Archive pour mai, 2018

Visitazione

imm per paolo

Publié dans:immagini sacre |on 30 mai, 2018 |Pas de commentaires »

« LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA » – di GEORGE GHARIB

http://www.stpauls.it/madre06/0606md/0606md11.htm

« LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA » – di GEORGE GHARIB

La festa s’inserisce nel tempo di preparazione al Natale, chiamato « Periodo del Subboro » o « delle Annunciazioni » – Ricchezza di testi dell’Ufficio liturgico.
L’episodio della Visita di Maria alla cugina Elisabetta, riferito con dovizia di dettagli dal solo Evangelista Luca [cfr. Lc 1, 39-56], è celebrato con evidente ammirazione dalle Chiese di lingua sira.
Il contesto della celebrazione è profondamente liturgico e s’inserisce nel tempo di preparazione al Natale, chiamato « Periodo del Subboro » o « delle Annunciazioni ». La Liturgia siro-occidentale che qui c’interessa, mette in rilievo in questo periodo prenatalizio i seguenti episodi:

1] l’Annuncio a Maria
2] la Visitazione di Maria ad Elisabetta
3] la Rivelazione dell’Arcangelo Gabriele a Giuseppe
4] la Genealogia del Salvatore.

Ad ognuno di questi eventi la liturgia consacra una Domenica ed i giorni della settimana che segue. Qui ci soffermeremo sull’episodio della Visitazione, traducendo alcuni dei testi tra i più significativi della sua celebrazione.

La Visitazione secondo i Padri della Chiesa Sira
L’episodio della Visitazione è commentato con interesse da molti Padri della Chiesa Sira. Ci fermeremo qui sui due grandi Autori e poeti di questa Chiesa, Efrem Siro (+ 373) celebrato come « arpa dello Spirito Santo », e Giacomo di Sarug (+ 521) detto « flauto dello Spirito e cetra della Chiesa ».
1] Efrem Siro si sofferma sull’episodio lucano nel commento da lui fatto nel Vangelo Concordante, o Diatessaron.
Parlando della Visita della Vergine all’anziana cugina, egli così la presenta: « Maria si recò da Elisabetta per verificare le parole dell’Angelo e per non aver più dubbi a proposito di se stessa. Sì, Maria andò da Elisabetta che era inferiore a lei, come anche Nostro Signore andò da Giovanni »; e prosegue: « Quando essa ebbe rivelato ad Elisabetta ciò che l’Angelo le aveva detto in segreto, e questa l’ebbe proclamata beata per aver creduto al compimento delle profezie e dell’insegnamento ascoltato, Maria fece maturare quel frutto soave delle parole dell’Angelo e disse ad Elisabetta: « L’anima mia benedice il Signore » (Lc 1, 46). Ad Elisabetta che aveva detto: « Beata colei che ha creduto », Maria rispose: « D’ora in poi, tutte le generazioni mi diranno beata ».
Ed Efrem commenta: « Già allora Maria incominciò a predicare il nuovo regno; « e ritornò a casa sua dopo tre mesi » (Lc 1, 56), affinché il Signore che portava nel suo seno non rimanesse in forma di servo davanti al suo servitore. Ritornò dal suo sposo per rendere più evidente il carattere miracoloso del suo concepimento, perché, se essa fosse rimasta incinta di un frutto umano, egli si sarebbe reso conto che essa aveva tradito il proprio marito ».
2] Giacomo di Sarug, due secoli più tardi, si sofferma sull’episodio in ben due lunghe Omelie, in cui, facendo ricorso a tutto il suo estro poetico e volendo esprimere la grandezza dell’evento, paragona le due donne, la giovane e l’anziana, alla mattina e alla sera: « Si videro la giovinetta e la vecchia, come si dice: il mattino e la sera per baciarsi si incontrarono. Maria è il mattino e porta il Sole di giustizia; Elisabetta invece è la sera che porta la stella della luce ». Egli prosegue poi paragonando il saluto di Maria all’effusione su Giovanni dello Spirito Santo, come in un Battesimo: « Il saluto di Maria alle orecchie dell’anziana fu pronunziato, e nell’anima del fanciullo lo Spirito Santo si effuse. Il saluto di Maria compì colà l’ufficio di sacerdote, ed Elisabetta invero fu come la vasca del Battesimo ».

L’Ufficiatura della festa
L’Ufficiatura della festa sira è quella delle grandi occasioni: comincia con i Vespri del Sabato, continua con tutti gli Uffici della Domenica e si prolunga nei giorni della settimana che segue, inquadrando i testi biblici con un commento liturgico di prim’ordine. Di questa abbondante innografia, che si ispira ai due Padri della Chiesa sira citati sopra, e a molti altri, diamo qui di seguito solo alcuni esempi dei Vespri del Sabato sera.
L’Ufficio comincia con la seguente « Preghiera d’introduzione », intonata dal Celebrante:
« Dacci, Signore Iddio, di celebrare con fede sincera, spirito illuminato e conoscenza perfetta questo santo giorno nel quale, per mezzo del suo saluto, la Madre tua pura portò la gioia presso la figlia dei Leviti, e concedici di dire con coscienza illuminata e azioni di luce alla Vergine, insieme ad Elisabetta: ‘Benedetta sei fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, sempre e nei secoli dei secoli!’ « .
Segue il canto del Salmo 48, che contiene le due seguenti strofe messe in bocca ad Elisabetta, che non può che proclamare i misteri che intravede compiersi in Maria:
« Elisabetta fu presa dalla paura quando vide la Vergine e volle salutarla. Con tremore le disse: ‘A che debbo che la benedetta tra le donne e la gloria dell’universo venga a farmi visita? Il tuo saluto ha fatto sussultare il bambino nel mio seno: egli gioisce per il figlio tuo, grida e dice: ‘Dio dei padri nostri che ti fai vedere da noi, benedetto sei per sempre!’.
Elisabetta aggiunse: ‘Con quali parole potrò proclamare la gloria dei misteri che in te si compiono? Per te viene cancellato il rescritto fatto da Eva, la nostra prima madre! Per te prende fine la maledizione che fa nascere i figli nei dolori! Per questo io adoro il tuo grembo, e a Colui che abita in te esclamo e grido: ‘Dio dei padri nostri che ti fai vedere da noi, benedetto sei per sempre!’ « .
Le strofe che accompagnano il canto del Salmo 140, riprendendo il paragone fatto fra l’anziana e la giovane, così commentano l’evento:
« L’anziana donna disse alla giovane: ‘Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno’, Signore e Creatore di tutte le cose!’.
Beato sei, o bambinello, che nel seno sei stato giudicato degno di ricevere la visita del tuo Signore! Intercedi per noi per essere degni di una sua visita per l’abbondanza della sua misericordia.
Gloria a te, o Figlio dell’Altissimo, che sei sceso nel seno di Maria e ti sei recato nella casa del sacerdote Zaccaria per salutare il tuo servitore ».

Il « Sedro », parte più vibrante dell’Ufficio
Ma la parte più vibrante di tutto l’Ufficio è il Sedro, ossia la Preghiera recitata dal Sacerdote ad alta voce e composta – come sanno già i nostri Lettori -, da tre parti: Proemio, Sedro propriamente detto, e Preghiera dell’incenso.
1] Il Proemio è costituito dalla seguente formula di lode, di forte connotazione trinitaria:
« Lode, riconoscenza, gloria, onore ed esaltazione, incessantemente e senza pausa, in ogni tempo e in ogni luogo siamo degni di offrire a Dio che per sua grazia si è incarnato per la nostra rigenerazione per mezzo di una filiazione spirituale e una divina rinascita nell’abbondanza del suo amore. Colui che nessun luogo limita si degnò di incarnarsi dallo Spirito Santo nella Vergine Maria e di venire a fare visita alla sterile benché le alture e le profondità siano troppo strette per la sua maestà. Noi lo serviamo e lo lodiamo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen ».
2] La seconda parte, formata dal Sedro propriamente detto, cerca di penetrare nel mistero stesso che si compie nell’episodio della Visita di Maria ad Elisabetta, per erompere poi in salutazioni a Maria e in azione di grazie per la Comunità che celebra il mistero:
« Noi ti lodiamo, o Messia, nostro Dio, immagine del Padre e splendore della sua gloria, uguale al Padre e allo Spirito Santo quanto all’essenza. Nella tua compassione tu sei disceso dai cieli per incarnarti dallo Spirito Santo nella Vergine Maria, per liberare il genere umano dalla schiavitù del peccato.
O tu che governi tutte le cose con il tuo Padre ed il tuo Santo Spirito, sei venuto in questo giorno per fare visita ad Elisabetta mentre ti trovavi nel seno di tua Madre, o tu che non delimitano né le alture né le profondità.
Nel celebrare oggi la festa della tua economia salvifica, noi esclamiamo assieme alla sterile Elisabetta, e diciamo a tua Madre: « Tu sei benedetta fra le donne », perché la potenza dell’Altissimo è in te e il Figlio celeste dimora in te! Tu sei benedetta fra le donne, perché l’Angelo Gabriele ti ha portato il messaggio glorioso dell’incarnazione. Colui che il profeta Zaccaria ha chiamato « aurora » è apparso per tuo mezzo.
Tu sei benedetta fra le donne, perché il Salvatore giusto è disceso in te per estinguere il debito di Adamo, nostro padre. Tu sei benedetta fra le donne, perché l’Emanuele è dimorato in te. Benedetta sei fra le donne, perché da te è apparso il Sole sublime della giustizia e perché i santi Profeti avevano predetto il tuo salvifico concepimento.
In quest’ora noi tuoi servi peccatori chiediamo al Signore apparso da te, dicendo: ‘Accogli, o Signore, le nostre preghiere tramite la tua Madre benedetta; supplichiamo la tua bontà di proteggere la tua Chiesa e di fortificare i suoi pastori, circondando tutti con la tua grazia, e noi ti loderemo con il tuo Padre ed il tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen’ « .
3] La terza parte della « Preghiera sacerdotale » è formata dalla « Preghiera dell’incenso » che viene abbondantemente profuso, inondando il tempio ed i fedeli delle sue volute e del suo profumo :
« O pace vera, che hai messo fine alla lotta delle potenze superne e degli inferi, che ti sei recato sui monti della Giudea per fare visita al tuo Precursore, e che per il saluto di tua Madre hai portato gioia a tutti i Leviti, donaci la tua pace, Signore, per il profumo di questo incenso che noi offriamo davanti alla tua maestà; stendi la tua destra piena di misericordia sui figli della tua Chiesa ed accorda a tutti i defunti nella fede il soggiorno nel tuo regno. Così noi ti glorificheremo nei secoli dei secoli. Amen ».
Nella strofa cantata dopo la « Preghiera dell’incenso » si evoca la figura di Giovanni che sussulta nel grembo della madre, offrendo già una balbettante adorazione:
« Elisabetta, la figlia dei Leviti, udì il santo saluto della pura vergine Maria. Giovanni allora, in preda ad una grande gioia, sussultò davanti al suo Signore, vedendo abitare in un seno colui che sorreggono i Cherubini, e a lui offrì una balbettante adorazione, come conviene alla sua divinità.
Chi potrà narrare l’umiltà del Figlio di Dio? Lui, il santo uguale al Padre e in conformità al suo volere, è sceso e abitò nel seno della vergine Maria, la figlia di David, per la salvezza del genere umano. Noi riconosciamo in lui Colui che si è compiaciuto di rallegrare la sterile e che sale sui monti della Giudea per fare visita alla casa del suo servitore ».

George Gharib

 

Publié dans:FESTE DI MARIA |on 30 mai, 2018 |Pas de commentaires »

SS Trinità

imm paolo

Publié dans:immagini sacre |on 26 mai, 2018 |Pas de commentaires »

SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO B) (27/05/2018)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=43282

L’immersione che ci illumina

dom Luigi Gioia

SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO B) (27/05/2018)

Alla fine del prologo al suo vangelo Giovanni afferma: Dio nessuno lo ha mai visto (Gv 1,18). Non si tratta di un’affermazione relativa al passato, ma che vale ancora oggi: Dio resta non evidente, inaccessibile, invisibile, anche quando Gesù ce lo rivela, ce lo fa conoscere.
A volte si dice che Gesù è il volto umano di Dio. In realtà questa affermazione è teologicamente errata perché Gesù è Dio stesso in mezzo a noi. Vederlo agire e ascoltarlo è vedere e ascoltare Dio. Essere toccati da Gesù è essere toccati da Dio. Essere amati da Gesù è essere amati da Dio. L’esito delle grandi controversie sull’identità di Gesù nei primi secoli dell’era cristiana è proprio questo: l’io di Gesù è quello stesso di Dio. Al tempo stesso però – e qui incontriamo il paradosso che ci introduce nel mistero della Trinità – anche vedendo Gesù, anche sentendolo, anche toccandolo ed essendo toccati da lui, Dio resta invisibile e misterioso, proprio come afferma Giovanni: nessuno lo può vedere.
Ce lo confermano i discepoli che hanno vissuto con Gesù. Anche dopo la sua risurrezione, dopo aver passato quaranta giorni con lui, aver assistito ai suoi segni e ai suoi prodigi, fanno fatica a riconoscerlo: Quando lo videro si prostrarono, però dubitarono (Mt 28,17). Lo riconoscono come Signore e per questo si prostrano, ma continuano a dubitare perché Dio resta misterioso.
Per conoscere Gesù come Dio e, attraverso Gesù, conoscere il Padre, per essere toccati da Dio attraverso Gesù, ci vuole qualcos’altro. In questo siamo condotti nel cuore del mistero della Trinità. Il Padre e il Figlio non bastano. Malgrado tutto quello che Gesù ha fatto per rivelarci il Padre, ci vuole ancora un’altra manifestazione di Dio che è quella dello Spirito Santo. Solo con la venuta dello Spirito Santo la conoscenza di Dio diventa possibile.
Paolo afferma che possiamo gridare nei nostri cuori Abbà, padre (Rm 8,15), soltanto dopo che lo Spirito Santo ha attestato nel nostro cuore che siamo figli di Dio, soltanto dopo che è stato versato nei nostri cuori. Questo non deve sorprenderci perché Dio non è semplicemente Padre e Figlio, ma è Padre, Figlio e Spirito Santo. Quindi, conosciamo Dio non solo dopo aver sperimentato e toccato il Figlio, ma ancora dopo aver ricevuto lo Spirito Santo.
Padre, Figlio e Spirito Santo non sono tre realtà che potremmo conoscere separatamente. Si tratta sempre di conoscere il Padre attraverso il Figlio per mezzo dello Spirito Santo. In Matteo Gesù afferma: Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre e colui al quale il Padre lo voglia rivelare (Mt 11,27). E Giovanni aggiunge: Lo Spirito non rivela se stesso, non parla da se stesso (Gv 16,13), ma fa conoscere Gesù.
Nella Trinità parliamo di Figlio perché vi è un Padre e viceversa. Ma occorre aggiungere che non ci sarebbero Padre e Figlio senza l’amore che li unisce, che è lo Spirito Santo; per questa ragione non si può entrare in questo scambio tra il Padre e il Figlio senza aver ricevuto nei nostri cuori il loro amore reciproco, lo Spirito Santo. Solo dopo che lo Spirito ci ha resi figli nel Figlio, unendoci a Cristo possiamo gridare: Abbà, padre (Rm 8,15).
Conosciamo la Trinità unicamente entrando nella sua vita, essendo inabissati, immersi in essa. Questo è il senso profondo del battesimo. Nel momento in cui ascende al cielo Gesù non dice semplicemente ai suoi discepoli: “Andate e insegnate a tutte le nazioni ciò che riguarda il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”, perché l’insegnamento solo non basta. Dio non si conosce solo attraverso parole, idee e concetti. Per conoscere Dio bisogna essere immersi in lui. Per questo Gesù dichiara: Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19), immergendoli nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo.
Questo spiega perché i primi cristiani chiamassero il battesimo “illuminazione”. Con esso si riceve la luce che ci permette di vedere ciò che non percepivamo prima. Grazie ad esso diventiamo templi dello Spirito che non solo ci fa confessare il nome del Padre, ma ce lo fa gridare: Abbiamo ricevuto lo Spirito che ci rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, padre (Rm 8,15). Siamo diventati figli di Dio, lo sappiamo, lo sentiamo e ce ne meravigliamo. Siamo così stupiti dalla luce nuova nella quale ci troviamo immersi che abbiamo bisogno di lasciare prorompere la nostra gioia.
Celebrando dunque la Trinità siamo chiamati a ricordarci che la conoscenza e la relazione con Dio non sono prima di tutto una questione di idee, di concetti, di parole, di precetti, ma consistono nell’esperienza di cui ci parla Paolo, quella dello Spirito che vive in noi e proclama Abbà, padre. Conoscere Dio è essere in lui. Per questo i momenti nei quali lo conosciamo sono quelli della preghiera, quelli cioè nei quali, come figli nel Figlio, gridiamo nello Spirito Santo: Abbà, padre. E il Padre, ancora prima che noi abbiamo invocato il suo nome, viene incontro a noi, ci prende nelle sue braccia, ci ascolta, ci esaudisce.

San Beda

beda

Publié dans:immagini sacre |on 24 mai, 2018 |Pas de commentaires »

BEDA IL VENERABILE – SANTO, MONACO BENEDETTINO E DOTTORE DELLA CHIESA

http://spazioinwind.libero.it/schegge/PdS_05_25_a.htm

BEDA IL VENERABILE – SANTO, MONACO BENEDETTINO E DOTTORE DELLA CHIESA

MEMORIA LITURGICA IL 25 MAGGIO

Il nome “Beda” significa “l’orante, “colui che prega” e quindi ben si addice alla figura del nostro santo che fu un grande uomo di preghiera. La vita di questo santo è semplice e lineare. Nasce nel 672—673 nel territorio del monastero di Jarrow; a circa 7 anni viene affidato, forse perché orfano, all’abate di questo monastero, S. Benedetto Biscop. Beda cresce sotto la guida di santi monaci, ebbe da essi formazione letteraria e religiosa. Fu ammesso per suo volere agli ordini sacri: a 19 anni ricevette il diaconato e a 30 diventò sacerdote. In questo periodo si dedicò allo studio, all’insegnamento e all’apostolato della penna. Durante i suoi 55 anni di vita monastica, Beda non si allontanò mai dal suo monastero. Gli ultimi giorni della vita di Beda ci sono raccontati da un suo discepolo: “Il Santo dottore cadde gravemente malato nella Pasqua del 735. “Quando giunse il martedì prima dell’Ascensione del Signore, Beda cominciò a respirare più affannosamente e gli comparve un po’ di gonfiore nei piedi. Però per tutto quel giorno insegnò e dettò di buon umore. Tra l’altro disse: “Imparate con prontezza, non so fino a quando tirerò avanti e se il Creatore mi prenderà tra poco”. A noi pareva che egli conoscesse bene la sua fine; e così trascorse sveglio la notte nel ringraziamento. Sul far del giorno, cioè il mercoledì, ci ordinò di scrivere con diligenza quanto avevamo cominciato, e così facemmo fino alle nove. Dalle nove poi movemmo in processione con le reliquie dei santi, come richiedeva la consuetudine di quel giorno. Uno di noi però rimase accanto a lui e gli disse: “Maestro amatissimo, manca ancora un capitolo al libro che hai dettato.Ti riesce faticoso essere interrogato?”. Ed egli: “Ma no, facile, disse, prendi la tua penna, temperala e scrivi”. E quello così fece. Alle tre pomeridiane mi disse: “Nel mio piccolo baule ci sono alcune cose preziose, cioè pepe, fazzoletti e incenso. Corri presto e conduci da me i sacerdoti del nostro monastero perché voglio distribuire loro questi piccoli regali che Dio mi ha dato. E in loro presenza parlò a tutti ammonendo ciascuno e scongiurando di celebrare per lui delle Messe e di pregare con insistenza, cosa che quelli volentieri promisero. Piangevano tutti e versavano lacrime soprattutto perché aveva detto di credere che non avrebbero visto più tanto a lungo la sua faccia in questo mondo. Provarono gioia però perché disse: “E’ tempo ormai (se così piace al mio Creatore) di ritornare a Colui che mi ha creato e mi ha fatto dal nulla, quando ancora non esistevo. Ho vissuto molto e il pio Giudice bene ha disposto per me la mia vita; ormai è giunto il momento di sciogliere le vele (2Tim. 4), perché desidero morire ed essere con Cristo (Fil. 1,23); infatti l’anima mia desidera vedere Cristo, mio re, nel suo splendore”. E avendo detto molte altre cose per la nostra edificazione, passò in letizia quel giorno fino a sera. il giovane Wiberth disse ancora: “Caro maestro, ancora una sentenza non è stata trascritta”. Ed egli: “Scrivi, subito”. E dopo un po’ il giovane disse: “Ecco, ora la sentenza e stata scritta”. E lui allora: “Bene, disse, hai detto la verità; tutto è finito. Prendi la mia testa tra le tue mani perché mi piace assai stare seduto di fronte al santo posto, in cui ero solito pregare, perché anch’io, stando seduto, possa invocare il mio Padre”. E così stava sul pavimento della sua cella cantando: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo”. Dopo d’aver nominato lo Spirito Santo, esalò l’ultimo respiro, e per essere stato sempre devotissimo nelle lodi di Dio sulla terra, migrò alle gioie dei desideri celesti.” Lasciava un gran numero di opere scritte sia in prosa che in poesia, tanto in latino quanto in lingua volgare. Tutta l’opera in lingua volgare è andata perduta ma basta un’occhiata alla qualità e quantità dell’opera in latino per rendersi conto della vastità della sua cultura umanistica e religiosa. Si interessò di tutto: abbiamo opere che riguardano grammatica, retorica, aritmetica, geografia, cronologia, astronomia, metereologia, scienze naturali, poesia, storia, esegesi, morale, dogmatica. E’ soprattutto un attento lettore e commentatore della Sacra Scrittura che legge e interpreta attraverso il pensiero dei Padri della Chiesa, cercando di essere semplice e di facile comprensione. Ed è proprio dalla Sacra Scrittura meditata ogni giorno che nasce la santità di Beda: prima di leggerla si purifica, chiede perdono, mentre la legge crea in sé il deserto, da essa la sua anima punta verso Dio non astratto ma concreto e vicino; sovente parla di vita come pellegrinaggio per cui i cristiani per la loro stessa vocazione sono dei “cittadini del cielo in cammino sulla terra verso quella meta”; anche la sua preghiera, specialmente quella liturgica non è che un cominciare a partecipare e pregustare l’eterna liturgia dei cieli.

PREGHIAMO CON LA LITURGIA
O Dio, che nel sacerdote e monaco san Beda ci hai dato un insigne maestro di dottrina evangelica, edifica e illumina sempre la tua Chiesa con la sapienza dei padri e la carità dei santi. Per il nostro Signore Gesù Cristo….

ANEDDOTO
Domenico Cavalca racconta nella sua storia di S. Beda il venerabile una leggenda: S. Beda era quasi cieco ed un suo assistente per scherzare lo portò a predicare davanti a un grosso cumulo di pietre facendogli credere che fosse una fola di fedeli. Quando il predicatore si infervorò e dichiarò con forza: « Queste cose che vi dico sono vere », le pietre risposero in coro: « E’ veramente così, venerabile padre ». Si può proprio dire che la voce della fede commuove anche i cuori di pietra.

LA FEDE DELLA CANANEA
Il Vangelo offre alla nostra considerazione la grande fede, la sapienza, la perseveranza e l’umiltà della Cananea. Questa donna era dotata di una pazienza non comune. Alla sua prima richiesta, il Signore non risponde nulla (Mt 15,23). Ciò nonostante, continua a implorare con insistenza il soccorso della sua bontà… O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come desideri (Mt 15,28). Sì, possiede una grande fede. Pur non conoscendo né gli antichi profeti né i recenti miracoli del Signore, né i suoi comandamenti e le sue promesse, e in più respinta da lui, ella persevera nella sua richiesta, non smette di insistere con colui che la fama gli aveva indicato come il Salvatore. E così la sua preghiera viene esaudita in modo strepitoso. Il Signore le dice: Ti sia fatto come desideri; e in quel momento la figlia della donna guarì. Quando qualcuno ha la coscienza macchiata dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla vanagloria, dalla collera, dalla gelosia o da qualche altro vizio, ha, come quella Cananea, una figlia crudelmente tormentata da un demonio (Mt 15,22). Corra perciò a supplicare il Signore di guarirla… e lo faccia con umile sottomissione; non si giudichi degno di partecipare alla sorte delle pecorelle d’Israele, delle anime pure, e si consideri indegno della ricompensa del cielo. La disperazione tuttavia non lo spinga a desistere dalla preghiera, ma abbia una fiducia incrollabile nell’immensa bontà del Signore. Colui che ha potuto trasformare un ladrone in un confessore della fede, un persecutore in apostolo e semplici pietre in figli di Abramo, sarà anche capace di trasformare un cagnolino in una pecorella d’Israele… Vedendo l’ardore della nostra fede e la tenacità della nostra perseveranza nella preghiera, il Signore finirà per aver pietà di noi e ci accorderà quello che desideriamo. Una volta messa da parte l’agitazione dei nostri cattivi sentimenti e sciolti i nodi dei nostri peccati, la serenità di spirito tornerà in noi unitamente alla possibilità di agire correttamente. Se, nell’esempio della Cananea, persevereremo nella preghiera con fede incrollabile, la grazia del nostro Creatore verrà in noi, correggerà in noi tutti gli errori, santificherà tutto ciò che è impuro, pacificherà ogni agitazione. Il Signore infatti è fedele e giusto; egli perdonerà i nostri peccati e ci purificherà da ogni bruttura se grideremo a lui con la voce implorante del nostro cuore.
Beda il Venerabile Omelia, 1,22

 

Publié dans:SANTI VENERABILI |on 24 mai, 2018 |Pas de commentaires »

Genesi, il serpente

imm paolo

Publié dans:immagini sacre |on 22 mai, 2018 |Pas de commentaires »
1234

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01