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UFFICIO DELLE LETTURE DEL 18/11/2013 – DEDICAZIONE DELLE BASILICHE DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

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UFFICIO DELLE LETTURE DEL 18/11/2013 | LITURGIA DELLE ORE

XXXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO  – DEDICAZIONE DELLE BASILICHE DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

INVITATORIO
V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Dinanzi al volto del Signore
cantiamo la sua lode.

SALMO 94 Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno
O Trinità beata,
oceano di pace,
la Chiesa a te consacra
la sua lode perenne.

Padre d’immensa gloria,
Verbo d’eterna luce,
Spirito di sapienza
e carità perfetta.

Rovéto inestinguibile
di verità e d’amore;
ravviva in noi la gioia
dell’agape fraterna.

O principio e sorgente
della vita immortale,
rivelaci il tuo volto
nella gloria dei cieli. Amen.

I Antifona
Salvami, Signore,
per la tua misericordia.

SALMO 6 L’uomo nella prova implora la misericordia di Dio.
Ora l’anima mia è turbata … Padre, salvami da quest’ora (Gv 12, 27).

Signore, non punirmi nel tuo sdegno, *
non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore: vengo meno; *
risanami, Signore: tremano le mie ossa.

L’anima mia è tutta sconvolta, *
ma tu, Signore, fino a quando?
Volgiti, Signore, a liberarmi, *
salvami per la tua misericordia.

Nessuno tra i morti ti ricorda. *
Chi negli inferi canta le tue lodi?

Sono stremato dai lunghi lamenti, †
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, *
irroro di lacrime il mio letto.

I miei occhi si consumano nel dolore, *
invecchio fra tanti miei oppressori.

Via da me voi tutti che fate il male, *
il Signore ascolta la voce del mio pianto.

Il Signore ascolta la mia supplica, *
il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici, *
confusi, indietreggino all’istante.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

I Antifona
Salvami, Signore,
per la tua misericordia.

II Antifona
Dio, rifugio del povero
nel tempo dell’angustia!

SALMO 9 A, 1-11 [I] Ringraziamento per la vittoria
E di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.

Ti loderò, Signore, con tutto il cuore *
e annunzierò tutte le tue meraviglie.
Gioisco in te ed esulto, *
canto inni al tuo nome, o Altissimo.

Mentre i miei nemici retrocedono, *
davanti a te inciampano e periscono,
perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; *
siedi in trono giudice giusto.

Hai minacciato le nazioni, †
hai sterminato l’empio, *
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.

Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico, *
è scomparso il ricordo
delle città che hai distrutte.

Ma il Signore sta assiso in eterno; *
erige per il giudizio il suo trono:
giudicherà il mondo con giustizia, *
con rettitudine deciderà le cause dei popoli.

Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, *
in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, *
perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

II Antifona
Dio, rifugio del povero
nel tempo dell’angustia!

III Antifona
Dirò le tue lodi, Signore,
nell’assemblea del tuo popolo.

SALMO 9 A, 12-21 [II] Ringraziamento per la vittoria
Cantate inni al Signore, che abita in Sion, *
narrate tra i popoli le sue opere.
Vindice del sangue, egli ricorda, *
non dimentica il grido degli afflitti.

Abbi pietà di me, Signore, †
vedi la mia miseria, opera dei miei nemici, *
tu che mi strappi dalle soglie della morte,

perché possa annunziare le tue lodi, †
esultare per la tua salvezza *
alle porte della città di Sion.

Sprofondano i popoli
nella fossa che hanno scavata, *
nella rete che hanno teso
si impiglia il loro piede.

Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; *
l’empio è caduto nella rete,
opera delle sue mani.

Tornino gli empi negli inferi, *
tutti i popoli che dimenticano Dio.
Perché il povero non sarà dimenticato, *
la speranza degli afflitti non resterà delusa.

Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo: *
davanti a te siano giudicate le genti.
Riempile di spavento, Signore, *
sappiano le genti che sono mortali.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

III Antifona
Dirò le tue lodi, Signore,
nell’assemblea del tuo popolo.

Versetto
V. Fammi capire, e osserverò la tua legge,
R. la custodirò con tutto il cuore.

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Gioele 4,1-3.9-21

Giudizio finale e felicità eterna
Così dice il Signore:
«Ecco, in quei giorni e in quel tempo,
quando avrò fatto tornare i prigionieri
di Giuda e Gerusalemme,
riunirò tutte le nazioni
e le farò scendere nella valle di Giòsafat,
e là verrò a giudizio con loro
per il mio popolo Israele, mia eredità,
che essi hanno disperso fra le genti
dividendosi poi la mia terra.
Hanno tirato a sorte il mio popolo e hanno dato un fanciullo in cambio di una prostituta, han venduto una fanciulla in cambio di vino e hanno bevuto.
Proclamate questo fra le genti:
chiamate alla guerra santa,
incitate i prodi,
vengano, salgano tutti i guerrieri.
Con le vostre zappe fatevi spade
e lance con le vostre falci,
anche il più debole dica: io sono un guerriero!
Svelte, venite, o genti tutte, dai dintorni
e radunatevi là!
Signore, fa’ scendere i tuoi prodi!
Si affrettino e salgano le genti
alla valle di Giòsafat,
poiché lì siederò per giudicare
tutte le genti all’intorno.
Date mano alla falce,
perché la messe è matura;
venite, pigiate,
perché il torchio è pieno
e i tini traboccano …
tanto grande è la loro malizia!
Folle e folle
nella Valle della decisione,
poiché il giorno del Signore è vicino
nella Valle della decisione.
Il sole e la luna si oscurano
e le stelle perdono lo splendore.
Il Signore ruggisce da Sion
e da Gerusalemme fa sentire la sua voce;
tremano i cieli e la terra.
Ma il Signore è un rifugio al suo popolo,
una fortezza per gli Israeliti.
Voi saprete che io sono il Signore
vostro Dio
che abito in Sion, mio monte santo,
e luogo santo sarà Gerusalemme;
per essa non passeranno più gli stranieri.
In quel giorno
le montagne stilleranno vino nuovo
e latte scorrerà per le colline,
in tutti i ruscelli di Giuda
scorreranno le acque.
Una fonte zampillerà dalla casa del Signore
e irrigherà la valle di Sittim.
L’Egitto diventerà una desolazione
e l’Idumea un brullo deserto
per la violenza contro i figli di Giuda,
per il sangue innocente sparso nel loro paese,
mentre Giuda sarà sempre abitato
e Gerusalemme di generazione in generazione.
Vendicherò il loro sangue, non lo lascerò impunito
e il Signore dimorerà in Sion».

Responsorio Breve Gl 4, 18; Ap 22, 17.1
R. Le montagne stilleranno vino nuovo, in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque; una fonte zampillerà dalla casa del Signore. * Chi ha sete, venga; chi vuole, attinga gratuitamente l’acqua della vita.
V. L’angelo mi mostrò un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.
R. Chi ha sete, venga; chi vuole, attinga gratuitamente l’acqua della vita.

SECONDA LETTURA
Dal Trattato «La remissione» di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo
Lib. 2,11,2- 12,1.34; CCL 91 A,693-695)

Chi vincerà non sarà colpito dalla seconda morte
«In un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati» (1Cor 15,52). Quando dice «noi» Paolo mostra che con lui conquisteranno il dono della futura trasformazione coloro che insieme a lui e ai suoi compagni vivono nella comunione ecclesiale e nella vita santa. Spiega poi la qualità di tale trasformazione dicendo: «È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (1Cor 15,53). In costoro allora seguirà la trasformazione dovuta come giusta ricompensa a una precedente rigenerazione compiuta con atto spontaneo e generoso del fedele. Perciò si promette il premio della rinascita futura a coloro che durante la vita presente sono passati dal male al bene.
La grazia prima opera, come dono divino, il rinnovamento di una risurrezione spirituale mediante la giustificazione interiore. Verrà poi la risurrezione corporale che perfezionerà la condizione dei giustificati. L’ultima trasformazione sarà costituita dalla gloria. Ma questa mutazione sarà definitiva ed eterna.
Proprio per questo i fedeli passano attraverso le successive trasformazioni della giustificazione, della risurrezione e della glorificazione, perché questa resti immutabile per l’eternità.
La prima metamorfosi avviene quaggiù mediante l’illuminazione e la conversione, cioè col passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla giustizia, dalla infedeltà alla fede, dalle cattive azioni ad una santa condotta. Coloro che risuscitano con questa risurrezione non subiscono la seconda morte. Di questi nell’Apocalisse è detto: «Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte» (Ap 20,6).
Nel medesimo libro si dice anche: «Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte» (Ap 2,11). Dunque, come la prima risurrezione consiste nella conversione del cuore, così la seconda morte sta nel supplizio eterno. Pertanto chi non vuol esser condannato con la punizione eterna della seconda morte s’affretti quaggiù a diventare partecipe della prima risurrezione. Se qualcuno infatti durante la vita presente, trasformato dal timore di Dio, si converte da una vita cattiva a una vita buona, passa dalla morte alla vita e in seguito sarà anche trasformato dal disonore alla gloria.

Responsorio Breve Col 3,3-4; Rm 6,11
R. Voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, vostra vita, * anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.
V. Consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù:
R. anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.

Orazione
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

Publié dans:DEDICAZIONE DI UNA CHIESA |on 18 novembre, 2013 |Pas de commentaires »

9 NOVEMBRE: DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE (f), UFFICIO DELLE LETTURE

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/1109letPage.htm

9 NOVEMBRE: DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE (f)

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla prima lettera di san Pietro, apostolo 2, 1-17

L’edificio spirituale fatto di pietre vive
Carissimi, deposta ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie, e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore (Sal 33, 9). Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso (Is 28,16).
Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra angolare, sasso d’inciampo e pietra di scandalo (Sal 117, 22; Is 8, 14).
Loro v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati, Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (Es 19, 6; Is 43, 20.21); voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia (Os 1,9.6).
Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima. La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere, giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio.
State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli stolti. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio.
Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo
(Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)

Con il battesimo siamo tutti diventati tempio di Dio
Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente.
Per la prima nascita noi eravamo coppe dell’ira di Dio; la seconda nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo. Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se rifletteremo un po’ più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell’anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo è il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17). Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto è in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora.
Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che, anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa’ piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce, delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).

9 novembre, Dedicazione della Basilica Lateranense: Noi siamo ‘l’edificio’ di Dio, la Sua Chiesa

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=13988

Noi siamo ‘l’edificio’ di Dio, la Sua Chiesa

mons. Antonio Riboldi

Dedicazione della Basilica Lateranense ( Omelia del 09/11/2008)

Vangelo: Gv 2, 13-22  

La Parola di Dio, oggi, ci interpella, e seriamente, su cosa intendiamo per ‘Chiesa’.
Se ci facciamo caso, normalmente ci fermiamo al tempio.
Ogni paese, ogni comunità, ha la sua Chiesa e tutti consideriamo solo questo aspetto: la Chiesa come ‘luogo’ dove avviene l’incontro ‘a tu per Tu’ con Dio, nelle liturgie, nella preghiera e nell’adorazione del SS.mo Sacramento.
Ci sono chiese o cattedrali, che sono un vero splendore di arte, altre più modeste, ma tutte ‘casé di Dio. I nostri fratelli nella fede si sono sempre prodigati affinché le ‘case di Dio-con noi’ fossero belle, creando dei veri capolavori d’arte.
Ricordo che, dopo il terremoto del Belice, Paolo VI raccomandava a noi parroci, nel momento della ricostruzione, di costruire ‘chiese a misura di abitanti’, semplici, ossia che rispecchiassero la povertà dei fedeli.
Ma se intendiamo per chiesa ‘il luogo di incontro con Dio’, tutto può essere Chiesa: la famiglia, detta ‘piccola Chiesa domestica’, e lo stesso luogo di lavoro.
Quello che conta è che rispecchi la presenza del Padre.
Dopo il terremoto, nei tempi di vita nelle tende, la Chiesa era una tenda in cui, a volte, per la sua precarietà, dovevamo celebrare con l’ombrello!
S. Paolo, oggi, ‘va oltre’, in profondità e oggi, stupendamente, ci definisce:
“Fratelli, voi siete l’edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio, che mi è stata data, come un sapiente architetto, io ho posto il fondamento, un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti non si può porre un fondamento diverso da quello che già si trova, che è Gesù Cristo. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché santo è il tempio di Dio, che siete voi » (Corinzi 3.9-17).
Oggi, la liturgia celebra la ‘Dedicazione della Basilica Lateranense’, costruita dall’imperatore Costantino, sul colle Laterano e, a quanto risulta, questa festa, già dal XII secolo era celebrata il 9 novembre.
Inizialmente fu una festa solo della città di Roma. In seguito la celebrazione fu estesa a tutte le Chiese dell’Urbe e dell’Orbe, come segno di amore e di unità verso la cattedra di Pietro che, secondo S. Ignazio di Antiochia, ‘presiede a tutta l’assemblea della carità’.
La nostra appartenenza alla Chiesa inizia il giorno del Battesimo, la vera ‘seconda nascità.
Nella Chiesa siamo cresciuti, con i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia e siamo stati accolti di fatto con il sacramento della Cresima, che ci ha resi consapevoli ‘testimoni della fede’.
Nella Chiesa tanti hanno iniziato il cammino della loro specifica vocazione, con la celebrazione del sacramento del Matrimonio.
Così la Chiesa è o dovrebbe essere la casa in cui percorriamo il pellegrinaggio verso la celeste Chiesa, che è il Paradiso. Ma è così per tutti?
O abbiamo della Chiesa concetti sbagliati, che la privano della sua divina bellezza?
È la casa di Dio con noi e di noi con Dio. Ma è davvero vissuta così?
Impensierisce il fatto che tanti cristiani, da tempo, non la considerino più la casa di Dio con noi, vedendo, pericolosamente, come sola casa, il mondo: una casa senza Dio, tremenda, con tutti i mali che ne conseguono!
Nella Chiesa, Dio ci raduna come una sola famiglia che si ama e cresce con Lui nell’Amore.
Fuori si rischiano false amicizie o compagnie, che devastano la bellezza della nostra vita interiore, distruggono ‘l’edificio di Dio’, che noi siamo.
Quando, da vescovo, ogni domenica, chiamavo i fedeli alla celebrazione eucaristica e vedevo il Duomo affollato di fedeli, provavo la grande gioia di chi si sente in famiglia.
Era lì che si costruiva il tempio di Dio. E lo provo ancora oggi.
Paolo VI lamentava, senza perdere l’ottimismo, che nasce da una fede salda e sicura: “Lo sviluppo della vita moderna sembra rivolto contro la Chiesa, per l’incredulità che professa, per l’illusione di sufficienza che crea nell’uomo, per il laicismo e l’ateismo. A questo succede l’abbandono – di popoli interi e di generazioni nuove – delle sante e sublimi tradizioni religiose, che dovrebbero costituire la più preziosa e gelosa eredità della nostra età. Dall’altra parte i fenomeni degni di nota sono quelli che documentano una potente vitalità della Chiesa, che, sempre più priva degli aiuti e dei privilegi, che venivano dalla società temporale, cava dal suo stesso seno le forze per la sua difesa e prosperità. È il .flusso dello Spirito Santo, che invade ancora le sue membra e le fa agili e forti. È il vento della Pentecoste, che soffia nelle vele della mistica nave, la quale non teme più le tempeste. E sotto l’aspetto visibile e sociale, vi è l’avvento del laicato cattolico a una più articolata collaborazione all’apostolato gerarchico. Grande ora è questa che offre ai fedeli la sorte di concepire la vita cattolica come una dignità e fortuna, come una nobiltà e una vocazione” (9 giugno 1957).
Ma qualche volta, purtroppo, come ‘il tempio di Dio’ che ognuno di noi è, anche la Chiesa, come edificio di culto, luogo di intimità con Dio, che esige il massimo rispetto, viene ‘usatà in modi che nulla hanno a che fare con la sua vera natura.
Basta pensare a certi matrimoni o prime comunioni, veri ‘spettacoli mondani’…non si può esprimere l’impressione che ne nasce, ma sentiamo Gesù: “Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: Portate via queste cose e non fate della casa di mio Padre un luogo di mercato. I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la Tua casa mi divora” (Mt 2, 13-22).
E credo che Gesù, anche oggi, davanti a tante violazioni della Casa del Padre Suo, userebbe la stessa sferza.
Già il beato Rosmini, a suo tempo, scrisse un libro che intitolò: “Le cinque piaghe della Santa Chiesa”. Le aveva meditate e scritte negli anni precedenti, ma volle presentarlo nel 1848.
Inaspettatamente, il 6 giugno 1849, in seguito al giudizio della Congregazione dell’Indice,
Pio IX, che aveva sempre stimato e amato Rosmini, sanzionò la condanna del suo testo.
Sarà Paolo VI, prima di eliminare l’Indice, a togliere questa opera dall’elenco, dichiarando che non meritava tale sentenza e, anzi, ‘Le cinque piaghe’ divennero, secondo molti, ispirazione per molti argomenti affrontati dal Concilio Vaticano II.
Secondo Rosmini le piaghe della Santa Chiesa erano:
- la piaga della mano sinistra della santa Chiesa è la divisione del popolo dal Clero, nel pubblico culto;
- la piaga della mano dritta della santa Chiesa è l’insufficiente educazione del Clero;
- la piaga del costato della santa Chiesa è la disunione dei vescovi;
- la piaga del piede destro della santa Chiesa è la nomina dei vescovi, abbandonata al potere temporale;
- la piaga del piede sinistro della santa Chiesa è la servitù dei beni temporali.
E prima di scriverle il beato Rosmini faceva queste considerazioni: “Trovandomi in una villa del Padovano, io posi mano a scrivere questo libro a sfogo dell’animo mio addolorato e fors’anco a conforto altrui. Esitai prima di farlo: perciocché meco medesimo mi proponeva la questione: Sta egli bene che un uomo senza giurisdizione, componga un trattato sui mali della Santa Chiesa? E il rilevarne le piaghe non è forse un mancare di rispetto agli stessi Pastori della medesima, quasi che essi o non conoscessero tali piaghe o non ponessero loro rimedio? A questa questione io mi rispondevo, che il meditare sui mali della Chiesa, anche a un laico non poteva essere riprovevole, ove a ciò fosse mosso dal vivo zelo del bene di essa e della gloria di Dio”.
Quanto i Santi amavano e amano la Chiesa di ieri e di oggi!
Sanno vivere quanto Paolo scrisse ai Corinti: “Voi Siete l’edificio di Dio… Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito santo abita in voi?”.
Piace chiudere la riflessione con una esortazione di Don Tonino Bello: “Noi, come Chiesa, siamo il popolo che passa in mezzo al mondo per annunciare che il Signore è risorto e cammina con noi. Noi non dobbiamo chiudere gli occhi finché il mondo non dorme sonni tranquilli: noi dobbiamo essere i servi del mondo, non dobbiamo avere paura di piegarci per lavare i piedi del mondo. Non siamo una Chiesa che si mimetizza; non siamo una Chiesa populista; non una Chiesa ridotta al rango di ancella, non una Chiesa schiava. La Chiesa deve giocare come serva, non come serva del mondo, non come riserva del mondo, e neppure che faccia il braccio di ferro con il mondo…ma diga squarciata dei pensieri di Dio, sembra dire al mondo così: D’ora in poi, le tue gioie saranno le mie; spartirò con te il pane amaro delle identiche tristezze; mi farò coinvolgere delle tue stesse speranze e le tue angosce stringeranno anche a me la gola con l’identico groppo di paura. Noi, tuoi figli, ti diciamo: GRAZIE, CHIESA, perché ci aiuti a ricollocare le nostre tende nell’accampamento degli uomini”.
Non ci resta che chiedere allo Spirito di provare gioia e orgoglio anche noi, per “essere edificio di Dio, tempio in cui Egli abita”.

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