Archive pour la catégorie 'FESTE DI MARIA – APPROFONDIMENTI'

IL MANTELLO DELLA VERGINE DI GUADALUPE – 12.dicembre (mf)

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MARIA VERGINE DI GUADALUPE

IL MANTELLO DELLA VERGINE DI GUADALUPE – 12.dicembre (mf)

E’ veramente incredibile quello che la scienza ha scoperto su questa tilma, che avrebbe dovuto distruggersi dopo 20/30 anni!  1. Studi oftalmologici realizzati sugli Occhi di Maria hanno scoperto che avvicinando loro la luce, la retina si contrae e ritirando la luce, torna a dilatarsi, esattamente come accade a un occhio vivo.  2. La temperatura della fibra di maguey (ricavata da una pianta) con cui è costruito il mantello mantiene una temperatura costante di 36.6 gradi, la stessa di una persona viva. 3. Uno dei medici che analizzò il manto collocò il suo stetoscopio sotto il nastro con fiocchi che Maria ha intorno alla vita (segnale che è incinta) e ascoltò battiti che si ripetevano ritmicamente, contò 115 pulsazioni al minuto, come per un bebè nel ventre materno. 4. Non si è scoperto nessun tratto di pittura sulla tela.  In realtà, a una distanza di 10 centimetri dall’immagine, si vede solo la tela cruda: i colori scompaiono. Studi scientifici non riescono a scoprire l’origine della colorazione che forma l’immagine, né la forma in cui la stessa è stata dipinta. Non si riscontrano tracce di pennellate né di altra tecnica conosciuta. Gli scienziati della NASA affermarono che il materiale che origina i colori non è nessuno degli elementi conosciuti sulla Terra.5. Si è fatto passare un raggio laser lateralmente sopra la tela, e si è evidenziato che la colorazione non è né al dritto né al rovescio, ma che i colori fluttuano a una distanza di tre decimi di millimetro sopra il tessuto, senza toccarlo. I colori fluttuano nell’aria, sopra la superficie del Mantello. Ti sembra sorprendente? Allora sorprenditi ancor più con queste altre scoperte: 6. La fibra di maguey che costituisce la tela dell’immagine, non può durare più di 20 o 30 anni.  Vari secoli fa si dipinse una replica dell’immagine su una tela di fibra di maguey simile, e la stessa si disintegrò dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dal miracolo, l’immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. La scienza non si spiega l’origine dell’incorruttibilità della tela. 7 Nell’anno 1791 si rovescia accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. In un lasso di 30 giorni, senza nessun trattamento, se ricostituì miracolosamente il tessuto danneggiato. 8. Le stelle visibili nel Manto di Maria riflettono l’esatta configurazione e posizione del cielo che il Messico presentava nel giorno in cui avvenne il miracolo. 9. All’inizio del secolo XX, un uomo nascose una bomba ad alto potenziale in un arredo floreale, che collocò ai piedi della Tela. L’esplosione distrusse tutto ciò che era intorno, meno la Tela, che rimase in perfetto stato di conservazione. 10. La scienza scoprì che gli occhi di Maria possiedono i tre effetti di refrazione dell’immagine di un occhio umano. 11. Nelle pupille di Maria (di soli 7,8 mm) si sono scoperte minute immagini umane, che nessun artista avrebbe mai potuto dipingere. Sono due scene e si ripetono in tutte e due gli occhi. L’immagine del vescovo Zumárraga negli occhi di Maria fu ingrandita mediante tecnologia digitale, e ha rivelato che nei suoi occhi è ritratta l’immagine dell’indio Juan Diego, che apre la sua Tilma davanti al vescovo. La misura di questa immagine? – la quarta parte di un milionesimo di millimetro. È evidente che tutti questi fatti inspiegabili ci siano stati dati per una ragione: volevano catturare la nostra attenzione. Per finire considera tre fatti in più: 1. « Guadalupe » significa nell’idioma indigeno: “schiaccia la testa al serpente ». È appunto il vangelo nella Genesi 3:15: Maria, vincitrice del maligno. 2. L’immagine è una pittura identica al dettaglio dell’Apocalisse 12: « apparve nel cielo un grande segnale, una donna avvolta nel sole, con la luna sotto i suoi piedi.” 3. La Vergine ha un nastro con dei fiocchi sul ventre, è “incinta“ per indicare che Dio vuole che Gesù nasca in America, nel cuore di ogni Americano.   Preghiera alla Vergine di Guadalupe Benedetta Vergine di Guadalupe, Ti chiedo a nome di tutti i miei fratelli del mondo, di benedirci e proteggerci. Dacci una prova del tuo amore e bontà e ricevi le nostre preghiere e orazioni. Oh Purissima Vergine di Guadalupe! Ottieni da tuo figlio il perdono dei miei errori, benedizione per il mio lavoro. Rimedi per le mie infermità e necessità, e tutto ciò che credi conveniente chiedere per la mia famiglia. Oh Santa Madre di Dio, non deludere le suppliche che t’indirizziamo nelle nostre necessità

 I fatti Ai primi di dicembre del 1531, mentre il contadino indio Juan Diego si stava recando alla preghiera e alla catechesi, udì un canto melodioso, soave e delizioso come se fosse il canto di uno stormo di uccelli canori. Era vicino al colle Tepeyac e spuntava l’alba. Si fermò guardando verso la cima del colle. Udì una voce che lo chiamava con dolcezza: Juanito, Juan Dieguito! » Appena giunto sulla sommità vide una giovane signora affascinante, il suo vestito splendeva come il sole, la pietra su cui posava i piedi sprigionava raggi luminosi. Gli disse: « Sono la Perfetta Sempre Vergine Santa Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio, di colui che è autore della vita, del creatore degli uomini, del Signore del cielo e padrone della terra. Desidero ardentemente che in questo luogo della terra venga costruita la mia piccola casa sacra. Mi venga eretto un tempio… Ascolterò il vostro pianto e i vostri lamenti`. A questo punto, la Vergine lo manda dal vescovo di Messico, perché gli riferisca il suo desiderio. Il vescovo Juan de Zumàrraga chiese un segno. La Vergine, tra le rocce e i cardi del Tepeyac, fece fiorire rose profumatissime che lei stessa pose nella « tilma » (mantello) di Juan Diego e questi le portò al Vescovo. Quando le rose caddero a terra davanti a lui, sul mantello dell’indio si stampò l’immagine di Maria dall’aspetto di una ragazza meticcia, ricca di splendore e di luce, dallo sguardo penetrante ed intenso. Dopo quasi cinque secoli, l’immagine sconvolge ancora fedeli e scienziati. Le stelle del mantello, ad esempio, rispecchiano le costellazioni del solstizio d’inverno del 12 dicembre 1531. Vediamone alcuni particolari.    Le costellazioni impresse sulla tilma    L’astrofisico Mario Rojas, in un’ora vicina al solstizio d’inverno del 1981, disegnò, con l’aiuto di una lente curva per evitare deformazioni, le costellazioni della volta dei cielo. Le fissò su carta trasparente e, sovrapponendole alla mappa stellare della tilma, le trovò che combaciavano in modo perfetto, come si può vedere nei disegni che riportiamo qui a fianco, traendoli dal volume che stiamo sintetizzando. Gli scienziati che hanno esaminato la tilma hanno trovato straordinaria questa immagine così nitida e precisa. Ma c’è di più. Alcune costellazioni che non appaiono sulla tilma, hanno una coincidenza simbolica con la figura della Vergine. La « Corona Boreale » cade sulla fronte di Maria, la « Vergine » sulle mani, il « Leone » sul ventre gravido. « Orione » sull’angelo che sostiene la Vergine. Tutto questo è eccezionale e pieno di mistero.   Guarigione miracolosa Dunque nella prima apparizione la Madonna di Guadalupe chiese all’indio Juan Diego la costruzione di un tempio; in una successiva, fuori stagione in una terra arida e secca, fece sbocciare delle rose che lei stessa depose nella tilma dell’indio e che Juan Diego portò al Vescovo come segno dell’apparizione della Vergine. Mentre mostrava i mazzetti delle rose miracolose e profumatissime, sulla tilma dell’indio si stampò la meravigliosa immagine della Madonna dall’aspetto meticcio, come abbiamo visto.   Un giorno, durante le apparizioni, Juan Diego era preoccupato e triste perché lo zio Juan Bernardino era stato colpito da una grave infermità. La Madonna lo consolò: « Ascolta figlio mio, non temere e non affliggerti. Non si turbi il tuo cuore né per questa, né per qualsiasi altra infermità. Non sto qui io che sono tua Madre? Non sei forse sotto la mia protezione? Non sono io la sorgente della tua gioia? Non sei sotto il mio manto e tra le mie braccia? Che desideri di più? Non angustiarti per l’infermità di tuo zio, perché per ora non morirà. Sappi anzi con certezza che è perfettamente guarito ». Infatti, in quell’istante guari. Ora vediamo un’altra meraviglia sensazionale scoperta in questi ultimi tempi.  Il mistero degli occhi della Vergine Gli occhi dell’immagine della Vergine stampata sulla tilma, sono di una brillantezza e di una profondità singolari. Già nel 1929, il fotografo Alfonso Marqué Gonzalez aveva scoperto nell’occhio destro della Morenita, (così viene chiamata la Madonna di Guadalupe), la sagoma di una figura umana. Anche il fotografo Carlos Solinas confermò, nel 1951 la stessa figura. Tra gli anni 1956 e 1958 il chirurgo Tottija Lovoignet confermò i riflessi umani su ambedue gli occhi. Negli anni 1975 e 1976, Edoardo Turati Alvarez e l’equipe dei dottor Javier Torroella constatarono, con apparecchi sofisticati, che gli occhi della Morenita erano vivi, brillanti. Negli anni Ottanta, infine, José Tonsmann, usando le stesse apparecchiature dell’astronave Viking per analizzare la superficie di Marte, vi scoprii i riflessi di ben undici persone: 1) un indio seduto a gambe incrociate di cui si vedono i lacci dei sandali, i capelli legati dietro l’orecchio e un anello o forse un orecchino; 2) la figura di un uomo anziano con pronunciata calvizie, barba bianca, naso dritto, sopracciglia sporgenti; 3) alla sinistra dell’uomo anziano la figura di un altro uomo ancora giovane, 4) il profilo di un uomo di età matura con barba e baffi, naso grande e aquilino, zigomi sporgenti, occhi incavati e labbra socchiuse, nell’atto di aprire il mantello; 5) alle spalle dell’indio una donna giovanile dal volto scuro; 6) un altro personaggio con barba; 7-11) un gruppo familiare composto da mamma, papà e alcuni figli di cui uno avvolto in scialle. Evidentemente si tratta dei personaggi presenti nel palazzo del vescovo quando l’immagine della Morenita si stampò sulla tilma di Juan Diego. Per maggiori particolari si veda il volume da noi recensito.

Parrocchia SS.Pietro e Paolo – Napoli – Ponticelli  A

 

IMMACOLATA, SIGNORA DI OGNI BELLEZZA

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IMMACOLATA, SIGNORA DI OGNI BELLEZZA

 di GIUSEPPE DAMINELLI   

Maria svela a Bernadette il suo nome: «Io sono l’Immacolata Concezione». Anche noi oggi possiamo addentrarci in questo mistero perché a nostra volta siamo un riflesso di quell’Amore immacolato che ha portato la luce di Dio sulla terra.

Lourdes, giovedì 25 marzo 1858, giorno dell’Annunciazione: la Vergine Maria rivela il suo mistero cristallino nella lingua dialettale, a una ragazza figlia di un mugnaio ignorante e ingenuo: «Que soy era Immaculada Councepciou», «Sono l’Immacolata Concezione». Bernadette non comprende nulla: la limpidezza dell’apparizione custodisce così tutto il suo mistero. Terminata l’apparizione corre a ripetere al parroco la frase incomprensibile. Una breve frase così intensa, dove tutto è così veloce, che il suo senso profondo supera la velocità della luce. Parecchie volte, durante il percorso, ha rischiato di dimenticare il nome, lo ha ripetuto nella sua testa, prima di spingere la porta della canonica; parecchie volte lo Spirito Santo è intervenuto, senza nulla togliere ai meriti dell’ignoranza, perché l’ignoranza fa riuscire meglio l’insegnamento. Dio ci dona un fiore, veramente un grande fiore del cielo che ci parla, in mezzo alla sporcizia che si ammassa come il peccato in quella grotta di Massabielle. Il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima apparizione, quattro volte la « ragazza della terra » chiede alla « ragazza del cielo » chi sia. «Dimmi il tuo nome», chiedeva già Giacobbe al misterioso uomo del guado prima dell’aurora (Gn 32, 23-33); e lo stesso chiedeva Mosè al roveto ardente della montagna dell’Oreb (Es 3,13). La giovinetta della grotta gioca all’indovinello con l’altra ragazzina della stessa età nel cortile che ha come delimitazione la montagna! Questo segreto è così ben custodito da secoli e secoli che, anche per la Signora, bisogna scoprirlo con dolcezza, svelarlo lentamente come un profumo, solennemente. Allora, giunto il momento, solleva le braccia, unisce le mani all’altezza del petto, perché deve tutto al cielo, poi le muove, le distende verso la terra, perché sa da dove viene e per chi intercede, lasciando cadere queste parole. La teologia rabbrividisce ancora. Il parroco aveva ben ragione di vacillare sulle sue gambe. Quella giovinetta nascondeva una maestà. Questa maestà viene donata con una gratitudine inaudita, tutta danzante, che ci rimanda alle splendide parole di Maria: «L’anima mia magnifica il Signore».

L’origine immacolata di Maria Ci soffermiamo, ancora una volta, a definire in modo semplice i contorni storici e concettuali del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria. La festa della Concezione è nata in Oriente nel VII-VIII secolo, e i predicatori la chiamavano «concezione santa» e «immacolata» senza sollevare i problemi posti dai latini La festa orientale passò in Occidente nel Medioevo. A partire dal IX secolo alcuni monasteri in Germania e anche a Roma l’adottarono per una forma di pietà, senza riflessione né discussione. Verso il 1060 i monaci la portarono in Inghilterra, dove però scomparve con la conquista normanna del 1066. Venne ristabilita su basi più ragionate nel 1127 e 1128 e, da là, passò assai presto in Normandia e in tutta l’Europa, nonostante l’opposizione di san Bernardo. Quel fervente movimento era poco illuminato, invischiato nelle idee confuse dell’epoca. Si pensava allora, secondo sant’Agostino, che l’atto sessuale (quand’anche nel matrimonio cristiano) fosse un disordine che trasmetteva il peccato originale. Non si vedeva come Maria, nata da un padre e da una madre, potesse esserne esente. Inoltre, la nozione stessa di « concezione » era inficiata dalle nozioni prescientifiche di allora: si distingueva il concepimento del corpo da quello dell’anima, che si riteneva spostato nel tempo. In particolare, l’anima sarebbe stata infusa nei maschi entro il 40° giorno, un po’ più tardi nelle femmine a motivo dell’imperfezione della loro natura. Vi si aggiungeva una difficoltà più seria sulla quale i teologi continuarono a incespicare per molto tempo: Cristo è Redentore di tutti gli uomini. Se Maria era esente da ogni macchia, anche originale, Cristo non era più il perfetto Redentore, il Redentore universale di tutti. La redenzione ne veniva snaturata. In quelle condizioni tutte le grandi scolastiche del XIII secolo mantennero qualche ombra di peccato, perlomeno nella carne di Maria al suo concepimento. Duns Scoto, alla fine del XIII secolo, ebbe il merito di capovolgere l’argomento decisivo secondo il quale l’origine immacolata di Maria intaccava la perfezione del Redentore e la redenzione. Sostenne al contrario che l’origine immacolata di Maria ne manifesta la perfezione, giacché la perfezione stessa del Perfetto Redentore esige che egli possa prevenire oltre che sanare il peccato. Di fatto, una madre che pulisce il proprio bambino caduto nel fango manifesta il suo amore efficace, ma se ella previene la caduta manifesta un amore ancora più efficace. Questa profonda intuizione sbloccò l’opposizione insormontabile alla santità originale, che nessuno avrebbe potuto sostenere prima. Scoto si accontentò di mostrare la possibilità e la convenienza dell’origine immacolata. Ma avendola formalmente affermata, non sfuggì a una condanna. Dopo di lui, la dottrina della «preservazione originale» si diffuse come un lampo, a tal punto che nel 1439 il Concilio di Basilea la definì dogma di fede, in un’epoca però in cui Roma considerava quel concilio scismatico.

La definizione di Pio IX Dopo molti secoli di controversie, Pio IX pose fine alla disputa definendo l’origine immacolata di Maria. Lo fece con parole prese dal suo predecessore Alessandro VII (1661) che ben precisava la connessione del nuovo dogma con la redenzione universale. Pio IX non contraddice quest’ultima, ma presenta l’origine immacolata di Maria come esplicitazione e coronamento particolare del fondamentale principio della redenzione universale. Maria viene redenta da Cristo in previsione e retroazione dei suoi meriti: «La beata Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale» (Pio IX, Munificentissimus Deus, 8 dicembre 1854; Denzinger-Schönmetzer 2803). Pio IX inaugura in piazza di Spagna la colonna con la statua dell’Immacolata, dopo la proclamazione del dogma. Pio IX inaugura in piazza di Spagna la colonna con la statua dell’Immacolata, dopo la proclamazione del dogma.

Fondamento biblico Il dogma non è biblico. Si è tentato di supplirvi partendo dal titolo dato a Maria all’inizio dell’annunciazione: «kecharitoméne», «oggetto per eccellenza del favore di Dio» (Lc 1,28). Tale appellativo – e il suo contesto, che fa di Maria la Figlia di Sion escatologica, la nuova Arca dell’Alleanza avvolta da Dio stesso – va nel senso del dogma, senza in alcun modo influire sulla sua esplicitazione formale. Ma il dogma è più formalmente connesso alla grande corrente della rivelazione biblica: dal profeta Osea (capitolo 2) al Cantico dei Cantici il popolo di Dio è presentato come la sua sposa. Secondo il primo testo di quella serie, Osea 2, Jahwé stigmatizza il suo popolo come una sposa adultera (2,4-7), ma poi la riprende come una fidanzata: «Ti fidanzerò con me per sempre, ti fidanzerò nella giustizia e nel diritto, nella tenerezza e nella misericordia. Ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2,21-22). Nelle pagine successive la menzione iniziale dell’adultera scompare progressivamente e rimane soltanto il fidanzamento. Nel Cantico, Dio arriva a dire: «Tutta bella tu sei amica mia, in te nessuna macchia [...] o sposa» (Ct 4,7-8). La promessa di Dio non è vana. Dove ha potuto realizzarsi, se non in colei che è stata scelta come punto di partenza di Cristo, della Chiesa e della nuova creazione? Anche la Chiesa è formata da peccatori. Soltanto in Maria essa è santa e senza macchia. La santità originale di Maria è perciò fortemente e ineluttabilmente postulata dalla Scrittura.

Giuseppe Daminelli

IL MESSAGGIO DI LOURDES

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IL MESSAGGIO DI LOURDES

Si chiama « Messaggio di Lourdes » i gesti e le parole che si sono scambiati la Vergine e Bernadette alla Grotta di Massabielle, dall’11 febbraio 1858 al 16 luglio 1858, nel corso delle 18 Apparizioni. Per comprendere bene gli eventi che si sono svolti e capire il « Messaggio di Lourdes », bisogna conoscere il contesto in cui Bernadette ha vissuto e in cui le Apparizioni si sono verificate.
Nel 1858, la famiglia Soubirous è in rovina, ridotta a vivere al cachot. L’ 11 febbraio 1858, Bernadette, sua sorella Toinette e una loro amica, Jeanne Abadie, vanno in cerca di legna. Si dirigono verso « il luogo dove il torrente si getta nel Gave ». Arrivano dinanzi alla Grotta di Massabielle. Questa é pocomeno di una discarica, piena di detriti portati dal fiume, di rifiuti dei maiali, ma anche di legna da poter raccogliere. Toinette e Jeanne attraversano l’acqua ghiacciata del torrente per raggiungerla, ma Bernadette, a causa della sua asma cronica, esita a fare altrettanto. E’ in quel momento che “sente un rumore come un colpo di vento », ma « nessun albero si muove ». « Alzando la testa, vede, nella cavità della roccia, una piccola ragazza, avvolta di luce, che la osserva e le sorride ». È la prima Apparizione di Nostra Signora.
Al tempo di Bernadette, la Grotta era un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Veniva chiamata « grotta dei maiali », perché era il luogo dove si conducevano i maiali. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell’amore di Dio, cioè segno di ciò che Dio vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire. C’è un contrasto immenso tra questa Grotta oscura, umida e la presenza di Maria Vergine,  » l’ Immacolata Concezione « . Questo ci ricorda il Vangelo: l’incontro tra la ricchezza di Dio e la povertà dell’uomo. Il Cristo è venuto a cercare ciò che era perduto.
A Lourdes il fatto che Maria sia apparsa in una Grotta sporca ed oscura, in questo luogo che si chiama Massabielle, la vecchia roccia, ci dice che Dio viene a raggiungerci ovunque siamo, nel pieno delle nostre miserie, di tutte le nostre cause perse.
La Grotta non è soltanto il luogo dell’evento, un luogo geografico, è anche un luogo dove Dio ci dà un segno per svelarci il suo cuore ed il nostro cuore. È un posto dove Dio ci lascia un messaggio che non è altro che quello del Vangelo. Dio viene a dirci che ci ama – ecco tutto il contenuto del « Messaggio di Lourdes » -, che ci ama così come siamo, con tutti i nostri successi, ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti.

18 FEBBRAIO 1858 : PAROLE STRAORDINARIE
Al tempo della terza Apparizione, il 18 febbraio, la Vergine parla per la prima volta. A Bernadette, che le presenta un pezzo di carta ed una matita perché scriva il Suo nome, « la Signora » risponde: « Quello che ho da dirvi, non è necessario metterlo per iscritto ». È una parola straordinaria. Ciò vuol dire che Maria vuole entrare con Bernadette in una relazione di amore, che si instaura al livello del cuore. Il cuore, nella Bibbia, significa il centro stesso della personalità, di ciò che c’è più di profondo nell’uomo.
Bernadette è sin dall’inizio invitata ad aprire le profondità del suo cuore a questo messaggio d’amore.
La seconda cosa che dice la Vergine è Lourdes : gemmail raffigurando un’apparizione della Madonna a Bernardetta: « potreste avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni? », Bernadette è frastornata. È la prima volta che le danno del « voi ». Spiegherà questa parola dicendo: “Lei mi guardava come una persona guarda un’altra persona”. L’ uomo, creato a immagine e a somiglianza di Dio, è una persona. Bernadette, sentendosi così rispettata e amata, fa lei stessa l’esperienza di essere una persona. Abbiamo tutti dignità agli occhi di Dio. Perché ognuno è un amato da Dio.
La terza parola della Vergine : « non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro ». Conosciamo il mondo della violenza, della menzogna, della sensualità, del profitto, della guerra. Ma conosciamo anche il mondo della carità, della solidarietà, della giustizia. Quando Gesù, nel Vangelo, ci invita a scoprire il Regno dei Cieli, ci invita a scoprire, nel mondo così come è, un « altro mondo ». Lì dove c’è l’amore, Dio è presente. Questa realtà non occulta l’orizzonte del messaggio che è il cielo. La Vergine Maria trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa che non potrà essere raggiunta se non al di là della morte. Sulla terra, ci sono i fidanzamenti; le cerimonie nuziali sono per il dopo, per il Cielo.

DIO È AMORE
Fare esperienza di Dio, non è altro che fare l’ esperienza dell’amore su questa terra. A chi ha saputo scoprire questo Gesù dichiara: « non sei lontano dal Regno di Dio ». Nonostante la sua miseria, la sua malattia, la sua ignoranza, Bernadette è sempre stata profondamente felice. È questo il Regno di Dio, il mondo del vero amore.
Durante le prime sette Apparizioni di Maria, Bernadette ha mostrato un viso raggiante di gioia, di felicità, di luce. Ma, tra l’ottava e la dodicesima apparizione tutto cambia: il viso di Bernardetta diventa teso, triste, preoccupato e soprattutto compie gesti incomprensibili… : camminare sulle ginocchia fino in fondo alla Grotta; baciare la terra di questa Grotta, ancora tutta sporca e ributtante; mangiare delle erbe amare; raspare il suolo e, per tre volte, provare a bere acqua fangosa, sorbirne un pò, poi sputarla; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E quando Bernadette osserva la folla allargando le braccia, tutti dicono: « è pazza ». Per quattro apparizioni Bernadette ripeterà gli stessi gesti. Ma cosa significa tutto questo? Nessuno riesce a capire nulla !
Siamo proprio nel cuore del « Messaggio di Lourdes ».

IL SIGNIFICATO BIBLICO DELLE APPARIZIONI
I gesti che « la Signora » ha chiesto a Bernadette di compiere sono gesti biblici, attraverso essi, Bernadette esprimerà l’Incarnazione, la Passione e la Morte del Cristo.
Andare in ginocchio fino in fondo la Grotta: è il gesto dell’Incarnazione, dell’abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia la terra per spiegare che quest’abbassamento è giustamente il gesto dell’amore di Dio per gli uomini. Mangiare le erbe amare ricorda la tradizione ebraica che ritroviamo nel Vecchio Testamento. Quando gli ebrei volevano manifestare che Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo, uccidevano un agnello, lo svuotavano, lo riempivano di erbe amare e pronunciavano su di esso la preghiera: « ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé tutte le disgrazie, che toglie tutte le amarezze, tutti i peccati del mondo ». Questa preghiera è ripetuta nella messa.
Imbrattarsi il viso: il profeta Isaia presenta il Messia, il Cristo, con le caratteristiche del servo sofferente. « Poiché portava su di sé tutti i peccati degli uomini, il suo viso non aveva più figura umana », dice Isaia, e continua dicendo: « era come una pecora condotta al macello e, sul suo passaggio, la gente rideva di lui ». Ecco alla Grotta Bernadette sfigurata dal fango e la folla che grida: « è diventata pazza ».

LA GROTTA NASCONDE UN TESORO IMMENSO, INFINITO
Lourdes : la sorgente che sgorga nella Grotta delle ApparizioniI gesti che Bernadette compie sono gesti di liberazione. La Grotta è liberata dalle sue erbe, dal suo fango. Ma perché bisogna liberare questa Grotta? Perché nasconde un tesoro immenso che occorre assolutamente portare alla luce. Così, alla nona Apparizione ( il 25 febbraio 1858), « la Signora » chiederà a Bernadette di andare a scavare la terra, in fondo a questa « Spelonca per i maiali », dicendole: « andate alla fonte, bevete e lavatevi ». Ed ecco che un po’ d’acqua fangosa inizia a sgorgare, sufficientemente perché Bernadette possa berne. Ed ecco che quest’ acqua diventa, poco a poco, trasparente, pura, limpida.
Con questi gesti ci è rivelato il mistero stesso del cuore del Cristo: « un soldato, con la sua lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturisce sangue e acqua ». Ma ci rivelano anche le profondità del mistero del cuore dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio:  » l’acqua che ti darò, diventerà in te sorgente di vita eterna ». Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato, è espresso dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore c’è la vita stessa di Dio, manifestata dalla fonte. Chiedono a Bernadette : « la Signora ti ha detto qualcosa ? » E lei risponde:  » Sì, di tanto in tanto diceva: « Penitenza, penitenza, penitenza. » Pregate per i peccatori « . Per « penitenza », si intede conversione.
Per la Chiesa, la conversione consiste, come ci ha insegnato Cristo, nel rivolgere il proprio cuore verso Dio, verso i propri fratelli. « Pregate per i peccatori ». Pregare fa entrare nello Spirito di Dio. Così possiamo capire che il peccato non fa la felicità dell’uomo. Il peccato è tutto ciò che si oppone a Dio.
In occasione della tredicesima Apparizione, Maria si rivolge a Bernadette: « andate a dire ai sacerdoti che si costruisca qui una cappella e che ci si venga in processione ». « Che si venga in processione » significa camminare, in questa vita, sempre vicino ai nostri fratelli.
« Che si costruisca una cappella », a Lourdes tante cappelle sono state costruite per accogliere la folla dei pellegrini. Ma queste cappelle sono soltanto i segni di questa comunione fondata sulla carità, alla quale tutti sono chiamati. La cappella, è « la Chiesa » che dobbiamo costruire, là dove siamo, nella nostra famiglia, sul nostro luogo di lavoro, nella nostra parrocchia, nella nostra diocesi. Qualsiasi cristiano trascorre la sua vita a costruire la Chiesa, vivendo in comunione con Dio e i suoi fratelli.

LA SIGNORA DICE CHI È : « QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPTIOU »
Nostra Signora di LourdesIl 25 marzo 1858, giorno della sedicesima Apparizione, Bernadette si reca
alla Grotta dove, per volere di don Peyramale,
parroco di Lourdes chiede « alla Signora » di dire il suo nome. Per tre volte, Bernadette rivolge la
domanda. Alla quarta richiesta, « la Signora » le
risponde in dialetto:
« Que soy era Immaculada Counceptiou »,
« Io sono l’Immacolata Concezione ». Bernadette
non ha capito immediatamente il senso di questa
parola. L’Immacolata Concezione, così come
insegna la Chiesa, è « Maria concepita senza
peccato, gazie ai meriti della croce del Cristo »
(definizione del dogma promulgato nel 1854).
Bernadette si reca immediatamente dal signor
parroco, per trasmettergli il nome « della Signora ». Lui
capirà che è la Madre di Dio che appare alla Grotta di
Massabielle. Più tardi, il vescovo di Tarbes, Mgr.
Laurence, autentificherà questa rivelazione.

Tutti siamo chiamati a diventare immacolati
La  » firma » del messaggio avviene dopo 3 settimane di Apparizioni e 3 settimane di silenzio (dal 4 al 25 marzo). Il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione, del concepimento » di Gesù nel ventre di Maria. La Signora della Grotta dice quale è la Sua missione: Lei è la Madre di Gesù, tutto il suo essere è quello di concepire il Figlio di Dio, Lei è tutta per Lui. Per questo è Immacolata, abitata da Dio. Così, la Chiesa e tutti i cristiani devono lasciarsi abitare da Dio per diventare immacolati, radicalmente perdonati e in modo tale da essere, anche loro, testimoni di Dio. Sarà la vocazione di Bernadette. Il 7 aprile, durante la penultima Apparizione, la fiamma della candela passerà tra le sue dita senza bruciarla: diventa trasparente di luce, può anche lei comunicare la luce di Dio. Maria ci dice che lei è ciò che dobbiamo diventare. Il giorno della sua 1^ Comunione (3 giugno 1858), Bernadette prolunga quest’esperienza unendosi al dono di Dio.

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