LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIO (stralcio…

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LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIO (stralcio…

è un articolo molto lungo che andrebbe letto tutto)

Bernard Häring

Tutta la vita cristiana è una grande conversione che ha come condizione di base la svolta più importante nella storia umana: il fatto che Dio stesso va incontro all’uomo per convertirlo a se stesso, in un’Alleanza di amore. L’uomo può accedere a Dio solo perché Dio si volge all’uomo.
La metanoia si inserisce nella linea profetica del Vecchio Testamento (Ezechiele, Geremia, ecc.), nell’annuncio che verrà il tempo in cui Dio toglierà il cuore di pietra dell’uomo e gli darà un nuovo cuore, un nuovo modo di pensare, di desiderare, un nuovo modo di integrazione, di totalità. La parola metanoia è una parola profetica, una promessa: dalla promessa viene all’uomo il dono e col dono il compito. È quindi importante che nella visione teologica e nella pratica catechetica e pastorale si metta l’accento sull’azione divina: Dio volge il suo volto all’uomo; dal fatto che Dio volge il suo volto all’uomo, nel Figlio Unigenito per mezzo dello Spirito Santo, proviene il richiamo, l’invito, l’onore, l’obbligo urgente di volgere il nostro volto, la nostra persona, tutta la nostra intelligenza, la volontà, il cuore a Dio.
Al centro della metanoia, secondo le profezie, sta il fatto della Nuova Alleanza: Dio stesso trasforma il significato della storia. La venuta di Cristo è la grande trasformazione.
Nel senso biblico quindi, nella parola metanoia non troviamo qualcosa che precede l’iniziativa di Dio, come uno sforzo dell’uomo, uno sforzo di ordine morale. Tutte le forme di pelagianesimo fanno della conversione morale e del progresso morale la condizione di base per accedere a Dio. Invece la visione biblica propone tutto come una unica trasformazione, per mezzo della grazia. La base è la fede che porterà frutto nella carità. Questo dobbiamo sottolinearlo con tutta la nostra energia: la metanoia è un fatto religioso, non soltanto un fatto morale. Uno dei grandi pericoli della nostra morale e della prassi pastorale è il pericolo del ritorno al pelagianesimo.

METANOIA COME RISPOSTA ALLA LIETA NOVELLA
La condizione di base della metanoia, del ritorno a Dio è la venuta di Cristo, ossia la lieta novella venuta da Dio in Cristo. In Cristo succede la «transubstantiatio», la trasformazione totale, la conversione della storia umana. Lui è il messaggero e il messaggio della lieta novella. Nel Vangelo di Marco (1, 14) troviamo una brevissima sintesi di tutta la predicazione di Gesù che risulta come una predicazione della metanoia: «In quel tempo Gesù incominciò a proclamare la lieta novella venutaci da Dio: il tempo propizio è venuto. Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete alla lieta novella». Il senso non è: «Fate la vostra conversione morale e poi credete anche alla lieta novella», ma piuttosto: «Accettate la buona novella con fede viva; e così tutto il vostro modo di pensare, di volere, di agire sarà cambiato». vicino il tempo propizio: non «i tempi cattivi» di cui tanti educatori (cattivissimi educatori) predicano. Sono i non credenti che predicano sempre sui tempi cattivi. I credenti predicano sul tempo propizio, sul tempo favorevole, sul «kairos», come dice la Bibbia. Dio vuol guidare per mezzo del suo amore visibile, in Cristo; l’imperativo, l’invito risulta da questa grazia, da questa lieta novella. E anche l’invito è lieta novella, il tempo propizio in cui Dio ci dà un cuore nuovo. L’imperativo è urgente proprio perché Dio ci dà un cuore nuovo. Questa intima relazione tra metanoia e lieta novella la troviamo in tutte le catechesi bibliche.
- Nel discorso della montagna (probabilmente una catechesi fatta ai neofiti dopo i sacramenti della iniziazione) l’appello alla metanoia è comunicato proprio nelle nove beatitudini, nelle nove «congratulazioni». La pienezza della lieta novella, la gioia della fede viva, porta in sé non soltanto un richiamo a convertirsi, ma soprattutto il dinamismo, la forza che conduce alla novità della vita.
- Luca, nella redazione breve del discorso della montagna, comincia con quattro «congratulazioni-beatitudini» (nel mondo greco il numero quattro era il simbolo della pienezza). Alle quattro beatitudini sono aggiunti quattro «guai». La lieta novella porta in sé la forza della conversione e della separazione. Soltanto in vista della lieta novella «si svelano i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 35).
- Anche la catechesi di San Giovanni introduce il comandamento della conversione totale (amare il prossimo come Cristo ci ha amato) con la forza della lieta novella: «Tutto questo vi ho detto perché in voi dimori la mia gioia e la gioia vostra sia piena: questo è il mio comandamento: che vi amiate » (Giov 15, 11-12).
Non dobbiamo separare le prescrizioni morali da questo comandamento: potremmo soltanto scoraggiarci; se vediamo soltanto il comandamento come possiamo noi amare come Cristo? Se abbiamo capito che Cristo è la nostra vita, che vive in noi e ci invita a dimorare in Lui per far dimorare la sua lieta novella in noi, possiamo comprendere il significato del comandamento: è una comunicazione di amore, non una imposizione. Non possiamo provare una vera conversione se non confrontiamo l’uomo, con la bellezza, l’altezza, l’urgenza della lieta novella.
Guai all’educatore che vuole raccogliere il frutto della conversione senza aver seminato la gioia della fede!
Giorni fa, lungo la strada, mi è capitato di osservare il volto di un sacerdote. Ho pensato: che guaio se un fotoreporter riprendesse questo volto, segnato dai caratteri dell’infelicità! Può essere frutto di una malattia, non voglio giudicare. Ma mi è venuta spontanea questa riflessione: non abbiamo portato frutto abbondante nel mondo, perché non abbiamo dato alla parola di Dio il permesso di dimorare nel nostro cuore. Ci manca spesso l’ora di contemplazione, di canto, di gioia come usava la beatissima Vergine che «ha conservato tutte queste parole, sorgenti di letizia, nel suo cuore». La primissima condizione per coloro che vogliono lavorare per la conversione propria e altrui è la presenza della lieta novella nel proprio cuore, l’arte di comunicare questa lieta novella in termini concreti e vitali (non nell’astrattismo di molta teologia dogmatica attuale).

L’INCONTRO CON CRISTO
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è che la metanoia non è una nuova reazione a un nuovo imperativo e nemmeno soltanto una nuova relazione a nuove idee: è una nuova relazione ad una persona, alla persona che si chiama il Santo di Dio, la Via, la Vita, la Verità, Cristo. In tutte le catechesi bibliche sulla conversione il centro del quadro è una persona: Cristo, in cui il Padre rende visibile tutto il suo amore.
- Nel Vangelo di Marco la predica della lieta novella che conduce alla conversione, è introdotta dall’immagine viva di Cristo che con il Battesimo della Penitenza prende su di sé il fardello di tutti i suoi fratelli.
Lo Spirito Santo scende visibilmente sopra di Lui, mentre dal cielo viene una voce: «Tu sei il mio figlio diletto, in Te mi sono compiaciuto» (Mc 1, 11 ).
- Nel discorso della montagna si accostano a Cristo i discepoli: il Vangelo parla infatti di tutta la moltitudine. Sette volte risuona la voce dell’amore e dell’autorità: «Ma io vi dico». La via della salvezza consiste nel sentire e mettere in pratica la sua parola. Tutti riconoscono «che Egli ammaestrava come colui che ha autorità» (Mt 7, 29).
- Nella catechesi di conversione di San Luca, Cristo sta di nuovo al centro del quadro. Cristo è circondato dalla folla e dagli apostoli: tutta la folla cerca di toccarlo perché «da Lui usciva una forza» (Lc 6, 19).
La risposta fondamentale – ossia l’opzione fondamentale – della folla, è una relazione nuova, personale, a Cristo: «La folla lo seguiva» (Lc 7, 9). La metanoia non è soltanto una nuova relazione ad un imperativo o a nuove idee, è una relazione personalissima, è una nuova amicizia, un’accoglienza festosa, umile, riconoscente, della verità salvifica, accoglienza di Cristo, messaggio e messaggero del Padre; è un dono totale di se stesso.
- Nella catechesi di San Giovanni (i cosiddetti discorsi di addio) sta di nuovo visibilmente al centro Cristo. I discepoli sono seduti al tavolo; attorno a Lui. Egli, il Maestro Signore, lava i loro piedi; poi proclama il grande mistero: «Io in voi e voi in Me».
Il comandamento fondamentale della conversione risuona come un invito d’intima amicizia: «Dimorate in Me». Se la lieta novella di Cristo dimora in noi e se noi rimaniamo in Cristo, siamo convertiti, abbiamo ricevuto e accolto la grazia della metanoia.
- Lo stesso vale per San Paolo: tutti i richiami alla novità della vita hanno il loro fondamento nella lieta novella, considerata come una realtà dinamica: «Essere e rimanere in Cristo». Nelle lettere di San Paolo questo appello che è presentato come base della morale ritorna centosessantaquattro volte.
L’opzione fondamentale, nel senso religioso, è la fede; una fede però che è molto più che un assenso dell’intelletto: la fede include fondamentalmente una vita vissuta secondo le esigenze della fede, secondo le esigenze della vita di Cristo e con Cristo.
La fede viva porterà frutto nella carità, per la vita del mondo (Cf Optatam Totius, n. 16). Si può accedere a Cristo anche se c’è una debolezza della volontà e una parziale mancanza di libertà morale, in un campo o in un altro. Ma non si può aderire a Cristo senza la decisione fondamentale – opzione fondamentale – di accogliere Cristo come la vita e la via: cioè di vivere secondo le esigenze dell’amicizia con Cristo. L’uomo della strada, di cultura certamente non molto alta, originario da un ambiente in cui non c’è un forte spirito cristiano, porta molte cicatrici, molte piaghe, proprio per la sua vita passata, per una tradizione di superficialità in cui è vissuto; non può evidentemente comprendere subito tutte le esigenze della fede. Ma se ha capito la nuova amicizia, il dono che Cristo gli fa di Se stesso, la nuova vita, gradualmente la fede porterà frutto: non soltanto in un senso individualistico, ma frutto per la vita del mondo, nella carità.
Al centro della fede sta il fatto che Dio rivela se stesso, che Dio, che è amore, rivela il suo amore, un amore senza limiti. E così accoglienza della fede dice già accoglienza di tutta la fecondità dell’amore, in tensione di crescita. Dobbiamo credere come regola fondamentale che Cristo accoglie tutti coloro che accolgono Lui, anche se hanno tutte le piaghe, anche se sono pieni di lebbra. Chiunque ha accolto Cristo e sa che Cristo accoglie l’uomo nella sua potenza e nella sua miseria, si sente spinto da una dinamica urgenza di riconoscenza, di crescita nell’amore, di conversione continua.

Publié dans : meditazioni per quaresima | le 19 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Gesù tentato da Satana

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Publié dans : immagini sacre | le 16 février, 2018 |Pas de Commentaires »

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) (18/02/2018)

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Quaresima: acqua, deserto e penitenza

padre Antonio Rungi

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) (18/02/2018)

La parola di Dio di questa prima domenica di Quaresima 2018 è incentrata nel presentarci il significato della Quaresima, attingendo da due testi biblici, il primo dal Libro della Genesi, relativo al diluvio universale, il secondo dal Vangelo di Marco, riguardante il periodo di isolamento di Cristo nel deserto. Acqua, deserto e penitenza sono le tre parole che ci accompagnano in questo inizio di Quaresima.
Nel brano della Genesi ci viene raccontato il primo diluvio universale che fu di selezione e purificazione per tutta la terra, segno del Battesimo, in cui l’acqua è l’elemento di purificazione versato sulla nostra terra per lavarci dal peccato originale e purificarci per una vita nuova nella grazia santificante. Dopo il diluvio Dio stabilisce una precisa alleanza con l’uomo: “non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra. La pace è entrata nella storia dell’umanità e Dio si fa garante da parte sua di questa pace, a condizione che l’uomo rispetti le leggi di Dio che danno pace e sicurezza. Dio, infatti, disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra”. Il segno visibile di questa alleanza sarà l’arcobaleno della pace universale, tra il il Creatore, il Creato e le Creature: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”.
San Pietro Apostolo rifacendosi proprio al testo della Genesi del diluvio e del post-diluvio con l’alleanza tra Dio e Noè, nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua prima lettera, parla del significato dell’acqua, del battesimo e della redenzione operata da Cristo con la sua morte e risurrezione, in cui tutti noi cristiani siamo immersi mediante il battesimo. Leggiamo, infatti, “Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”.
Il significato più vero della Quaresima che abbiamo iniziato a celebrare, mercoledì scorso, con il rito dell’imposizione delle ceneri, è questo tempo di grazia per rivivere il nostro battesimo in profondità. E sull’esempio di Cristo che si ritirò nel deserto, per 40 giorni, a pregare, a digiunare a ritagliarsi un tempo tutto per sé prima di iniziare il ministero pubblico, anche noi siamo chiamati a valorizzare la Quaresima come tempo di riflessione, preghiera e progettazione per il nostro prossimo futuro, che è la celebrazione della nostra Pasqua del cuore e nel cuore.
Possiamo assumere come personali impegni per la Quaresima queste cose possibili da farsi per ogni buon cristiano: il rito della Via Crucis; i ritiri spirituali, la Lectio divina quotidiana, la meditazione personale quotidiana, il silenzio e il raccoglimento constanti, il deserto, come spazio di riflessione e purificazione, la penitenza personale, quale volontà di conversione, la carità vissuta.
La sintesi e la progettualità di questa Quaresima 2018 sta nell’orazione iniziale della messa di oggi; “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”.
E come completamento del nostro bisogno di pregare con maggiore intensità e convinzione, aggiungiamo questa preghiera della Quaresima:
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio vivente, che Ti sei ritirato nel deserto, per quaranta giorni, a pregare e a fare penitenza, in vista dell’annuncio del tuo Regno e dell’invito alla conversione della gente, fa’ che questo tempo di Quaresima che Tu ci doni, porti nel nostro cuore il rinnovamento spirituale di cui abbiamo tutti quanti bisogno.
Allontana da noi ogni male e donaci la forza di superare ogni tentazione che l’antico e sempre nuovo accusatore provoca in noi per allontanarci dal tuo amore.
Dona a noi, in questi santi giorni di preghiera, conversione e carità sincera, di essere coerenti con il santo vangelo della misericordia e dell’amore, senza offendere la dignità di nessuno, ma tutti protesi verso il bene assoluto, che sei Tu.
Sostienici nella nostra sincera volontà di pentirci da tutti i nostri peccati della vita presente e dei tempi passati, perché nulla possa ostacolare il nostro cuore e la nostra mente nello sperimentare la vera gioia del pentimento, della riconciliazione con Dio e con i fratelli.
Fa di questo tempo di penitenza il momento favorevole, per vivere la solidarietà fraterna come segno distintivo di ogni buon cristiano, incamminato sulla via della santità.
Nulla e nessuno turbi il nostro cuore ed i nostri propositi di bene che intendiamo mantenere non solo in questo tempo, ma per tutta la nostra esistenza terrena.
Maria, la Madre della vera e perpetua Quaresima, con il suo esempio ed il suo insegnamento di silenzio, ascolto e penitenza, ci indichi la strada per incontrare Gesù nel cammino verso il doloroso Calvario e il Cristo Risorto nella gioia della Santa Pasqua. Amen.

il significato della Quaresima, attingendo da due testi biblici, il primo dal Libro della Genesi, relativo al diluvio universale, il secondo dal Vangelo di Marco, riguardante il periodo di isolamento di Cristo nel deserto. Acqua, deserto e penitenza sono le tre parole che ci accompagnano in questo inizio di Quaresima. Nel brano della Genesi ci viene raccontato il primo diluvio universale che fu di selezione e purificazione per tutta la terra, segno del Battesimo, in cui l’acqua è l’elemento di purificazione versato sulla nostra terra per lavarci dal peccato originale e purificarci per una vita nuova nella grazia santificante. Dopo il diluvio Dio stabilisce una precisa alleanza con l’uomo: “non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra. La pace è entrata nella storia dell’umanità e Dio si fa garante da parte sua di questa pace, a condizione che l’uomo rispetti le leggi di Dio che danno pace e sicurezza. Dio, infatti, disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra”. Il segno visibile di questa alleanza sarà l’arcobaleno della pace universale, tra il il Creatore, il Creato e le Creature: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”. San Pietro Apostolo rifacendosi proprio al testo della Genesi del diluvio e del post-diluvio con l’alleanza tra Dio e Noè, nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua prima lettera, parla del significato dell’acqua, del battesimo e della redenzione operata da Cristo con la sua morte e risurrezione, in cui tutti noi cristiani siamo immersi mediante il battesimo. Leggiamo, infatti, “Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”. Il significato più vero della Quaresima che abbiamo iniziato a celebrare, mercoledì scorso, con il rito dell’imposizione delle ceneri, è questo tempo di grazia per rivivere il nostro battesimo in profondità. E sull’esempio di Cristo che si ritirò nel deserto, per 40 giorni, a pregare, a digiunare a ritagliarsi un tempo tutto per sé prima di iniziare il ministero pubblico, anche noi siamo chiamati a valorizzare la Quaresima come tempo di riflessione, preghiera e progettazione per il nostro prossimo futuro, che è la celebrazione della nostra Pasqua del cuore e nel cuore. Possiamo assumere come personali impegni per la Quaresima queste cose possibili da farsi per ogni buon cristiano: il rito della Via Crucis; i ritiri spirituali, la Lectio divina quotidiana, la meditazione personale quotidiana, il silenzio e il raccoglimento constanti, il deserto, come spazio di riflessione e purificazione, la penitenza personale, quale volontà di conversione, la carità vissuta. La sintesi e la progettualità di questa Quaresima 2018 sta nell’orazione iniziale della messa di oggi; “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. E come completamento del nostro bisogno di pregare con maggiore intensità e convinzione, aggiungiamo questa preghiera della Quaresima: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio vivente, che Ti sei ritirato nel deserto, per quaranta giorni, a pregare e a fare penitenza, in vista dell’annuncio del tuo Regno e dell’invito alla conversione della gente, fa’ che questo tempo di Quaresima che Tu ci doni, porti nel nostro cuore il rinnovamento spirituale di cui abbiamo tutti quanti bisogno. Allontana da noi ogni male e donaci la forza di superare ogni tentazione che l’antico e sempre nuovo accusatore provoca in noi per allontanarci dal tuo amore. Dona a noi, in questi santi giorni di preghiera, conversione e carità sincera, di essere coerenti con il santo vangelo della misericordia e dell’amore, senza offendere la dignità di nessuno, ma tutti protesi verso il bene assoluto, che sei Tu. Sostienici nella nostra sincera volontà di pentirci da tutti i nostri peccati della vita presente e dei tempi passati, perché nulla possa ostacolare il nostro cuore e la nostra mente nello sperimentare la vera gioia del pentimento, della riconciliazione con Dio e con i fratelli. Fa di questo tempo di penitenza il momento favorevole, per vivere la solidarietà fraterna come segno distintivo di ogni buon cristiano, incamminato sulla via della santità. Nulla e nessuno turbi il nostro cuore ed i nostri propositi di bene che intendiamo mantenere non solo in questo tempo, ma per tutta la nostra esistenza terrena. Maria, la Madre della vera e perpetua Quaresima, con il suo esempio ed il suo insegnamento di silenzio, ascolto e penitenza, ci indichi la strada per incontrare Gesù nel cammino verso il doloroso Calvario e il Cristo Risorto nella gioia della Santa Pasqua. Amen.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 16 février, 2018 |Pas de Commentaires »

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Publié dans : immagini sacre | le 15 février, 2018 |Pas de Commentaires »

BRANO BIBLICO SCELTO -SIRACIDE 15,15-20

http://www.nicodemo.net/NN/commenti_p.asp?commento=Siracide%2015,15-20

BRANO BIBLICO SCELTO -SIRACIDE 15,15-20

15 Se vuoi, osserverai i comandamenti;
l’essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
16 Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua;
là dove vuoi stenderai la tua mano.

17 Davanti agli uomini stanno la vita e la morte;
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
18 Grande infatti è la sapienza del Signore,
egli è onnipotente e vede tutto.

19 I suoi occhi su coloro che lo temono,
egli conosce ogni azione degli uomini.
20 Egli non ha comandato a nessuno di essere empio
e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.

COMMENTO
Siracide 15,15-20
Il libero arbitrio
La prima parte del Siracide (Sir 1,1 – 42,14) contiene una estesa raccolta di proverbi, i quali sono raggruppati, senza un ordine chiaramente riscontrabile, in base a temi riguardanti le più svariate situazioni di vita. Il brano liturgico fa parte di una piccola collezione che ha come tema la libertà che Dio ha conferito all’uomo, dandogli la possibilità di essere responsabile delle proprie azioni. Nei proverbi che precedono il maestro esorta il discepolo a non dare a Dio la responsabilità delle cose che capitano; Dio infatti non ha piacere che uno pecchi; al contrario egli ha creato l’uomo e l’ha lasciato in balia del suo volere. Vengono poi le massime riportate nella liturgia. Esse si dividono in due parti: libertà dell’uomo (vv. 15-17) e sapienza di Dio (vv. 18-20).
La prima di queste due parti inizia con questa massima: «Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l’essere fedele dipende dalla tua buona volontà» (v. 15). Abbiamo qui un’affermazione esplicita della libertà dell’uomo. Chi ha composto questa massima non ha tenuto conto di tutte le limitazioni a cui è sottoposto ogni essere umano, ma ha messo in luce la caratteristica fondamentale che distingue l’uomo da tutti gli altri esseri viventi. Nell’ebraico si aggiunge: «Se hai fede in lui anche tu vivrai». Questa frase vuole mostrare come la libertà dell’uomo ha valore solo se è guidata dalla fede in Dio, altrimenti è fonte di morte.
Nel proverbio successivo il tema viene così approfondito: «Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano» (v. 16). L’acqua e il fuoco sono i due estremi di una totalità e indicano la grande estensione delle scelte che l’uomo può e deve fare. La stessa struttura appare anche nel versetto successivo: «Davanti agli uomini stanno la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà» (v. 17). Questa frase richiama l’analoga affermazione di Dt 30,15. Da essa appare che l’uomo ha la facoltà di scegliere tra una vita piena e la morte. Naturalmente non si tratta della vita o morte fisiche, ma di una vita piena che si oppone a una vita senza senso. La prima porta con sé il benessere fisico e spirituale, la seconda è causa di dolori spesso nascosti ma non per questo meno pesanti.
Nella seconda parte della raccolta si mette prima di tutto in luce la conoscenza di Dio: «Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa» (v. 18). Qui la sapienza appare ancora come un attributo di Dio, al quale compete il compito di dare ordine e armonia a tutto il creato. Ciò che egli raggiunge però automaticamente nei confronti delle creature non ragionevoli, non può essere ottenuto dall’uomo senza la sua collaborazione.
Lo stesso tema viene ripreso sotto un’altra angolatura nella massima successiva: «I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini» (v. 19). In forza della sua conoscenza Dio è vicino a quanti lo temono. Nei libri sapienziali il timore di Dio non consiste nell’obbedire a una legge da lui promulgata ma nel sintonizzarsi con lui mediante la ricerca e il compimento del bene. Dio conosce tutte le opere degli uomini e quindi può dare a ciascuno la ricompensa che si è meritata, una ricompensa che consiste non in qualcosa di esterno a quello che si fa ma nella soddisfazione per il bene compiuto. La massima finale ritorna al tema del libero arbitrio: «A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare» (v. 20). Il malvagio non può dare a Dio la colpa del male che egli compie.

Linee interpretative
La libertà dell’uomo è uno dei punti più qualificanti del messaggio biblico. Senza di essa non c’è la possibilità di fare il bene o il male e quindi viene meno la possibilità per l’uomo di stabilire un rapporto personale con Do e con il prossimo. Questa libertà costituisce la grandezza dell’uomo. Ma essa deve venire formata attraverso l’esercizio della sapienza, altrimenti diventa fonte di errori e di sofferenze senza numero. Oggi ci si rende conto sempre più dei condizionamenti che limitano la libertà umana. Questa constatazione però non deve portare a una svalutazione o a un’ulteriore limitazione di questa prerogativa, ma a una valorizzazione sempre più grande mediante la formazione.

Publié dans : BIBBIA: ANTICO TESTAMENTO | le 15 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Mercoledì delle ceneri

la mia e paolo - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 13 février, 2018 |Pas de Commentaires »

LA SANA INQUIETUDINE – OMELIA PER LE CENERI (22-02-2012)

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/24733.html

LA SANA INQUIETUDINE – OMELIA PER LE CENERI (22-02-2012)

Gaetano Salvati

L’itinerario quaresimale si offre ogni anno come un’occasione per rientrare al proprio cuore, e, dopo essere rientrati in se stessi, fare ritorno al Padre. La Quaresima, quindi, è il tempo della purificazione, della preparazione in vista dell’incontro con Cristo risorto. Lo sforzo che la Chiesa propone al credente sta proprio nel rendere possibile la compenetrazione fra il mistero del Signore Gesù e il mistero dell’uomo. Per concretizzare l’incontro con Cristo è necessario trasformare l’intimo, convertirsi. La Quaresima rinnova la possibilità di riandare alle sorgenti della nostra vita di fede e di estirpare, mediante la preghiera e il digiuno, tutto ciò che occlude i pozzi della grazia (Gen 26,15).
La Chiesa, oggi, ci introduce in questo cammino mediante parole e gesti particolari.
La liturgia della Parola ci illumina sul senso e sul modo di vivere la Quaresima. Il profeta Gioele, anticipando il messaggio evangelico, invita il credente a lacerarsi il cuore, più che le vesti (Gl 2,13); a prendere coscienza che Dio è misericordioso e perdona il peccatore pentito. È l’esperienza saggiata dal salmista: « pietà di me, o Dio, nel tuo amore… cancella la mia iniquità » (Sal 50,3); vale a dire, provato dalle delusioni dell’esistenza, Davide si è reso conto che solo Dio desidera ardentemente il suo bene; ma, per tornare a Lui, ha bisogno di cambiare vita (convertirsi), di mutare le abitudini, di volgere lo sguardo verso alti orizzonti. Questo procedimento di fede, che porta il cuore ad unirsi con il Creatore, è illuminato da san Paolo. Egli, pur rivolgendosi ai corinzi, esorta ciascuno di noi a lasciarsi « riconciliare » (2Cor 5,20) con Dio. Non dice « ritornate a lui con le vostre forze »; bensì, affidatevi a Cristo Signore: « perché in lui possiamo diventare giustizia di Dio » (v.21), otteniamo la salvezza. Egli è la ragione per cui è possibile iniziare il percorso di ritorno a Dio. Il Maestro, infatti, desidera che noi apriamo il cuore alla speranza, alla gioia offerta dal suo sacrificio. Dunque, il nostro impegno a crescere, a maturare e a migliorare, non avviene mediante rinunce, ma attraverso la riqualificazione della persona: nel suo nome, l’uomo è capace di riflettere sulle proprie azioni e di ritornare sui suoi passi. In questo senso, il rinnovamento del cuore, portato avanti con la preghiera (Mt 6,5), la pratica della giustizia (v.1), il digiuno (v.16), le opere di carità (v.2), va compiuto nella forma della sana inquietudine (v.17), che ci fa stare distanti dal peccato e in ascolto della verità.
La liturgia odierna ci mostra anche un gesto significativo per il nostro cammino quaresimale: l’imposizione delle ceneri. Tale azione non vuole richiamare la morte, o la tristezza del tempo che scorre inesorabile. Piuttosto, è il simbolo dell’unica realtà che non viene dispersa da alcun vento: la misericordia del Padre. La Chiesa impone le ceneri per ricordare all’uomo che, se vuole vedere Dio, è necessario non ricercare se stessi, ma, con il capo piegato e deterso dall’amore infinito della Trinità, vivere in comunione con tutti i fratelli e sorelle.
Sentiamo, allora, la quaresima come una questione di cuore: il Signore vuole salvarci e cerca la nostra collaborazione. Affidandoci a Colui che solo può mutare l’esistenza, riusciremo a mettere in questione il nostro intimo: chi amo? Chi da senso e letizia alla mia esistenza? Solo se chiudiamo la « porta della stanza », cioè senza farci distrarre dal frastuono del mondo, riusciremo ad ascoltare il Signore: io ti amo, io do senso e letizia al tuo cuore, a tutta la tua persona. In quest’amore, iniziamo la Quaresima. Amen.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻, QUARESIMA 2018 | le 13 février, 2018 |Pas de Commentaires »
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