l’incredulità di San Tommaso

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 17 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

II DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) (19/04/2020)

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II DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) (19/04/2020)

Le piaghe nel corpo risorto
don Luca Garbinetto

Il tempo che va dall’alba della Risurrezione all’ottavo giorno sono incorniciati, per l’evangelista Giovanni, testimone privilegiato di tanta meraviglia, dallo sguardo fisso al costato aperto di Gesù. Proprio come sul Calvario. È il paradosso della Pasqua: nella gioia debordante di ritrovare l’Amato, il segno visibile e la garanzia che non sia un inganno è la ferita del dono dell’Amante. Nulla viene perduto, nell’irrompere della grazia che viene dal Padre, di quanto il Figlio ha vissuto, fino alle estreme conseguenze dell’agonia e della morte. Viene da riconoscere con stupore che il corpo reale del Risorto porta impresse per sempre le piaghe della passione, ora finalmente accolte nel loro significato più profondo: non ignominia e sconfitta, ma offerta e vittoria della vita sulla morte!
Sono le piaghe del corpo del Risorto, o meglio nel corpo del Risorto, a permettere ai suoi di “gioire al vederlo” (cfr. v. 20). È così sappiamo che in Paradiso Gesù, il Figlio, dimora a fianco del Padre portando in sé le tracce di tutta la vita umana e mortale vissuta tra noi. Ciò che è sconvolgente a una logica razionale e calcolatrice, diviene mistero di rivelazione per chi si affida alla mentalità divina, visto che “i suoi pensieri non sono i nostri pensieri” (cfr. Is 55,8). Duro da accettare, ma anche intimamente consolante: significa che nulla delle nostre piccole o grandi passioni, dei nostri piccoli o grandi dolori, delle nostre intime e reali morti è estraneo al corpo e alla persona del Risorto, del Figlio di Dio. La sua vita terrena non è stata una parentesi concessa a noi, povere vittime di un destino infame; né un parata di vanto per mostrare l’assoluta distanza tra la nostra meschinità e la Sua potenza. È piuttosto il trionfo dell’amore che si impregna, anzi si tatua nella carne risorta la nostra sorte di creature, perché ci accorgiamo che siamo fatti – proprio così come siamo fatti – per una Vita altra, per una Vita piena, per una Vita nuova.
Tommaso, in fondo, ci è maestro. Non solo nella fatica a credere, che a volte possiamo guardare in lui con compiacenza, quasi a voler giustificare noi del nostro pigro egoismo. No, Tommaso è tutt’altro che pigro: è un ricercatore appassionato, uno che aveva desiderato andare a morire con Gesù (cfr. Gv 11,16), e che era rimasto spiazzato dalla maniera infame e indegna con cui avevano crocifisso il suo Maestro. Tommaso è un uomo dagli ideali grandi. Per cui la sua esigenza di ‘prove’ sembra davvero attingere a un grido più profondo, molto vicino a quella vertigine che ci prende quando abbiamo la sensazione che Dio ci stia chiedendo, o donando, qualcosa di troppo grande per noi: “ma davvero quel crocifisso, proprio lui, è il Risorto? Davvero quindi può essere gradito a Dio un uomo ridotto a brandelli e trattato da malfattore? Davvero Dio si prende cura di quanto vi è di più scandaloso e disumano nella nostra umanità, cioè di una vittima di violenza ingiusta e assassina?”.
Tommaso, e noi con lui, assetati di pozzi di vita profonda, percorre i versetti del salmo pregato da Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”, e sembra tremare di desiderio e di paura davanti alle parole finali di lode e di fiducia per “l’opera del Signore” (Sal 22). Chiede, in fondo, di poter davvero credere in un Padre che non abbandona nulla dei propri figli.
È per questo che solo le piaghe nel corpo del Risorto possono dare una risposta a tanta sete di pienezza. E se le sue piaghe vengono così redente e trasformate in feritoie di luce, allora anche le nostre non sono mai – dico, mai – estranee a Lui. Così anche la tragedia di una pandemia si può rivelare come un canale di accesso alla nostra intrinseca vulnerabilità, per far risuonare le domande di senso più vere: ‘o Dio, ma noi ti interessiamo sempre, anche quando siamo scaraventati al tappeto dalla nostra connaturale fragilità, oppure ci sei soltanto se siamo in forma, sani e belli? O Dio, ma il tocco premuroso e tenero di una carezza e di un abbraccio, che ora tanto ci manca, significa solamente una vicinanza di affetto e di benevolenza, o è capace di scavare e conformare la nostra identità profonda di persone, che non possiamo esistere ed essere noi stessi da soli e senza un ‘tu’ a cui consegnarci e da accogliere?’
Tommaso, alla fine, rinuncia a toccare le piaghe del Signore. Le ha viste, dirà qualcuno. Sì, ma soprattutto ha visto Colui che le porta impresse, e non gli serve altro. Anche noi possiamo vederlo, se iniziamo a riconoscere che le piaghe, le ferite, anche la morte sono inevitabili, in qualsiasi modo incrocino la nostra esistenza. Ma che ciò non implica che siano né l’unica né l’ultima parola. Piuttosto, proprio da esse torna insistentemente a sgorgare il soffio di vita del Signore, che risorge da ogni perdita e da ogni fallimento, con i suoi doni, lasciati agli apostoli riuniti nel cenacolo, ma rinnovati costantemente in noi, sua Chiesa custode di tanta grazia: la Pace, il Paraclito, il Perdono. Tre nomi di un unico misterioso miracolo, che rende quotidiana e concreta la Risurrezione oggi, poiché lì si trasfigura la tragedia pasquale e il corpo di Cristo che è la Chiesa si gonfia di germogli di vita nuova capaci di incidere nel presente della storia per un futuro diverso. Non fondato su buone strategie economico-finanziarie, ma sulla scelta fedele a noi stessi di essere costruttori di Pace dove si insinua la violenza, aperti all’azione dello Spirito Paraclito dove si azzera la tensione al trascendente, coraggiosi nel Perdonare offese e sgarri quando parrebbe logico – ma in realtà è solo distruttivo – rivendicare diritti e pretese.

TOMMASO
Tocchi il costato aperto,
tocchi il cuore di Dio.
Lascia che il suo dito creatore
tocchi la piaga tua.
Sarai tu corpo risorto,
nuova splendente creatura.
Non servirà più toccarlo:
toccando te, tocchi lui.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 17 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

Lo riconobbero allo spezzare del pane (vangelo di oggi)

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 15 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO – « La nostra fedeltà è risposta alla fedeltà di Dio » (15.4.20)

http://www.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2020/documents/papa-francesco-cotidie_20200415_lafedelta-didio.html

CELEBRAZIONE MATTUTINA TRASMESSA IN DIRETTA
DALLA CAPPELLA DI CASA SANTA MARTA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO – « La nostra fedeltà è risposta alla fedeltà di Dio » (15.4.20)

Mercoledì, 15 aprile 2020

Introduzione

Preghiamo oggi per gli anziani, specialmente per coloro che sono isolati o nelle case di riposo. Loro hanno paura, paura di morire da soli. Sentono questa pandemia come una cosa aggressiva per loro. Loro sono le nostre radici, la nostra storia. Loro ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria. Preghiamo per loro perché il Signore sia loro vicino in questo momento.

Omelia

Ieri abbiamo riflettuto su Maria di Magdala come icona della fedeltà: la fedeltà a Dio. Ma come è questa fedeltà a Dio? A quale Dio? Proprio al Dio fedele.
La nostra fedeltà non è altro che una risposta alla fedeltà di Dio. Dio che è fedele alla sua parola, che è fedele alla sua promessa, che cammina con il suo popolo portando avanti la promessa vicino al suo popolo. Fedele alla promessa: Dio, che continuamente si fa sentire come Salvatore del popolo perché è fedele alla promessa. Dio, che è capace di ri-fare le cose, di ri-creare, come ha fatto con questo storpio dalla nascita a cui ha ri-creato i piedi, lo ha fatto guarire (cf. At 3,6-8), il Dio che guarisce, il Dio che sempre porta una consolazione al suo popolo. Il Dio che ri-crea. Una ri-creazione nuova: questa è la sua fedeltà con noi. Una ri-creazione che è più meravigliosa della creazione.
Un Dio che va avanti e che non si stanca di lavorare – diciamo “lavorare”, “ad instar laborantis” (cf. S. Ignazio di L., Esercizi spirituali, 236), come dicono i teologi – per portare avanti il popolo, e non ha paura di “stancarsi”, diciamo così … Come quel pastore che quando rientra a casa si accorge che gli manca una pecora e va, torna a cercare la pecora che si è perduta lì (cf. Mt 18,12-14). Il pastore che fa gli straordinari, ma per amore, per fedeltà … E il nostro Dio è un Dio che fa gli straordinari, ma non a pagamento: gratuitamente. È la fedeltà della gratuità, dell’abbondanza. E la fedeltà è quel padre che è capace di salire tante volte sul terrazzo per vedere se torna il figlio e non si stanca di salire: lo aspetta per fare festa (cf. Lc 15, 21-24). La fedeltà di Dio è festa, è gioia, è una gioia tale che ci fa fare come ha fatto questo storpio: entrò nel tempio camminando, saltando, lodando Dio (cf. At 3,8-9). La fedeltà di Dio è festa, è festa gratuita. E’ festa per tutti noi.
La fedeltà di Dio è una fedeltà paziente: ha pazienza con il suo popolo, lo ascolta, lo guida, gli spiega lentamente e gli riscalda il cuore, come ha fatto con questi due discepoli che andavano lontano da Gerusalemme: scalda loro il cuore perché tornino a casa (cf. Lc 24,32-33). La fedeltà di Dio, è quello che non sappiamo: cosa è successo in quel dialogo, ma è il Dio generoso che ha cercato Pietro che lo aveva rinnegato, che aveva rinnegato. Soltanto sappiamo che il Signore è risorto ed è apparso a Simone: cosa è successo in quel dialogo non lo sappiamo (cf. Lc 24,34). Ma sì, sappiamo che era la fedeltà di Dio a cercare Pietro. La fedeltà di Dio sempre ci precede e la nostra fedeltà sempre è risposta a quella fedeltà che ci precede. È il Dio che ci precede sempre. E il fiore del mandorlo, in primavera: fiorisce per primo.
Essere fedeli è lodare questa fedeltà, essere fedeli a questa fedeltà. È una risposta a questa fedeltà.

Preghiera per la comunione spirituale
Le persone che non possono fare la comunione, faranno adesso la comunione spirituale:
Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.

Publié dans : PAPA FRANCESCO: OMELIE QUOTIDIANE | le 15 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

Cristo è risorto auguri a tutti

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 11 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

Cristo è risorto!

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 10 avril, 2020 |Pas de Commentaires »

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

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VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A) 

So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui
Movimento Apostolico – rito romano

Una verità che emerge in tutta evidenza nella narrazione della risurrezione di Gesù è l’assenza dei discepoli dal sepolcro. Altra evidenza che illumina il giorno dopo il Sabato ci rivela che le donne si recano presso la tomba di Gesù per ragioni di umana tradizione. Esse vanno per completare il rito della sepoltura che la sera della Parasceve non avevano potuto compiere perché con il tramonto del sole era iniziato il giorno solenne della Pasqua, nel quale ogni lavoro era severamente proibito. Da queste due evidenze si deduce che la risurrezione di Gesù non solo non è invenzione della comunità. La comunità neanche immagina che Gesù possa risuscitare. Lui è morto ed essi vanno per preparare il suo corpo a rimanere per sempre nella tomba.
Altra verità che bisogna affermare vuole che vi sia una sostanziale differenza tra tutte le risurrezioni che registra la Scrittura Santa e quelle compiute da Gesù Signore e la risurrezione del Crocifisso. Esse in tutto sono sei – una di Elia, due di Eliseo, tre di Gesù: figlio della vedova di Nain, figlia di Giàiro, Lazzaro – e sono tutte un ritorno alla vita di prima, nel corpo di prima, nella carne di prima, nella visibilità di prima. Gesù invece risorge alla vita del dopo. Lui nel suo corpo anticipa l’avvento dei nuovi cieli e della nuova terra. Lui risorge con un corpo glorioso, spirituale, incorruttibile, immortale. Questo corpo è opera dell’onnipotenza creatrice e trasformatrice di Dio, data tutta a Cristo Gesù. È Lui che trasforma il suo corpo ed anche il Padre.
Il passaggio di Gesù dal corpo di carne, corpo morto, trafitto, al corpo di spirito con il ritorno dell’anima in esso – la persona divina e la natura divina mai hanno abbandonato il corpo, perché la morte è nella separazione dell’anima di Cristo dal corpo, non della divinità dall’umanità. L’unione ipostatica è irreversibile e inseparabile in eterno. La morte non ha violato questa irreversibilità e inseparabilità – non cade sotto l’osservazione storica, cioè di occhi umani. Cadono però nella legge della storia i frutti che la risurrezione ha prodotto: il tuono che attesta che Gesù è risorto, la pietra che viene ribaltata non da mani d’uomo, gli Angeli che appaiono, il sepolcro vuoto, la presenza invisibile o irriconoscibile di Cristo presso il sepolcro. Tutti questi elementi devono essere aggiunti al fatto storico delle apparizioni del risorto, apparizioni che non sono state fatte solo alle donne, ma a tutti i discepoli. Circa cinquemila uomini e donne hanno visto Gesù risorto. Anche Paolo di Tarso ricevette questa grazia sulla via di Damasco. Gli Apostoli infatti non sono testimoni della risurrezione, ma del Risorto.
Gesù vuole che gli Apostoli giungano alla sua risurrezione mediante la fede nella parola delle donne. Chiede loro questo profondissimo atto di umiltà. Essi dovranno sperimentare per primi che senza grande umiltà nessuno mai crederà in Gesù risorto. Loro crederanno. Sapranno cosa è l’umiltà. Anche il mondo si aprirà alla fede in Cristo risorto se essi sapranno insegnare ad esso la grande umiltà e il rinnegamento di ogni loro scienza incapace di aprirsi al mistero della fede. È giusto che nei processi della fede ognuno sperimenti personalmente le vie. Solo così potrà aiutare gli altri.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la fede in Gesù Risorto.

Publié dans : PASQUA 2020 | le 10 avril, 2020 |Pas de Commentaires »
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