Basilica di Sant’Elena imperatrice – Diocesi di Cagliari – 16 aprile 2006 – Domenica di Resurrezione

BASILICA SANT’ELENA IMPERATRICE – DIOCESI DI CAGLIARI – 

http://www.parrocchiasantelena.com/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=119

DOMENICA 16 APRILE  2006 – RISURREZIONE DEL SIGNORE

letture del giorno di Pasqua 16 aprile 2006:

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20060416.shtml

Alleluja, il Signore è Risorto

Ultimo aggiornamento domenica 01 aprile 2007

1. La fede nella resurrezione del Signore è il tema fondamentale di questo giorno. « Questo è il giorno di Cristo Signore » canta il salmo 117. È la domenica per eccellenza. È il giorno in cui vincendo la morte si espresse il suo potere sovrano e che, perciò, è motivo di diletto e gioia per tutti i cristiani. Nel suo discorso, Pietro proclama che gli è stato affidato l´incarico di annunciare e predicare la Resurrezione di Cristo. Gli apostoli sono i testimoni che hanno visto il Risorto, hanno mangiato e bevuto con lui. Essi hanno ricevuto l´incarico di predicare che Cristo risorto è stato costituito giudice dei vivi e dei morti (prima lettura). San Paolo sottolinea, in modo speciale, che la resurrezione del Signore instaura una nuova vita nel battezzato. Il cristiano è colui che è morto con Cristo ed è risorto con lui ad una nuova vita. La fede nella Resurrezione è per san Paolo la roccia salda, il luogo su cui si fonda tutto il suo dinamismo apostolico (seconda lettura). Il vangelo ci mostra Pietro e Giovanni che, entrando nel sepolcro, « vedono e credono ». Il sepolcro vuoto è per loro l´inizio di una meditazione che li conduce alla fede in Cristo risorto. Cristo è risorto. « La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo » ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 683). La comunità cristiana dei primi tempi visse questa verità quale centro della sua esistenza: tutte le certezze, la carità palese a tutti, la serenità davanti al martirio, l´amore per l´Eucaristia… Tutto faceva riferimento in ultima analisi al mistero pasquale di Cristo, alla sua morte e alla sua resurrezione. « Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede » (1Cor 15,17), commenta san Paolo. Come le prime comunità cristiane vivevano della fede nella resurrezione del Signore, così pure i cristiani di oggi sono chiamati a vivere più a fondo il mistero della Resurrezione nelle loro vite. « Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù » (Col 3,1). Per il credente la resurrezione è il dato culminante della sua fede in Cristo; nella resurrezione sono confermate tutte le promesse dell´Antico Testamento. Il Signore è stato fedele al suo amore e si è donato senza limiti, con sovrabbondanza. Nella Resurrezione viene confermata la divinità del Signore: vero Dio e vero uomo. La resurrezione ci insegna la vera intimità riguardo a Dio (Dio è amore) e riguardo alla salvezza umana. Cristo nel suo mistero pasquale porta a pienezza la rivelazione di Dio. Autorivelazione definitiva di Dio. Perciò, « è contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù Cristo, che sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni » (cfr Dominus Iesus, n.6). Conviene mettere in rilievo il carattere universale e salvifico della morte e resurrezione del Signore. Cristo morì per tutti, per perdonare a ciascuno i suoi peccati. Perché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino.

2. Il cristiano è chiamato a « resuscitare insieme » a Cristo e a « cercare le cose di lassù ». Egli è una creatura nuova, l´antico è finito, il nuovo è cominciato, e la sua vita è nascosta con Cristo in Dio. È molto lontana dalla nostra vita quotidiana questa verità fondamentale? A volte potrebbe sembrare una verità troppo bella per essere vera, un sogno, un ideale irraggiungibile. Potrebbe sembrare che il peccato e la morte siano più forti e condannino l´uomo ad una vita di oscurità. Tuttavia, quando consideriamo con maggior attenzione il problema, ci rendiamo conto che il potere e l´amore di Dio sono più forti del peccato. « L´amore è più forte » e Dio suscita nel cuore degli uomini desideri di conversione, di bene, di trasformazione, e con la sua provvidenza divina li guida su vie di salvezza. Credere vivamente nella resurrezione del Signore per vivere una vita nuova piena di speranza, di forza, di amore. Resuscitare con Cristo sarà non vivere più nel peccato; sarà partecipare con Cristo al mistero della croce e alla salvezza degli uomini; sarà vivere questa vita come pellegrini verso il possesso eterno di Dio. Le donne sono le prime incaricate di annunciare la resurrezione. «  »Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato » (Lc 24,5-6). Queste parole di due uomini « in vesti sfolgoranti » riaccendono la fiducia nelle donne accorse al sepolcro, sul far del mattino. Avevano vissuto gli eventi tragici culminati nella crocifissione di Cristo sul Calvario; avevano sperimentato la tristezza e lo smarrimento. Non avevano abbandonato, però, nell´ora della prova il loro Signore. Vanno di nascosto nel luogo dove Gesù era stato sepolto per rivederlo ancora e abbracciarlo l´ultima volta. Le spinge l´amore; quello stesso amore che le aveva portate a seguirlo per le strade della Galilea e della Giudea sino al Calvario. Donne fortunate! Non sapevano ancora che quella era l´alba del giorno più importante della storia. Non potevano sapere che loro, proprio loro, sarebbero state le prime testimoni della risurrezione di Gesù » (cf Giovanni Paolo II, Omelia della Veglia di Pasqua, 14 aprile 2001).

Il vangelo ci dice che sono state le donne le prime messaggere della resurrezione del Signore, perfino prima degli apostoli. Grazie alla sua femminilità, la donna ha una particolare sensibilità religiosa e umana. Comprende più rapidamente e intuitivamente le verità religiose e le verità umane. È spontaneamente incline al valore religioso, alla protezione della vita umana, alla cura dei più deboli. Alla donna è stato dato l´incarico di annunciare il trionfo definitivo di Cristo sulla morte. La donna sperimenta, come racconta il vangelo, una particolare forza di spirito perché comprende che le è stato affidato in qualche modo il bene degli uomini. Nel mondo post-moderno in cui dobbiamo vivere, caratterizzato da un forte relativismo e dalla perdita della fede, la donna cristiana è chiamata ad essere nuovamente messaggera privilegiata delle verità cristiane. Sarà lei in casa a irradiare amore e comprensione, e sarà lei a educare la famiglia ai valori soprannaturali. Possiamo dire che dalla donna dipende in larga misura la fede del focolare domestico, perché lei la trasmette non solo con le sue parole, ma anche attraverso la sua vita, i suoi atteggiamenti, la sua capacità di soffrire, di perdonare. Nell´intimo della casa, o nel seno di una comunità religiosa, o nella società, o nella vita pubblica, o negli ospedali, o nella scuola… è la donna che rende presenti i valori trascendenti e, quel che è più importante, è lei che rivela Dio come amore, che mostra Cristo risorto e che conduce a Lui. La donna è maestra di fede. La donna è il sole della famiglia e della società. La speranza cristiana. La solennità della resurrezione del Signore apre all´uomo una nuova speranza. Il potere della morte e del peccato sono stati vinti dalla forza dell´amore, dalla resurrezione del Signore. Ora l´uomo può sperare, nonostante ogni apparenza di fallimento. Ora l´uomo può guardare con fiducia al futuro, nonostante i molteplici pericoli che lo insidiano in questa vita. Ora l´uomo può intraprendere il cammino della vita lottando con amore e con coraggio per la verità, sapendo che non resterà deluso. Chi si sente preda dello scoraggiamento, venga a contemplare il mistero della redenzione; chi si sente quasi disperato davanti all´inganno del male, non vacilli: Cristo è risorto! Chi si sente prigioniero dalla depressione, del decadimento fisico, psichico o morale, sappia che la morte è stata vinta e che l´uomo ora scorge il volto amoroso di Dio. Quale amore ha avuto Dio per noi, da inviare suo Figlio perché morisse e resuscitasse e ci aprisse così le porte del paradiso. Sì, tutti i cuori ritrovino oggi la propria fiducia: Cristo è risorto!

Publié dans : DIOCESI (DALLE) | le 2 novembre, 2008 |Pas de Commentaires »

Papa Bendetto, Udienza 3 maggio 2006: La Tradizione Apostolica (diversi temi paolini)

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060503_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 3 maggio 2006

La Tradizione Apostolica

Cari fratelli e sorelle,

in queste Catechesi vogliamo un po capire che cosa sia la Chiesa. Lultima volta abbiamo meditato sul tema della Tradizione apostolica. Abbiamo visto che essa non è una collezione di cose, di parole, come una scatola di cose morte; la Tradizione è il fiume della vita nuova che viene dalle origini, da Cristo fino a noi, e ci coinvolge nella storia di Dio con lumanità. Questo tema della Tradizione è così importante che vorrei ancora oggi soffermarmi su di esso: è infatti di grande rilievo per la vita della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha rilevato, al riguardo, che la Tradizione è apostolica anzitutto nelle sue origini: Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio (cfr 2 Cor 1,20 e 3,16-4,6), ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, il Vangelo come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale (Cost. dogm. Dei Verbum, 7). Il Concilio prosegue annotando come tale impegno sia stato fedelmente eseguito dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra di Cristo, dal vivere insieme con Lui e dalle sue opere, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo (ibid.). Con gli Apostoli, aggiunge il Concilio, collaborarono anche uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l’annunzio della salvezza (ibid.).

Capi dell’Israele escatologico, anchessi dodici quante erano le tribù del popolo eletto, gli Apostoli continuano la raccolta iniziata dal Signore, e lo fanno anzitutto trasmettendo fedelmente il dono ricevuto, la buona novella del Regno venuto agli uomini in Gesù Cristo. Il loro numero esprime non solo la continuità con la santa radice, lIsraele delle dodici tribù, ma anche la destinazione universale del loro ministero, apportatore di salvezza fino agli estremi confini della terra. Lo si può cogliere dal valore simbolico che hanno i numeri nel mondo semitico: dodici risulta dalla moltiplicazione di tre, numero perfetto, e quattro, numero che rinvia ai quattro punti cardinali, e dunque al mondo intero.

La comunità, nata dallannuncio evangelico, si riconosce convocata dalla parola di coloro che per primi hanno fatto esperienza del Signore e da Lui sono stati inviati. Essa sa di poter contare sulla guida dei Dodici, come anche su quella di coloro che essi via via si associano come successori nel ministero della Parola e nel servizio alla comunione. Di conseguenza, la comunità si sente impegnata a trasmettere ad altri la lieta notizia della presenza attuale del Signore e del suo mistero pasquale, operante nello Spirito. Lo si vede ben evidenziato in alcuni passi dellepistolario paolino: Vi ho trasmesso quello che anchio ho ricevuto (1 Cor 15,3). E questo è importante. San Paolo, si sa, originariamente chiamato da Cristo con una vocazione personale, è un vero Apostolo e tuttavia anche per lui conta fondamentalmente la fedeltà a quanto ha ricevuto. Egli non voleva inventare un nuovo cristianesimo, per così dire, paolino. Insiste perciò: Vi ho trasmesso quello che anchio ho ricevuto. Ha trasmesso il dono iniziale che viene dal Signore ed è la verità che salva. Poi, verso la fine della vita, scrive a Timoteo: Custodisci il buon deposito con laiuto dello Spirito Santo che abita in noi (2 Tm 1,14). Lo mostra con efficacia anche questa antica testimonianza della fede cristiana, scritta da Tertulliano verso lanno 200: (Gli Apostoli) sul principio affermarono la fede in Gesù Cristo e stabilirono Chiese per la Giudea e subito dopo, sparsi per il mondo, annunziarono la medesima dottrina e una medesima fede alle nazioni e quindi fondarono Chiese presso ogni città. Da queste poi le altre Chiese mutuarono la propaggine della loro fede e i semi della dottrina, e continuamente la mutuano per essere appunto Chiese. In questa maniera anche esse sono ritenute apostoliche come discendenza delle Chiese degli apostoli (De praescriptione haereticorum, 20: PL 2,32).

Il Concilio Vaticano II commenta: Ciò che fu trasmesso dagli Apostoli comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa e all’incremento della fede del Popolo di Dio. Così la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede (Cost. Dei Verbum, 8). La Chiesa trasmette tutto ciò che è e che crede, lo trasmette nel culto, nella vita, nella dottrina. La Tradizione è dunque il Vangelo vivo, annunciato dagli Apostoli nella sua integrità, in base alla pienezza della loro esperienza unica e irripetibile: per opera loro la fede viene comunicata agli altri, fino a noi, fino alla fine del mondo. La Tradizione, pertanto, è la storia dello Spirito che agisce nella storia della Chiesa attraverso la mediazione degli Apostoli e dei loro successori, in fedele continuità con lesperienza delle origini. E quanto precisa il Papa san Clemente Romano verso la fine del I secolo: Gli Apostoli – egli scrive – ci annunziarono il Vangelo inviati dal Signore Gesù Cristo, Gesù Cristo fu mandato da Dio. Cristo viene dunque da Dio, gli Apostoli da Cristo: entrambi procedono ordinatamente dalla volontà di Dio I nostri Apostoli vennero a conoscenza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che sarebbero sorte contese intorno alla funzione episcopale. Perciò, prevedendo perfettamente l’avvenire, stabilirono gli eletti e diedero quindi loro l’ordine, affinché alla loro morte altri uomini provati assumessero il loro servizio (Ad Corinthios, 42.44: PG 1,292.296).

Questa catena del servizio continua fino ad oggi, continuerà fino alla fine del mondo. Infatti il mandato conferito da Gesù agli Apostoli è stato da essi trasmesso ai loro successori. Al di là dell’esperienza del contatto personale col Cristo, esperienza unica e irripetibile, gli Apostoli hanno trasmesso ai successori linvio solenne nel mondo ricevuto dal Maestro. Apostolo viene precisamente dal termine greco apostéllein, che vuol dire inviare. Linvio apostolico – come mostra il testo di Mt 28,19s – implica un servizio pastorale (fate discepole tutte le nazioni…), liturgico (battezzandole…) e profetico (insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato), garantito dalla vicinanza del Signore fino alla consumazione del tempo (ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo). Così, in un modo diverso dagli Apostoli, abbiamo anche noi una vera e personale esperienza della presenza del Signore risorto. Attraverso il ministero apostolico è così Cristo stesso a raggiungere chi è chiamato alla fede. La distanza dei secoli è superata e il Risorto si offre vivo e operante per noi, nelloggi della Chiesa e del mondo. Questa è la nostra grande gioia. Nel fiume vivo della Tradizione Cristo non è distante duemila anni, ma è realmente presente tra noi e ci dona la Verità, ci dona la luce che ci fa vivere e trovare la strada verso il futuro.

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – VENERDÌ 31 OTTOBRE 2008

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

VENERDÌ 31 OTTOBRE 2008

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura Fil 1, 1-11
Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. E’ giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Gesù Cristo. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

UFFICIO DELLE LETTURE
Seconda Lettura
Dalle «Opere» di Baldovino di Canterbury, vescovo
(Tratt. 6; PL 204, 451-453)

La parola di Dio è viva ed efficace
«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12). Ecco quanto è grande la potenza e la sapienza racchiusa nella parola di Dio! Il testo è altamente significativo per chi cerca Cristo, che è precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio. Questa parola, fin dal principio coeterna col Padre, a suo tempo fu rivelata agli apostoli, per mezzo di essi fu annunziata ed accolta con umile fede dai popoli credenti. E’ dunque parola nel Padre, parola nella predicazione, parola nel cuore. Questa parola di Dio è viva, e ad essa il Padre ha dato il potere di avere la vita in se stessa, né più né meno come il Padre ha la vita in se stesso. Per cui il Verbo non solo è vivo, ma è anche vita, come egli stesso dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). E’ quindi vita, è vivo, e può dare la vita. Infatti «come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole» (Gv 5, 21). E dà la vita quando chiama il morto dal sepolcro e dice: «Lazzaro, vieni fuori» (Gv 11, 43). Quando questa parola viene predicata, mediante la voce del predicatore, dona alla sua voce, che si percepisce esteriormente, la virtù di operare interiormente, per cui i morti riacquistano la vita e rinascono nella gioia dei figli di Abramo. Questa parola è dunque viva nel cuore del Padre, viva sulla bocca del predicatore, viva nel cuore di chi crede e di chi ama. Ed appunto perché questa parola è così viva, non v’è dubbio che sia anche efficace. E’ efficace nella creazione, è efficace nel governo del mondo, è efficace nella redenzione. Che cosa potrebbe essere più efficace e più potente? «Chi può narrare i prodigi del Signore e far risuonare tutta la sua lode?» (Sal 105, 2). E’ efficace quando opera, è efficace quando viene predicata. Infatti non ritorna indietro vuota, ma produce i suoi frutti dovunque viene annunziata. E’ efficace e «più affilata di qualunque spada a doppio taglio» (Eb 4, 12) quando viene creduta ed amata. Che cosa infatti è impossibile a chi crede, che cosa è impossibile a chi ama? Quando parla questa parola, le sue parole trapassano il cuore, come gli acuti dardi, scagliati da un eroe. Entrano in profondità come chiodi battuti con forza e penetrano tanto dentro, da raggiungere le intimità segrete dell’anima. Infatti questa parola è più penetrante di qualunque spada a doppio taglio, perché il suo potere d’incisione supera quello della lama più temprata e la sua acutezza quella di qualsiasi ingegno. Nessuna saggezza umana e nessun prodotto d’intelligenza è fine sottile al pari di essa. E’ più appuntita di qualunque sottigliezza della sapienza umana e dei più ingegnosi raziocini.

LODI

Lettura Breve Ef 2, 13-16
Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia.

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2008

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2008

 

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura Ef 6, 10-20
Fratelli, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi contro gli Ariani» di sant’Atanasio, vescovo
(Disc. 2, 78. 79; PG 26, 311. 314)

Le cose create portano l’impronta e l’immagine della sapienza
Poiché in noi e in tutte le altre cose si trova l’immagine creata della Sapienza, a ragione la vera e operante Sapienza, attribuendo a se stessa ciò che è proprio della sua natura, dice: Il Signore mi ha creata nelle sue opere (cfr. Pro 8, 22). In questo modo il Signore rivendica a sé, come cosa sua propria, tutto ciò che la nostra sapienza dice di essere e di avere. E questo non perché lui che è creatore sia oggetto di creazione, ma per ragione della sua immagine impressa nelle stesse opere. Dice dunque così, quasi parlando di se stesso. Esprime la stessa cosa quando sentenzia: «Chi accoglie voi accoglie me» (Mt 10, 40), perché in noi è delineato il suo ritratto. Così, sebbene egli non si possa annoverare tra le cose create, tuttavia poiché nelle cose vengono prodotte la sua forma e la sua figura e cioè, in un certo senso, lui stesso, dice: «Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività prima di ogni sua opera» (Pro 8, 22). Ora la ragione per cui nelle cose create vi è lo stampo della sapienza è perché il mondo conoscesse il Padre. In realtà è proprio questo ciò che insegna Paolo: Poiché ciò che di Dio si può conoscere, è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Le sue invisibili perfezioni, la sua eterna potenza e divinità possono essere contemplate, fin dalla creazione del mondo con l’intelletto nelle opere da lui compiute (cfr. Rm 1, 19-20). Il passo dei Proverbi, riportato sopra, non va inteso del Verbo creatore, quasi fosse una creatura, ma della sapienza che risiede in noi. Essa c’è veramente, e quindi giustamente se ne afferma l’esistenza creata in noi. Tuttavia se gli eretici non vorranno prestar fede a queste affermazioni, ci rispondano un pò: c’è o non c’è nelle cose create qualche forma di sapienza? Se non c’è , perché allora l’Apostolo afferma amaramente: «Nel disegno sapiente di Dio, il mondo con tutta la sua sapienza non ha conosciuto Dio»? (1 Cor 1, 21). Se non v’è sapienza alcuna, perché nella Scrittura si parla di tanti sapienti? Infatti «Il saggio teme e sta lontano dal male» (Pro 14, 16); «Con la sapienza si costruisce la casa» (Pro 24, 3). Anche l’Ecclesiaste dice: «La sapienza dell’uomo ne rischiara il volto» (Qo 8, 1). Poi rimprovera i temerari dicendo: «Non domandare: come mai i tempi antichi erano migliori del presente? Poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza» (Qo 7, 10). Effettivamente nelle cose create vi è la sapienza. Lo attesta il figlio di Sirach con le seguenti parole: «Egli l’ha diffusa su tutte le sue opere, su ogni mortale secondo la sua generosità l’ha elargita a quanti lo amano» (Sir 1, 7-8). Ora ciò che viene donato non è la natura divina della Sapienza, che è in sé indivisa ed unigenita, ma solo la sua immagine che risplende nel creato. Se è così perché dovrebbe sembrare incredibile che la stessa Sapienza creatrice, che è modello e immagine della sapienza e della scienza sparsa nel mondo, dica in certo modo di se stessa: «Il Signore mi ha creata nelle sue opere?». Quella che è stata creata è la sapienza che è nelle realtà del nostro universo. Per questa sapienza «i cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento» (Sal 18, 1). L’altra Sapienza, invece, non è creata, ma creatrice.

Responsorio
Sap 7, 22. 23; 1 Cor 2, 10
R. Nella sapienza, c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, terso, amante del bene, libero; * onnipotente, onniveggente, pervade tutti gli spiriti.
V. Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio:
R. onnipotente, onniveggente, pervade tutti gli spiriti.

LODI

Lettura Breve Rm 14, 17-19
Il regno di Dio non
è
questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole.

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2008

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2008

MESSALE DEL GIORNO

Prima Lettura Ef 6, 1-9
Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. « Onora tuo padre e tua madre »: è questo il primo comandamento associato a una promessa: « perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra ». E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore. Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore, prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini. Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo sia libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene. Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che per loro come per voi c’è un solo Signore nel cielo, e che non v’è preferenza di persone presso di lui.

DAL SITO EAQ:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=10/29/2008#

San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Discorso per l
Epifania, 3, 1-3 ; SC 22 bis, 229

« Verrano da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio »

La divina e misericordiosa provvidenza, avendo disposto di portare aiuto in questi ultimi tempi (1 Pt 1,20) al mondo, che altrimenti sarebbe andato perduto, pose in Cristo la salvezza di tutte le genti… Un giorno era stata promessa al beatissimo patriarca Abramo una innumerevole discendenza che doveva essere generata non con il seme carnale, ma con la fecondità della fede. Tale figliolanza fu paragonata alla moltitudine delle stelle (Gen 15,5), affinché dal padre di tutte le genti si attendesse una stirpe non terrena, ma celeste…

Entrino, entrino pure le genti (Rm 11,25) nella famiglia dei patriarchi, e i figli della promessa ricevano nel seme di Abramo la benedizione (Rm 9,8)… Tutti i popoli adorino l’autore dell’universo. Dio sia noto non solo in Giudea, ma in tutto il mondo, affinché dovunque «in Israele sia grande il suo nome» (Sal 75,2)…

Dilettissimi, ammaestrati da questi misteri della divina grazia, celebriamo con gioia spirituale il giorno delle nostre primizie e l’inizio della vocazione delle genti. Rendiamo grazie al misericordioso Dio, che, come dice l’Apostolo, «ci ha fatto capaci di partecipare all’eredità dei santi nella luce dei cieli. Perché egli ci ha strappato al potere delle tenebre e ci ha trasportato nel regno del Figlio suo diletto» (Col 1,12-13). E già Isaia aveva profetato… : «Ecco, chiamerai popoli che non conoscevi e nazioni che t’ignoravano accorreranno» (Is 55,5). «Abramo ha visto questo giorno e ne ha goduto» (Gv 8,56); e quando ha conosciuto che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, che è Cristo, e quando ha visto che nella fede sarebbe stato padre di tutte le genti, «diede gloria a Dio, sapendo benissimo che qualunque cosa Dio prometta, ha pure il potere di portarla a compimento» (Rm 4,18-21).

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa
(Capp. 30, 3-4; 34, 2 – 35, 5; Funk, 1, 99, 103-105)

Seguiamo la via della verità
Rivestiamoci di pace, di umiltà, di castità. Teniamoci lontani da ogni mormorazione e maldicenza, e pratichiamo la giustizia non a parole, ma nelle opere. E’ scritto infatti: Chi parla molto, sappia anche ascoltare, e il loquace non creda di salvarsi per le sue molte parole (cfr. Gb 11, 2). Bisogna dunque che ci mettiamo di buon animo a fare il bene, poiché tutto ci è dato dal Signore. Egli ci avverte in precedenza: Ecco il Signore, e la sua ricompensa è con lui, per rendere a ciascuno secondo le sue opere (cfr. Ap 22, 12). Perciò ci esorta a credere in lui con tutto il cuore e a non essere pigri, ma dediti ad ogni opera buona. Lui sia la nostra gloria e in lui riposi la nostra fiducia. Stiamo soggetti alla sua volontà e consideriamo come tutta la moltitudine degli angeli stia alla sua presenza, a servizio della sua volontà. Dice infatti la Scrittura: «Mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano» e «Proclamavano l’uno all’altro: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la creazione è piena della sua gloria» (Dn 7, 10; Is 6, 3). Anche noi dunque uniamoci nello stesso luogo nella concordia dei sentimenti, e gridiamo continuamente a lui come una sola bocca, per essere partecipi delle sue grandi e gloriose promesse. E’ detto infatti: Occhio mai non vide, né orecchio udì né mai entrarono in cuore d’uomo quelle cose che Dio ha preparato per coloro che lo aspettano (cfr. 1 Cor 2, 9). Come sono pieni di beatitudine e ammirabili i doni del Signore! La vita nell’immortalità, lo splendore nella giustizia, la verità nella franchezza, la fede nella confidenza, la padronanza di sé nella santità: tutto questo è stato messo alla portata delle nostre capacità. Quali saranno allora i beni che vengono preparati per coloro che lo aspettano? Solo il creatore e padre dei secoli, il santissimo ne conosce la quantità e la bellezza. Noi dunque, per aver parte ai doni promessi, facciamo di tutto per trovarci nel numero di coloro che aspettano il Signore. E a quali condizioni potrà avvenire questo, o miei cari? Avverrà se il nostro cuore sarà saldo in Dio con la fede, se cercheremo con diligenza ciò che è gradito e accetto a lui, se compiremo ciò che è conforme alla sua santa volontà, se seguiremo la via della verità, rigettando da noi ogni forma di ingiustizia.

LODI

Lettura Breve Rm 8, 35.37
Chi ci separer
à
dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – MARTEDÌ 28 OTTOBRE 2008 – SANTI SIMONE E GIUDA, APOSTOLI (sec. I) – Festa

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

MARTEDÌ 28 OTTOBRE 2008

SANTI SIMONE E GIUDA, APOSTOLI (sec. I) – Festa

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura Ef 2,19-22
Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.

DAL SITO EAQ:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=10/28/2008#

Papa Benedetto XVI
Udienza generale del 3/5/2006 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

« Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli »

La Tradizione apostolica non è una collezione di cose, di parole, come una scatola di cose morte; la Tradizione è il fiume della vita nuova che viene dalle origini, da Cristo fino a noi, e ci coinvolge nella storia di Dio con l’umanità. Questo tema della Tradizione è… di grande rilievo per la vita della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha rilevato, al riguardo, che la Tradizione è apostolica anzitutto nelle sue origini: «Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio (cfr 2 Cor 1,20 e 3,16-4,6), ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, il Vangelo come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale» (Dei Verbum, 7). Il Concilio prosegue annotando come tale impegno sia stato fedelmente eseguito «dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra di Cristo, dal vivere insieme con Lui e dalle sue opere, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo». Con gli Apostoli, aggiunge il Concilio, collaborarono anche «uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l’annunzio della salvezza».

Capi dell’Israele escatologico, anch’essi dodici quante erano le tribù del popolo eletto, gli Apostoli continuano la «raccolta» iniziata dal Signore, e lo fanno anzitutto trasmettendo fedelmente il dono ricevuto, la buona novella del Regno venuto agli uomini in Gesù Cristo. Il loro numero esprime non solo la continuità con la santa radice, l’Israele delle dodici tribù, ma anche la destinazione universale del loro ministero, apportatore di salvezza fino agli estremi confini della terra. Lo si può cogliere dal valore simbolico che hanno i numeri nel mondo semitico: dodici risulta dalla moltiplicazione di tre, numero perfetto, e quattro, numero che rinvia ai quattro punti cardinali, e dunque al mondo intero.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro. Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto? Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi. Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!

Responsorio
Gv 15, 15; Mt 13, 12
R. Non vi chiamo più servi, ma amici: * tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
V. A voi è dato di conoscere i misteri del regno: beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono:
R. tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Seconda Lettura
Dal «Commento sul vangelo di Giovanni» di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 12, 1; PG 74, 707-710)

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi
Nostro Signore Gesù Cristo stabilì le guide, i maestri del mondo e i dispensatori dei suoi divini misteri. Volle inoltre che essi risplendessero come luminari e rischiarassero non soltanto il paese dei Giudei, ma anche tutti gli altri che si trovano sotto il sole e tutti gli uomini che popolano la terra. E’ verace perciò colui che afferma: «Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio» (Eb 5, 4). Nostro Signore Gesù Cristo ha rivestito gli apostoli di una grande dignità a preferenza di tutti gli altri discepoli. I suoi apostoli furono le colonne e il fondamento della verità. Cristo afferma di aver dato loro la stessa missione che ebbe dal Padre. Mostrò così la grandezza dell’apostolato e la gloria incomparabile del loro ufficio, ma con ciò fece comprendere anche qual è la funzione del ministero apostolico. Egli dunque pensava di dover mandare i suoi apostoli allo stesso modo con cui il Padre aveva mandato lui. Perciò era necessario che lo imitassero perfettamente e per questo conoscessero esattamente il mandato affidato al Figlio dal Padre. Ecco perché spiega molte volte la natura della sua missione. Una volta dice: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione (cfr. Mt 9, 13). Un’altra volta afferma: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6, 38). Infatti «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3, 17). Riassumendo perciò in poche parole le norme dell’apostolato, dice di averli mandati come egli stesso fu mandato dal Padre, perché da ciò imparassero che il loro preciso compito era quello di chiamare i peccatori a penitenza, di guarire i malati sia di corpo che di spirito, di non cercare nell’amministrazione dei beni di Dio la propria volontà, ma quella di colui da cui sono stati inviati e di salvare il mondo con il suo genuino insegnamento. Fino a qual punto gli apostoli si siano sforzati di segnalarsi in tutto ciò, non sarà difficile conoscerlo se si leggeranno anche solo gli Atti degli Apostoli e gli scritti di san Paolo.

LODI

Lettura Breve Ef 2, 19-22
Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.

VESPRI

Lettura Breve Ef 4, 11-13
E’ Cristo che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finch
é
arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – LUNEDÌ 27 OTTOBRE 2008

XXX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

LUNEDÌ 27 OTTOBRE 2008

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura Ef 4, 32 – 5, 8
Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro — che è roba da idolàtri —avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce.

DAL SITO EAQ:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=10/27/2008#

Catechismo della Chiesa Cattolica
1730 ;1739-1742

« Questa figlia di Abramo che Satana aveva legato, doveva essere sciolta »

La libertà dell’uomo : Dio ha creato l’uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell’iniziativa e della padronanza dei suoi atti. « Dio volle, infatti, lasciare l’uomo « in mano al suo consiglio » (Sir 15,14) affinché egli cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione » ; « L’uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere » (Sant’Ireneo).

La libertà dell’uomo è finita e fallibile. Di fatto, l’uomo ha sbagliato. Liberamente ha peccato. Rifiutando il disegno d’amore di Dio, si è ingannato da solo ; è divenuto schiavo del peccato. Questa prima alienazione ne ha generate molte altre. La storia dell’umanità, a partire dalle origini, sta a testimoniare le sventure e le oppressioni nate dal cuore dell’uomo, di conseguenza ad un cattivo uso della libertà… Allontanandosi dalla legge morale, l’uomo attenta alla propria libertà, si fa schiavo di se stesso, spezza la fraternità coi suoi simili e si ribella contro la volontà divina.

Con la sua croce gloriosa Cristo ha ottenuto la salvezza di tutti gli uomini. Li ha riscattati dal peccato che li teneva in schiavitù. « Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi » (Gal 5, 1). In lui abbiamo comunione con « la verità che ci fa liberi » (Gv 8, 32). Ci è stato donato lo Spirito Santo e, come insegna l’Apostolo, « dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà » (2 Cor 3, 17). Fin d’ora ci gloriamo della « libertà dei figli di Dio » (Rm 8, 21).

La grazia di Cristo non si pone affatto in concorrenza con la nostra libertà, quando questa è in sintonia con il senso della verità e del bene che Dio ha messo nel cuore dell’uomo. Al contrario, e l’esperienza cristiana lo testimonia specialmente nella preghiera, quanto più siamo docili agli impulsi della grazia, tanto più cresce la nostra libertà interiore e la sicurezza nelle prove come pure di fronte alle pressioni e alle costrizioni del mondo esterno. Con l’azione della grazia, lo Spirito Santo ci educa alla libertà spirituale per fare di noi dei liberi collaboratori della sua opera nella Chiesa e nel mondo

VESPRI

Lettura breve 1 Ts 2, 13
Noi ringraziamo Dio continuamente, perch
é
, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.

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