Archive pour mai, 2009

Santa Caterina da Siena: Il Padrone della vigna

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090601

Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario : Mc 12,1-12
Meditazione del giorno
Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d’Europa
Dialogo della Divina Provvidenza, 23

Il Padrone della vigna

      [Santa Caterina sentì Dio dirle] : « Ogni creatura che ha in sé ragione ha la vigna per se medesima, cioè la vigna de l’anima sua; della quale la volontà col libero arbitrio nel tempo n’è facto lavoratore, cioè mentre che elli vive. Ma poi che è passato ci tempo, neuno lavorio può fare, né buono né gattivo; ma mentre che elli vive può lavorare la vigna sua, nella quale Io l’ho messo. E ha ricevuta  tanta fortezza questo lavoratore de l’anima che né dimonio né altra creatura gli ‘l  può tollere se egli non vuole; però che ricevendo el sancto baptesmo si fortificò e fugli dato un coltello d’amore di virtú, e odio del peccato. El quale amore e odio truova nel Sangue, però che per amore di voi e odio del peccato mori l’unigenito mio Figliuolo, dandovi el Sangue, per lo quale Sangue aveste vita nel sancto baptesmo…

« Divellete le spine de’ peccati mortali e piantare le virtú… con la contrizione del cuore e dispiacimento del peccato e amore della virtú; e alora ricevarete il frutto d’esso Sangue. Ma in altro modo noi potreste ricevere, non disponendovi da la parte vostra come tralci uniti nella vite de l’unigenito mio Figliuolo, el quale dixe: «Io so’ vite vera; el Padre mio è il lavoratore, e voi sète i tralci» (Gv 15,1.5).

« E cosí è la veritá: che lo so’ il lavoratore, però che ogni cosa che ha essere è uscito ed esce di me. La potenzia mia è inextimabile, e con la mia potenzia e virtú governo tutto l’universo mondo. Veruna cosa è fatta o governata senza me. Si che Io so’ el lavoratore che piantai la vite vera de l’unigenito mio Figliuolo nella terra della vostra umanità, acciò che voi, tralci uniti con la vite, faceste frutto. »

Giovanni Paolo I, Omelia ad Atene, 2001: 1. « Quello che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio » (At 17, 23).

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20010505_athens_it.html

SANTA MESSA NEL PALAZZO DELLO SPORT
DEL CENTRO OLIMPICO DI ATENE

OMELIA DEL SANTO PADRE

Sabato, 5 maggio 2001

Cari Fratelli e care Sorelle,

1. « Quello che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio » (At 17, 23).

Riportate dagli Atti degli Apostoli, queste parole di Paolo pronunciate nell’Areopago di Atene costituiscono uno dei primi annunci della fede cristiana in Europa. « Se si considera il ruolo avuto dalla Grecia nella formazione della cultura antica, si comprende come quel discorso di Paolo possa considerarsi in qualche modo il simbolo stesso dell’incontro del Vangelo con la cultura umana » (Lettera sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla Storia della Salvezza, n. 9).
« A coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo…; grazie a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo » (1 Cor 1, 2-3). Con queste parole dell’Apostolo alla comunità di Corinto, saluto con affetto tutti voi, Vescovi, sacerdoti e laici cattolici che vivete in
Grecia. Ringrazio innanzitutto Monsignor Foscolos, Arcivescovo dei cattolici di Atene e Presidente della Conferenza Episcopale di Grecia, per la sua accoglienza e per le sue cordiali parole. Riuniti questa mattina per la Celebrazione Eucaristica, chiediamo all’Apostolo Paolo di
donarci il suo ardore nella fede e nell’annuncio del Vangelo a tutte le nazioni, così come la sua sollecitudine per l’unità della Chiesa. Sono lieto della presenza alla Liturgia Divina di fedeli di altre confessioni cristiane, che rendono così testimonianza della loro attenzione verso la vita della comunità cattolica e della loro comune fraternità in Cristo.

2. Paolo ricorda chiaramente che non possiamo rinchiudere Dio nei nostri modi di vedere e di agire del tutto umani. Per accogliere il Signore, siamo chiamati alla conversione. Questo è il cammino che ci viene proposto, cammino che ci fa seguire Cristo per vivere come Lui, figli nel Figlio. Possiamo allora rileggere il nostro cammino personale e quello della Chiesa come un’esperienza pasquale; dobbiamo purificarci per aderire pienamente alla volontà divina, accettando che Dio, mediante la sua grazia, trasformi il nostro essere e la nostra esistenza, come avvenne con Paolo che da persecutore si fece missionario (cfr Gal 1, 11-24). Passiamo così per la prova del Venerdì Santo, con le sue sofferenze, con le notti della fede, con le incomprensioni reciproche. Ma viviamo anche momenti di luce, simili all’alba di Pasqua, in cui il Risorto ci comunica la sua gioia e ci fa giungere alla verità completa. Prospettando in tal modo la nostra storia personale e la storia della Chiesa, non possiamo che perseverare nella speranza, sicuri che il Maestro della storia ci conduce lungo vie che solo Lui conosce. Chiediamo allo Spirito Santo di spingerci a essere, mediante le nostre parole e i nostri atti, testimoni della Buona Novella e della carità di Dio! Poiché lo Spirito suscita l’ardore missionario nella sua Chiesa, è lui a chiamare e a inviare, e il vero apostolo è innanzitutto un uomo « all’ascolto », un servitore disponibile all’azione di Dio.

3. Ricordare ad Atene la vita e l’operato di Paolo significa essere invitati ad annunciare il Vangelo fino ai confini della terra, proponendo ai nostri contemporanei la salvezza portata da Cristo e mostrando loro le vie della santità e della retta vita morale che costituiscono le risposte all’appello del Signore. Il Vangelo è una buona novella universale, che tutti i popoli possono udire.
Nel rivolgersi agli Ateniesi, San Paolo non vuole nascondere nulla della fede che ha ricevuto; egli deve, come ogni apostolo, custodirne fedelmente il deposito (cfr 2 Tm 1, 14). Se parte dai riferimenti comuni dei suoi ascoltatori e dai loro modi di pensare è per far comprendere meglio il Vangelo che è venuto a portare loro. Paolo si fonda sulla conoscenza naturale di Dio e sul desiderio spirituale profondo che i suoi interlocutori possono avere, per prepararli ad accogliere la rivelazione del Dio unico e vero.

(il 4. manca nell’originale, se c’era forse lo metteri qui perché trovo uno spazio vuoto e, poi, il senso del discorso cambia un po’ )
Se ha potuto citare davanti agli Ateniesi autori dell’Antichità classica è perché, in un certo senso, la sua cultura personale era stata forgiata dall’ellenismo. Si è dunque servito di ciò per annunciare il Vangelo con parole che possono colpire i suoi interlocutori (cfr At 17, 17). Che lezione! Per annunciare la Buona Novella agli uomini di questo tempo, la Chiesa deve essere attenta ai diversi aspetti delle loro culture e ai loro mezzi di comunicazione, senza che ciò porti ad alterare il suo messaggio o a ridurne il senso e la portata. « Il cristianesimo del terzo millennio dovrà rispondere sempre meglio a questa esigenza di inculturazione » (Novo millennio ineunte, n. 40). Il discorso magistrale di Paolo invita i discepoli di Cristo a partecipare a un dialogo veramente missionario con i loro contemporanei, nel rispetto di ciò che sono, ma anche con una proposta chiara e forte del Vangelo, come pure delle sue implicazioni e delle sue esigenze nella vita delle persone.

5. Fratelli e sorelle, il vostro Paese beneficia di una lunga tradizione di saggezza e di umanesimo. Fin dalle origini del cristianesimo, i filosofi si sono impegnati per « far emergere il legame fra la ragione e la religione… Si intraprese, così, una strada che, uscendo dalle tradizioni antiche particolari, si immetteva in uno sviluppo che corrispondeva alle esigenze della ragione universale » (Fides et ratio, n. 36). Questa opera dei filosofi e dei primi apologisti cristiani permette di avviare, nella sequela di San Paolo e del suo discorso di Atene, un dialogo fecondo fra la fede cristiana e la filosofia. Sull’esempio di San Paolo e delle prime comunità, è urgente sviluppare le occasioni di dialogo con i nostri contemporanei, soprattutto nei luoghi in cui è in gioco il futuro dell’uomo e dell’umanità, affinché le decisioni prese non siano guidate unicamente da interessi politici ed economici che disconoscono la dignità delle persone e le esigenze che ne derivano, ma perché vi sia quel supplemento d’anima che ricorda il posto insigne e la dignità dell’uomo. Gli areopaghi che sollecitano oggi la testimonianza dei cristiani sono numerosi (cfr Redemptoris missio, n. 37); vi incoraggio a essere presenti nel mondo; come il profeta Isaia, i cristiani sono posti quali sentinelle in cima alla muraglia (cfr Is 21, 11-12), per discernere le sfide umane delle situazioni presenti, per percepire nella società i germi di speranza e per mostrare al mondo la luce della Pasqua, che illumina di un nuovo giorno tutte le realtà umane.
Cirillo e Metodio, i due fratelli di Salonicco, hanno udito l’appello del Risorto: « Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura » (Mc 16, 15). Partiti per incontrare i popoli slavi, hanno saputo portare loro il Vangelo nella loro lingua. Non solo « svolsero la loro missione nel pieno rispetto della cultura già esistente presso i popoli slavi, ma insieme con la religione eminentemente e incessantemente la promossero ed accrebbero » (Slavorum Apostoli, n. 26). Che il loro esempio e la loro preghiera ci aiutino a rispondere sempre meglio all’esigenza di inculturazione e a rallegrarci della bellezza di questo volto multiforme della Chiesa di Cristo!

6. Nella sua esperienza personale di credente e nel suo ministero di apostolo, Paolo ha compreso che solo Cristo è il cammino di salvezza, Lui che, mediante la grazia, riconcilia gli uomini fra di loro e con Dio. « Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo » (Ef 2, 14). L’Apostolo si è poi fatto difensore dell’unità, in seno alle comunità e anche fra di esse, poiché ardeva della »preoccupazione per tutte le Chiese » (2 Cor 11, 28)! La passione per l’unità della Chiesa deve essere quella di tutti i discepoli di Cristo. « Purtroppo, le tristi eredità del passato ci seguono ancora oltre la soglia del nuovo millennio…, ancora tanto cammino rimane da fare » (Novo millennio ineunte, n. 48). Tuttavia ciò non ci deve scoraggiare; il nostro amore per il Signore ci spinge a impegnarci sempre più a favore dell’unità. Per fare nuovi passi in tal senso è importante « ripartire da Cristo » (Ibidem, n. 29). « È sulla preghiera di Gesù, non sulle nostre capacità, che poggia la fiducia di poter raggiungere anche nella storia, la comunione piena e visibile di tutti i cristiani… Il ricordo del tempo in cui la Chiesa respirava con « due polmoni » spinga i cristiani d’Oriente e d’Occidente a camminare insieme, nell’unità della fede e nel rispetto delle legittime diversità, accogliendosi e sostenendosi a vicenda come membra dell’unico Corpo di Cristo » (Ibidem, n. 48)!

La Vergine Maria ha accompagnato con la sua preghiera e con la sua presenza materna la vita e la missione della prima comunità cristiana, attorno agli Apostoli (cfr At 1, 14). Ha ricevuto con essi lo Spirito di Pentecoste! Che Ella vegli sul cammino che dobbiamo percorrere ora, per procedere verso la piena unità con i nostri fratelli d’Oriente e per compiere gli uni verso gli altri, con disponibilità ed entusiasmo, la missione che Cristo Gesù ha affidato alla sua Chiesa! Che la Vergine Maria, tanto venerata nel vostro Paese e in particolare nei santuari delle isole, come Vergine dell’Annunciazione nell’isola di Tinos, e con il nome di Nostra Signora della Pietà a Funeromeni nell’isola di Syros, ci conduca sempre a suo Figlio Gesù (cfr Gv 2, 5)! È lui Cristo, è lui il Figlio di Dio, « la luce vera, quella che illumina ogni uomo » venuta nel mondo (Gv 1, 9)!
Forti della speranza che proviene da Cristo e sostenuti dalla preghiera fraterna di tutti coloro che ci hanno preceduti nella fede, continuiamo il nostro pellegrinaggio terreno come veri messaggeri della Buona Novella, felici della lode pasquale che dimora nel nostro cuore e desiderosi di condividerla con tutti:
« Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno » (Sal 116).
Amen.

San Bruno di Segni : Dalla Pentecoste ebraica alla Pentecoste cristiana

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090531

Meditazione del giorno
San Bruno di Segni (circa 1045-1123), vescovo
Commento sull’Esodo, cap. 15

Dalla Pentecoste ebraica alla Pentecoste cristiana

Il monte Sinai è il simbolo del monte Sion… Notate a che punto le due alleanze si fanno eco l’una all’altra, con quale sintonia la festa della Pentecoste è celebrata in ciascuna di loro… Sul monte Sion, come sul monte Sinai, il Signore è sceso, lo stesso giorno e in modo molto simile…

Luca scrisse: «Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo. Apparvero loro lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (At 2,2-3)… Sì, qui e là, un forte rumore si fa sentire, un fuoco si fa vedere. Ma al Sinai era un fumo denso, sul monte Sion lo splendore di una luce brillantissima. Nel primo caso si tratta di una «copia e un’ombra», nel secondo caso, delle «realtà» (Eb 8,5). Un tempo, si sentiva il tuono, ora si individuano le voci degli apostoli. Da un lato i lampi, dall’altro dei prodigi si manifestano in ogni luogo…

«Tutti uscirono dall’accampamento incontro a Dio e stettero in piedi alle falde del monte» (Es 19,17). Si legge negli Atti degli Apostoli: «Venuto quel fragore, la folla si radunò»… Da Gerusalemme, il popolo si radunò in piedi alla montagna di Sion, cioè nel luogo in cui Sion, figura della santa Chiesa, cominciava a edificarsi, a posare le sue fondamenta…

«Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco» dice l’Esodo (v.18)… Potevano forse non ardere, coloro che erano stati infiammati dal grande fuoco dello Spirito Santo? Come il fumo accenna alla presenza del fuoco, così con la franchezza dei loro discorsi e con la diversità delle lingue, il fuoco dello Spirito Santo manifestava la sua presenza nel cuore degli apostoli. Beati i cuori ricolmi di questo fuoco! Beati gli uomini infiammati da questo ardore. «Il monte tremava molto. Il suono della tromba diventava sempre più intenso» (V. 19)… Allo stesso modo, la voce degli apostoli e la loro predicazione divennero sempre più forti; si fecero sentire sempre più lontano finché «per tutta la terra si diffondesse la loro voce e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18,5)

31 MAGGIO 2009 – DOMENICA DI PENTECOSTE

31 MAGGIO 2009 - DOMENICA DI PENTECOSTE dans BIBLE SERVICE (sito francese) 20USA%20GOSEY

http://www.artbible.net/2NT/ACTS%2002%20PENTECOST%20AND%20PREACHING…PENTECOTE%20ET%20PREDICATION_/slides/20USA%20GOSEY.html

31 MAGGIO 2009 – DOMENICA DI PENTECOSTE

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/pasqB/PentecBpage.htm

Seconda Lettura  Gal 5, 16-25
Il frutto dello Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la car­ne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

dal sito Bible Service:

http://www.bible-service.net/site/379.html

Galates 5,16-25

Dans la célébration de l’Esprit, Paul introduit un point de vue complémentaire, qui n’est pas moins essentiel. À quoi servirait une expansion universelle vers la totalité des nations si l’Esprit n’ atteignait pas la totalité de l’être humain ? Par deux formules qui se répondent au début et à la fin, le texte donne l’orientation fondamentale : le chrétien est celui qui se laisse conduire par l’Esprit. Mais l’existence chrétienne est l’enjeu d’un combat spirituel permanent. Les premières formules marquent fortement l’opposition irréductible de l’Esprit et de la chair. La chair désigne la faiblesse de l’homme qui l’incline au péché. Des signes lui sont donnés pour discerner de quel principe il vit : les  » œuvres  » de la chair s’opposent au  » fruit  » de l’Esprit. Se laisser conduire par l’Esprit, c’est dominer ses passions en se conformant à la passion du Christ.

Gal 5, 16-25

Nella festa dello Spirito Paolo introduce un punto di vista complementare che non è meno essenziale. A che servirebbe una effusione universale verso la totalità delle nazioni se lo Spirito non pervenisse alla totalità dell’essere umano? Attraverso due formule che si replicano dall’inizio alla fine il testo offre l’orientamento fondamentale: il cristiano è colui che si lascia condurre dallo Spirito. Ma l’esistenza cristiana è la sfida di un combattimento spirituale permanente. I primi enunciati (del testo) marcano l’opposizione irriducibile dello Spirito e della carne. La carne designa la fragilità dell’uomo che inclina al peccato. Dei segni gli sono stati dati per discernere di quale principio egli vive: le « opere » della carne si oppongono al « frutto » dello Spirito. Lasciarsi condurre dallo Spirito vuol dire dominare le proprie passioni e conformare se stessi alla passione di Cristo.

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   Rm 8, 11
Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura 
Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 5-27

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio
Fratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

Responsorio    Cfr. Gal 4, 6; 3, 26; 2 Tm 1, 7
R. Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. Dio, infatti, * ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre, alleluia.
V. Non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza:
R. ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre, alleluia.
 
Seconda Lettura

San Paolo non è citato, ma metto ugualmente la lettura, è Pentecoste!

Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo
(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306)

La missione dello Spirito Santo
Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).
E’ questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell’uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall’uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l’ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l’inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l’acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall’alto.
Il lavacro battesimale con l’azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell’anima e nel corpo in quell’unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l’accusatore, possiamo avere anche l’avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell’uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l’immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l’immagine e l’iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Ef 4, 3-6
Cercate di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Sant’Agostino: Due apostoli, due vite, una Chiesa

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

Sabato della VII settimana di Pasqua : Jn 21,20-25
Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi sul vangelo di Giovanni , n° 124 ; CCL 36, 685

Due apostoli, due vite, una Chiesa

La Chiesa conosce due vite, che le sono state rivelate e raccomandate da Dio, delle quali una è nella fede, l’altra nella visione; una appartiene al tempo della peregrinazione, l’altra all’eterna dimora; una è nella fatica, l’altra nel riposo; una lungo la via, l’altra in patria; una nel lavoro dell’azione, l’altra nel premio della contemplazione… La prima è simboleggiata nell’apostolo Pietro, l’altra in Giovanni… E non soltanto essi; questo è quanto fa la santa Chiesa tutta intera, la sposa di Cristo che attende di essere liberata da queste prove, per entrare in possesso della felicità eterna.

Queste due vite, la terrena e l’eterna, sono raffigurate rispettivamente in Pietro e in Giovanni: per la verità tutti e due camminarono in questa vita temporale per mezzo della fede, e tutti e due godono nella vita eterna della visione di Dio. Fu quindi a vantaggio di tutti i fedeli inseparabilmente appartenenti al corpo di Cristo, che Pietro, il primo degli Apostoli, per guidarli in questa tempestosa vita, ricevette, con le chiavi del regno dei cieli, la potestà di legare e di sciogliere i peccati (Mt 16,19); e del pari fu per condurre gli stessi fedeli al porto tranquillo di quella vita intima e segreta, che l’evangelista Giovanni riposò sul petto di Cristo (Gv 13, 23.25). Non è infatti soltanto Pietro, ma tutta la Chiesa che lega e scioglie i peccati; né Giovanni fu il solo ad attingere, come ad una fonte, dal petto del Signore, per comunicarla a noi, la verità sublime del Verbo che era in principio Dio presso Dio (Gv 7,38 ; 1.1)… Anzi è il Signore stesso che diffonde il suo Vangelo in tutto il mondo, affinché tutti ne bevano, ciascuno secondo la propria capacità.

SABATO 30 MAGGIO 2009 – VII SETTIMANA DI PASQUA

SABATO 30 MAGGIO 2009 – VII SETTIMANA DI PASQUA

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   At 28,16-20.30-31
Paolo rimase a Roma, annunziando il regno di Dio.

Dagli Atti degli Apostoli
Quando arrivammo a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia. Dopo tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato in mano dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma continuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo. Ecco perché vi ho chiamati, per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di un autore africano del sec. VI
(Disc. 8, 1-3; PL 65, 743-744)

L’unità della Chiesa parla in tutte le lingue
Gli apostoli hanno parlato in tutte le lingue. Così certamente Dio volle allora manifestare la presenza dello Spirito Santo, in modo che colui che l’avesse ricevuto, potesse parlare in tutte le lingue. Bisogna infatti comprendere bene, fratelli carissimi, che è proprio grazie allo Spirito santo che la carità di Dio si trova nei nostri cuori. E poiché la carità doveva radunare la Chiesa di Dio da ogni parte del mondo, un solo uomo, ricevendo lo Spirito Santo, poté allora parlare tutte le lingue. Così ora la Chiesa, radunata per opera dello Spirito Santo, esprime la sua unità in tutte le lingue.
Perciò se qualcuno dirà a uno di noi: Hai ricevuto lo Spirito Santo, per quale motivo non parli in tutte le lingue? Devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, infatti sono inserito in quel corpo di Cristo cioè nella Chiesa, che parla tutte le lingue. Che cosa altro in realtà volle significare Dio per mezzo della presenza dello Spirito Santo, se non che la sua Chiesa avrebbe parlato in tutte le lingue?
Si compì in questo modo ciò che il Signore aveva promesso: Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, ma si mette vino nuovo in otri nuovi e così ambedue si conservano (cfr. Lc 5, 37-38). Perciò quando si udì parlare in tutte le lingue, alcuni a ragione andavano dicendo: «Costoro si sono ubriacati di mosto» (At 2, 13). Infatti erano diventati otri nuovi rinnovati dalla grazia della santità, in modo che ripieni di vino nuovo, cioè dello Spirito Santo, parlando tutte le lingue, erano ferventi, e rappresentavano con quel miracolo evidentissimo che la Chiesa sarebbe diventata cattolica per mezzo delle lingue di tutti i popoli.
Celebrate quindi questo giorno, come membra dell’unico corpo di Cristo. Infatti non lo celebrerete inutilmente se voi sarete quello che celebrate. Se cioè sarete incorporati a quella Chiesa, che il Signore colma di Spirito Santo, estende con la sua forza in tutto il mondo, riconosce come sua, venendo da essa riconosciuto.
Lo Sposo non ha abbandonato la sua Sposa, perciò nessuno gliene può dare un’altra diversa. Solo a voi, infatti, che siete formati dall’unione di tutti i popoli, cioè a voi, Chiesa di Cristo, corpo di Cristo, sposa di Cristo, l’Apostolo dice: Sopportatevi a vicenda con amore e cercate di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace (cfr. Ef 4, 2). Vedete che dove comandò di sopportarci vicendevolmente, là pose l’amore. Dove constatò la speranza dell’unità, là mostrò il vincolo della pace.
Questa è la casa di Dio, edificata con pietre vive, nella quale, egli si compiace di abitare e dove i suoi occhi non debbano essere offesi da nessuna sciagurata divisione.

Responsorio   Cfr. At 15, 8-9; 11, 18
R. Dio che conosce l’uomo, ha dato anche ai pagani lo Spirito Santo, come a noi, purificando i loro cuori con la fede, * e non ha fatto differenze tra noi e loro, alleluia.
V. Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano per avere la vita;
R. e non ha fatto differenze tra noi e loro, alleluia.

VENERDÌ 29 MAGGIO 2009 – VII SETTIMANA DI PASQUA

VENERDÌ 29 MAGGIO 2009 – VII SETTIMANA DI PASQUA

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   At 25,13-21
Si trattava di un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna. Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. Allora essi convennero qui e io senza indùgi il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo.  Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita. Perplesso di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giudicato là di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell’imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

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