Archive pour décembre, 2010

BUON ANNO – DA ME E DAL MIO MICIO « RUDY » (17 ANNI COMPIUTI A NOVEMBRE)

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Omelia per il 1 gennaio 2011: Benvenuto al nuovo, se non sei vecchio

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17028.html

Omelia (01-01-2010) 
don Marco Pedron

Benvenuto al nuovo, se non sei vecchio

Oggi la chiesa celebra Maria Madre di Dio. Perché proprio questa festa all’inizio dell’anno? Dare alla luce un figlio è qualcosa di nuovo che si instaura nella tua vita. E’ qualcosa che inizia e che continuerà per sempre. Allora noi celebriamo il simbolo di Maria madre di Dio perché questo nuovo anno porti anche in noi qualche nascita. Perché nella vita è fondamentale nascere e rinascere sempre.
Tutto nel vangelo è novità.

La novità è per i pastori: sono curiosi di vedere questa novità, questo avvenimento predetto dagli angeli (2,15). E di fronte alla novità non prendono paura ma dicono: « Dai, andiamo a vedere! ». E ci vanno « senz’indugio » (2,16) curiosi e desiderosi di vedere cos’era nato.
Molte persone, piene di paura, di fronte alle novità dicono: « No, no, sono pericolose; via, via! ». Altre, invece, piene di fiducia, dicono: « E perché no? Vediamo un po’! Scopriamola e poi vedremo… ».
Quando Copernico nella sua rivoluzione disse che è la terra che gira attorno al sole e non viceversa, molte persone non vollero crederci e scienziati come lui furono perseguitati (vedi ad es. Galileo).
Quando si presentò la novità che l’uomo deriverebbe dalla scimmia, c’è chi sorse in protesta feroce perché non era possibile; e nella Bibbia c’era scritto che l’uomo viene da Adamo.
Quando si scoprì (lo si è sempre saputo!) che Adamo ed Eva non sono mai esistiti, storicamente parlando, alcune persone credettero che tutto questo venisse dal demonio.
Quando ci fu il Duemila – ve lo ricordate – c’era ancora qualcuno che preannunciava la fine del mondo; ma erano ben di più quelli che dentro, un po’ o tanto ci credevano.
Quando da piccolo vedevo i primi uomini « di colore » prendevo paura. E’ il nuovo, la novità.
Spesso mi veniva detto: « Che novità è questa? ». « Ma ascoltala, almeno! ».
D’altronde è chiaro e in parte anche ovvio che sia così. Il vecchio già lo conosci e quindi lo controlli; se lo controlli lo puoi gestire; se lo gestisci non ti fa paura.
Per un animale che non ci siano novità nel suo territorio vuol dire vivere in pace. Ma cosa succede (novità!) ad un leone se nel suo territorio ne arriva un altro? Si spartiranno il cibo? Dovrà combattere? Il nuovo ci spaventa ma solo perché ancora non lo conosciamo.

Il nuovo ci fa sempre paura e ci mette un po’ di ansia. Se avete cambiato lavoro o città o compagnia o fidanzato, il primo incontro genera un po’ d’ansia. E’ così perché non sai come andrà e non puoi neppure prevederlo.
Il nuovo è così: ci costringe a rimetterci in gioco e la cosa non ci piace tanto! Il nuovo ci costringe a ridefinire gli equilibri preesistenti e a trovarne degli altri.
Una ragazza quando ha scoperto che Gesù non è nato a Betlemme, ma a Nazareth, ha detto: « Non è una bella novità, adesso devo cambiare le mie certezze ». Sì, è proprio così. Ma cosa succede tra marito e moglie quando arriva un figlio? Cosa succede quando tra voi tre amici se ne inserisce un quarto? Cosa succede quando il collega di lavoro, vicino di scrivania, cambia? Cosa succede quando il capo cambia? Ma perché il nuovo dovrebbe essere male? Ma chi l’ha detto? I pastori di fronte alla enorme novità « E’ nato Dio », hanno avuto fiducia. Perché temere?
Anche ciò che vedono, a rigor di vangelo, è una novità, una sorpresa. L’angelo aveva detto loro: « Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia » (2,12). Ma trovano molto di più perché: « trovano Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia » (2,17).
Il nuovo supera sempre la nostre previsioni. Se non le superasse non sarebbe nuovo. Allora: è inutile stare qui a pianificare come sarà quest’anno o la mia vita. Perché per quanto io pianifichi tutto ci sarà sempre una parte di im-previsto. Per noi la parola im-previsto è segno di « sfiga » ed è meglio « toccarsi » quando senti questa parola. Ma in realtà vuol solo dire che c’è una parte di realtà che non vedi e che non puoi vedere.
Quindi: « Tranquillo! ». Organizza la vita ma sii consapevole che una parte di essa sarà un regalo e una sorpresa anche per te. Perché la Vita supera la mente e tutte le sue costruzioni mentali.
Io guardo ai pastori e di fronte alle novità della vita dico: « Beh, andiamo a vedere! ». Non voglio aver paura solo perché non conosco una cosa, un progetto, un’idea. Non voglio dire che fa schifo o che non mi va se neppure so di cosa si tratta. Più una persona ha paura, più è insicura e più avrà bisogno di proteggersi da ogni diversità e novità.
Gioventù non è avere pochi anni ma saper rinnovarsi, farsi sempre nuovi. Alcuni giovani sono già vecchi, così fermi e rigidi nelle loro posizioni. Vecchiaia non è avere tanti anni, ma fermarsi, sedersi e rifiutare tutto ciò che di nuovo, nasce. Alcuni anziani sono giovanissimi perché si lasciano sollecitare da ciò che la Vita propone loro.

La novità è per Maria: quel figlio non è « normale », come tutti gli altri. E’ diverso: pastori, angeli, canti: cos’è tutto questo? Di certo non succede a tutti e tutti i giorni! E, infatti, deve meditare, capire bene, fare silenzio. Il vangelo dice che Maria « serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (2,19).
Maria avrebbe potuto dire: « Ma proprio a me? Ma perché non posso avere una gravidanza, un parto e una vita come quelle di tutti gli altri? Ma perché io devo essere diversa? ». Durante la sua vita si sarà detta un sacco di volte: « Ma perché devo avere un figlio così, che tutti odiano e rifiutano! ». E durante la passione si sarà detta: « Ma perché devo soffrire così tanto? Ma perché tutto questo a me? ».

Il vangelo ci invita ad essere come Maria: a non trarre conclusioni affrettate o dettate dall’impulsività. Il nuovo a volte è strano o non è normale, cioè, secondo le nostre logiche. Segue delle logiche che a noi sfuggono, ma perché non le comprendiamo non vuol dire che non siano logiche o che non abbiano un senso profondo per noi.
Per cui quando ci succede qualcosa di nuovo, di inaspettato, di non previsto, che non riusciamo a capire, facciamo come l’albero quando piove: rimaniamo lì. Forse l’albero quando piove o tempesta o tira vento non è molto contento; forse si dice: « Sarebbe meglio una bella giornata di sole ». Ma quella pioggia e quel freddo sono importanti, invece, per crescere e per diventare fecondo.
Quando un bambino nasce forse si dice: « Ma no, perché? Si stava così bene qui dentro! ». E, invece, quella novità, che non capisce subito, ha un senso profondo e vitale.
Allora: quando mi succede qualcosa che non capisco, lo lascio non capito. E’ inutile arrovellarsi, scervellarsi e cercare « cosa vuol dire », « perché a me », « cosa devo imparare » e « cosa ho sbagliato ».
Fai come Maria: ti è successa questa cosa e la tieni nel tuo cuore anche se non la capisci. Alle tre di notte tutto è buio: è necessario che sia così. Voler la luce è voler qualcosa che non ci può essere dato. Aspetta e fra qualche ora verrà. Quando è buio è tempo di vivere il buio; la luce verrà, ma il buio ha tanto senso quanto la luce. A suo modo e a suo tempo ne capirai il senso e il significato. Noi, invece, vorremmo trovare subito una risposta al perché ci succedono certe cose. E’, in fin dei conti, il nostro tentativo di controllarlo.
Fai come Maria: le vivi, le serbi nel tuo cuore, rimani aperto con i tuoi occhi e vedrai che un giorno, quando magari non te l’aspetti, tutto si rivelerà nella sua chiarezza. Per tutta la vita Maria capì ben poco di Gesù; ma dopo la resurrezione (At 1,12) tutto le fu chiaro.
Il pittore James Whitler voleva seguire la carriera militare ma fu cacciato da West Point. Era così depresso per il suo fallimento che abbracciò la pittura come terapia.
Il cantante Julio Iglesias voleva essere un giocatore di calcio. Ma venne ferito e per un certo periodo fu paralizzato. Un’infermiera gli portò una chitarra per aiutarlo a passare il tempo.
Un amico maledisse il giorno in cui la sua ditta lo spostò da Belluno a Padova. Perse tutti i suoi amici e dovette cambiare vita (e non fu affatto semplice!). Ma qui trovò sua moglie, altri amici e altre e migliori opportunità. Adesso dice: « Quella maledizione sii rivelò una benedizione ».
Sovente quello che è un problema, una sfortuna, se la accettiamo si rivelerà un’opportunità. Le più grandi opportunità si affacceranno nella nostra vita, quasi sempre, sotto forma di problemi. I problemi hanno la capacità di sfidarci, di tirar fuori da noi capacità che non conoscevamo, di scuoterci dalla routine di tutti i giorni per far emergere le risorse che abbiamo dentro. Sono queste « novità » di cui noi faremo volentieri a meno che ci trasformeranno.

Fede, fiducia, è poter pensare, credere e sentire che tutto ciò che ci succede non è contro di noi ma per noi. Se Dio c’è, se Dio ci accompagna, se Dio ci protegge, allora il nuovo sarà il Suo modo di condurci.
Invece di brontolare e di arrabbiarmi sempre per ogni cambiamento, per ogni novità, forse è il caso che impari ad accettarle e a scorgere i segni della Sua mano dietro a tutti i fatti.
Dio non ha altre strade se non che il nuovo, il non-previsto (e quindi l’in-aspettato e il non-normale dal nostro punto di vista) per guidarmi.
« Ma che ci sto a fare qua! », ci diremmo spesso nella vita; oppure: « Ma che senso ha? », e davvero non capiremo. Fidati, abbi pazienza e sappi che Dio lavora per te, che sta tentando di plasmarti e di farti crescere proprio attraverso le « novità » e gli imprevisti: accoglili e stai tranquillo!
Pensate a Giuseppe: dà il nome a suo figlio (era il padre che stabiliva il nome al figlio), ma non quello che lui vuole, bensì quello che l’angelo aveva stabilito prima che fosse concepito nel grembo della madre (2,21). Sembra un bambino come tanti altri, sembra che sia il figlio di Giuseppe, ma invece non è così.
Per me questo è fondamentale: ogni « novità » viene da Dio. Lì Dio mi sta parlando e sta dicendo a me qualcosa. Anche se non mi piace, se non la vorrei, se non sono d’accordo, tutto ciò che accade viene dall’Alto.
Ogni « volto » umano (sfortuna, sfiga, disdetta, disgrazia, imprevisto, casino, confusione, novità, ecc.) nasconde sempre un « volto e un nome divino ». E ogni volta che « nasce » qualcosa mi devo sempre dire: « Qui da qualche parte c’è Lui ».

Pensiero della Settimana

Gli occhi dell’amore fanno di una persona il tuo amore. 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 31 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia (31-12-2010) : Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/20830.html

Omelia (31-12-2010) 

Movimento Apostolico – rito romano

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia

Abbiamo meditato in questi giorni sul mistero di Gesù. Conosciamo tante verità su di Lui. Come fare ad armonizzare, sincronizzare, offrire alla nostra mente e soprattutto al nostro cuore la totale verità di Cristo Gesù, senza alcuna imperfezione, lacuna, inadeguatezza, incompletezza, mancanza?
Mi spingo infinitamente oltre: noi potremmo leggere tutto l’Antico Testamento e il Nuovo, potremmo mettere tutte le verità su Cristo Gesù una accanto alle altre. Potremmo avere un quadro sinottico di ogni più piccola parte di esse. Tuttavia questa somma, perfetta conoscenza delle verità su Gesù alla fine potrebbe risultare inadeguata, incompleta, insufficiente. Da tutte queste verità si potrebbe sempre ricavare un piccolissimo spazio attraverso il quale inserire un errore e una eresia.
Lo Spirito Santo ha visto questa possibilità ed ha provveduto. Ha ispirato il suo servo Giovanni ascrivere un Vangelo sul Figlio dell’altissimo e gli ha rivelato in modo immediato, diretto, non le verità su Cristo Signore, ma la perfetta armonia di esse, in modo che dopo questa rivelazione non c’è più alcuna buona intenzione per chi parla male del suo Redentore o ne travisa la sostanza della sua verità e realtà. Dopo il prologo di Giovanni si può parlare male di Cristo solo per cattiveria, malvagità, malignità, cattiva intenzione, opera veramente diabolica.
Questa verità armonica, perfetta, completa, divinamente architettata, stupendamente presentata, dichiara non vero redentore, non vero salvatore qualsiasi altro uomo. Gli altri uomini potranno anche essere stati grandi uomini, ma rimangono solo uomini, bisognosi loro stessi di redenzione e di salvezza. Cristo Gesù è invece il Figlio del Padre. Il Padre è l’unico Dio e Creatore, l’unico Signore del genere umano. È il Figlio che è nel seno del Padre e nel seno dell’umanità, perché vero Dio e vero uomo. È da Lui che discende ogni grazia sull’umanità peccatrice, ogni verità, ogni conoscenza di Dio e dell’uomo. Chi vuole conoscersi, chi vuole conoscere il vero Dio lo può solo in Cristo Gesù, per mezzo di Lui. È Lui la grazia e la verità di tutto il genere umano. Divinità, eternità, verità, grazia, sono la sua stessa essenza, come sua vera essenza è anche l’umanità che ha assunto quando si è fatto uomo nel seno della Vergine Maria.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, trascinateci in questa verità 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 31 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

Pochaev icon of the Mother of God

Pochaev icon of the Mother of God   dans immagini sacre POCHAEV
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Publié dans:immagini sacre |on 30 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

PAPA SILVESTRO I, (Basilica dei Santi Quattro Coronati, Roma)

PAPA SILVESTRO I, (Basilica dei Santi Quattro Coronati, Roma) dans immagini sacre 800px-Sylvester_I_and_Constantine
http://it.cathopedia.org/wiki/Papa_Silvestro_I

Publié dans:immagini sacre |on 30 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

1 gennaio – Maria, Madre di Dio, (Theotokos) – nella tradizione della Chiesa Ortodossa

dal sito:

http://www.ortodoxia.it/Madre%20di%20Dio%20nella%20tradizione%20della%20Chiesa%20Ortodossa.htm

1 gennaio – Maria, Madre di Dio, (Theotokos)

nella tradizione della Chiesa Ortodossa 

In questa meditazione, carissimi fratelli, ”Maria, Madre di Dio, (Theotokos) nella tradizione della Chiesa Ortodossa”, non è possibile affrontare l’argomento, in poco tempo, un tema, senza dubbio importantissimo per la cristianità, in tutta la sua vastità e conseguente complessità, ma senz’altro cercherò di affermare la grande verità che la Chiesa Ortodossa proclama, cosa che viene dimostrata dalla prassi della sua spiritualità liturgica che è in verità l’interpretazione dello spirito e della dottrina dei suoi Santi Padri. Il suo grande inneggiatore Giovanni Damasceno esclama: “Veramente, Maria è superiore a tutta la creazione”. Questa profonda devozione per Maria è certamente diversa dall’adorazione data soltanto alla Santissima Trinità. Epifanio risponde meravigliosamente:”per Maria dobbiamo dare devozione, per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: adorazione”.
In questo momento, ricordo un inno meraviglioso che canta la Chiesa Ortodossa durante il solenne mattutino del 15 agosto: “nella sua persona, Maria,Vergine Immacolata,si sono sconfitte le norme della natura:….Vergine dopo il parto,e viva dopo la morte”.
È verità indiscutibile la Liturgia Ortodossa, non è avara di elogi verso la “THEOTOKOS”; ne canta l’eccezionale ruolo nell’economia della salvezza.
Maria, novella Eva, è “all’origine d’una nuova progenie di uomini, comunicanti alla vita di Dio”.
Con inni, che elevano l’anima del fedele vicino al nostro Signore e Creatore dell’umanità, canta la Chiesa Ortodossa anche la glorificazione corporale di cui la Theotokos fu oggetto dopo la sua morte.
In essa “vede lo scopo e il compimento di tutta la creazione, pronta, finalmente, a ricevere il Salvatore. Maria è la “Madre di Dio” la Theotokos; è colei che,in nome di tutta la nostra stirpe, ha accolto il Dio liberatore”. Di grande importanza è il cosiddetto inno Akathistos, il quale è glorificazione della Madre di Dio e riassume tutta la Teologia Mariana centrata sul mistero.
San Giovanni Damasceno nel suo libro,”OKTOICHOS”, oggi usato nelle funzioni dei Vesperi e dei Mattutini,scrive così per la Madonna: “Cantiamo, fedeli, la gloria dell’universo. La porta del cielo, la Vergine Maria, il Fiore della stirpe umana e la madre di Dio, colei che è il cielo e il tempio della divinità, colei che ha atterrato le barriere del peccato, che è la conferma della nostra fede.
Il Signore che da lei è nato, combatte per noi. Sii pieno di forza e coraggio,o popolo di Dio,perché Egli, l’Onnipotente, ha vinto i nemici”. Questo importantissimo pensiero del grande teologo della Chiesa Indivisa San Giovanni Damasceno si immerge in un clima di azione di grazia. In occasione della grande festa dell’Esaltazione della Croce, la chiesa Ortodossa, con esultanza canta: “Tu sei Madre di Dio, il paradiso mistico, in cui Cristo è germogliato spontaneamente; per Lui è stato piantato nel mondo l’albero vivificante della Croce”. La Teologia, la Liturgia, l’Eortologia, l’Innografia e l’Iconografia, camminano insieme e possiamo dire quasi sempre, che l’una evidenzia l’altra in modo che un punto oscuro da una parte trova la risposta Ortodossa, la chiarezza e la precisione come dicono i Padri orientali, in un’altra. Ascoltiamo sant’Ignazio riguardo a Maria: “Uno solo è il medico del corpo e dello Spirito, generato e ingerito, Dio manifestatosi in carne, vita vera nella morte, da Maria e da Dio, prima passibile e poi impassibile, Gesù Cristo il Signore nostro”.
Nel periodo pre-Niceno, la Mariologia in Oriente Ortodosso, si può ricapitolare in tre punti:
1°) La maternità Divina, 2°) La perpetua verginità 3°) Il parallelismo Eva – Maria.
È verità incontestabile che la Vergine Maria fa parte dell’umanità; è una gloria dell’umanità “ della quale condivide la sorte, tutta la sorte”.
Cooperando, così, alla grazia, l’umanità può dirsi vittoriosa sul male: veramente, una creatura di Dio. Come noi, ha risposto totalmente “sì” a Dio e diventa la “nuova Eva”, per mutare il corso della storia dell’umanità.
Infatti, con la vergine Maria, abbiamo una nuova creazione dell’uomo, che nasce non “dalla carne e dal sangue, ma da Dio”.
È senza dubbio, l’uomo nuovo che nasce verginalmente dalla vasca battesimale, diventando membro del regno dei cieli.
Perciò, Maria, si identifica con la Chiesa, il sacro luogo dove si compie l’unione tra creatura e Creatore, tra l’umano e il Divino.
Ricordo qui un testo di San Clemente di Alessandria che dice: o prodigio mistico! Uno è il Padre di tutti; uno è anche il Verbo e lo Spirito Santo….e una sola è, nello stesso tempo madre e vergine, e a me piace chiamarla “Chiesa” e “questa madre soltanto non ebbe latte, perché e la sola che, dopo il parto, non può chiamarsi donna, perché è, contemporaneamente, Vergine e Madre”; e continua San Clemente: “Come Vergine è incorrotta, ma come Madre è sposa diletta, che raccoglie i propri figli li nutre con latte Santo…”.
Vediamo con ammirazione che la vergine Maria diventa così, “guida” per l’uomo; e la “Odigitria”; è un modello perfetto, dimostrando all’uomo che lui deve arrivare dove essa è già arrivata: alla deificazione (Theosis), cioè all’unione perfetta con Dio, alle nozze mistiche tra la creatura e il Creatore.
Perciò Iddio si fa uomo, perché ama questa sua creatura, che ricapitola in sé tutto il creato: “Microcosmo”, come dicono i padri Capadoci, “ in quanto partecipa del mondo sensibile col corpo, e di quello soprasensibile con l’anima, e l’uomo che veramente ama Dio deve trasformarsi in Lui, cooperando alla Grazia”.
Con Essa riprende il dialogo interrotto nell’Eden con l’uomo, fatto “ad immagine secondo la somiglianza” di Dio, come dice Genesi.
È la scena dell’annunciazione a Nazaret. Iddio parla all’uomo per mezzo dell’Arcangelo Gabriele e chiede il suo consenso libero a queste nozze mistiche tra il Creatore e la creatura umana.
Maria, conscia (di appartenere) che lei fa parte dell’umanità, conscia che Essa appartiene alla natura di Adamo, non soltanto ascolta e custodisce la parola di Dio, ma anche dal suo libero consenso; risponde con libertà totalmente si a Dio e così prende essenziale parte alla salvezza dell’uomo, diventando la nuova Eva, mutando così il corso della storia dell’umanità, “pur ereditando la mortalità ereditaria, patrimonio di tutta l’umanità; essa mette fine, con la propria autodeterminazione, alla corruzione e alla morte”.
Mentre Adamo ed Eva avevano ascoltato le parole di Satana, Maria, chiedendo soltanto come può compiersi il mistero, ascolta e custodisce la parola di Dio.
Il verbo si fa carne e Maria con la sua preziosa parte dell’economia divina, dona all’umanità la redenzione e la grazia Divina.
Quando al Salvatore dirà una voce del pubblico: ” beato il seno che ti ha allattato; beato il ventre che ti ha portato”, Egli risponderà che “beatitudine maggiore è per la Madre Divina l’aver ascoltato la parola di Dio e averla custodita”, come riferisce l’evangelista San Luca.
In quanto alla maternità Divina, la Teologia Mariana Ortodossa rimane fedele alla dottrina del III° concilio Ecumenico di Efeso.
Matteo, richiamandosi al testo di Isaia, dice: ”Concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emanuele ciò che significa “Dio è con noi”.
Se Colui che viene generato è Dio, chi lo genera è Madre di Dio.
Nella visita che la Vergine fece ad Elisabetta, narrata da Luca, la madre del precursore chiamò la Vergine “Madre del mio Signore”.
Lo stesso Luca descrivendo il mistero dell’annunciazione, chiama il Salvatore “Figlio dell’Altissimo”, “Figlio di Dio”; implicitamente chiama Maria “Madre dell’Altissimo”, “Madre di Dio”.
San Paolo ai Galati scrive: “…mandò Iddio il proprio figlio, fatto da una donna…”.
I Padri Apostolici si basano sulla stessa base: “Nato dal Padre prima dei secoli”; “nato dalla Vergine nel tempo”.
San Gregorio il teologo diceva: “Chi non considera Maria come madre di Dio è fuori dalla divinità”, cioè dalla chiesa.
È verità indiscutibile che l’uomo per arrivare alla sua Theosis (deificazione) è incoraggiato dalla Santa presenza continua di questa creatura sublime, vera creatura come noi.
Nel suo cammino, allora, verso Dio, l’uomo conosce molto bene che un’altra creatura come lui figlia di Adamo e di Eva, come lui stesso è già asceso verso il cielo, verso Dio.
Così la “Vergine, ha reso possibile i nostri contatti con Dio, contatti non soltanto mistici, ma fisici, perché la carne umana del Cristo è reale, non fantastica”.
La presenza della Vergine Maria, significa in verità nell’Oriente Ortodosso, presenza di Dio.
Secondo la tradizione Ortodossa Orientale, non può esistere alcun rito religioso senza l’invocazione di Maria; non può esistere alcuna Chiesa senza l’icona di Essa.
San Giovanni Damasceno, questo grande teologo della chiesa indivisa, magistralmente ricapitola il pensiero Patristico sulla Teologia della maternità Divina nella tradizione orientale: “Nel senso propriamente vero e reale noi confessiamo Madre di Dio la santa Vergine. Come, infatti, è Dio vero colui che da Essa è nato, vera madre di Dio è colei che ha generato il vero Dio, che da Essa si è incarnato”.
E quando diciamo che Dio è nato da Essa non intendiamo certo dire che la divinità del verbo incominciò ad esistere da essa; ma perché lo stesso Dio verbo che prima dei secoli e fuori del tempo è stato generato dal Padre ed è senza alcun principio col Padre e con lo Spirito Santo, negli ultimi giorni per la nostra salvezza, prese dimora nel suo seno, senza alcun mutamento, s’incarnò e nacque da essa.
La Santa Vergine, dunque, non ha generato un uomo semplice, ma Dio vero.
E non puramente Dio, ma Incarnato.
Non però che abbia portato dal cielo il corpo, passando da essa come da un canale, ma da Essa ha preso il corpo consustanziale a noi, dandogli la sussistenza nella propria persona.
Lo stesso San Giovanni Damasceno, nella sua famosa opera “la Fede Ortodossa” così riferisce: “Il Suo nome, Maria, contiene tutto il mistero dell’economia, poiché se colei che l’ha messo al mondo è madre di Dio, il generato da lei è interamente Dio, ed è interamente uomo”.
La proclamazione della divina maternità è ripetuta incessantemente.
La spiritualità liturgica è testimone di questa verità cristiana, verità che ha stretta relazione con le altre verità cristiane, come per esempio con la Santissima Trinità ecc.
Sempre San Giovanni Damasceno nel suo libro liturgico “Oktoichos” riafferma incessantemente questo mistero che contempla e proclama con grande stupore e commozione spirituale: “Come non stupiremmo – dice – per il tuo divino e umano parto, o degna di ogni venerazione”.
“È veramente giusto dicono San Basilio e San Giovanni Crisostomo – proclamare beata te, Theotokos, che sei beatissima, tutta pura e madre del nostro Dio.
Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei serafini, che in modo immacolato partoristi il verbo di Dio, o vera madre divina”.
Maria, considerando il suo rapporto con la Trinità, è chiamata “Tutta pura”, “Immacolata”, “piena di grazia”, “senza macchia”.
Considerando dall’altra parte il suo rapporto con il popolo, con la chiesa, viene considerata “mediatrice della salvezza”, “mediatrice della vita”, “ancora della fede”, “bando dei fedeli”, “sola difesa”, “consolazione”, “muro inespugnabile”, “protettrice”.
È vero, miei cari fratelli, che tutto, ciò che si dice della Theotokos supera la nostra capacità di comprensione.
L’Innologia Ortodossa risponde così: “Tutti i tuoi misteri superano ogni intelletto, ogni glorificazione, o Madre di Dio. Sigillata con la purezza, custodita con la verginità, fosti riconosciuta madre senza falsità che partoristi il Dio vero”.
Maria, identificando la sua volontà della volontà di Dio, liberamente e coscientemente, con fedeltà e ubbidienza, e così mettendo se stessa al servizio del disegno divino della salvezza dell’uomo, costituisce anche oggi, per l’intero mondo cristiano, l’unico e più vivo esempio di fedeltà, di umiltà e obbedienza a Dio, mostrando al cristiano qual è la sua chiamata.
Maria, costituisce l’unico, più luminoso, esempio per la Chiesa di Cristo, oggi divisa in tante chiese e confessioni, mostrando a loro che accettando la parola di Dio con fedeltà, umiltà e ubbidienza, realizzano una vera vocazione che avrà come fine quella gioiosa fine che ha avuto Maria con l’accettazione della parola di Dio, cioè la vera gioia della sua umiltà con Dio e la gioia profonda ella salvezza dell’uomo, trasmettendo così questa sua vera eterna gioia dell’universo.
Veramente, Maria rimane per noi un eccellente irrepetibile esempio di una fedele, umile, ubbidiente Diaconessa della volontà di Dio che rappresenta la salvezza della sua prima amabile creatura, cioè dell’uomo.
Chi è andato a Ravenna senz’, altro ha visto la cappella arcivescovile della città. Tra le altre belle cose esiste un bellissimo mosaico che rappresenta Maria (Theotokos) come Diaconessa.
In realtà, Maria “quando venne la pienezza del tempo” serve al mistero della salvezza del genere umano.

Conclusione
Dopo questa esposizione concludiamo così:
Per l’uomo di oggi, come creatura di Dio, per le nostre chiese, che provengono dallo stesso unico fondatore, l’unica linea, preziosa e sicura per il nostro futuro, è la linea che ha seguito Maria, la Theotokos.
Con le sue parole: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Una linea, piena di speranza e di fedeltà, con la quale è riuscita ad avere la grazia di Dio: “Non temere Maria perchè hai trovato grazia presso Dio” e così diventa Madre di Dio.
Con la sua linea che caratterizza la fedeltà, l’umiltà, l’obbedienza, la diaconia, la testimonianza e la santità, Maria ha amato la più profonda gioia: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù, sarà grande e chiamato figlio dell’altissimo… e il suo regno non avrà fine”.
Maria, creatura come noi che riceve particolare valore e prestigio altissimo diventando Madre di Dio, grazie alla sua linea – vita – comportamento di fedeltà, di umiltà,di libertà, di diaconia, di testimonianza e di santità, e veramente grazie alla sua obbedienza alla legge di Dio: “Lo Spirito Santo scenderà sopra di te, su te stenderà la sua ombra, la potenza dell’Altissimo”, Maria vince la paura, vince i sospetti, vince le incertezze, vince i diversi personali ostacoli, e così testimonia all’uomo di oggi, come anche alla “Chiesa divisa”, qual è il nostro dovere riguardo alla parola di Dio, quale linea dobbiamo seguire per realizzare la volontà di Dio: ”Che tutti siano una cosa sola”.
Maria, la Theotokos, è per l’uomo, il modello ideale per arrivare alla salvezza, che è vita eterna.
Maria, la Theotokos, è anche madre nostra, è per la “Chiesa divisa” il modello ideale per testimoniare al mondo la sua genuina missione e giustificare la sua esistenza che è la salvezza dell’uomo, per cui Cristo è nato, è stato crocefisso ed è resuscitato.
Maria, la Theotokos, cioè la Madre di Dio, con la sua santa vita, con il suo meraviglioso comportamento, con la sua fede genuina, con il suo vero amore e con la sua ricca carità ci fa sentire maggiormente il dovere e la responsabilità che abbiamo nella Chiesa di Cristo, come vescovi, come sacerdoti, come religiosi, come laici, tutto il pleroma per la divisione della Chiesa indivisa, che è il nostro maggiore peccato ed ha avuto il carattere di peccato originale.
Finisco con questo meraviglioso testo di San Gregorio il Teologo, affermando con chiarezza: “O speranza buona, Vergine Madre di Dio, noi invochiamo la tua unica e valida protezione. Muoviti a compassione per un popolo che si trova nelle angustie, supplica il misericordioso Iddio affinché le nostre anime siano liberate da ogni sventura. Fervida avvocata, muro inespugnabile dei fedeli, fonte di misericordia, rifugio del mondo, o Signora Theotokos, previeni le nostre suppliche e liberaci dai pericoli, perché tu sei la sola che può molto presto proteggere. Dall’altra parte, o sempre Vergine, Theotokos, per tuo mezzo siamo divenuti partecipi della divina natura, poiché ci hai dato Dio incarnato per noi. Perciò noi, per dovere e devoto affetto te magnifichiamo”.
Ed ancora noi fedeli ed ubbidienti alle cose che non possono essere risolte dal nostro intelletto, dalla nostra logica, perché esiste il mistero, facendosi silenzio ad essa con devozione e venerazione cantiamo a te, Vergine, Theotokos, che sei la nostra vera speranza, la nostra vera consolazione, la nostra vera protezione e la nostra quotidiana preghiera, l’inno delle tue meraviglie: “È veramente giusto proclamare beata te, Theotokos, che sei beatissima, tutta pura e madre del nostro Dio, noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il verbo di Dio, o vera Madre di Dio.”

S.Em.za Rev.ma il Metropolita Gennadios,
Arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta

Madre di Dio: Un titolo audace (J. Galot)

dal sito:

http://www.gesuiti.it/moscati/Ital4/Galot_Maria2.html

La Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra – II

Madre di Dio
 
Jean Galot s.j.

Un titolo audace

Quando l’angelo si era rivolto a Maria per rivelarle il disegno del Padre e chiedere il suo consenso alla venuta del Salvatore nel mondo, l’aveva chiamata « colmata di grazia ». Riconosceva in lei una dignità singolare, altissima, che non avrebbe potuto appartenere a un’altra creatura. In un primo momento, non la chiamava con il suo nome, perché il suo vero nome consisteva nella grazia eccezionale che aveva ricevuto e che, agli occhi di Dio e di tutto il cielo, la distingueva da tutte le altre persone umane.
Quando riprendiamo nella nostra preghiera l’espressione formulata dall’angelo, dicendo a Maria « piena di grazia », alziamo il nostro sguardo verso una donna in cui si è sviluppata la grazia con una totale pienezza. In Maria lo Spirito Santo ha spinto all’estremo la sua potenza santificatrice e ha fatto sorgere nella più segreta profondità dell’anima un amore puro e perfetto. Scoprendo in lei questo capolavoro di grazia, possiamo entrare più facilmente nel vasto universo della grazia e partecipare allo sviluppo del più autentico amore.
Eppure il vertice che costituisce Maria nell’universo spirituale è ancora più alto. Questo vertice, lo raggiungiamo quando chiamiamo Maria « Madre di Dio ». Il titolo è molto audace, perché se Dio designa l’Essere supremo, che gioisce di una autorità sovrana su tutti gli esseri, come ammettere che possa avere una madre? Attribuire a una donna la dignità di Madre di Dio sembra collocare una creatura al di sopra del Creatore, riconoscere una certa superiorità di una donna su Dio stesso.
Si capisce che un titolo così audace non sia stato accettato facilmente da tutti. All’inizio non fu in uso nella pietà cristiana e non fu adoperato nel linguaggio di coloro che nel primo secolo si dedicarono alla diffusione della buona novella. Nella Scrittura, e più precisamente nei testi evangelici, è assente. E’ dunque ignorato nei primi tempi della Chiesa. Questo fatto sembra essere il segno che tale titolo non era necessario per esprimere la dottrina cristiana.
Il titolo più necessario sarebbe stato « Madre di Gesù » o « Madre di Cristo ». Era inseparabilmente affermato nel mistero dell’Incarnazione. Per affermare che il Figlio di Dio è venuto sulla terra per vivere come uomo e con gli uomini, si deve ammettere che è nato dalla Vergine Maria e che una donna è madre di questo Figlio. L’intervento di una donna è stato necessario per una nascita veramente umana; la maternità di questa donna appartiene al mistero dell’Incarnazione.
Gesù è un uomo, di sesso maschile, ma indissolubilmente legato al sesso femminile, perché una donna l’ha partorito e perché questa donna ha pienamente svolto il ruolo di madre nei suoi riguardi.
S. Paolo ha sottolineato la portata del mistero, ricordando il grande gesto del Padre che ha mandato il Figlio all’umanità: « Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… » (Galati 4,4). Il nome di Maria non è pronunziato, ma l’importanza essenziale del contributo della donna è posta in luce. Senza questa donna, il Padre non avrebbe potuto dare il suo Figlio come egli l’ha fatto con la nascita di Gesù. « Nato da donna » è una proprietà caratteristica dell’identità del Salvatore, che fa scoprire in un uomo, con la debolezza della carne, la personalità di colui che prima, nell’eternità, era nato dal Padre.
In questa nascita « da donna », Paolo discerne l’umiltà della venuta del Figlio, che ha accettato le condizioni abituali della nascita umana. Non considera esplicitamente la grandezza della donna che interviene in una nascita di carattere straordinario. Ma fa capire che questa donna è stata associata in virtù della sua maternità, al progetto divino di comunicazione ella filiazione divina a tutti gli uomini: il Figlio è nato da donna « perché ricevessimo, l’adozione a figli ».
Così, la maternità di Maria viene elevata a un livello divino, dal punto di vista del suo orientamento fondamentale. La dignità di Maria come madre appare più chiaramente: il Figlio che la donna ha partorito è destinato a condividere la sua figliolanza divina personale con tutti gli uomini. Il Padre che, mandando il suo Figlio nel mondo, ha suscitato questa maternità eccezionale, si serve di essa per diffondere nell’umanità la propria paternità, che fa sorgere i figli adottivi. Mai una maternità avrebbe potuto rivendicare una efficacia così alta e così universale.
Questo livello divino attribuito alla maternità di Maria non esprime ancora il vertice della sua dignità. Solo il titolo « Madre di Dio » può definire questo vertice. S.Paolo non ha mai usato questo titolo, perché la sua attenzione non si portava sulla dignità propria a Maria nella nascita di Cristo, ma sull’abbassamento di Dio che manifestava così un estremo amore verso gli uomini.
Un salto era necessario se la comunità cristiana voleva raggiungere questo vertice significato dal titolo « Madre di Dio ». Il titolo esprime una verità che viene enunciata nella rivelazione evangelica: se Gesù, essendo il Figlio di Dio, è Dio lui stesso, dobbiamo affermare che questo Dio è nato da Maria, e in conseguenza Maria è madre di Dio. Maria non è madre del Dio Padre; è madre di Dio Figlio. Pur essendo evidente agli occhi della fede cristiana, l’attribuzione del titolo ha richiesto un tempo prima che fosse avvenuto il salto, perché in se stesso il titolo appare molto audace. Una riflessione sul dato rivelato è stata necessaria per giustificare il suo uso.
Il titolo sembra in un senso attribuire a Maria una certa superiorità su Dio stesso. Abbiamo già notato che non poteva essere una superiorità su Dio Padre, perché Maria non è madre di lui. La superiorità deve essere anche esclusa riguardo al Figlio, se viene considerato nella sua natura divina, identica a quella del Padre. Il Figlio è soltanto figlio di Maria nella sua natura umana. In questa natura « era sottomesso » a Maria e Giuseppe, come dice il vangelo (Luca 2,51).
La maternità di Maria viene spesso chiamata « maternità divina », perché è una maternità in relazione con la persona divina del Figlio; ma in realtà è una maternità umana, maternità che si è prodotta e sviluppata nella natura umana della Vergine di Nazaret. A questa maternità appartiene la ricchezza dei sentimenti umani: il cuore materno di Maria è un cuore umano, molto sensibile a tutti gli avvenimenti che toccavano o colpivano il proprio Figlio. Il carattere verginale della sua maternità non ha tolto niente alla tenerezza del suo affetto materno; anzi l’ha reso più ardente, più puro, più perfetto.
L’espressione « Madre di Dio » pone in luce la relazione stupenda di una persona umana con Dio. La maternità è una relazione di persona a persona. Una madre è madre della persona del suo figlio; siccome nel caso di Gesù la persona è divina in una natura umana, Maria è madre di una persona divina, persona che in virtù della generazione umana verginale è suo Figlio.
Sull’origine dell’attribuzione del titolo « Madre di Dio » a Maria nella preghiera cristiana e nel culto cristiano, abbiamo poca informazione. È pure significativo che la più antica preghiera mariana che conosciamo sia rivolta alla Madre di Dio. La preghiera è stata scoperta su un papiro egiziano che è stato datato del terzo secolo; il papiro era molto danneggiato, ma portava chiaramente l’invocazione Theotokos: « Sotto il tuo patrocinio cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio… ».
La preghiera, formulata in somiglianza di altre preghiere rivolte a Dio, chiede il soccorso di Maria nei pericoli. Essa testimonia che in Egitto, nel terzo secolo, il titolo « Madre di Dio » era in uso in alcuni ambienti cristiani.
Questo uso viene confermato per un ambiente più dottrinale: sappiamo che nel suo commento della lettera ai Romani, il grande teologo Origene (253-255) aveva dato una lunga spiegazione del termine Theotokos. Non possediamo il testo di questo commento, ma è il segno che in Egitto, nel terzo secolo, il titolo era in uso nell’esposizione della dottrina.
Gli storici hanno cercato di determinare i motivi per i quali il titolo ha avuto una diffusione particolare in Egitto. Sembra infatti che l’Egitto sia stato il luogo di origine dell’uso del titolo. Nella religione pagana esisteva il culto della dea Isis. Questa dea era venerata, sotto il titolo di « madre del dio », perché era considerata come la madre del dio Oro. Clemente d’Alessandria usa a questo proposito l’espressione: « madre degli dei ». I cristiani dell’Egitto vedevano nel linguaggio dei pagani un omaggio alla « madre del dio ». Come non avrebbero reagito, pensando che loro conoscevano l’unica Madre di Dio, che non era una dea, ma una donna? Possiamo supporre che sotto l’influsso del culto pagano hanno affermato il loro proprio culto di venerazione della Madre di Dio. La religione pagana, in cui si esercitava l’azione dello Spirito Santo, aveva preparato gli Egiziani alla venuta del cristianesimo e al culto della vera « Madre di Dio ».
Il salto che si è prodotto per rivolgersi a Maria, chiamandola « Madre di Dio », non è stato l’effetto di un ragionamento dottrinale. È venuto da un bisogno popolare di riconoscere in una donna, secondo la rivelazione, la vera madre di Dio, madre del Figlio incarnato, che apriva la porta a tutte le speranze. Il valore del ruolo di Maria era stato capito e accolto dal popolo cristiano, che, invocando la madre di Dio, poteva aspettare la migliore risposta ai suoi problemi e l’aiuto nei pericoli.

Obiezione e risposta
Quando, nell’anno 428, Nestorio diventò Patriarca di Costantinopoli, la controversia a proposito del titolo « Madre di Dio » era scoppiata. Diversi pareri si erano manifestati; alcuni volevano riconoscere Maria come madre dell’uomo Gesù e non come madre di Dio. Nestorio si limitava al titolo: « Madre di Cristo ». Egli non ammetteva il titolo « Madre di Dio », perché pensava che Maria non poteva essere madre di una persona divina.
Abbiamo osservato che il titolo è audace e che un salto è stato necessario, nel terzo secolo, per introdurre l’invocazione nella preghiera cristiana. Nestorio non ha voluto fare questo passo avanti, non ha accettato un titolo che si era diffuso ampiamente nel linguaggio della Chiesa e che costituiva un progresso nell’espressione della fede. Infatti non accoglieva il valore della tradizione che si era formata per invocare Maria sotto il nome di « Madre di Dio ».
Rifiutando questo titolo, doveva ammettere in Cristo una divisione fra l’uomo generato da Maria e il soggetto divino che era il Figlio; questa divisione avrebbe implicato l’esistenza di due persone in Cristo, cioè un dualismo che non poteva essere compatibile con l’unità di Cristo secondo la verità rivelata nel vangelo.
La Chiesa aveva sempre creduto che l’uomo Gesù era Dio, secondo la dimostrazione che Gesù stesso aveva fatto della propria identità. Nel vangelo, non ci sono due personaggi, uno che fosse l’uomo e l’altro che fosse il Figlio di Dio. La meraviglia dell’Incarnazione consiste nel fatto che il Figlio di Dio è divenuto personalmente uomo, nascendo da una donna.
Al momento dell’Incarnazione, questo Figlio non si è spaccato in due persone. Rimanendo persona divina, è divenuto uomo, assumendo una natura umana; non si è associato una persona umana. La sua unica persona è persona divina, persona che esiste dall’eternità e non può cambiare nel suo essere eterno. Questo spiega che Maria, diventando madre di Gesù, sia madre della persona divina del Figlio e dunque Madre di Dio. 
La Vergine Maria « Theotokos », cioè « Madre di Dio », come l’ha proclamata il Concilio di Efeso.
Così l’affermazione di Maria come Madre di Dio è la garanzia dell’affermazione della persona divina di Cristo. Il problema posto dalla crisi nestoriana non era soltanto mariologico; era più fondamentalmente cristologico. La verità contestata era l’unità di Cristo.
Questa unità fu riconosciuta dal concilio di Efeso, che condannò Nestorio. In base alla seconda lettera di Cirillo di Alessandria a Nestorio, che fu approvata dal concilio, il Figlio eterno del Padre è colui che, secondo la generazione carnale, è nato dalla Vergine Maria. Da questa verità su Cristo, deriva la conseguenza per Maria: « Per questo, Maria è legittimamente chiamata Theotokos, Madre di Dio ».
Dopo la proclamazione di questa dottrina, i Padri del concilio furono accolti con entusiasmo dalla popolazione di Efeso. Il popolo cristiano si rallegrava dell’onore reso alla Madre di Dio.
Quattro secoli prima, la città pagana di Efeso aveva manifestato il suo attaccamento alla dea Artemide. Gli Atti degli Apostoli ci riferiscono l’episodio in cui Paolo aveva incontrato ad Efeso una forte ostilità della folla, che l’accusava di aver voluto porre fine al culto della dea. Le grida « grande è l’Artemide degli Efesini! » (Atti 19,28) mostravano la potenza di un culto che ha indotto Paolo a lasciare la città. Ma il loro ricordo fa anche capire la preparazione adoperata dallo Spirito Santo alla proclamazione di una donna come Madre di Dio. Il culto alla dea Artemide era una via che finalmente doveva porre in luce il volto della Madre di Dio.
In quattro secoli, il culto reso a una dea pagana si è trasformato in culto reso a Maria. Nella religione pagana si era rivelato il bisogno fondamentale degli uomini di avere una donna veramente ideale per aprire la via della salvezza. Nel cristianesimo, questa donna ideale è stata riconosciuta in tutta la sua perfezione a un livello molto superiore, come quella che meritava il nome di Madre di Dio.

Dimostrazione del più alto amore divino
Il titolo che dal terzo secolo è stato pronunziato dalla pietà cristiana nel culto mariano porta con sé la dimostrazione del più alto amore divino. Maria è Madre di Dio perché Dio ha voluto una madre. Il Dio che l’ha voluto è prima di tutto il Padre: la sua intenzione era di esprimere, con questa maternità, in un volto umano, la propria paternità divina. Anche il Figlio di Dio l’ha voluto, perché voleva essere integralmente uomo simile agli altri uomini, nascere da una madre e crescere con l’aiuto e la cura di una madre.
Il vocabolo greco usato per designare la maternità di Maria ha un significato che secondo la sua origine è abbastanza ristretto. « Theotokos » significa « quella che ha generato Dio ». L’atto di generazione ha un valore essenziale per la maternità, ma è soltanto un inizio. La madre ha il compito di contribuire alla crescita del figlio e di educarlo in vista della sua vita futura di adulto. Maria è stata impegnata in questo compito, con questo aspetto stupendo della sua maternità che consisteva in una educazione di colui che era Dio.
Educare Dio sembra un compito paradossale. Dobbiamo precisare che si tratta del Figlio di Dio nella sua natura umana: è l’uomo Gesù che Maria ha educato, aiutandolo a crescere e a svilupparsi. Ma siccome questo uomo era Dio, con una persona divina, l’educazione che concerneva tutti gli aspetti umani della sua esistenza era una educazione di Dio, di un Dio fatto uomo.
Quella che era stata la generatrice di Dio era anche, in tutta verità, l’educatrice di Dio. Questo compito fa meglio scoprire la grandezza singolare della maternità di Maria.
Dobbiamo osservare che nell’attività educatrice, Maria condivideva con Giuseppe la responsabilità. L’evangelista Luca lo ricorda quando dice, per descrivere la vita di Gesù a Nazaret: « Stava loro sottomesso » (2,51). Gesù cresceva sotto la duplice autorità di Giuseppe e di Maria. La loro unione era un contributo all’efficacia dell’educazione di colui che avrebbe insegnato più tardi il valore dell’amore mutuo.
Conosciamo un frutto dell’educazione data da Giuseppe. Gesù che era « figlio del carpentiere » (Matteo 13,55) è divenuto « il carpentiere » (Marco 6, 3) di Nazaret, perché aveva imparato da Giuseppe questo mestiere. I frutti dell’educazione data da Maria non sono così evidenti, perché non conosciamo gli umili segreti della vita di Gesù a Nazaret.
Nel suo compito di educazione, Maria ha avuto molti contatti intimi con Gesù, che hanno contribuito allo sviluppo di tutte le sue qualità umane. Infatti riceviamo nei racconti evangelici i frutti di questa educazione nascosta, data da quella che fu la più perfetta educatrice e che preparò il Salvatore al compimento della sua missione.
La donna che, essendo Madre di Dio, ha educato il Figlio di Dio, esercita ancora un influsso sulla vita spirituale dell’umanità con i frutti prodotti in Cristo dalla sua educazione materna.

Publié dans:FESTE DI MARIA, MARIA VERGINE |on 30 décembre, 2010 |Pas de commentaires »
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