Archive pour la catégorie 'CHIESA CATTOLICA: ALTRI RITI'

I MARONITI

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(mi sto interessando ai riti e alle chiese del Nord Africa, in particolare del Libano…[a Chiesa maronita è una chiesa cattolica sui iuris, perché, nell’ambito della Chiesa cattolica, mantiene riti e liturgia derivanti dalla tradizione siro-antiochena.wiki])

I MARONITI 

Sono cristiani di origine siriana, e prendono il loro nome da Marone, Santo eremita vissuto nel quinto secolo. Non abbiamo molte notizie sulla vita di questo grande Santo sappiamo con certezza che era un anacoreta ed è vissuto in Siria probabilmente nella regione di Apamea (oggi At al-Madiq). Egli fuggiva il mondo e quindi decise di vivere sulla montagna all’addiaccio nelle rovine di una antico tempio pagano. Il Signore oltre alla grazia, gli aveva accordato il dono delle guarigioni ed egli  si prodigò sempre durante la sua vita a curare con le sue preghiere non solo il corpo ma anche l’anima dei fedeli che si recavano nel suo eremo. Alla morte avvenuta forse nel 410 si accese una disputa fra gli abitanti del luogo per il possesso del suo corpo e questa fu vinta da quelli del villaggio più grande ed essi per onorare la preziosa reliquia costruirono una chiesa molto bella e sontuosa. Probabilmente intorno a quella chiesa, fu eretto successivamente un monastero dedicato a San Marone che diventò il più importante della Siria. Fu distrutto dalle scorrerie degli arabi intorno al X sec. e di esso ne è rimasta nessuna traccia. La testa di San Marone è conservata in Italia nella cattedrale di Foligno.
I discepoli di San Marone fedelissimi all’ ortodossia della Chiesa cattolica erano molto stimati dai fedeli che da ogni parte accorrevano presso i loro monasteri per porsi sotto la loro protezione e dividerne la onorifica denominazione di « Maroniti ». Attorno ad essi nacque il primo nucleo della Chiesa e del popolo maronita.
I Maroniti erano diffusi in Siria, quando in seguito alla dominazione araba (626-750) furono costretti ad abbandonare quel Paese per trovare rifugio nelle montagne del Libano allora praticamente disabitate. In questo periodo i monaci, e i vescovi decisero di eleggersi un Patriarca che oltre ad averne la direzione spirituale possedeva anche dei poteri temporali gli erano stati assegnati dagli Arabi, dai Crociati, dai Mamelucchi e dagli Ottomani. Anche per questo la storia, del Libano si intreccia con quella dei Maroniti che nel Patriarca hanno sempre visto oltre che il difensore della Fede anche quello della giustizia e della libertà del suo popolo.
Con l’arrivo dei Crociati nel 1098, per i Maroniti cominciò una nuova epoca. Essi li aiutarono a consolidarne la conquista e furono ripresi i contatti con la Chiesa latina interrotti in seguito alla dominazione Araba e fu rinsaldata la loro fedeltà alla Chiesa di Roma. Tutto questo durò fino al 1244 con la caduta di Gerusalemme.
Dal 1291 al 1516 la Siria e il Libano passarono sotto la dominazione dei Mamelucchi e in seguito sotto la dominazione Ottomana, e cessò ogni contatto con l’occidente, ma nonostante questo i Maroniti godettero di un periodo di relativa tranquillità, prosperità e pace. La pace durò fra alterne vicende, praticamente fino al 1860, quando i drusi sobillati dai Turchi preoccupati della relativa autonomia dei maroniti, li massacrarono.
Si parla di più di ventimila morti e di fronte a tali atrocità su richiesta di Papa Pio IX sollecitato da Patriarca Maronita, intervennero le potenze europee e cioè, la Francia, l’Inghilterra, la Russia e l’Austria che organizzarono una spedizione militare e nel 1861 fu dato ai Maroniti un nuovo statuto che resse fino alla prima guerra mondiale (1914-1918).
Il Libano sarebbe stato governato da un Presidente cristiano, nominato dai turchi e con l’assenso delle potenze europee.
Dopo la prima guerra mondiale il Patriarca Maronita Elias Hoyek sostenne al Congresso di Versailles l’indipendenza del Libano e il 31 agosto 1920 la Francia e l’Inghilterra ne dichiararono il riconoscimento come stato indipendente denominato « Grande Libano » ubicato all’interno delle sue frontiere storiche e geografiche. Da questo momento la sovranità delle grandi potenze diventa soltanto teorica. Il 26 maggio 1926 « Il Grande Libano » si trasforma in Repubblica Libanese, viene promulgata la costituzione adottando un regime parlamentare.
Nel 1944 cessa il mandato Franco-britannico sul Libano e questi ottiene la piena indipendenza.
Attualmente il Libano la cui capitale è Beriut conta circa 3.200.000 abitanti e di questi circa la metà è di religione cristiana e l’altra metà di religione mussulmana..

Publié dans:CHIESA CATTOLICA: ALTRI RITI |on 23 octobre, 2012 |Pas de commentaires »

Beati gli agnelli il cui pastore è divenuto per loro pastura

dal sito:

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/commenti/2010/004q01b1.html

DA: L’OSSERVATORE ROMANO DEL 6 GENNAIO 2010

La festa dell’Epifania nella tradizione siro-occidentale

Beati gli agnelli il cui pastore è divenuto per loro pastura

di Manuel Nin

La tradizione liturgica siro-occidentale celebra l’Epifania del Signore come festa della piena manifestazione del Verbo di Dio, che avviene nel suo battesimo nel Giordano da parte di Giovanni Battista. Con la festa del 6 gennaio inizia il periodo liturgico chiamato Denha (« manifestazione »), che si protrae per diverse settimane fino al Digiuno dei Niniviti, cioè l’inizio della Pre-Quaresima. I testi liturgici sottolineano la nuova nascita del cristiano in Cristo mediante il battesimo e le nozze della Chiesa con il Signore.
Diversi inni attribuiti a sant’Efrem scandiscono l’ufficiatura notturna e le due figure centrali della scena evangelica del battesimo, Cristo e Giovanni, sono messe in primo piano a contrasto: « Il Verbo inviò la voce come araldo e disse: Sono una voce ma non il Verbo. Sono una lucerna, ma non la luce. Sono una stella che si leva prima del sole di giustizia ».

I testi contemplano il battesimo di Cristo e quello dei cristiani. Per mezzo dell’acqua, dell’olio e dell’eucaristia i battezzati sono inseriti nella vita in Cristo: « L’olio del mite e dell’umile fa i duri simili al suo Signore. Ecco l’olio segna e fa dei lupi un gregge di pecore. E i popoli, che fuggivano lontano dal bastone (di Mosè), si sono ora rifugiati nella croce. Nel deserto le folle erano simili a pecore prive di pastura. Beati voi, agnelli innocenti di Cristo, fatti degni del Corpo e del Sangue: ecco, il pastore stesso è divenuto per voi pastura ».
In altri inni Efrem descrive i momenti del battesimo cristiano, a cominciare dalla discesa dello Spirito Santo: « Si mosse dall’alto lo Spirito e santificò le acque con il suo volteggiamento; è disceso e ha preso dimora su tutti coloro che sono stati generati dalle acque ». La discesa dello Spirito santifica le acque umili del Giordano, non quelle potenti del cielo o dei mari: « Le acque del cielo sono invidiose, per non aver meritato di essere luogo del tuo bagno. Soltanto le acque del battesimo sono capaci di perdono. Potenti i mari per le loro acque, ma troppo deboli per perdonare ».
Per Efrem la discesa dello Spirito Santo sulle acque rinnova, santifica e ricrea tutta la Chiesa: « In principio lo spirito volteggiante volteggiò sulle acque. Esse concepirono e generarono draghi, pesci ed uccelli. Lo Spirito Santo ha volteggiato sulle acque del battesimo e ha generato come aquile, vergini e principi; come pesci, continenti ed intercessori. E come draghi? Gli astuti diventati innocenti come colombe ».

Il ruolo dei sacerdoti nel battesimo viene paragonato da Efrem a quello dei muratori: « Una dimora di terra, quando va in rovina, la si può mettere a nuovo grazie all’acqua. Il corpo di Adamo fatto di terra, andato in rovina, fu messo a nuovo con acqua. Ecco i sacerdoti, come dei costruttori, hanno rinnovato da capo i vostri corpi ».
Una grande consacrazione delle acque ha luogo anche nella tradizione siro-occidentale, durante l’ufficiatura notturna oppure all’inizio della liturgia eucaristica. Un catino con dell’acqua coperto con un velo bianco viene portato in processione da un diacono, anch’egli velato al centro della chiesa, a simboleggiare Giovanni che va incontro a Cristo per battezzarlo, oppure come l’ »amico dello sposo » che conduce la Chiesa e l’umanità verso le nozze con Cristo.
Diverse letture dell’Antico e del Nuovo Testamento precedono le tre grandi preghiere di consacrazione dell’acqua, e la terza è introdotta con le stesse formule dell’introduzione all’anafora eucaristica: « Stiamo con devozione, stiamo con timore e purezza attenti ». Durante questa preghiera il celebrante segna nove volte l’acqua con la croce, come viene fatto anche sulle specie eucaristiche nell’anafora. Recitate le tre preghiere, il sacerdote immerge la croce manuale nell’acqua e ne fa l’ostensione assieme al catino dell’acqua verso i quattro punti cardinali in segno di benedizione.
Nei testi della consacrazione è sottolineato in primo luogo il battesimo di Cristo: « Il Figlio chiamò il suo servo Giovanni, che si avvicinò e mise la sua mano destra sul capo di Colui che l’aveva creato: Cosa potrò dire, come potrò io battezzarti, mio Signore? Se dico: nel nome del Padre, ecco tu sei nel tuo Padre. Se dico: nel nome del Figlio, ecco tu sei questo Figlio amato. E se dico: nel nome dello Spirito, questo Spirito è con te e riceve da te ».

Il secondo aspetto della consacrazione è quello delle nozze di Cristo e della Chiesa: « Il Figlio che ha creato tutta la creazione, è stato battezzato ed è salito dalle acque. Giovanni chiama la Chiesa e gli dice: Ecco il tuo Sposo. La Chiesa corre, si prosterna e lo adora. Presso il fiume stava il re Davide, finché la sposa fu lavata e risalì dalle acque, e per essa lui canta: « Dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, perché il re si rallegra dalla tua bellezza ». La Chiesa, santa e povera, diventa ricca. Ecco essa diventa regina ».

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