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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO A SUA SANTITÀ ABUNA MATTHIAS I, PATRIARCA DELLA CHIESA ORTODOSSA TEWAHEDO DI ETIOPIA

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/february/documents/papa-francesco_20160229_abuna-matthias-i.html

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO A SUA SANTITÀ ABUNA MATTHIAS I, PATRIARCA DELLA CHIESA ORTODOSSA TEWAHEDO DI ETIOPIA

Lunedì, 29 febbraio 2016

Santità,

Cari fratelli in Cristo,

È una gioia e un momento di grazia poter dare il benvenuto a tutti voi qui presenti. Saluto con affetto Sua Santità e gli illustri membri della delegazione. Vi ringrazio per le parole di amicizia e di vicinanza spirituale. Per il vostro tramite, porgo cordiali saluti ai vescovi, al clero e all’intera famiglia della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo in tutto il mondo. La grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. La visita di Vostra Santità rafforza i legami fraterni che già uniscono le nostre Chiese. Ricordiamo con gratitudine la visita del Patriarca Abuna Paulos a san Giovanni Paolo II nel 1993. Il 26 giugno 2009, Abuna Paulos ritornò per incontrare Benedetto XVI, che lo invitò nell’ottobre dello stesso anno come ospite speciale affinché intervenisse durante la seconda Assemblea per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, parlando della situazione del continente africano e delle sfide dei popoli africani. Nella Chiesa primitiva, era prassi comune che una Chiesa inviasse i suoi rappresentanti ai sinodi delle altre Chiese. Questo senso di condivisione ecclesiale è stato evidente anche nel 2012 in occasione dei funerali di Sua Santità Abuna Paulos, a cui era presente una delegazione della Santa Sede. Dal 2004, la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali hanno cercato insieme di approfondire la loro comunione attraverso il dialogo teologico portato avanti dalla Commissione Internazionale congiunta. Siamo felici di constatare la crescente partecipazione della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo a questo dialogo. Nel corso degli anni, la Commissione ha esaminato il concetto fondamentale di Chiesa comunione, intesa come partecipazione alla comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo. In tal modo, abbiamo scoperto che abbiamo quasi tutto in comune: una sola fede, un solo Battesimo, un solo Signore e Salvatore Gesù Cristo. Siamo uniti in virtù del Battesimo, che ci ha incorporati nell’unico Corpo di Cristo. Siamo uniti grazie ai vari elementi comuni delle nostre ricche tradizioni monastiche e pratiche liturgiche. Siamo fratelli e sorelle in Cristo. Come è stato più volte osservato, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide. Sentiamo vere per noi le parole dell’apostolo Paolo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26). Le sofferenze condivise hanno fatto sì che i cristiani, altrimenti divisi in molti aspetti, si avvicinassero maggiormente gli uni agli altri. Nello stesso modo in cui lo spargimento del sangue dei martiri è diventato il seme di nuovi cristiani nella Chiesa primitiva, oggi il sangue di così tanti martiri appartenenti a tutte le Chiese diventa seme dell’unità dei cristiani. I martiri e i santi di tutte le tradizioni ecclesiali sono già una cosa sola in Cristo; i loro nomi sono scritti nell’unico martyrologium della Chiesa di Dio. L’ecumenismo dei martiri è un invito rivolto a noi qui e adesso a percorrere insieme il cammino verso un’unità sempre più piena. La vostra è stata una Chiesa di martiri fin dal principio, e ancora oggi siete testimoni di una violenza devastante contro i cristiani e contro le altre minoranze in Medio Oriente e in alcune parti dell’Africa. Non possiamo esimerci dal domandare, ancora una volta, a coloro che reggono le sorti politiche ed economiche del mondo, di promuovere una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sulla riconciliazione, sul mutuo perdono e sulla solidarietà. Il vostro Paese sta compiendo grandi sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione e per costruire una società sempre più giusta, basata sullo Stato di diritto e sul rispetto del ruolo delle donne. Ricordo in particolare il problema della mancanza di acqua, con le sue gravi ripercussioni sociali ed economiche. Vi è ampio spazio per la collaborazione tra le Chiese a favore del bene comune e della salvaguardia del creato, e non dubito della disponibilità della Chiesa cattolica di Etiopia a lavorare insieme alla Chiesa ortodossa Tewahedo che Vostra Santità presiede. Santità, cari fratelli, è mia fervida speranza che da questo incontro prenda avvio un nuovo tempo di fraterna amicizia tra le nostre Chiese. Siamo consapevoli che la storia ha lasciato un fardello di dolorosi malintesi e di diffidenza, per il quale chiediamo il perdono e la guarigione di Dio. Preghiamo gli uni per gli altri, invocando la protezione dei martiri e dei santi su tutti i fedeli affidati alle nostre cure pastorali. Che lo Spirito Santo continui a illuminarci e a guidarci verso la concordia e la pace, alimentando in noi la speranza del giorno in cui, con l’aiuto di Dio, saremo uniti intorno all’altare del Sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica. Prego Maria, Madre di Misericordia, per ciascuno di voi, con parole tratte dalla vostra bella e ricca tradizione liturgica: “O Vergine, sorgente della fonte della sapienza, irrigami col fiume del vangelo di Cristo, Figlio tuo, e difendimi con la sua croce. Coprimi con la sua misericordia, cingimi con la sua clemenza, rinvigoriscimi con i suoi unguenti, circondami con i suoi frutti. Amen”. Santità, possa Dio Onnipotente benedire abbondantemente il Suo ministero al servizio dell’amato popolo della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo.

 

Publié dans:PAPA FRANCESCO, PATRIARCHI |on 2 mars, 2016 |Pas de commentaires »

IL SIGNIFICATO DELL’AUTENTICA LIBERTÀ – INTERVENTO DEL PATRIARCA ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI…

http://www.zenit.org/it/articles/il-significato-dell-autentica-liberta

IL SIGNIFICATO DELL’AUTENTICA LIBERTÀ

L’INTERVENTO DEL PATRIARCA ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI NELLA LECTIO MAGISTRALIS A DUE VOCI A PALAZZO REALE DI MILANO

Milano, 15 Maggio 2013 (Zenit.org)

Riprendiamo l’intervento del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, durante la lectio magistralis a due voci con il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, organizzata oggi nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale a Milano. L’evento fa parte delle celebrazioni per il 1700° anniversario della pubblicazione dell’Editto di Milano.
***
« Cognoscetis veritatem, et veritas liberabit vos »
(Secundum Ioannem, 8, 32)

E’ per la nostra Umile Persona una benedizione e motivo di gioia trovarci oggi a Milano per i festeggiamenti in occasione dei millesettecento anni dalla pubblicazione dello storico Editto di Milano, che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia della umanità.
L’Editto ha costituito anzitutto una svolta importante per la vita del suo autore, l’imperatore Costantino il Grande, conducendolo verso la fede cristiana e la vita ispirata dal Vangelo. Ora è tra i Santi ed è protettore e benefattore della Chiesa. Con l’Editto Costantino ha reso il Cristianesimo una religione libera nel grande Impero Romano e ha posto le basi del primo stato cristiano.
Ci rallegriamo, dunque, perché ci troviamo con voi, in questo luogo benedetto dai martiri, santificato dalla presenza di tanti Santi della Chiesa cristiana indivisa. Anzitutto il grande Padre Ambrogio, patrono della Chiesa di Milano, buon pastore di questa città benedetta da Dio, continuatore dei Santi Apostoli nell’opera dell’evangelizzazione. Ricordiamo poi i Santi martiri Sebastiano, Nazario, Gervasio, Celso e Protaso che con l’effusione del sangue hanno suggellato la loro fede in Cristo, la cui pratica poco tempo più tardi Costantino il Grande renderà libera.
Questi cinque Santi Martiri, protettori della città di Milano e intercessori verso Dio per i suoi figli, costituiscono anche per noi modello ed esempio per la loro totale dedizione fino alla morte al Capo della vita, il Signore dei vivi e dei morti, il vincitore della morte nostro Signore Gesù Cristo.
Esprimiamo il nostro compiacimento, perché le sacre reliquie di questi martiri, generosamente concesse dal predecessore di Vostra Eminenza e ora custodite nella sede del nostro Patriarcato Ecumenico, rafforzano i sacri legami spirituali con questa Città e Arcidiocesi.
Desideriamo innanzitutto ringraziare l’amatissimo fratello in Cristo l’Eminentissimo Signor Cardinale Angelo Scola, che con il suo gentile invito ci ha dato la gioia e la possibilità di partecipare a questi festeggiamenti, con tanto impegno organizzati nella Città in cui fu pubblicato l’Editto.
Come piccolo contributo alla comprensione reciproca, grato per l’onore conferitoci di intervenire ora davanti a voi, esponiamo pochi semplici pensieri sul significato della libertà, sotto varie prospettive, nella nostra Chiesa Ortodossa, nella cristianità e nel mondo.
Milano festeggia i 1700 anni dalla concessione della libertà di religione e la fine delle disumane e dure persecuzioni causate ai cristiani dai seguaci di religioni pagane che adoravano l’immagine di Cesare, il sole, la luna, le stelle, le statue inanimate dei dodici dei demoniaci…
Siamo venuti dalla città fondata da San Costantino per onorare solennemente l’anno Costantiniano. L’anniversario dei millesettecento anni dalla pubblicazione dell’Editto o – come altri lo definiscono – del Dogma di Milano, costituisce un’occasione unica per il nostro tempo, nel quale spesso si assiste alla violazione degli elementari diritti umani, per spiegare questa fondamentale eredità di Costantino il Grande, grazie alla quale fu realizzata per la prima volta la fecondazione della legislazione romana con il pensiero cristiano e, inoltre, è stata raggiunta una conquista decisiva per il futuro della umanità: il concetto della libertà religiosa.
La decisione di Milano ha posto in condizione di parità legale il Cristianesimo, fino ad allora perseguitato, concedendogli libertà religiosa istituzionalmente registrata. In tal modo fu aperta la via per fondare il primo e unico stato cristiano dell’ecumene, portando benefici culturali e contribuendo all’evangelizzazione del Continente Europeo.
I. Libertà spirituale – la deformazione del suo senso nel mondo moderno
Generalmente si considera la libertà un concetto astratto, specialmente nella comunità intellettuale, politica, accademica e culturale senza che se ne evidenzi la profondità del suo mistero.
Scrive il Santo Crisostomo: “Libertà è la mancanza di arroganza e vanità” (Commento della Lettera agli Ebrei, XXVIII, P.G. 63,200). “Questo precisamente è libertà, quando anche nella schiavitù brilla, nella schiavitù la libertà si dona” (San Giovanni Crisostomo, Commento alla Iª Lettera ai Corinzi, XIX, P.G. 61,157).
Come del resto ha vissuto e testimoniato con la vita, durante questi 17 secoli, il Patriarcato Ecumenico: costretto alla schiavitù secondo il mondo, ma libero, indomito, non soggiogato nel pensiero e nello spirito.
L’assoluta libertà che ci ha concesso il nostro Signore Gesù – dono rinnovato nella pratica da Costantino il Grande, con la firma 17 secoli fa qui a Milano insieme al suo collega imperatore Licinio della legge sulla tolleranza religiosa – costituisce un sommo bene spirituale e un inafferrabile regalo di Dio. Il primo uomo, Adamo, fu plasmato da Dio a Sua immagine e somiglianza. Dio ha donato alla Sua creatura il Suo più prezioso dono: essere padroni di sé stessi, cioè della libera volontà e della possibilità di scegliere di appartenerGli o di negarLo.
Dio può realizzare tutto, ma non desidera costringere l’uomo ad amarLo. Soprattutto rispetta la libertà dell’uomo. “Dio è amore” (I Gv 4,16), è libero amore verso l’uomo e cerca il libero amore della Sua creatura. E Dio nessuno l’ha visto mai, perché anche l’amore non viene visto con l’occhio nudo, né si manifesta con complimenti, conviti e feste, ma viene vissuto nel cuore, si manifesta nella verità con il sacrificio e la croce di chi ama a beneficio della persona amata.
Tramite il Dio-Uomo Cristo e la Sua opera salvifica, Dio ha voluto convincere e non violentare; chiamare e non cacciare; amare e non giudicare; liberare e non schiavizzare.
Questa libertà occupa, allora, uno posto centrale nella vita dell’uomo che desidera avvicinare Dio. Durante l’esercizio della Sua opera salvifica nel mondo, il Verbo di Dio incarnato afferma: “A quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).
Questa libertà è un profondo, eterno, incomprensibile mistero. Non può facilmente essere determinata o compresa in un concetto.
Durante la nostra epoca, principalmente nei secoli XIX e XX, molti discorsi sono stati fatti sulla libertà e tante guerre combattute per la cosiddetta libertà dei popoli.
Questa libertà, essendo spesso separata dal suo Datore primo, il datore di ogni dono, Dio, viene isolata, divinizzata, acquista un carattere antropocentrico, diventa onnipotente, causando – fenomeno non raro nella storia della umanità – grandi crimini nel nome di questa libertà onnipotente e antropocentrica.
Occorre distinguere la vera libertà della quale parla il Vangelo, e che Costantino il Grande ha realizzato, dalle altre forme di libertà che non costituiscono il bene supremo donato da Dio all’uomo, ma che sono una debole imitazione, o deviano in falsificazioni della vera libertà.
Una libertà ingannevole è ad esempio la libertà carnale che soddisfa i desideri inferiori dell’uomo e le sue esigenze individuali, e gli impedisce di condurlo a Dio, degradandolo ad un livello di esistenza inferiore, istintiva e bestiale, per la quale non fu plasmato da Dio.
Purtroppo oggi la libertà è ridotta a uno dei beni più “maltrattati” nell’umanità, soggetta continuamente all’arbitrio e alle ideologie umane. Gli uomini, soprattutto chi si sente “superiore”, credono di essere liberi quando possono indiscriminatamente soddisfare i propri desideri, compiendo ciò che vogliono quando vogliono, senza limiti, decidendo e operando, commettendo ingiustizie nel silenzio di coloro che gli stanno attorno, ammazzando e venendo applauditi: tutto e sempre nel nome della libertà.
Oggi, oltre alla crisi economica mondiale e ogni altra crisi, viviamo anche la crisi della libertà.
Tutti si tormentano sulla terra, tutti protestano, desiderano e cercano la libertà, alcune volte versano anche il proprio sangue per questo, ma pochi sono coloro che la trovano e l’acquisiscono; pochi sono quelli che conoscono il contenuto della vera libertà e dove essa si trovi.

II. Il concetto della vera libertà
Però la possibilità dell’uomo di fare ciò che vuole non solo non è libertà, ma, anzi, costituisce la peggiore forma di schiavitù. Lo stesso nostro Signore Gesù Cristo, nel Santo Vangelo, mostra il significato della vera libertà. Quando i Giudei con stupore chiedono al Signore di quale libertà stia parlando, visto che “siamo seme di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: diventerete liberi?”, Egli risponde in modo molto particolare: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8, 34-36).
Il peccato è la peggiore forma di schiavitù dell’uomo: liberandosene si ha il presupposto per l’acquisto della vera libertà. Nessuno è libero, se non nega l’auto-adorazione del suo “ego”, se non supera il suo “se stesso” peccatore, se non vince i suoi desideri e le sue passioni peccatrici.
La libertà dal peccato è l’unica libertà reale. Questo sottolinea il Protocorifeo Apostolo Paolo scrivendo ai Romani (6, 22-23): “Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore”.
L’uomo è libero quando raggiunge la santificazione e la purificazione totale della sua esistenza. E’ libero proprio secondo il grado della sua liberazione dalle catene del peccato che genera la morte. E’ libero quando nega se stesso a favore dell’altro, quando sacrifica la sua esistenza, le sue aspettative, i suoi “interessi” a favore del suo fratello, del suo amico, del suo prossimo e di Dio.
Il concetto e la verità della libertà furono rivelati nel mondo con Cristo come incontro del Dio personale con l’uomo personale.
L’uomo non può essere autentico uomo se non è in comunione con Dio. Anzi nega la sua umanità quando l’uomo si costituisce come un assoluto, quando nega di sottomettersi alla volontà divina, quando nega la legge di Dio (i dieci comandamenti dell’epoca prima della Grazia e principalmente il Vangelo di Cristo); quando ha come criterio esclusivamente se stesso per decidere cosa sia bene e male.

III. L’esempio e la parola di un Santo della Chiesa Ortodossa
Dopo quasi 1900 anni dall’incarnazione di Cristo nel mondo, un asceta del Santo Monte Athos, San Silvano, fornisce la misura e la definizione della vera libertà: “La vera libertà è la continua permanenza in Dio” (Archim. Sofronio, L’Anziano Silvano di Athos (1866-1938), Tessalonica, p. 64).
Quanto più ci allontaniamo da Dio, tanto più diventiamo schiavi delle passioni, delle idee, dei desideri, dei possedimenti, del denaro: così ritorniamo all’idolatria, ad un neo-paganesimo, al “rispetto della immagine di ogni Nabucodonosor”. E ciò nonostante il progresso, i voli nello spazio, i “miracoli” della scienza e della tecnologia e le conquiste “incredibili”.
A questa libertà giunse anche Costantino Il Grande e grazie a questa libertà fu liberato dal culto dell’idolo di se stesso, dell’idolo dell’imperatore, che fino ad allora si adorava come Dio, sottomettendosi invece umilmente alla Volontà dell’umile e mansueto Gesù, di Cui divenne servitore e discepolo. Di questa vera libertà erano possessori anche tutti i Santi, i Martiri, i Beati e i Giusti della nostra Chiesa, come Ambrogio di Milano e tutta la lunga catena dei Santi fino ai nostri giorni.
Lo Ieromonaco Sofronio riporta il contenuto di una conversazione dell’asceta atonita San Silvano con uno studente che visitò il Sacro Athos e parlò a lungo della libertà. Silvano, venerato oggi come Santo, rispondendogli così si espresse: “Chi non vuole la libertà? Tutti la vogliono, ma devi sapere dove sta e come puoi trovarla. Per diventare libero devi vincolare se stesso. Quanto più  vincoli te stesso, tanto più grande libertà avrà il tuo spirito. Devi incatenare le tue passioni dentro di te per non farti dominare; devi incatenare te stesso per non fare il male al tuo prossimo.
Di solito gli uomini cercano la libertà per fare “ciò che vogliono”. Però questo non è libertà, ma non-libertà, dominio del peccato sopra di noi. Noi crediamo che la vera libertà consista nel non peccare, nell’amare il Signore e il tuo prossimo con tutto il tuo cuore e tutta la tua forza” (Archim. Sofronio, come sopra, pp. 63-64).

IV. L’acquisto della vera libertà con il pentimento e la permanenza in Dio
Modello della perfetta libertà è la “kenosis-svuotamento” di Dio che ci da tutto e Se Stesso. Questa è la libertà perfetta: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che viene spezzato per voi in remissione dei peccati”. Egli è al tempo stesso “colui che si offre e la vittima che viene offerta; colui che si dona e il sangue che viene donato” in libertà e totalmente: Cristo, il nostro Dio.
Il Signore non vuole la morte del peccatore ma al pentito dona la Grazia dello Spirito Santo. Egli dona nell’anima la pace e la libertà di permanere in Dio sia con la mente che con il cuore. Quando lo Spirito Santo perdona a noi i peccati, l’anima riceve la libertà di pregare in Dio e in Lui trova riposo e gioia. Questo è vera libertà. Senza la libertà di Dio è impossibile esistere: i nemici scuotono l’anima con pensieri malvagi.

V. La vera libertà sta nell’amore
Come realizzeremo queste parole, come acquisteremo la vera libertà in un mondo, ateo, pluralista, in cui dominano tendenze nazionaliste, la violenza, l’ideologia, l’interesse, le frammentazioni sociali, l’incostanza della classe dirigente che muta opinione e parere contrastando così la sapiente coerenza? La vera libertà si trova nella nostra permanenza in Dio. Come possiamo permanere in Dio per restare veramente liberi quando non siamo coerenti nei nostri atti? Nella lingua greca la parola coerenza significa il valore che ho e possiedo, che non cambio spesso con arretramenti.
Troviamo risposta nella voce ispirata da Dio di Giovanni il Teologo ed Evangelista: “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (I Gv 4, 16-17). La libertà, allora, si trova nell’amore, nella nostra sottomissione, nel nostro servizio per gli altri. L’Apostolo delle Genti Paolo ci da l’ethos della libertà, con la totale kenosis/svuotamento dell’uomo a favore dei suoi fratelli: “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” (I Cor 9, 19-22).
La Croce della libertà è la Croce dell’amore. L’unica illimitata libertà è l’illimitato amore. I Santi lo testimoniano empiricamente. Siamo liberi quando amiamo. Senza l’amore l’illimitata libertà diventa illimitata violenza, oppressione e dissolutezza, come disgraziatamente capita in molte situazioni – anche in quelle ecclesiastiche – dove è entrato lo spirito di questo mondo, l’immoralità, la rapina, la copertura e la tolleranza dei potenti a situazioni illiberali. Ma Dio vede tutto e interviene al momento opportuno con vero giudizio, come “giusto giudice”.
La richiesta di vera libertà conduce nel totale amore, l’amore crocifisso e sacrificato. Quindi libertà senza croce non può esistere. “Prenderò una salita, prenderò sentieri per trovare gli scalini che conducono alla libertà”, scriveva un quindicenne eroe e combattente della libertà, spiegando che presupposto della libertà è la croce, il sacrificio.
La via della libertà cristiana è la via della croce e dell’ascesi faticosa, della profonda umiltà, del pentimento, della vittoria sopra se stessi, della negazione di ogni interesse a favore dell’amore. La vera libertà è unita con l’amore, si sviluppa dentro la libertà dell’amore. Cristo è il testimone della libertà e dell’amore, del libero amore tra Dio e uomo.
La legge della libertà sarà anche la misura del nostro giudizio finale, che si esprimerà tramite la legge dell’amore. “Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia”, dice il Santo Apostolo Giacomo, il Fratello del Signore (Giac 2, 12-13).
Nell’attuale società delle rivendicazioni e dei diritti, l’uomo fatica a capire il significato della vera libertà dell’amore: cercando di dominare i suoi fratelli, da servitore della libertà si trasforma servo di se stesso.
Comprendiamo che siamo veramente liberi quando veniamo crocifissi e non quando crocifiggiamo; quando sacrifichiamo i nostri diritti a favore dei diritti degli altri; quando offriamo e condividiamo, non quando rivendichiamo. Vera libertà è nel dare, non nel ricevere.

VI. La libertà come espressione di civiltà e vita e linea direttiva della storia
Con questi presupposti di reale libertà non sussistono motivi religiosi per un violento scontro tra le culture e i principi di Cristianesimo e Islamismo. La recente e nota teoria dell’inevitabile scontro violento tra queste civiltà non trova fondamento su veri motivi religiosi. Se le aspirazioni delle nazioni o fattori geopolitici conducono a conflitti tra popoli musulmani e cristiani, se le religioni si mettono al servizio dei politici per rafforzare l’idea della diversità, dell’ostilità di un popolo verso un altro, ciò non ha alcuna relazione con la vera natura della libertà.
Del resto le guerre e tutti gli atti di inimicizia tra gli appartenenti alla medesima religione e alle sue variazioni, come gli Ortodossi di Serbia e i Romano-Cattolici di Croazia, i sunniti e sciiti musulmani, testimoniano che le cause reali di questi conflitti non sono le divergenze sul concetto della libertà, ma rivendicazioni riferibili ad altre questioni pratiche. Ciò diventa ancor più evidente nei casi di conflitto tra popoli che appartengono precisamente alla medesima fede religiosa, fenomeno che spesso si manifesta nella storia fino ai nostri giorni.
Il modo fondamentale per appianare ogni differenza etnica, economica, ideologica e di altra natura è lo sviluppo di dialoghi seri e in buona fede tra le parti, vivendo il dono divino della libertà quotidianamente e con coerenza in ogni ambito. E ciò vale specialmente per i capi religiosi. Altrimenti Dio permetterà catastrofi, distruzioni e insuccessi nelle nostre opere a causa del cattivo uso del dono della libertà e dell’amore.
La vera libertà dissolve pregiudizi, contribuisce alla comprensione reciproca e prepara il terreno per trovare soluzioni pacifiche di tutti i problemi. Ma la più importante conseguenza della libertà è che avvicina e rivela la vera personalità di chi dialoga.
E’ la libertà con la quale Cristo ci ha liberato a costituire l’occasione per superare i nostri limiti anche nel comprendere il punto di vista del nostro interlocutore. Questo libera lo spirito dall’unilateralità dell’approccio. In questa apertura verso la percezione dell’altro c’è un pericolo e sta nel pensare che il confronto con l’altro metta in discussione i fondamenti stessi della nostra fede. Non esiste più grande pericolo del valutare che il nostro edificio spirituale risulti indebolito dalla considerazione che la bellezza e la perfezione dell’edificio del nostro interlocutore siano migliori delle nostre.
Molti uomini sono talmente legati alle proprie convinzioni da decidere di sacrificare la propria vita piuttosto che cambiarle. Da loro si leverà perciò la domanda se così noi proponiamo l’instabilità e il facile mutamento della fede. Non proponiamo ciò. Proponiamo invece l’approfondimento, la continua e più profonda infiltrazione nella verità. Colui che approfondisce questa affermazione constata che spesso le idee che gli sembravano fino ad allora contraddittorie si accordano fra di loro.
Il Vangelo ci mostra un esempio: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà” (cfr. Mt 16,25). Chi vuole salvare la sua vita deve accettare di sacrificarla, perché la vita si guadagna quando viene sacrificata e non quando con pusillanimità e con la paura di perderla viene custodita dai pericoli. La contraddizione è evidente, e l’accettazione di questo schema di antinomia contraddice il ragionamento di chi rimane rigido. E’ quanto testimoniano coloro che hanno vissuto nei campi di concentramento: gli amanti della propria vita – quelli che tentavano custodire se stessi dai pericoli – perdevano la lotta con l’esistenza, mentre sopravvivevano coloro che volontariamente accettavano il sacrificio.
Nel profondo dell’animo di quel padre palestinese – che anni fa ha donato ad un ospedale israeliano gli organi del suo giovane figlio ucciso dagli israeliani, affinché fossero trapiantati in un giovane malato senza distinzione, sia israeliano che palestinese – ha brillato un luminoso raggio di luce che gli ha rivelato la verità: tutti gli uomini sono fratelli, malgrado in molti oggi disgraziatamente credano di essere radicalmente diversi dagli altri e di non potere convivere pacificamente con loro. Come notte e giorno sono un’unica e medesima cosa, perché non sono un’unica e medesima cosa greco, italiano e giudeo, servo e libero, uomo e donna, uomo e uomo di qualsiasi tribù, lingua e religione? 

VII. Il libero spirito greco antico
I greci antichi si sono distinti per la loro capacità di ricevere dal prossimo conoscenze e idee e di valorizzarle senza il timore di degradazione o disprezzo. L’altissimo sviluppo dello spirito greco antico durante l’epoca classica si deve anche a questo incrocio voluto tra le loro idee e quelle di altri popoli e civiltà, fondendo con discernimento ammirabile in un nuova sintesi tutto il bene incontrato fuori dall’Ellenismo.
Questa libertà di spirito si trova alla base di ogni progresso spirituale. Noi crediamo che dove esiste lo Spirito di Dio lì stia la libertà. Il pericolo che soffre la libertà spirituale è di non considerare i beni che essa offre. Purtroppo, come abbiamo già detto, in molti costruiscono un castello spirituale e ideologico dentro il quale si chiudono per assicurare la propria integrità spirituale. Malgrado questo sforzo, comprenderanno con il tempo che quanto più si cautelano contro l’ingresso nello  spirito di nuove idee, tanto più “angosciosa” diventerà la loro vita, perché l’infiltrazione delle idee è talmente forte che nessun ostacolo ne può impedire l’ingresso nei cuori degli uomini.
Occorre chiarire che l’approfondimento nella verità della libertà non ha come conseguenza obbligata il cambio di religione, come viene sostenuto oggi da molti. E’ possibile che in alcuni casi capiti, e il diritto di ognuno di cambiare fede deve essere rispettato. Ma parlando di approfondimento noi intendiamo il miglioramento del modo di pensare e di comprendere, quindi la più chiara conoscenza della verità nella libertà.
Nella lingua ecclesiastica greca usiamo la parola “metanoia”, che esattamente significa cambio della mente, della mentalità, operazione necessaria, secondo i Padri della Chiesa, vicina al pentimento. “Nel pentimento sincerità, nel pentimento libertà”, dice San Giovanni Crisostomo (Sul Pentimento, VIII, P.G. 49, 338).
In questo cambio di mentalità contribuisce molto la conoscenza e l’aspirazione della vera libertà: speriamo che tramite l’anniversario che stiamo festeggiando raggiungeremo un migliore approfondimento almeno di quelle verità che facilitano la pacifica convivenza degli uomini. Perché le differenze tra gli uomini sono minori della differenza del giorno dalla notte, in ogni caso.

VIII. Il vissuto della vera libertà tra Cristiani e Musulmani
Di particolare attenzione necessita lo sviluppo dei temi che si riferiscono alla situazione dei cristiani nei paesi musulmani e dei musulmani in quelli cristiani. La situazione dei cristiani in alcuni paesi musulmani ha bisogno di importanti miglioramenti per consentire libertà e possibilità analoghe a quelle che i musulmani godono nei paesi cristiani.
C’è bisogno di procedere verso questa direzione abbandonando le angosciose ferite del passato. La storia ha registrato comportamenti di popoli e governi cristiani non compatibili con il Vangelo, come anche di comportamenti di popoli e governi islamici non in accordo con il Corano. E’ tempo di fare come dice il Signore. Di convergere tutti verso ciò che comanda per tutti la volontà di Dio. Chi ha grazia nel cuore sperimenta che Dio misericordioso e pietoso non si compiace delle stragi ma della pace, altissimo bene e dono divino. Cristiani e musulmani gioiscono reciprocamente della parola di pace che si identifica con la libertà.
IX. Il comportamento della Chiesa Ortodossa di fronte alla cura per la libertà e i diritti dell’uomo.
Certamente tutto detto quanto fin qui non sottovaluta le conquiste e i progressi delle società umane riguardo alle libertà e ai diritti dell’uomo. Queste conquiste hanno come inizio l’Editto pubblicato 1700 anni fa in questa storica Città. Perciò avete e abbiamo diritto di esaltare l’atto e le conseguenze scaturite dall’Editto.
La preoccupazione che l’uomo sia sostenuto di fronte a ogni ingiusta oppressione e privazione della sua libertà – espressa anche dopo la Rivoluzione Francese con la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” – per il Cristianesimo non è nuova cosa ma è contenuta nell’insegnamento divino-umano sulla terra, di duemila anni fa, di Cristo e dei suoi Santi Apostoli (nei Sacri Vangeli e negli scritti dei Padri Teofori).
E questa preoccupazione non può che avere l’approvazione della Chiesa.
Ma la democrazia per la Chiesa è legale solo quando dice la partecipazione del popolo alla nomina dei capi e del governo, rispettando i diritti di Dio e le leggi divine. La pretesa della nazione di auto-determinarsi come il supremo fondamento dei canoni che ispira e istituisce le leggi, non può essere accettata dalla Chiesa, ma viene bocciata come pretesa luciferina che conduce l’uomo alla sua auto-distruzione.
Per la Chiesa ogni sforzo per l’acquisto della libertà deve essere rivolto in primo luogo verso l’uomo interiore e dopo essere esteso agli altri. Per la Chiesa Ortodossa l’uomo reca intera la responsabilità di lottare per la realizzazione dell’aspetto positivo della libertà nella sua persona, di diventare ogni giorno autenticamente libero, negando sé stesso e la sua tendenza al peccato.
Tutti i movimenti umani che hanno tentato di raggiungere la libertà fuori da Dio, senza Cristo, alla fine non solo sono falliti, ma hanno avuto anche conseguenze catastrofiche per l’umanità.
Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione Francese del 1789, con le sue dichiarazioni progressiste, hanno fatto seguito le stragi degli anni 1792-94 e i milioni di morti delle guerre napoleoniche. Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione d’Ottobre in Russia sono seguiti milioni di vittime delle persecuzioni staliniste e dei terribili campi di concentramento in Siberia.
Purtroppo non sono solo il fondamentalismo e l’odio religioso a privare l’uomo dei suoi basilari diritti. E’ anche la sete di libertà senza Cristo, la libertà immorale che alla fine diventa prigione. Questa sete di libertà non troverà il suo compimento se l’uomo Europeo non si ricollegherà con l’eredità cristiana di Costantino Magno, grande e santa personalità che ha tracciato un segno nella storia del mondo, come solo un santo poteva fare. Quando i popoli dell’Occidente cercano fondamento alla morale e al diritto solo nell’uomo e nella nazione dimenticando Dio, allora anche i diritti dell’uomo rimarranno semplici dichiarazioni sulla carta.
La stessa cosa succede anche oggi in Medio Oriente. Rivoluzioni, rovesciamento di regimi, guerre per richiedere più libertà e l’instaurazione della democrazia. Malgrado ciò i risultati non sono positivi e alcune volte molto scoraggianti.
La violenza religiosa, l’odio, la mancanza di tolleranza di fronte ai cristiani, continuano a dominare in Paesi teatro di rivoluzioni. Gli eventi politici che accadono nel Medio Oriente – luoghi attraversati da Dio – le catastrofi naturali, l’insicurezza verso il futuro, minacciano i cristiani, la loro vita loro e quella delle proprie famiglie. In Siria i cristiani di ogni confessione, chierici e laici, malgrado i grandi sforzi che compiono per rimanere neutrali nel conflitto civile, malgrado la loro vita tranquilla e pacifica, vengono provati e minacciati quotidianamente con sequestri e omicidi.
Il Patriarcato Ecumenico condanna senza dubbi queste e analoghe situazioni. Lontano da ogni posizione politica riproviamo – come capo spirituale e Patriarca Ecumenico – l’uso della violenza e le persecuzioni dei cristiani soltanto e solamente in quanto cristiani.
Non abbiamo timore di quelli che usano la violenza contro i cristiani, perché la Resurrezione del Signore ha vinto anche la morte. Come cristiani non abbiamo paura delle persecuzioni, perché le persecuzioni sono la pagina d’oro della storia della nostra Chiesa, hanno esaltato santi, martiri ed eroi della fede. Ma anche non cessiamo di esprimere verso la Comunità Internazionale la nostra protesta, perché 1700 anni dopo la concessione della libertà religiosa con l’Editto di Milano, continuano in tutto il mondo, sotto molteplici forme, le persecuzioni.
Facciamo quindi appello a tutti affinché prevalga la pace e la sicurezza tanto nel Medio Oriente – dove il Cristianesimo tiene i suoi più venerabili e antichi santuari e dove la tradizione cristiana è tanto profonda e collegata con la vita del popolo – quanto in tutto il mondo, dove viene calpestata la libertà della fede in Cristo con il pretesto del terrorismo, delle guerre, delle oppressioni economiche e in molti altri modi. Situazioni che si correggono solo con personali autocritiche, con la Grazia dello Spirito Santo. Tutto questo condanniamo, proclamando la libertà in Cristo. La libertà è per il cristiano modo di vita. La più elevata libertà è la purezza della nostra mente e perfetta libertà è la purezza del cuore. Questa è la libertà di Dio che ha le sue radici, la sua pienezza e la sua perfezione nella libertà dell’uomo. La libertà dell’uomo è la libertà di Dio.
L’Editto di Milano costituisce un momento culminante nella vita dell’umanità e per il nostro travagliato mondo è speranza per un domani migliore. Ed è al tempo stesso un suggerimento affinché il mondo comprenda che può raggiungere la sua reale libertà soltanto in Cristo. Testimonia San Giovanni Crisostomo, Lui che ha servito nella libertà: “Chi non cerca la gloria, già da ora riceve il premio; di nessuno è servo, ma libero nella vera libertà” (A Giovanni, 73, P.G. 59, 349).

Amen.     

Publié dans:LECTIO DIVINA, PATRIARCHI |on 21 mai, 2013 |Pas de commentaires »

Preghiera Ecumenica (2000) +Michael Saggah

http://www.lpj.org/Nonviolence/Patriarch/Preghiera.html

PREGHIERA ECUMENICA 

12 OTTOBRE 2000

+Michel Sabbah
Patriarca Latino di Gerusalemme

(molto su Paolo)

Saint-Etienne (Dominicains)

1 -Vi saluto in Gesù Cristo Signore nostro e a nome dei miei fratelli, il Patriarca Diodoros I, il Patriarca Torkom II, e tutti i capi delle Chiese Cristiane di Gerusalemme, qui presenti o rappresentate. Insieme innalziamo le nostre preghiere a Dio per la Pace a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa.
Siamo qui riuniti per pregare, per metterci alla presenza di Dio, nel suo Amore e nella sua Giustizia rivolta a tutti i suoi figli, quelli che vivono nei conflitti e quelli che vivono nella pace. Siamo riuniti qui per chiedere a Dio di darci la Sua Pace, la Pace che è frutto del Suo Amore e della Sua Giustizia nel conflitto che stiamo vivendo in questi giorni tra i nostri due popoli, Palestinese e Israeliano.
2 –Abbiamo iniziato la nostra preghiera ascoltando la parola di Dio, nella prima lettura abbiamo ascoltato il Profeta Michea biasimare l’oppressione dei suoi giorni. Il Profeta ha detto
“Guai a coloro che meditano l’iniquità…sono avidi di campi e li usurpano, di case, e se le prendono…coloro che costruiscono Sion con il sangue, Gerusalemme con l’ingiustizia”:(2,1-3: 3,9-11)
Udendo questi versetti, non possiamo che stare in silenzio di fronte al mistero dell’iniquità che ha colmato e colma ancora oggi la santa città di Gerusalemme.
3 – Nella terza lettura, abbiamo ascoltato la lettera di san Paolo ai Romani (12,9-21) parlare dell’amore che dovrebbe regolare e guidare le relazioni tra i singoli e la gente. Parlare dell’amore potrebbe essere strano per noi in questi giorni, mentre proviamo sentimenti assai agitati ed esacerbati in una situazione di spargimento di sangue. San Paolo dice : 
“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…”
Voi potreste dire: queste sono parole accettabili, in effetti; speranza, perseveranza, preghiera sono cose necessarie nel nostro tempo, come pure l’amore sincero e fraterno..
Ma continuiamo ad ascoltare attentamente i seguenti versetti, che sono ugualmente parola di Dio.
“Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri…. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti…se il tuo nemico è affamato dagli da mangiare, se è assetato, dagli da bere: facendo questo infatti ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”
A questo tipo di discorso uno potrebbe dire: come possiamo viverlo oggi nelle attuali circostanze?
Questa è la parola di Dio, questa parola ci dice che noi oggi non ci siamo riuniti qui in questa chiesa solo per manifestare e dire che esprimiamo la nostra solidarietà alle sofferenze di dei nostri fratelli e sorelle. Questa parola ci ricorda che siamo riuniti qui per stare innanzi a Dio, non innanzi agli uomini. E nel nostro stare davanti a Dio Onnipotente, abbiamo ascoltato la Sua parola che, umanamente parlando, ci sfida con un comportamento impossibile. Si, oggi, nelle attuali circostanze, mentre Israele richiama i suoi soldati e i suoi sofisticati armamenti a combattere contro una popolazione quasi disarmata, e a ferire ed uccidere, noi siamo venuti a pregare ed ascoltare la parola di Dio che ci dice: 
“Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri…. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti…se il tuo nemico è affamato dagli da mangiare, se è assetato, dagli da bere: facendo questo infatti ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”
4 –La nostra vita di tutti i giorni è ricca di varie forme di oppressione. L’occupazione da parte Israeliana della terra di Palestina impedisce la nostra libertà e lo sviluppo di una normale società Palestinese. Pone limiti alla nostra libertà quotidiana, nutre l’odio reciproco e la violenza. Questo è vero. Ma è vero anche che abbiamo creduto e ancora crediamo in Dio, Padre comune di tutti noi, Palestinesi e Israeliani. Sebbene noi crediamo che la nostra terra sia stata in passato e sia ancora terra di odio e di sangue versato, crediamo anche che sia stata e debba essere oggi pure una terra di perdono e Redenzione. La violenza, per quanto a lungo duri o sia imposta da spiriti che rifiutano di ascoltare le lacrime del povero e la voce delle vittime e di vedere il cuore del problema: in altre parole un popolo Palestinese oppresso e privato della sua libertà, ne consegue che tale libertà dovrebbe necessariamente essergli restituita. Per quanto a lungo per questi motivi duri la violenza, essa violenza NON E’ IL NOSTRO OBIETTIVO NE’ IL NOSTRO DESTINO.
IL NOSTRO DESTINO E’ LA LIBERTA’ NELLA NOSTRA TERRA E DI QUI LA TRANQUILLITA’ E LA SICUREZZA DENTRO DI ESSA PER TUTTI, IN UGUALE MODO PER PALESTINESI ED EBREI. Prima di quello, in mezzo all’odio e al sangue versato, la parola di Dio dovrebbe dimorare nei nostri cuori; dobbiamo ascoltarla, meditarla, anche se ferisce i nostri sentimenti:
“Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri…. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti…se il tuo nemico è affamato dagli da mangiare, se è assetato, dagli da bere: facendo questo infatti ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”
5 – Coloro che hanno scelto queste letture per la nostra preghiera hanno fatto bene. In circostanze difficilissime essi ci pongono davanti al testo più difficile che sfida la nostra comprensione umana e le norme di comportamento. Se siamo veri credenti in Dio , meditiamo sulla nostra libertà, la nostra libertà politica, in relazione alla parola di Dio, che dice che l’Amore deve essere guida all’uomo nelle peggiori e più buie situazioni, come quelle in cui stiamo vivendo noi oggi. Impariamo come attuare il legame tra quelle azioni che rivendicano, la libertà e tutti i nostri diritti, e l’ascolto permanente della voce di Dio che echeggia nel profondo delle nostre coscienze.
“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda…”
6 – Abbiamo anche ascoltato la parola di Dio nel vangelo di Luca (19,37-42.44b)
“Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma oramai è stata nascosta ai tuoi occhi…perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”
Quella che era la via per la pace non era stata riconosciuta dalla gente di questa città santa al tempo di Gesù? Era sordità alla sua voce e al suo messaggio. Era mancato ascolto della voce di Dio e mancata comprensione del vero significato della fede in Dio. Era sminuire Dio e limitarlo nelle istituzioni umane e nella considerazione degli uomini, cose che deformavano la vera immagine di Dio. Il medesimo pericolo ci minaccia oggi; non siamo migliori dei nostri predecessori nel servire questa città santa. Questi versetti non giudicano soltanto coloro che vissero nel passato, essi giudicano anche ciascuno di noi, quando noi ci allontaniamo dalla essenza del nostro credere in Dio, e quando sottomettiamo la nostra fede ai sentimenti, alle reazioni, agli interessi e alle ambizioni umane.
7 – Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti oggi per pregare: per vedere al cospetto di Dio perché sono avvenute tutte queste tribolazioni, e che cosa dobbiamo fare? Perché i Palestinesi hanno attuato la rivolta? Per dire basta con le promesse, basta col rimandare le promesse, basta con le esitazioni. Oggi il problema non è semplice questione di problemi, o di ordine pubblico che dovrebbe essere placato, Questa visione renderà solo permanente la violenza nella Terra Santa. La vera questione è quella di un popolo tenuto in ostaggio e che reclama la propria libertà. Questo è il modo di iniziare una nuova era che corrisponda alla vocazione di questa terra santa.
8 – Noi preghiamo e chiediamo la misericordia di Dio, per tutti coloro che hanno sacrificato le loro vite per la libertà della loro gente e per le loro famiglie. Noi preghiamo per gli ebrei, nostri compagni in questa terra nel portare giustizia e sicurezza ugualmente a Palestinesi e Israeliani. Preghiamo per i capi politici, israeliani e palestinesi. Possa Dio ispirarli con la luce, per vedere il cuore del problema e i giusti modi per trattarlo. Possa Egli dar loro coraggio e forza per realizzare ciò che Dio ispira loro.
Questa è una terra santa, di fede e preghiera, da nessuna parte è scritto che debba restare una terra di odio e sangue. Al contrario, nella misericordia divina, questa terra è determinata ad essere una terra di redenzione ed amore.
Questo è il motivo per cui siamo venuti a pregare: non per avere maggiore odio o sofferenze, ma per avere più giustizia e più amore, nella munificenza di Dio Onnipotente. AMEN

Publié dans:PATRIARCHI |on 15 mars, 2012 |Pas de commentaires »

È MORTO ALESSIO II – MESSAGGIO DEL PAPA

È MORTO ALESSIO II - MESSAGGIO DEL PAPA dans CHIESA ORTODOSSA godong_fr346693c

Il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, a Notre-Dame, invita sua Santità Alessio II a benedire l’assemblea, Parigi 3 novembre 2008:

http://www.notredamedeparis.fr/Visite-de-sa-Saintete-Alexis-II

dal sito:

http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&argomento=dettaglio&sezione=&data_ora=05/12/2008&id_oggetto=163836&id_session=guest&password=guest&quantita=

15:38 – ALESSIO II: IL MESSAGGIO DEL PAPA
 
Un “instancabile ministro” del Signore, compagno nel “comune impegno sul cammino della reciproca comprensione e collaborazione tra cattolici e ortodossi”. Così Benedetto XVI definisce Alessio II, nel telegramma di cordoglio inviato al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa, al quale esprime “fraterno affetto” e assicura “spirituale vicinanza in questo momento di grande tristezza”. “Memore del comune impegno sul cammino della reciproca comprensione e collaborazione fra ortodossi e cattolici – scrive il Santo Padre – mi è gradito ricordare gli sforzi che il defunto patriarca ha profuso per la rinascita della Chiesa, dopo la dura oppressione ideologica, che ha causato il martirio di tanti testimoni della fede cristiana”. Di Alessio II il Papa ricorda anche “la buona battaglia per la difesa dei valori umani ed evangelici che egli ha condotto in particolare nel Continente europeo, auspicando che il suo impegno produca frutti di pace e di autentico progresso umano, sociale e spirituale”. “Nell’ora sofferta del commiato, mentre il suo corpo mortale viene affidato alla terra in attesa della risurrezione – la preghiera finale del Pontefice – possa la memoria di questo servitore del Vangelo di Cristo essere sostegno per quanti ora sono nel dolore e di incoraggiamento a quanti ne raccoglieranno l’eredità nel guidare codesta veneranda Chiesa Ortodossa Russa”.

Publié dans:CHIESA ORTODOSSA, PATRIARCHI |on 5 décembre, 2008 |Pas de commentaires »

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