Archive pour août, 2009

Saint Paul et l’archange Gabriel

Saint Paul et l'archange Gabriel  dans IMMAGINI (DI SAN PAOLO, DEI VIAGGI, ALTRE SUL TEMA) 14%20-%2017%20EGL%20ORTHODOXE%20ST%20SAUVEUR%20ST%20PAUL%20ET%20L%20ARCHANGE

Eglise du Saint-Sauveur : Abside de l’autel. Saint Paul et l’archange Gabriel

http://www.artbible.net/2NT/PORTRAITS%20OF%20%20PAUL/slides/14%20-%2017%20EGL%20ORTHODOXE%20ST%20SAUVEUR%20ST%20PAUL%20ET%20L%20ARCHANGE.html

Prima lettera ai Tessalonicesi – San Paolo e l’ecumenismo

dal sito:

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/weeks-prayer-doc/rc_pc_chrstuni_doc_20080117_fortino-ecumenismo_it.html

17 gennaio 2008 (vedi link)

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

RIFLESSIONE DI MONS. ELEUTERIO F. FORTINO*


Prima lettera ai Tessalonicesi – San Paolo e l’ecumenismo
L’attualità dell’iniziativa di padre Paul Wattson e
i fondamenti teologici nel Concilio Vaticano II 
 

« Ancora e ancora preghiamo il Signore ». Quest’invito del diacono, spesso ripetuto nel corso delle celebrazioni bizantine, sembra fare eco al tema scelto per la Settimana di preghiera per l’unità di quest’anno. A cento anni dall’inizio della prassi organizzata di una preghiera per l’unità dei cristiani, viene rivolto l’invito a « pregare continuamente », incessantemente, « senza interruzione » (1 Tessalonicesi 5, 17).

1. Il Decreto del Concilio Vaticano II sull’ecumenismo si chiude con l’affermazione che « questo santo proposito di riconciliare tutti i Cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, una e unica, supera le forze e le doti umane », e « perciò » il Concilio « ripone tutta la sua speranza nell’orazione di Cristo per la Chiesa » (UR, 24). Quando il Decreto tratta l’esercizio dell’ecumenismo, chiede di situare le preghiere private e pubbliche in quel nucleo centrale che indica come « l’anima di tutto il movimento ecumenico », sottolineando che « queste preghiere in comune sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell’unità » (UR, 8).

2. In quest’anno 2008 ricorre il centenario dell’inizio della prassi di pregare regolarmente per l’unità dei cristiani per opera di padre Paul Wattson, un ministro episcopaliano (anglicano degli Stati Uniti), co-fondatore della Society of the Atonement (Comunità dei frati e delle suore dell’Atonement) a Graymoor (Garrison, New York), che in seguito aderì alla Chiesa cattolica; la sua iniziativa continua fino ai nostri giorni. A Roma la Congregazione dei Frati francescani dell’Atonement è presente e impegnata nella promozione della ricerca dell’unità dei cristiani attraverso il « Centro Pro Unione ».

Proprio per commemorare questo avvenimento, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha chiesto alla Comunità dell’Atonement di Graymoor di ospitare il Comitato misto per la preghiera composto da rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese e della Chiesa cattolica che annualmente prepara i sussidi che vengono poi divulgati nel mondo intero. Dal 1908 la prassi della preghiera per l’unità ha avuto una lenta, ma graduale evoluzione, nella sua impostazione e nella diffusione nel mondo.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nel 2008 celebra il centenario dell’istituzione dell’Ottavario per l’unità della Chiesa. Questo titolo scelto da padre Wattson è stato trasformato in Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani in seguito all’impostazione data dall’abbé Paul Couturier (1936). Il cambiamento di terminologia rispecchia lo sviluppo della storia della preghiera per l’unità. Per la Chiesa cattolica, il Decreto del Concilio Vaticano II ha dato un’impostazione teologicamente fondata ed ecumenicamente aperta tanto da rendere possibile un’ampia partecipazione degli altri cristiani alla preghiera comune. Dal 1968 si è instaurata una feconda collaborazione con il Consiglio ecumenico delle Chiese, elaborando e divulgando insieme i sussidi su un tema concordato, diverso di anno in anno.

In relazione a questo centenario, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha chiesto alla Commissione ecumenica dei vescovi degli Stati Uniti di scegliere e di proporre un primo progetto per i sussidi dell’anno 2008. È stato scelto il tema « Pregate continuamente », indicando come testo base una breve pericope della Lettera di san Paolo ai primi cristiani di Tessalonica (1 Ts 5, 12a.13b-18), una delle più antiche lettere di Paolo. La prima comunità cristiana di Tessalonica era stata fondata da Paolo; in seguito egli aveva sentito che serie difficoltà, provenienti dall’esterno, ma anche da divisioni interne, agitavano quella comunità provocando divisioni e opposizioni. Informato, Paolo si indirizzò a quella comunità con due lettere.

3. Il breve ma denso testo biblico contiene una serie di consigli, esortazioni, ordini paterni emananti dall’amore che Paolo nutriva per questa comunità sorta dalla sua predicazione. Egli si rivolge ai Tessalonicesi con « Vi prego … vivete in pace tra voi » (1 Ts 5, 13b). I cristiani riconciliati in Cristo devono dare testimonianza della redenzione ricevuta e della comunione ristabilita con Dio. Il tema della riconciliazione e della pace tra i discepoli di Cristo è dominante nell’insegnamento di Paolo.

Anche ai primi cristiani di Efeso egli ricorda questo tema fondamentale e lo collega direttamente a quello della vocazione cristiana. « Vi scongiuro di tenere una condotta degna della vocazione a cui siete stati chiamati … studiandovi di conservare l’unità di spirito nel vincolo della pace » (Ef 4, 3). E ripresenta loro il fondamento teologico: « Non c’è che un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo » (Ef 4, 5). La pace è un dono di Dio che i discepoli ricevono e che sono chiamati a tradurre nelle espressioni concrete della vita personale e comunitaria.

4. Nel corpo del testo scelto, Paolo dà alcune « indicazioni per risolvere le tensioni » della comunità di Tessalonica, indicazioni che vengono proposte come utili anche per la situazione attuale dei cristiani per la ricerca della loro riconciliazione e della loro piena unità. La divisione, e spesso le contrapposizioni polemiche tra i cristiani nel nostro tempo, vanno risolte per mezzo del dialogo teologico, ma vi è un grande spazio di relazioni fraterne da istituire e realizzare per creare nuove condizioni di vita fraterna e pacifica.

Il brano si conclude con l’affermazione che « questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi », verso i discepoli: fare il bene reciprocamente, evitare le ritorsioni al male ricevuto, sostenere i deboli, esercitare la pazienza con tutti, vivere nella letizia, rendere grazie a Dio in ogni cosa. Il testo paolino dà altre indicazioni valide pure come metodo per l’ecumenismo e come apertura al futuro: « Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono » (1 Ts 5, 19). Quest’ultima indicazione favorisce un atteggiamento positivo verso il patrimonio delle altre Chiese e Comunità ecclesiali con cui si può avere uno scambio di beni per la crescita cristiana e quindi ecumenica comune. Un tale processo nella storia dell’ecumenismo recente è stato indicato come « dialogo della carità », essenziale per ristabilire il clima di fraternità, necessario per una cooperazione di tutti verso l’unità. Paolo non presenta questo orientamento come semplice strumento utilitaristico di politica ecclesiastica, ma lo riconduce a Dio stesso. Questa è la volontà di Dio in Cristo verso l’insieme dei discepoli. In questa prospettiva Paolo auspica che « il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione » (1 Ts 5, 23).

5. Tra le indicazioni date da san Paolo vi è il consiglio che è stato proposto come titolo del tema della preghiera per l’unità di quest’anno: « Pregate continuamente » (1 Ts 5, 17), pregate di continuo, « senza interruzione » (adialèiptos), « incessantemente », « senza intermissione », secondo altre traduzioni. In « ogni tempo e luogo », come richiede la preghiera delle ore nella Chiesa bizantina. Il paradossale consiglio di san Paolo – pregare senza interruzione – ha fatto molto riflettere gli uomini spirituali. I Racconti di un pellegrino russo hanno inizio proprio con questo problema: « Come è possibile pregare senza interruzione? ». Eppure il consiglio di san Paolo si riferisce a tutti i discepoli di Cristo. Il Comitato misto che ha proposto il tema applica il consiglio della preghiera ininterrotta anche alla promozione dell’unità di tutti i cristiani. La proposta della preghiera non è limitata ad « una » settimana, ma si estende all’intero anno.

In un’indicazione sull’uso dei sussidi, il Comitato misto, che ha preparato i testi, afferma: « Incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le Chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso. Il testo viene proposto nella convinzione che, ove possibile, venga adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale e alla dimensione ecumenica ».

Cento anni or sono ha avuto inizio la pratica della preghiera per l’unità. Quest’anno si celebra quell’inizio per una nuova sollecitazione. Si incoraggia a continuare la preghiera per l’unità e a farla « senza interruzione ». Il pellegrinaggio verso la piena unità ha bisogno assoluto del viatico della grazia di Dio da invocare ogni giorno. La piena unità è dono di Dio.

6. La prassi della preghiera per l’unità offre l’opportunità a tutti i battezzati di partecipare al movimento ecumenico e non si limita a coloro che vivono in contesti interconfessionali, ma a tutti coloro che professano la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Nell’enciclica sull’ecumenismo (UUS, 22) il servo di Dio Giovanni Paolo II ha sottolineato l’importanza della preghiera comune e continua: « Sulla via ecumenica verso l’unità, il primato spetta senz’altro alla preghiera comune, all’unione orante di coloro che si stringono insieme attorno a Cristo stesso ».

* Sottosegretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

Lectio divina sull’epistolario paolino : Prima Lettera ai Tessalonicesi, ,6-13

posto questo studio, in realtà è una « lectio divina », a me personalmente la « lectio » non piace molto, tuttavia è ben proposta ed utile menre stiamo leggendo, nella messa, la 1 Tessalonicesi, dal sito:

http://www.diocesimazara.it/documenti/preghiere%20vescovo/lectio%20divina%20avvento%202008/Prima%20Lettera%20ai%20Tessalonicesi.pdf

Lectio divina sull’epistolario paolino
Mazara del Vallo –Basilica Cattedrale
Venerdì di Avvento 2008

Terzo incontro
[19 dicembre 2008]

« Prima Lettera ai Tessalonicesi

Capitolo 3,6-13

Timoteo porta buone notizie

6.Ma, ora che Timòteo è tornato, ci ha portato buone notizie e della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo  di vedere voi. 7.E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. 8.Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore. 9.Quale ringraziamento possiamo o rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la g gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, 10.noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere e il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede? 11.Voglia Dio stesso o, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù Cristo guidare il nostro cammino verso di voi! 12. II Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, 13.per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. »

Premessa

La città di Tessalonica, capitale della Macedonia, era uno dei più grandi porti del Mediterraneo e rivestiva, perciò un’importanza assai strategica nei rapporti tra occidente e oriente. Gli abitanti pativano forti contrasti sociali e politici e la città era divisa tra potenti armatori e ricchi commercianti, da una parte, e povera gente dedita alla manovalanza, affiancata da numerosi schiavi. Consistente era la fascia di popolazione che si dedicava alle retorica e alla filosofia. Sotto il profilo religioso i tessalonicesi coltivavano i culti più svariati, proprio come a Corinto, a motivo del flusso consistente di abitanti di altre nazionalità, interessati agli scambi commerciali. Paolo raggiunge Tessalonica durante il secondo viaggio missionario (49-52) e inizia la sua missione evangelizzatrice, dedicandosi sia ai giudei della diaspora che ai pagani; più fervida e incoraggiante fu, tuttavia, la risposta di questi ultimi. L’esperienza di questa comunità fu inizialmente molto felice e incoraggiò il dinamismo missionario di Paolo, anche se ben presto non mancarono le tribolazioni e le persecuzioni, che lo costrinsero a lasciare la città e a riparare a Corinto da dove indirizzò ai tessalonicesi le due Lettere.
La prima Lettera, che costituisce lo scritto più antico del Nuovo Testamento, è databile tra il 50 e il 51. Essa è una significativa testimonianza dello stile pastorale di Paolo e testimonia il buono stato di salute di una comunità che ha saputo superare bene le persecuzione a cui era stata sottoposta. Esisteva, tuttavia, un problema assai singolare, legato alla sorte dei cristiani defunti con particolare riferimento alla loro condizione al momento del giudizio, legato alla parusia; alcuni, infatti, ritenevano che quelli che erano già morti non avrebbero potuto beneficiare dei frutti del trionfo di Cristo. Paolo rassicura tutti, precisando che coloro che sono già morti saranno i primi a risorgere e, dunque, non avranno alcuno svantaggio rispetti a quelli che da vivi incontreranno il Signore, giudice del mondo, alla fine dei tempi.
In ogni caso, questa Lettera è fortemente caratterizzata dal particolare clima di ecclesialità che si sperimentava a Tessalonica, al punto che lo stesso Paolo, nell’indirizzo non può fare a meno di benedire l’Onnipotente per l’operosità della fede, la fatica della carità e la fermezza della speranza dei Tessalonicesi (cfr 1Ts 1,3), divenuti, perciò, « modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia » (1Ts 1,7).

1. Meditatio

Il brano di questa sera è ben circostanziato e si collega al ritorno di Timoteo, inviato da Paolo a Tessalonica da Corinto per rendersi conto di persona dell’andamento di quella Chiesa, sottoposta alla prova della persecuzione. L’Apostolo temeva che, sotto il peso della tribolazione, i tessalonicesi avrebbero potuto abbandonare la fede ed essere così liberati dalla persecuzione. Se grande era stato il timore, ancora più grande è, di conseguenza, il gaudio di Paolo nell’apprendere che la furia devastante della prova non solo non aveva annientato la giovane Chiesa, ma anzi l’aveva fortemente rafforzato. Nel testo si sottolinea, in particolare, che la verifica aveva riguardato la fede e la carità, con una piacevole sorpresa concernente il desiderio dei tessalonicesi di rivedere Paolo, desiderio condiviso, peraltro, dall’apostolo (3,6). Quest’ultimo dettaglio viene opportunamente sottolineato perché evidenzia la singolare relazione tra credenti e apostolo; relazione, certamente, non limitato al solo aspetto funzionale riferito alla fondazione della Chiesa, ma anche allo stretto legame di paternità instaurato tra Paolo e la comunità macedone. Non si tratta, tuttavia, di una relazione a forte valenza emotivo-sentimentale, ma del « ritratto di un apostolo che è tutto nella comunità e per la comunità, che vive con essa e per essa l’esperienza lacerante della tribolazione »1. Da qui la consolazione che a Paolo arrecano le buone notizie sulla fede dei tessalonicesi, talmente salda da non essere stata scalfita neanche dalle persecuzioni (cfr 3,7). Addirittura, in questo scambio di grande intensità spirituale, l’Apostolo confessa che il timore sulla tenuta della comunità di Tessalonica gli aveva procurato sofferenze indicibili, quasi un preannuncio di morte; al contrario, la testimonianza di Timoteo è stata come una ventata di risurrezione che fa rivivere Paolo e lo fa ben sperare per il futuro (cfr 3,8).
A questo punto il tono e il ritmo della Lettera diventano incalzanti e rafforzano ulteriormente il vincolo di reciprocità che si è instaurato tra l’Apostolo e la chiesa fondata a Tessalonica. Gli accenti sono coinvolgenti e commossi, al punto che ringraziamento e gioia entrano quasi in gara emulativa e crescono e si rafforzano in una dinamica rigenerante: la gratitudine è rivolta a Dio perché ha fatto incontrare a Paolo quella bella comunità; e quell’incontro è motivo di gioia grande davanti a Dio (cfr 3,9). L’intonazione teocentrica della riflessione aiuta a dare una corretta interpretazione del rapporto apostolo-comunità; non si tratta, infatti, di un nesso sbilanciato sul versante della dipendenza psico-affettiva, ma di un vincolo liberante che nasce e si illumina davanti a Dio. Il quadro che Paolo rapidamente delinea fa giustizia di tante meschinerie che tante volte sviliscono i legami che si instaurano all’interno delle nostre comunità, quando si cercano delle esclusività, ad esempio, nel rapporto presbitero-fedeli, che sono la negazione del dono di libertà guadagnatoci da Cristo Signore a prezzo del suo sangue.
Il v. 10 completa lo scandaglio dell’animo di Paolo che non ha alcun timore di confessare che chiede con insistenza, notte e giorno, di poter rivedere i volti dei fedeli tessalonicesi. Questa palese insoddisfazione del desiderio non è, però, assimilabile a un bisogno affettivo che gli fa pesare incredibilmente la lontananza come fosse un innamorato inconsolabile; al contrario egli nota che l’opera di evangelizzazione è incompleta e necessita, perciò, di un’integrazione perfezionante. Paolo non cerca gratificazioni presso una comunità sensibile e disponibile, ma intende riprendere il lavoro interrotto da una fuga precipitosa e dare l’ultima rifinitura a una fede che ha già superato esami seri, ma ha bisogno di diventare adulta per non soccombere al
prossimo, prevedibile, assalto delle potenze del male.

2. Oratio

Non finisci di sorprenderci, Signore. Chi avrebbe potuto immaginare che un uomo della tempra di Paolo, formato da una osservanza rigorosa e stretta della legge, pieno di zelo esasperato fino al furore persecutorio, potesse mostrarsi così vulnerabile di fronte alla consolazione derivante dalle buone notizie su una Chiesa che gli stava tanto cuore? Non è così scontato, Signore, trovare armonizzati in modo tanto equilibrato amore tenero e rispetto per la libertà dell’altro; desiderio di bene e accettazione del progetto di Dio che può aprire vie che portano lontano da coloro con i quali si è condivisa una vita e che mai si vorrebbe abbandonare. Così come stupisce e sorprende come i legami forti sul piano affettivo non sconvolgono la gerarchia dei valori e degli affetti: tutto è accolto da Dio e tutto si compie alla sua presenza; e in ogni caso l’altro non è guardato non per la gratificazione che ti può arrecare, ma per il bene che ancora attende da te. Non lo ami per farlo più tuo e meno di Dio, ma, al contrario, lo ami per avvicinarlo più strettamente a Dio e per farlo più suo su questa terra e, poi, nell’abbraccio della santa Trinità. Ti ringrazio, Signore, per la lezione di umanità e di amore che stasera ci hai impartito per bocca del tuo amico Paolo, che ci ha svelato un cuore puro e libero che ti chiediamo di concedere anche a noi.

3. Contemplatio

Il tema di questa sera ci rimanda a Paolo che, pur potendo rivendicare il mantenimento in quanto operaio del Vangelo, cercò sempre di non essere di peso ad alcuno, guadagnandosi da vivere lavorando personalmente (cfr 1Cor 4,12) come tessitore di tende (cfr At 18,1-3). Questa è una condizione che, pur gravosa talora, consente di vivere in assoluta libertà, senza dipendenza da alcuno: liberi di quella libertà guadagnataci da Cristo. Una libertà che è anche libertà della Chiesa da qualunque pastoia costituita dai lacci che possono derivare dai condizionamenti, a loro modo anche vantaggiosi, delle istituzioni e delle cose temporali.

4. Actio

L’impegno di questa sera ci mette sicuramente in sintonia con la colletta che è stata avviata domenica scorsa e che avrà compimento nella prossima. Siamo perfettamente in tema e ognuno può inquadrarla e motivarla nel modo più adeguato alla propria condizione e sensibilità. Ma in questo tempo di preparazione al Natale e nel tempo delle feste natalizie sarebbe bello che nessuno godesse egoisticamente del bene spirituale e di relazioni che sono tipiche di quei giorni, ma fosse capace di qualche privazione finalizzata alla condivisione, facendo qualcuno partecipe della propria ricchezza spirituale e, tenuto conto del tenore di vita che si può condurre, anche delle proprie disponibilità materiali. Sarebbe bello se, in questo tempo, non ci fosse alcuno in condizione di indigenza. Quanto ne sarebbe contento il povero per eccellenza, il Signore Gesù.

La Chiesa – Una parola biblica (dal sito della Comunità di Taizé)

dal sito:

http://www.taize.fr/it_article8660.htmt

COMUNITÀ DI TAIZÉ

La Chiesa – Una parola biblica

Prima di diventare una parola del credo, della teologia e del catechismo, «Chiesa» è una parola biblica. Quanto segue non è una meditazione sulla Chiesa, ma un tentativo di ritrovare come i lettori del Nuovo Testamento intendevano questa parola, con la speranza di restituirle un po’ della sua prima freschezza.

La parola ekklesia appare più di duecento volte nella Bibbia greca che leggevano la maggior parte dei cristiani dei primi secoli. Ciò che può sorprenderci, è che si trova nell’Antico quasi tante volte come nel Nuovo Testamento. Nella versione greca dell’Antico Testamento, ekklesia designa in generale l’assemblea del popolo di Dio.

Nel Nuovo Testamento, ekklesia designa sia un’assemblea locale sia l’insieme dei cristiani. Tuttavia ci sono delle eccezioni interessanti. Luca, autore di un vangelo e degli Atti degli Apostoli, l’utilizza anche per l’assemblea di una città (vedi Atti 19,23-40). Ekklesia non era dunque riservato a un uso religioso. Il termine evocava la vita delle città greche con le loro assemblee, dove si discutevano gli affari pubblici.

Un’altra eccezione è che, anche nel Nuovo Testamento, ekklesia può designare il popolo di Dio della Prima Alleanza. Stefano chiama ekklesia il popolo riunito nel deserto attorno a Mosè (Atti 7,38). E l’epistola agli Ebrei cita un versetto del salmo 22: «Ti loderò in mezzo all’ekklesia» (Ebrei 2,12). Bisogna tradurre «in mezzo all’assemblea» oppure «in mezzo alla chiesa»? Il salmo parla dell’assemblea d’Israele. Siccome l’epistola agli Ebrei mette queste parole sulla bocca del Cristo Risorto, si tratta anche della chiesa.

L’uso biblico riunisce ciò che noi abbiamo l’abitudine di distinguere. L’esempio dell’epistola agli Ebrei invita a lasciare le scritture della Prima Alleanza a parlare della chiesa della Nuova Alleanza. Allora il senso della parola ekklesia si amplia. Il suo uso nei Salmi, in modo particolare, gli conferisce un aspetto musicale. L’ekklesia diventa l’assemblea in festa, quella che riunisce il canto del Cristo.

La parola ekklesia è frequente negli Atti degli Apostoli, ma curiosamente assente nei suoi primi capitoli. La comunità nata a Pentecoste non si chiama ekklesia. Si parla semplicemente di «tutti i credenti» (Atti 2,44). Poi appare la parola plêthos (Atti 4,32), che è possibile tradurre con «la moltitudine dei credenti». Tuttavia i testi paralleli extra biblici hanno permesso agli esegeti di riconoscere che plêthos può riferirsi a una comunità. Talvolta, si traduce questo termine con «assemblea» oppure «assemblea plenaria» (per esempio Atti 6,2), ma non è veramente sinonimo d’ekklesia. Plêthos, alla maniera di altri gruppi che esistevano in quell’epoca a Gerusalemme, è una comunità costituita che ha le sue regole d’appartenenza, i suoi riti e i suoi responsabili.

Così gli Atti degli Apostoli hanno conservato la traccia del fatto che ekklesia non era subito utilizzata per designare le comunità cristiane. E grazie alle lettere di Clemente, vescovo di Roma, e d’Ignazio, vescovo d’Antiochia, sappiamo che le due parole plêthos ed ekklesia hanno convissuto almeno fino all’inizio del II secolo. Ma quali tratti distintivi delle comunità cristiane sottolinea la parola ekklesia? E perché alla fine è prevalsa? Gli Atti lasciano intendere che non manca l’influsso dell’apostolo Paolo, poiché la parola comincia a giocare un ruolo nello stesso momento di Paolo (Atti 8). Cosa che confermano anche le lettere stesse di Paolo, dove il termine ekklesia è particolarmente frequente.

Perché Paolo ha preferito ekklesia? In questa parola c’è il verbo «chiamare». Mentre plêthos designa la comunità, l’ekklesia è, nel mondo greco come nella Bibbia, un’assemblea convocata. Si direbbe che ogni volta in cui Paolo dice ekklesia, intende «convocazione» o «chiamata». Per lui, «la chiesa di Dio» sono «i santi per vocazione» (1 Corinzi 1,2), coloro che furono «chiamati alla comunione» da Cristo (1 Corinzi 1,9).

Mezzo secolo più tardi, scrivendo ai cristiani di Smirne, Ignazio d’Antiochia qualificherà per la prima volta l’ekklesia di «cattolica», cioè universale: «Dove compare il vescovo, là sia la comunità (plêthos), come là dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa (ekklesia) cattolica». I cristiani formano delle comunità concrete. Però per Ignazio come per Paolo, il più bel termine è «chiesa». Infatti in questa parola l’accento non va sull’intendenza di una comunità, ma sulla chiamata universale del vangelo di Cristo. E l’attributo «cattolica» sottolinea che un solo e medesimo vangelo, in ogni luogo e in ogni tempo, chiama all’unica comunione di Cristo.

Origene: « Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090831

Lunedì della XXII settimana del Tempo Ordinario : Lc 4,16-30
Meditazione del giorno
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Omelia sul Vangelo di San Luca, 32

« Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui »

A Nàzaret, di sabato, nella sinagoga, Gesù si alzò a leggere. Aperto il rotolo del profeta Isaia, trovò il passo dove era scritto : « Lo Spirito del Signore è sopra di me ; per questo mi ha consacrato con l’unzione » (Is 61, 1). Non è certo dovuto al caso, bensì all’intervento della divina Provvidenza, il fatto che Gesù abbia aperto quel rotolo e trovato nel testo il capitolo che profetizzava a suo riguardo. Se è scritto : « Un passero non cade a terra senza che il Padre lo voglia… i capelli del vostro capo sono tutti contati » (Mt 10, 29-30), potrebbe forse essere dovuta al caso la lettura di quel testo, che esprimeva precisamente il mistero  di Cristo ? Infatti, quel testo ricorda Cristo … Poiché, dice Gesù : « Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio», a coloro che non hanno né Dio, né Legge, né profeti, né giustizia, né alcun’altra virtù. Per questo motivo Dio l’ha mandato come messaggero presso i poveri, per annunziare loro la liberazione, « rimettere in libertà gli oppressi». C’è forse un essere più oppresso dell’uomo prima che venga liberato e guarito da Gesù ?

Dopo aver letto questo e arrotolato il libro, Gesù si sedette ; gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui. Ma anche ora, se lo volete, potete anche voi tenere gli occhi fissi sopra di lui. Dirigete lo sguardo del vostro cuore verso la contemplazione della Saggezza, della Verità, del Figlio unigenito di Dio, e avrete gli occhi fissi su Gesù. Beata quell’assemblea della quale la Scrittura attesta che gli occhi di tutti stavano « fissi sopra di lui » ! Quanto vorrei che la vostra assemblea potesse ricevere una simile testimonianza ! Che tutti abbiano gli occhi del cuore occupati a guardare Gesù che ci sta parlando. Quando lo guarderete, la sua luce renderà il vostro viso più luminoso e potrete dire : « Signore, hai fatto risplendere su di noi la luce del tuo volto » (Sal 4, 7).

Concilio Vaticano II : La pace procede dal cuore di ogni uomo

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090830

XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Mc 7,1-8#Mc 7,14-15#Mc 7,21-23
Meditazione del giorno
Concilio Vaticano II
Gaudium et spes, 82

La pace  procede dal cuore di ogni uomo

Per ciò che riguarda i problemi della pace e del disarmo, bisogna tener conto degli studi approfonditi già coraggiosamente e instancabilmente condotti e dei consessi internazionali che trattarono questi argomenti e considerarli come i primi passi verso la soluzione di problemi così gravi; con maggiore insistenza ed energia dovranno quindi essere promossi in avvenire, al fine di ottenere risultati concreti. Stiano tuttavia bene attenti gli uomini a non affidarsi esclusivamente agli sforzi di alcuni, senza preoccuparsi minimamente dei propri sentimenti…

È inutile infatti che essi si adoperino con tenacia a costruire la pace, finché sentimenti di ostilità, di disprezzo e di diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini, ponendoli gli uni contro gli altri. Di qui la estrema, urgente necessità di una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell’opinione pubblica. Coloro che si dedicano a un’opera di educazione, specie della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della pubblica opinione, considerino loro dovere gravissimo inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace. E ciascuno di noi deve adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo gli occhi sul mondo intero e su tutte quelle cose che gli uomini possono compiere insieme per condurre l’umanità verso un migliore destino.

DOMENICA 30 AGOSTO 2009 – XXII DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 30 AGOSTO 2009 - XXII DEL TEMPO ORDINARIO dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥ gesu_icona01 
http://immareli.altervista.org/col_icone1.html

DOMENICA 30 AGOSTO 2009 – XXII DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B22page.htm

PRIMI VESPRI

Lettura breve   Col 1, 2b-6
Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro. Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi, per le notizie ricevute circa la vostra fede in Cristo Gesù, e la carità che avete verso tutti i santi, in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete già udito l’annunzio dalla parola di verità del vangelo il quale è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 23 A, 1-4; CCL 41, 321-323)

Il Signore ha avuto misericordia di noi
Siamo veramente beati se, quello che ascoltiamo, o cantiamo, lo mettiamo anche in pratica. Infatti il nostro ascoltare rappresenta la semina, mentre nell’opera abbiamo il frutto del seme. Premesso ciò, vorrei esortarvi a non andare in chiesa e poi restare senza frutto, ascoltare cioè tante belle verità, senza poi muovervi ad agire.
Tuttavia non dimentichiamo quanto ci dice l’Apostolo: «Per questa grazia siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio, né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8-9). Ribadisce: «Per grazia siete stati salvati» (Ef 2, 5).
In realtà non vi era in precedenza nella nostra vita nulla di buono, che Dio potesse apprezzare e amare, quasi avesse dovuto dire a se stesso: «Andiamo, soccorriamo questi uomini, perché la loro vita è buona». Non poteva piacergli la nostra vita col nostro modo di agire, però non poteva dispiacergli ciò che egli stesso aveva operato in noi. Pertanto condannerà il nostro operato, ma salverà ciò che egli stesso ha creato.
Dunque non eravamo davvero buoni. Ciò nonostante, Dio ebbe  compassione di noi e mandò il suo Figlio, perché morisse, non già per i buoni, ma per i cattivi, non per i giusti, ma per gli empi. Proprio così: «Cristo morì per gli empi» (Rm 5, 6). E che cosa aggiunge? «Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto», al massimo «ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene» (Rm 5, 7). Può darsi che qualcuno abbia la forza di morire per il giusto. Ma per l’ingiusto, l’empio, l’iniquo, chi accetterebbe di morire, se non Cristo soltanto, che è talmente giusto da poter giustificare anche gli ingiusti?
Come vedete, fratelli, non avevamo opere buone, ma tutte erano cattive. Tuttavia, pur essendo tali le opere degli uomini, la misericordia divina non li abbandonò. Anzi Dio mandò il suo Figlio a redimerci non con oro né con argento, ma a prezzo del suo sangue, che egli, quale Agnello immacolato condotto al sacrificio ha sparso per le pecore macchiate, se pure solo macchiate e non del tutto corrotte.
Questa è la grazia che abbiamo ricevuto. Viviamo perciò in modo degno di essa, per non fare oltraggio a un dono sì grande. Ci è venuto incontro un medico tanto buono e valente da liberarci da tutti i nostri mali. Se vogliamo di nuovo ricadere nella malattia, non solo recheremo danno a noi stessi, ma ci dimostreremo anche ingrati verso il nostro medico.
Seguiamo perciò le vie che egli ci ha mostrato, specialmente la via dell’umiltà, quella per la quale si è incamminato lui stesso: Infatti ci ha tracciato la via dell’umiltà con il suo insegnamento e l’ha percorsa fino in fondo soffrendo per noi.
Perché dunque colui che era immortale potesse morire per noi, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). L’immortale assunse la mortalità, per poter morire per noi e distruggere in tal modo con la sua morte la nostra morte.
Questo ha compiuto il Signore, in questo ci ha preceduto. Lui che è grande si è umiliato, umiliato fu ucciso, ucciso risuscitò e fu esaltato per non lasciare noi nell’inferno, ma per esaltare in sé, nella risurrezione dai morti, coloro che in questa terra aveva esaltati soltanto nella fede e nella confessione dei giusti. Dunque ci ha chiesto di seguire la via dell’umiltà: se lo faremo daremo gloria al Signore e a ragione potremo cantare: «Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie, invocando il tuo nome» (Sal 74, 2). 

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   2 Ts 2, 13-14
Noi dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

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