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L’ATTUALITÀ DI DIETRICH BONHOEFFER (1906-1945) — 11 APRILE

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L’ATTUALITÀ DI DIETRICH BONHOEFFER (1906-1945) — 11 APRILE

Dietrich Bonhoeffer, giovane pastore simbolo della resistenza tedesca contro il nazismo, conta tra coloro che possono sostenerci sul nostro cammino di fede. Lui che, nelle ore più oscure del XX secolo, ha dato la sua vita fino al martirio, scriveva in prigione queste parole che ormai cantiamo a Taizé: «Dio, raccogli i miei pensieri verso di te. Presso di te la luce, tu non mi dimentichi. Presso di te l’aiuto, presso di te la pazienza. Non capisco le tue vie, ma tu conosci il cammino per me». Ciò che colpisce in Bonhoeffer è la sua somiglianza con i Padri della Chiesa, i pensatori cristiani dei primi secoli. I Padri della Chiesa hanno svolto tutto il loro lavoro partendo dalla ricerca di un’unità di vita. Erano capaci di riflessioni intellettuali estremamente profonde, ma allo stesso tempo pregavano molto ed erano pienamente integrati nella vita della Chiesa del loro tempo. Troviamo questo in Bonhoeffer. Intellettualmente era quasi superdotato. Ma allo stesso tempo quest’uomo ha tanto pregato, ha meditato la Scrittura tutti i giorni, fino agli ultimi momenti della sua vita. La comprendeva, come una volta ha detto Gregorio Magno, come una lettera di Dio che gli era indirizzata. Anche se veniva da una famiglia dove gli uomini – suo padre, i suoi fratelli – erano praticamente agnostici, anche se la sua Chiesa, la Chiesa protestante di Germania, l’avesse molto deluso al momento del nazismo e ne avesse molto sofferto, è vissuto pienamente nella Chiesa.

Rilevo tre scritti: La sua tesi di laurea, Sanctorum Communio, ha qualcosa d’eccezionale per l’epoca: un giovane studente di 21 anni scrive una riflessione dogmatica sulla sociologia della Chiesa partendo da Cristo. Riflettere a partire da Cristo su ciò che la Chiesa dovrebbe essere sembra incongruente. Molto più di una istituzione, la Chiesa è per lui il Cristo esistente sottoforma di Chiesa. Cristo non è un po’ presente attraverso la Chiesa, no: Egli esiste oggi per noi sottoforma di Chiesa. È completamente fedele a san Paolo. Questo Cristo ha preso su di sé la nostra sorte, ha preso il nostro posto. Questo modo di fare di Cristo rimane la legge fondamentale della Chiesa: prendere il posto di coloro che sono stati esclusi, di quelli che si trovano fuori, come Gesù ha fatto durante il suo ministero e già nel momento del suo battesimo. Colpisce come questo libro parli dell’intercessione: essa è come il sangue che circola nel Corpo di Cristo. Per esprimere questo, Bonhoeffer si appoggia sui teologi ortodossi. Egli parla anche della confessione, che non era praticamente più in uso nelle Chiese protestanti. Immaginate: un giovane uomo di 21 anni afferma che è possibile che un ministro della Chiesa ci dica: «I tuoi peccati sono perdonati» e che affermi che ciò fa parte dell’essenza della Chiesa: quale novità nel suo contesto! Il secondo scritto è un libro che ha redatto quando è stato chiamato a diventare direttore di un seminario per studenti in teologia che progettavano un ministero nella Chiesa confessante, uomini che dovevano prepararsi a una vita molto dura. Quasi tutti hanno avuto a che fare con la Gestapo, certuni sono stati gettati in prigione. In tedesco il titolo è estremamente breve: Nachfolge, in italiano Sequela. Ciò dice tutto sul libro. Come prendere seriamente ciò che Gesù ha espresso, come non metterlo in disparte come se le sue parole fossero d’altri tempi? Il libro lo dice: seguire non ha contenuto. Ci sarebbe piaciuto che Gesù avesse un programma. E tuttavia no! Alla sua sequela, tutto dipende dalla relazione con lui: lui è davanti e noi seguiamo. Seguire, vuol dire, per Bonhoeffer, riconoscere che, se Gesù è veramente ciò che ha detto di sé, ha nella nostra vita diritto su tutto. È il «mediatore». Nessuna relazione umana può prevalere contro di lui. Bonhoeffer cita le parole di Cristo che chiamano a lasciare i genitori, la famiglia, tutti i propri beni. Ciò fa un po’ paura oggi, e si è potuto rimproverarlo a questo libro: Bonhoeffer non dà un’immagine troppo autoritaria di Cristo? Però si legge nel Vangelo quanto le persone siano rimaste stupite dall’autorità con cui Gesù insegna e con la quale caccia gli spiriti maligni. C’è un’autorità in Gesù. Eppure, egli si dice tutt’altro rispetto ai Farisei, mite e umile di cuore, cioè egli stesso provato e al di sotto di noi. È così che si è sempre presentato ed è dietro questa umiltà che sta la vera autorità. Tutto questo libro è costruito così: ascoltare con fede e mettere in pratica. Se si ascolta con fede, se ci si rende conto che è lui, Cristo, che parla, non si può non mettere in pratica quel che ha detto. Se la fede si fermasse davanti alla messa in pratica, non sarebbe più fede. Porrebbe un limite al Cristo che abbiamo ascoltato. Certo, sotto la penna di Bonhoeffer, ciò può sembrare un po’ troppo forte, ma la Chiesa non ha sempre nuovamente bisogno di quell’ascolto? Un ascolto semplice. Un ascolto diretto, immediato, che crede sia possibile vivere ciò che Cristo chiede. Il terzo scritto, sono le famose lettere di prigionia, Resistenza e resa. In un mondo in cui egli percepisce che Dio non è più riconosciuto, in un mondo senza Dio, Bonhoeffer si pone la domanda: come parleremo di Lui? Cercheremo di creare dei domini di cultura cristiana, immergendo nel passato, con una certa nostalgia? Cercheremo di provocare bisogni religiosi nelle persone che apparentemente non ne hanno più? Oggi si può dire che c’è un rifiorire d’interesse religioso, ma spesso solo per dare una vernice religiosa alla vita. Sarebbe falso da parte nostra creare esplicitamente una situazione nella quale le persone avrebbero bisogno di Dio. Come parleremo allora di Cristo oggi? Bonhoeffer risponde: con la nostra vita. È impressionante vedere come descrive il futuro al suo figlioccio: «Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà». Bonhoeffer crede che il linguaggio necessario ci sarà dato con la vita. Possiamo tutti risentire oggi, anche nei confronti di coloro che sono a noi più vicino, una grande difficoltà a parlare di redenzione per mezzo di Cristo, della vita dopo la morte o, più ancora, della Trinità. Tutto questo è così lontano a delle persone che, in un certo senso, non hanno più bisogno di Dio. Come avere questa fiducia che se viviamo di questo, il linguaggio ci sarà donato? Non ci sarà dato se rendiamo il Vangelo accettabile sminuendolo. No, il linguaggio ci sarà donato se viviamo veramente di esso. Nelle sue lettere, come nel suo libro su seguire il Cristo, tutto termina in una maniera quasi mistica. Egli non avrebbe voluto che si dicesse questo, ma quando si tratta d’essere con Dio senza Dio, si pensa a san Giovanni della Croce, o a santa Teresa di Lisieux in quella fase così dura che ha attraversato alla fine della sua vita. È questo che voleva Bonhoeffer: rimanere con Dio senza Dio. Osare stare accanto a Lui quando è rifiutato, rigettato. Ciò dona una certa gravità a tutto quanto ha scritto. Bisogna tuttavia sapere che egli era ottimista. La sua visione dell’avvenire ha qualcosa di liberante per i cristiani. Egli aveva fiducia; la parola fiducia ritorna molto spesso nelle sue lettera di prigionia. In prigione, Bonhoeffer avrebbe voluto scrivere un commento al salmo 119, ma è arrivato solo alla terza strofa. In quel salmo un versetto riassume bene ciò che Bonhoeffer ha vissuto: Tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Dietrich Bonhoeffer ha vissuto questa certezza che Cristo è realmente vicino, in tutte le situazioni, anche quelle estreme. Tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Possiamo credere che ciò che tu ordini non solo è vero, ma degno della nostra intera fiducia.

Di frère François di Taizé

Publié dans:BONHOEFFER, Bonhoeffer D. |on 11 avril, 2016 |Pas de commentaires »

VIVERE DIO IN UN MONDO SECOLARIZZATO: DIETRICH BONHOEFFER († 9 aprile 1945)

http://www.finesettimana.org/pmwiki/?n=Db.Sintesi?num=106

VIVERE DIO IN UN MONDO SECOLARIZZATO: DIETRICH BONHOEFFER († 9 aprile 1945)

sintesi della relazione di Paolo Ricca
Verbania Pallanza, 20 aprile 1996
un profilo di Bonhoeffer

1.- la parabola di un’esistenza
Bonhoeffer è uno dei pochi teologi martiri di tutta la storia cristiana. Poiché i teologi sono intellettuali, come tutti gli intellettuali sono esperti nell’evitare le tempeste della storia e inclini al pensiero cortigiano, cioè quel pensiero che finisce per aderire o non contrastare il potere esistente.
In Italia solo 13 docenti universitari rifiutarono di prestare giuramento al fascismo. Bonhoeffer è una di queste mosche bianche: è passato dalla cattedra all’università di Berlino, raggiunta da giovanissimo, alla forca di Flossembürg
Ha vissuto quello che scrisse nella lettera a suo nipote in occasione del battesimo: « Abbiamo vissuto troppo intensamente nel pensiero ed abbiamo creduto che fosse possibile garantire in precedenza, mediante una ricognizione di tutte le possibilità, il risultato di qualsiasi azione, in modo tale che essa si compia in conclusione da sola. Un po’ troppo tardi abbiamo imparato che non il pensiero, ma l’assunzione della responsabilità è l’origine dell’azione. Per voi » dice rivolgendosi al nipote « pensiero ed azione entreranno in una relazione nuova. Penserete esclusivamente ciò di cui vi renderete responsabili agendo. Per noi il pensiero era spesso il lusso dello spettatore, per voi sarà interamente al servizio dell’azione. »
Bonhoeffer, proprio perché ha pensato esclusivamente ciò di cui si è reso responsabile attraverso l’azione, è vissuto solo 39 anni. E il suo pensiero manifesta una crescente giovinezza.
Nella prima fase, quella dell’università, Bonhoeffer si rende conto che la teologia accademica non è in grado di produrre un cristianesimo militante capace di fronteggiare vittoriosamente il paganesimo nazista. Per questo abbandona l’Università, troncando una brillante carriera, per buttarsi nella lotta della Chiesa Confessante. Dichiara, con grande scandalo, che fuori della Chiesa Confessante non c’è salvezza. Sostiene che la Chiesa Evangelica rimodellata secondo le direttive del Führer è una pseudochiesa, che offre una pseudosalvezza.Viene considerato un fanatico. Ma anche la Chiesa Confessante viene giudicata inadeguata, perché pensa solo a se stessa, tradendo il mandato divino.
E allora l’attenzione si sposta dalla chiesa al mondo, al mondo diventato adulto, a Dio. Dalla cella del carcere ripensa al cristianesimo globalmente considerato, al rapporto tra Dio e il mondo in termini nuovi.
Queste tre fasi della vita di Bonhoeffer sono anche rilette dal pastore André Dumas con la metafora di Nietzsche sulle metamorfosi dello spirito umano, che prima diventa cammello (accumula un sapere universitario di cui presto riconosce la sterilità), poi si trasforma in leone (cioè da accademico diventa un militante che lotta nella Chiesa Confessante. Si oppone al « paragrafo ariano », accettato dalla Chiesa del Reich e rifiutato dalla Chiesa Confessante. Mentre però la Chiesa Confessante si oppone perché il paragrafo lede l’autonomia della Chiesa, Bonhoeffer lo rifiuta perché snatura la chiesa) e infine diviene bambino (c’è una presa di distanza dalla Chiesa Confessante, una emigrazione interiore, accolta senza rimpianti dalla stessa chiesa. Bonhoeffer diventa un cristiano senza chiesa).
Attorno a Bonhoeffer, in carcere, si forma una nuova chiesa sui generis, che comprende non solo cristiani di diverse confessioni, ma anche comunisti russi di formazione atea. Bonhoeffer presiede un piccolo culto, il giorno prima della morte, tra persone votate alla morte per la resistenza al nazismo, sia credenti che non credenti. Segno della chiesa di domani. Qui Bonhoeffer diventa bambino, rinasce in qualche modo di nuovo, con un nuovo sguardo sul mondo e su Dio: è un mondo senza Dio, ma amato da Dio. Nasce un nuovo linguaggio.
2.- alcune tensioni nel pensiero di Bonhoeffer
Il pensiero di Bonhoeffer esercita un grande fascino sia perché è incompiuto sia perché ricco di tensioni molto vive.
Innanzitutto la tensione tra il suo appartenere alla grande borghesia e la sua immersione nella condizione proletaria (vive per qualche tempo in un quartiere proletario), per la consapevolezza di quanto l’appartenenza ad una classe sociale influenzi il modo di intendere e di esprimere la fede religiosa.
Poi la tensione tra il rapporto intenso con il proprio passato, le radici, la famiglia e la vitalità e il coraggio di leggere e di vivere il presente.
Inoltre Bonhoeffer era un uomo molto pio, religioso, devoto (molta preghiera, lettura della bibbia due volte al giorno) ed insieme è stato il grande teologo della profanità, del ricercatore di un linguaggio non religioso per poter parlare all’uomo adulto.
È stato uno dei piò grandi teologi pacifisti, che dichiarava nel 1934: È giunto il tempo per noi di non vergognarci di chiamarci pacifisti, firmando così la sua condanna a morte, l’accusa di traditore della nazione. Non ha esitato, nello stesso tempo, a partecipare alla cospirazione politica per eliminare Hitler.
Bonhoeffer è stato un teologo luterano e insieme un pensatore ecumenico, elaborando un pensiero capace di superare i confini del cristianesimo e della religione.
Bonhoeffer infine è stato un teologo molto legato alla sua terra, al suo popolo, ma insieme ha sviluppato una forte coscienza internazionalista.
3.- eredità teologica di Bonhoeffer
Anzitutto il tema della debolezza e impotenza di Dio. Solitamente Dio e onnipotenza sono ritenuti sinonimi. Dio si identifica totalmente con la condizione umana e quindi con la sua debolezza. Dio inoltre si oppone al Dio forte dei nazisti. Il tema della debolezza di Dio è estremamente presente nelle riflessione teologica di oggi.
Altro aspetto centrale è la fedeltà alla terra. Il primo interesse per il cristianesimo deve essere non l’esperienza religiosa dell’uomo, ma quello della salvaguardia e promozione della vita umana, della giustizia. Famosa è la sua affermazione sul compito dei cristiani: pregare e operare tra gli uomini secondo giustizia. Solo passando attraverso il mondo, assumendone pene, sofferenze, contraddizioni, si può entrare in un giusto rapporto con Dio.
Occorre poi pensare il cristianesimo a partire dalla coscienza dell’uomo diventato adulto, prescindendo da una visione del mondo costruita a partire dall’ipotesi Dio. L’uomo contemporaneo organizza il mondo come se Dio non ci fosse. L’avvento di una coscienza secolare, nonostante gli attuali ritorni di Dio, si è verificata. Infatti per l’uomo contemporaneo, adulto, Dio non è piò un presupposto. Allora come parlare di Dio in termini non religiosi?
Inoltre l’uomo contemporaneo ha una visione unitaria della realtà (non piò questo mondo e un mondo altro).
Da ultimo Bonhoeffer ci invita a diventare umani per diventare cristiani. Gesò non ci chiama ad una nuova religione, ma alla vita. Nell’umanità di Gesò c’è il modello dell’uomo che vive il trascendente.
vivere Dio in un mondo secolarizzato

1.- vivere Dio nell’al di qua
La religione si caratterizza nel produrre uno sdoppiamento della realtà in due mondi, per favorire il distacco interiore da questo mondo passeggero oscuro caduco al mondo definitivo luminoso permanente.
Per Bonhoeffer l’Evangelo non propone un distacco da questo mondo, ma, secondo la linea dell’Incarnazione, l’immersione in questo mondo. L’Evangelo unifica la realtà: Dio nel mondo , non Dio e il mondo.
Anche per la coscienza secolarizzata il mondo è uno, ma senza Dio, dato Dio che appartiene all’aldilà. Il cristianesimo scopre Dio nell’al di qua. Su questa scoperta si incentra la ricerca di Bonhoeffer. La ricerca di Dio non può avvenire lontano dal mondo, evadendo dalle realtà storiche.
Per imparare a credere occorre evitare una duplice fuga: la fuga religiosa che si sottrae dal mondo e la fuga secolare che si libera da Dio per muoversi agevolmente nel mondo. Dio e mondo sono congiunti, sono riconciliati in Gesò Cristo.
Nel prendere le distanze da una concezione di un Dio separato dal mondo Bonhoeffer segnala tre forme inautentiche di conoscenza di Dio: la concezione del Dio come onnipotente (solo Dio nell’aldilà), del Dio tappabuchi, che colma i buchi della nostra ignoranza, del Dio scappatoia come risorsa estrema a cui ricorrere nei momenti critici della vita (morte, sofferenza e colpa). Dio non vuole essere accettato per disperazione.
Occorre vivere Dio interamente nell’aldiqua.
2.- vivere Dio nell’al di qua secondo Bonhoeffer
Innanzitutto per Bonhoeffer vivere Dio nell’al di qua vuol dire scoprire la polifonia della vita. Noi alberghiamo in noi stessi Dio e il mondo intero. Dio può essere paragonato al cantus firmus, al tema dominante della vita, rispetto al quale tutti gli altri temi musicali si muovono e si intrecciano, in autonomia e in segreto rapporto con il tema dominante. È la trascendenza dell’al di qua, che si manifesta nell’avvicinarsi all’altro. Trascendenza nell’al di qua è scoprire tutte le dimensioni della vita. La religione non è un settore, ma una dimensione della realtà.
Per un certo tempo l’essere cristiani dovrà consistere nel pregare e nel praticare la giustizia tra gli uomini. Questa concentrazione dovrà dar luogo alla nascita di un nuovo linguaggio.
Nessuna chiesa ha osato mettere in pratica questa indicazione di Bonhoeffer di una doppia ascesi, l’ascesi della parola, riservata alla preghiera, l’ascesi dell’azione, riservata esclusivamente alla pratica della giustizia in mezzo agli uomini.

Publié dans:BONHOEFFER |on 8 avril, 2015 |Pas de commentaires »

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