Archive pour janvier, 2017

Rom, Santa Maria in Trastevere, Fassade, Mosaik aus dem 13. Jh.

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Publié dans:immagini sacre |on 31 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

LA VITA DOPO LA MORTE, SPERANZA DEL CRISTIANO

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LA VITA DOPO LA MORTE, SPERANZA DEL CRISTIANO

Dio ha fatto l’uomo perché sia felice, sulla terra e nel Cielo. Questo saggio è una breve riflessione sulla novità che la dottrina cristiana apporta nei confronti della realtà della morte.

Il senso della novità attraversa tutto il Vangelo, dall’Annunciazione della Madonna alla Risurrezione del Signore. Il Nuovo Testamento parla in mille modi diversi di un nuovo inizio per l’umanità. Perfino la parola “vangelo” indica novità: la “buona novella”. Fin dall’inizio del suo ministero pubblico, Cristo annuncia apertamente la pienezza dei tempi e la venuta del regno di Dio: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credere al vangelo (Mc 1, 15). Ma ciò non significa che il Signore voglia cambiare tutto, come dimostra il fatto che, per parlare dell’indissolubilità del matrimonio, prende come punto di partenza ciò che Dio stabilì nel creare la donna e l’uomo (cfr Mt 19, 3-9; Gn 2, 24). Peraltro, Gesù ha dichiarato: Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento (Mt 5,17); in diverse occasioni, ordinò ai discepoli di obbedire fedelmente ai comandamenti comunicati da Mosè al popolo da parte di Dio.
Nella predicazione del Signore c’è, senza dubbio, un’aria nuova, liberatrice. Da una parte, la dottrina di Gesù sviluppa elementi già presenti nell’Antico Testamento, come la rettitudine d’intenzione, il perdono, o la necessità di amare tutti gli uomini senza eccezione, in particolare i poveri e i peccatori. In Cristo si compiono le antiche promesse che Dio ha fatto ai Profeti. D’altra parte, la chiamata del Signore si rivolge in modo radicale e perentorio non a un popolo, ma a tutti gli uomini, chiamati uno a uno.
La novità della presenza e dell’azione di Cristo si percepisce anche in un altro modo, a prima vista sconcertante: molti lo rifiutano. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto (Gv 1, 11), dice S. Giovanni. Questo rifiuto da parte degli uomini fa risaltare ancora di più, se possibile, l’incondizionata donazione e carità del Signore verso l’umanità. Inoltre, il rifiuto lo ha portato direttamente alla morte sulla Croce, liberamente accettata, sacrificio unico e definitivo, fonte salvifica per tutti gli uomini.
Dio è stato fedele alla sua promessa e la potenza del male non ha potuto estinguere la donazione divina di Gesù, come manifesta la Risurrezione. La forza salvifica che Dio ha introdotto nel mondo per mezzo dell’Incarnazione di suo Figlio, e soprattutto per mezzo della sua Risurrezione, è la novità assoluta, universale e permanente. Si nota fin dall’inizio della predicazione apostolica: con una gioia traboccante, gli apostoli hanno proclamato per tutta la Giudea, nell’Impero Romano e nel mondo intero che Gesù era risuscitato; che il mondo poteva cambiare, che ogni donna, ogni uomo potevano cambiare; che ormai non erano sottomessi alla legge del peccato e della morte eterna. Cristo, seduto alla destra del Padre, dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,5). In Cristo, Dio ha preso in mano in modo nuovo le redini del mondo e della storia umana per portarle alla piena realizzazione. I cristiani della prima ora, malgrado tutte le difficoltà che hanno avuto, guardavano al futuro con speranza e ottimismo. E contagiavano la loro fede tra tutte le persone che avevano attorno.

La novità della vita eterna dopo la morte
Nel mondo pagano era normale considerare il futuro come una semplice ripetizione del passato. Il cosmo esisteva da sempre e, pur con grandi mutazioni cicliche, sarebbe durato per sempre. Secondo il mito dell’eterno ritorno, tutto ciò che ha avuto luogo prima, sarebbe riapparso nel futuro. In questo contesto antropologico-religioso, l’uomo poteva salvarsi solo sfuggendo alla materia, in una specie di estasi spirituale separato dalla carne; o vivendo in questo mondo, come diceva S. Paolo, senza meta né speranza (cfr 1 Ts 4,13; Ef 2,12). Nei primi secoli del Cristianesimo i pagani seguono un’etica più o meno retta; credono in Dio o negli dei e rendono loro un culto frequente, in cerca di protezione o consolazione; ma manca loro la speranza certa di un futuro felice. La morte era soltanto un baratro, qualcosa senza senso.
D’altra parte la volontà di vivere per sempre è profonda nell’uomo, come mostravano già allora i filosofi, i letterati, gli artisti, i poeti e, in modo particolare, gli innamorati. L’uomo ha brama di infinito e tale desiderio si manifesta in diversi modi: nei progetti, nel desiderio di avere figli, nell’aspirazione di influire sulla vita delle altre persone, di essere riconosciuto e ricordato; in tutto questo si può indovinare il desiderio umano di eternità. C’è chi pensa all’immortalità dell’anima; ma c’è chi intende l’immortalità come reincarnazione; c’è, infine, chi di fronte al fatto certo della morte decide di impegnarsi al massimo per ottenere il benessere materiale o il riconoscimento sociale: beni che non saranno mai sufficienti, perché non saziano e non dipendono solo dalla propria volontà. In questo il cristiano è realista, perché sa che la morte è la fine di tutti i sogni vani dell’uomo.
Nel dilemma tra la morte e l’immortalità, il cristiano ha la certezza che Dio gli ha dato la vita creandolo a sua immagine e somiglianza (cfr Gn 1, 27); sa che quando prova l’angoscia della morte che si avvicina, Cristo agisce in lui, trasformando le sue pene e la sua morte in forza corredentrice. Ed è sicuro che lo stesso Gesù, che ha servito, imitato e amato, lo riceverà in Cielo, colmandolo di gloria dopo la sua morte. La grande e gioiosa verità della fede cristiana è che, per la fede in Cristo, l’uomo può con certezza vincere l’ultimo nemico (1 Cor 15, 26), la morte, aprendosi alla visione perpetua di Dio e alla risurrezione del corpo alla fine dei tempi, quando tutte le cose si saranno compiute in Cristo.
La vita non termina qui; siamo sicuri che il sacrificio nascosto e la donazione generosa hanno un senso e un premio che, per la magnanima misericordia di Dio, vanno ben oltre quello che l’uomo potrebbe sperare con le sue sole forze. “Se qualche volta ti inquieta il pensiero di nostra sorella morte, perché ti vedi così piccola cosa, fatti animo e considera: che cosa sarà il Cielo che ci attende, quando tutta la bellezza e la grandezza, tutta la felicità e l’Amore infiniti di Dio si riverseranno nel povero vaso d’argilla che è la creatura umana, per saziarla eternamente, sempre con la novità di una felicità nuova?“ (San Josemaría, Solco, n. 891).

Nel tempo presente
Benché sia certo che la novità cristiana si riferisce principalmenteall’altra vita, all’aldilà, la Chiesa insegna che la novità della Risurrezione di Cristo è già presente, in qualche modo, sulla terra. Per quanto l’universo possa durare così come lo conosciamo, siamo già “negli ultimi tempi”, sicuri che il mondo è stato redento, perché Cristo ha sconfitto il peccato, la morte, il demonio.
Il regno di Dio è in mezzo a voi (Lc 17, 21); in mezzo non solo come una presenza esterna, ma anche dentro al credente, nell’anima in grazia, con una presenza reale, attuale, efficace, anche se non ancora del tutto visibile e completa. Già dunque è arrivata a noi l’ultima fase dei tempi (cfr 1 Cor 10, 11). La rinnovazione del mondo è irrevocabilmente acquisita e in certo modo realmente anticipata in questo mondo; difatti la Chiesa già sulla terra è adornata di vera santità (…).Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo veramente (cfr 1 Gv 3, 1), ma non siamo ancora apparsi con Cristo nella gloria (cfr Col 3, 4), nella quale saremo simili a Dio, perché lo vedremo qual è (Gv 3, 2) (Concilio Vaticano II, Cost. Lumen gentium, n. 48).
La Chiesa è depositaria sulla terra della presenza anticipata del regno di Dio; cammina quaggiù come pellegrina, ma tutto il potere salvifico di Dio agisce già in qualche modo nel tempo presente, per mezzo della parola rivelata e dei sacramenti, specialmente dell’Eucaristia, potere salvifico che si manifesta anche nella vita santa dei cristiani, che vivono nel mondo, senza essere mondani (cfr Gv 17, 14). Il cristiano è davanti al mondo e nel mondo, alter Christus, ipse Christus; un altro Cristo, lo stesso Cristo: si stabilisce così una certa polarità nella vita della Chiesa e di ogni credente, tra il momento presente – occasione di accogliere la grazia – e la pienezza finale, tensione che ha molte conseguenze per la vita del cristiano e per la comprensione del mondo.
Il cristiano vive unito a Dio e per Dio e si sforza per comunicare i beni divini agli altri. Nella vita futura, la grazia, o vita soprannaturale, si trasformerà in gloria e l’uomo raggiungerà un’immortalità completa nella risurrezione dai morti. Nella vita presente, invece, anche se perfezionata dalla grazia, l’esistenza umana possiede una propria autonomia, che si deve applicare ai diversi ambiti: personale, famigliare, sociale e politico. La vita soprannaturale accoglie, perfeziona e porta a pienezza la natura, senza annullarla né sostituirla.
Questa tensione si manifesta pure nella nozione cristiana del tempo e della storia. Per il pensiero pagano quasi sempre fatalista, gli eventi della storia erano previsti e determinati in anticipo dal fatum, dal destino. Il tempo trascorreva intoccabile e imperterrito, spettatore muto e passivo, e abbracciava il corso della storia. Ma il tempo cristiano non è solo tempo che passa, è spazio creato da Dio per una crescita e un progresso, per la storia e la redenzione. Dio agisce con la sua Provvidenza nel tempo, per portare il mondo e la storia alla loro pienezza.
Il Signore ha voluto contare sulla risposta intelligente e libera degli uomini, sulle preghiere dei santi e le buone azioni di molti, per influire sul corso degli eventi. Poiché sono immagine di Dio, le creature umane possono cambiare la storia; alcune volte in peggio, come è accaduto con il peccato di Adamo ed Eva; ma soprattutto in modo positivo, partecipando attivamente alla realizzazione del disegno divino, proprio perché l’evento più rilevante ed efficace, quello che ha dato alla storia del mondo il cambio più radicale, è stato l’Incarnazione del Figlio di Dio. E la collaborazione umana più profonda e duratura ai piani divini per cambiare il corso della storia è stata portata a termine dalla Madonna, quando accolse con il fiat il Figlio di Dio nel suo seno.
I cristiani vivono nel mondo coscienti dei peccati propri e altrui, ma convinti che il miglior modo per approfittare del tempo è servire Dio, per migliorare il mondo che ci ha affidato. In qualche modo, il tempo è plasmato dall’uomo, è umanizzato. «La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata “in stato di via”, verso una perfezione ultima, alla quale Dio l’ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina Provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione». (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 302). Il Signore non ha fatto tutto dall’inizio, fino all’ultimo particolare. A poco a poco, contando sull’intelligenza e la perseverante collaborazione delle creature, avvicina ciascuna di esse verso il suo fine. Il potere salvifico di Dio si fa normalmente presente nella vita dell’uomo in modo nascosto e interiore; in modo simile la Provvidenza Divina opera soavemente e in modo normale, non solo nei grandi eventi, ma anche in quelli apparentemente più piccoli. Per questo il Signore invita alla piena fiducia: Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. (Mt 6, 31-33).
“Dio – spiegava san Josemaría –, che è la bellezza, la grandezza, la sapienza, ci annuncia che gli apparteniamo, che siamo stati scelti come oggetto del suo amore infinito. È necessaria una forte vita di fede per non sciupare questa meraviglia che la Provvidenza divina affida alle nostre mani, ci vuole una fede come quella dei Magi, che ci faccia convinti che né deserto, né tempeste, né la quiete delle oasi ci impediranno di giungere alla meta della Betlemme eterna, della vita definitiva in Dio” (San Josemaría, È Gesù che passa, n. 32).
Dall’inizio della sua esistenza terrena, il Signore colmò colei che sarebbe stata la Madre di suo Figlio di una straordinaria abbondanza di doni, umani e soprannaturali. Concepita senza peccato originale, Lei è la piena di grazia (cfr Lc 1, 28). Nella sua vita, in mezzo a infinite prove e oscurità, ha vissuto eroicamente la fede, rafforzando con il suo esempio i primi discepoli. Alla fine della sua vita, esente da ogni peccato, fu assunta in Cielo in corpo e anima, per partecipare per sempre, come Regina degli Angeli e di tutta la creazione, della gloria del Signore. In lei si è verificata pienamente la promessa divina di condurre gli uomini alla gloria. Per questo, la Madonna è per ogni uomo, spes nostra, faro che ci illumina e causa della nostra speranza.

Publié dans:MORTE E LA VITA DOPO LA MORTE |on 31 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

DIO HA SCELTO, DIO HA OPERATO – 1Cor 1,26-31

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DIO HA SCELTO, DIO HA OPERATO

Le riflessioni bibliche di « Tempo di Riforma »

  • 26 “Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; 27 ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, 29 perché nessuno si vanti di fronte a Dio. 30 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; 31 affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»” (1 Corinzi 1:26-31).
  • Il fatto che Dio sovranamente scelga a chi impartire la grazia della salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze, suona offensivo a tanti che si vantano della presunta loro capacità di determinare persino il loro destino eterno. Il fatto poi, che Egli scelga di impartire la salvezza a persone non proprio di nostro gradimento o che per questo Egli non segua i criteri che noi useremmo, lo riteniamo particolarmente insopportabile … 
  • Abbiamo visto ieri come Dio abbia scelto il mezzo “debole” della predicazione, e la predicazione proprio della “follia” della croce di Cristo, come un’autentica provocazione all’arroganza della “sapienza” di questo mondo, con la precisa intenzione di “svergognarla”. La provocazione verso “chi si crede chissà chi” viene reiterata anche nel testo di oggi, allorché l’Apostolo considera chi siano le persone che a Corinto sono giunte alla fede e formano ora la prima comunità cristiana. Non si tratta, per la più gran parte, di persone ragguardevoli nella comunità civile, parte dell’élite economica, politica e culturale, ma persone umili del popolo disprezzato, persone tratte prevalentemente da quella che considereremmo “la feccia della società”, le persone a nostro giudizio “più indegne” d’attenzione e considerazione. Non sono le persone che “si distinguono” e nemmeno le più “meritevoli” a nostro giudizio. Si tratta delle persone pazze, deboli, ignobili, disprezzate, le cose che “non sono”. Perché questo? Affinché nessuno si vanti di essere stato scelto da Dio, affinché sia chiaro che la salvezza dipende solo dalla misericordia di Dio e da nulla che noi potremmo vantare come “titolo di merito”. Il peccato, infatti, intacca ogni espressione della nostra umanità, anche quella che noi riterremmo “più nobile”.
  • Dobbiamo veramente “mettercelo in testa una volta per tutte”: così come siamo, non c’è assolutamente nulla,che potrebbe farci considerare meritevoli del favore di Dio. Meriteremmo solo la Sua condanna. È soltanto grazie al Salvatore Gesù Cristo che un uomo o una donna giunge alla salvezza. La sapienza che ci salva è la Sua. La giustizia che ci salva è la Sua. La santificazione, quella che ci distingue dagli altri, che ci rende “speciali” non si basa su quel che siamo in noi stessi: l’unico ad essere “speciale” è Cristo! La redenzione che noi otteniamo non è il risultato dei nostri sforzi ad attirare l’attenzione di Dio, ma è solo grazie soltanto al Salvatore Gesù Cristo. È per questo motivo che non possiamo assolutamente vantarci di essere “in stato di grazia”. Il nostro “vanto” è Cristo. Della nostra salvezza a Lui solo va ogni onore, lode e gloria.
  • Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, di avere abbattuto ogni mia presunzione e di avermi impartito, per la mia salvezza, i meriti di Cristo. Egli è la mia sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Amen.
Publié dans:Lettera ai Corinti - prima |on 28 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

Mat-05,01-07-Sermon on the mount

Mat-05,01-07-Sermon on the mount dans immagini sacre 15%20MAITRE%20CHRIST%20EXPLAINING%20THE%20DOCTRINE%20ON%20GOD%20S

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Publié dans:immagini sacre |on 28 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

OMELIA – LE BEATITUDINI, IL PIÙ GRANDE ATTO DI SPERANZA CRISTIANO

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LE BEATITUDINI, IL PIÙ GRANDE ATTO DI SPERANZA CRISTIANO

padre Ermes Ronchi

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (29/01/2017)

Davanti al Vangelo delle Beatitudini provo ogni volta la paura di rovinarlo con i miei tentativi di commento, perché so di non averlo ancora capito. Perché dopo anni di ascolto e di lotta, questa parola continua a stupirmi e a sfuggirmi.
Gandhi diceva che queste sono «le parole più alte del pensiero umano». Ti fanno pensoso e disarmato, ma riaccendono la nostalgia prepotente di un mondo fatto di bontà, di sincerità, di giustizia, senza violenza e senza menzogna, un tutt’altro modo di essere uomini. Le Beatitudini hanno, in qualche modo, conquistato la nostra fiducia, le sentiamo difficili eppure suonano amiche. Amiche perché non stabiliscono nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.
La prima cosa che mi colpisce è la parola: Beati voi. Dio si allea con la gioia degli uomini, se ne prende cura. Il Vangelo mi assicura che il senso della vita è, nel suo intimo, nel suo nucleo profondo, ricerca di felicità. Che questa ricerca è nel sogno di Dio, e che Gesù è venuto a portare una risposta. Una proposta che, come al solito, è inattesa, controcorrente, che srotola nove sentieri che lasciano senza fiato: felici i poveri, gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno il cuore dolce e occhi bambini, i non violenti, quelli che sono coraggiosi perché inermi. Sono loro la sola forza invincibile.
Le beatitudini sono il più grande atto di speranza del cristiano. Il mondo non è e non sarà, né oggi né domani, sotto la legge del più ricco e del più forte. Il mondo appartiene a chi lo rende migliore.
Per capire qualcosa in più del significato della parola beati osservo anche come essa ricorra già nel primo dei 150 salmi, quello delle due vie, anzi sia la parola che apre l’intero salterio: «Beato l’uomo che non resta nella via dei peccatori, che cammina sulla via giusta». E ancora nel salmo dei pellegrinaggi: «Beato l’uomo che ha la strada nel cuore» (Sl 84,6).
Dire beati è come dire: «In piedi voi che piangete; avanti, in cammino, Dio cammina con voi, asciuga lacrime, fascia il cuore, apre sentieri». Dio conosce solo uomini in cammino.
Beati: non arrendetevi, voi i poveri, i vostri diritti non sono diritti poveri. Il mondo non sarà reso migliore da coloro che accumulano più denaro. I potenti sono come vasi pieni, non hanno spazio per altro. A loro basta prolungare il presente, non hanno sentieri nel cuore. Se accogli le Beatitudini la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio; te lo guariscono perché tu possa così prenderti cura bene del mondo.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 28 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

27 gennaio Giorno della Memoria

franch

IL CANTO DICE… PER IL 27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA

http://www.partecipiamo.it/giornata_della/memoria.htm

IL CANTO DICE… PER IL 27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA

(27 gennaio 2010)

Il canto dice: Voi che riscaldate
in quel tepor di letto e di carezze
le vostre membra, piene di certezze
d’essere umana la ragion capita,
diritto d’una legge non smarrita
ma ricca d’ogni tempo che pensate,
voi non sapete quante sue bruttezze
n’ebbe la storia delle nefandezze,
da quei signor dall’anima sfinita
nel fondo dell’abisso; e favorita
da quelle indifferenze mescolate
ancor di più dall’ignorar dolcezze
che la natura stessa in sue bellezze
riflette a noi pensar all’infinita
grazia d’amor che nutre ogni vita,
non ripetete il male, non lo fate!

Il canto dice: Voi che vi godete
in ogni ora espressa e manifesta
come piacer di cibo della festa
mille sapori in decorate tazze,
e vini rigogliosi in case e piazze
ove liberta voce se volete
grida alla gioia; e quel diritto attesta
non il tiranno onore della testa,
né l’indecenza norma delle razze
che dall’orrore d’alme morte e pazze
in quei maligni voi ne scoprirete,
se non capite quanto oggi resta
ancor di quello; rogna che ridesta
in quei vapori le dannate stazze
del superior tragitto dove mazze,
e fiamme, e morte troverete.

Il canto dice: Voi che del morire
rispetto avete nel corale pianto
dei vostri cari affetti e non soltanto,
ma l’accudite con amor sincero
verso quel seno colmo di mistero,
dove il pregar portate nel fiorire
dei sentimenti accesi nel rimpianto
degli anni a quei vissuti, gioia e vanto
d’un’opera compiuta nel più vero
di quelle cose elette a viso fiero;
ad altri non vi fu il sacro unire..
pensate a quel dolor che mai a tanto
ne fu permesso, né pietoso manto
ebbe la spoglia, a cui per cimitero
nel forno crematorio in fumo nero
denso ne fu, lasciando a noi il capire.

Tommaso Davide Giordano

Publié dans:27 gennaio Giorno della Memoria |on 26 janvier, 2017 |Pas de commentaires »
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