano dobbiamo innanzitutto pregare e chiedere questa grazia. Poi bisogna considerare la nostra meschinità ogni qualvolta ci facciamo dominare da questa vergogna. Di certo non facciamo una bella figura, né nei confronti di Dio e nemmeno nei confronti della società. Infatti, il mondo disprezza chi si vergogna della propria Fede e delle proprie convinzioni, mentre ammira, anche se a volte perseguita, chi vive la propria Fede con coraggio, a fronte alta. Chiediamo dunque due grazie quest’oggi. La prima è quella di vivere sempre lontani dal peccato per essere pure noi, in qualche modo, come l’Immacolata e come san Giovanni Battista. La seconda grazia è quella di professare con gioia e coraggio la Fede.

NOVENA A SAN GIOVANNI BATTISTA

http://www.preghiereperlafamiglia.it/nativita-san-giovanni-battista.htm

NOVENA A SAN GIOVANNI BATTISTA

1. O glorioso San Giovanni, che con la vostra vita avete onorato il vostro nome che significa « Grazia di Dio », ottenete a noi pure di vivere santamente, così da onorare il glorioso nome di « cristiano » che portiamo dal giorno del nostro Battesimo.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

2. O Glorioso San Giovanni che vi ritiraste nel deserto a condurre una vita austera e santa, otteneteci la grazia di non essere mai schiavi del denaro e delle cose terrene, ma che le usiamo per accumulare tesori in cielo, dove nessuno ce li potrà rubare.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

3. O glorioso San Giovanni che appena udita la voce di Dio vi recaste presso il fiume Giordano a battezzare ed a preparare la gente alla venuta del Figlio di Dio, otteneteci la grazia di essere sempre docili alla voce del Signore per meritare di entrare nella vita eterna.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

4. O glorioso San Giovanni che foste il primo a riconoscere ed a proclamare Gesù Cristo come vero Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, fate che lo scopo della nostra vita sia quello di far conoscere a tutti la figura amabile del nostro Salvatore e a far accettare il suo Vangelo di salvezza.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

5. O glorioso San Giovanni che davanti a Gesù vi diceste indegno di sciogliere i lacci dei suoi sandali, otteneteci la grazia di essere umili e di cercare l’esaltazione non dagli uomini, ma da Dio.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

6. O glorioso San Giovanni che instancabilmente insegnaste la via della salvezza a tutti quelli che ricorrevano a voi, otteneteci la grazia di istruire continuamente il nostro prossimo nelle verità della fede, edificandolo sempre con le parole e con l’ esempio.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

7. O glorioso San Giovanni, che con grande coraggio rimproveraste non solo gli Scribi ed i Farisei, ma anche lo stesso re Erode, otteneteci a grazia di non lasciarci mai condizionare da nessuno di questa terra nel fare i nostri doveri e le opere buone.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

8. O glorioso San Giovanni, che rinchiuso nella prigione, non smetteste di predicare Gesù Cristo e di portare a Lui le anime, otteneteci la grazia di essere sempre fedeli al Signore e al suo Vangelo qualunque avversità o persecuzione ci possa avvenire sulla terra.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

9. O glorioso San Giovanni che moriste martire decapitato, otteneteci di essere sempre testimoni di Gesù come voi, disposti a sacrificare anche la vita per la gloria del Signore Gesù, per assicurarci la vita eterna con voi nella gloria del Paradiso.
GLORIA AL PADRE…
San Giovanni Battista, prega per noi.

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