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PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI – INTRODUZIONE

PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI – INTRODUZIONE

LETTERE DI SAN PAOLO – LETTERE AI TESSALONICESI     

stralcio dal libro: Lettere di San Paolo, Chantal Raynier – Michel Trimaille – Alòbert Vanhoye, Edizioni San Paolo Cinisello Balsamo (MI) 2000; 

di Michel Trimaille, pagg. 181. 183-184

INTRODUZIONE,pag 181

 

Paolo, Silvano e Timoteo sono stati costretti ad abbandonare Tessalonica a seguito dei conflitti con la sinagoga che riferiscono At 17,5-10 e ai quali allude 1 Tessalonicesi. Paolo racconta come, da Atene, abbia inviato Timoteo a Tessalonica, tanto era ansioso di avere notizie dei cristiani. Egli, con Silvano, si è diretto a Corinto, dove lo ha poi raggiunto. Timoteo con notizie rassicuranti nonostante il breve tempo che gli apostoli hanno potuto dedicare alla formazione dei membri della chiesa, la loro perseveranza nella fede e la loro carità sono esemplari. Paolo ne è profondamente commosso e incoraggiato nel suo compito; scrive loro una lettera calorosa, in qualche punto perfino entusiasta, mentre sviluppa alcuni punti di dottrina, a riguardo dei quali Timoteo ha avuto l’occasione di misurare i limiti e le deficienze della catechesi ricevuta.

Questa lettera è universalmente riconosciuta come autentica, ed è il primo scritto del Nuovo Testamento. Si vuol dire con questo che, quantunque le tradizioni dei vangeli avessero già ricevuto la loro formulazione e fossero divenute oggetto di trasmissione, 1Ts è il primo scritto completo che sia entrato nel canone del Nuovo Testamento. Inoltre le acquisizioni recenti, cu si è fatto cenno sopra a proposito della sequenza degli avvenimenti della vita di Paolo, permettono di situarla cronologicamente prima della riunione di Gerusalemme (At 15; Gal 2), dunque verso la fine degli anni 40, cioè una decina d’anni dopo la morte e risurrezione di Gesù.

(qui c’è la presentazione dello schema di 1 Tessalonicesi, proseguirei con al parte successiva: Importanza di 1 Tessalonicesi)

Importanza di 1 Tessalonicesi, pag 183-

Questa lettera è preziosa anzitutto perché è il primo scritto cristiano. Paolo fa il racconto dell’evangelizzazione di una grande città greca ed elabora, per spiegare il successo dell’azione missionaria, una teologia della parola di Dio che non apparirà mai più in maniera così nitida e precisa (1,5 e 2,13).

1Ts ci ha conservato due formule di professione di fede, l’una proveniente dall’ambiente giudaico-cristiano e che proclama Gesù morto e risuscitato 84,14), l’altra, da Paolo presa a prestito – nei suoi elementi essenziali – dalla catechesi sinagogale, che comincia con l’invitare i non giudei alla conversione verso il Dio vivo e vero (1,9-10) e infine nomina Gesù . Luca l’amplierà, in At 17, 22-31, donandole la forma del discorso ai filosofi di Atene.

La vita cristiana poggia sulle virtù che formano l struttura fondamentale di ogni discepolo di Cristo: fede, carità, speranza. A partire di lì, Paolo tratta, nei capitoli 4-5, alcuni punti di morale, articolati attorno ai temi classici della santificazione e dell’amore fraterno e illuminati dalla sua catechesi sulla parusia del Signore. Allo stesso tempo ci mostra come il comportamento dei primi cristiani fosse caratterizzato dall’attesa della venuta prossima di Gesù risorto, alla quale Paolo contava di essere presente. A La speranza che anima la chiesa mira, dunque, a un compimento che si situa al di là della medesima e di questo mondo. Infine questa lettera ci insegna molte cose riguardo all’anima dell’apostolo, a quello che chiamerà in seguito , l’angoscia, la gioia semplice che gli capita di provare, la tenerezza che confessa e che rettifica felicemente il ritratto che ci si fa di lui quando non lo si conosce a sufficienza.

LETTERE DI SAN PAOLO AI TESSALONICESI – NOTA INTRODUTTIVA DEL PROF. TRIMAILLE

LETTERE DI SAN PAOLO – LETTERE AI TESSALONICESI     

stralcio dal libro: Lettere di San Paolo, Chantal Raynier – Michel Trimaille – Alòbert Vanhoye, Edizioni San Paolo Cinisello Balsamo (MI) 2000; 

di Michel Trimaille, pagg. 179-180; 

NOTA INTRODUTTIVA

Tessalonica e la sua evangelizzazione 

Seconda città in ordine d’importanza della Grecia moderna con il nome di Salonicco, Tessalonica era la capitale della provincia romana della Macedonia: Aveva ricevuto  il nome di Thessaloniké (‘vittoria in Tessaglia), sorellastra di Alessandro il Grande. All’epoca di Paolo, è una città fiorente, ben ubicata nel cuore del Golfo Termaico, collegata da due arterie romane importanti, la via Egnazia, che univa Roma a Bisanzio, e la via che risaliva dall’Acaia verso il Nord, fino al Danubio. Tale situazione aveva favorito lo sviluppo commerciale e la fioritura di ogni genere di scambi. 

La sua popolazione risultava alquanto eterogenea: la colonizzazione romana vi aveva condotto gli italici; gli orientali vi affluivano nella speranza di farvi fortuna, e Paolo vi troverà una sinagoga, testimonianza di una solida comunità giudaica. Da allora, peraltro, gli ebrei hanno sempre considerato Tessalonica come una città accogliente, nella quale hanno trovato rifugio in molte occasioni DELLA LORO STORIA DOLOROSA. Le diverse etnie avevano reato con sé un rigoglioso pantheon di divinità e di culti, almeno venti secondo le scritte rinvenute. Pare che colà, come in altre città ellenistiche, il giudaismo attirasse numerosi cittadini alla ricerca di una fede solidamente strutturata e di un codice morale dai contorni ben definiti. 

Tessalonica venne evangelizzata da Paolo, Silvano e Timoteo (1Ts1,1 e At 17, 1-9). Le circostanze sono note: nel corso del cosiddetto secondo viaggio missionario, Paolo e i suoi collaboratori, partiti a piedi da Antiochia e attraversata l’attuale Turchia centrale, s’imbarcarono a Troade e navigarono alla volta della Macedonia: Lì fondarono comunità cristiane, prima a Filippi, poi a Tessalonica e a Berea. Li ritroviamo in seguito in Acaia, ad Atene e a Corinto. Le peripezie di questo viaggio sono narrate in At 15,40 – 18,22. 

Si leggeranno, in Lettere di Paolo, I (Lettera ai Galati) – questo non l’ho messo, vuol dire che Padre J.P. Lémonon… – a sostegno dell’ipotesi che colloca questo viaggio, nel corso della vita di Paolo, in modo conforme alla cronologia delle lettere, prima della riunione a Gerusalemme narrata in Gal 2, e non dopo, come fa Luca negli Atti degli Apostoli per ragioni ecclesiologiche (At 15,1 – 18,22). Esiste dunque oggi un consenso abbastanza vasto sull’ipotesi che questo viaggio risalga alla fine dei quattordici anni che Paolo stesso calcola tra la sua prima venuta a Gerusalemme – dopo la conversione – e la seconda, quella nel corso della quale egli ottenne da Cefa, Giacomo e Giovanni l’approvazione della sua missione presso i non giudei (Gal 2,1). Ciò obbliga ad anticipare un po’ la data dell’evangelizzazione di Tessalonica, non più allinizio degli anni 50, ma verso il 48. 

Chantal Raynier – Michel Trimaille – Alòbert Vanhoye, Edizioni San Paolo Cinisello Balsamo (MI) 2000;

LETTERE DI SAN PAOLO 

di Michel Trimaille, pagg. 179-…: 

LETTERE AI TESSALONICESI 

NOTA INTRODUTTUTIva 

Tessalonica e la sua evangelizzazione 

Seconda città in ordine d’importanza della Grecia moderna con il nome di Salonicco, Tessalonica era la capitale della provincia romana della Macedonia: Aveva ricevuto  il nome di Thessaloniké (‘vittoria in Tessaglia), sorellastra di Alessandro il Grande. All’epoca di Paolo, è una città fiorente, ben ubicata nel cuore del Golfo Termaico, collegata da due arterie romane importanti, la via Egnazia, che univa Roma a Bisanzio, e la via che risaliva dall’Acaia verso il Nord, fino al Danubio. Tale situazione aveva favorito lo sviluppo commerciale e la fioritura di ogni genere di scambi. 

La sua popolazione risultava alquanto eterogenea: la colonizzazione romana vi aveva condotto gli italici; gli orientali vi affluivano nella speranza di farvi fortuna, e Paolo vi troverà una sinagoga, testimonianza di una solida comunità giudaica. Da allora, peraltro, gli ebrei hanno sempre considerato Tessalonica come una città accogliente, nella quale hanno trovato rifugio in molte occasioni DELLA LORO STORIA DOLOROSA. Le diverse etnie avevano reato con sé un rigoglioso pantheon di divinità e di culti, almeno venti secondo le scritte rinvenute. Pare che colà, come in altre città ellenistiche, il giudaismo attirasse numerosi cittadini alla ricerca di una fede solidamente strutturata e di un codice morale dai contorni ben definiti. 

Tessalonica venne evangelizzata da Paolo, Silvano e Timoteo (1Ts1,1 e At 17, 1-9). Le circostanze sono note: nel corso del cosiddetto secondo viaggio missionario, Paolo e i suoi collaboratori, partiti a piedi da Antiochia e attraversata l’attuale Turchia centrale, s’imbarcarono a Troade e navigarono alla volta della Macedonia: Lì fondarono comunità cristiane, prima a Filippi, poi a Tessalonica e a Berea. Li ritroviamo in seguito in Acaia, ad Atene e a Corinto. Le peripezie di questo viaggio sono narrate in At 15,40 – 18,22. 

Si leggeranno, in Lettere di Paolo, I (Lettera ai Galati) – questo non l’ho messo, vuol dire che Padre J.P. Lémonon… – a sostegno dell’ipotesi che colloca questo viaggio, nel corso della vita di Paolo, in modo conforme alla cronologia delle lettere, prima della riunione a Gerusalemme narrata in Gal 2, e non dopo, come fa Luca negli Atti degli Apostoli per ragioni ecclesiologiche (At 15,1 – 18,22). Esiste dunque oggi un consenso abbastanza vasto sull’ipotesi che questo viaggio risalga alla fine dei quattordici anni che Paolo stesso calcola tra la sua prima venuta a Gerusalemme – dopo la conversione – e la seconda, quella nel corso della quale egli ottenne da Cefa, Giacomo e Giovanni l’approvazione della sua missione presso i non giudei (Gal 2,1). Ciò obbliga ad anticipare un po’ la data dell’evangelizzazione di Tessalonica, non più allinizio degli anni 50, ma verso il 48.

XXI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

XXI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥

Basilica di Sant’Antonio a via Merulana, Roma, Cappella dell’Adorazione, questa Basilica è la chiesa più vicina a me e questo per me è uno dei luoghi dove prego più frequentemente…fraternamente vi racconto:

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24 AGOSTO 2008

DOMENICA XXI SETTIMANA DEL T.O.

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura Rm 11, 33-36
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
33.
O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34. Infatti,
chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35. O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?
36. Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

PRIMI VESPRI

Lettura breve Rm 11, 33-36
33. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? 35. O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? (Is 40, 13; Ger 23, 18; Gb 41, 3).
36. Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

UFFICIO DELLE LETTURE

(dal Proprio di San Bartolomeo, che oggi non si dovrebbe fare perché domenica)

DAGLI SCRITTI…
Dalle « Omelie sulla prima lettera ai Corinti » di san Giovanni Crisostomo, vescovo
La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome fiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano i vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, c’è una stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava:  » Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini  » (1 Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti. Ciò costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.
Lettura Breve
2 Cor 1, 3-4
3. Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, 4. il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

LUNEDÌ 25 AGOSTO 2008

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura 2 Ts 1,1-5. 11-12
Il nome del Signore nostro Gesù sia glorificato in voi e voi in lui.
1. Paolo, Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre nostro e nel Signore Gesù Cristo: 2. grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.
3. Dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, ed è ben giusto. La vostra fede infatti cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carità vicendevole; 4. così noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni che sopportate. 5. Questo è un segno del giusto giudizio di Dio, che vi proclamerà degni di quel regno di Dio, per il quale ora soffrite. 11. Il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede; 12. perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

LODI

Lettura Breve 2 Ts 3, 10b-13
10b. Chi non vuol lavorare neppure mangi. 11. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. 12. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. 13. Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene.

VESPRI

Lettura breve Col 1, 9b-11
9b. Abbiate una piena conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10. perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11. rafforzandovi con ogni energia secondo la sua gloriosa potenza, per poter essere forti e pazienti in tutto.

26 AGOSTO MARTEDÌ

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura 2 Ts 2, 1-3.13-17
1.Vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, 2. di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. 3a. Nessuno vi inganni in alcun modo! 13b. Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, 14. chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo. 15. Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera. 16. 4. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, 17. conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene

LODI

Lettura Breve Rm 13, 11b.12-13a
11b. E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. 12. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. 13a. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno.

27 AGOSTO 2008

SANTA MONICA (memoria)

 dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥

http://santiebeati.it/

MESSA DEL GIORNO

(non quella di Santa Monica dei padri agostiniani che ho sentito io, letture della festa per gli agostiniani: Sir 26, 1-4. 13-16; Sal 127; Lc 7, 11-17)

Prima Lettura 2 Ts 3, 6-10. 16-18
6. Vi ordiniamo, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi. 7. Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, 8. né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. 9. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. 10. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. 16. Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi. 17. Questo saluto è di mia mano, di Paolo; ciò serve come segno di autenticazione per ogni lettera; io scrivo così. 18. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi
.

UFFICIO DELLE LETTURE

come sempre Sant’AgostinoSeconda Lettura
Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 9, 10-11; CSEL 33, 215-219)

Cerchiamo di arrivare alla sapienza eterna
Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi, lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci. Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9). Ce ne stavamo con la bocca anelante verso l’acqua che emana dalla tua sorgente, da quella sorgente di vita che si trova presso di te. Dicevo cose del genere, anche se non proprio in tal modo e con queste precise parole. Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: «Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?». Non ricordo bene che cosa io le abbia risposto in proposito. Intanto nel giro di cinque giorni o poco più si mise a letto con la febbre. Durante la malattia un giorno ebbe uno svenimento e per un pò di tempo perdette i sensi. Noi accorremmo, ma essa riprese prontamente la conoscenza, guardò me e mio fratello in piedi presso di lei, e disse, come cercando qualcosa: «Dove ero»? Quindi, vedendoci sconvolti per il dolore, disse: «Seppellire qui vostra madre». Io tacevo con un nodo alla gola e cercavo di trattenere le lacrime. Mio fratello, invece, disse qualche parola per esprimere che desiderava vederla chiudere gli occhi in patria e non in terra straniera. Al sentirlo fece un cenno di disapprovazione per ciò che aveva detto. Quindi rivolgendosi a me disse: «Senti che cosa dice?». E poco dopo a tutti e due: «Seppellirete questo corpo, disse, dove meglio vi piacerà; non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all’altare del Signore». Quando ebbe espresso, come poté, questo desiderio, tacque. Intanto il male si aggrava ed essa continuava a soffrire.
In capo a nove giorni della sua malattia, l’anno cinquantaseiesimo della sua vita, e trentatreesimo della mia, quell’anima benedetta e santa se ne partì da questa terra.

Responsorio Cfr. 1 Cor 7, 29. 30. 31; 2, 12
R. Il tempo è breve: ormai chi è nella gioia, viva come non godesse; chi è immerso in questo mondo come non vi fosse: * passa presto lo spettacolo del mondo.
V. Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo:
R. passa presto lo spettacolo del mondo.
 

LODI

Lettura breve Rm 12, 1-2
1. Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
VESPRI

Lettura breve Rm 8, 28-30
28. Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30. quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati

28 AGOSTO 2008

SANT’AGOSTINO (memoria)

questa è la statua con le relique del santo che hanno messo i monaci agostiniani per la festa di Santa Monica e di Sant’Agostino nella Chiesa di Sant’Agostino a Roma

http://flickr.com

MESSA DEL GIORNO

(non quella di Sant’Agostino che ho sentito io, letture della solennità per gli agostiniani: 1 Gv 4, 7-16; Sal 62; 1 Gv 4, 7-16)

Prima Lettura 1 Cor 1, 1-9
1. Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2. alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3. grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. 4. Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, 5. perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza. 6. La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, 7. che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8. Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: 9. fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

UFFICIO DELLE LETTURE

sant’Agostino, come sempre;

Seconda Lettura
Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)

Eterna verità e vera carità e cara eternità!
Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce. O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi parve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me». Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini. Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Responsorio
R. O Verità, luce che splende al mio cuore, le mie tenebre più non mi parlano. Ero smarrito, e mi sono ricordato di te. * Ecco, ora ritorno, stanco e assetato, a te fonte viva.
V. Non sono io la mia vita: nel mio io, non potevo vivere, in te mi sento rinascere.
R. Ecco ora ritorno, stanco e assetato, a te fonte viva.

29 AGOSTO 2008

MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA (memoria)

MESSA DEL GIORNO

(letture: Ger 1, 17-19; Sal 70; Mc 6, 17-29)

UFFICIO DELLE LETTURE

citazione

Seconda Lettura
Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote
(Om. 23; CCL 122, 354. 356. 357)

Precursore della nascita e della morte di Cristo
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore. San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo. Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto. Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza delle catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui. Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo. Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).

I RESTI DEL TEMPIO DI SAN PAOLO, NELLE ACQUE DI REGGIO CALABRIA

dal sito: 

http://peppecaridi2.wordpress.com/2007/11/24/i-resti-del-tempio-di-san-paolo-nelle-acque-di-reggio-calabria/

I RESTI DEL TEMPIO DI SAN PAOLO, NELLE ACQUE DI REGGIO CALABRIA

Pubblicato da peppecaridi su 24, Novembre, 2007

REGGIO CALABRIA – Giacciono nelle acque dello Stretto tra Reggio Calabria e Messina le pietre che ascoltarono la prima predica di San Paolo in Italia. Massi che componevano il santuario di Artemide Fascelide, il cui ritrovamento è stato di recente denunciato alla sovrintendenza ai Beni storici ed archeologici, da un gruppo di sub coadiuvati da appassionati e studiosi della Magna Grecia. Un luogo di culto, posto sul promontorio Artemisio, l’attuale spiaggia di Calamizzi, che rimase celebre fino all’avvento del Cristianesimo e che sprofondò in mare nel ‘500. Un luogo sacro, descritto ancora dalle fonti bizantine fino all’XI secolo.

Secondo documenti del VII-VIII secolo, l’arrivo di San Paolo a Reggio, testimoniato dagli Atti degli Apostoli, avvenne in quel luogo proprio durante le feste in onore di Artemide Fascelide. In quell’occasione l’Apostolo avrebbe chiesto di potere predicare l’evangelo di Cristo agli abitanti. Richiesta esaudita, ma a una condizione: il tempo a disposizione di San Paolo sarebbe stato scandito da una candela posta sopra una colonna rotta del tempio.

Il santo, quindi, avrebbe potuto parlare alla folla solo fino a che la candela non si fosse consumata. Finita la cera però, secondo la tradizione, avrebbe preso fuoco la colonna, per permettere a San Paolo di continuare a parlare. Tant’è che, ancora oggi, nella Cattedrale di Reggio Calabria si conserva la colonna bruciata che avrebbe consentito la predicazione di Paolo e la creazione della prima chiesa in Italia, sottoposta a Stefano Niceno, poi morto martire, primo vescovo della città dello Stretto.

Ora, l’edificio che ospitò San Paolo sembra essere riaffiorato dalle sabbie che ricoprono il fondo del mare a una trentina di metri dalla spiaggia calabrese, nell’area indicata da tutte le fonti storiche. Un edificio antichissimo che ha attraversato i secoli.

Secondo la tradizione, l’oracolo di Delfi disse ai greci, guidati da Antimnestos, o Arimnestos, di fondare la nuova polis in Italia alla foce del fiume Apsias, accanto al Pallantion. La nuova polis avrebbe mantenuto il nome di Rhegion, datole da Iokastos, figlio di Eolo, che l’aveva fondata subito dopo la guerra di Troia. Ed è per questo che dopo 3000 anni la città mantiene ancora il nome di Reggio.

Il tempio di Artemide, posto vicino alla tomba dell’ecista mitico della città, Iokastos, era situato alla base del Promontorio Artemisio, divenuto poi Punta Calamizzi. Il promontorio era la fonte della ricchezza di Reggio, perché proteggeva il porto della città dai venti dei quadranti meridionali, pericolosi per la navigazione nello Stretto. Situato a sud della città, ospitava, in periodo bizantino, il monastero di San Nicola di Calamizzi e la chiesa di San Giorgio Drakoniaratis.

La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500. Reggio, dominata dagli spagnoli, aveva la necessità di difendere l’importante porto (gli unici due porti naturali della Calabria erano Reggio e Crotone) dalle continue scorrerie dei turchi. Il porto era ancora difeso da una antica fortificazione, ma il Cinquecento aveva visto crescere a dismisura la potenza dei cannoni: come in tutte le città marittime del Regno di Napoli si sentiva la necessità di costruire un Castel Novo per ospitare le batterie di artiglieria. A Reggio lo spazio per edificare una tale fortezza non c’era, così si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono, per edificare il forte nella ex foce della fiumara. Il progetto iniziò nel 1547, ma solo dopo pochi anni il cantiere si dovette fermare. Nessuna fonte spiega il perché ma, poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.

Fin qui la storia. Arriviamo fine del 2005, quando Carmelo Santonocito, un edicolante con la passione per i classici, inizia a studiare antichi testi e ricostruzioni, nell’intento di scrivere un romanzo storico (successivamente pubblicato da Falzea editore) sul governo del tiranno Anaxilaos, alla testa di Reggio Calabria nella prima metà del V secolo avanti Cristo. Per fare un lavoro puntuale Santonocito si consultò col professore Daniele Castrizio, archeologo e docente di numismatica all’Università di Messina. La necessità di accuratezza storica innescò una serie di studi e ricerche. Le testimonianze letterarie e archeologiche si trovarono convergenti in un punto: il mare di fronte alla spiaggia di Calamizzi. Per investigare il sito, si chiese allora la collaborazione di un amico funzionario di polizia, Gianni Capolupo, e di un collega di questi, Vincenzo Borrelli, istruttore sommozzatore. In questo contesto nasce la curiosità di andare a scandagliare i luoghi della narrazione. A circa 30 metri dalla costa, a sette-otto metri di profondità, in un sito occupato fino a pochi mesi or sono da una vera e propria foresta di poseidonia, e per giunta sepolto sotto quasi mezzo metro di sabbia, i sommozzatori scoprono un crollo di notevoli dimensioni, con massi in pietra arenaria squadrati, a volte con tracce di modanatura, basi e rocchi di colonne, che occupano una superficie dal diametro di circa un’ottantina di metri.

Si tratta di un sito riconducibile a strutture pertinenti al santuario di Artemide Fascelide. Ipotesi confermata, secondo Castrizio, da un elemento architettonico pertinente alla trabeazione di edifici pubblici. Una trave in pietra con triglifi e metope decorate, di epoca greco-romana. Insomma: l’architrave di un tempio o di un edificio collegato a un santuario. E ora si attende la conferma dei lavori che saranno avviati dopo la denuncia alla sovrintendenza.

GUARDA LE IMMAGINI:

http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/tempio-rc/1.html

(24 novembre 2007) – di GIUSEPPE BALDESSARRO -

Fonte: www.repubblica.it

San Giovanni Eudes, dal trattato: « L’ammirabile Cuore di Gesù » (m.f)

LITURGIA DELLE ORE - SECONDA LETTURE DALLA MEMORIA FACOLTATIVA  – 19 AGOSTO 2008 

DAGLI SCRITTI…
Dal trattato «L’ammirabile Cuore di Gesù» di san Giovanni Eudes, sacerdote
Fonte della salvezza e della vera vita

Pensa, ti prego, che Nostro Signore Gesù Cristo é il tuo vero capo, e che fai parte delle sue membra. Egli ti appartiene come il capo al corpo. Tutto ciò che é suo, é tuo: il suo Spirito, il suo cuore, il suo corpo, la sua anima, e tutte le sue facoltà. Tu ne devi usare come di cose tue per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Tu gli appartieni come le membra al loro capo. Parimenti egli desidera usare, coma cosa che gli appartenga, tutto ciò che é tuo, per indirizzarlo al servizio e alla gloria del Padre suo. Non solamente egli ti appartiene, ma vuole essere in te, vivendo e dominando in te come il capo vive e regna nelle sue membra. Egli vuole che tutto ciò che é in lui viva e domini in te: il suo spirito nel tuo spirito, il suo cuore nel tuo cuore, tutte le facoltà della sua anima nelle facoltà della tua anima, perché anche in te si adempiano queste divine parole: «Glorificate Dio nel vostro corpo» (1 Cor 6, 20) e perché la vita di Gesù si manifesti in te.
E non basta che tu appartenga al Figlio di Dio, ma devi essere in lui, come le membra sono nel loro capo. Tutto ciò che é in te deve essere incorporato in lui e da lui ricevere vita e guida. Non c’é vera vita per se non in lui solo, che é la fonte esclusiva della vera vita. Fuori di lui per te non c’é che morte e perdizione. Egli deve essere il solo criterio delle tue iniziative, delle tue azioni, delle tue energie e della tua vita. Tu non devi vivere che di lui e per lui, seguendo queste divine parole: «Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo infatti Cristo é morto ed é tornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi» (Rm 14, 7-9).
Dunque tu sei una sola cosa con questo stesso Gesù, come le membra sono una sola cosa con il loro capo. Perciò devi avere con lui uno stesso spirito, una stessa anima, una stessa vita, una stessa volontà, uno stesso sentimento, uno stesso cuore. E lui stesso deve essere il tuo spirito, il tuo cuore, il tuo amore, la tua vita e il tuo tutto. Ora queste grandi verità traggono origine nel cristiano dal battesimo, vengono accresciute e rafforzate dal sacramento della confermazione e dal buon uso delle altre grazie partecipate da Dio, e ricevono il loro supremo perfezionamento dalla santa Eucaristia.

Publié dans:SANTI :"memorie facoltative" |on 19 août, 2008 |Pas de commentaires »

CI SONO ANCORA MOLTI BEI TESTI DA METTERE, SUBITO…

aggiungo un categoria: « letture dal proprio dei santi, le memorie facoltative » perché mi sono accorta -avrei dovuto pensarci prima – che vi sono alcuni testi veramente belli che vengono spesso trascurati nella preghiera liturgica delle ore, e che io, anche, ho trascurato di metterli in questo blog, naturalmente metto solo quelli con riferimenti a San Paolo;

faccio un elenco, degli altri lavori che desidero fare, aggiungere:

per primo voglio fare una ricerca, a tappeto, su tutti, i salmi, delle cosiddette « sentenze » che stavo aggiungendo e che ho trascurato poi perché ho l’intenzione di fare un lavoro fatto bene;

poi desidero « ripassare » rileggere tutte le letture dai Comuni, ossia sulla liturgia delle ore: il comune, di Maria, degli apostoli, dei martiri, dei santi ecc., c’è veramente molto e bello, anche qui farò una categoria, questo lavoro è ancora più lungo;

c’è qualcosa della storia di San Paolo che voglio approfondire, in particolare due momenti delle vita di Paolo, il primo il naufagio a Malta perchè ci tendo io, è un evento che mi aiuta a me in modo particolare, il secondo l’ultimo tragitto in Italia verso Roma perché mi è stato richiesto, poi vedrò, se mi suggerite qualcosa lo farò, se mi mandate dei testi utili li metto;

per ora è tutto, sono graditi suggerimenti e, soprattutto, buoni testi;

Giovanni Paolo II, 1990, omelia durante la visita a Monteruscello-Pozzuoli (Atti 28)

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1990/documents/hf_jp-ii_hom_19901112_pozzuoli_it.html

VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN PIAZZA ANTONIO DE CURTIS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Monteruscello-Pozzuoli (Napoli) – Lunedì, 12 novembre 1990

1. Ci troviamo sul luogo di unimportante tappa dellitinerario di san Paolo. Non molto tempo fa ho potuto visitare lisola di Malta, dove è sempre vivo il ricordo dellapostolo. Come è noto, dopo il naufragio, Malta divenne per Paolo e i suoi compagni di viaggio lisola della salvezza. Gli Atti degli apostoli descrivono la continuazione di questo viaggio lungo il litorale dellItalia. Sono nominate le città di Siracusa, Reggio e Pozzuoli, la vostra cittàCari fratelli e sorelle, certamente con grande commozione voi rileggete questo testo degli Atti degli apostoli. Esso rappresenta una particolare testimonianza storica sulla vostra città, sui vostri antenati e, in modo speciale, sulle origini della vostra Chiesa. Leggiamo: . . . arrivammo a Pozzuoli. Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana (At 28, 13-14). Da queste parole risulta che già prima dellarrivo di san Paolo cera qui una comunità cristiana, la Chiesa locale di Pozzuoli. San Paolo, grazie alla sua sosta di sette giorni, impresse il sigillo apostolico su questa vostra Chiesa pozzuolese.

2. Oggi ringraziamo la santissima Trinità per questi inizi apostolici della vostra comunità cristiana. Desideriamo anche guardare – sia pur brevemente – al suo passato quasi bimillenario. Nella vostra Chiesa vi sono stati singolari esempi di convinta adesione al messaggio annunziato da Paolo e di zelante ministero per la diffusione e la purezza della fede. Ricordiamo, anzitutto, i martiri dei primi secoli, che voi venerate come primizie del cristianesimo nella regione campana: il vescovo di Benevento, san Gennaro, che fu decapitato sulla pietra che, irrorata dal suo sangue, tuttora è conservata quale vivo segno del suo martirio; i diaconi Sosio, Festo e Procolo; il lettore Desiderio; i laici cristiani Eutiche e Acuzio; tutti modelli di fedeltà a Cristo e al Vangelo, che hanno predicato con la parola e con il sangue. Appartiene, altresì, alla storia della fede di Pozzuoli la predicazione del vescovo Giuliano, al quale il Papa san Leone Magno affidò la lettera per il patriarca di Costantinopoli Flaviano. Tale documento, com’è noto, contribuì alla conoscenza più approfondita del Cristo, vero Dio e vero Uomo. Tale formulazione di fede, ricevuta nella Chiesa come autentica e normativa, sarà tramandata nei secoli come espressione indubitabile della verità su Cristo.

3. Nobili tradizioni stanno, dunque, alle vostre spalle. Voi siete eredi di un patrimonio prezioso di dottrina e di vita, che è venuto arricchendosi nel corso dei secoli grazie allapporto delle generazioni cristiane, che qui hanno testimoniato la loro adesione a Cristo. Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, noi professiamo le stesse certezze su Cristo, vivendo una simile esperienza di Chiesa. Professiamo la nostra adesione alla verità su Cristo insieme con ladesione a tutte le altre verità rivelate; in particolare con la verità su Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo. La Chiesa, infatti, come insegna il Concilio, si presenta come un popolo adunato nellunità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Gaudium et spes, 4). Questa è lunità che vive la Chiesa nella sua dimensione universale. Questa è pure lunità di ogni Chiesa particolare, nella quale il mistero universale della Chiesa e della sua struttura trova una propria incarnazione.

4. È quindi, nello Spirito di questa universale comunione di fede e di carità che sono venuto tra voi per incontrarvi e conoscervi. Saluto con gioia il vostro vescovo, mons. Salvatore Sorrentino, con tutto il presbiterio, i religiosi e le religiose, i laici impegnati nei diversi ministeri, specialmente quelli che collaborano nella catechesi e nelle attività caritative. Saluto anche le autorità cittadine e tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa celebrazione. Nel testo degli Atti degli apostoli abbiamo letto: I fedeli di là – cioè i fedeli di Roma – ci vennero incontro . . . Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio (At 28, 15). Ecco, sono venuto per confortarvi e darvi coraggio. Merita, infatti, attenzione ed encomio il vostro impegno ecclesiale e il vostro sforzo per la diffusione del Vangelo. Sono qui per esortarvi a perseverare nel cammino intrapreso. Il vostro vescovo mi ha presentato alcune difficoltà che la diocesi oggi sta affrontando: il recente terremoto e il caratteristico bradisismo della zona flegrea hanno diviso la comunità, disperdendo parte delle famiglie e delle parrocchie; importanti luoghi di culto sono stati resi inagibili, a cominciare dalla cattedrale sorta sullantica acropoli. Più acuta è poi la preoccupazione pastorale, connessa con lespansione edilizia e con gli insediamenti a carattere precario di nuove famiglie sul territorio diocesano. Ciò comporta, com’è ovvio, un insieme di problemi: dal primo approccio pastorale con i nuovi arrivati, alledificazione di adeguati luoghi di culto. Come costruire o come ricomporre la comunità cristiana senza una elementare struttura per raccogliersi e per celebrare lEucaristia domenicale? Forse in molti di voi, sacerdoti e laici, comincia ad affacciarsi lo scoraggiamento o la tentazione di resa di fronte a queste difficoltà. Sono venuto tra voi per condividere anche questa vostra ansia e per recarvi una speciale parola di incoraggiamento e di speranza.

5. Paolo rese grazie a Dio e prese coraggio. Carissimi fratelli e sorelle, non temete, non lasciate cadere le braccia, non diffidate della grazia della parola divina che predicate. Al Signore non mancano modi per soccorrervi. Rendete anche voi grazie nella fatica quotidiana, sicuri che le promesse di Cristo si avvereranno e che le meraviglie della sua grazia sono riservate anche a voi, perché la fedeltà del Signore dura in eterno (Sal 117, 2). Desidero esortare soprattutto i presbiteri ad accogliere i propri impegni con animo generoso. La missione a voi affidata, cari fratelli, non sarà mai impoverita dalle difficoltà, se nel nome di Cristo andrete incontro alla gente con fiducia; se, come pastori premurosi, ravviverete la fede, nutrirete i fedeli con la parola e i sacramenti, e li conforterete con laffetto di padri delle anime.

6. Lodierno brano del Vangelo ci presenta il colloquio di Cristo risorto con Simon Pietro, chiamato ad essere il fondamento della Chiesa e il continuatore dellopera di Gesù, buon pastore. Nel momento del colloquio con Simon Pietro, Cristo ha già confermato pienamente di essere il pastore che offre la vita per le pecore (cf. Gv 10, 11). Dopo la risurrezione, ormai vicino alla partenza da questo mondo e al ritorno al Padre, egli porta sul suo corpo i segni del sacrificio in croce. Ma anche Pietro porta in sé – nel profondo dellanimo – il ricordo della delusione data al suo Maestro nella notte del tradimento. Egli ha deluso anche se stesso, e dolorosamente. Ora che Cristo gli chiede: Mi vuoi bene?, Pietro non si richiama, in primo luogo, a se stesso, ma al suo Maestro: Signore tu sai tutto; e soltanto dopo conferma: Tu sai che ti voglio bene. Dopo una tale risposta, ripetuta tre volte, Cristo conferma la missione pastorale di Pietro nella sua Chiesa. Gli dice: Pasci le mie pecorelle (Gv 21, 15-17).

7. Anche a voi, oggi, Gesù rivolge con insistenza la domanda: Mi ami tu? . . . Mi ami più di costoro?. Egli lo fa proprio perché conosce la situazione delicata e difficile – come ha detto il vostro vescovo – in cui vi trovate. Egli, il Signore, vi chiede di risolvere i vostri problemi tenendo anzitutto gli occhi della fede fissi su di lui, pastore e guardiano delle vostre anime (1 Pt 2, 25). Rispondete, dunque, anche voi come Pietro: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo. Dite al Signore: Tu solo conosci le nostre fatiche e le nostre difficoltà; ma tu sai che nessuna di esse potrà mai separarci dal tuo amore (cf. Rm 8, 35), né potrà mai spegnere in noi il desiderio di servirti. E il Signore, di rimando, vi ripeterà: Seguimi!, nonostante le difficoltà. Seguimi nella predicazione del Vangelo. Seguimi nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo. Seguimi nel parlare di me a coloro con i quali vivi, giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dellamicizia. Seguimi nella catechesi ai piccoli, poiché a nessuno di essi deve mancare la parola che apra i loro occhi alla conoscenza del volto amabile del Figlio di Dio, fatto uomo.

8. Grande è la potenza di questo dialogo. Quando Paolo soggiornò nella vostra città, accingendosi a partire verso Roma, Pietro vi era già arrivato. Da quel momento i due apostoli si sarebbero trovati insieme. La Chiesa, che è a Roma, è stata edificata su questo duplice fondamento apostolico: Pietro e Paolo. Ciascuno di essi aveva camminato per una via diversa, ma sempre e solo seguendo Cristo. La Chiesa, da allora, come popolo adunato nellunità del Padre, del Figlio e dello Spirito, ha sempre ricevuto questa missione dagli apostoli: sia la Chiesa apostolica e universale, sia ogni Chiesa locale. Così è stato ed è anche per la vostra Chiesa a Pozzuoli, per la città attraverso la quale è passato san Paolo: per la vostra Chiesa, nella quale, così come in ogni altra, non cessano di risuonare le parole di Pietro: Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene. Appunto in questo amore sta la potenza universale. Nella potenza di questo amore lodano il Signore tutti i popoli, gli danno gloria tutte le nazioni. Lamore è la potenza universale che non muore, perché trascende luomo. Sono morti, martiri, gli apostoli Pietro e Paolo. Ma lamore, il loro amore, non morirà mai, perché è da Dio. In esso si manifesta la fedeltà del Signore, quella fedeltà che dura in eterno (cf. Sal 117, 1-2). Amen!

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