Archive pour mai, 2011

Luk-01,39_Mary visits Elizabeth

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http://www.artbible.net/3JC/-Luk-01,39_Mary%20visits%20Elizabeth_La%20visitation/index4.html

Publié dans:immagini sacre |on 31 mai, 2011 |Pas de commentaires »

Visitazione della Beata Vergine Maria – Commento su Sof 3,15-16

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=9968

Commento su Sof 3,15-16

Eremo San Biagio 

Visitazione della Beata Vergine Maria (31/05/2007)
 
Dalla Parola del giorno

Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!

Come vivere questa Parola?
Al termine del mese di Maria questa festa della visitazione è quanto mai opportuna per ricordarci che Maria è la figura ideale per ricordarci quanto ognuno di noi vive una qualità di esistenza non solo fuori dal « non-senso » ma ricca e preziosa. La scommessa però è che anche a noi come a Maria non Elisabetta ma il Signore stesso possa dire: « Beata, sì beata perché hai creduto ». Credere a che cosa, nel mio oggi? Che il Signore è anche in mezzo a me. È Colui che mi terrà al riparo dalla sventura, non nel senso che mi saranno evitati i dolori e le difficoltà (ineludibili, in qualche misura, in ogni vita umana) ma nel senso che il « non temere » di questa parola del profeta Sofonia risuonerà dentro ogni mio giorno, dentro ogni mia fatica. Sì, perché nella Bibbia questa stessa parola è ripetuta 366 volte, dunque una volta per ogni giorno dell’anno, compreso quello bisestile. Ecco perché qui Sofonia aggiunge: « Non lasciarti cadere le braccia ». Quel senso di smacco, di sconfitta, quello scoraggiamento che è poi tentazione di « …mollare » tutto, non ha più ragione d’essere. Il cristiano vero, anche nelle sue ore più dure, non è mai uno sconfitto dalla vita. E perciò non è vestito d’umor nero e pessimismo, ma di speranza.

Oggi, lascio risuonare più e più volte queste parole in una mia pausa in cui acquietare il ritmo assillante della vita che tutti tenta di travolgere.

O mio Signore, no non mi lascerò cadere le braccia, ma Tu tienile abbracciate a Te come quelle di un bambino svezzato in braccio a sua madre.

La voce di un Dottore della Chiesa
Tu vedi che Maria non ha dubitato, ma ha creduto, e ha ottenuto perciò la ricompensa della sua fede. «Beata» – dice Elisabetta – «tu che hai creduto». Ma anche voi siete beati, perché avete udito e avete creduto: ogni anima che crede, concepisce e genera la Parola di Dio e riconosce le sue opere. Che in ciascuno sia l’anima di Maria, per glorificare il Signore; che in ciascuno sia lo spirito di Maria per esultare in Dio.
S.Ambrogio

31 MAGGIO – VISITAZIONE B.V. MARIA

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/12807.html

31 MAGGIO – VISITAZIONE B.V. MARIA

Omelia (31-05-2008)

a cura dei Carmelitani

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore
hai ispirato alla beata Vergine Maria,
che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta,
concedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito,
per magnificare con Maria il tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù…

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 1,39-56
In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore ».
Allora Maria disse:
« L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre ».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

3) Riflessione

• Oggi è la festa della visitazione della Vergine, e il vangelo narra la visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Quando Luca parla di Maria, pensa alle comunità del suo tempo che vivevano sparse nelle città dell’Impero Romano ed offre loro in Maria un modello di come devono rapportarsi alla Parola di Dio. Una volta, udendo Gesù parlare di Dio, una donna del popolo esclamò: « Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte » elogiando la madre di Gesù. Immediatamente, Gesù rispose: « Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano » (Lc 11,27-28). Maria è il modello della comunità fedele che sa vivere e praticare la Parola di Dio. Nel descrivere la visita di Maria a Elisabetta, lui insegna come devono agire le comunità per trasformare la visita di Dio in servizio ai fratelli e alle sorelle.
• L’episodio della visita di Maria ad Elisabetta mostra ancora un altro aspetto tipico di Luca. Tutte le parole e gli atteggiamenti, soprattutto il cantico di Maria, formano una grande celebrazione di lode. Sembra una descrizione di una liturgia solenne. Così, Luca, evoca l’ambiente liturgico e celebrativo, in cui Gesù si formò ed in cui le comunità devono vivere la propria fede.
• Luca 1,39-40: Maria va a visitare sua cugina Elisabetta. Luca mette l’accento sulla prontezza di Maria nel rispondere alle esigenze della Parola di Dio. L’angelo le parlò della gravidanza di Elisabetta e Maria, immediatamente, si alza per verificare ciò che l’angelo le aveva annunciato, ed esce di casa per aiutare una persona nel bisogno. Da Nazaret fino alle montagne di Giuda ci sono più di 100 km! Non c’erano pullman, né treni!
• Luca 1,41-44: Il saluto di Elisabetta. Elisabetta rappresenta l’Antico Testamento che termina. Maria, il Nuovo che inizia. L’Antico Testamento accoglie il Nuovo con gratitudine e fiducia, riconoscendo in esso il dono gratuito di Dio che viene a realizzare e completare qualsiasi aspettativa della gente. Nell’incontro delle due donne si manifesta il dono dello Spirito che fa’ che la creatura salti di gioia nel seno di Elisabetta. La Buona Novella di Dio rivela la sua presenza in una delle cose più comuni della vita umana: due donne di casa che si scambiano la visita per aiutarsi. Visita, gioia, gravidanza, bambini, aiuto reciproco, casa, famiglia: Luca vuol far capire e far scoprire alle comunità (e a noi tutti) la presenza del Regno. Le parole di Elisabetta, fino ad oggi, fanno parte del salmo più conosciuto e più recitato in tutto il mondo, che è l’Ave Maria.
• Luca 1,45: L’elogio che Elisabetta fa a Maria. « Beata colei che ha creduto, nell’adempimento delle parole del Signore ». E’ l’avviso di Luca alle Comunità: credere nella Parola di Dio, poiché ha la forza di realizzare ciò che ci dice. E’ Parola creatrice. Genera una nuova vita nel seno di una vergine, nel seno della gente povera ed abbandonata che l’accoglie con fede.
• Luca 1,46-56: Il cantico di Maria. Molto probabilmente, questo cantico, era già conosciuto e cantato nelle comunità. Lei insegna come deve essere pregato e cantato. Luca 1,46-50: Maria inizia proclamando il cambiamento avvenuto nella sua vita sotto lo sguardo amorevole di Dio, pieno di misericordia. Per questo, canta felice: « Esulto di gioia in Dio, mio Salvatore ». Luca 1,51-53: canta la fedeltà di Dio verso il suo popolo e proclama il mutamento che il braccio di Yavé sta producendo a favore dei poveri e degli affamati. L’espressione « braccio di Dio » ricorda la liberazione dell’Esodo. E’ questa forza salvatrice di Dio ciò che dà vita al mutamento: disperde gli orgogliosi (1,51), rovescia dai troni i potenti ed innalza gli umili (1,52), rimanda a mani vuote i ricchi e ricolma di beni gli affamati (1,53). Luca 1,54-55: Alla fine, lei ricorda che tutto ciò è espressione della misericordia di Dio verso il suo popolo ed espressione della sua fedeltà alle promesse fatte a Abramo. La Buona Novella non è una risposta all’osservanza della Legge, ma espressione della bontà e della fedeltà di Dio alle promesse fatte. E’ ciò che Paolo insegnava nelle lettere ai Galati e ai Romani.
Il secondo libro di Samuele racconta la storia dell’Arca dell’Alleanza. Davide volle metterla a casa sua, ma si impaurì e disse: « Come potrà venire da me l’Arca del Signore? » (2 Sam 6,9) Davide ordinò così che l’Arca fosse messa nella casa di Obed-Edom. « E l’Arca del Signore rimase tre mesi in casa de Obed-Edom, e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la casa » (2 Sam 6,11). Maria, in attesa di Gesù, è come l’Arca dell’Alleanza che, nell’Antico Testamento, visitava le case delle persone portando benefici. Lei si reca a casa di Elisabetta e vi rimane tre mesi. E mentre si trova in casa di Elisabetta, tutta la famiglia è benedetta da Dio. La comunità deve essere come la Nuova Arca dell’Alleanza. Visitando la casa delle persone, deve portare benefici e la grazia di Dio alla gente.

4) Per un confronto personale

• Cosa ci impedisce di scoprire e di vivere la gioia della presenza di Dio nella nostra vita?
• Dove e come la gioia della presenza di Dio avviene oggi nella mia vita e in quella della comunità?

5) Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

Misericordia, compassione e unità nella fede (Romani 9,14-16)

dal sito:

http://www.firenzevaldese.chiesavaldese.org/diaspora_corrente/febbraio_08.htm

Misericordia, compassione e unità nella fede (Romani 9,14-16)

 di Pawel Gajewski

Questi pochi versetti fanno parte di un grande (e grandioso!) discorso di Paolo dedicato al Popolo d’Israele (capitoli 9-11). È un discorso di capitale importanza per tutta la teologia cristiana. Oggi, in questa domenica che cade a metà della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, possiamo anche dire che si tratta di un discorso particolarmente ecumenico. Qual è la sua tesi? Chi conosce superficialmente gli scritti di Paolo potrebbe pensare che egli voglia mettere da parte l’Israele con i 613 precetti della Torah, con la sua ritualità, affermando che i cristiani hanno preso il posto degli ebrei nella storia della salvezza. Ricordiamo qui la dura polemica con i sostenitori della circoncisione le cui testimonianze si sono conservate nell’Epistola ai Galati.
La tesi di Paolo non è però questa. Dio non ha respinto il suo popolo. La fede tuttavia vale più dei precetti della Torah e quindi Abraamo è il padre di tutti, degli ebrei, sì, ma anche dei non ebrei che credono che in Gesù si compie la Torah (legge). Questa seconda categoria però non è più sottoposta ai precetti rituali perché l’innesto nella discendenza di Abraamo avviene esclusivamente grazie alla misericordia di Dio.
Questa, in estrema sintesi, è la teologia di Paolo, ma il breve testo che stiamo analizzando ci permette di allargare la nostra riflessione. Il centro del brano è una citazione tratta dal libro dell’Esodo 33,19: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». Entrambi i concetti ebraici, misericordia e compassione, fanno riferimento alle relazioni di famiglia; la misericordia allude ai rapporti tra fratelli (fraternità) la compassione fa pensare al seno materno e quindi a un rapporto particolarmente forte. Tutto questo contrasta abbastanza con la grammatica della frase che fa pensare a un sovrano assoluto che pronuncia una sentenza.
La bellezza del testo è da cercare proprio in questo contrasto, in questo stupendo paradosso: da un lato la tenerezza materna e la solidarietà fraterna, dall’altro la sua sovranità assoluta. Paolo tuttavia, da buon maestro, aggiunge una spiegazione: «Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia» (v. 16). La frase si riferisce a Giacobbe ed Esaù. Conosciamo bene questa storia: Dio elegge Giacobbe e non Esaù, il primogenito dei due fratelli e questo non avviene in base alle opere o al merito conseguito ma esclusivamente grazie a una sovrano atto di misericordia. Questa riflessione biblica ha suscitato un dibattito plurisecolare sulla cosiddetta predestinazione, da Agostino a Calvino, da Giovanni Diodati a Karl Barth.
Ma la predestinazione non è l’argomento di questa meditazione. Questa domenica siamo chiamati a riflettere sull’unità dei cristiani. Esattamente un secolo fa è nata, in alcuni ambienti dell’anglicanesimo e del protestantesimo anglosassone, l’idea di pregare per l’unità dei cristiani; è successo molto prima dei grandi colloqui teologici. Era un’epoca in cui ogni chiesa cristiana riteneva di avere il monopolio della verità. Le cose che per noi oggi sono ovvie: la piena comunione con le sorelle e i fratelli metodisti in Italia, la concordia di Leuenberg che sancisce una simile comunione tra luterani e riformati in tutti i paesi dell’Europa, la nostra collaborazione con i battisti, il Consiglio ecumenico (mondiale) delle chiese, il quale, nonostante tante difficoltà, da sessant’anni unisce (anche visibilmente) tutte le chiese cristiane, tranne quella romana; sono passi da giganti che non erano immaginabili allora. In questo processo conciliare tuttavia bisogna riconoscere, prima di tutto, l’azione della Grazia, legata alla preghiera incessante di tante persone credenti.
La situazione del cristianesimo oggi è senz’altro diversa rispetto a un secolo fa; le divisioni in ogni caso non mancano. Da un lato c’è il papato. L’anno scorso il nostro sinodo ci ha ricordato, la triste verità che il papato costituisce il più grande ostacolo istituzionale per l’unità dei cristiani. Ci sono anche frange estreme dell’evangelismo nell’America del Nord o dell’ortodossia orientale che rifiutano qualunque idea di dialogo con altre denominazioni cristiane non riconoscendole affatto come chiese di Gesù Cristo.
L’invito alla preghiera per l’unità dei cristiani è dunque oggi ugualmente valido. Dobbiamo però fissare bene l’oggetto della nostra intercessione. Per che cosa preghiamo? Ho la sensazione che anche tra coloro che in questi giorni si riuniscono per pregare le intenzioni non saranno proprio uguali. Qualche cattolico zelante pregherà senz’atro affinché gli ortodossi e i protestanti si sottomettano al potere del papa. Qualche evangelico fervente pregherà affinché il papa si converta e accolga tutte le istanze della Riforma protestante.
Lo scrittore polacco ottocentesco Henryk Sinekiewicz, noto in Italia grazie al suo romanzo Quo vadis, fu anche autore di brevi racconti di edificazione cristiana. In uno di questi racconti egli parla della preghiera, paragonandola a tante colombe che si alzano in volo per raggiungere il cielo. Solo che a una certa altezza tutte le colombe si trovano in una specie di mischia, impigliandosi le ali a vicenda e azzuffandosi per cadere alla fine in terra. In certo momento, nel bel mezzo di questa confusione una colomba bianca spicca il volo e senza alcun intoppo, in pochi istanti raggiunge il cielo per posarsi serena e tranquilla sul seno dell’Eterno. La parabola è facile da interpretare: le colombe che cadono sono le preghiere che si contrastano, che in fondo pensano al proprio vantaggio a discapito dell’altro; il contadino invoca un raccolto abbondante, il commerciante invece chiede che diminuisca la quantità del grano sul mercato per rivendere con profitto le sue scorte.
Che cosa significa in questo quadro la colomba bianca? È la preghiera di un bambino che non chiede nulla per sé, ma semplicemente loda Dio per la sua bontà e per la sua compassione. Traendo spunto da Sienkiewicz, vorrei terminare la predicazione, affermando che quando dai nostri cuori purificati dallo Spirito si alza la preghiera di lode e di adorazione, proprio in questo momento si manifesta visibilmente l’unità dei credenti in Gesù Cristo che è già in atto, che è stata sempre reale e che dipende esclusivamente dalla misericordia di Dio.
 

Elevation of the Cross

Elevation of the Cross dans immagini sacre

 http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 28 mai, 2011 |Pas de commentaires »

Inno alla vita di Giovanni Paolo II

dal sito:

http://www.preghiere.org/inno-alla-vita-gpaolo.html

GIOVANNI PAOLO II

Inno alla vita di Giovanni Paolo II

La vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone, l’aborto e l’eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell’uomo, la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita, la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore. La malattia e la sofferenza non sono castighi ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell’uomo; nel malato, nell’handicappato, nel bambino e nell’anziano, nell’adolescente e nel giovane, nell’adulto e in ogni persona, brilla l’immagine di Dio. La vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: Dio non guarda all’apparenza ma al cuore; la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza. Ecco la vera giovinezza: è fuoco che separa le scorie del male dalla bellezza e dalla dignità delle cose e delle persone; è fuoco che riscalda di entusiasmo l’aridità del mondo; è fuoco d’amore che infonde fiducia ed invita alla gioia.

Omelia (29-05-2011): Commento su At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1 Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/22183.html

Omelia (29-05-2011) 

CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie – famiglie)
 
Commento su At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1 Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

Se qualcuno ci chiedesse: « Tu puoi dire di avere una speranza che ti fa vivere? Di questa speranza sapresti confidarmi il segreto? » Quanti di noi sarebbero capaci di rispondere con le parole di Pietro:  » Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori » Nella vita di tutti i giorni una persona diventa la ragione della nostra speranza quando la sua speranza ci conforta, ci dona e ci promette amore. Solo allora riusciamo a vedere che Gesù è la nostra speranza perché, con gli occhi della fede, noi lo vediamo come conforto, datore di gioia, di amore e di doni. Fra questi ultimi il più grande è certamente il dono dello Spirito che ci consola in ogni nostra avversità, ci aiuta a mantenere vivo in noi il suo ricordo e « a testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede ».

Separarci da una persona che ci è cara e dagli amici ci rende sempre tristi. Anche se sappiamo che li portiamo nel nostro cuore tuttavia abbiamo timore che, presto o tardi, finiremo per dimenticarli o che loro si dimentichino di noi perché il mondo fra noi e loro stenderà un velo che non potrà essere rimosso facilmente. Bisogna avere molta fede per superare questo scoglio. Fede non sempre raggiungibile in questo mondo, aotato al presto e subito, che fa tutte le cose di corsa. È necessario imparare a fermarsi, ripensare e meditare ciò che lo Spirito suggerisce, guardare con gli occhi del cuore, liberarci dei nostri egoismi e della nostra sete di possesso, anche se questo comporta una lotta con noi stessi e tutto questo non è facile.

Chiesa-madre e Chiesa locale ( At 8, 5-8. 14-17).
Malgrado le difficoltà e le grazie alle persecuzioni, la prima comunità cristiana extra Gerusalemme fa esperienza della vita e della gioia di Cristo. Giovanni e Pietro, inviati dal collegio apostolico, vanno a visitare la chiesa locale di Samaria, fondata dal diacono Filippo, in una terra i cui abitanti erano disprezzati dai giudei. Pietro e Giovanni pregano lo Spirito santo affinché scenda su quei battezzati. Lo Spirito scese sui samaritani e ciò vedendo gli Apostoli, finalmente, capirono che Cristo era veramente venuto non solo per portare la salvezza ai giudei ma anche a tutti gli uomini che esistevano ed esisteranno sulla faccia della terra.

Grandi sono le opere del Signore (Sal 65, 1-3a; 4-5; 6-7a; 17-20).
I prodigi compiuti da Dio, quando liberò il popolo dall’Egitto, vengono ricordati dal salmista e costituiscono la nostra lode pasquale. Di noi che, per mezzo del Battesimo, abbiamo attraversato il Mar Rosso e tramite la quaresima il deserto di Sin.

Una testimonianza e non una crociata ( 1Pt 3, 15-18).
Pietro incoraggia i fratelli, trascinati davanti ai tribunali, dicendo che la Pasqua di Cristo è al centro della fede cristiana e che per essa i fedeli possono « rendere ragione » della loro speranza al cospetto di tutti. Il Vangelo deve essere annunciato con dolcezza, rispetto degli altri, gioia derivante dalla fede, « pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi »: è la fede della Chiesa, non già la Chiesa in quanto tale e tanto meno il laico cristiano o la gerarchia, che deve trionfare. È evidente che, il brano di questa lettera porta con sé la novità dell’evangelo: i comandamenti non sono un obbligo che dia luogo ad una dovuta ricompensa ma un’esigenza del cuore per l’amore ricevuto.

Non siamo più orfani ma adottati per intercessione dell’Unigenito ( Gv 14, 15-21).
Nel brano evangelico della odierna domenica abbiamo ascoltato la promessa dello Spirito Santo fatta da Gesù ai discepoli durante i così detti « discorsi di addio ». Gesù, nel lasciarli per tornare al Padre, promette ai discepoli « un altro consolatore perché rimanga con voi per sempre » il quale vi difenderà da qualsiasi forma di male contro di voi. La promessa può tradursi in questi termini: « Allorché io ritornerò al Padre, cesso di essere il vostro consolatore e pregherò il Padre perché mandi a consolarvi il Paraclito, l’Amore che intercorre fra noi. Sarà Lui che mi farà presente tra voi e vi trasformerà in Eucaristia e noi, Padre, Figlio e Spirito santo abiteremo in voi Chiesa ».

REVISIONE DI VITA
- Le nostre preoccupazioni quotidiane ci impediscono di avvertire l’atto d’amore che l’altro ha per noi?
- Riteniamo che la buona novella sia appannaggio esclusivo del clero e che qualche deroga noi possiamo prendercela?
- Lo spirito consolatore è alla radice della nostra vita cristiana? Lo invochiamoa sostegno del nostro matrimonio? 

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