Archive pour décembre, 2013

La « Theotokos » -

La

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Publié dans:immagini sacre |on 31 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

TE DEUM – 31 DICEMBRE Italiano – Latino

TE DEUM – 31 DICEMBRE

Italiano – Latino

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.
TE DEUM

Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.

Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.

Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.

 

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1 GENNAIO 2014 | MARIA SS. MADRE DI DIO | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

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1 GENNAIO 2014 | MARIA SS. MADRE DI DIO | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

MARIA SS. MADRE DI DIO

«NELLA PIENEZZA DEL TEMPO, DIO MANDÒ IL SUO FIGLIO, NATO DA DONNA… »

Che dopo aver concentrato quasi esclusivamente la propria attenzione sul Figlio che ci è stato «donato» (cf Is 9,3), la Chiesa inviti oggi, ottava di Natale, i fedeli a rivolgere la loro mente e il loro cuore alla Madre di Gesù, mi sembra una cosa ovvia. Ogni nascita mette in evidenza, almeno immediatamente, due protagonisti: il figlio e la madre. Questo poi è tanto più vero nel nostro caso, in cui la nascita «verginale» di Cristo esalta in un modo anche più sublime la divina maternità di Maria. Però è anche significativo che tale festa di fatto cada proprio all’inizio del nuovo anno civile e in occasione della «giornata mondiale della pace», che già dal 1968 il papa Paolo VI ha fissato per tale data, quasi come un augurio di felicità per tutti i giorni che ci stanno, ancora intatti, davanti: la luce di Maria può e deve riempirli con tutta la ricchezza di amore che essa ha riversato sul mondo dandoci Cristo, «nostra pace» (cf Ef 2,14). Mi sembra che le odierne letture bibliche colgano un po’ tutti questi aspetti e vogliamo davvero fornirci come una specie di viatico per il nuovo anno, che stiamo per intraprendere sotto il sorriso benedicente di Maria.

«Andarono e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino» Maria, pur essendo messa in evidenza dalla Liturgia, di fatto è sempre un po’ oscurata dal Figlio, come le stesse letture bibliche che esamineremo dimostrano. Ma è proprio questa la grandezza di Maria, che nella storia della salvezza non ha un ruolo autonomo, ma subordinato a quello di Cristo: la stessa divina maternità non è per la sua esaltazione personale, ma per la glorificazione di Dio in Cristo e per la salvezza degli uomini. «Redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo officio e dignità di madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo… Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, e sua figura, ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità, e la Chiesa cattolica, edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima».1 Il brano di Vangelo ci descrive l’andata dei pastori alla ricerca del «Salvatore», annunciato loro dall’Angelo (Lc 2,11). È evidente dal racconto di Luca che l’interesse dei pastori è tutto concentrato sul «bambino che giace nella mangiatoia»; è lui che cercano, è di lui che parlano dopo averlo contemplato con i loro occhi, generando «stupore» in tutti quelli che li ascoltano. Però, parlando di lui, non avranno taciuto della madre che hanno visto in atteggiamento così discreto e meditabondo accanto al figlio, infinitamente lieta che ci si interessi più di lui che di se stessa. In ogni modo, è certo che a Luca, così attento a cogliere gli stati d’animo dei suoi personaggi, ha fatto una enorme impressione l’atteggiamento riservato di Maria, che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (v. 19). Direi che Maria è l’antitesi dei pastori: essi vedono, sono presi dall’entusiasmo, annunciano a tutti l’accaduto contagiando gli altri della loro esultanza. Maria, invece, è come sopraffatta dalla grandezza e dalla misteriosità dei fatti che si sono svolti in lei e per mezzo di lei, e cerca di penetrarne il senso più segreto e le indicazioni che la Provvidenza le fornisce anche attraverso le reazioni e i commenti degli altri. Anche più tardi, dopo il racconto dello smarrimento di Gesù nel tempio, Luca annoterà: «Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (2,51). Con questa espressione Luca vuol darci come una dimensione più profonda della maternità di Maria: è una maternità «adorante» la sua, che cerca di penetrare sempre più a fondo nel mistero del Figlio, un’ardua prova anche per la sua fede. Perciò direi che la sua maternità «cresce» giorno per giorno e che lei stessa deve continuamente assimilare in estensione sempre più vasta, fino alla maternità crocifiggente dal Calvario. È a questa, infatti, che mi sembra si faccia un velato accenno nel versetto che chiude l’odierno brano evangelico: «Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’Angelo prima di essere concepito nel grembo della madre» (2,21). È bensì vero che la «circoncisione» nell’Antico Testamento era un segno del patto tra Dio e Israele (cf Gn 17,11) ed era pure segno, per un maschio, della sua appartenenza al popolo di Dio: per Gesù però essa era anche un’anticipazione profetica della sua passione, con la quale di fatto avrebbe salvato gli uomini. Maria ci ha donato un figlio destinato alla morte di croce: la sua maternità è piena di dramma e di sofferenza, e perciò anche più feconda. Infatti proprio ai piedi della croce essa ci assumerà tutti come suoi «figli» (cf Gv 19,26) germinati dal sangue di Cristo.

Figli «nel Figlio» Questo speciale rapporto di Maria con Gesù, ma altresì con tutti noi, è messo in evidenza anche dalla seconda lettura, in cui san Paolo, contrapponendo la economia del Vangelo a quella della Legge, fa vedere come in Cristo noi diventiamo «figli» di Dio, superando il precedente regime di schiavitù. È un brano molto denso, che fa vedere in rapidi scorci l’ampiezza di rinnovamento e di doni offertici da Cristo. Prima di tutto egli ci «riscatta» (Gal 4,5), cioè ci libera dalla molteplice schiavitù a cui eravamo assoggettati dalla forza del male che ci suggestiona dal di dentro e che trova la sua manifestazione più virulenta nella opposizione alla Legge. In secondo luogo, spezzate le catene della schiavitù, Cristo ci imprime come il contrassegno di questo nuovo stato di libertà, ci comunica cioè la sua stessa figliolanza divina: «Perché ricevessimo l’adozione a figli» (v. 5). L’adozione però, come la intende san Paolo, non è un mero titolo giuridico, ma una trasformazione interiore, che tocca e rigenera il nostro stesso essere, assimilandoci in tutto a Cristo, di cui riceviamo anche quello che gli è più proprio, cioè il «suo Spirito», mediante il quale e per il quale possiamo chiamare Dio con lo stesso appellativo intimo ed esclusivo con cui lui lo chiamava: «Abbà», cioè «Padre» (v. 6; cf Mc 14,36 e Rm 8,15-16). Il cristiano, rinato con Cristo e in Cristo, è dunque un essere completamente rinnovato, trasferito già nel mondo di Dio, su cui ormai può accampare diritto di eredità: «Quindi non sei più schiavo, ma figlio; se poi figlio, sei anche erede per volontà di Dio» (v. 7).

«Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» La cosa interessante, però, è che, per attuare tutto questo grandioso disegno di rinnovamento in Cristo, Dio ha avuto bisogno di Maria. È questo il senso di quel fugace, e pur così significativo, accenno che fa san Paolo a Maria all’inizio del brano che abbiamo letto: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge…» (vv. 4-5). È l’unico accenno a Maria nel ricco epistolario paolino. Forse una minore considerazione di Paolo, tutto «afferrato» da Cristo, per la Madre del Redentore? A mio parere quel fugace accenno mariano («nato da donna») è invece pieno di significato teologico, inserito com’è in un versetto che in pochissimi tratti condensa tutta la storia della salvezza: siamo nella «pienezza del tempo», cioè al culmine dell’attesa dei secoli in cui Dio deve attuare la salvezza; egli l’attua «mandando» il suo Figlio; per inserirsi nella nostra storia, però, Cristo aveva bisogno di prendere «carne e sangue» nel seno di Maria, così come aveva bisogno di nascere «sotto la legge» per infrangerne i ceppi e restituirci a libertà. In questo contesto la «donna», di cui Paolo non ci dice neppure il nome, assume il rilievo di una figura determinante nel disegno salvifico di Dio:2 senza di lei il Cristo non sarebbe venuto a noi! E se Cristo non si fosse fatto uno dei nostri, neppure noi saremmo potuti diventare «figli di Dio». Non solo quella di Cristo, dunque, ma anche la nostra figliolanza divina deriva in qualche maniera dalla maternità di Maria. A ragione perciò nel Postcommunio la Chiesa ci fa oggi pregare: «Con la forza del sacramento che abbiamo ricevuto guidaci, Signore, alla vita eterna insieme con la sempre Vergine Maria che veneriamo madre del Cristo e madre della Chiesa». Essendo inserita nel disegno salvifico, la maternità divina di Maria non può limitarsi solo a Cristo: nel «capo» e con il capo essa non può non abbracciare anche tutte le altre membra del «corpo».

Maria «Madre e Regina della pace» A questo punto è anche facile vedere come Maria, in quanto «madre di Cristo e della Chiesa», insieme al Figlio, «principe della pace» (cf Is 9,5), può essere per noi e per tutti gli uomini un augurio e un segno di «pace» per l’anno nuovo che sta per aprirsi. Una pace da farsi proprio nel segno della «maternità», che genera dei «figli-fratelli». È risalendo perciò alle origini, anche semplicemente umane, dell’amore fecondo che gli uomini potranno ritrovare la capacità di comprendersi, di rispettarsi, di accettarsi, di perdonarsi, di servirsi reciprocamente. In fin dei conti, infatti, la «pace» è rispetto della «vita» come primo dono, offertoci proprio attraverso l’opera delle nostre mamme e che apre la porta a tutti gli altri doni che ci vengono da Dio. È quanto ha affermato Giovanni Paolo II: «La guerra è sempre fatta per uccidere. È una distruzione di vite concepite nel seno della donna. La guerra è contro la vita e contro l’uomo. Il primo giorno dell’anno, che con il suo contenuto liturgico concentra la nostra attenzione sulla maternità di Maria, è già perciò stesso un annuncio di pace. La maternità, infatti, rivela il desiderio e la presenza della vita; manifesta la santità della vita. Invece la guerra significa distruzione della vita. La guerra nel futuro potrebbe essere un’opera di distruzione, assolutamente inimmaginabile, della vita umana».3 Ma la pace non si offende solo con la guerra! Qualsiasi forma di «violenza», che si tenta magari di giustificare per finalità politiche, è offesa alla pace e perciò offesa alla vita e perdita del senso della maternità. Tentando di dare una spiegazione alla spirale di violenza «sociale», che sta devastando oggi tanti paesi e sembra avere un sinistro fascino specialmente sui giovani, nel suo ultimo discorso per la «giornata della pace»,4 il papa Paolo VI la trovava anche nella mancanza di autentico amore «materno» che molti di questi giovani soffrono, per cui provano un senso di vuoto e di ribellione contro tutti e contro tutto: «Nel segreto del loro cuore, questi “orfani” non aspirano forse dal fondo di questa società matrigna ad una società materna, ed infine alla maternità religiosa della Madre universale, alla maternità di Maria? La parola di Cristo in croce: “Donna, ecco il tuo Figlio”, non si indirizzava a loro, attraverso san Giovanni: “Madre, ecco i tuoi figli…”? E non è ad essi che il Signore moribondo diceva: “Figli, ecco la vostra Madre”, una madre che vi ama, una madre da amare, una madre al vertice della società dell’amore?». In tal modo Maria diventa non soltanto simbolo, ma autentica «generatrice» di pace, dilatando all’infinito la sua maternità. Il Papa così continuava in quella occasione: «E nessuno pensi che la pace, di cui la Madonna è portatrice, sia da confondere con la debolezza e l’insensibilità dei timidi o dei vili. Ricordiamo l’inno più bello della Liturgia mariana, il “Magnificat”, dove la voce squillante e fiera di Maria risuona per dare fortezza e coraggio ai promotori della pace: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”». In questi tristi momenti di violenza «generalizzata» abbiamo veramente bisogno di sentirci ripetere la benedizione del Sommo Sacerdote ebraico al suo popolo: «Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Con l’augurio che la «benedizione» di Dio, sotto il sorriso di Maria e mediante la nostra collaborazione, diventi realtà.

  Da: CIPRIANI S., Convocati dalla Parola.

Maria Vergine del Roveto Ardente

Maria Vergine del Roveto Ardente dans immagini sacre Russian_-_Virgin_of_the_Burning_Bush_-_Walters_372478A
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Publié dans:immagini sacre |on 30 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

RESTARE SOLI A TU PER TU CON IL NUOVO TESTAMENTO (1850) SØREN KIERKEGAARD, DIARIO

http://www.disf.org/Documentazione/87.asp  

RESTARE SOLI A TU PER TU CON IL NUOVO TESTAMENTO (1850)    SØREN KIERKEGAARD, DIARIO

2955. La cosa è semplicissima. Il Nuovo Testamento è facilissimo da capire. Ma noi siamo dei bricconi matricolati e fingiamo di non capire, perché sappiamo che se lo capissimo sui serio, dovremmo anche subito metterlo in atto. Ma per rifarci un po’ con il Nuovo Testamento — perché esso non se l’abbia a male e non ci accusi di malafede! — ecco che lo lusinghiamo e andiamo raccontando che è tanto meravigliosamente profondo, tanto inscrutabilmente sublime ecc.: press’a poco come quando un bambino fa finta di non capire gli ordini che riceve, e poi ha la furberia di lusingare papà. Dunque noi altri uomini facciamo finta di non capire il Nuovo Testamento: non vogliamo capirlo. Ecco il compito della scienza cristiana. La scienza cristiana è l’invenzione enorme dell’umanità per difendersi contro il Nuovo Testamento, per assicurarsi di poter continuare ad essere cristiani, senza però che il Nuovo Testamento ci venga troppo vicino. La scienza cristiana è stata inventata allo scopo d’interpretare, chiarire, illuminare meglio ecc. ecc. il Nuovo Testamento. Grazie tante! Già, noi uomini siamo dei furfanti matricolati — e Nostro Signore è l’ingenuo; quell’ ingenuo però che non si lascia menare per il naso! Prendi qualsiasi parola del Nuovo Testamento: dimentica tutto il resto e ingègnati a vivere in conformità… Ohibò, si dirà, ma questo sarebbe un far arenare nello stesso momento tutta la mia vita temporale e terrestre… Che fare allora? Oh, scienza impagabile: che sarebbe di noi, poveri uomini, se tu non ci fossi? “è orrendo cadere nelle mani del Dio vivente” [Eb 10,31] — ma è già orrendo star soli con il Nuovo Testamento. Non mi faccio migliore di quel che sono; io confesso (eppure potrebbe darsi che qui da noi io fossi uno dei più coraggiosi) che non ho osato ancora di starmene assolutamente solo con il Nuovo Testamento. Stare solo con esso, significa come se fossi solo in tutto il mondo, e come se Dio mi stesse seduto accanto e mi dicesse: “Vuoi tu avere la compiacenza di osservare ciò che vi sta scritto e riflettere che devi vivere in conformità?”. Solo con esso! … cioè come se io fossi solo in tutto il mondo e come se Cristo stesse in mia compagnia per impedire di svignarmela, dimenticando che quanto sta scritto si deve anche fare, come mostra l’esempio di Cristo. Oh, ma quanti son quelli che in 1800 anni di Cristianesimo hanno usato stare soli con il Nuovo Testamento? A quali tremende conseguenze non potrebbe portarmi questo ribelle e tiranno libro, se si deve stare soli con esso a questo modo. Come la situazione cambia invece completamente, se prendo in mano un libro di concordanze, un dizionario, un paio di commenti, tre traduzioni: il tutto per capire questa cosa profonda, meravigliosamente bella, quest’altezza inaccessibile! “Perché (lo dico candidamente!) basta che io ‘capisca’ il Nuovo Testamento: quanto al farlo… ci penserò poi e saprò ben cavarmela!”. In verità, che fortuna e che consolazione unica, che sia tanto difficile comprendere il Nuovo Testamento! È la causa dell’umanità che io difendo quando dico: “stiamo uniti, impegniamoci per la cosa più sacra e manteniamo questa promessa di nulla risparmiare, non fatiche, né veglie, per rendere il Nuovo Testamento sempre più difficile da comprendere. Se per spiegare e interpretare la S. Scrittura non bastassero le scienze inventate finora, inventiamone delle altre!” Io apro il Nuovo Testamento e leggo: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quel che hai e dàllo ai poveri e seguimi” [Mt 19,21]. Gran Dio! Tutti i capitalisti, tutti i funzionari, anche quelli in pensione, tutta l’umanità, eccettuati i mendicanti: tutti saremmo perduti, se qui non ci fosse la scienza. La scienza! Questa parola ha un suono magnifico. Onore a chiunque consacra le sue forze a servizio della scienza! Lodato sia chiunque contribuisce a rafforzare la considerazione della scienza fra gli uomini! La scienza che trattiene il Nuovo Testamento, questo libro – che la scienza afferma “ispirato”; cioè quest’impiastro di libro, che in quattro e quattr’otto ci butterebbe tutti a terra se io si sciogliesse, cioè se la scienza non lo trattenesse! Invano il Nuovo Testamento fa sentire la sua voce, che grida al cielo più alta del sangue di Abele [Eb 12,24], invano comanda con autorità, invano ammonisce, e supplica: noi non lo sentiamo, cioè sentiamo questa voce soltanto attraverso la scienza. Come uno straniero che difende davanti a una Maestà Reale il suo diritto nella sua lingua materna, quando la passione lo spinge a dire la parola audace, l’interprete non osa tradurla al re e vi sostituisce qualcos’altro: così tuona il Nuovo Testamento attraverso la scienza. Come quel grido dei suppliziati nel toro di Falaride aveva il suono di soave musica agli orecchi del tiranno, così l’autorità divina del Nuovo Testamento attraverso la scienza è un lieve tintinnare di sonagli o come un nulla [1Cor 13,1 ss.]. Attraverso la scienza; … sì, perché noi uomini siamo astuti. Come si rinchiude il pazzo perché non abbia a disturbare la gente, come il tiranno allontana l’uomo franco perché non si possa sentire la sua voce, così noi abbiamo rinchiuso il Nuovo Testamento con la scienza. Invano grida, s’arrovella, strepita e gesticola: non serve, noi non lo intendiamo che attraverso la scienza; e per metterci del tutto al sicuro diciamo ch’è precisamente essa ad aiutarci a capirlo meglio e così potremo udirne la voce… Oh nessun pazzo, nessun prigioniero politico è stato mai rinchiuso così! Perché nessuno nega che costoro siano rinchiusi; ma nei riguardi del Nuovo Testamento la cautela è ancora maggiore; lo si rinchiude, ma si dice che si fa il contrario, che si fa di tutto perché possa avere il potere e il dominio. Tuttavia, e questo è intuitivo, nessun pazzo, nessun prigioniero politico sarebbe per noi tanto pericoloso come il Nuovo Testamento se fosse lasciato a piede libero. Veramente noi protestanti facciamo molto perché possibilmente ciascuno abbia il Nuovo Testamento. Ma cosa anche non facciamo per inculcare a tutti che il Nuovo Testamento non sia capito che attraverso la scienza? Voler capire il Nuovo Testamento, cercare di considerare subito ciò che vi si legge come un comando, voler agire subito in conformità: che sbaglio! No, il Nuovo Testamento è una dottrina, ed è necessario il rincalzo della scienza per comprenderlo! Ecco, si tratta di questo, e quel po’ ch’io ho creduto di poter fare, è presto detto. Ho voluto spingere gli uomini a fare ciascuno questa confessione: per parte mia trovo che il Nuovo Testamento è facilissimo da capire, ma finora quando si tratta di dover fare alla lettera secondo quel che non è difficile capire, ho trovato in me stesso difficoltà enormi. Avrei forse potuto prendere un’altra strada, cercar d’inventare una nuova scienza: ma mi soddisfa di aver fatto questa confessione.   Søren Kierkegaard, Diario , a cura di Cornelio Fabro, Morcelliana, Brescia 1981 vol. 7, pp. 184-187 [X3 A 34].

THEOTOKOS OVVERO LA MADRE DI DIO – (IL CONCILIO DI EFESO)

http://www.artcurel.it/ARTCUREL/RUBRICHEAUTORI/alessiovariscoteologiadellarte/AVtheotokosovverolaMadrediDio.htm

THEOTOKOS OVVERO LA MADRE DI DIO – (IL CONCILIO DI EFESO)

DI ALESSIO VARISCO

 SGUARDO DI MARIA, MADRE DI GESÙ, SUL MONDO

Maria è la la Madre di Dio. Per noi cattolici è la Beata Vergine Maria, è la madre di Gesù: il Cristo-uomo che l’opera dello Spirito Santo ha unito ipostaticamente –nella duplicità della natura e unicità della persona– al Verbo eterno di Dio. Per questo motivo il Concilio di Efeso le ha attribuito il rango « Genitrice di Dio » dichiarandola, a livello dogmatico, dal punto di vista teologico, la Theotókos ossia la « Madre di Dio ».

Dal punto di vista storico Maria risulta quindi la “Madre di Dio”, la Theotókos. In seno alla Chiesa, attorno a questa definizione, si infiammò una delle più pesanti e accorata disputa che si risolse col Concilio di Efeso nel 431. Il nome di Efeso fa riecheggiare alla mente «grande è Diana Efesia!» grido che leggiamo negli Atti degli Apostoli. Sorgeva, infatti, in Efeso un magnifico tempio, chiamato Artemision, offerto a Diana. Un luogo di culto che specchiava le sue cento colonne di marmo e di porfido, alte venti metri, col simulacro della dea d’avorio e d’oro nell’acque del mare antistante. Efeso era una delle sette meraviglie del mondo. La città si era guadagnata un’enorme fama ed era mèta d’innumerevoli pellegrinaggi; ciò diede modo ad alcuni artigiani, gli orefici, a larghi guadagni e comportò un aumento di capitali rendendo la città molto ricca e sontuosa, sfavillante agli occhi del visitatore. Gli orafi accrescevano sempre più le loro ricchezze commercializzando delle riproduzioni, in piccolo, dell’enorme tempio, oltre a statue di Diana e medaglioni rappresentanti l’effigie della dea in gran numero.  San Paolo, Saulo di Tarso ex pubblicano, arrivò, alle parti inferiori di quelle colonne lisciate, un uomo dall’aspetto piccolo –miserabilmente povero e sproporzionato rispetto la maestosità sontuosa del luogo- e cominciò a parlare alla gente E il tempio parve tremare quando iniziò a proferire parola, sembrò crollare quella meschina patina di perbenismo. Ecco che Demetrio, uno degli orafi, mise insieme gli artigiani della città, in una specie di comizio sindacale, accendendoli contro l’uomo che aveva l’audacia di dir male della Diana. Come un tuono si alzò la voce dei convenuti che cercavano di zittire, soffocando col chiasso e le grida, la predicazione dell’Apostolo. Il loro motto gridato era « Grande è Diana Efesia! ».

Il Concilio di Efeso Dopo neppure trecent’anni, di fianco al tempio andato in rovina s’innalzava una stupenda Basilica, dedicata alla Madonna. In questo tempio mariano si riunirono i Padri della Chiesa, per stabilire se Maria dovesse essere indicata col titolo di: “Theotókos” o semplicemente “Christotókos”. Scopo dell’audizione conciliare stabilire se Maria era la Madre di Dio o la Madre di Cristo. In modo inconsapevole noi oggi ripetiamo le parole “Maria”, “Vergine” o « Madre di Dio » non pensando -quasi mai- a quel che comportò quest’attributo mariano. Inoltre in pochi ricordano che tutti gli altri dogmi riguardanti la Madonna derivino proprio da lì, dall’essere Vergine e Madre di Dio. Purtroppo in Efeso si scontrarono -sotto l’efficace arbitrato della Chiesa di Roma- due fazioni contrapposte: quella appartenete alla Chiesa d’Alessandria -condotta da San Cirillo- e quella della Chiesa di Costantinopoli -capitanata dal grande Nestorio-. Con una “bizantina sottigliezza” Nestorio inseguiva la tendenza, tutta orientale, di fare di Gesù qualche cosa di sovrastante, più alto, e di scollato dall’umanità. Secondo lui non era possibile -e secondo molti altri teologi orientali, che vi fosse « una sola persona » costituita di due nature: divina e umana. Stando a quest’assunto Dio sarebbe sempre rimasto -in qualche modo- distaccato dall’uomo. E che quindi dalla Vergine Maria non sarebbe nato il Dio bensì l’uomo. La tesi nestoriana appare un’eresia essenzialmente cristologia. Nestorio fa derivare inevitabilmente l’eresia mariana, tanto è vero che ogni errore compiuto sul Cristo si riflette –per contro ed in misura diretta- sulla Madre, e dicasi, oltremodo per inversione, pure il contrario. Eppure, va detto, ad onor del vero l’errore di Nestorio era provvisto di tutte le esteriorità della assennatezza, e che esclusivamente chi comprendeva l’importanza teologica della dottrina cattolica -sostenente la natura divina e la natura umana in una sola persona- era in grado, in quel momento, di vedere in anticipo e quantificare tutte le disastrose conseguenze di quell’errore minutissimo. Il Vescovo d’Alessandria, San Cirillo, si erse contro il Vescovo di Costantinopoli, Nestorio. Questo comportò uno spaccamento verso la Capitale dell’Impero d’Oriente e numerosi seguaci nestoriani. Nestorio pareva dovesse avere il sopravvento, fra i due antagonisti, tanto la sua magniloquenza era suasiva e convincente. Nestorio era il favorito e sembrava la sua linea fosse “travolgente”. Giovò forse quel suo aspetto di conventuale ieraticità, il suo tono intenso e caldo certamente persuasivo. Basti pensare che l’Imperatore Teodosio il Grande posava le sue aspettative su di lui perché era capace di suaderlo. Sant’Agostino, il grande Vescovo di Ippona, filosofo, era morto ormai da un anno. Chi era capace di tener testa a colui che possedeva il titolo di « incendiario »? E San Cirillo d’Alessandria non si fiaccò: «Noi, per la fede di Cristo – disse – siamo pronti a soffrire tutto: prigione, catene, decesso». Rivolse un appellò a Roma e Celestino I affidò a lui la preservazione della dottrina cattolica: «l’autorità della nostra Sede vi è detta». Fu l’Imperatore, Teodosio, a convocare il Concilio. Si scelse la città che era già di Diana ed ora di Maria; quivi giunsero -da ciascuna parte della Cristianità- i Padri della Chiesa. In realtà l’imperatore Teodosio aveva promosso il Concilio tranquillo della vincita del suo Vescovo. Nestorio già assaporava il gusto della buona riuscita. Alla fine del Concilio, nella grande chiesa efesina, sarebbe certamente rimbombato il grido -tuttavia non oltraggioso né indegno- di Christotókos. E invece, altissimo si  portò in alto, approvato da tutti, quello di Theotókos, Madre di Dio. E San Cirillo d’Alessandria godette del titolo d’«invincibile difensore della divina maternità della Vergine». Quando pervennero ad Efeso i due Legati di Roma, non ebbero che da confermare il Decreto del Concilio. Il titolo di ‘Madre di Dio’, da quel giorno, riconobbe alla Vergine il più importante degli onori e il più alto dei vanti. Tutte le generazioni, da quel momento la chiamarono “Madre di Dio”.   Maria era divenuta: Madre di Dio ed ora Madre della Chiesa. La Beata Vergine aveva partecipato alla nascita della divinità del Fondatore della Chiesa -sposa del Cristo- e diveniva la Madre dell’Umanità e della Chiesa stessa. Maria era la “Madre di tutti i redenti”. Nella illustrazione a lato possiamo notare la dicitura « Sancta Trinitas unus Deus »: è qui miniata la ‘Litania lauretana’ in cui Maria è esaltata quale « Madre di Dio ». Nell’ottica della supplica alla Vergine di Loreto si trova un riferimento dogmatico importantissimo –comunicato per tramite dell’orazione dai fedeli recitanti-: Maria sarebbe « la più vicina alla Trinità » ["B proxima primae (litterae, A)"]. Inoltre la Beata Vergine sarebbe -per noi cattolici- la »Sancta Dei Genitrix » ed anche qui l’ausilio iconico ci aiuta ad addentrarci nei meandri di un Mistero grandioso. Inoltre nell’illustrazione di quest’altra ‘Litania’ si ricorda l’evento della nascita di Gesù, “Figlio di Dio”. Maria è divenuta: la Madre di tutti i Santi, la Madre di tutte le Grazie, secondo la convinzione che attende ancora la sua solenne definizione,

«Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali».

[A. Dante, Paradiso.  XXXIII, 13-15]

da secoli poeticamente Dante, aveva espresso nella « preghiera di San Bernardo ».

Titolo mariano per antonomasia … dal punto di vista teologico Maria è la “Madre di Dio” e questo titolo –oltre ad essere una definizione misteriologica che attiene la teologia mariana- è anche il titolo primo e principale. «Nel Vangelo Maria è presentata come la « madre di Gesù ». Gesù è il Cristo, il Messia, un uomo che l’opera dello Spirito Santo ha unito ipostaticamente – duplicità della natura e unicità della persona – al Verbo eterno di Dio. Per questo al Concilio di Efeso, nel 431, Maria fu dichiarata Theotókos, « Madre di Dio », « Genitrice di Dio». [Tullio Faustino Ossanna, "L’Ave Maria – Storia, contenuti, problemi", ‘Edizioni San Paolo’, pp. 78-79]. Il dogma della divina Maternità di Maria è presentatato in modo accessibile nel volumetto di padre Osanna in cui risulta ben argomentata –brevemente- la riflessione biblico-teologica. Bisogna puntualizzare che Maria non può essere intesa come la madre della divinità, né tantomeno madre della Trinità. Maria è la Madre di Gesù, cioè del Verbo eterno del Padre in Lei incarnatosi. Ecco che Maria risulta la collaboratrice del Padre che per mezzo dello Spirito Santo ha reso possibile l’Incarnazione dell’Unigenito. Di qui si spiegherebbe Maria l’intima e particolare relazione che Essa ha in relazione alla Trinità; Maria acquista ogni grado più elevato nella Chiesa in ragione anche di ciò. È Maria il “ponte” fra l’umanità di peccatori redenta in Cristo –per mezzo suo che ha schiacciato le sorti riscattando la progenie di Eva- e quella Divinità che in Lei ha albergato. Maria è perciò “avvocata nostra”… Myriam è Colei che è stata scelta per collaborare all’Incarnazione del Figlio di Dio –è la Madre- e perciò la chiamiamo col nome di « Madre di Dio » perché Gesù-Dio è nato da lei: « nato da donna » [Gal 4, 4]. Maria è madre nel senso più fisico, psicologico e spirituale: sa di contribuire con Dio offrendo il suo assenso libero e dando alla luce nell’amore il Verbo che è l’Amore. Maria non si presenta unicamente come la « genitrice », Essa è la madre che esercita la sua funzione, la sua posizione od il suo ruolo verso Dio e l’umanità in Lei redenta, la sua mandato materno –una vera missione- verso il Figlio si realizza mettendosi –in Lei preservata da ogni traccia di male- totalmente a disposizione del Padre in modo silenzioso e umile. Maria è la madre che vive per il figlio -con l’ansia-, nella compartecipazione alla missione di Lui fino alla morte e anche dopo la morte: Donna dell’Attesa, del venerdì e del Sabato Santo.

Maria è Colei che anche oggi è accanto a Lui nella gloria in Cielo presso il Padre.  Da tutto ciò deriva la sua grandezza e anche la sua forza: ha i suoi diritti materni d’essere amata, onorata, ascoltata; è motivo per noi di fiducia. Maria è stata scelta anche per essere collaboratrice nella missione di salvezza di Gesù, che dalla Croce la volle madre dell’umanità: « Donna, eccoil tuo figlio! […] Ecco tua madre! » [Gv 19, 26-27]. Alla Madre di Dio la Chiesa – che l’ha proclamata anche sua madre: « Madre della Chiesa » – va per conoscere Cristo, contando su di lei per essere portatrice di Salvezza ».

 

LA SANTA FAMIGLIA

LA SANTA FAMIGLIA dans immagini sacre holyfamilyofnazareth

http://www.rcsjw.org.uk/parishlife/Holy%20Family%20icon.html

Publié dans:immagini sacre |on 29 décembre, 2013 |Pas de commentaires »
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