Archive pour mars, 2019

Chagall, Il figliol prodigo

paolo chagall-filsprodigue-grande-large

Publié dans:immagini sacre |on 29 mars, 2019 |Pas de commentaires »

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO C)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45485

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO C) (31/03/2019)

Con l’umiltà del cuore chiediamo perdono e ricominciamo
padre Antonio Rungi

Con la quarta domenica di Quaresima, detta della letizia entriamo nel vivo del cammino di conversione verso l’annuale Pasqua di morte e risurrezione di Cristo, ma anche della nostra risurrezione spirituale in Cristo, mediante la gioia di ritornare al Lui con tutto il cuore, pentiti, come il figliol prodigo del Vangelo di questa domenica. Si tratta di un cammino spirituale ed interiore al quale nessuno di noi può sottrarsi. Ci obbliga il nostro essere battezzati e il nostro essere consacrati alla passione, morte e risurrezione di Cristo.
Questo cammino, spero, che ognuno di voi l’abbia intrapreso da tempo. Siccome i avvicina la Pasqua 2019, se questo cammino di ritorno non è neppure iniziato, sia questo il momento favorevole per farlo, in quanto Dio ci attende a braccia aperte, fin quando non ritorniamo a Lui, come ci ricorda sant’Agostino, in una delle sue più celebri aforismi: O Signore, il mio cuore è inquieto, finché non riposa in Te”. Facciamo riposare questo nostro travagliato, agitato ed afflitto cuore nella bontà e nella tenerezza di Dio, che si fa misericordia e si fa dono per tutti noi, peccatori sinceramente pentiti e riconoscenti a Dio. Prendiamo ad esempio il pentimento del figlio prodigo che ritorna al Padre e chiede di essere nuovamente accolto nel suo cuore e nella sua casa, cioè nella sua misericordia e nella sua chiesa.
Il figliol prodigo che va via dalla casa del Padre è il peccatore che esce dalla comunione con Dio e rompe ogni legame con il Signore, in attesa del ripensamento e del ritorno.
Dio non si stanca di aspettare, fino all’ultimo istante questo ritorno al piena comunione con lui nella grazia nell’amicizia.
E lui ci attende non solo sull’uscio della chiesa, per dargli il perdono qui su questa terra, mediante il sacramento della confessione; ma lo attende sull’ingresso del paradiso, per donargli la felicità senza fine. E’ tempo di ritorno e non possiamo più attendere per convertirci tutti a Dio,
Sta a noi entrare in questo cammino di ritorno a Dio da celebrare continuamente con una forte comunione di grazia e in grazia con Lui.
Il modo per farlo è mettersi nella condizione di quel che realmente siamo: peccatori e perciò bisognosi di perdono e di misericordia di Dio.
Non illudiamo noi stessi e gli altri: siamo tutti peccatori e perciò stesso abbiamo bisogno del suo perdono.
Quel Padre attende con pazienza, ma spera sempre che il ritorno inizi davvero e lo fa scrutando l’orizzonte della storia e del mondo, scrutando l’orizzonte del nostro cuore, spesso privo di quel rosso di sera, che fa ben sperare per l’alba e l’inizio di un nuovo giorno pieno di sole e di grazia del Signore.
Facciamo nostre le parole del figlio pentito: « Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati ». Si alzò e tornò da suo padre ».
Ci vogliamo rialzare dalla nostra debolezza interiore, frutto di una mancato assorbimento dei nutrienti essenziali alla vita dello spirito, che sono la preghiera, la penitenza e la carità sincera.
Non bisogna crogiolarsi nei peccati; anzi bisogna riemergere da essi prima che sia troppo tardi, prima che si abbia toccato il fondo del disastro morale più grave.
Non dobbiamo attendere i tempi del figliol prodigo per rinsavire dalle nostre condotte non buone e immorali, oltre che malvagie. Sia ricorrente questa preghiera del cuore, che ci sprona alla conversione: “O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina”.
E non diciamo mai, e poi mai: io sono senza peccato. Che peccato faccio o posso fare? Non dimentichiamo che nessuno di noi è senza peccato e come tali non possiamo giudicare gli altri o scagliare la pietra della condanna che uccide anche i sinceramente pentiti.
Nel cammino verso la Pasqua, ci incoraggi quanto scrive Giosuè nel suo Libro, in merito al popolo eletto: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». La celebrazione della Pasqua a Gàlgala al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico fu motivo per andare avanti nel cammino dell’esodo. Infatti, il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan”. Dio premia sempre la buona volontà di ogni uomo della terra. D’altra parte nel brano della seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, ci vengono ricordati alcuni concetti teologici di base: se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Siamo, dunque, ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Noi siamo i portavoce di Dio, i trombettieri dell’Altissimo, i maestri di musica divina che fanno cantare perfettamente i coristi di quanti credono in Dio. Facciamo sì che questa gioia di vivere e testimoniare il vangelo arrivi attraverso di noi ai nostri fratelli vicini e lontani.

 

frate e fedeli in preghiera

paolo

Publié dans:immagini sacre |on 26 mars, 2019 |Pas de commentaires »

«ACCOGLIETEVI, PERCIÒ, GLI UNI GLI ALTRI, COME ANCHE CRISTO ACCOLSE VOI, PER LA GLORIA DI DIO!» (RM 15,7).

http://www.atma-o-jibon.org/italiano10/parola_feb15.htm

«ACCOGLIETEVI, PERCIÒ, GLI UNI GLI ALTRI, COME ANCHE CRISTO ACCOLSE VOI, PER LA GLORIA DI DIO!»
(RM 15,7).

Volendo recarsi a Roma e, da lì, proseguire per la Spagna, l’Apostolo Paolo si fa precedere da una sua “Lettera”, alle Comunità Cristiane, presenti in quella città! In esse, che, presto, testimonieranno, con un innumerevole numero di Martiri, la sincera, e profonda, adesione al Vangelo, non mancano, come altrove, tensioni, incomprensioni, e perfino rivalità. I Cristiani di Roma presentano, infatti, una variegata estrazione sociale, culturale, e Religiosa. Vi sono persone, provenienti dal Giudaismo, dal mondo Ellenico, e dall’antica Religione Romana: forse, dallo Stoicismo, o da altri orientamenti filosofici… Esse portano con sé proprie tradizioni di pensiero, e convinzioni etiche! Alcuni vengono definiti “deboli”, perché seguono usanze alimentari particolari: sono, ad esempio, vegetariani, o si attengono a calendari, che indicano speciali giorni di digiuno; altri sono detti “forti”, perché, liberi da questi condizionamenti, non sono legati a tabù alimentari, o a rituali particolari! A tutti, Paolo rivolge un pressante invito…
“Accoglietevi, perciò, gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio!”.
Già precedentemente, nella “Lettera”, era entrato nell’argomento, rivolgendosi, prima, ai “forti”, per invitarli ad “accogliere” i “deboli”, “senza discuterne le opinioni”; poi, ai “deboli”, perché accolgano, a loro volta, i “forti”, senza giudicarli, essendo stati, loro stessi, “accolti” da Dio…
Paolo è, infatti, convinto, che ognuno, pur nella diversità di opinioni, e di usanze, agisce, per amore del Signore! Non c’è, dunque, motivo di giudicare, chi pensa diversamente: tanto meno, di scandalizzarlo, con un fare arrogante, e con senso di superiorità… Quello, invece, che occorre avere di mira, è il bene di tutti, la “edificazione vicendevole”: ossia, la costruzione della Comunità, la sua unità (cfr. “Rm 14,1-23”)!
Si tratta di applicare, anche in questo caso, la grande norma del vivere Cristiano, che Paolo aveva ricordato, poco prima, nella “Lettera”: «Pienezza, della Legge, è la carità!» (“Rm 13,10”). Non comportandosi più, «secondo carità» (“Rm 14,15”), i Cristiani di Roma erano venuti meno allo spirito di fraternità, che deve animare i membri, di ogni Comunità!
L’Apostolo propone, come modello di accoglienza reciproca, quella di Gesù, quando, nella sua morte, invece di piacere a se stesso, prese, su di sé, le nostre debolezze (cfr. “Rm 15,1-3”)… Dall’alto, della Croce, attirò tutti a sé, ed accolse l’Ebreo Giovanni, assieme al Centurione Romano: Maria Maddalena, assieme al malfattore, crocifisso con lui!
“Accoglietevi, perciò, gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio!”.
Anche nelle nostre Comunità Cristiane, pur essendo tutti «amati da Dio, e santi, per chiamata» (“Rm 1,7”), non mancano, al pari di quelle di Roma, disaccordi, e contrasti, tra modi di vedere diversi, e culture, spesso distanti, le une dalle altre… Spesso, si contrappongono tradizionalisti, e innovatori – per usare un linguaggio, forse, un po’ semplicistico, ma, subito, comprensibile – : persone più aperte, e altre più chiuse, interessate a un Cristianesimo più sociale, o più spirituale! Le diversità sono alimentate da convinzioni politiche, e da estrazioni sociali differenti… Il fenomeno immigratorio attuale aggiunge, alle nostre Assemblee Liturgiche, e ai vari Gruppi Ecclesiali, ulteriori componenti, di diversificazione culturale, e di provenienza geografica!
Le stesse dinamiche possono scattare, nei rapporti tra Cristiani di Chiese diverse, ma anche in famiglia, negli ambienti di lavoro, o in quelli politici… Si insinua, allora, la tentazione di giudicare, chi non la pensa come noi, e di ritenersi superiori, in una sterile contrapposizione, ed esclusione, reciproche!
Il modello, proposto da Paolo, non è l’“uniformismo”, che appiattisce, ma la comunione, tra diversi, che arricchisce! Non a caso, due Capitoli prima, nella stessa “Lettera”, parla dell’unità del corpo, e della diversità delle membra, così come della varietà dei carismi, che arricchiscono, e animano, la Comunità (cfr. “Rm 12,3-13”). Il modello non è, per usare un’immagine di Papa Francesco, la sfera, dove ogni punto si trova equidistante, dal centro, senza che vi siano differenze, tra un punto, e l’altro… Il modello è il poliedro, che ha superfici diverse, tra loro, e una composizione asimmetrica, dove tutte le parzialità mantengono la loro originalità! «Persino le persone, che possono essere criticate, per i loro errori, hanno qualcosa da apportare, che non deve andare perduto… È l’unione dei Popoli, che, nell’ordine universale, conservano la loro peculiarità; è la totalità delle persone, in una società che cerca un bene comune che, veramente, incorpora tutti!».
“Accoglietevi, perciò, gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio!”.
La “Parola di Vita” è un invito pressante, a riconoscere il positivo, che c’è, nell’altro, almeno per il fatto che Cristo ha dato la vita, anche per quella persona, che sarei portato a giudicare… È un invito, ad ascoltare, lasciando cadere i meccanismi difensivi: a rimanere aperti al cambiamento, ad accogliere le diversità, con rispetto, e amore, per giungere a formare una Comunità plurale e, insieme, unita!
Questa “Parola” è stata scelta, dalla “Chiesa Evangelica”, in Germania, per essere vissuta dai suoi membri, ed essere loro di luce, per l’intero 2015… Condividerla, almeno in questo mese, tra membri di varie Chiese, vuol essere già un segno, di accoglienza reciproca!
Potremo, così, rendere gloria a Dio, con un solo animo, e una voce sola (“Rm 15,6”), perché, come disse Chiara Lubich, nella “Cattedrale Riformata” di “St. Pierre”, a Ginevra: «Il tempo presente [...] domanda, a ciascuno di noi, amore: domanda unità, comunione, solidarietà! E chiama, anche le Chiese, a ricomporre l’unità, infranta da secoli… È, questa, la “riforma delle riforme”, che il Cielo ci chiede! È il primo, e necessario, passo, verso la fraternità universale, con tutti gli uomini, e le donne, del mondo… Il mondo, infatti, crederà, se noi saremo uniti!».

Fabio Ciardi

 

Publié dans:Lettera ai Romani |on 26 mars, 2019 |Pas de commentaires »

Annunciazione del Signore

paolo

Publié dans:immagini sacre |on 25 mars, 2019 |Pas de commentaires »

LE FESTE MARIANE DELLA SIRO-OCCIDENTALE – L’ANNUNCIAZIONE DELLA MADRE DI DIO

https://www.stpauls.it/madre06/0603md/0603md11.htm

LE FESTE MARIANE DELLA SIRO-OCCIDENTALE – L’ANNUNCIAZIONE DELLA MADRE DI DIO

di GEORGE GHARIB

Le tre Chiese di lingua siriaca mettono in rilievo il mistero dell’Annunciazione per ben due volte nel corso dell’Anno liturgico – Pubblichiamo i passi più significativi dell’Ufficiatura.
Le tre Chiese di lingua sira [Siro-Occidentale, Siro-Orientale e Maronita] mettono in rilievo il mistero dell’Annunciazione due volte nel corso dell’Anno liturgico: la prima volta nel ciclo di Domeniche preparatorie al Natale; la seconda volta il 25 Marzo, data scelta per far coincidere il concepimento di Gesù nel grembo di Maria a nove mesi esatti dalla sua Natività il 25 Dicembre. Qui di seguito ci fermeremo sulla prassi liturgica della Chiesa Siro-Occidentale, presentando la sua doppia festa dell’Annunciazione.
Il periodo del « Subboro » o dell’Annuncio
Il periodo natalizio della liturgia siro-occidentale è costituito da sei settimane chiamate del « Subboro », o dell’Annunciazione, che compongono una specie di « Avvento ».
Le Domeniche portano nomi riferiti alla pericope evangelica letta nella Messa e commentata abbondantemente nei testi liturgici dell’Ufficiatura, come segue:
1] La prima Domenica è detta dell’annuncio a Zaccaria (Lc 1, 1-25). La preghiera introduttiva dei Primi Vespri evoca così l’evento:
« Signore Dio, rendici degni di lodare con Zaccaria, il prete casto, di essere nella gioia per causa di Elisabetta, figlia dei Leviti, e di produrre frutti di penitenza come Giovanni, tuo precursore e messaggero ».
2] La seconda Domenica è detta dell’annuncio a Maria (Lc 1, 26-38). Una delle numerose Antifone, così evoca il mistero:
« Dall’alto Gabriele volò sulle ali dei venti e, provvisto della lettera del suo Signore, salutò Maria, aprì davanti a lei la lettera e disse: ‘Il Signore è con te e da te si manifesterà. Egli ha lasciato il suo trono celeste e si trova ora in te. Benedetto colui che in cielo e sulla terra è servito dagli Angeli’.
3] La terza Domenica è chiamata della visitazione di Maria ad Elisabetta (Lc 1, 39-56) Un’antifona così rievoca il mistero:
« Elisabetta fu presa da sgomento quando vide la Vergine e volle salutarla. Sussultando le disse: ‘A che debbo che la benedetta tra le donne e la gloria dell’universo venga a farmi visita? Il tuo saluto ha fatto sussultare il bambino nel mio seno: egli gioisce per il tuo Figlio; grida e dice: ‘Dio dei padri nostri che ti fai vedere da noi, benedetto sei tu per sempre!’ « .
4] La quarta Domenica è detta della nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 57-80). Un’antifona dei Vespri così canta:
« Le parole di Gabriele indirizzate a Zaccaria nel Tempio circa il bambino di Elisabetta si sono compiute. La sterile ha concepito un figlio in vecchiaia, e Zaccaria si rallegra per questa nascita; oggi anche la Chiesa festeggia con accenti pieni di riconoscenza il Figlio di Dio che mandò davanti a lui il suo messaggero per appianare le sue vie ».
– Codice di Rabbùia.
5] La quinta Domenica è indicata col nome di rivelazione a Giuseppe (Mt 1, 18-25). L’Antifona cantata nei Vespri dopo la preghiera dell’incenso così celebra l’evento:
« Chi è capace di descrivere la tua grazia, o Verbo, Figlio unico di Dio? Per tuo buon volere ti sei degnato di scendere per essere concepito; tu hai preso dimora nel seno della Vergine Maria, la figlia di Davide. Giuseppe allora, turbato del tuo divino concepimento, ebbe la rivelazione dei segreti per mezzo di una visione angelica. Gloria alla tua potenza, o tu che tutti vinci! ».
6] La sesta Domenica, che precede immediatamente il Natale, è detta della genealogia (Mt 1, 1-17). L’Antifona cantata dopo la preghiera dell’incenso, evoca così il mistero:
« O Figlio di Dio, nel giorno della tua natività il Cielo, la terra e tutto ciò che essi contengono si rallegrano e cantano la tua lode. I Profeti, le cui visioni si sono compiute, sono nella gioia; così fanno anche gli Apostoli che hanno predicato la tua manifestazione; i Popoli e le Nazioni che tu hai liberato dalla schiavitù del peccato, introducendoli nel tuo gregge, cantano anche loro la tua gloria ».
La festa del 25 Marzo
Le Chiese di lingua sira danno largo spazio alla festa dell’Annunciazione celebrata il 25 Marzo. Detta festa, come è risaputo, è stata introdotta a Costantinopoli nel secolo VI, ai tempi dell’Imperatore Giustiniano (527-565) per dare risalto all’evento salvifico del concepimento dello stesso Cristo. La Chiesa Siro-Occidentale, che ha recepito la festa come le altre Chiese e Comunità ecclesiali, la celebra con rara solennità, lasciandosi ispirare dai bellissimi testi di Sant’Efrem Siro, di Giacomo di Sarug e di altri che hanno cantato il mistero con grande estro poetico e spirituale-teologico, come risulta dai testi che riportiamo qui di seguito, traducendoli dalla lingua sira.
A] Ai Vespri cantati la sera della Vigilia, si legge la seguente Preghiera di Introduzione:
« Gesù Cristo, Dio, Figlio eterno che hai preso dimora nel seno della vergine Maria, figlia di Davide, all’annuncio di Gabriele, il capo degli Angeli, rendici degni e donaci la forza di venerare con gioia e purezza la festa di quest’annuncio salvifico; abita nelle nostre anime come nella Vergine che ti ha portato; il profumo della nostra fede ti sia gradito come la purezza di colei che ti mise al mondo; rallegraci con la grazia del tuo amore, come hai rallegrato la tua Madre con l’annuncio della tua venuta, e noi ti loderemo, assieme al tuo Padre e al Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen ».
B] Nei Vespri della festa, al canto del Salmo 18, s’intervallano bellissime Antifone, ispirate al Vangelo di Luca, e la cui armonia in lingua sira trasporta i fedeli sulle vette della fede e della pietà. Ne riportiamo un paio:
« O Maria, oggi tutte le creature ti dicono: ‘La pace sia con te!’. Gabriele, il capo degli Angeli, ti dice: ‘La pace sia con te! ». Anche noi come lui ti offriamo un lieto saluto, dicendo: ‘La pace sia con te, perché per te ci è giunto l’annuncio della salvezza! Pace a te, perché oggi la tua pace ci porta la gioia!’ « .
« Lieta è la festa alla quale siamo giunti oggi; glorioso è il giorno in cui il Signore nella sua misericordia si manifesta a noi. Fedeli, sforzatevi di concentrare la vostra attenzione per meditare il mistero dell’Annunciazione che festeggiamo, così da poter esclamare come si deve: « La pace sia con te, o piena di grazia!’ « .
Alcune Preghiere dell’Ufficio della festa
L’Ufficio della festa contiene anche numerose preghiere in prosa rimata. Queste preghiere, chiamate Sedre [plurale di Sedro], sono divise in tre parti: Proemio, Sedro e Preghiera dell’incenso. Il loro contenuto dogmatico, ispirato ai grandi Padri della Chiesa sira, riesce a trasportare la mente e il cuore dei fedeli negli angoli più reconditi del mistero trinitario. Le riportiamo, iniziando con il Proemio e facendo seguire il testo del Sedro [o Preghiera sacerdotale] e quello della Preghiera dell’incenso che si recitano nel corso dei Vespri della Vigilia.
Proemio
« Lode, riconoscenza, gloria, onore e esaltazione, incessantemente e senza pausa: che possiamo essere degni, in ogni tempo e in ogni luogo, di offrire [le nostre suppliche] all’Unigenito del Padre, il Verbo eterno, il quale all’annuncio di Gabriele, capo degli Angeli, prese dimora nella Vergine, la figlia di Davide, e assunse da lei un corpo per la remissione dei peccati dei figli di Adamo.
A lui gloria e riconoscenza nei secoli dei secoli. Amen ».
Sedro
« Gloria e riconoscenza a te, Gesù Cristo, Dio nostro, che hai formato l’uomo a tua immagine e lo hai sigillato a somiglianza della tua grandezza. Avendo trasgredito il tuo comandamento, egli fu sottomesso alla corruzione e esiliato dal suo primo retaggio.
Avendo però deciso di salvarlo e di liberarlo e di tirarlo su dalla sua caduta, tu hai inchinato i Cieli, sei disceso e, senza cessare di essere Dio o abbandonare il tuo trono alto e sublime, tu hai preso dimora nel seno della Vergine, la quale apprese la notizia della tua concezione dall’Arcangelo. E tu, che avevi dato la speranza ad Abramo, tu hai rallegrato la Vergine con il saluto della pace, annullando l’antico annuncio dato ad Eva, nostra antica madre.
Gabriele esclamò e le disse: ‘La pace sia con te, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne!’. Con tale saluto, l’antico muro di inimicizia costruito dal nemico cominciò a sgretolarsi, il creato fu colmo della gioia ed esultò senza misura.
Noi quindi, facendo suonare dolcemente la cetra, cantiamo esaltanti melodie, danziamo con gioia prendendo in prestito le parole dell’Arcangelo Gabriele e diciamo:
‘La pace sia con te, o piena di grazia, il Signore è con te, o benedetta fra le donne!
La pace sia con te, o piena di grazia, Madre del Creatore dell’universo! La pace sia con te, o piena di grazia, nave benedetta che col tesoro da te portato, tu hai arricchito il mondo intero!
La pace sia con te, o benedetta fra le donne, perché per te la maledizione di Eva è stata abolita!
La pace sia con te, o ceppo benedetto il cui grappolo diletta del suo vino il creato!
Per questo noi, pieni di stupore e di ammirazione e con l’anima colma della gioia, professiamo che il Signore si è manifestato e ha liberato il mondo.
Noi ti supplichiamo, o Madre benedetta: intercedi per noi presso il Dio da te nato, e chiedigli di concedere tempi di gioia, anni di benedizione, feste di esaltazione e di giubilo; di renderci perfetti nel suo amore per noi e nel nostro mutuo amore; di farci partecipi nel suo Paradiso della gioia di quanti si sono rivestiti dell’unzione battesimale.
Così chiuderemo la nostra vita secondo il suo comandamento e lì noi lo festeggeremo e indirizzeremo gloria e riconoscenza a lui e al suo Padre e al suo Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen!’ « .

Preghiera dell’incenso
« O stupendo giglio dal dolce profumo, il cui squisito odore si è sparso nei quattro orizzonti e la cui gloriosa bellezza ha sedotto tutti i popoli, intercedi ora, o piena di grazia, presso l’Unico a noi apparso nel tuo seno, affinché accetti dalle nostre mani questo incenso offerto nel giorno della tua festa, e perdoni per suo mezzo i nostri peccati e accordi il riposo a tutti i nostri Defunti ».

George Gharib

parabola del fico sterile

en paolo_le-figuier-desseche-01 - Copia - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 22 mars, 2019 |Pas de commentaires »
1234

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01