Archive pour octobre, 2016

Festa di Tutti i Santi

Festa di Tutti i Santi dans immagini sacre la-toussaint

http://www.saintgab.com/?sermons=sermon-du-8-mars-2015

Publié dans:immagini sacre |on 31 octobre, 2016 |Pas de commentaires »

PERCHÉ GRANDE È LA VOSTRA RICOMPENSA NEI CIELI – OMELIA

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=38382

PERCHÉ GRANDE È LA VOSTRA RICOMPENSA NEI CIELI.

Movimento Apostolico – rito romano

Tutti i Santi (01/11/2016)

Gesù sale sul monte, cioè entra nel cuore di Dio, nel cuore di Dio porta anche i suoi discepoli, dal cuore di Dio dona la nuova legge, le Beatitudini. Esse però sono per l’uomo più incomprensibili dei geroglifici dell’antica scrittura. Anche se una persona è riuscita a decifrare qualcosa di esse, la sua decriptazione non serve a nessuno. Vale solo per essa. Ogni altro ha bisogno della sua personale interpretazione e della sua attuale, momentanea, odierna traduzione. Nessuno può leggerle per un altro e neanche le può vivere come le ha vissute o comprese un altro.
Maestro capace di interpretare i geroglifici delle Beatitudini, che le può decriptare, tradurre, adattarle ad ogni anima è lo Spirito Santo. Lui viene, legge ogni beatitudine e con saggezza eterna indica ad ogni cuore come viverle nell’attualità del tempo, nelle mutate circostanze storiche, nella variabilità dei luoghi, nelle situazioni concrete in cui esso verrà a trovarsi. Ogni beatitudine ogni giorno dallo Spirito Santo va letta e ogni giorno applicata all’anima secondo perfetta attualità, nel rispetto della purissima volontà di Dio, dal cui cuore esse sono sgorgate.
Come unico è il cuore, unica la vita, unico il carisma, unica la persona, così unica sarà la lettura e l’applicazione che lo Spirito del Signore farà per ogni anima. La storia attesta che nessuno di quanti sono stati condotti, guidati, ammaestrati dallo Spirito di Dio ha vissuto le Beatitudini uguale ad un altro. Attesta altresì che anche quanti hanno deciso di seguire le orme tracciate dal loro maestro umano, questo o quell’altro santo, ognuno ha vissuto, vive e vivrà le beatitudini donando ad esse sempre una modalità personale. L’imitazione nella forma è solo per quanti non sono condotti e guidati dallo Spirito Santo. Non vi è alcuna ripetizione nella vita secondo le Beatitudini.
Il primo che ha decriptato le Beatitudini è stato lo stesso Gesù, con il Discorso della Montagna. Esso però non risolse il nostro problema della quotidiana decriptazione. Al negativo esso è chiaro. Quando però si tratta di superare la giustizia degli scribi e dei farisei, allora solo lo Spirito di Dio può farci da maestro. Nessuno potrà da solo leggere, spiegare, applicare alla sua vita questa nuova legge di Gesù Signore. Essa è troppo alta da essere consegnata allo spirito dell’uomo e alla sua intelligenza. Troppo profonda perché vi si possa immergere lo sguardo. Troppo divina per essere spiegata da un cuore umano. Noi siamo fatti di terra e per di più di terra di peccato. Sempre dovrà essere invocato lo Spirito Santo perché illumini gli occhi a vedere il visibile per noi. La personalizzazione delle Beatitudini è la sua opera perenne.
Le Beatitudini non proibiscono qualcosa perché non la si faccia. Manifestano invece un nuovo modo di essere. Si tratta di una modalità senza modalità, di un limite senza limite, di un’opera senza alcuna opera, perché è l’essere stesso che è chiamato a vivere, ad esprimersi, manifestarsi, rivelarsi in tutto il suo nuovo splendore. Quali opere deve compiere il povero in spirito, il mite, quelli che sono nel pianto? Le Beatitudini portano l’uomo dal mondo della carne a quello dello spirito, dal mondo dell’uomo al mondo di Dio, dalla terra lo portano nel cielo. La vita nuova delle Beatitudini è vita che inizia ma che mai potrà giungere ad un termine, perché il termine è infinito. Le Beatitudini ci chiedono di essere perfetti in tutto come Dio è perfetto e misericordioso.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci miti e umili come Gesù.

First day of creation

First day of creation dans immagini sacre fff0de8538d64a1c355c33f263c9d9b1

https://it.pinterest.com/pin/489062840762421358/

Publié dans:immagini sacre |on 29 octobre, 2016 |Pas de commentaires »

BRANO BIBLICO SCELTO – 2 TESSALONICESI 1,11-2,2

http://www.nicodemo.net/NN/commenti_p.asp?commento=2%20Tessalonicesi%201,11%20-%202,2

BRANO BIBLICO SCELTO – 2 TESSALONICESI 1,11-2,2

Fratelli, 11 preghiamo di continuo per voi perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
2,1 Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, 2 di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.

COMMENTO
2 Tessalonicesi 1,11 – 2,2

Il ritardo della parusia
La lettera si apre con un prescritto (2Ts 1,1-2) a cui fa seguito il ringraziamento tipico delle lettere paoline (2Ts 1,3-12). A questo punto si situa il brano centrale riguardante la venuta del Signore (2,1-12). Vengono poi alcune esortazioni (2,13 – 3,15) e il postscritto (3,16-18). Il brano liturgico abbraccia i due versetti finali del ringraziamento iniziale e i due iniziali del brano centrale.
Nel ringraziamento epistolare (1,3-12) l’autore esprime la sua soddisfazione perché i destinatari sopportano coraggiosamente persecuzioni e tribolazioni, nella certezza che un giorno, al momento della venuta del Signore, le posizioni si riverseranno: i giusti saranno premiati e gli empi duramente puniti. Il linguaggio è quello dell’apocalittica giudaica. In chiusura, nel testo ripreso dalla liturgia, appare il motivo della supplica: «Per questo preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo» (1,11-12). Nella prospettiva della venuta di Cristo, giudice ultimo, si fa opportuna l’intercessione per i destinatari. Non basta la loro buona volontà, si richiede che Dio stesso li renda degni della sua chiamata e sostenga i loro sforzi, affinché possano attuare i desideri di bene a cui li spinge la loro fede. Il sostegno della grazia di Dio e di Cristo è necessario ai credenti perché il nome di Cristo, cioè Cristo stesso, sia glorificato in loro ed essi possano partecipare alla glorificazione del Signore Gesù Cristo.
Con 2,1 inizia il brano più importante della lettera, nel quale l’autore intende correggere le attese escatologiche della comunità: «Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente» (2,1-2). Lo scopo esortativo appare subito in apertura: «Vi preghiamo … ». Il tema di questa esortazione è quello della «venuta» (parousia) del Signore e della nostra riunione (episynagôgê) con lui (v. 1). I tessalonicesi non devono lasciarsi portare fuori strada da nessuna «ispirazione» (pneuma, spirito), «parola» (logos) o «lettera» (epistolê) fatte passare come sue, in base alle quali si afferma che il giorno del Signore, cioè cioè l’avvenimento glorioso della sua venuta finale, sia «imminente» (enestêken, ormai incombente) (v. 2). Di fronte all’entusiasmo sognatore di alcuni è urgente richiamare tutti alla realtà del presente e alle responsabilità concrete di ciascuno. Indirettamente però il brano corregge anche la prospettiva escatologica della Prima lettera ai Tessalonicesi che accentuava l’imminenza della venuta futura di Cristo. È interessante che al momento della stesura della lettera venivano fatti circolare detti e lettere attribuiti falsamente all’apostolo. Anche questa è probabilmente una lettera non scritta da Paolo, ma l’autore pensa di rappresentare il genuino pensiero dell’apostolo.
Termina qui il testo liturgico. Nel seguito del brano si afferma che prima della fine dovrà manifestarsi «l’uomo iniquo, il figlio della perdizione», il quale farà di tutto per mettersi al posto di Dio (2,3-4; cfr. Dn 11,36-39). Sebbene il mistero dell’iniquità sia già in atto, la manifestazione dell’uomo iniquo però è ancora lontana, perché è impedita da un misterioso ostacolo (2,6-8). Quando esso sarà tolto di mezzo l’uomo iniquo si manifesterà, ma sarà subito eliminato dal Signore Gesù nel momento stesso della sua venuta. Circa l’identità di questo ostacolo sono state fatte le ipotesi più diverse: alcuni vi hanno visto l’impero romano, altri la preghiera della Chiesa, altri ancora un decreto divino, oppure lo Spirito Santo, o l’arcangelo Michele oppure infine la predicazione del vangelo. Nessuna di tali ipotesi si è dimostrata pienamente soddisfacente: perciò si può supporre che l’ostacolo non sia altro che la volontà divina che governa le vicende di questo mondo.

Linee interpretative
Nel periodo successivo alla scomparsa di Paolo le comunità che si rifacevano alla sua predicazione hanno dovuto affrontar situazioni nuove, che l’apostolo non aveva personalmente preso in considerazione. Nel tentativo di trovare una soluzione la “scuola paolina” ha selezionando, tra i tanti tentativi di elaborare anche in forma di lettera il messaggio di Paolo, quelli che sembravano più coerenti con il suo insegnamento.
L’attesa impaziente della venuta imminente del Signore aveva provocato numerosi problemi nella vita delle comunità. Senza dubbio l’effetto più grave era quello di un disimpegno a tutti i livelli, soprattutto nella vita sociale, dove si manifestava un parassitismo sostenuto anche da tensioni tipiche della società di allora. In questo contesto era dunque necessario riprendere l’insegnamento di Paolo per mostrare che in esso non era contenuta la dimensione specifica di imminenza che tanti vi leggevano. La stesura in nome di Paolo di una lettera che portasse le sue indicazioni per risolvere il problema era lo strumento più facile da usare. Da questa preoccupazione ha origine la seconda lettera ai Tessalonicesi.
L’autore, che si presenta come l’apostolo Paolo, non entra in discussione sui temi specifici delle attese dei cristiani, ma afferma che le sofferenze e i disastri attuali non devono essere visti come segno di una fine imminente. Quando questo momento verrà, non sarà difficile rendersene conto. Per ora era importante affrontare la crisi senza fughe in avanti, senza dare spazio a illusioni che potevano tagliare le gambe alla comunità. Perciò l’autore, proprio dicendo qualcosa che non collima con l’insegnamento esplicito dell’apostolo, è sicuro di essere fedele al suo pensiero. Questo intervento mantiene in vigore l’attesa apocalittica, anzi la rinforza, mettendo in discussione solo l’aspetto di imminenza. Tuttavia concorre a far sì che la prospettiva escatologica venga meno, offuscando anche l’attesa del regno di Dio così fortemente inculcata da Gesù e con essa l’impegno per un mondo migliore.

Zachee and Jesus

795b49a187317859b2a1ae59bead78eb

 

https://it.pinterest.com/jannekebos0034/zache%C3%BCs/

Publié dans:immagini sacre |on 28 octobre, 2016 |Pas de commentaires »

OMELIA (30-10-2016) – QUANDO GESÙ SI AUTOINVITA ALLA NOSTRA TAVOLA

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20161030.shtml

OMELIA (30-10-2016) – QUANDO GESÙ SI AUTOINVITA ALLA NOSTRA TAVOLA

padre Ermes Ronchi

Gesù passando alzò lo sguardo. Zaccheo cerca di vedere Gesù e scopre di essere guardato. Il cercatore si accorge di essere cercato: Zaccheo, scendi, oggi devo fermarmi a casa tua. Il nome proprio, prima di tutto. La misericordia è tenerezza che chiama ognuno per nome.
Non dice: Zaccheo, scendi e cambia vita; scendi e andiamo a pregare… Se avesse detto così, non sarebbe successo nulla: quelle parole Zaccheo le aveva già sentite da tutti i pii farisei della città. Zaccheo prima incontra, poi si converte.
Da Gesù nessuna richiesta di confessare o espiare il peccato, come del resto non accade mai nel Vangelo; quello che Gesù dichiara è il suo bisogno di stare con lui: « devo venire a casa tua. Devo, lo desidero, ho bisogno di entrare nel tuo mondo. Non ti voglio portare nel mio mondo, come un qualsiasi predicatore fondamentalista; voglio entrare io nel tuo, parlare con il tuo linguaggio piano e semplice ».
E non pone nessuna condizione all’incontro, perché la misericordia fa così: previene, anticipa, precede. Non pone nessuna clausola, apre sentieri, insegna respiri e orizzonti. È lo scandalo della misericordia incondizionata.
Devo venire a casa tua. Ma poi non basta. Non solo a casa tua, ma alla tua tavola. La tavola che è il luogo dell’amicizia, dove si fa e di rifà la vita, dove ci si nutre gli uni degli altri, dove l’amicizia si rallegra di sguardi e si rafforza di intese; che stabilisce legami, unisce i commensali…
Quelle tavole attorno alle quali Gesù riunisce i peccatori sono lo specchio e la frontiera avanzata del suo programma messianico.
Dio alla mia tavola, come un familiare, intimo come una persona cara, un Dio alla portata di tutti.
Ecco il metodo sconcertante di Gesù: cambia i peccatori mangiando con loro, cioè condividendo cibo e vita; non cala prediche dall’alto del pulpito, ma si ferma ad altezza di occhi, a millimetro di sguardi. Ammonisce senza averne l’aria, con la sorpresa dell’amicizia, che ripara le vite in frantumi.
Zaccheo reagisce alla presenza di Gesù cambiando segno alla sua vita, facendo quello che il maestro non gli aveva neppure chiesto, facendo più di quello che la Legge imponeva: ecco qui, Signore, la metà dei miei beni per i poveri; e se ho rubato, restituisco quattro volte tanto.
Qual è il motore di questa trasformazione? Lo sbalordimento per la misericordia, una impensata, immeritata, non richiesta misericordia; lo stupore per l’amicizia. Gesù non ha elencato gli errori di Zaccheo, non l’ha giudicato, non ha puntato il dito. Ha offerto se stesso in amicizia, gli ha dato credito, un credito totale e immeritato.
Il peccatore si scopre amato. Amato senza meriti, senza un perché. Semplicemente amato. E allora rinasce.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 28 octobre, 2016 |Pas de commentaires »

REVELATION 22_01-ALPHA AND OMEGA

REVELATION 22_01-ALPHA AND OMEGA dans immagini sacre 11%20ENLUMINURE%20BEATUS%20POUR%20FERDINANDALPHA%20ET%20OMEGA

http://www.artbible.net/2NT/REVELATION%2022_01-ALPHA%20AND%20OMEGA%20…%20APOCALYPSE%2022/slides/11%20ENLUMINURE%20BEATUS%20POUR%20FERDINANDALPHA%20ET%20OMEGA.html

Publié dans:immagini sacre |on 27 octobre, 2016 |Pas de commentaires »
123456

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01