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BENEDETTO XVI (la preghiera negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di san Paolo)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20120314.html

BENEDETTO XVI (la preghiera negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di san Paolo)

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 14 marzo 2012

Cari fratelli e sorelle,

con la Catechesi di oggi vorrei iniziare a parlare della preghiera negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di san Paolo. San Luca ci ha consegnato, come sappiamo, uno dei quattro Vangeli, dedicato alla vita terrena di Gesù, ma ci ha lasciato anche quello che è stato definito il primo libro sulla storia della Chiesa, cioè gli Atti degli Apostoli. In entrambi questi libri, uno degli elementi ricorrenti è proprio la preghiera, da quella di Gesù a quella di Maria, dei discepoli, delle donne e della comunità cristiana. Il cammino iniziale della Chiesa è ritmato anzitutto dall’azione dello Spirito Santo, che trasforma gli Apostoli in testimoni del Risorto sino all’effusione del sangue, e dalla rapida diffusione della Parola di Dio verso Oriente e Occidente. Tuttavia, prima che l’annuncio del Vangelo si diffonda, Luca riporta l’episodio dell’Ascensione del Risorto (cfr At 1,6-9). Ai discepoli il Signore consegna il programma della loro esistenza votata all’evangelizzazione e dice: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). A Gerusalemme gli Apostoli, rimasti in Undici per il tradimento di Giuda Iscariota, sono riuniti in casa per pregare, ed è proprio nella preghiera che aspettano il dono promesso da Cristo Risorto, lo Spirito Santo.
In questo contesto di attesa, tra l’Ascensione e la Pentecoste, san Luca menziona per l’ultima volta Maria, la Madre di Gesù, e i suoi familiari (v. 14). A Maria ha dedicato gli inizi del suo Vangelo, dall’annuncio dell’Angelo alla nascita e all’infanzia del Figlio di Dio fattosi uomo. Con Maria inizia la vita terrena di Gesù e con Maria iniziano anche i primi passi della Chiesa; in entrambi i momenti il clima è quello dell’ascolto di Dio, del raccoglimento. Oggi, pertanto, vorrei soffermarmi su questa presenza orante della Vergine nel gruppo dei discepoli che saranno la prima Chiesa nascente. Maria ha seguito con discrezione tutto il cammino di suo Figlio durante la vita pubblica fino ai piedi della croce, e ora continua a seguire, con una preghiera silenziosa, il cammino della Chiesa. Nell’Annunciazione, nella casa di Nazaret, Maria riceve l’Angelo di Dio, è attenta alle sue parole, le accoglie e risponde al progetto divino, manifestando la sua piena disponibilità: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua volontà» (cfr Lc 1,38). Maria, proprio per l’atteggiamento interiore di ascolto, è capace di leggere la propria storia, riconoscendo con umiltà che è il Signore ad agire. In visita alla parente Elisabetta, Ella prorompe in una preghiera di lode e di gioia, di celebrazione della grazia divina, che ha colmato il suo cuore e la sua vita, rendendola Madre del Signore (cfr Lc 1,46-55). Lode, ringraziamento, gioia: nel cantico del Magnificat, Maria non guarda solo a ciò che Dio ha operato in Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e compie continuamente nella storia. Sant’Ambrogio, in un celebre commento al Magnificat, invita ad avere lo stesso spirito nella preghiera e scrive: «Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio» (Expositio Evangelii secundum Lucam 2, 26: PL 15, 1561).
Anche nel Cenacolo, a Gerusalemme, nella «stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi» i discepoli di Gesù (cfr At 1,13), in un clima di ascolto e di preghiera, Ella è presente, prima che si spalanchino le porte ed essi inizino ad annunciare Cristo Signore a tutti i popoli, insegnando ad osservare tutto ciò che Egli aveva comandato (cfr Mt 28,19-20). Le tappe del cammino di Maria, dalla casa di Nazaret a quella di Gerusalemme, attraverso la Croce dove il Figlio le affida l’apostolo Giovanni, sono segnate dalla capacità di mantenere un perseverante clima di raccoglimento, per meditare ogni avvenimento nel silenzio del suo cuore, davanti a Dio (cfr Lc 2,19-51) e nella meditazione davanti a Dio anche comprenderne la volontà di Dio e divenire capaci di accettarla interiormente. La presenza della Madre di Dio con gli Undici, dopo l’Ascensione, non è allora una semplice annotazione storica di una cosa del passato, ma assume un significato di grande valore, perché con loro Ella condivide ciò che vi è di più prezioso: la memoria viva di Gesù, nella preghiera; condivide questa missione di Gesù: conservare la memoria di Gesù e così conservare la sua presenza.
L’ultimo accenno a Maria nei due scritti di san Luca è collocato nel giorno di sabato: il giorno del riposo di Dio dopo la Creazione, il giorno del silenzio dopo la Morte di Gesù e dell’attesa della sua Risurrezione. Ed è su questo episodio che si radica la tradizione di Santa Maria in Sabato. Tra l’Ascensione del Risorto e la prima Pentecoste cristiana, gli Apostoli e la Chiesa si radunano con Maria per attendere con Lei il dono dello Spirito Santo, senza il quale non si può diventare testimoni. Lei che l’ha già ricevuto per generare il Verbo incarnato, condivide con tutta la Chiesa l’attesa dello stesso dono, perché nel cuore di ogni credente «sia formato Cristo» (cfr Gal 4,19). Se non c’è Chiesa senza Pentecoste, non c’è neanche Pentecoste senza la Madre di Gesù, perché Lei ha vissuto in modo unico ciò che la Chiesa sperimenta ogni giorno sotto l’azione dello Spirito Santo. San Cromazio di Aquileia commenta così l’annotazione degli Atti degli Apostoli: «Si radunò dunque la Chiesa nella stanza al piano superiore insieme a Maria, la Madre di Gesù, e insieme ai suoi fratelli. Non si può dunque parlare di Chiesa se non è presente Maria, Madre del Signore… La Chiesa di Cristo è là dove viene predicata l’Incarnazione di Cristo dalla Vergine, e, dove predicano gli apostoli, che sono fratelli del Signore, là si ascolta il Vangelo » (Sermo 30,1: SC 164, 135).
Il Concilio Vaticano II ha voluto sottolineare in modo particolare questo legame che si manifesta visibilmente nel pregare insieme di Maria e degli Apostoli, nello stesso luogo, in attesa dello Spirito Santo. La Costituzione dogmatica Lumen gentium afferma: «Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli” (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’Annunciazione l’aveva presa sotto la sua ombra» (n. 59). Il posto privilegiato di Maria è la Chiesa, dove è «riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro…, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità» (ibid., n. 53).
Venerare la Madre di Gesù nella Chiesa significa allora imparare da Lei ad essere comunità che prega: è questa una delle note essenziali della prima descrizione della comunità cristiana delineata negli Atti degli Apostoli (cfr 2,42). Spesso la preghiera è dettata da situazioni di difficoltà, da problemi personali che portano a rivolgersi al Signore per avere luce, conforto e aiuto. Maria invita ad aprire le dimensioni della preghiera, a rivolgersi a Dio non solamente nel bisogno e non solo per se stessi, ma in modo unanime, perseverante, fedele, con un «cuore solo e un’anima sola» (cfr At 4,32).
Cari amici, la vita umana attraversa diverse fasi di passaggio, spesso difficili e impegnative, che richiedono scelte inderogabili, rinunce e sacrifici. La Madre di Gesù è stata posta dal Signore in momenti decisivi della storia della salvezza e ha saputo rispondere sempre con piena disponibilità, frutto di un legame profondo con Dio maturato nella preghiera assidua e intensa. Tra il venerdì della Passione e la domenica della Risurrezione, a Lei è stato affidato il discepolo prediletto e con lui tutta la comunità dei discepoli (cfr Gv 19,26). Tra l’Ascensione e la Pentecoste, Ella si trova con e nella Chiesa in preghiera (cfr At 1,14). Madre di Dio e Madre della Chiesa, Maria esercita questa sua maternità sino alla fine della storia. Affidiamo a Lei ogni fase di passaggio della nostra esistenza personale ed ecclesiale, non ultima quella del nostro transito finale. Maria ci insegna la necessità della preghiera e ci indica come solo con un legame costante, intimo, pieno di amore con suo Figlio possiamo uscire dalla «nostra casa», da noi stessi, con coraggio, per raggiungere i confini del mondo e annunciare ovunque il Signore Gesù, Salvatore del mondo. Grazie.

 

PADRE NOSTRO: VOI DUNQUE PREGATE COSÌ (Paolo, biblica Tessalonicesi)

http://www.ilfaro-it.net/Brevi%20meditazioni%20bibliche%20Montante1.htm

PADRE NOSTRO: VOI DUNQUE PREGATE COSÌ (Paolo Tessalonicesi)

(è un rtf, metto tutto l’indice, io ne propongo solo un parte, il link è alla copia cache)

Indice

Guida agli studi 2
0. Introduzione 3
1. Richieste meritevoli 4
Programmare la preghiera 6
2. Aver passione per le persone 7
La preghiera continua 8
3. Il contenuto di una preghiera fruttuosa 9
Metodi per non distrarsi 10
4. Pregare il Dio sovrano 11
Scuse per non pregare 13
5. Pregare per ottenere potenza 15
Liste di preghiera 17
6. Pregare per il ministero 18
Ostacoli alla preghiera 20
7. Pregare nell’avversità 21
Usare la Bibbia 22
8. La preghiera di Gesù 23
Preghiere pubbliche 24

0. Introduzione
La preghiera è una fonte di grande benedizione, un momento in cui possiamo accogliere l’invito di Dio di venire da lui e di partecipare al suo banchetto celeste (Is 55:1). È quando possiamo veramente sperimentare la comunione con il nostro Creatore e Padre. È quando possiamo inginocchiarci in adorazione e confessione davanti alla sua santità e quando possiamo godere la sua presenza, come un amico, perché Gesù ha aperto la via per noi. Ma per la stessa ragione è difficile fare degli studi sulla preghiera, perché il nostro rapporto con Dio deve essere un motivo di meraviglia e non di studio. Inoltre c’è il pericolo che studieremo la preghiera invece di pregare!
La preghiera è anche potente, e come noi possiamo avere potenza nella nostra vita (non diventando potenti, ma utilizzando la potenza di Dio). Gv 14:13-14 rivela una potenza enorme. In Efes 6:18 è una di due arme offensive contro Satana. In Giuda 20 è un modo per edificarsi nella fede. Per noi, è come la potenza di un atomo, che c’era ma non sfruttata fino al secolo scorso; noi abbiamo la potenza della preghiera, ma spesso non la sfruttiamo.
La preghiera dà anche la tranquillità – invece di preoccuparci, dobbiamo pregare (Fili 4:6-7). Quando consegniamo le nostre difficoltà a Dio in preghiera e ringraziamento, affinché diventino la responsabilità di Dio e non di noi, siamo riempiti della sua pace invece della nostra preoccupazione.
Anche se è difficile fare degli studi sulla preghiera, abbiamo tutti bisogno di aiuto per la preghiera, perché la verità è che è difficile pregare e pregare bene. Non è sorprendente che è difficile pregare, perché siamo ancora pellegrini con molto da imparare, e non sperimenteremo mai la pienezza del nostro rapporto con Dio da questa parte di paradiso. Ma quello che è sorprendente è che preghiamo poco e preghiamo male, nonostante questo invito alla comunione con Dio, questa potenza della preghiera e la pace che dà. Abbiamo bisogno di incoraggiamento per pregare di più, e insegnamento per conoscere meglio Dio e così pregare meglio.
Questi studi non dicono tutto quello che c’è da dire sulla preghiera. Prendono da scontato, per esempio, che dobbiamo pregare. Ma lo scopo principale è di aiutarci a pregare meglio, non in modo superficiale ma secondo tutta la volontà di Dio. Il metodo per raggiungere questo scopo è di esaminare alcune delle preghiere della Bibbia, per scoprire come dovremmo rivolgerci al nostro Signore. Ci sarà anche un « angolo dei consigli » in ogni studio, con alcuni suggerimenti pratici per pregare meglio, e che possono anche essere delle spunte per condividere con gli altri suggerimenti che hanno per la preghiera.
Quello che gli studi non sono è un elenco di tecniche che garantiscono una vita di preghiera perfetta. Perché non esistono. La preghiera è una manifestazione di un rapporto con Dio, e non ci sono tecniche per vivere un rapporto. Ma vogliamo ascoltare quello che la Bibbia dice è la natura di Dio e del nostro rapporto con lui, in modo di vivere nel modo giusto questo rapporto. Anche l’angolo dei consigli contiene solo suggerimenti e non leggi; possono essere utili o non ad un certo individuo in un certo momento della sua vita. 1. Richieste meritevoli
2Tessalonicesi 1:3-12 [Carson capitoli 2-3]
Prima di considerare la preghiera di Paolo per i Tessalonicesi negli ultimi due versetti, vogliamo considerare la base o lo sfondo della preghiera. Infatti il versetto 11 inizia « Ed è anche a quel fine », oppure « Per questo motivo », come la Nuova Diodati ed altre versioni. Vedremo quali sono le verità che determinano il contenuto della sua preghiera per i Tessalonicesi.
1. Ringraziamo Dio spesso nelle nostre preghiere. Quali sono i motivi più comuni per cui lo ringraziamo?
Per il cibo, quando riceviamo benedizioni materiali, quando evitiamo un incidente in macchina, per la guarigione di noi o di altri, eccetera.
Leggere 2Tessalonicesi 1:3-10.
2. Quali sono i motivi per cui Paolo ringrazia Dio?
La loro fede cresce, il loro amore abbonda, la loro costanza e fede (cioè fedeltà) nella persecuzione.
Quello per cui ringraziamo di più rivela quello che stimiamo di più. È chiaro che spesso pensiamo che la prosperità e il benessere materiali e fisici siano le cose più importanti nella nostra vita. [Carson pagina 49].
3. Come possiamo fare sì che ringraziamo Dio per la vita spirituale dei membri della cellula, della chiesa, e di missionari che conosciamo?
Quando preghiamo per loro, cominciare sempre con un tale ringraziamento; conoscere bene le persone e la loro spiritualità per sapere per che cosa ringraziare; rispondere subito in preghiera quando vediamo evidenza di fede, amore o costanza; pregare in modo regolare per le persone, pensando ogni volta di quello che hai visto nella loro vita spirituale per cui puoi ringraziare.
4. Quali cose che possiamo vedere nella vita degli altri dovrebbero provocare un tale ringraziamento?
Un atto che scaturisce dall’amore, perseveranza nella difficoltà.
La seconda verità che è una ragione per la preghiera di Paolo per i Tessalonicesi è il « giusto giudizio di Dio » (il v. 5).
5. Secondo il brano, quali sono le conseguenze del giusto giudizio di Dio sulle persone?
Per i credenti, essere riconosciuti degni del regno di Dio (5), ricevere riposo (7) e ammirare Gesù (10); per i non credenti vendetta (6, 8) e punizione (9).
6. Se questo giusto giudizio di Dio fosse il nostro valore più importante, come pregheremmo per i nostri amici credenti? Per i nostri amici non credenti?
a) perseveranza, che glorificheranno Cristo; b) conversione, che glorificheranno Cristo.
Quindi i valori che Paolo porta alla supplica sono l’importanza della vita spirituale delle persone e la certezza che il Signore Gesù Cristo ritornerà per giustificare e per vendicare. Vediamo adesso le preghiere che questi valori creano.
Leggere 2Tessalonicesi 1:11-12.
7. Quali sono le richieste che Paolo fa per i Tessalonicesi?
Che Dio li ritenga degni della vocazione, e che compia i loro buoni desideri e opere di fede.
8. Quale è la vocazione di cui Paolo parla? In che modo siamo ritenuti degni di questa vocazione?
Non è la vocazione (=chiamata) generale a tutti (come Matteo 22:14), ma quella efficace tramite cui Dio ci salva (Rom 8:29-30). Non è che Dio debba ritenerci degni per poterci chiamare, perché i Tessalonicesi, già credenti, sono già stati chiamati. Invece, devono « comportarsi in modo degno della vocazione che è stata rivolta loro » (Efes 4:1); la preghiera è che Dio li trasformi affinché vivano secondo la chiamata ricevuta. Siamo giustificati per grazia, ma siamo anche santificati per grazia.
9. Di che tipo di desideri e opere parla Paolo? Avete degli esempi nella vostra vita? Perché prega Paolo che Dio compia questi desideri e opere?
Nuovi propositi e obiettivi nella vita, che porteranno gloria a Dio. Per esempio aiutare qualcuno, testimoniare in qualche modo specifico, servire nella chiesa. Abbiamo bisogno della potenza di Dio per realizzare un proposito spirituale, e se Dio non lo fa non potrà portare buona frutta (Salmo 127:1).
10. Quale è il motivo per cui Paolo prega queste cose per i Tessalonicesi? (il versetto 12)
Affinché il Signore Gesù sia glorificato in loro, e loro in lui. Il benessere (neanche il benessere spirituale) dei Tessalonicesi non è mai l’obiettivo ultimo; Paolo vuole il loro bene affinché Gesù sia glorificato di più.
11. In che modo l’adempimento di queste preghiere porterà gloria a Gesù in loro?
Vite trasformate dal Vangelo, dalla morte di Gesù, glorificheranno Gesù di più, e come testimonianza anche i non credenti dovrebbero glorificare Gesù per la vita dei suoi seguaci.
12. In che modo l’adempimento di queste preghiera porterà gloria a loro in Gesù?
Siamo nel processo di essere trasformati ad uno stato più glorioso, e un giorno saremo glorificati (2Cor 3:18; Rom 8:30). Se queste preghiere sono adempiute, i Tessalonicesi saranno più gloriosi.
13. Quale è il modo per cui queste preghiere saranno adempiute?
Per la grazia di Dio e Gesù. È Dio che ci trasforma, che opera potentemente in noi, che ci glorifica.
Le preghiere di Paolo sono una conseguenza di come lui vede il mondo e le nostre vite. Non è che per lo più andiamo bene e riusciamo a gestire la nostra vita, con un po’ di aiuto ogni tanto quando qualcosa va male o c’è qualcosa che non siamo in grado di sistemare. Perché le nostre preghiere hanno spesso questa comprensione del mondo. Invece Paolo ricorda la grazia ricevuta nel passato, e la direzione della vita – lo stato finale di tutti – e prega in base alla grazia ricevuta e come dovremmo vivere alla luce di quello che saremo. Siamo nell’universo di Dio, e tutto va fatto per la sua gloria e tramite la sua opera e grazia. Così dobbiamo pregare.
Angolo dei consigli
Durante questi studi, non solo vogliamo capire come si prega, vogliamo pregare di più. Oltre gli esempi delle preghiere bibliche, considereremo alcuni suggerimenti pratici per pregare; spero che possiamo anche condividere le nostre esperienze nella preghiera per poter aiutare gli altri con quello che noi abbiamo imparato.
Premessa: Non esiste una tecnica magica. Esistono gli aiuti e i metodi, ma hanno sempre la tendenza di tirare l’attenzione sui metodi invece di tirarla sul rapporto con Dio che è la preghiera. La preghiera non è come cucinare da una ricetta o costruire una scrivania da un kit dove ci sono le istruzioni. È come un matrimonio. Ci sono dei suggerimenti per il matrimonio, ma non ci sono tecniche che garantiscono un buon matrimonio. Ogni matrimonio è diverso, e il rapporto di ognuno con Dio è diverso, sia dai rapporti degli altri con Dio, sia dal rapporto della stessa persona nel passato e nel futuro. Ci sono dei limiti (nella preghiera e nel matrimonio), ma entro questi limiti è importante trovare quello che funziona meglio per te in questo momento. I consigli saranno degli aiuti per migliorare la tua vita di preghiera, affinché consideriamo qualcosa che potrebbe aiutare che non abbiamo pensare di fare prima.
Programmare la preghiera
La vita spirituale è una vita disciplinata; non succede per caso. Dobbiamo attivamente cercare di crescere nella preghiera con dei propositi fissi di non fare nient’altro che pregare. Naturalmente ciò non esclude la preghiera spontanea, ma neanche la preghiera in ogni momento esclude dedicare certi periodi di tempo alla preghiera, come faceva anche il nostro Signore (Luca 5:16). Un tempo fisso di preghiera può anche diventare una religione formale o legalismo, ma è comunque importante. Forse sarà necessario cambiare spesso l’ora di preghiera (per esempio chi lavora a turni), o di fare più tempi più brevi (per esempio chi ha figli piccoli; anzi forse è meglio così che un lungo periodo una volta al giorno), ma il fatto rimane che se non pianifichiamo di pregare, non pregheremo.
Quale periodo o periodi del giorno è più facile per te fermarti e pregare?
2. Aver passione per le persone
1Tessalonicesi 3:9-13 [Carson capitoli 4-5]
Nel primo studio, abbiamo visto come i valori di Paolo (tutto è merito della grazia di Dio, e Gesù ritornerà) l’hanno fatto pregare in un certo modo. Oggi vedremo che le sue preghiere erano una conseguenza anche dell’amore che aveva per le persone.
Leggere 1Tessalonicesi 2:17-3:8.
1. Quale evidenza c’è in questi brani dell’amore e della passione di Paolo per i Tessalonicesi?
Il grande desiderio di vederli (2:17); non poteva più resistere non aver notizie, e preferiva rimanere solo per confermarli e confortarli (3:1-2,5); era consolato dalle notizie della loro fede e che erano saldi (3:6-8) – spesso siamo scioccati da cattive notizie, ma non rispondiamo a buone notizie del genere.
Per Paolo le persone erano più importanti dei programmi o piani, e più importanti del suo benessere o dei suoi desideri e bisogni. Da una così forte passione per le persone, scaturisce la sua preghiera per loro.
Leggere 1Tessalonicesi 3:9-13.
2. Che cosa prega Paolo?
Ringraziamento per loro per la gioia che gli danno; preghiera per rivederli per poterli aiutare; che Dio li faccia crescere in amore, affinché siano saldi e santi quando Gesù ritornerà.
3. Perché Paolo dice ai Tessalonicesi che ringrazia Dio per loro?
Per incoraggiarli – non è soltanto per fare complimenti a loro, né c’è un distacco emotivo. Così ricorda i Tessalonicesi della loro crescita spirituale, ma anche quello che è la fonte di quella crescita.
4. Trovi difficile dire ad altri che ringrazi Dio per loro? Perché o perché non?
5. In quale modo i Tessalonicesi danno gioia a Paolo? Cosa dice della sua priorità e passione?
La loro fede dà gioia a Paolo (i versetti 7-8), perché per lui la cosa più importante è vedere Gesù glorificato nei suoi figli. Non è quello che lui riceve da loro che gli dà gioia, come è spesso il caso con noi.
Paolo è stato a Tessalonica per solo tre settimane (Atti 17:2), per cui non ha avuto molto tempo per insegnare ai credenti e c’erano ancora delle lacune nella loro fede. Paolo prega di poter colmare queste lacune – la preghiera non è un sostituito per il servizio, né il servizio per la preghiera.
6. Quale (la preghiera o il servizio) trovi più facile?
7. L’impedimento satanico (2:18) ha fatto Paolo pregare di più. Che cosa significa per quanto riguardo quello che Paolo crede dell’opera di Satana? Come rispondi agli ostacoli nella vita?
Dio è più potente di Satana e può sopraffare la sua opera – anche se non lo fa sempre. In un altro caso Paolo ha pregato ma poi ha smesso davanti ad un impedimento satanico – ma solo perché Dio, dopo tre preghiere, gli aveva detto che non avrebbe tolto l’impedimento (2Cor 12:7-9; anche Giobbe).
Anche se Paolo è stato con loro per poco tempo, e c’erano delle lacune nella loro conoscenza, non è la sola o principale cosa di cui avevano bisogno. Infatti la terza parte della preghiera è che il loro amore cresca, verso gli altri credenti e verso tutti.
8. In quale modo l’ultima parte della preghiera è una conseguenza dei valori di Paolo che abbiamo visto nello studio precedente?
Sa che Gesù ritornerà, e quindi vuole che i Tessalonicesi siano pronti per quel giorno.
9. In quale modo vorresti pregare diversamente questa settimana, alla luce di questa preghiera di Paolo?
Angolo dei consigli
La preghiera continua
Nel versetto 10 Paolo dice di pregare « notte e giorno » per i Tessalonicesi. Similmente, in 1Cor 1:4; Fili 1:4; 1Tess 1:2; 2:13 dice di pregare « sempre ». Non è che non faccia altro che pregare, né che si trovi in un costante ma vago ‘spirito di preghiera’ senza preghiere concrete (perché dice in questi brani di pregare cose concrete sempre). Piuttosto, le sue preghiere non sono limitate ad un unico periodo fisso in tutta la giornata, ma oltre i tempi dedicati alla preghiera pregava durante il giorno quando c’era qualcosa per cui pregare.
È difficile coltivare questa abitudine di pregare sempre, perché la nostra impostazione ‘predefinita’ è sempre di agire secondo le nostre capacità, prendendo da scontato quello che riceviamo, e non pensare a Dio.
Per imparare a pregare continuamente, bisogna pregare sempre e subito il momento che Dio o la preghiera ci vengono in testa. Basta un breve SMS, non una lunga lettera; l’importante è che riconosciamo il nostro rapporto con Dio in quel momento. Ciò potrebbe aiutare ad iniziare a pregare più spesso durante il giorno.
Un altro suggerimento è creare una ‘filatteria’ – i Farisei portavano delle corde per ricordarsi a pregare, che come ogni metodo poteva essere corrotto (Matteo 23:5 – ingrandivano le filatterie per fare vedere quanto pregavano). Ma se è possibile associare la preghiera ad un oggetto o un’azione che si usa spesso nel giorno, il risultato è che si prega di più. Questo è lo scopo degli oggetti come braccialetti su cui è scritto « W.W.J.D. ». Quando studiavo, ho messo un elastico intorno alla mia penna, per ricordarmi di pregare. Così ogni volta che prendeva la penna per scrivere qualche appunto, pregavo. Chi usa il cellulare o palmare spesso potrebbe attaccare qualcosa, in modo che si ricordi di pregare ogni volta che usa il cellulare. Oppure una mamma potrebbe decidere di pregare ogni volta che prende il bimbo in braccia.
Un’altra possibilità è di ricordarsi di usare tutti i tempi morti nel giorno per pregare – il tempo nella coda al supermercato, in macchina, quando dobbiamo camminare da un posto ad un altro, nella doccia, durante la pubblicità della televisione, eccetera. In questo modo abbiamo un ricordo costante del rapporto con Dio, e gli possiamo offrire qualche breve ringraziamento, preghiera, lode o confessione per quello che è appena successo, che stiamo facendo o che stiamo per fare.

SAN PAOLO C’INSEGNA A PREGARE CON LO SPIRITO SANTO

http://www.cesnur.org/2012/paolo.htm

SAN PAOLO C’INSEGNA A PREGARE CON LO SPIRITO SANTO

di Massimo Introvigne

Con l’udienza generale del 16 maggio 2012, Benedetto XVI ha iniziato una nuova serie di catechesi della sua «scuola della preghiera» dedicata alle Lettere di san Paolo. Anzitutto, il Papa ha notato «come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si chiudano con espressioni di preghiera: all’inizio ringraziamento e lode, e alla fine augurio affinché la grazia di Dio guidi il cammino delle comunità a cui è indirizzato lo scritto». Ma, più in generale, «quella di san Paolo è una preghiera che si manifesta in una grande ricchezza di forme che vanno dal ringraziamento alla benedizione, dalla lode alla richiesta e all’intercessione, dall’inno alla supplica: una varietà di espressioni che dimostra come la preghiera coinvolga e penetri tutte le situazioni della vita, sia quelle personali, sia quelle delle comunità a cui si rivolge». San Paolo propone una vera teologia della preghiera. Il suo primo caposaldo «è che la preghiera non deve essere vista come una semplice opera buona compiuta da noi verso Dio, una nostra azione. È anzitutto un dono, frutto della presenza viva, vivificante del Padre e di Gesù Cristo in noi». Nella Lettera ai Romani leggiamo: «Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza: non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (8,26). Noi sperimentiamo quotidianamente questa situazione: «Non sappiamo come pregare in modo conveniente». «Vogliamo pregare, ma Dio è lontano, non abbiamo le parole, il linguaggio, per parlare con Dio, neppure il pensiero. Solo possiamo aprirci, mettere il nostro tempo a disposizione di Dio, aspettare che Lui ci aiuti ad entrare nel vero dialogo». La grande novità di san Paolo è la sua consolante spiegazione che «proprio questa mancanza di parole, questa assenza di parole, eppure questo desiderio di entrare in contatto con Dio, è preghiera che lo Spirito Santo non solo capisce, ma porta, interpreta, presso Dio. Proprio questa nostra debolezza diventa, tramite lo Spirito Santo, vera preghiera, vero contatto con Dio. Lo Spirito Santo è quasi l’interprete che fa capire a noi stessi e a Dio che cosa vogliamo dire». Certo, «nella preghiera noi sperimentiamo, più che in altre dimensioni dell’esistenza la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio». La preghiera è una grande scuola che c’insegna «il senso del nostro limite». Ma Dio non ci abbandona, e ci manda lo Spirito Santo. «Per san Paolo la preghiera è soprattutto l’operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali». Nella Prima Lettera ai Corinti infatti leggiamo: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (2,12-13). La teologia paolina della preghiera subito precisa che la venuta dello Spirito Santo è parte della missione di Gesù Cristo. «Con questa presenza dello Spirito Santo si realizza la nostra unione a Cristo, poiché si tratta dello Spirito del Figlio di Dio, nel quale siamo resi figli. San Paolo parla dello Spirito di Cristo (cfr Rm 8,9), e non solo dello Spirito di Dio. E’ ovvio: se Cristo è il Figlio di Dio, il suo Spirito è anche Spirito di Dio e così se lo Spirito di Dio, Spirito di Cristo, divenne già molto vicino a noi nel Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, lo Spirito di Dio diventa anche spirito umano e ci tocca; possiamo entrare nella comunione dello Spirito». Eccoci dunque di fronte a una teologia che c’introduce al mistero stesso della Trinità: «non solamente Dio Padre si è fatto visibile nell’Incarnazione del Figlio, ma anche lo Spirito di Dio si manifesta nella vita e nell’azione di Gesù, di Gesù Cristo, che ha vissuto, è stato crocifisso, è morto e risorto». San Paolo spiega che «nessuno può dire « Gesù è Signore », se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). Ed è sempre lo Spirito che «orienta il nostro cuore verso Gesù Cristo», in modo che «non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi» (cfr Gal 2,20). Lo riassume bene sant’Ambrogio (ca. 340-397), di cui il Papa cita questa affermazione: «Chi si inebria dello Spirito è radicato in Cristo». Ma che cosa succede in noi «quando lasciamo operare in noi non lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire»? Ce lo spiega – in tre passaggi – il medesimo san Paolo. In primo luogo, riusciamo ad «abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l’autentica libertà dei figli di Dio». Senza la preghiera «non facciamo il bene che vogliamo, bensì il male che non vogliamo» (cfr Rm 7,19). «E questa è l’espressione dell’alienazione dell’essere umano, della distruzione della nostra libertà, per le circostanze del nostro essere per il peccato originale: vogliamo il bene che non facciamo e facciamo ciò che non vogliamo, il male». Da questa condizione non siamo ultimamente in grado di liberarci da soli. Abbiamo bisogno dello Spirito Santo: «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2Cor 3,17). Non la libertà impropriamente scambiata per la licenza di fare ciò che si vuole, ma «una libertà autentica, che è libertà dal male e dal peccato per il bene e per la vita, per Dio». La libertà dello Spirito, insegna san Paolo, «non s’identifica mai né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male», ma con il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» (Gal 5,22). «Questa è la vera libertà – commenta il Pontefice –: poter realmente seguire il desiderio del bene, della vera gioia, della comunione con Dio e non essere oppresso dalle circostanze che ci chiedono altre direzioni. Non è tutto. «Una seconda conseguenza che si verifica nella nostra vita quando lasciamo operare in noi lo Spirito di Cristo, è che il rapporto stesso con Dio diventa talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione». Non che con la preghiera noi siamo «liberati dalle prove o dalle sofferenze»: ma «possiamo viverle in unione con Cristo, con le sue sofferenze, nella prospettiva di partecipare anche della sua gloria (cfr Rm 8,17)». Nella preghiera «le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). Le sofferenze restano: noi «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8, 26) e talora abbiamo perfino l’impressione che Dio non ci ascolti. Ma spesso il modo di ascoltarci di Dio non consiste nel togliere la sofferenza ma nel darci la forza «di viverla e affrontarla con una forza nuova, con la stessa fiducia di Gesù», del quale lo stesso san Paolo scrive nella Lettera agli Ebrei che «nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). E la vita di Gesù anche qui si fa lezione per noi. «La risposta di Dio Padre al Figlio, alle sue forti grida e lacrime, non è stata la liberazione dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma è stata un esaudimento molto più grande, una risposta molto più profonda; attraverso la croce e la morte, Dio ha risposto con la risurrezione del Figlio, con la nuova vita». C’è infine una terza conseguenza del nostro lasciar agire lo Spirito Santo. «La preghiera del credente si apre anche alle dimensioni dell’umanità e dell’intero creato», entrando in sintonia con quell’«ardente aspettativa della creazione, protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). La preghiera ha anche una dimensione collettiva, sociale, perfino politica. San Paolo insegna che «la preghiera, sostenuta dallo Spirito di Cristo che parla nell’intimo di noi stessi, non rimane mai chiusa in se stessa, non è mai solo preghiera per me, ma si apre alla condivisione delle sofferenze del nostro tempo, degli altri». Diventa addirittura «canale di speranza per tutta la creazione», aiuto «per la redenzione del mondo». Ascoltiamo dunque san Paolo, e apriamoci all’azione dello Spirito Santo. «Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera « debole », la luce della nostra preghiera « spenta », il fuoco della nostra preghiera « arida », donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione « che geme e soffre le doglie del parto »» (Rm 8,22).

 

Publié dans:LA PREGHIERA IN SAN PAOLO |on 28 avril, 2016 |Pas de commentaires »

LA LETTERA DI PAOLO AGLI EFESINI PAOLO PREGA PER I SUOI LETTORI

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LA LETTERA DI PAOLO AGLI EFESINI PAOLO PREGA PER I SUOI LETTORI

In quasi tutte le sue lettere l’apostolo Paolo rivela il suo impegno a pregare per le persone alle quali sta scrivendo. Le sue non sono soltanto preghiere di richiesta a Dio perché intervenga davanti a particolari bisogni, ma anche di ringraziamento per le buone notizie che gli venivano comunicate. Anche la lettera agli Efesini contiene riferimenti alla preghiera che sono d’incoraggiamento e di esempio per noi. Efesini 1:15-23   “Per questo motivo, avendo sentito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non cesso di rendere grazie per voi, facendo menzione di voi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui, essendo stati illuminati gli occhi del vostro cuore affinché sappiate a quale speranza ci ha chiamati, quale è la ricchezza della gloria della sua eredità tra i santi e quale sia l’immensità della sua potenza verso di noi che crediamo, nella misura dell’energia prodotta dalla forza della sua potenza. Si tratta della stessa potenza che operò in Cristo risuscitandolo dai morti e che l’ha fatto sedere alla Sua destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato e autorità e potenza e signoria e ogni nome che si nomina, non solo nell’età presente ma anche in quella futura e ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi e ha dato lui come capo sopra ogni cosa nella chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che porta a compimento tutte le cose in tutti”.   Il posto della preghiera nel ministerio degli apostoli Il contenuto di questa preghiera è talmente interconnesso con una tale ricchezza di linguaggio, che ogni tentativo di dividerla sembra improprio. Essa va letta e riletta per lasciarsene trasportare, per mezzo dello Spirito Santo, laddove si trova Cristo, nei luoghi celesti. La nostra meditazione del brano si articolerà in: • il motivo della preghiera di Paolo, • le cose per cui lui prega e • il contributo del brano alla cristologia e all’ecclesiologia. Ma innanzitutto appare appropriato osservare l’importanza che aveva la preghiera nella vita degli apostoli e, in particolare, nell’apostolato di Paolo. Il libro degli Atti ci informa che i dodici apostoli ritenevano prioritario dedicarsi “alla preghiera e al ministero della Parola” (At 6:4). Ecco perché si trovavano ripieni dello Spirito Santo e di potenza quando, senza preavviso, si presentarono delle opportunità di testimonianza davanti sia al popolo sia alle autorità (At 2:35; 4:8). A questo proposito Pietro conferma che, nei tempi apostolici, la predicazione apostolica avveniva “mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo” (1P 1:12). Inoltre secondo il racconto degli Atti quasi ogni nuova iniziativa nasceva nel contesto della preghiera.  Quanto all’apostolo Paolo, lui ebbe a scrivere questo nella sua lettera ai Filippesi: “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fl 4:6-7).  In un’altra lettera Paolo fa sapere che lui stesso era “assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese” (2Co 11:28). Per Paolo queste preoccupazioni costituivano un motivo per pregare per le singole chiese e nello stesso tempo per ringraziare Dio per ogni evidenza di crescita spirituale e impegno in vista del progresso del Vangelo. Sappiamo questo dalle sue lettere che spesso danno una notizia al riguardo oppure contengono una vera e propria preghiera, poco dopo l’iniziale saluto epistolare (si veda Ro 1:8-12; 1Co 1:4-9; Ef 1:15-23; Fl 1:3-5; Cl 1:3-12; 1Te 1:2-3; 2Te 1:11-12; 2Ti 1:3; Fi vv. 4-6).  I conduttori delle chiese nel mondo occidentale farebbero bene a prendere esempio dagli apostoli in questo campo. Se lo facessero, quando sorgono delle difficoltà all’interno delle chiese oppure delle sfide dall’esterno, spenderebbero più tempo in preghiera prima di mettersi a tavolino per decidere il da farsi.   Il motivo della preghiera di Paolo (1:15-16) Non era a motivo di qualche problema che i lettori stavano affrontando o perché erano caduti in peccato che Paolo ne faceva sempre menzione nelle sue preghiere. A spingerlo a pregare per loro erano le buone notizie che gli giungevano della loro “fede nel Signore Gesù”e del loro “amore per tutti i santi” (v. 15). Questo riferimento a ciò che aveva sentito sul loro conto fa comprendere che Paolo aveva in mente dei destinatari precisi, anche se non limitati ai santi di Efeso. La fede degli Efesini, e delle chiese dell’Asia in generale, è ben testimoniata dagli eventi raccontati in Atti capitolo 19. Quanto all’“amore per tutti i santi”, evidentemente questa manifestazione della nuova vita faceva parte del loro “primo amore”; infatti sappiamo che qualche decennio dopo questo “primo amore” sarebbe venuto a mancare nella chiesa di Efeso (Ap 2:4).  Queste buone notizie giuntegli spingevano Paolo a ringraziare Dio per i suoi lettori, ma il motivo per cui faceva menzione di loro nelle sue preghiere (v. 16) era un altro, come fa capire la parola “perciò” con cui il brano inizia. Questa parola rimanda al brano precedente (1:3-14). Le benedizioni spirituali di cui gli Efesini godevano in quanto “santi” facevano di loro un soggetto valido per cui pregare. Paolo voleva che le benedizioni spirituali ricevute diventassero un trampolino di lancio per un’ulteriore crescita nella grazia di Dio, nella prospettiva stabilita dal disegno benevolo di Dio.   Le cose per cui pregava (1:17-19)  I soggetti della sua preghiera sono tre, di cui nessuno era legato al benessere temporale dei lettori. Questo non vuol dire che sia sbagliato pregare per il pane quotidiano, qualcosa che Gesù invita tutti i suoi discepoli a fare (Mt 6:9,11; cfr. 28:20). Intanto sappiamo che Gesù si occupa di questi bisogni pratici dei suoi discepoli, assicurando loro che Dio provvederà cibo e vestiti per tutti quelli che danno priorità al suo regno e alla sua giustizia. Ma nello stesso discorso Gesù avverte di non accumulare tesori sulla terra, bensì in cielo (6:19-21, 31-34). In piena armonia con questa scala di valori, la preghiera di Paolo verte su ciò che può far avanzare “il disegno benevolo” di Dio e che ha una portata eterna.  Il primo soggetto è così articolato: “affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui” (v. 17). Questa prima richiesta è legata all’ultima delle benedizioni descritte nei vv. 3-14, ovvero, la presenza dello Spirito Santo nella loro vita. La rivelazione che proviene da Cristo, che consiste nella conoscenza di lui, giungeva alla chiesa per mezzo dello Spirito Santo (Gv 16:13-15). Chi riceveva questa rivelazione acquisiva una conoscenza di Cristo e un tipo di sapienza ben diversi da quella che appartiene allo “spirito del mondo” (si veda 1Co 2:1-16; 2Co 4:16). Quanto al titolo “il Padre della gloria”, che si trova soltanto qui nel Nuovo Testamento, Bruce commenta: “Dal momento che Dio è la fonte di ogni vera gloria, può essere ben definito «il Padre della gloria», come è chiamato nel Salmo 29:3 (LXX Sl 28:3) e Atti 7:2, «il Dio della gloria»”.  Il secondo soggetto è strettamente legato al primo: “…essendo stati illuminati gli occhi del vostro cuore affinché sappiate a quale speranza ci ha chiamati, quale è la ricchezza della gloria della +*sua eredità tra i santi” (v. 18). L’illuminazione fornita dallo Spirito Santo crea una nuova prospettiva e, di conseguenza, un nuovo orientamento di vita: la speranza a cui siamo stati chiamati. Paolo prega per una comprensione di questa speranza .perchésarà la consapevolezza della ricchezza che abbiamo ereditata in Cristo a dare direzione alla nostra vita sul piano pratico. L’espressione “gli occhi del cuore” rende bene il concetto di essere effettivamente illuminati come premessa necessaria per maturare delle forti convinzioni. Senza tale illuminazione potrebbe sembrare esagerato il valore che Dio attribuisce ai santi, indicato con le parole: “quale è la ricchezza della gloria della sua eredità tra i santi”. Invece, grazie all’illuminazione dello Spirito Santo sappiamo di essere l’eredità di Dio, in virtù della nostra posizione “in Cristo”. A questo proposito Bruce scrive: “Il modo in cui Dio stima il popolo di Cristo, unito con lui per fede e partecipi della sua vita di risurrezione, corrisponde necessariamente a come stima Cristo stesso. Paolo prega qui che i suoi lettori possano apprezzare il valore che Dio attribuisce loro e il suo piano di compiere il suo disegno eterno per mezzo di loro, come la primizia della sua opera di riconciliazione nell’universo.” Sempre secondo Bruce, l’obiettivo della preghiera dell’apostolo sarebbe: “affinché le loro vite siano in sintonia con questa alta vocazione e che sapranno accettare con umiltà e gratitudine la grazia e la gloria elargite su di loro”. Il terzo soggetto della preghiera di Paolo fa comprendere che è la norma per i santi aspettarsi che Dio faccia grandi cose per mezzo di loro: “…e quale sia l’immensità della sua potenza verso di noi che crediamo, nella misura dell’energia prodotta dalla forza della sua potenza” (v. 19).  L’illuminazione dello Spirito Santo serve anche per rendere consapevoli dell’immensità della potenza di Diooperante nella nostra vita. Vista la natura spirituale della potenza di Dio, potrebbe sfuggirci, particolarmente in contesti di persecuzione, la sua immensità. Si tratta della stessa potenza che era all’opera nella risurrezione di Cristo (v. 20). Come Paolo scrive altrove: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Ro 8:11). Per non vivere nel timore degli uomini increduli, particolarmente in contesti di persecuzione, e per non rimanere fermi quando potremmo tentare grandi cose nel nome del Signore, bisogna essere consapevoli dell’immensità della potenza all’opera in noi. In definitiva, si tratta del Signore che è lo Spirito per mezzo del quale Cristo vive in noi (Cl 1:27; 2 Co 3:18).   Il contributo del brano alla cristologia e all’ecclesiologia (1:20-23) Non di rado nelle lettere di Pietro e Paolo, la menzione di Cristo diventa l’occasione per approfondire qualche aspetto inerente la sua persona e opera. Il contenuto della preghiera di Paolo riportata nel nostro brano non fa eccezione, come indica il pronome relativo tradotto “questa” nella Nuova Riveduta (v. 20). I due eventi che, più di qualunque altra cosa, hanno manifestato l’efficacia della potenza che è ora all’opera nei santi, sono la risurrezione di Cristo e la sua ascensione che lo portò a sedersi alla destra del Padre “nei luoghi celesti”. L’ascensione era implicita nella risurrezione – il trionfo – di Cristo e assicura a coloro che sono “in Cristo” la possibilità di vivere vittoriosamente in qualsiasi contesto, rivolgendosi al trono della grazia (Eb 4:14-16).  Chi dubita della verità storica della risurrezione di Cristo e quindi anche della verità storica della sua ascensione e insediamento come sommo sacerdote del nuovo patto, evidentemente ha un’idea inadeguata della potenza del vero Dio Creatore. Più comprenderà la natura e la portata di questa potenza e più non soltanto accetterà la parola dei testimoni della risurrezione e dell’ascensione di Cristo, ma potrà comprendere pure la sua efficacia nell’operare salvezza e trasformazione nella propria vita. Subito dopo le parole “luoghi celesti” (v. 20) che descrivono dove Cristo è seduto ora, vengono menzionati degli altri esseri che abitano i luoghi celesti: “ogni principato, autorità, potenza, signoria” (v. 21; cfr. 3:10; 6:10-12). La precisazione che Cristo è “al di sopra” di questi non solo afferma la supremazia di Cristo ma, inoltre, rispecchia il fatto che ci sono vari gradi di autorità nella realtà che a noi rimangono invisibili. È confortante sapere che la supremazia di Cristo rimarrà “non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro”. Infatti “ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla Chiesa” (v. 22).  Dopo la parentesi cristologica Paolo definisce ciò che i santi costituiscono nel loro insieme: “la Chiesa, che è il corpo di lui” (vv. 22-23). Inoltre fa un’affermazione che lega la profezia di Gesù: “io edificherò la mia chiesa”(Mt 16:18) al proseguimento del progetto che vede Cristo portare “a compimento ogni cosa”. Infatti la Chiesa, di cui hanno il privilegio di far parte anche coloro che giungono alla fede dal paganesimo, viene inquadrata come parte del progetto grandioso che vedrà riconciliarsi ogni cosa con Dio, grazie alla potenza che ha operato efficacemente nella croce di Cristo, nella sua risurrezione e nella sua esaltazione alla destra del Padre (cfr. Cl 1:19-20; Ef 1:9-10). Nonostante Gesù sia tornato in cielo, egli è il capo sopra ogni cosa nella Chiesa, il capo supremo a cui gli anziani-pastori di ogni chiesa locale dovranno rendere conto del loro operato (1P 5:1-4).   Per la riflessione personale o lo studio di gruppo 1. Quali cose possiamo imparare dalla preghiera di Paolo in vista di rendere più efficace la nostra vita di preghiera? 2. Qual è il ruolo della chiesa nell’opera di compimento di ogni cosa da parte di Cristo (cfr. Gv 15:1-8,16)?

COME PAOLO – LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO

http://euntes.net/sanpaolo/preghiera.html

Mons. Juan Esquerda Bifet

COME PAOLO – LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO  

Vi affido al Signore e alla parola della sua grazia … » (Atti 20, 32). « Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male … Preghiamo Dio anche per la vostra perfezione … » (2 Cor. 13, 7-9).       Paolo trasforma la preoccupazione per gli altri in termini di preghiera o dialogo con Dio. Questo prova che la sua carità è vera e che la sua preghiera è autentica. La preoccupazione dell’apostolo è concentrata sui dettagli e sulle circostanze di tutte le persone, che sono suoi fratelli. Sente di essere legato alla vita degli altri come un’esigenza di Dio Amore. Ama i fratelli per se stessi. Ed ogni cosa diventa motivo di preghiera. La sua grande preoccupazione è che gli uomini realizzino se stessi, che arrivino, cioè, alla perfezione: che si rendano disponibili all’Amore. La vita dell’apostolo arde continuamente di questo inspiegabile zelo da cui fu preso senza averne alcun merito e soltanto per iniziativa di Dio. La vita di Paolo può essere riassunta dai momenti di preghiera: porta ogni cosa nel suo colloquio con il Padre. È inspiegabile per chi non sa pregare … né amare …     

Il modo migliore di mettersi in sintonia con gli altri è quello di scoprire in ogni cosa motivo di preghiera. In questo modo si ama in profondità e si sintonizza con gli altri. Questa preghiera ci spinge ad impegnarci per gli altri, a fare qualche cosa, ciò che è più opportuno. Richiede una continua ascesi nella dimenticanza di sé e nel porre gli interessi degli altri al di sopra dei propri. Si vive così la storia degli altri nell’ambito della storia della salvezza che ha il suo centro in Cristo. Ciò è segno che uno si è legato a Cristo fino a partecipare delle sue preoccupazioni e dei suoi ideali. Cristo visse sempre in dipendenza dagli altri. Per questo aveva bisogno e andava in cerca di momenti da dedicare esclusivamente al colloquio col Padre. E da questo colloquio, immediatamente, scaturisce la capacità di amare e di darsi. La capacità di donazione si misura e si accresce in proporzione della capacità di dialogare con Dio. Questa preghiera impegnata, di ogni giorno e di ogni momento, è parte integrante del ministero apostolico. A nessun apostolo viene in mente di farsi dispensare da questa preghiera. Sarebbe come un farsi dispensare dall’amare …    

LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO – (Atti 20, 32), (2 Cor. 13, 7-9).

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LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO 

« Vi affido al Signore e alla parola della sua grazia … » (Atti 20, 32).
« Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male … Preghiamo Dio anche per la vostra perfezione … » (2 Cor. 13, 7-9).

Paolo trasforma la preoccupazione per gli altri in termini di preghiera o dialogo con Dio. Questo prova che la sua carità è vera e che la sua preghiera è autentica. La preoccupazione dell’apostolo è concentrata sui dettagli e sulle circostanze di tutte le persone, che sono suoi fratelli. Sente di essere legato alla vita degli altri come un’esigenza di Dio Amore. Ama i fratelli per se stessi. Ed ogni cosa diventa motivo di preghiera. La sua grande preoccupazione è che gli uomini realizzino se stessi, che arrivino, cioè, alla perfezione: che si rendano disponibili all’Amore. La vita dell’apostolo arde continuamente di questo inspiegabile zelo da cui fu preso senza averne alcun merito e soltanto per iniziativa di Dio. La vita di Paolo può essere riassunta dai momenti di preghiera: porta ogni cosa nel suo colloquio con il Padre. È inspiegabile per chi non sa pregare … né amare …
Il modo migliore di mettersi in sintonia con gli altri è quello di scoprire in ogni cosa motivo di preghiera. In questo modo si ama in profondità e si sintonizza con gli altri. Questa preghiera ci spinge ad impegnarci per gli altri, a fare qualche cosa, ciò che è più opportuno. Richiede una continua ascesi nella dimenticanza di sé e nel porre gli interessi degli altri al di sopra dei propri. Si vive così la storia degli altri nell’ambito della storia della salvezza che ha il suo centro in Cristo. Ciò è segno che uno si è legato a Cristo fino a partecipare delle sue preoccupazioni e dei suoi ideali. Cristo visse sempre in dipendenza dagli altri. Per questo aveva bisogno e andava in cerca di momenti da dedicare esclusivamente al colloquio col Padre. E da questo colloquio, immediatamente, scaturisce la capacità di amare e di darsi. La capacità di donazione si misura e si accresce in proporzione della capacità di dialogare con Dio. Questa preghiera impegnata, di ogni giorno e di ogni momento, è parte integrante del ministero apostolico. A nessun apostolo viene in mente di farsi dispensare da questa preghiera. Sarebbe come un farsi dispensare dall’amare …

LUNEDÌ SANTO – MEDITAZIONE (PREGHIERA « CON PAOLO »)

http://www.paoline.it/Idee-per-pregare/SETTIMANA-SANTA/articoloRubrica_arb822.aspx

LUNEDÌ SANTO – MEDITAZIONE (PREGHIERA « CON PAOLO »)

Meditazione sul gesto dell’unzione del Maestro, presagio della passione e dell’immane sofferenza di Gesù; preghiera dalla lettera ai Colossesi per accettare ogni sofferenza in unione con la croce di Cristo.

Con Anna Maria Cànopi

Il nardo profumato di Maria

La liturgia del Lunedì Santo ci fa uscire da Gerusalemme ancora tutta in agitazione per gli avvenimenti del giorno precedente e ci conduce nella calma atmosfera di Betània, in casa degli amici Marta, Maria e Lazzaro, presso i quali Gesù, per l’ultima volta, va a cercare un po’ di ristoro fisico e morale.
Qui, in questo familiare incontro, possiamo ulteriormente scoprire le ricchezze di umana sensibilità del cuore di Cristo Signore.

Maria compie il gesto dell’unzione per intuizione d’amore, quasi presagendo la sorte cui il Maestro stava per andare incontro.
La donna sa quanto sia preziosa – ben più del nardo – la presenza del Signore tra di noi. Quello che a Giuda sembra troppo, per lei è ancora poco: il profumo versato vuole significare il dono di sé che ella nel profondo del cuore ricambia al suo Signore che va a morire per lei, per tutti.
La presenza di un discepolo ladro e traditore viene a turbare le ore ristoratrici dell’amicizia diffondendo diffidenza e aria di congiura. Al profumo di Maria che ha riempito la casa, al profumo dell’amicizia fedele viene a mescolarsi il cattivo odore dei pensieri del discepolo infedele.
Per Gesù è già iniziata la Passione e questa può essere considerata la prima stazione della sua Via Crucis.
Ancora più che per le sofferenze fisiche, infatti, egli patì per le sofferenze morali e spirituali.
Se già per qualsiasi uomo che abbia il vero senso dell’amicizia non c’è ferita più dolorosa del tradimento di coloro in cui poneva la propria fiducia e confidenza, tanto più ciò è vero per il Cristo, in cui ogni umano sentimento si trova al sommo grado di intensità.

Noi siamo tutti un po’ carenti, se non anche traditori, nei confronti di Gesù, eppure si può dire che egli viene continuamente da noi in cerca di una Betània dove riposare tra amici, accettando il rischio di essere rifiutato o tradito.
E ciò egli lo fa per un unico, essenziale motivo: perché tutto quanto viene dal Padre – anche il tradimento permesso, anche la croce – è non solo accettabile, ma persino adorabile.Questo atteggiamento, come ogni altro comportamento del Figlio di Dio, diventa norma di vita per ogni uomo che, entrando in comunione con lui, ritrova la propria relazione filiale nei confronti di Dio.

Siamo dunque stimolati a rientrare in noi stessi per fare un coraggioso e leale esame di coscienza, mediante il quale ci avverrà forse di scoprire che oggi, nella nostra Betània, Gesù si trova circondato da più di un amico infido e che forse proprio noi, nei suoi confronti, non facciamo sempre la nobile parte di Maria.

Anna Maria Cànopi, La Grande Settimana, Paoline 2007

Con s. Paolo

Perché soffrire?

Mi rallegro nelle sofferenze
perché accettarle procura grazia al mondo.
E intendo completare nella mia carne
quanto manca alle tue afflizioni, Cristo,
a vantaggio del tuo Corpo, che è la Chiesa.

Il Padre ha voluto far conoscere
qual è la ricchezza del glorioso mistero
che sei tu, Cristo, in noi,
gloriosa speranza.

Te noi annunciamo
per presentarti ogni uomo,
in te completo, Cristo.
Per questo fatichiamo,
battendoci in base alla tua energia
attiva in noi potentemente.

Prego per i miei compagni di questo mondo
perché siano consolati i loro cuori,
intessuti stretti nell’amore.
Abbiano ogni ricchezza della certezza completa
di quanto loro già sanno,
per una conoscenza definitiva del mistero di Dio,
che sei tu, Cristo,
perché in te sono nascosti
tutti i tesori della sapienza e della scienza (Colossesi 1,24-29; 2,2-3).

P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo,

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