Archive pour la catégorie 'BIBBIA SALMI'

SALMO 38 (37) – PREGHIERA NELL’AGOSCIA

https://www.novena.it/sacra_bibbia/salmi/sal38.htm

SALMO 38 (37) – PREGHIERA NELL’AGOSCIA

[1] Salmo. Di Davide. Per fare memoria.
[2] Signore, non punirmi nella tua collera,
non castigarmi nel tuo furore.
[3] Le tue frecce mi hanno trafitto,
la tua mano mi schiaccia.
[4] Per il tuo sdegno, nella mia carne non c’è nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato.
[5] Le mie colpe hanno superato il mio capo,
sono un carico per me troppo pesante.
[6] Fetide e purulente sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.
[7] Sono tutto curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.
[8] Sono tutti infiammati i miei fianchi,
nella mia carne non c’è più nulla di sano.
[9] Sfinito e avvilito all’estremo,
ruggisco per il fremito del mio cuore.
[10] Signore, è davanti a te ogni mio desiderio
e il mio gemito non ti è nascosto.
[11] Palpita il mio cuore, le forze mi abbandonano,
non mi resta neppure la luce degli occhi.
[12] I miei amici e i miei compagni
si scostano dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.
[13] Tendono agguati quelli che attentano alla mia vita,
quelli che cercano la mia rovina tramano insidie
e tutto il giorno studiano inganni.
[14] Io come un sordo non ascolto
e come un muto non apro la bocca;
[15] sono come un uomo che non sente
e non vuole rispondere.
[16] Perché io attendo te, Signore;
tu risponderai, Signore, mio Dio.
[17] Avevo detto: «Non ridano di me!
Quando il mio piede vacilla,
non si facciano grandi su di me!».
[18] Ecco, io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.
[19] Ecco, io confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.
[20] I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo:
[21] mi rendono male per bene,
mi accusano perché cerco il bene.
[22] Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;
[23] vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.

Commento al Salmo
L’autore del salmo si presenta a Dio carico di dolori, che fa risalire ai suoi peccati, e quindi si sente un castigato.
L’autore del salmo invoca Dio che cessi di gravare la mano su di lui. Difficile sapere da quale malattia era colpito, perché la sua descrizione sicuramente assomma al dolore fisico anche quello che si è fatto con gli errori, e quello che riceve dalle parole amare che ascolta. Certo non era una malattia che gli impedisse ogni movimento e di camminare un poco. Era poi una malattia che non aveva una prospettiva immediata di morte se i suoi avversari cercavano di attentare alla sua vita.
Egli si presenta “curvo e accasciato”, capace tuttavia di fare qualche passo alla ricerca di un sollievo. Non è più valido nel lavoro perché i suoi fianchi sono torturati e quindi non può stare eretto o piegarsi a terra.
La sua triste condizione è resa ancor più amara dal fatto che “amici e compagni” stanno lontani dalle sue piaghe, che definisce “fetide e purulente”, cioè dai suoi problemi che gli paiono consolidati come una cancrena.
A ciò si aggiungono le trame dei suoi avversari che gli vogliono togliere la vita.
Continuamente viene provocato e insultato, per portarlo all’esasperazione, ma umile è giunto al punto di non reagire e di concentrarsi tutto nell’invocazione del Signore: “Come un sordo non ascolto e come un muto non apro la bocca”.
La sua preghiera è piena di speranza e domanda umilmente che i suoi avversari non arrivino a portarlo all’esasperazione: “Non ridano di me! Quando il mio piede vacilla, non si facciano grandi su di me!”.
Egli confessa umilmente a Dio la sua colpa, ed è in ansia per il suo peccato perché non sa dove arriverà la punizione di Dio. Riflettendo vede pure che certo è peccatore, ma pure persegue il bene; così può dire: “mi rendono male per bene, mi accusano perché cerco il bene”. Il carico della sua colpa diminuisce, ma non arriva ad esprimere il pensiero che quanto gli capita è una prova.
Tuttavia supera il tormento che aveva in se stesso – “ruggisco per il fremito del mio cuore” – e termina con un’invocazione fiduciosa di aiuto e di salvezza.

Publié dans:BIBBIA SALMI |on 11 février, 2020 |Pas de commentaires »

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – Salmo 135,1-9 – Inno pasquale (2005)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2005/documents/hf_ben-xvi_aud_20051109.html

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – Salmo 135,1-9 – Inno pasquale (2005)

Mercoledì, 9 novembre 2005

Vespri – Lunedì 4a settimana

1. È stato chiamato «Il grande Hallel», ossia la lode solenne e grandiosa che il giudaismo intonava durante la liturgia pasquale. Parliamo del Salmo 135, del quale abbiamo ora ascoltato la prima parte, secondo la divisione proposta dalla Liturgia dei Vespri (cfr vv. 1-9).
Fermiamoci innanzitutto sul ritornello: «Eterna è la sua misericordia». Al centro della frase risuona la parola «misericordia» che, in realtà, è una traduzione legittima, ma limitata, del vocabolo originario ebraico hesed. Questo, infatti, fa parte del linguaggio caratteristico usato dalla Bibbia per esprimere l’alleanza che intercorre tra il Signore e il suo popolo. Il termine cerca di definire gli atteggiamenti che si stabiliscono all’interno di questa relazione: la fedeltà, la lealtà, l’amore ed evidentemente la misericordia di Dio.
Abbiamo qui la raffigurazione sintetica del legame profondo e interpersonale instaurato dal Creatore con la sua creatura. All’interno di tale rapporto, Dio non appare nella Bibbia come un Signore impassibile e implacabile, né un essere oscuro e indecifrabile, simile al fato, contro la cui forza misteriosa è inutile lottare. Egli si manifesta invece come una persona che ama le sue creature, veglia su di esse, le segue nel cammino della storia e soffre per le infedeltà che spesso il popolo oppone al suo hesed, al suo amore misericordioso e paterno.
2. Il primo segno visibile di questa carità divina – dice il Salmista – è da cercare nel creato. Poi sarà di scena la storia. Lo sguardo, colmo di ammirazione e di stupore, si sofferma innanzitutto sulla creazione: i cieli, la terra, le acque, il sole, la luna e le stelle.
Prima ancora di scoprire il Dio che si rivela nella storia di un popolo, c’è una rivelazione cosmica, aperta a tutti, offerta all’intera umanità dall’unico Creatore, «Dio degli dei» e «Signore dei signori» (cfr vv. 2-3).
Come aveva cantato il Salmo 18, «i cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia» (vv. 2-3). Esiste, dunque, un messaggio divino, segretamente inciso nel creato e segno del hesed, della fedeltà amorosa di Dio che dona alle sue creature l’essere e la vita, l’acqua e il cibo, la luce e il tempo.
Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro della Sapienza, che ci invita a «conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore» (Sap 13,5; cfr Rm 1,20). La lode orante sboccia allora dalla contemplazione delle «meraviglie» di Dio (cfr Sal 135,4), dispiegate nel creato e si trasforma in gioioso inno di lode e di ringraziamento al Signore.
3. Dalle opere create si ascende, dunque, alla grandezza di Dio, alla sua amorosa misericordia. È ciò che ci insegnano i Padri della Chiesa, nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana.
Così, san Basilio Magno in una delle pagine iniziali della sua prima omelia sull’Esamerone, in cui commenta il racconto della creazione secondo il capitolo primo della Genesi, si sofferma a considerare l’azione sapiente di Dio, ed approda a riconoscere nella bontà divina il centro propulsore della creazione. Ecco alcune espressioni tratte dalla lunga riflessione del santo Vescovo di Cesarea di Cappadocia:
« »In principio Dio creò il cielo e la terra ». La mia parola si arrende sopraffatta dallo stupore di questo pensiero» (1,2,1: Sulla Genesi [Omelie sull’Esamerone], Milano 1990, pp. 9.11). Infatti, anche se alcuni, «tratti in inganno dall’ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono l’universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso», lo scrittore sacro invece «ci ha subito rischiarato la mente col nome di Dio all’inizio del racconto, dicendo: « In principio Dio creò ». E quale bellezza in questo ordine!» (1,2,4: ibidem, p. 11). «Se dunque il mondo ha un principio ed è stato creato, cerca chi gli ha dato inizio e chi ne è il Creatore… Mosè ti ha prevenuto col suo insegnamento imprimendo nelle nostre anime quale sigillo e filatterio il santissimo nome di Dio, quando dice: « In principio Dio creò ». La natura beata, la bontà esente da invidia, colui che è oggetto d’amore da parte di tutti gli esseri ragionevoli, la bellezza più d’ogni altra desiderabile, il principio degli esseri, la sorgente della vita, la luce intellettiva, la sapienza inaccessibile, Egli insomma, “in principio creò il cielo e la terra
Trovo che le parole di questo Padre del IV secolo siano di un’attualità sorprendente quando dice: « Alcuni, tratti in inganno dall’ateismo che portavano dentro di sé, immaginarono un universo privo di guida e di ordine, come in balìa del caso ». Quanti sono questi « alcuni » oggi. Essi, tratti in inganno dall’ateismo, ritengono e cercano di dimostrare che è scientifico pensare che tutto sia privo di guida e di ordine, come in balìa del caso. Il Signore con la Sacra Scrittura risveglia la ragione che dorme e ci dice: all’inizio è la Parola creatrice. All’inizio la Parola creatrice – questa Parola che ha creato tutto, che ha creato questo progetto intelligente che è il cosmo – è anche amore.
Lasciamoci, quindi, risvegliare da questa Parola di Dio; preghiamo che essa rischiari anche la nostra mente, perché possiamo percepire il messaggio del creato – inscritto anche nel nostro cuore -, che il principio di tutto è la Sapienza creatrice, e questa Sapienza è amore, è bontà: « La sua misercordia rimane in eterno ».

Publié dans:BIBBIA SALMI, BIBLICA STUDI |on 3 février, 2020 |Pas de commentaires »

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