Archive pour janvier, 2010

San Cirillo Alessandrino: Per « rinnovare la faccia della terra » (Sal 104, 30)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100131

IV Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno C : Lc 4,21-30
Meditazione del giorno
San Cirillo Alessandrino (380-444), vescovo, dottore della Chiesa
Commento sul profeta Isaia, 5, 5; PG 70, 1352-1353

Per « rinnovare la faccia della terra » (Sal 104, 30)

        Cristo, volendo restaurare il mondo e ricondurre tutti gli uomini al Padre, trasformare in meglio tutte le cose e rinnovare la faccia della terra, « assunse la condizione di servo » (Fil 2, 7) – egli Signore dell’universo – e annunziò la buona novella ai poveri, affermando che proprio per questo era stato mandato. Per poveri si possono intendere quelli che soffrono nella totale indigenza, ma anche, come dice la Scrittura, tutti quelli che non posseggono la speranza e che nel mondo sono privi di Dio (Ef 2, 12).

        Arrivati a Cristo dal paganesimo, arricchiti dalla fede in lui, hanno conseguito un tesoro divino venuto dal cielo, la predicazione del Vangelo della salveza, resi partecipi in tal modo del regno dei cieli e consorti dei santi, eredi di quei beni che non si possono né immaginare, né domandare : « Cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo ; queste ha preparato Dio per coloro che lo amano » (1 Cor 2, 9).

        Quanto ai fratelli venuti dal giudaismo, anch’essi erano poveri, col cuore spezzato, come schiavi e nelle tenebre. Ma venne Cristo, e a Israele prima che agli altri si annunziò con le benefiche e fulgide manifestazioni della sua potenza, proclamò « l’anno di misericordia del Signore » e il « giorno della salvezza ».

Omelia (31-01-2010)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17172.html

Omelia (31-01-2010) 
padre Paul Devreux

Nella prima lettura di oggi e nel vangelo domina il tema del rifiuto. Ad esso si contrappone la seconda lettura che è il bellissimo inno alla carità scritto da san Paolo per i Corinzi, abitanti di una grande città portuale greca. Rileggiamolo insieme.

Un problema di Paolo e di tutti quelli che hanno provato a scrivere qualche cosa su Gesù era spiegare che tipo di amore di Dio Gesù ha voluto rivelarci. Hanno provato a spiegarlo usando la parola carità, ma oggi questa parola viene fraintesa con il concetto di fare l’elemosina o un po’ di bene, mentre il significato originale è quello di un dono di sè totale e gratuito; lo capiamo meglio quando Gesù dice: « Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici ». Perciò lo si può definire oggi come amore-dono, diverso dall’amore anch’esso autentico ma che pretende un riconoscimento, gratitudine, affetto e gratificazioni. Dio ci ama nella massima gratuità, tant’è vero che da noi non vuole niente. Per noi vuole tutto e per questo ci suggerisce delle strade da seguire, ma da noi non vuole nulla. Scoprirlo è bello e suscita in me la voglia di provare anch’io ad amare cosi. Se ci provo sul serio, mi accorgo che non sono capace di essere totalmente gratuito, ma questa presa di coscienza è un’ulteriore occasione non per avvilirsi, ma per capire sempre di più quanto grande è questa gratuità di Dio e che la presenza dell’amore-dono da qualche parte è il segno della presenza di Dio.

Se poi capisco che la Carità è Dio stesso, capisco ancora meglio perché è grande e non avrà mai fine. L’amore non invecchia mai e chi ama vive. Santa Teresina, che si domandava quale potesse essere il suo carisma o ruolo nella Chiesa, un giorno capì ed esclamò, piena di gioia: « Io, nella Chiesa, sarò l’amore », ed è stata elevata al rango di Dottore della Chiesa.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 30 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per domanica 31 gennaio: Novità! Dio è amore!… voglia di volare!

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17199.html

Omelia (31-01-2010) 
don Carlo Occelli

Novità! Dio è amore!… voglia di volare!

Eccoci nuovamente nell’istante in cui ci siamo lasciati la scorsa settimana. Ricordate? Siamo ancora in sinagoga, abbiamo ripreso a leggere dall’ultimo versetto che avevamo già ascoltato.
Ricordate che c’era molta suspence per l’arrivo di Gesù. Dopo i primi momenti in cui, come nelle nostre chiese, c’era ancora un po’ di brusio, nell’istante in cui entra Gesù, si crea un grande silenzio. Molte attese, molte aspettative.
Gli occhi di tutti erano fissi su di lui quando l’inserviente gli porse il rotolo della Scrittura e Gesù cominciò a leggere: « Lo Spirito del Signore è sopra di me… oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con le vostre orecchie ».
Gesù si ferma in un determinato punto nel leggere Isaia, tralasciando delle parole che a lui non interessavano.
« Oggi si è adempiuta », abbiamo sottolineato la scorsa settimana.
Ma c’è già qualcuno a cui quell’oggi non va’ proprio giù. C’è già qualcuno, tra gli uditori della sinagoga, che pensa di conoscere già tutto.
Dopo il primo stupore, qualcuno comincia a dare i primi segnali di malumore: ma non è costui il figlio di Giuseppe? Ma sì che è lui!
E allora? Allora chi si crede di essere, noi conosciamo benissimo suo padre, tale padre tale figlio. Dove vuole andare questo qui? Chi si crede di essere?
Vedete, tante volte noi siamo convinti di conoscere Gesù, vero? Ce lo siamo detti anche la scorsa settimana: ma quanto conosci Gesù?
Siamo sinceri: la sappiamo già questa storia, come la maggior parte dei racconti evangelici!
Ma Gesù dice « oggi! », oggi la novità di Dio entra nella tua vita!
Eppure così tante volte noi spegniamo il contatto ancora prima che il vangelo abbia la possibilità di comunicare con noi!
Ma diamine! Se credi già di sapere, di conoscere chi sia Gesù, di prevedere benissimo dove ti condurrà questa settimana, ti stai escludendo dalla possibilità di incontrarlo!
Non escluderti! Te lo dico con il cuore: apriti alla novità del vangelo!
In questi giorni sto studiando un pochino la figura di San paolo, di cui abbiamo letto l’inno alla carità nella seconda lettura, e non smetto di stupirmi di quanto Paolo si sia lasciato sconvolgere da Gesù! Eppure lui la Scrittura la conosceva molto meglio di me!
Eppure quando incontra Gesù: è come un vulcano! La sua vita cambia, si sente un uomo nuovo.
Nuovo nuovo nuovo! E diventa matto di Dio, folle del suo amore, scrive pagine meravigliose! Cavalca la vertigine di Dio!
Caro amico: impariamo da San Paolo, ti va?! Lasciamoci prendere dalla novità!
Oggi va pure di moda, no? Si va sempre a caccia di novità, in tutti i campi! Noi la novità ce l’abbiamo in casa!
Ebbene dunque qualcuno comincia a dirsi: senti Gesù, non vogliamo novità, la vita ci va tanto bene così!
Cosa succede allora? Succede che Gesù, ancora, sfodera il suo messaggio nuovo!
E li provoca! Sì, li provoca! Mette il dito nella piaga, va a prendere due episodi che non piacevano così tanto ai giudei presenti. Riguardano due profeti: Elia aiutò una vedova libanese, cioè straniera… eppure c’erano anche tante vedove in Israele! Eliseo purificò un lebbroso della Siria, cioè straniero… eppure c’erano tanti lebbrosi in Israele!
Un profeta aperto? No! Noi, dicono quelli di Nazareth, un profeta aperto non lo vogliamo: fai gli interessi del nostro paesino, lascia stare! Vogliamo un Dio a misura del nostro cortile!
Ma il Dio di Gesù è aperto, non fa preferenze, è amore!
Già, anche questo pensiamo già di saperlo, vero?
E reagiscono in modo folle! Lo buttano fuori! Potete immaginare cosa succede nella sinagoga: la gente che impazzisce, si spintona, qualcuno comincia a gridare! Fuori!
Paradossale vero? Gesù, il volto dell’amore, era nella loro sinagoga e loro lo sbattono fuori!
Ora, noi non andiamo in sinagoga, ma in chiesa… ma può capitare di sbatterlo fuori!
Che brutto: Gesù entra nelle nostre chiese…e noi, con la nostra indifferenza, lo risbattiamo fuori!
Già perché sappiamo già tutto, no?
Sappiamo come si deve fare una Messa, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo come bisogna mandare avanti una parrocchia, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo come deve girare il mondo, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo essere genitori o figli, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo come va il mercato, l’economia, la politica, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo cosa deve fare la Chiesa, che c’entra Gesù? Fuori!
Sappiamo… sappiamo… sappiamo!
… se anche sapessi tutto, e non avessi la carità, non saresti niente… ci ricorda San Paolo.
Ecco la novità: Dio è aperto, Dio è amore.
Lo portano sul ciglio del burrone, forse ha guardato giù… ma… « La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare! ».
E si gira, passa in mezzo a loro e si mette in cammino.
L’amore cammina anche in mezzo al rifiuto, perché ti rende capace di volare!
Questa è la novità: vertigine di Dio!
Dio è amore… voglia di volare!
Buona settimana! 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 30 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

commento alla 1 Cor 12,31 – 13, 1-13, è l’Inno alla Carità che domani domenica 31 gennaio si legge come sesonda lettura

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/375.html

1 Corinthiens 12,31 – 13,1-13

Aux Corinthiens avides de dons spirituels et de manifestations de l’Esprit spectaculaires, Paul, dans l’hymne à l’amour, célèbre le don qui manifeste pleinement la présence de l’Esprit dans la communauté.
L’amour (agapè) est propre à Dieu ; c’est un amour qui se donne. Le Saint-Esprit le répand dans le cœur des croyants.

C’est la rencontre du Christ sur le chemin de Damas, qui a révélé à Paul, le persécuteur, la puissance de l’amour du Christ ; Paul l’a mis en lien avec l’Esprit. L’hymne à l’amour est ainsi révélateur de Dieu, du Christ et de l’Esprit.
Cette hymne se déploie en trois strophe : la première affirme la nécessité de l’amour ; « sans lui je ne suis rien. » La seconde décrit cet amour en quinze propositions ; c’est un portrait saisissant du Christ. La troisième célèbre la prééminence de l’amour ; il ouvre un avenir, car il n’est pas atteint par la mort.

1 Corinzi 12, 31 – 13, 1-13

Ai Corinzi, avidi di doni spirituali e di manifestazioni dello Spirito spettacolari, Paolo, nell’Inno alla Carità, celebra il dono che manifesta pienamente la presenza dello Spirito nella comunità. L’amore (agape) è proprio di Dio; è l’amore che si dona. Lo Spirito Santo lo riversa nei cuori dei credenti (riempie i cuori).
È l’incontro di Cristo sul cammino di Damasco, che ha rivelato a Paolo, il persecutore, la potenza dell’amore di Cristo; Paolo l’ha messo in rapporto con lo Spirito. L’Inno alla Carità è così rivelatore di Dio, di Cristo e dello Spirito.
Questo inno si dispone in tre strofe; la prima afferma la necessità de l’amore; “ma non avessi la carità, non sarei nulla”. La seconda descrive questo amore in cinque enunciati; è un ritratto commovente di Cristo. La terza celebra la preminenza dell’amore, esso apre all’avvenire (al domani) perché non è toccato dalla morte.

DOMENICA 31 GENNAIO 2010 – IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

DOMENICA 31 GENNAIO 2010 - IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C dans Lettera ai Corinti - prima 17%20NAGEL%20CAMBRAI%20ST%20PAUL

Saint Paul Description : vers 1600 Auteur : Nagel Jan (vers 1550/1560-1616 ?)

(l’immagine è dedicata per la seconda lettura)

http://www.artbible.net/2NT/PORTRAITS%20OF%20%20PAUL/index7.html

DOMENICA 31 GENNAIO 2010 – IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinC/C04page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura    1 Cor 12,31-13,13 forma breve  13, 4-13
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi  
Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
[ La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! ]

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla prima lettera ai Tessalonicesi di san Paolo, apostolo 1, 1 – 2, 12

Sollecitudine di san Paolo per la chiesa di Tessalonica
Paolo, Silvano e Timòteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace! Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo. Noi ben sappiamo, fratelli amati da Dio, che siete stati eletti da lui. Il nostro vangelo, infatti, non si è diffuso fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione, come ben sapete che siamo stati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione, così da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell’Acaia. Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell’Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo più bisogno di parlarne. Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall’ira ventura.
Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata vana. Ma dopo avere prima sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti; e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Responsorio    Cfr. 1 Ts 1, 9; 3, 12. 13
R. Vi siete convertiti per servire al Dio vivo e attendere dai cieli il suo Figlio, risorto dai morti, * che ci libera dall’ira futura.
v. Dio vi faccia abbondare nell’amore, renda saldi e irreprensibili i vosti cuori nella santità,
R. che ci libera dall’ira futura.

Seconda Lettura
Dalla «Lettera ai cristiani di Smirne» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire   (Intr.; Capp. 1, 1 -4, 1 Funk 1, 235-237)

Cristo ci ha chiamati al suo regno e alla sua gloria
Ignazio, detto anche Teoforo, si rivolge alla chiesa di Dio e del diletto Figlio suo Gesù Cristo. A questa chiesa, che si trova a Smirne in Asia, augura di godere ogni bene nella purezza dello spirito e nella parola di Dio: essa ha ottenuto per divina misericordia ogni grazia, è piena di fede e di carità e nessun dono le manca. E’ degna di Dio e feconda di santità.
Ringrazio Gesù Cristo Dio che vi ha resi così saggi. Ho visto infatti che siete fondati su una fede incrollabile, come se foste inchiodati, carne e spirito, alla croce del Signore Gesù Cristo, e che siete pieni di carità nel sangue di Cristo. Voi credete fermamente nel Signore nostro Gesù, credete che egli discende veramente «dalla stirpe» di Davide secondo la carne» (Rm 1, 3) ed è figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio; che nacque veramente da una vergine; che fu battezzato da Giovanni per adempiere ogni giustizia (cfr. Mt 3, 15); che fu veramente inchiodato in croce per noi nella carne sotto Ponzio Pilato e il tetrarca Erode. Noi siamo infatti il frutto della sua croce e della sua beata passione. Avete ferma fede inoltre che con la sua risurrezione ha innalzato nei secoli il suo vessillo per riunire i suoi santi e i suoi fedeli, sia Giudei che Gentili, nell’unico corpo della sua Chiesa.
Egli ha sofferto la sua passione per noi, perché fossimo salvi; e ha sofferto realmente, come realmente ha risuscitato se stesso.
Io so e credo fermamente che anche dopo la risurrezione egli è nella sua carne. E quando si mostrò a Pietro e ai suoi compagni, disse loro: Toccatemi, palpatemi e vedete che non sono uno spirito senza corpo (cfr. Lc 24, 39). E subito lo toccarono e credettero alla realtà della sua carne e del suo spirito. Per questo disprezzarono la morte e trionfarono di essa. Dopo la sua risurrezione, poi, Cristo mangiò e bevve con loro proprio come un uomo in carne ed ossa, sebbene spiritualmente fosse unito al Padre.
Vi ricordo queste cose, o carissimi, quantunque sappia bene che voi vi gloriate della stessa fede mia.

Responsorio    Cfr. Gal 2, 19-20
R. Sono morto alla legge, e vivo per Dio. Vivo questa mia vita terrena nella fede del Figlio di Dio, * che mi ha amato e ha dato se stesso per me.
V. Con Cristo sono crocifisso: non sono più io che vivo, ma vive in me Cristo,
R. che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Eb 12, 22-24
Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele

Omelia (30-01-2010)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17089.html

Omelia (30-01-2010) 
padre Lino Pedron

Il linguaggio vivo di questo racconto è come la sequenza di un film che coinvolge il lettore nell’evento. Pare incredibile che un passeggero se ne stia dormendo tranquillo durante una simile burrasca.
Il racconto richiama il Libro di Giona: « Il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio Dio e gettavano in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: « Che cos’hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo » (Gn 1,4-6).
Giona si dichiarò peccatore e si fece gettare in mare, e il mare placò la sua furia. Gesù è il Santo di Dio che domina il mare con la propria potenza divina.
Per comprendere la potenza dimostrata da Gesù in questa occasione, bisogna intenderla come un esorcismo della burrasca, e le parole con cui egli comanda al mare come un espulsione di demoni. Il potere di Gesù sul vento e sul mare dimostra che egli domina le potenze demoniache.
Gesù sgrida il vento come faceva con gli spiriti immondi (cfr Mc 1,25; 3,12). Con la stessa ingiunzione fa tacere il mare che contiene una moltitudine di demoni che ostacolano con tutte le loro energie l’andata di Gesù verso i territori pagani dove essi hanno il loro quartier generale.
L’uomo biblico considera il mare come il luogo dove si raccolgono le forze del male che solo Dio può dominare. I salmi, in particolare, contengono allusioni alla lotta vittoriosa di Dio contro il mostro marino del caos primitivo (cfr Sal 89,10-11; 93,3-4; 104,25-26), contro le acque del mare dei Giunchi o del fiume Giordano (cfr Sal 74,14-15; 77,17-21; 78,13) o, più semplicemente, contro i flutti che si accaniscono contro i naviganti (cfr Sal 107,23-30). L’azione di Gesù, come quella di Dio, è istantanea ed efficace.
I discepoli hanno paura di andare a fondo con Cristo, non hanno fede in lui. Il battesimo è andare a fondo con Cristo: essere associati a lui nella sua morte e risurrezione. Questo racconto è un’esercitazione battesimale per vedere se la Parola ha prodotto il suo frutto, cioè la fiducia di abbandonare la nostra vita nelle mani di Gesù che è morto e risorto.
Lo stesso giorno delle parabole, i discepoli falliscono l’esame. Ma l’esperimento non è inutile: li sveglia e suscita in loro la domanda: « Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono? ». E questa è la domanda fondamentale del vangelo.
Il discepolo è colui che, dopo aver ascoltato la Parola, si affida a Gesù che dorme, e sulla parola del Signore, accetta di andare a fondo (morire con Cristo) nella speranza-certezza di emergere con lui a vita nuova (risorgere con Cristo). « Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui » (2Tim 2,11). L’alternativa a questa proposta di Cristo non è stare a galla, ma andare a fondo senza di lui.
La fede consiste nel non temere di andare a fondo con Gesù e accettare di dormire con lui che dorme per stare con noi. E’ affidare la nostra vita, la nostra morte e le nostre paure al Signore della vita, che si prende cura di noi proprio con il suo sonno (la sua morte che opera la salvezza).
Anche il particolare che descrive Gesù che dorme sulla poppa della barca non è secondario. La poppa è la parte della barca che va a fondo per prima. Gesù ci precede nel naufragio della morte e nel risveglio della risurrezione, per esorcizzare le nostre paure e suscitare in noi una fede fiduciosa e fattiva.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 30 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

Sant’Agostino: Battuti dal vento e dalle onde

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100130

Sabato della III settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mc 4,35-41
Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 63, 1-3; PL 38, 424-425

Battuti dal vento e dalle onde

Per grazia di Dio vi rivolgo la parola sul passo del santo Vangelo letto poco fa e in nome di lui vi esorto a far sì che nei vostri cuori non si assopisca la fede con cui resistere alle tempeste e ai marosi di questo mondo. In effetti non è vero che Cristo nostro Signore avesse in suo potere la morte e non il sonno e che forse l’Onnipotente fu oppresso dal sonno contro la sua volontà mentre stava sulla barca. Se voi crederete questo, egli dorme nel vostro intimo; se invece Cristo è desto, è desta anche la vostra fede. L’Apostolo dice: « [Chiedo di] far abitare Cristo nei vostri cuori per mezzo della fede » (Ef 3,17).

Anche il sonno di Cristo è dunque un segno esteriore d’un simbolo. Sono come dei naviganti le anime che fanno la traversata di questa vita in una imbarcazione. Anche quella barca era la figura della Chiesa. Poiché anche ogni persona è tempio di Dio e naviga nel proprio cuore e non fa naufragio se nutre buoni pensieri. Se hai sentito un insulto, è come il vento; se sei adirato, ecco la tempesta. Se quindi soffia il vento e sorge la tempesta, corre pericolo la nave, corre pericolo il tuo cuore ed è agitato. All’udire l’insulto tu desideri vendicarti: ed ecco ti sei vendicato e, godendo del male altrui, hai fatto naufragio. E perché? Perché in te dorme Cristo. Che vuol dire: « In te dorme Cristo »? Ti sei dimenticato di Cristo. Risveglia dunque Cristo, ricordati di Cristo, sia desto in te Cristo: considera lui.

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