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SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO (Atti 15,36- 18,23a)

SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO (Atti 15,36- 18,23a) dans Paolo - la sua vita, i viaggi missionari, il martirio 16%20RAPHAEL%20EC%20PR%20DICATION%20DE%20PAUL%20%20%20ATH%20NES 

La Prédication de saint Paul aux Athéniens

http://www.artbible.net/2NT/PORTRAITS%20OF%20%20PAUL/slides/16%20RAPHAEL%20EC%20PR%20DICATION%20DE%20PAUL%20%20%20ATH%20NES.html

SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO (Atti 15,36- 18,23a)

Dopo essersi congedati dalla Chiesa di Gerusalemme, Paolo e Barnaba pensarono di fare una visita alle Chiese dove avevano annunziato la Parola del Signore nel loro primo viaggio. Barnaba volle portare anche Giovanni Marco, ma Paolo si oppose a causa dei problemi causati da Marco nel primo viaggio. Il dissenso era tale che si separarono l’uno dall’altro; Barnaba prese con sé Marco e si imbarcò per Cipro, mentre  Paolo decise di partire con Sila (o Silvano) (Atti 15, 36-40). Paolo e Sila attraversarono la Siria e la Cilicia, poi visitarono poi Derbe e Listra (vicino a Konya), dove Paolo prese con loro un giovane  cristiano di nome Timoteo che resterà oramai aggregato a Paolo (cfr. 17,14s; 18,5; 19,22; 20,4; 1Tess 3,2-; 1Cor 4,17; 16,10; 2 Cor 1,19; Rm 16,21, nota BJ) e rimarrà sino alla fine uno dei suoi più fedeli discepoli (vedere 1 Tm e 2 Tm a lui indirizzate, nota BJ).  Questi andarono in Frigia e  Galazia, Raggiunta la Misia discesero a Tròade. Durante la notte apparve a Paolo una visione: un Macedone lo supplicava di aiutali. Ritenendo che Dio li aveva chiamati partirono per recarsi in Macedonia a predicare. Dal verso 16,11 appare probabile che s’incontrarono anche con evangelista Luca, perché a questo punto degli Atti lo stile del racconto dalla terza persona passa al « noi », forse « noi » con Luca ». 

Dopo Tròade navigarono verso la Grecia e la Macedonia: a Samotracia, Neàpoli e a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Paolo evangelizza a Filippi ad alcune donne riunite. Mentre andavano alla preghiera una giovane schiava  che aveva uno spirito di divinazione cominciò a gridare: (At  16,17), Paolo non sopportando questa cosa  si volse allo spirito e, nel nome di Gesù Cristo, gli ordinò di partire da lei.  Essa fu guarita e non profetizzava più. Poiché il padrone della schiava guadagnava su di essa portarono Paolo e Sila sulla piazza principale e li accusarono di portare disordine. I due furono picchiati ed incarcerati, ma, mentre questi pregavano e cantavano inni a Dio, verso la mezzanotte venne un forte terremoto che apri tutte le porte e sciolse le catene. Visto questo, il carceriere ebbe paura perché pensava che i prigionieri fossero fuggiti, poi quando li vide liberi e si converti, e la mattina dopo i due furono liberati e partirono. 

Giunti a Tessalonica passando da Anfìpolis ed Apollonia, il porto principale ed il centro commerciale della Macedonia. Qui Paolo si recò nella sinagoga dei Giudei e lo fece per tre sabati di seguito discutendo sulle Scritture. Alcuni Giudei e  parecchi Greci crederono. Ma i Giudei, ingelositi, organizzarono alcuni pessimi individui contro di loro. I fratelli, durante la notte, fecero partire Paolo e Sila verso Berèa. Giunti a Berèa andarono nella sinagoga dei Giudei, questi erano di sentimenti più nobili ed accolsero la parola con entusiasmo. Credettero anche alcune donne greche e parecchi uomini.  Ma quando gli Ebrei di Tessalonica arrivarono a Berea per organizzare di nuovo la gente, questi dovettero abbandonare anche questa città.  Di qui Paolo recò ad Atene, la città, centro spirituale dell’ellenismo pagano, era piena di idoli e Paolo fremeva nel suo cuore.  Paolo discuteva nella sinagoga e nel mercato ogni giorno, chiamato da alcuni  si recò all’Areopago, qui fece un discorso richiamandosi ad un ara dedicata al e annunziò che questo era il Dio che aveva creato il mondo e tutto ciò che contiene, il Dio che da la vita, ma, quando annunziò la risurrezione di Gesù  molti lo derisero, alcuni, però, aderirono a lui e credettero. 

Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto; questo punto si può considerare l’inizio del terzo viaggio missionario; 

LA BELLISSIMA FOTO CHE HO A CASA ED UN SANTINO CON UNA PREGHIERA A SAN PAOLO

alla Basilica di San Paolo, in questi anni, sono ritronata più volte, spesso a pregare, ma anche a visitare le cappelle, il chiostro, dove in un primo tempo non mi ero soffermata bene;  entrando dalla porta posteriore della Basilica ci si trova in un’ampia entrata, poi c’è una porta, non grande, che conduce alla sacrestia, al chiostro ed alla chiesa grande, sopra alla porta, ossia nel catino, c’è questa bellissima immagine di San Paolo, mi sono soffermata a pregare, poi ho trovato, lì in Basilica, questa immagine come icona su legno e l’ho comperata, ora ce l’ho nella mia stanza;

QUESTA FOTO LA DEVO RIFARE È SALTATO IL COLLEGAMENTO CON IL FOTOALBUM

è molto bello avere un’immagine, così bella, dell’Apostolo, ti invita alla preghiera ed ad avvicinarti a Dio, ad essergli fedele senza sbandamenti;  il Signore, ci aiuta sempre quando siamo incerti e San Paolo, fedele in tutto al Signore, non manca mai di aiutare nei momenti difficili della vita;

LA BELLISSIMA FOTO CHE HO A CASA ED UN SANTINO CON UNA PREGHIERA A SAN PAOLO dans 1. CON TE PAOLO

a Gennaio del 2001 quando sono andata alla Basilica di San Paolo comperai anche un santino con l’immagine che metto sopra, l’avevo dimenticata, l’ho ritrovata oggi tra le mie carte, immagini sacre, santini e…varie, dietro c’è una preghiera, la scrivo:

Preghiera a San Paolo Apostolo:   

O Santo Apostolo che, da persecutore del nome cristiano, diventasti imitatore di Cristo  e annunciatore del suo Vangelo, rendici attenti ascoltatori della Parola che salva e conduce alla vita.  Infaticabile Apostolo, che dopo la conversione di Damasco percorresti le strade del mondo per far conoscere Gesù Cristo 

e per Lui soffristi carcere, flagellazioni naufragi e persecuzioni fino ad essere decapitato, rendici capaci  di accogliere come dono di Dio le sofferenze della vita presente e di camminare sempre nelle vie del Vangelo. Fa che l’azione misteriosa dello Spirito susciti ancora nella Chiesa apostoli coraggiosi  e generosi che, come te, portino ad ogni lingua 

e ad ogni cultura l’annuncio salvifico del Vangelo. Amen.

dagli scritti di G. Alberione

Gabriella

31 marzo 2008

SECONDA SETTIMANA DEL TEMPO PASQUALE – anno A

SECONDA SETTIMANA DEL TEMPO PASQUALE - anno A dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥ 14%20FRESCOE%20THE%20INCREDULITY%20OF%20THOMAS%20CHICHEST

Joh-20,19_Vision_Doubt_Apparition_Doute
http://www.artbible.net/3JC/-Joh-20,19_Vision_Doubt_Apparition_Doute/index.html

SECONDA SETTIMANA DEL TEMPO PASQUALE 

da Bergamini A., Cristo festa della Chiesa, Edizioni Paoline Cinisello Balsamo (MI)  1991;

pag 492-493;

« IL SIGNIFICATO DELLA CELEBRAZIONE DEI CINQUANTA GIORNI PASQUALI 

stralcio: 

« La Chiesa nasce ne »atto del sacrificio pasquale di Cristo, ma soltanto cinquanta giorni dopo la risurrezione, lo Spirito Santo è donato alla prima comunità cristiana riunita in assemblea. Questo tempo è di fondamentale importanza per gli apostoli, chiamati ad essere il fondamento della Chiesa. Per rispondere a questa loro vocazione essi hanno dovuto percorrere un itinerario di vita di fede, per acquistare piena consapevolezza del nuovo modo di presenza di Cristo risorto in messo a loro e per comprendere che il Regno, pur non essendo di questo mondo, deve essere edificato nel mondo secondo il preciso comando del Signore. 

In questi cinquanta giorni Gesù educa gli apostoli attraverso le varie apparizioni a comprendere i segni nuovi della sua azione nel mondo; gli apostoli sperimentano nuove pratiche nell’esercizio della fede e sono sempre tentati dall’incredulità, fino al giorno nel quale saranno investiti della forza dello Spirito. Allora  testimonieranno tentati al mondo la fedeltà al vangelo fino al sangue. 

Anche oggi , questa , come è chiamata dalla tradizione liturgica, deve costituire un tempo di approfondimento delle fede e dei segni della fede. » 

II DOMENICA DI PASQUA A 

UFFICIO DELLE LETTURE

PRIMA LETTURA

Dalla lettera ai Colossesi di san Paolo, apostolo 3, 1-17 

1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; 2 pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3 Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! 4 Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. 5 Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, 6 cose tutte che attirano l`ira di Dio su coloro che disobbediscono. 7 Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi. 8 Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. 9 Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell`uomo vecchio con le sue azioni 10 e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. 11 Qui non c`è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti. 12 Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e eletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; 13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14 Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti! 16 La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. 17 E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. 

da Reynier C., Trimaille M., Vanhoye A., Le lettere di Paolo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2000;

lo stralcio del commento che metto il commento, si trova alle pagg. 158-159, parte da Col 2,20 a 3  fino al versetto 3,4, cfr. sopra: 

Col 2,20-23 

« 20 Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali 21 « Non prendere, non gustare, non toccare »? 22 Tutte cose destinate a scomparire con l`uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! 23 Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne. »

stralcio dal libro: 

« Se i cristiani sono realmente centrati su Cristo, tutto il resto, ed in particolar modo gli elementi del mondo che pretendono di superarli e perfino di annientarli, è da trascurare e da rimettere al giusto posto. La vera vita, infatti, non dipende da questioni di cibo o di bevande e ancor meno da interdizioni di ogni specie. Alcuni pensano che l’espressione (v, 2, 21) riguardi la sessualità. L’autore non disprezza la sapienza, così come non ignora l’importanza del cibo e della sessualità per la vita dell’uomo. In questa duplice sfera le cose rientrano nel campo della figura di questo mondo che passa (1Cor 7,29-31). Da una parte, dunque, esse sono buone per l’uomo che dipende interamente dalla natura nella quale è immerso e dall’altra sono transitorie poiché destinate a sparire. 

… 

Ciò che Paolo propone non rientra nel campo della morale, ma in quello del mistero di Cristo nella vita dei credenti. Egli li esorta a non lasciarsi ingannare da apparenze di religione in cui gli istigatori elaborano a proprio vantaggio un mistero dal quale è escluso il Cristo. È lui che deve essere l’ispiratore di tutta l’esistenza al punto di irradiarla interamente mediante la propria vita. 

L’autore esorta dunque i suoi lettori a spostare i loro sguardi fissandoli non più su se stessi, ma su Cristo. Quel che raccomanda ad essi è di lasciarsi afferrare da Cristo e di guardare a lui. Cristo è in alto, nella sfera di Dio, alla sua destra, da dove attira a sé ogni uomo e ogni cosa. Quest’invito a cercare le cose di lassù non è un’evasione dal mondo né dal tempo, ma la sottomissione soltanto a Cristo che ne riempie e ne occupa tutte le sfere. Cristo è invisibile, ma non è per questo assente da questo mondo; in realtà egli è l’artefice della nostra glorificazione che non è ancora manifestata. I cristiani sanno che sono veramente strappati alla morte dalla potenza della risurrezione di Cristo. Tuttavia, finché dura la storia, la manifestazione della sua gloria e della nostra è ancora

L’autore ha così rimesso i colossesi davanti a colui che li fa vivere. Cristo occupa il posto centrale nella lettera, così come deve fare nell’esistenza del credente. A differenza delle altre lettere, in cui Paolo faceva ricorso alle Scritture, qui egli deduce tutto direttamente da Cristo. »

SECONDA LETTURA
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 8 nell’ottava di Pasqua 1, 4; Pl 46, 838. 841)

Nuova creatura in Cristo
Rivolgo la mia parola a voi, bambini appena nati, fanciulli in Cristo, nuova prole della Chiesa, grazia del Padre, fecondità della Madre, pio germoglio, sciame novello, fiore del nostro onore e frutto della nostra fatica, mio gaudio e mia corona, a voi tutti che siete qui saldi nel Signore.
Mi rivolgo a voi con le parole stesse dell’apostolo: «Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri» (Rm 13, 14), perché vi rivestiate, anche nella vita, di colui del quale vi siete rivestiti per mezzo del sacramento. «Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più Giudeo, né Greco; non c’è più schiavo, né libero; non c’è più uomo, né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 27-28).
In questo sta proprio la forza del sacramento. E’ infatti il sacramento della nuova vita, che comincia in questo tempo con la remissione di tutti i peccati, e avrà il suo compimento nella risurrezione dei morti. Infatti siete stati sepolti insieme con Cristo nella morte per mezzo del battesimo, perché, come Cristo è risuscitato dai morti, così anche voi possiate camminare in una vita nuova (cfr. Rm 6, 4).
Ora poi camminate nella fede, per tutto il tempo in cui, dimorando in questo corpo mortale, siete come pellegrini lontani dal Signore. Vostra via sicura si è fatto colui al quale tendete, cioè lo stesso Cristo Gesù, che per voi si è degnato di farsi uomo. Per coloro che lo temono ha riservato tesori di felicità, che effonderà copiosamente su quanti sperano in lui, allorché riceveranno nella realtà ciò che hanno ricevuto ora nella speranza.
Oggi ricorre l’ottavo giorno della vostra nascita, oggi trova in voi la sua completezza il segno della fede, quel segno che presso gli antichi patriarchi si verificava nella circoncisione, otto giorni dopo la nascita al mondo. Perciò anche il Signore ha impresso il suo sigillo al suo giorno, che è il terzo dopo la passione. Esso però, nel ciclo settimanale, è l’ottavo dopo il settimo cioè dopo il sabato, e il primo della settimana. Cristo, facendo passare il proprio corpo dalla mortalità all’immortalità, ha contrassegnato il suo giorno con il distintivo della risurrezione.
Voi partecipate del medesimo mistero non ancora nella piena realtà, ma nella sicura speranza, perché avete un pegno sicuro, lo Spirito Santo. «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 1-4).

LUNEDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA 

LODI MATTUTINE – LETTURA BREVE

Lettura Breve   Fil 2, 6-8 
Cristo Gesù, 6. il quale,  pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 7. ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 8. umiliò se stesso. 

riscrivo tutto l’inno: 

« 5Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo di natura divina, 

non considerò un tesoro geloso 

la sua uguaglianza con Dio; 7 ma spogliò se stesso, 

assumendo la condizione di servo 

e divenendo simile agli uomini; 

apparso in forma umana, 8 umiliò se stesso 

facendosi obbediente fino alla morte 

e alla morte di croce. 9 Per questo Dio l`ha esaltato 

e gli ha dato il nome 

che è al di sopra di ogni altro nome; 10 perché nel nome di Gesù 

ogni ginocchio si pieghi  nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11 e ogni lingua proclami 

che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. » 

dal libro di Mons. Gianfranco Ravasi, Lettere ai Galati e ai Filippesi, EDB 1993; 

« punto 6: 

« SCHEMA PASQUALE DELL’ESALTAZIONE 

« …facciamo una considerazione sullo schema – di valore simbolico – che viene adottato per indicare la glorificazione e la funzione universale salvifica del mistero dell’uomo-Dio Gesù. È una schema presente non solo in Paolo, ma particolarmente in Giovanni.  Si tratta di un modo di rappresentare la pasqua di Gesù, per cui giustamente la tradizione liturgica usa l’inno  ancora ai nostri giorni come testo come testo pasquale nella settimana santa, anche se esso contiene elementi di più ampio respiro. 

Certo, la rappresentazione pasquale è il nodo d’oro che tiene insieme la composizione. Non è, però, lo schema della , ma quello che gli studiosi chiamano dell’ , dell’ . Nel Vangelo di Giovanni…l’innalzamento in croce di Gesù segna il momento del suo trionfo pasquale: 

(Gv 12,32) 

« : dalla morte, dalla tomba, dalla sofferenza si sale verticalmente al cielo. La Pasqua è rappresentata nel movimento verticale dell’innalzamento, dell’elevazione.  Gesù, nell’innalzamento della croce, la trasforma in strumento del suo trionfo, nonostante la croce sia realtà di morte e quindi umana. Cristo attira tutti a sé attraverso la sua morte in croce. 

Il movimento verticale pasquale presuppone quello inverso, sempre verticale, dell’incarnazione. Questi due movimenti, assieme, costituiscono la definizione teologica della figura e della vita del Cristo…il mistero centrale della vita cristiana, cioè l’avvicinamento di Dio, anzi ingresso assoluto e totale di Dio in noi, ma anche al tempo stesso la sua costante distanza, non potendo egli essere semplicemente come uno di noi, ma restando sempre divino. Per essere Salvatore, cristo deve poter uscire dalla carnalità, dalla tomba, dalla morte, in cui era entrato. E questo è possibile solo a lui in quanto Dio. 

Lo schema pasquale della – quello più noto e comune – si muove, invece, piuttosto su una linea orizzontale, sottolineando la vicinanza, la presenza di Gesù tra di noi oltre la tomba e la morte. È chiaro che i due schemi rappresentativi non si escludono, anzi si completano. »

MERCOLEDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA 

LODI MATTUTINE – LETTURA BREVE 

1COR 15, 54-57 


54. Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: 

La morte è stata ingoiata per la vittoria.  (Is 25, 8; Os 13,14) 

55. Dov’è, o morte, la tua vittoria?         (Ap 20,14) 

Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? 

56. Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57. Siano rese grazie a Dio che ci da’ la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 

RIFERIMENTI BJ: 

v. 54c 

Is 25,8: 

Eliminerà la morte per sempre;  il Signore Dio asciugherà le lacrime 

su ogni volto 

Os 13,14 

Li strapperò dalla mano degli ineri, 

li riscatterò dalla morte? 

Dov’è, o morte,  la tua peste? 

Dov’è, o inferi, il vostro sterminio? 

Ap 20,14  Poi la morte e gli inferi furono gettati nello di fuoco. Questa è la seconda morte, o stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. 

Rm 7,7 (v. 56) 

Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare. (Es 20,17) 

Lémonon J.P., 1Corinzi,  Lettere di San Paolo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1999, pagg. 353-354; 

« Di fronte alla prospettiva della realizzazione della speranza nella risurrezione dei morti e al pensiero della vittoria definitiva e universale di Cristo sulla morte, Paolo lancia un grido di trionfo liberamente ispirato alla Scrittura (Isaia e Osea), che termina con un rendimento di grazie (v. 57): l’osservazione fatta en passant  sul rapporto tra la lette, il peccato e la morte è sviluppata nella lettera ai Romani: la sua rilevanza consiste nel ricordare che si risuscita da un mondo contrassegnato dal peccato in un mondo di gloria. » 

GIOVEDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA –  4 MARZO 2008

LODI MATTUTINE – LETTURA BREVE 

At 13, 36-38 
« 36. Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. 37. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione. 38. Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati. »

in questo passo degli Atti San Paolo si trova ad Antiochia di Pisidia – questo discorso si trova subito prima del cosiddetto Concilio di Gerusalemme  - Paolo sta parlando ai Giudei e ricorda loro tutto quello che Dio ha fatto per il suo Popolo, giunto alla fine di questa predicazione annunzia la buona novella: che Dio ha mandato suo Figlio, che lo ha risuscitato dai morti, e non ha subìto la corruzione (cenno al Salmo 2,7), da lui « vi viene annunziata » la remissione dei peccati; 

VESPRI – LETTURA BREVE

2 Cor 4, 13-14
« Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato (Sal 115, 10), anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. 
«  

metto subito il passo che precede perché è molto legato a questo citato ora:

vv. 7-12

« 7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. » 

« L’apostolo mette il ministero (4, 1), il tesoro (4,7) e lo spirito di fede (4,13) sul medesimo piano della fiducia (3,4) e della speranza (3,12). In tal modo assicura un crescendo che arriva fino allo Spirito Paolo attinge al tema scritturale del Sal 116, 10 (Sal 115, 1 in greco): . Invece di il testo originale ha:. Lo spirito di fede interviene come fonte di ispirazione originaria e come agente di ispirazione attuale della Scrittura: esso suscita la fede nel Risorto. « 

da Morice Carres, Le lettere di Paolo (la 2Corinti), Cinisello Balsamo (MI) 1999 

VENERDÌ DELLA II SETTIMANA DI PASQUA – 4 MARZO 2008-04-04 

LODI – LETTURA BREVE 

At 13, 34-35
« 34. Dio ha risuscitato Cristo dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione. Infatti ha dichiarato: 

Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle sicure (Is 55, 3). 

 35. Per questo anche in un altro luogo dice: 

Non permetterai che il tuo santo subisca la corruzione (Sal 16, 10). » 

Ci troviamo nello stesso contesto della lettura breve delle lodi di ieri giovedì, questo passo precede  immediatamente quello; dalla nota della BJ un breve commento a 13,34, la citazione da Isaia: 

nota 13, 34: 

« le cose sante è la promessa della santità, come di un dono riservato ai tempi messianici che sgorgherà dal nuovo Davide, il Cristo risuscitato. » 

nota BJ al passo del Salmo 16,10 citato: 

« Il salmista ha scelto JHWH. Il realismo della fede e le esigenze della vita mistica reclamano un’intimità indissolubile con lui: è dunque necessario sfuggire alla morte che lo separerebbe da JHWH (6,6; cfr. 49,16+) Speranza ancora imprecisa  che prelude già  alla fede nella risurrezione (cfr. Dn 12,2; Mac 7,9+) » 

VESPRI – LETTURA BREVE 

Fil 3, 7. 10-11
« Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. » 

Paolo scrive ai Filippesi della vera via della salvezza cristiana inizia dal 3, 1 dicendo: state lieti nel Signore. A me non pesa e a voi è utile che vi scriva le stesse cose; poi li esorta a guardarsi guardatevi dai cani (BJ nota = epiteto che gli ebrei davano ai pagani), dai cattivi operai, da quelli che si fanno circoncidere (per me, questo lo penso io però, anche se sembra riferirsi ai Giudei sta parlando ai fratelli, ossia, non è un guardarsi dai Giudei, dai come scrive altrove), Paolo qui scrive quell’affermazione famosa

SABATO DELLA II SETTIMANA DI PASQUA 

 

LODI MATTUTINE – LETTURA BREVE 

 

At 17, 30b-31 


30b. Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, 31. poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti. 

 

ci troviamo in tempo di Pasqua ed ogni lettura risente dell’annunzio della risurrezione, al Sabato il rapporto tra creazione e risurrezione  e redenzione dell’uomo è più forte, questa lettura è immediatamente preceduta da salmi di lode: il 91 a Dio creatore, poi il Dt 32, 1-12,   I benefici di Dio in favore del popolo, poi il Salmo 8. per tutta la lettura vedere: 

http://www.maranatha.it/Ore/pas/pas2/lodSABpage.htm

in questo passo Paolo si trova ad Atene- secondo viaggio missionario – e rivolge il suo discorso all’Areopago, propongo al lettura di tutto il testo: 

« 22. Allora Paolo, alzatosi in mezzo all’Areopago, disse: 

« Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. 23 Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. 24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo 25 né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dá a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. 26 Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, 27 perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. 28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. 29 Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana. 30 Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, 31 poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti ». 32 Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: « Ti sentiremo su questo un’altra volta ». 33 Così Paolo uscì da quella riunione. 34 Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areopago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro. «  

da Buscemi A.M., San Paolo vita opera messaggio, Franciscan Printing Press, Jerusalem 1996, pagg. 136-137: 

« Ricercare Dio è conoscere il Dio vivente, che non può essere paragonato alle divinità di oro, di argento o di pietra che portano l’impronta dell’arte e dell’immaginazione dell’uomo (At 17, 27-29). In conseguenza: conoscerlo è accettare la sua autorivelazione salvifica con la quale Egli chiama tutti gli uomini alla conversione e alla giustizia per mezzo di un uomo che Egli ha designato, accreditandolo di fronte a tutti, col resuscitarlo da morte. » (cfr testo del brano breve)

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003): TIMOTEO, PREZIOSO COLLABORATORE DI PAOLO

dal sito:

http://www.novena.it/ravasi/2003/262003.htm

 

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003)

 

TIMOTEO, PREZIOSO COLLABORATORE DI PAOLO (2 Tim 4,6-8; Eb 13,23; 1Cor 16,10-11)

 

Certo, le figure dominanti di questa domenica sono Pietro e Paolo. Ma per tracciare accuratamente il profilo di ciascuno di loro non basterebbero alcune decine di puntate della nostra rubrica, che, tra l’altro, vuole far emergere solo personaggi di secondo piano. Così, abbiamo deciso di presentare uno dei discepoli più cari a Paolo, quel Timoteo a cui indirizza ben due lettere: anzi, nel brano della seconda, letto nella liturgia di questa domenica, gli consegna anche uno splendido e struggente testamento, mentre l’Apostolo sente avvicinarsi la sua ultima ora (4,6-8).

Timoteo, dal nome greco (“colui che onora Dio”), era nato a Listra di Licaonia, nell’attuale Turchia centrale, da padre greco e da madre giudeocristiana. Le sue origini familiari sono così rievocate da Paolo stesso: «Ricordo la tua fede schietta, che pervase prima tua nonna Loide e poi tua madre Eumce» (2 Timoteo 1,5). La sua figura emerge abbastanza nitidamente nel libro degli Atti degli Apostoli ove è registrato un fenomeno abbastanza curioso. Divenuto suo collaboratore, Paolo decise di far circoncidere Timoteo e questo «per riguardo ai giudei che risiedevano in quelle regioni: tutti, infatti, sapevano che suo padre era greco», cioè pagano (16,3).

È noto che per Paolo «la circoncisione non contava nulla, come l’incirconcisione» (1 Corinzi 7, 19); anzi, egli si era strenuamente battuto perché ai pagani convertiti al cristianesimo non fosse richiesto di transitare prima nel giudaismo circoncidendosi. Ora, però, per realismo pastorale e per quieto vivere, si rassegna a questa soluzione per non provocare i giudeo-cristiani e quell’area dell’Asia minore con la presenza di un predicatore non circonciso. Tuttavia è da notare che l’Apostolo non accetterà questa scelta per l’altro collaboratore più caro, Tito, che, «sebbene fosse greco, non fu obbligato a circoncidersi» (Galati 2,3).

Il nostro Timoteo è di scena ripetutamente nei capitoli 16-20 degli Atti degli Apostoli, durante il secondo viaggio missionario che conduce Paolo prima nella Turchia centrale, poi in Macedonia (a Filippi e a Tessalonica), per approdare infine a Corinto.
In ben sei lettere Paolo lo associa a sé nel saluto iniziale rivolto ai destinatari, corinzi, filippesi, colossesi, tessalonicesi (due lettere), e all’amico Filemone. Fa capolino anche nella finale della Lettera agli Ebrei, che non è però di Paolo: qui si legge che «il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà» (13,23). Forse si fa riferimento alla condivisione della prigionia romana di Paolo.

Certo è che questo prezioso collaboratore fu incaricato dall’Apostolo di missioni delicate, sia a Tessalonica, sia soprattutto a Corinto. In questa turbolenta comunità cristiana fu inviato per «richiamare alla memoria le vie indicate (da Paolo) in Cristo» (1Corinzi 4,17). Anzi, l’Apostolo presenta calorosamente questo suo «figlio amato e fedele nel Signore» perché venga trattato bene: «Quando verrà Timoteo, fate che non si trovi in soggezione presso di voi, giacché anche lui lavora come me per l’opera del Signore. Nessuno, allora, gli manchi di riguardo; al contrario, accomiatatelo poi in pace, quando ritornerà da me: io lo aspetto coi fratelli» (1 Corinzi 16,10-11).

Infine, Paolo lo incaricherà ufficialmente di gestire la comunità di Efeso (la tradizione lo considera il primo vescovo di quell’importante città della Turchia costiera). Scrive, infatti, nella prima Lettera a lui indirizzata: «Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere a Efeso, perché tu invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse e a non badare più a favole…» (1,3-4). La leggenda vuole che egli morisse martire sotto l’imperatore Domiziano, mala notizia non ha fondamento storico ed è solo in un testo apocrifo, gli Atti di Timoteo (IV sec.) 

MONS. GIANFRANCO RAVASI : MONS. GIANFRANCO RAVASI

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/2003/202003.htm

MONS. GIANFRANCO RAVASI 

BARNABA, FIGLIO DELL’ESORTAZIONE (Atti 9, 26-31; 4,36; 4,37; 11, 23-26; 15, 22; 15, 3-7-40; 1Cor 9,6) 

«Paolo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù».

Inizia così il brano degli Atti degli Apostoli (9,26-31) che verrà proclamato come prima lettura in questa domenica. A emergere in primo piano, oltre a Paolo neo-convertito, c’è la figura di cui ora vorremmo tracciare un ritratto essenziale, Barnaba.

In realtà, questo era un soprannome che gli Atti degli Apostoli (4,36) interpretano come “figlio dell’esortazione”, anche se forse il suo significato originario era pagano e babilonese, “figlio del dio Nabu” (lo stesso dio presente nel nome del re Nabucodonosor). Il suo vero nome era, però, Giuseppe ed era un levita di origine cipriota. Il primo suo atto, ricordato sempre dal libro degli Atti, era stato un gesto di generosità per i fratelli più poveri: «Egli era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli» (4,37). Veniva, così, incontro alla scelta della comunità cristiana di Gerusalemme, quella cioè della condivisione totale dei beni.

La svolta della sua esperienza cristiana avvenne, però, soprattutto col suo incontro con Paolo. Inviato come delegato della Chiesa-madre di Gerusalemme ad Antiochia per verificare il nuovo metodo pastorale ivi praticato, aperto anche ai pagani, Barnaba, «da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, si rallegrò ed esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore» (Atti 11,23-24, si noti l’allusione al suo soprannome nella menzione della sua “esortazione”). Egli, allora, «partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente e ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (11,25-26).

Da quel momento i due procederanno insieme, tenendo i rapporti con Gerusalemme, anche quando la questione dell’ingresso diretto dei pagani nel cristianesimo, senza un previo passaggio attraverso il giudaismo e le sue osservanze, aveva creato discussioni, tant’è vero che si era deciso di indire un “concilio” proprio nella città santa. 11 decreto di quell’assise, sostanzialmente favorevole alla prassi “aperturista” seguita da Paolo e da Barnaba, fu portato e comunicato ad Antiochia, proprio da loro e da altri due delegati, Giuda Barsabba e Sila-Silvano (15,22). È da ricordare che allora Antiochia di Siria (ora in Turchia) era una metropoli cosmopolita con una presenza viva dei cristiani, come sopra si è detto.

Venne, però, anche il momento della tensione con Paolo. Erano in procinto di partire per il secondo grande viaggio missionario e «Barnaba voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco», probabilmente il futuro evangelista.

Ma Paolo non ne condivideva la scelta perché lo riteneva incostante. «Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro; Barnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro e Paolo scelse invece Sila-Silvano e partì» (15, 3, 7-40).
Come si vede, anche nella gloriosa Chiesa delle origini non mancavano difficoltà e punti di vista differenti. Paolo, però, ricorderà con ammirazione il suo antico collega scrivendo ai Corinzi (I Cor 9,6).

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003): ÈUTICO, UN RAGAZZO FORTUNATO

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/2003/182003.htm

 

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003) 

 

ÈUTICO, UN RAGAZZO FORTUNATO (Atti 20, 7-12) 

 

Se dovessimo prendere in mano un dizionario biblico e procedere alfabeticamente alla ricerca dei vari personaggi biblici, dovremmo comporre un elenco lunghissimo che va da Abacus, il profeta antico-testamentario, fino a Zorobabele, la guida politica dei reduci dall’esilio babilonese.
All’interno sfilerebbe una folla di figure, molte celebri e moltissime quasi ignote. Anzi, in alcuni libri biblici gli attori che entrano in scena, magari solo per fare una brevissima comparsa, sono talmente tanti da essere stati quasi completamente dimenticati dalla tradizione successiva.

È il caso del libro che in questo periodo pasquale di solito offre la prima lettura nella liturgia festiva e feriale, cioè gli Atti degli Apostoli, la seconda opera di Luca dopo il Vangelo.

In quelle pagine, infatti, oltre ai due protagonisti Pietro e Paolo, si affacciano tante persone note e meno note, dagli apostoli e da Maria fino a figure modeste e secondarie come Agabo, Anania, Aquila, Aristarco, Blasto, Enea, Damaris, Dionigi, Dorcade, Lidia, Lucio di Cirene, Manaen, Priscilla, Secondo, Simone il cuolaio, Sopatro, Tichico, Trofima, e così via, tanto per elencare i primi che ci vengono in mente. Tra costoro ora vorremmo far emergere un ragazzo di nome Èutico, che in greco significa « buona fortuna” e presto vedremo come questo nome ben gli si adattasse.

A lui, infatti, capitò un fatto sensazionale, narrato in modo molto vivace, anche perché l’evangelista ne era stato spettatore. Infatti Luca usa la prima persona plurale nel raccontare l’episodio. Paolo era partito con una nave da Filippi, la città greca macedone ove aveva fondato la prima comunità cristiana europea, comunità alla quale indirizzerà una famosa e affettuosa lettera, quella detta appunto dei « Filippesi ». Dopo cinque giorni di navigazione egli era approdato a Troade, una città dell’Asia Minore, nell’attuale Turchia, sulla costa settentrionale dell’Egeo. Qui si era fermato una settimana.

A Troade l’apostolo era già approdato durante un altro suo viaggio missionario ed era stato proprio in questa città che in sogno aveva visto « una Macedone” che lo supplicava: «Passa in Macedonia e aiutaci!» (Atti 16,8-9). Ora è di nuovo in questo luogo ed ecco l’episodio che coinvolge il nostro Èutico e che Luca data al «primo giorno della settimana», cioè di domenica. Si deve, quindi, celebrare l’eucaristia, «lo spezzare il pane», rito che si compiva durante la cena. Paolo si abbandona a un lungo discorso anche perché l’indomani sarebbe partito da Troade. Le ore passano e siamo già a mezzanotte.

Ma lasciamo la parola a Luca: 


«7. Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungo la conversazione fino a mezzanotte. 

8. C’era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti. 9. un ragazzo chiamato Èutico, che stava seduto sulla finestra,. fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto. 10. Paolo, allora, scese giù, si gettò su di lui l’abbracciò e disse: Non spaventatevi! È ancora vivo! 11. Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e, dopo aver ancora parlato molto fino all’alba, partì. 12. Intanto si era ricondotto vivo il ragazzo e ci si sentiva tutti molto consolati» (20,7-12). Veramente fortunato questo Èutico dal nome benaugurate, nonostante la sua stanchezza e la sua distrazione rispetto all’omelia — forse un po’ troppo lunga — dell’apostolo Paolo! 

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003): Silvano, Fratello fedele

dal sito:

http://www.novena.it/ravasi/2003/082003.htm

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003) 

Silvano, Fratello fedele (2Cor 1,19; Atti 15,22; Atti, 15,40; Atti 16; Atti 18, 5;) 

Nella nostra galleria di ritratti biblici abbiamo escluso i personaggi più celebri (Abramo, Davide, Salomone, Isaia, Pietro, Paolo, tanto per fare qualche esempio) e siamo andati alla ricerca finora di figure forse di secondo piano, anche se di notevole rilievo storico e religioso. Questa volta, invece, faremo emergere una figura decisamente minore che è anzi, persino presentata con due nomi in variazione. Nel brano che la liturgia di questa domenica ritaglia dalla seconda Lettera di Paolo ai Corinzi si legge: «Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui c’è Stato il “SÌ”» (1,19).

Ecco, parleremo ora di questo collaboratore di san Paolo nella predicazione cristiana, Silvano, altre volte chiamato anche Sila (c’è chi pensa che “Silvano” sia il nome latino, Sila sarebbe la forma aramaica del nome ebreo Saul). Egli entra in scena per la prima volta negli Atti degli Apostoli in un momento particolarmente rilevante per la Chiesa delle origini. Il primo “concilio”, tenutosi a Gerusalemme per dirimere la questione dell’ammissione diretta dei pagani nel cristianesimo (senza transitare prima dal giudaismo), ha emesso un documento che dev’essere reso noto alla comunità cristiana che più sentiva questo problema, quella della città di Antiochia di Siria (ora è Antakia in Turchia).

«Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli» (Atti 15,22). Ecco, dunque, apparire sulla ribalta Sila-Silvano che poi fu scelto da Paolo come suo compagno di missione (15,40). Con l’Apostolo si inoltrerà in un viaggio avventuroso che lo condurrà in Macedonia, fino alla città di Filippi, allora divenuta una colonia romana. Là Sila conobbe anche il carcere perché il padrone di una giovane schiava dotata di poteri magici aveva denunciato Paolo che l’aveva convertita al cristianesimo, togliendo così una fonte di guadagno al suo padrone.

Il racconto vivacissimo dell’episodio, che comprende anche una reazione della folla contro Paolo e Sua, è da leggersi nel capitolo 16 degli Atti degli Apostoli. Gettati in carcere, i due trascorsero la notte in preghiera e in canti. All’improvviso, un terremoto scardinò le porte della prigione; il custode, impressionato da questo evento, si fece istruire nella fede in Gesù Cristo, curò le ferite che i due avevano subìto a causa della flagellazione ordinata dal magistrato, li rifocillò e si fece battezzare con tutta la sua famiglia.

Espulsi da Filippi, Paolo e Sila raggiunsero l’altra città maggiore della Macedonia, Tessalonica, e da lì — dopo varie vicende e un viaggio del solo Paolo ad Atene — si ritrovarono nella metropoli di Corinto. Qui, con Timoteo, Sua e Paolo si dedicarono alla predicazione del Vangelo (Atti 18,5). Ritorniamo, così, al testo da cui siamo partiti. Silvano è ricordato da Paolo in apertura alle sue due Lettere ai Tessalonicesi, perché avevano fondato insieme quella Chiesa. Ma, a sorpresa, Silvano fa capolino anche presso l’apostolo Pietro che nella finale della sua prima Lettera annota: «Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, fratello fedele…» (5,12)

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