IL Buon Pastore

good-shepherd-en paolo - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 6 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) (07/05/2017) – OMELIA

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=39834

Il Signore è il buon pastore che assicura a tutti la felicità

padre Antonio Rungi

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) (07/05/2017) – OMELIA

La quarta domenica del tempo di Pasqua è detta del Buon Pastore, sia perché ci viene proposto il testo del Vangelo che ci parla di Gesù Cristo, buon pastore e sia perché nel contesto della Pasqua siamo tutti invitati a pregare il Buon pastore che mandi alla sua chiesa pastori buoni, generosi e santi, che vadano alla ricerca della pecorella smarrita e si assumano tutte le responsabilità in ordine al loro ministero a servizio delle anime, della comunità dei credenti e della stessa umanità.
Nella preghiera iniziale delle liturgia eucaristica, noi preghiamo oggi con queste significative parole, che sono la sintesi di quanto sentiremo ed ascolteremo dalla voce del buon Pastore, che è Cristo stesso, che parla a noi attraverso la Chiesa di oggi, a partire dalla figura autorevole di Papa Francesco: « Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore ».
Il testo degli Atti degli apostoli di questa quarta domenica ci fa ritornare al giorno della Pentecoste e ai discorsi di Pietro alla gente che si avvicina progressivamente alla nuova religione, quella cristiana, di cui il principe degli apostoli si fa interprete e annunziatore, focalizzando la sua attenzione che « Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso ». Le conseguenze immediate di questo discorso è la disponibilità delle persone a cambiare vita e strada. Ecco perché chiedono a Pietro e agli Apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?», dal momento che erano stati profondamente toccate nel cuore. Pietro replica invitando alla conversione tutti coloro che vogliono venire alla fede, partendo dal ricevere il battesimo « nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati », e dalla Cresima, dal momento che riceveranno « il dono dello Spirito Santo ».
L’ultimo caloroso appello che Pietro rivolge a presenti fu: «Salvatevi da questa generazione perversa!». I frutti di quella prima catechesi o predicazione di massa si videro subito, al punto tale che negli Atti si annota che « quel giorno furono aggiunte circa tremila persone ». Come è facile capire l’azione pastorale degli apostoli si fa sempre più evidente, attingendo lo stimolo ad ampliare gli spazi di comunicazione dalla sacra scrittura e dalla preghiera dei Salmi, come oggi è ricordato nel Salmo 22, nel quale si riconosce che « Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia. Mi guida per il giusto cammino. Con il Signore non temo alcun male, anche in una condizione di buio totale in tutti i sensi. Un pastore buono ed attento che dà sicurezza al gregge, che cammina sicuro su pascoli erbosi.
Anche nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla prima lettera di san Pietro apostolo, troviamo un forte appello alla pastorale della pazienza, della sofferenza e della sopportazione. Infatti scrive San Pietro « se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme. Gesù non commise peccato, fu una persona sincera, un soggetto di grande sopportazione, in quanto « insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Gesù si è caricato sulla sua persona i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti ».
Tutto cambia con la venuta di Gesù e con la sua morte e risurrezione, l’umanità ritrova le ragioni della sua speranza e del suo presente e futuro: « Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime ».
Nel Vangelo di San Giovanni troviamo il passo relativo alla figura del buon pastore, su cui si incentrato il tema e la liturgia di questa quarta domenica di Pasqua: « egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Di fronte alla scarsa comprensione del discorso di Gesù, nello stesso brano del Vangelo troviamo la replica e l’ulteriore spiegazione di quanto Gesù andava dicendo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo…io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Avere la vita in abbondanza in Gesù Cristo è incamminarsi sulla strada della santità che passa attraverso una convinta purificazione dei nostri peccati e con il desiderio, vivo e sincero, di iniziare un percorso nuovo di vita vera che non scende a compromesso con nessuno e soprattutto con la propria coscienza. Il modello a cui ispirarci è Gesù stesso e accanto a Lui poniamo in queste mese di maggio anche la sua dolcissima Madre, Maria Santissima, che il 13 maggio 1917, apparendo ai tre pastorelli, a Fatima, chiedeva la conversione del mondo al bene supremo della pace, della giustizia, della verità e della purezza dei sentimenti. Nell’imminenza di questa ricorrenza mariana, chiediamo alla Vergine Santa che ci confermi nel nostro proposito di raggiungere la santità, partendo da questa terra e vivendo da santi in questa misera valle di lacrime.

Papa Francesco in Egitto

coptic_pope_visits_vatican_pope

Publié dans : immagini sacre | le 4 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – CRISTIANI IN GRIGIO

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2014/documents/papa-francesco-cotidie_20141027_crisitiani-in-grigio.html

PAPA FRANCESCO – CRISTIANI IN GRIGIO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Lunedì, 27 ottobre 2014

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.246, Mart. 28/10/2014)

L’esame di coscienza sulle nostre parole, così come lo propone san Paolo, ci aiuterà a rispondere a una domanda cruciale su noi stessi: siamo cristiani della luce, delle tenebre o, peggio, del grigio? È questo l’interrogativo che Papa Francesco ha posto nella messa celebrata lunedì mattina, 27 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Per proporre questo essenziale esame di coscienza Francesco ha preso spunto dal passo della Lettera agli efesini (4, 32-5, 8): «San Paolo dice ai cristiani che dobbiamo comportarci come figli della luce e non come figli delle tenebre, come eravamo un tempo». E «per spiegare questo — sia lui e anche nel Vangelo (Luca 13, 10-17) — fa una catechesi sulla parola: com’è la parola di un figlio della luce e com’è la parola di un figlio delle tenebre».
Dunque, ha spiegato il Papa rilanciando la catechesi paolina, «la parola di un figlio che non è della luce può essere una parola oscena, una parola volgare». Dice infatti l’apostolo: «Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia, neppure si parli fra voi».
E così, ha fatto notare Francesco, «un figlio della luce non ha questo linguaggio volgare, questo linguaggio sporco».
C’è, però, «una seconda parola, la parola mondana». Tanto che Paolo suggerisce di non parlare neppure «di volgarità, insulsaggini, trivialità». E «la mondanità è volgare e triviale» ha rimarcato. Da parte sua, «un figlio della luce non è mondano e non deve parlare di mondanità, di volgarità».
Ma san Paolo va oltre e dice: «State attenti, che nessuno vi inganni con parole vuote». Un messaggio che non perde di attualità, tanto che il Pontefice ha subito aggiunto che di parole vuote oggi «ne sentiamo tante». E alcune sono anche «belle, ben dette, ma vuote, senza niente dentro». Perciò «neppure questa è la parola del figlio della luce».
E, ancora, ha affermato Francesco «c’è un’altra parola nel Vangelo» ed è precisamente «quella che Gesù dice ai dottori della legge: “Ipocriti”». Sì, è proprio «la parola “ipocrita”». E così, ha suggerito, anche noi «possiamo pensare com’è la nostra parola: è ipocrita? È un po’ di qua e un po’ di là, per stare bene con tutti? È una parola vacua, senza sostanza, piena di vacuità? È una parola volgare, triviale, cioè mondana? È una parola sporca, oscena?». San Paolo ci dice chiaramente, ha spiegato il vescovo di Roma, che «queste quattro parole non sono dei figli della luce, non vengono dallo Spirito Santo, non vengono da Gesù, non sono parole evangeliche». Dunque non è proprio dei figli della luce «questo modo di parlare, parlare sempre di cose sporche o di mondanità o di vacuità o parlare ipocritamente».
Invece «qual è la parola dei santi, cioè la parola del figlio della luce?». È sempre Paolo che dà la risposta: «Fatevi imitatori di Dio: camminate nella carità; camminate nella bontà; camminate nella mitezza». Chi cammina così è, appunto, un figlio della luce. E ancora: «Siate misericordiosi — dice Paolo — perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato voi in Cristo. Fatevi, dunque, imitatori di Dio e camminate nella carità». Un’esortazione che, in sostanza, ci invita a camminare «nella misericordia, nel perdono, nella carità». Proprio «questa è la parola di un figlio della luce» ha affermato Francesco sulla scia della lettera agli efesini.
«Oggi la Chiesa ci fa riflettere sul modo di parlare e da questo ci aiuterà a capire se noi siamo figli della luce o figli delle tenebre» ha precisato il Papa. E ha proposto concreti punti di riferimento per orientarsi dicendo: «Ricordatevi: parole oscene, niente! Parole volgari e mondane, niente! Parole vacue, niente! Parole ipocrite, niente!». Queste parole, infatti, «non sono di Dio, non sono del Signore, ma sono del maligno».
È vero, ha convenuto il Pontefice, che si possono capire bene e riconoscere le differenze tra i figli della luce e i figli delle tenebre. «I figli della luce risplendono» come Gesù dice ai suoi discepoli: «Risplendano le vostre opere e diano gloria al Padre». È un fatto evidente che «la luce risplende e illumina gli altri nel cammino». E «ci sono cristiani luminosi, pieni di luce, che cercano di servire il Signore con questa luce». Così come, d’altra parte, «ci sono cristiani tenebrosi, che non vogliono niente dal Signore e portano avanti una vita di peccato, una vita lontana dal Signore». E questi cristiani «usano queste quattro parole» indicate da Paolo.
Non tutto però è sempre così netto e riconoscibile: da una parte i figli delle tenebre e dall’altra i figli della luce. «C’è un terzo gruppo di cristiani — ha spiegato — che è il più difficile e complesso di tutti: i cristiani né luminosi né bui». E questi «sono i cristiani del grigio» che «una volta stanno da questa parte, un’altra da quella». Tanto che «la gente di questi dice “ma questa persona sta bene con Dio o col diavolo?”». E lo dice perché sono cristiani «sempre nel grigio: sono i tiepidi» e «non sono né luminosi né oscuri».
Ma «questi Dio non li ama». Lo si legge nell’Apocalisse quando «il Signore a questi cristiani del grigio dice “ma no, tu non sei né caldo né freddo! Magari fossi caldo o freddo! Ma perché sei tiepido — grigio — sto per vomitarti dalla mia bocca!”». Dunque, ha detto il Papa, «il Signore è forte con i cristiani del grigio». E a nulla vale giustificarsi per autodifesa «io sono cristiano, ma senza esagerare».
Difatti queste persone grigie «fanno tanto male, perché la loro testimonianza cristiana è una testimonianza che, alla fine, semina confusione, semina una testimonianza negativa». E in proposito Paolo è particolarmente chiaro: «Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce». Paolo dice «figli della luce» e «non figli delle tenebre, non figli del grigio».
Il passo di san Paolo, ha concluso Francesco, è un buon termometro per riconsiderare bene «il nostro linguaggio». E può tornare utile rispondere a queste domande: «Come parliamo noi? Con quale di queste quattro parole parliamo? Parole oscene, parole mondane, volgari, parole vacue, parole ipocrite?». E la risposta a questi interrogativi, ha aggiunto il Papa, deve suggerirci un’altra domanda: «Sono cristiano della luce? Sono cristiano del buio? Sono cristiano del grigio?». Questo concreto esame di coscienza ci aiuterà a «fare un passo avanti, per incontrare il Signore».

 

Santi Filippo e Giacomo

la mia e fr - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 3 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

3 MAGGIO – SANTI FILIPPO E GIACOMO IL MINORE, APOSTOLI – FESTA

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/0503Page.htm

3 MAGGIO – SANTI FILIPPO E GIACOMO IL MINORE, APOSTOLI – FESTA

LITURGIA DEL GIORNO

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 1 Cor 15, 1-8
Il Signore apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 18
Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

Canto al Vangelo Gv 14,6.9
Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
Filippo, chi vede me, vede anche il Padre.
Alleluia.

Vangelo Gv 14, 6-14
Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Publié dans : SANTI, SANTI FESTE | le 3 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

La Resurrezione della carne

resurrezione della carne en e paolo - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 2 mai, 2017 |Pas de Commentaires »
123456...1263

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01