Tu es Petrus

la mia paolo - Copia

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XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (27/08/2017)

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Il Figlio del Dio vivente

don Luciano Cantini

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (27/08/2017)

Domandò ai suoi discepoli
Gesù si è interrogato su se stesso, si è messo totalmente nelle mani del Padre e percepisce che la sua vita sta avendo una svolta sostanziale. Purtroppo il testo della liturgia si ferma prima dell’annuncio della sua passione, dell’intervento a gamba tesa di Pietro, e il rimprovero del Signore, che è molto più di un rimprovero: Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». (Mt 16, 21-23)
Privati di questi versetti non si percepisce che proprio quando tutto sembra diventato “certo”, è invece vero l’opposto e si coglie il senso profondo della fragilità e della incertezza. Nella totalità del racconto è la dinamica del passaggio dalle certezze della religione, che l’idea della roccia e della pietra richiamano, alla debolezza dell’uomo e del cammino, ancora lungo, da compiersi dietro al Signore! Simone è prima chiamato beato e poco dopo identificato con Satana, prima sembra cogliere il pensiero del Padre, poi si lascia dominare dal pensiero umano, prima è chiamato Pietro, solidamente posto sul Fondamento, poi è scandalo, capace cioè di ostacolare il cammino verso il Regno.
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»
Gesù non aveva bisogno di conoscere l’opinione che la gente si era fatta su di lui quanto capire cosa i suoi discepoli avevano avvertito, quale fosse la loro percezione dell’evento che stavano vivendo con lui e con le folle che avevano incontrato.
Le risposte sono tutte di tipo religioso, da catechismo codificato, si va a pescare nel passato, nella propria esperienza, nella consuetudine di ciò che è conosciuto e consolidato, non emerge una opinione personale, la forza di un convincimento, il frutto di una frequentazione, neppure una prospettiva che sappia guardare oltre.
Interpellati personalmente, il racconto sembra nascondere un certo imbarazzo tra i discepoli, rotto dall’intervento di Simone. Anche lui pesca nella religione, tutto Israele era in attesa del Messia e inserisce Gesù in quella ottica che di fatto era già strettamente codificata negli insegnamenti religiosi. C’è però una nota che fa dire a Gesù che non è frutto della sua crescita umana ma segno della rivelazione del Padre, quando dice: il Figlio del Dio vivente. Tutti siamo figli di Dio ma solo in Gesù si incarna la vita del Padre.
E su questa pietra
per capire bene il senso della frase di Gesù, gli studiosi dei testi biblici hanno sottolineato le differenze dei termini usati «Pètros» e «pètra», il primo indica la pietra come materiale da costruzione, il secondo la pietra come roccia e fondamento. Che la persona di Simone sia stato indicato come fondamento della chiesa è abbastanza improbabile ed è ben difficile che Gesù abbia usato in quella occasione la parola Chiesa, termine che prende forma successivamente nell’indicare la comunità cristiana.
Il commento che ci lascia S. Agostino è abbastanza esplicito: «Il salvatore dice: tu sei Pietro e su questa pietra che tu hai confessata, su questa Pietra che tu hai riconosciuta esclamando tu sei il Cristo, il figlio dell’Iddio vivente, io edificherò la mia chiesa, vale a dire su me stesso, che sono il figlio dell’Iddio vivente» (Serm. 76)
Quando il vangelo è stato scritto le comunità cristiane erano appena in formazione ed è impensabile qualsiasi idea di struttura organizzativa, dunque occorre entrare più profondamente nel senso delle parole che il vangelo fa giungere a noi: «Pietro… ottenne un primato, ma un primato di confessione e non d’onore, un primato di fede e non di ordine» (S. Ambrogio De incarnationis dominicae sacramento, IV, 32)
Il popolo d’Israele era troppo incentrato su Gerusalemme, il tempio, i poteri della casta sacerdotale da aver perso il senso della fede, la relazione personale con Dio era diventata una relazione funzionale e rituale. C’è un altro tempio da costruire che abbia come fondamento la persona di Gesù: «il Figlio del Dio vivente». Simone aveva intuito qualcosa, docile in quel momento all’azione di Dio, quella fede è pietra con cui si costruisce la chiesa.
«Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11)

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Cesarea Marittima (il porto antico)

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Publié dans : immagini, TERRA SANTA (LA) | le 23 août, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – SEMPRE IN CAMMINO

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PAPA FRANCESCO – SEMPRE IN CAMMINO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giovedì, 11 maggio 2017

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.109, 12/05/2017)

Un «popolo in cammino» che, «fra grazia e peccato», va avanti nella storia verso «la pienezza dei tempi». E in questo popolo c’è ogni singolo cristiano che percorre il suo personale itinerario verso il giorno in cui si troverà «faccia a faccia» con quel Dio che nel frattempo «mai ci lascia soli». È un quadro che abbraccia l’intera storia della salvezza, quello tracciato da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta giovedì 11 maggio.
Una meditazione suggerita dal brano degli Atti degli apostoli (13, 13-25) nel quale si legge di una predica di san Paolo ad Antiochia in Pisìdia. In questo passo, ha fatto notare il Pontefice, «attira l’attenzione» il fatto che «Paolo, per parlare di Gesù, parte da lontano: incomincia da quando il popolo uscì dall’Egitto». Stessa cosa, ha aggiunto il Papa, fece Stefano che «prima di essere lapidato, annuncia Gesù Cristo ma incomincia da Abramo, più lontano». E così fa Gesù con i discepoli di Emmaus, quando «incominciando da Mosè, spiegava i profeti».
Un particolare che ha sollecitato la curiosità del Pontefice: «Perché non andavano subito al centro della predica, che è Gesù Cristo, come per esempio ha fatto Marco, all’inizio del Vangelo?». Invece, ha detto, «la predica di quasi tutti incomincia dall’inizio, dalla storia». Ciò è dovuto al fatto che «Dio si è fatto conoscere nella storia: la salvezza di Dio, quella meraviglia della sua misericordia che abbiamo menzionato nella preghiera, oggi, all’inizio, ha una grande storia, una lunga storia; una storia di grazia e di peccato».
Francesco ha quindi approfondito proprio questo aspetto suggerendo, per esempio, di leggere le genealogie di Gesù scritte da Matteo e Luca, dove si incontrano «tanti uomini e donne buoni, tanti santi e tanti peccatori». In questa sequenza «andava avanti la promessa di Dio e quando fu la pienezza dei tempi, inviò il suo Figlio». Ecco la prima considerazione: «La salvezza di Dio è in cammino verso la pienezza dei tempi», un cammino dove ci sono «santi e peccatori». Il Signore, ha spiegato il Papa, «guida il suo popolo, con momenti buoni e momenti brutti, con libertà e schiavitù; ma guida il popolo verso la pienezza», quando cioè «è apparso Gesù».
Ha quindi continuato il Pontefice: «La cosa non è finita lì: Gesù se n’è andato, ma non ci ha lasciati soli: ci ha lasciato lo Spirito». Quello Spirito che «ci fa capire il messaggio di Gesù». Comincia, così, «un secondo cammino, quello del popolo di Dio dopo Gesù», in attesa di «un’altra pienezza dei tempi, quando Gesù verrà per la seconda volta». È il cammino della Chiesa che «va avanti», con «tanti santi e tanti peccatori; fra grazia e peccato», con l’atteggiamento che si ritrova nell’Apocalisse: «Vieni, o Signore Gesù; vieni. Ti aspettiamo».
Questo secondo cammino, ha spiegato il Papa, serve «per capire, per approfondire la persona di Gesù, per approfondire la fede», grazie allo «Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato». E serve, ha aggiunto, anche, a «capire la morale, i comandamenti». Infatti, ha fatto notare, «una cosa che un tempo sembrava normale, che non era peccato», oggi è considerata «peccato mortale»: in realtà «era peccato, ma il momento storico non permetteva che lo percepisse come tale».
Per meglio comprendere questo concetto, Francesco ha fatto alcuni esempi, cominciando dalla schiavitù: «Quando andavamo a scuola — ha ricordato — ci raccontavano cosa facevano agli schiavi, li portavano da un posto, li vendevano in un altro, in America latina si vendevano, si compravano». Oggi viene considerato «peccato mortale», prima no; «anzi, alcuni dicevano che si poteva fare questo, perché questa gente non aveva anima!». Evidentemente «si doveva andare avanti per capire meglio la fede, per capire meglio la morale». E non è che oggi non ci siano schiavi: «Ce ne sono di più, ma almeno sappiamo che è peccato mortale».
Stesso processo è avvenuto riguardo alla «pena di morte che era normale, un tempo. E oggi diciamo che è inammissibile». O ancora pensiamo alle «guerre di religione»: oggi, ha detto il Pontefice, «sappiamo che questo è non solo peccato mortale, è un sacrilegio, proprio, un’idolatria».
Questo cammino è costellato anche da tanti santi che aiutano a «chiarire» la fede e la morale. I santi «che tutti conosciamo e i santi nascosti: la Chiesa è piena di santi nascosti!». Proprio questa santità, ha specificato il Papa, «è quella che ci porta avanti, verso la seconda pienezza dei tempi, quando il Signore verrà, alla fine, per essere tutto in tutti».
È questo il modo in cui, ha spiegato, il Signore «ha voluto farsi conoscere dal suo popolo: in cammino». E lo stesso «popolo di Dio è in cammino, sempre». Di più: «Quando il popolo di Dio si ferma, diventa prigioniero, come un asinello in una stalla», sta lì e «non capisce, non va avanti, non approfondisce la fede, l’amore, non purifica l’anima».
Proseguendo nella meditazione, il Pontefice ha infine evidenziato «un’altra pienezza dei tempi, la terza», cioè, «la nostra». Ossia: «Ognuno di noi è in cammino verso la pienezza del proprio tempo. Ognuno di noi arriverà al momento del tempo pieno e la vita finirà e dovrà trovare il Signore. E questo è il momento nostro, personale». Gli apostoli e i primi predicatori, ha spiegato, «avevano bisogno di far capire che Dio ha amato, ha scelto, ha amato il suo popolo in cammino, sempre. Gesù ha inviato lo Spirito Santo perché noi possiamo andare in cammino». E ancora oggi «è lo Spirito che ci spinge a camminare». Questa, ha detto il Papa, «è la grande opera di misericordia di Dio. E ognuno di noi è in cammino verso la pienezza dei tempi personale».
A conclusione, Francesco, ha invitato tutti a porsi delle domande: «Io credo che la promessa di Dio era in cammino? Io credo che il popolo di Dio, la Chiesa, è in cammino? Io credo che io sono in cammino?». E ha aggiunto: «Quando io vado a confessarmi dico, sì, tre o quattro cose che ho sbagliato», oppure «penso che quel passo che io faccio è un passo nel cammino verso la pienezza dei tempi?». Tanti santi nell’Antico testamento (come Davide) e anche dopo la venuta dello Spirito Santo (come Saulo) «hanno chiesto perdono», ma occorre comprendere che «chiedere perdono a Dio non è una cosa automatica». È, invece, «capire che sono in cammino, in un popolo in cammino e che un giorno — forse oggi, domani o fra trent’anni — mi troverò faccia a faccia con quel Signore che mai ci lascia soli, ma ci accompagna nel cammino». Occorre comprendere, dunque, che questo cammino «è la grande opera di misericordia di Dio».

Publié dans : PAPA FRANCESCO: OMELIE QUOTIDIANE | le 23 août, 2017 |Pas de Commentaires »

La donna cananea

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Publié dans : immagini sacre | le 18 août, 2017 |Pas de Commentaires »

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – L’ESPERIENZA DEL RIFIUTO

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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – L’ESPERIENZA DEL RIFIUTO

dom Luigi Gioia

Vangelo: Is 56,1, 6-7; Sal 67; Rm 11,13-15,29-32; Mt 15,21-28

Non si può non essere sorpresi di fronte alla durezza incomprensibile di Gesù con la cananea. Se quello che la donna mendicava fosse stato impossibile, Gesù avrebbe almeno potuto offrirle una parola di conforto, mostrare comprensione per la sua sofferenza. Sentiamo invece increduli venire per ben due volte dalla bocca di Gesù parole di noncuranza e di esclusione: prima non le rivolge neanche la parola, poi si limita ad affermare di non essere stato mandato per lei e infine la paragona ad un cane: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini.
Non dobbiamo edulcorare queste asperità. Esse fanno parte della nostra esperienza nella relazione con il Signore e con la Chiesa. Anche oggi ci sono categorie di persone che la Chiesa fa fatica ad accogliere e che per questo si credono indegne di avvicinarsi al Signore e sono tentate di mettere da parte la fede. Basti pensare ai divorziati risposati o ai gay. Nei confronti di entrambe queste categorie di persone, la Chiesa ha un messaggio che emargina e colpevolizza. Da una parte essa dice che non sono escluse dalla sua sollecitudine pastorale, dall’altra, però, non permette loro di accedere alla comunione eucaristica e non sa fare altro che ridurle a quanto, nella loro situazione, essa dichiara essere moralmente non conforme al progetto di Dio sull’umanità. Queste persone, dunque, fanno la stessa esperienza della Cananea: a loro sembra che il Signore, che la Chiesa non rivolga neppure la parola o che, quando si esprime, sia solo per giudicarle. Escluse dalla comunione eucaristica, si sentono ripetere la stessa frase di Gesù: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini.. Tale atteggiamento è fonte di scandalo e suscita incomprensione in fasce sempre più larghe della nostra società.
Sappiamo tutti che un divorzio è sempre una realtà molto dolorosa. Spesso solo ricostruendo una relazione con un’altra persona si sfugge all’abisso di solitudine nel quale la separazione fa sprofondare. Anzi, in molti casi, forti proprio della prima esperienza negativa, la nuova vita coniugale è più responsabile e matura. Allo stesso modo, quanti gay, proprio attraverso lo sforzo di costruire una relazione stabile, sono usciti dalla spirale di colpevolezza e di solitudine nella quale si sentivano rinchiusi. Una relazione, quando è vera, fa sempre crescere, perché è sempre una sfida, richiede sempre rinuncia a sé stessi per amore dell’altro. Paradossalmente, infine, è proprio tra queste categorie di persone che si incontra spesso la fede più profonda, il desiderio più vivo di una relazione con il Signore e di una vita di preghiera più autentica.
Il vangelo di oggi, preso in tutta la sua durezza, la sua contraddizione, forse non dà una soluzione a questi problemi, ma certamente offre un messaggio di speranza.
Quale che sia l’esperienza di rifiuto alla quale siamo esposti, siamo invitati a non rinunciare mai ad una fede che deve sapersi fare audace e caparbia. La fede che il vangelo ci offre come esempio supera tutti gli ostacoli, tutte le incomprensioni, tutti i rifiuti. Tutti, prima o poi, faremo l’esperienza della donna cananea. Avremo ad un certo punto l’impressione che il Signore non ci ascolta, che la Chiesa non ci capisce o che non riusciamo noi a capire cosa faccia il Signore, o cosa faccia la Chiesa. Un giorno o l’altro potrebbe succedere che il Signore, o la Chiesa, non ci rivolgano neanche la parola, rifiutino anche di guardarci o di ascoltarci e trattino noi o persone che ci sono care con disprezzo apparente, come fa Gesù nel vangelo di oggi con la cananea. Tanti sono i santi che hanno fatto questa esperienza nella storia della Chiesa.
Saremo allora invitati ad imitare il coraggio e l’audacia della cananea. Contro ogni incomprensione, contro ogni apparenza di rifiuto, ostinatamente, caparbiamente, dobbiamo continuare a credere e a sperare. Questo loda Gesù alla fine, quando dice alla cananea con ammirazione: Donna, grande è la tua fede. Questa stessa donna che aveva ignorato e umiliato, ecco che Gesù la loda.
In cosa risiede la grandezza di questa fede? Gesù ha ignorato la cananea. Poi ha affermato di non poter fare nulla per lei. Poi l’ha addirittura umiliata, trattata come un cane, esclusa dal numero dei figli. Eppure la nostra cananea ha saputo sperare contro ogni speranza perché aveva intuito la verità sul cuore di Gesù, aveva capito che Dio è amore, che è fedele, che non poteva abbandonarla, non poteva non esaudirla.
A questo coraggio siamo convocati: sperare contro ogni speranza, credere contro ogni evidenza contraria. Laddove tutti, compresa la Chiesa, compreso Gesù stesso, possono sembrare a volte incapaci di offrire speranza, la fede invece persevera nella preghiera, continua a supplicare il Signore sicura di raggiungere il cuore di Dio, sicura dell’esito che alla lode aggiunge il miracolo: Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 18 août, 2017 |Pas de Commentaires »

Assunzione di Maria

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Publié dans : immagini sacre | le 14 août, 2017 |Pas de Commentaires »
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