Davide e Saul

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Publié dans : immagini sacre | le 17 octobre, 2019 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – 12. La Misericordia cancella il peccato, Salmo 51 (2016)

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – 12. La Misericordia cancella il peccato (2016)

Piazza San Pietro
Mercoledì, 30 marzo 2016

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Terminiamo oggi le catechesi sulla misericordia nell’Antico Testamento, e lo facciamo meditando sul Salmo 51, detto Miserere. Si tratta di una preghiera penitenziale in cui la richiesta di perdono è preceduta dalla confessione della colpa e in cui l’orante, lasciandosi purificare dall’amore del Signore, diventa una nuova creatura, capace di obbedienza, di fermezza di spirito, e di lode sincera.
Il “titolo” che l’antica tradizione ebraica ha posto a questo Salmo fa riferimento al re Davide e al suo peccato con Betsabea, la moglie di Uria l’Hittita. Conosciamo bene la vicenda. Il re Davide, chiamato da Dio a pascere il popolo e a guidarlo sui cammini dell’obbedienza alla Legge divina, tradisce la propria missione e, dopo aver commesso adulterio con Betsabea, ne fa uccidere il marito. Brutto peccato! Il profeta Natan gli svela la sua colpa e lo aiuta a riconoscerla. È il momento della riconciliazione con Dio, nella confessione del proprio peccato. E qui Davide è stato umile, è stato grande!
Chi prega con questo Salmo è invitato ad avere gli stessi sentimenti di pentimento e di fiducia in Dio che ha avuto Davide quando si è ravveduto e, pur essendo re, si è umiliato senza avere timore di confessare la colpa e mostrare la propria miseria al Signore, convinto però della certezza della sua misericordia. E non era un peccato da poco, una piccola bugia, quello che aveva fatto: aveva fatto un adulterio e un assassinio!

Il Salmo inizia con queste parole di supplica:
«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro» (vv. 3-4).

L’invocazione è rivolta al Dio di misericordia perché, mosso da un amore grande come quello di un padre o di una madre, abbia pietà, cioè faccia grazia, mostri il suo favore con benevolenza e comprensione. E’ un appello accorato a Dio, l’unico che può liberare dal peccato. Vengono usate immagini molto plastiche: cancella, lavami, rendimi puro. Si manifesta, in questa preghiera, il vero bisogno dell’uomo: l’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno nella nostra vita è quella di essere perdonati, liberati dal male e dalle sue conseguenze di morte. Purtroppo, la vita ci fa sperimentare tante volte queste situazioni; e anzitutto in esse dobbiamo confidare nella misericordia. Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! “Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!”. Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che Lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, Lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato.
In questo senso, chi prega con questo Salmo ricerca il perdono, confessa la propria colpa, ma riconoscendola celebra la giustizia e la santità di Dio. E poi ancora chiede grazia e misericordia. Il salmista si affida alla bontà di Dio, sa che il perdono divino è sommamente efficace, perché crea ciò che dice. Non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano… Nessuno! Tutti lo siamo.
Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. “Ma Padre, io sono debole, io cado, cado”. “Ma se cadi, alzati! Alzati!”. Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna perché stiano in piedi.

Dice il Salmista:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
[…]
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno» (vv. 12.15).

Cari fratelli e sorelle, il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra. Tutti coloro che il Signore ci ha posto accanto, i familiari, gli amici, i colleghi, i parrocchiani… tutti sono, come noi, bisognosi della misericordia di Dio. È bello essere perdonato, ma anche tu, se vuoi essere perdonato, perdona a tua volta. Perdona! Ci conceda il Signore, per intercessione di Maria, Madre di misericordia, di essere testimoni del suo perdono, che purifica il cuore e trasforma la vita. Grazie.

 

Terzo viaggio di Paolo

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – (At 9,15). Saulo, da persecutore ad evangelizzatore.

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – (At 9,15). Saulo, da persecutore ad evangelizzatore.

Mercoledì, 9 ottobre 2019

Catechesi sugli Atti degli Apostoli – 11. «Lo strumento che ho scelto per me» (At 9,15). Saulo, da persecutore ad evangelizzatore.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

A partire dall’episodio della lapidazione di Stefano, compare una figura che, accanto a quella di Pietro, è la più presente ed incisiva negli Atti degli Apostoli: quella di «un giovane, chiamato Saulo» (At 7,58). È descritto all’inizio come uno che approva la morte di Stefano e vuole distruggere la Chiesa (cfr At 8,3); ma poi diventerà lo strumento scelto da Dio per annunciare il Vangelo alle genti (cfr At 9,15; 22,21; 26,17).
Con l’autorizzazione del sommo sacerdote, Saulo dà la caccia ai cristiani e li cattura. Voi, che venite da alcuni popoli che sono stati perseguitati dalle dittature, voi capite bene cosa significa dare la caccia alla gente e catturarla. Così faceva Saulo. E questo lo fa pensando di servire la Legge del Signore. Dice Luca che Saulo “spirava” «minacce e stragi contro i discepoli del Signore» (At 9,1): in lui c’è un soffio che sa di morte, non di vita.
Il giovane Saulo è ritratto come un intransigente, cioè uno che manifesta intolleranza verso chi la pensa diversamente da sé, assolutizza la propria identità politica o religiosa e riduce l’altro a potenziale nemico da combattere. Un ideologo. In Saulo la religione si era trasformata in ideologia: ideologia religiosa, ideologia sociale, ideologia politica. Solo dopo essere stato trasformato da Cristo, allora insegnerà che la vera battaglia «non è contro la carne e il sangue, ma contro […] i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male» (Ef 6,12). Insegnerà che non si devono combattere le persone, ma il male che ispira le loro azioni.
La condizione rabbiosa – perché Saulo era rabbioso – e conflittuale di Saulo invita ciascuno a interrogarsi: come vivo la mia vita di fede? Vado incontro agli altri oppure sono contro gli altri? Appartengo alla Chiesa universale (buoni e cattivi, tutti) oppure ho una ideologia selettiva? Adoro Dio o adoro le formulazioni dogmatiche? Com’è la mia vita religiosa? La fede in Dio che professo mi rende amichevole oppure ostile verso chi è diverso da me?
Luca racconta che, mentre Saulo è tutto intento ad estirpare la comunità cristiana, il Signore è sulle sue tracce per toccargli il cuore e convertirlo a sé. È il metodo del Signore: tocca il cuore. Il Risorto prende l’iniziativa e si manifesta a Saulo sulla via di Damasco, evento che viene narrato per ben tre volte nel Libro degli Atti (cfr. At 9,3-19; 22,3-21; 26,4-23). Attraverso il binomio «luce» e «voce», tipico delle teofanie, il Risorto appare a Saulo e gli chiede conto della sua furia fratricida: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Qui il Risorto manifesta il suo essere una cosa sola con quanti credono in Lui: colpire un membro della Chiesa è colpire Cristo stesso! Anche coloro che sono ideologi perché vogliono la “purità” – tra virgolette – della Chiesa, colpiscono Cristo.
La voce di Gesù dice a Saulo: «Alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare» (At 9,6). Una volta in piedi, però, Saulo non vede più nulla, è diventato cieco, e da uomo forte, autorevole e indipendente diventa debole, bisognoso e dipendente dagli altri, perché non vede. La luce di Cristo lo ha abbagliato e reso cieco: «Appare così anche esteriormente ciò che era la sua realtà interiore, la sua cecità nei confronti della verità, della luce che è Cristo» (Benedetto XVI, Udienza generale, 3 settembre 2008).
Da questo “corpo a corpo” tra Saulo e il Risorto prende il via una trasformazione che mostra la “pasqua personale” di Saulo, il suo passaggio dalla morte alla vita: ciò che prima era gloria diventa «spazzatura» da rigettare per acquistare il vero guadagno che è Cristo e la vita in Lui (cfr Fil 3,7-8).
Paolo riceve il Battesimo. Il Battesimo segna così per Saulo, come per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, ed è accompagnato da uno sguardo nuovo su Dio, su sé stesso e sugli altri, che da nemici diventano ormai fratelli in Cristo.
Chiediamo al Padre che faccia sperimentare anche a noi, come a Saulo, l’impatto con il suo amore che solo può fare di un cuore di pietra un cuore di carne (cfr Ez 11,15), capace di accogliere in sé «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5).

Publié dans : PAPA FRANCESCO UDIENZE | le 16 octobre, 2019 |Pas de Commentaires »

Gesù e i lebbrosi

paolo e en

Publié dans : immagini sacre | le 12 octobre, 2019 |Pas de Commentaires »

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (13/10/2019)

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) (13/10/2019)

La lebbra che si nasconde nell’ingratitudine
don Giacomo Falco Brini

Peccato che la liturgia della parola non riporti l’intero racconto della guarigione di Naaman il Siro (1a lettura). Un capolavoro anche letterario che sostiene efficacemente il senso del vangelo di oggi. Il Signore Gesù all’ingresso di un villaggio si vede venire incontro dieci lebbrosi. Pur mantenendo una debita distanza (Lc 17,12), la dolorosissima condizione che sale dal loro grido tocca subito il suo cuore: Dio ha sempre compassione. Ma questa volta Gesù non impone le mani come operava in tante guarigioni. Si limita a ordinare loro quanto già il libro del Levitico ordinava ai lebbrosi, cioè di presentarsi ai sacerdoti per una verifica del loro status di salute (Lv 14,2ss.). Quei lebbrosi obbediscono e guariscono ancor prima di incontrarli. Principio di guarigione è dunque l’ascolto e l’obbedienza alla parola di Dio.
Quei dieci infatti, all’invito di Gesù, avrebbero potuto replicare: “ma come? Non sei tu il taumaturgo di cui abbiamo sentito parlare? Non hai guarito in Galilea toccando uno come noi? (Mc 1,40-45) Perché non ci hai imposto le tue mani? Come mai ci mandi dai sacerdoti prima ancora di essere guariti? In altre parole, avrebbero potuto fare molte obiezioni, proprio come Naaman prima della sua guarigione. Se infatti andate a leggervi il racconto, troverete che il generale lebbroso del re di Aram accetta il suggerimento di una giovinetta ebrea messa al servizio di sua moglie: per trattare la sua malattia, lo invita a recarsi dal profeta Eliseo. Naaman accetta con la mediazione del re di Aram che intercede presso il re di Israele. Quest’ultimo sta per mandare tutto all’aria, quando Eliseo viene a saperlo e interviene invitando il re a mandargli senza indugio il generale pagano. Soltanto che, mentre questi si dirige verso di lui, Eliseo gli manda incontro un messaggero con la ricetta medica già pronta: bagnarsi per 7 volte nel fiume Giordano. Però Naaman si indigna e dice: ecco, io pensavo che certo verrà fuori, si fermerà, invocherà il nome del Signore suo Dio toccando con la mano la parte malata e sparirà la lebbra. Forse che l’Abana e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di Israele. Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito? E se ne va senza incontrare Eliseo, ancora più adirato (2Re 5,11-12).
Per sua fortuna, aveva tra i suoi servi qualcuno che lo fece ragionare, adducendo la semplicità della richiesta di Eliseo. Allora il generale torna sui suoi passi, s’immerge 7 volte nel Giordano e guarisce. Forse molte volte, di fronte a problemi e malattie, siamo come Naaman. Cerchiamo interventi divini in segnali particolari, ci aspettiamo che il tal santo, prete o profeta dai carismi speciali a cui ricorriamo, proferisca il suo oracolo, compia o ci faccia compiere un gesto clamoroso. E fatichiamo a fidarci della parola di Dio quando essa invece ci chiede cose troppo “elementari”. In realtà ci comportiamo da perfetti increduli, perché pensiamo che l’azione divina debba essere sempre intercettata dalla nostra intelligenza o debba sempre rispettare un certo “cliché” religioso. Ma la lezione del vangelo non si ferma qui. Bisogna chiedersi come mai il Signore rimane così stupito (forse non senza una punta di amarezza) vedendo che solo uno dei dieci ritorna da Lui per ringraziare e dar gloria a Dio (Lc 17,17-18).
Costui era un samaritano, uno straniero, cioè un estraneo all’ortodossia religiosa di Israele. Lo stupore di Gesù non può certo rientrare nell’animo di chi non si vede riconosciuto nei suoi meriti, oppure di chi si sofferma ad osservare pessimisticamente che non c’è più gratitudine in questo mondo. C’è ben di più sotto. Quel samaritano (un eretico!) è l’unico entrato nel senso più profondo di quanto ha ricevuto. La guarigione dalla lebbra è stata un dono. Ma ricevere un dono senza riconoscere il donatore, cioè senza stabilire con lui una relazione, è come un bambino che riceve sempre tutto dai genitori, senza imparare a riconoscere da dove e attraverso chi proviene tutto. Alla lunga, chi vive così finirà per accampare sempre diritti verso gli altri, ma non vivrà in pace e non lascerà in pace nessuno. Perciò Gesù dice solo a quel samaritano che la salvezza lo ha raggiunto (Lc 17,19). Ci salva una relazione personale e grata con Gesù, non una salute ristabilita e l’offerta che ricambio per questa!
Probabilmente gli altri nove erano tra coloro che se la cavavano in questo modo. Dio ci ha fatto questa cosa? Bene, la legge prescrive che dobbiamo offrire qualcosa in cambio al sacerdote, siamo a posto così. Di chi vive con questa pseudo-fede, dove tutto è dovuto e si può scambiare, ne abbiamo piene le chiese. Ma invece di generare a un rapporto personale di fiducia, mantiene in piedi un mercato! C’è una lebbra molto più difficile da cui guarire: la religione d’interesse che chiede e rilascia favori. Chi si insabbia in questa “religione”, non conosce Dio, tuttalpiù cerca di usarlo. Ha dimenticato o non sa chi è Colui che domenica scorsa ha esortato ad essere “servi inutili”, cioè gente che ha imparato da Dio a vivere grati e a non cercare vantaggi dalla propria fede. Se vi pare, e se pensate che queste mie parole non siano solo farina del mio sacco, andate a leggervi il finale del racconto di Naaman guarito (2Re 5,20-27). È la triste vicenda di Ghecazi, uomo “credente” al servizio di Eliseo, che voleva approfittarsene di ciò che il profeta aveva invece rifiutato. Quella è la vera e più pericolosa lebbra da cui guarire, con la grazia di Dio.

 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 12 octobre, 2019 |Pas de Commentaires »

Atti, terzo viaggio di Paolo

atti terzo viaggio di paolo

Publié dans : immagini sacre | le 9 octobre, 2019 |Pas de Commentaires »
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