Archive pour la catégorie 'QUARESIMA 2019'

«CAMMINATE, NELLA CARITÀ!» (EF 5,2).

http://www.atma-o-jibon.org/italiano10/parola_ago15.htm

«CAMMINATE, NELLA CARITÀ!» (EF 5,2).

In questa “Parola”, è racchiusa tutta l’etica Cristiana! L’agire umano, se vuole essere come Dio l’ha pensato, quando ci ha creati, e, quindi, autenticamente umano, deve essere animato dall’amore… Il cammino – metafora, della vita – , per giungere alla sua meta, deve essere guidato dall’amore, compendio di tutta la legge!
L’Apostolo Paolo rivolge questa esortazione ai Cristiani di Efeso, come conclusione, e sintesi, di quanto ha appena scritto loro, sul modo di vivere Cristiano: passare, dall’uomo vecchio, all’uomo nuovo, essere veri, e sinceri, gli uni con gli altri, non rubare, sapersi perdonare, operare il bene…, in una parola: “Camminare, nella carità”!
Converrà leggere, per intero, la frase, da cui è tratta la “Parola” incisiva, che ci accompagnerà, per tutto il mese: «Fatevi, dunque, imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate, nella carità, nel modo in cui, anche Cristo, ci ha amato, e ha dato se stesso, per noi, offrendosi a Dio, in sacrificio di soave odore!».
Paolo è convinto che ogni nostro comportamento deve avere, come modello, quello di Dio… Se l’amore è il segno distintivo di Dio, deve esserlo anche dei suoi figli: in questo, essi devono imitarlo!
Ma, come possiamo conoscere, l’amore di Dio? Per Paolo, è chiarissimo: esso si rivela, in Gesù, che mostra come, e quanto, Dio ama! L’Apostolo lo ha sperimentato, in prima persona: «Mi ha amato, e ha consegnato se stesso, per me!» (“Gal 2,20”), ed, ora, lo rivela, a tutti, perché diventi l’esperienza, dell’intera comunità!

«Camminate, nella carità!».
Qual è, la misura, dell’amore di Gesù, sul quale va modellato il nostro amore?
Esso, lo sappiamo, non ha confini: non pone preclusioni, o preferenze di persone! Gesù è morto per tutti, anche per i suoi nemici, per chi lo stava crocifiggendo, proprio come il Padre che, nel suo amore universale, fa splendere il sole, e fa scendere la pioggia su tutti: buoni, e cattivi, peccatori, e giusti… Ha saputo prendersi cura, soprattutto, dei piccoli, e dei poveri, degli ammalati, e degli esclusi; ha amato, con intensità, gli amici; è stato, particolarmente vicino, ai Discepoli… Il suo amore non si è risparmiato, giungendo fino al punto estremo, di donare la vita!
Ed, ora, chiama tutti a condividere il suo stesso amore: ad amare, come lui ha amato!
Può farci paura, questa chiamata, perché troppo esigente… Come possiamo essere, imitatori di Dio, che ama tutti, sempre, per primo! Come amare, con la misura dell’amore, di Gesù? Come essere, “nella carità”, così come ci viene richiesto, dalla “Parola di Vita”?
È possibile, soltanto se, prima, abbiamo fatto, noi stessi, l’esperienza di essere amati… Nella frase: “Camminate, nella carità, nel modo, in cui, anche Cristo, ci ha amato!”, l’espressione: “Nel modo, in cui…”, può essere tradotta anche con: “Perché…”.

«Camminate, nella carità!».
Camminare, qui, equivale ad agire, a comportarsi: come a dire che, ogni nostra azione, deve essere ispirata, e mossa, dall’amore… Ma, forse, non a caso, Paolo impiega questa parola dinamica, per ricordarci che amare si impara, che c’è tutta una strada da percorrere, per raggiungere la larghezza, del cuore di Dio!
Egli usa anche altre immagini, per indicare la necessità del progresso costante, quale la crescita che, da neonati, conduce fino all’età adulta (cfr. “1 Cor 3,1-2”), lo sviluppo di una piantagione, la costruzione di un edificio: la corsa, nello stadio, per la conquista del premio (cfr. “1 Cor 9,24”)…
Non siamo, mai, degli arrivati! Ci vuole tempo, e costanza, per giungere alla meta, senza arrendersi, davanti alle difficoltà, senza mai lasciarci scoraggiare, dai fallimenti, e dagli sbagli: pronti, sempre, a ricominciare, senza rassegnarsi alla mediocrità!
Agostino d’Ippona, forse pensando al suo sofferto cammino, scriveva, in proposito: «Ti riesca sempre sgradito ciò, che sei, se vuoi giungere a ciò, che non sei, ancora! Infatti, là, dove ti senti bene, ti fermi; e dici, addirittura: “Basta, così!”, e, così, sprofondi… Aggiungi, continuamente, cammina, sempre, procedi, in avanti, di continuo: non fermarti, lungo il cammino, non voltarti, non deviare! Resta indietro, chi non avanza!».
«Camminate, nella carità!».
Come procedere, più celermente, nel cammino, dell’amore?
Poiché l’invito è rivolto, a tutta la comunità: – “Camminate!” – , sarà utile aiutarsi, reciprocamente… È, infatti, triste, e difficile, intraprendere un viaggio, da soli.
Potremmo iniziare, col trovare l’occasione, per ridirci, ancora una volta, tra noi – con gli amici, i famigliari, i membri della stessa Comunità Cristiana… – , la volontà di camminare, insieme!
Potremmo condividere le esperienze positive, su come abbiamo amato, in modo da imparare, gli uni dagli altri…
Possiamo confidare, a chi può comprenderci, gli sbagli commessi, e le deviazioni, dal cammino, in modo da correggerci!
Anche la preghiera, fatta insieme, potrà darci luce, e forza, per andare avanti…
Uniti, tra noi, e con Gesù, in mezzo a noi – la Via! – , percorreremo, fino in fondo, il nostro “Santo Viaggio”; semineremo amore, attorno a noi, e raggiungeremo la meta: l’Amore!

Fabio Ciardi

Publié dans:QUARESIMA 2019 |on 14 mars, 2019 |Pas de commentaires »

IL SEGRETO DELLA PACE INTERIORE San Bernardo *

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IL SEGRETO DELLA PACE INTERIORE

San Bernardo *

San Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni più tardi, divenne il primo abate di Chiaravalle. I doni della natura e della grazia hanno dotato questo letterato, questo teologo e questo mistico di un fascino particolarissimo. La sua opera resta ancor oggi di vasta portata. Nei suoi sermoni sul Cantico dei Cantici, egli dà libero sfogo, con arte consumata, al frutto di una lunga esperienza spirituale.

Colui che procede guidato dallo Spirito Santo non rimane costantemente nel medesimo stato e non sempre progredisce con la stessa facilità. Il cammino dell’uomo non appartiene all’uomo ma dipende dall’iniziativa dello Spirito Santo, sua guida, che a suo piaci mento gli concede di dimenticare ciò che è passato e di andare avanti, ora con lentezza, ora con slancio. Penso che, se fate attenzione, la vostra esperienza interiore confermerà quanto sto per dire.
Se ti senti preda del torpore dell’angoscia o del disgusto, non devi malgrado ciò perdere la fiducia, né devi abbandonare il piano studiato per la tua vita spirituale. Piuttosto devi cercare la mano di colui che è il tuo aiuto. Imploralo che ti attiri a sé (cf. Canto 1, 3), fino al momento in cui, attratto dalla grazia, tu non ritrovi la rapidità e la gioia della tua corsa. Allora potrai dire: Correrò per la via dei tuoi comandi; se mi allarghi il cuore (Sal. 118, 32). Fino a che là è la grazia, rallegratene; ma non devi credere di possedere questo dono di Dio per diritto ereditario, come se ti fosse stata data l’assicurazione di non doverlo perdere mai. Altrimenti, solo che Dio allontani un po’ la sua mano e ritiri il suo dono, perderai il coraggio e cadrai in una tristezza eccessiva. Quand’anche fossi appagato, non esclam1:lre: Nulla mai mi farà vacillare, per non dover poi dire nel pianto il seguito del salmo: Tu hai distolto da me il tuo volto, e sono sprofondato (Sal. 29, 7-8). Piuttosto, se sei saggio, dovrai farti premura di seguire il consiglio della Sapienza. Nel tempo della sventura, non dimenticare i momenti di felicità, e nel tempo della prosperità non dimenticare i giorni di sfortuna (cf. Ecclesiastico 11, 27).
Così, il giorno in cui ti senti forte, non adagiarti in uno stato di sicurezza, ma grida verso Dio col profeta: Quando le forze mi verranno meno, non mi abbandonare (Sal. 70, 9). Nel momento della prova, ripeti a te stesso per prendere coraggio: Attirami dietro a te, Signore; corriamo all’aroma dei tuoi profumi (Cant. 1, 3). Così la speranza non ti verrà meno nel momento della sventura, né la prudenza nel giorno della gioia. Nel bel mezzo dei successi e dei fallimenti di questi tempi instabili, la tua anima conserverà, ad immagine dell’eternità, un costante equilibrio. Tu benedirai il Signore in tutti i tempi e così al centro di un mondo vacillante, tu troverai la pace, una pace per così dire incrollabile; comincerai a rinnovarti ed a riformarti a immagine e somiglianza di un Dio la cui serenità dura in eterno.

* Sermone 21 sul Cantico, 4-6. Testo latino in J. Leclerq «S. Bernardi Opera»; vol. 1. Edit. Cister. Roma, 1957 – pp. 124-125.

 

Publié dans:QUARESIMA 2019 |on 13 mars, 2019 |Pas de commentaires »

ITINERARIO QUARESIMALE IN COMPAGNIA DEI SANTI

https://www.tuttavia.eu/2017/03/16/itinerario-quaresimale-in-compagnia-dei-santi/

ITINERARIO QUARESIMALE IN COMPAGNIA DEI SANTI

Michelangelo Nasca

«Vogliamo chiedere a Dio la grazia di poter contemplare il volto dei Santi senza fare l’errore o il peccato di proiettare sul loro volto le nostre preoccupazioni, il nostro modo di vedere le cose, la nostra sensibilità o perfino i nostri sentimentalismi. Dobbiamo invece lasciare che dal loro volto emani proprio quella luce che essi devono e vogliono riflettere» (P. Antonio Maria Sicari).
Con questa breve nota introduttiva, trentacinque anni fa, nasceva a Brescia l’esperienza dei “Ritratti di Santi”, un particolare “itinerario quaresimale” pensato – in preparazione della Pasqua – per imparare a contemplare il volto dei santi, la loro vocazione e la loro missione nella Chiesa e nel mondo; un’inedita e singolare iniziativa ecclesiale destinata a diventare uno dei punti fermi della storia del Movimento Ecclesiale Carmelitano.
I Santi sono nella Chiesa la manifestazione evidente della presenza e del volto di Dio, «in loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo regno verso il quale… siamo potentemente attirati» (Lumen Gentium, 50). Quello del santo è un volto completamente trasfigurato dalla Grazia divina. «Al pari del volto di un bambino – dichiarava P. Aldino Cazzago, direttore della rivista teologica “Communio” – nel quale i tratti somatici di un genitore sono particolarmente accentuati, in quello del santo i lineamenti del volto di Cristo hanno trovato una nuova modalità di espressione».
La testimonianza di vita cristiana trasmessaci dai Santi, vissuta con sincerità e disponibilità nella sequela Christi, è oggi per noi un’importante risorsa di fede, una «via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità» (Lumen Gentium, 50).
Santo è colui che permette a Dio di diventare la sua unica ragione di vita, che è capace di rispondere generosamente e liberamente ai bisogni dell’Amore, che è disponibile ad orientare e a coinvolgere ogni istante della propria vita a vantaggio degli altri. Il grande teologo svizzero, H.U. von Balthasar, a tal proposito scriveva: «Ogni uomo che si lascia espropriare da Dio e dal suo incarico è una pietra d’angolo di comunione, uno spazio in cui gli altri possono prosperare, crescere e procurarsi materiale per costruire se stessi. Ogni santo è essenzialmente tale non per se stesso, ma per Dio e per i fratelli».
Il richiamo alla santità negli ultimi anni della storia della Chiesa è divenuto sempre più pressante. L’ultimo Concilio Ecumenico ne ha, infatti, voluto sottolineare l’importanza dedicando il quinto capitolo della Lumen Gentium all’universale vocazione alla santità. Ogni battezzato non può sentirsi escluso da questo esigente richiamo. Non si tratta di una scontata e semplice esortazione morale, ma – sottolineava Giovanni Paolo II in Christifideles Laici, 16 – di un’insopprimibile esigenza del mistero della chiesa; e ancora: «Il santo è la testimonianza più splendida della dignità conferita al discepolo di Cristo».
Tutti nella chiesa siamo, infatti, chiamati alla santità, ciascuno nei vari generi di vita e nei vari uffici, con compiti che sono propri secondo la realtà vocazionale abbracciata dal singolo fedele.
«La santità – rispondeva Madre Teresa di Calcutta a chi le chiedeva di parlare della sua santità – è una necessità della vita e spiega che non si tratta di un lusso per pochi, come quelli che scelgono di condurre una vita religiosa, ma «è un semplice dovere di tutti. La santità è per tutti».
L’itinerario quaresimale “Ritratti di Santi” – che prende nome dalla raccolta di biografie di santi curata dal teologo carmelitano P. Antonio Maria Sicari – è una proposta che il Movimento Ecclesiale Carmelitano (di cui Sicari è fondatore) rivolge a tutti, durante il tempo di quaresima. In ciascuna delle cinque settimane che precedono la Pasqua – accompagnate dall’esecuzione di brani di musica sacra – viene proposta una lettura-meditazione corrispondente alla vita di un santo. Quest’anno – con il patrocinio dell’Ufficio della Pastorale della Cultura e dell’Educazione dell’Arcidiocesi di Palermo – l’Itinerario quaresimale sarà proposto nella Parrocchia San Basilio Magno (Via F. Paruta, 10) alle ore 20:45. Nel programma, il racconto di santità del Servo di Dio Salvo D’Acquisto (9 marzo), San Tommaso D’Aquino (16 marzo), Beato Clemente Vismara (22 marzo), Serva di Dio Elisabetta Leseur (29 marzo), i Sacri Cuori di Gesù e di Maria (6 aprile)
Oggi più che mai percepiamo l’urgenza di rimanere ancorati a questo particolare itinerario di fede e di grazia indicato dai Santi, proprio oggi che – affermava Giovanni Paolo II – è diventato necessario riproporre a tutti con convinzione una «misura alta» della vita cristiana ordinaria, orientando tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane verso questa direzione. «Una vera e propria pedagogia della santità, – precisava Wojtyla – che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone»; un modello di comunità cristiane destinate a diventare autentiche «scuole» di preghiera (Cfr. Novo millennio ineunte, 31-33).
«Ma non capite – costatava il giovane Renzo rivolgendosi a Lucia – che, quando è un santo che parla, è il Signore che lo fa parlare?».

Publié dans:QUARESIMA 2019 |on 11 mars, 2019 |Pas de commentaires »

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (10/03/2019)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45349

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (10/03/2019)

Dal deserto al giardino, cammino verso la vita
padre Ermes Ronchi

Dal deserto al giardino: dal deserto di pietre e tentazioni al giardino del sepolcro vuoto, fresco e risplendente nell’alba, mentre fuori è primavera: è questo il percorso della Quaresima. Non penitenziale, quindi, ma vitale. Dalle ceneri sul capo, alla luce che «fa risplendere la vita» (2Tm 1,10). Deserto e giardino sono immagini bibliche che accompagnano la storia e i sogni di Israele, che contengono un progetto di salvezza integrale che avvolgerà e trasfigurerà ogni cosa esistente, umanità e creature tutte, che insieme compongono l’arazzo della creazione.
Con la Quaresima non ci avviamo lungo un percorso di penitenza, ma di immensa comunione; non di sacrifici ma di germogli. L’uomo non è polvere o cenere, ma figlio di Dio e simile a un angelo (Eb 2,7) e la cenere posta sul capo non è segno di tristezza ma di nuovo inizio: la ripartenza della creazione e della fecondità, sempre e comunque, anche partendo dal quasi niente che rimane fra le mani. Le tentazioni di Gesù nel deserto costituiscono la prova cui è sottoposto il suo progetto di mondo e di uomo, il suo modello di Messia, inedito e stravolgente, e il suo stesso Dio.
La tentazione è sempre una scelta tra due amori. Di’ a questa pietra che diventi pane. Trasforma le cose in beni di consumo, riduci a merce anche i sassi, tutto metti a servizio del profitto. Le parole del Nemico disegnano in filigrana un essere umano che può a suo piacimento usare e abusare di tutto ciò che esiste. E così facendo, distrugge anziché «coltivare e custodire» (Gen 2,15). Ognuno tentato di ridurre i sogni a denaro, di trasformare tutto, anche la terra e la bellezza, in cose da consumare. Ti darò tutto il potere, tutto sarà tuo. Il paradigma del potere che ha sedotto e distrutto regni e persone, falsi messia e nuovi profeti, è messo davanti a Gesù come il massimo dei sogni.
Ma Gesù non vuole potere su nessuno, lui è mendicante d’amore. E chi diventa come lui non si inginocchierà davanti a nessuno, eppure sarà servitore di tutti. Buttati giù, e Dio manderà i suoi angeli a portarti. Mostra a tutti un Dio immaginario che smonta e rimonta la natura e le sue leggi, a piacimento, come fosse il suo giocattolo; che è una assicurazione contro gli infortuni della vita, che salva da ogni problema, che ti protegge dalla fatica di avanzare passo passo, e talvolta nel buio. Gesù risponde che non gli angeli, ma «la Parola opera in voi che credete» (1Ts 2,13).
Che Dio interviene con il miracolo umile e tenace della sua Parola: lampada ai miei passi; pane alla mia fame; mutazione delle radici del cuore perché germoglino relazioni nuove con me stesso e con il creato, con gli altri e con Dio.

Publié dans:QUARESIMA 2019 |on 9 mars, 2019 |Pas de commentaires »

IL SENSO DEL DESERTO E DEL SILENZIO (QUARESIMALE)

https://www.theologhia.com/2017/03/il-senso-del-deserto-e-del-silenzio.html

IL SENSO DEL DESERTO E DEL SILENZIO (QUARESIMALE)

ROBERT CHEAIB

Inizia la Quaresima. Tempo di digiuno, di distacco, di silenzio, di ascolto e di deserto. In questo estratto da Oltre la morte di Dio. La fede alla prova del dubbio (pp.46-49), meditiamo sul senso biblico ed esistenziale del deserto e del silenzio (di Dio).
*Non è solo l’assonanza tra le parole ebraiche parola (dabar) e deserto (midbar) a implicare una prossimità tra la Parola di Dio e il suo silenzio, a segnalare una parola di Dio che avviene nel silenzio. Non di rado, Dio ci conduce nel deserto per parlare al nostro cuore dopo che ci siamo prostituiti con troppi rumori e finti infiniti[1]. «Il deserto ti spoglia. Ti riduce all’essenziale. Ti priva del guardaroba. Ti toglie di dosso gli abiti che finora hai considerato come assoluti, e ti fa capire che la tua identità va ben oltre le livree dell’apparenza»[2].
La privazione, esperienza tipica del deserto, è una prova che ci rende provati. Ci rafforza e ci eleva fino all’altezza del nostro destino, ci fa scoprire le nostre sorgenti nascoste. E, se lo vogliamo, ci mette in contatto con l’Acqua viva che zampilla nel nostro cuore[3]. Il deserto ci porta alla scoperta delle nostre oasi. Il deserto è – per evocare un poema di Madeleine Delbrêl – un’incudine che forgia l’anima: «Ma il deserto ha detto: “Sono un oceano / che possiede la vita nelle sue onde di fiamme, / un’incudine rovente dove le anime si forgiano, / sono il libro aperto sul bordo del nulla”»[4].
L’esperienza biblica del silenzio di Dio ci trasmette una lezione che possiamo verificare nella nostra vita: nel suo silenzio, nel suo tacere, Dio parla.
A volte Dio tace proprio per risvegliarci all’ascolto della sua Parola, per guarire la nostra assuefatta sordità, per farci riscoprire la fame e la sete della sua Parola: «Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore. Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno»[5].
A volte Dio tace per parlarci meglio. Chi ha figli sa che, a volte, qualche istante di silenzio è più eloquente di sermoni interminabili.
«Il Dio vivente non è solo un Dio che si manifesta, ma è anche un Dio “che si nasconde”»[6]. Questo suo nascondimento è un’espressiva manifestazione.
Il suo nascondimento non è per frustrare o scoraggiare la ricerca umana, bensì per suscitarla, per invitare l’uomo a entrare nel nascondiglio di Dio che è nel suo cuore, a entrare nel silenzio della sua cella interiore e, lì, leggere gli eventi e cogliere le parole del silenzio di Dio.
Il midbar, spazio vuoto, diventa grembo, spazio accogliente, diventa cassa di risonanza opportuna per l’eco della Parola. Il midbar, il deserto, diventa luogo in cui si purificano gli affetti, si riordina l’amore[7], si eliminano le distrazioni e si riscoprono le cose che valgono veramente.
La delusione a volte è l’unica cura per riacquisire la visione. Nella delusione dell’effimero si scopre l’essenziale. Traduce una grande verità di esperienza di fede questo verso di una canzone di Renato Zero: «In tutte le promesse disattese perdevo me e ritrovavo Dio».
Sono tanti nella Scrittura gli inviti a cogliere la fecondità del silenzio e la Presenza nell’assenza: «Nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore»[8]. Il silenzio di Dio è un’opportunità per esercitare la fede che si fida, per esercitare la speranza: «Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui»[9].
Tra le rovine e nella disperazione della diaspora, Geremia sa benissimo che Dio rimane l’unica speranza e ricorda che «è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore»[10].
Dio dimora nel silenzio e il silenzio dell’uomo dinanzi a lui è consonanza e lode, è fede fiduciale, amore che attende, è parola ineffabile e affabile della creazione dinanzi al Creatore. «Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion, a te si sciolgono i voti»[11]. Il silenzio colmo d’amore è un eloquente votarsi a Dio.

[1] Cf. Os 2,16.
[2] A. Bello, Il vangelo del coraggio. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1996, 124.
[3] Cf. Gv 7,37-39.
[4] M. Delbrêl, La Route, Librairie Alphonse Lemerre, Paris 1927, 125-126 cit. in G. François – B. Pitaud, Madeleine Delbrêl. Biografia di una mistica tra poesia e impegno sociale, EDB, Bologna 2014, 60.
[5] Am 8,11-12.
[6] M. Buber, L’eclissi di Dio. Considerazioni sul rapporto tra religione e filosofia, Mondadori, Milano 1990, 71.
[7] Cf. Ct 1,4.
[8] Sal 4,5.
[9] Sal 37,7.
[10] Lam 3,26.
[11] Sal 65,2.

 

Publié dans:QUARESIMA 2019 |on 7 mars, 2019 |Pas de commentaires »

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