Benedetto XVI: San Paolo e gli Apostoli (catechesi 24 settembre 2008)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-15513?l=italian

Benedetto XVI: San Paolo e gli Apostoli

Catechesi per l’Udienza generale del mercoledì


CITTA’ DEL VATICANO, mercoled
ì, 24 settembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della catechesi tenuta da Benedetto XVI in occasione dellUdienza generale del mercoledì svoltasi nellAula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dallItalia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana, riprendendo il ciclo di catechesi sulla figura di San Paolo, il Santo Padre si è soffermato sui suoi rapporti con gli Apostoli.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

vorrei oggi parlare sulla relazione tra san Paolo e gli Apostoli che lo avevano preceduto nella sequela di Gesù. Questi rapporti furono sempre segnati da profondo rispetto e da quella franchezza che a Paolo derivava dalla difesa della verità del Vangelo. Anche se egli era, in pratica, contemporaneo di Gesù di Nazareth, non ebbe mai lopportunità d’incontrarlo, durante la sua vita pubblica. Per questo, dopo la folgorazione sulla strada di Damasco, avvertì il bisogno di consultare i primi discepoli del Maestro, che erano stati scelti da Lui perché ne portassero il Vangelo sino ai confini del mondo.

Nella Lettera ai Galati Paolo stila un importante resoconto sui contatti intrattenuti con alcuni dei Dodici: anzitutto con Pietro che era stato scelto come Kephas, la parola aramaica che significa roccia, su cui si stava edificando la Chiesa (cfr Gal 1,18), con Giacomo, « il fratello del Signore » (cfr Gal 1,19), e con Giovanni (cfr Gal 2,9): Paolo non esita a riconoscerli come « le colonne » della Chiesa. Particolarmente significativo è l’incontro con Cefa (Pietro), verificatosi a Gerusalemme: Paolo rimase presso di lui 15 giorni per « consultarlo » (cfr Gal 1,19), ossia per essere informato sulla vita terrena del Risorto, che lo aveva « ghermito » sulla strada di Damasco e gli stava cambiando, in modo radicale, l’esistenza: da persecutore nei confronti della Chiesa di Dio era diventato evangelizzatore di quella fede nel Messia crocifisso e Figlio di Dio, che in passato aveva cercato di distruggere (cfr Gal 1,23).Quale genere di informazioni Paolo ebbe su Gesù Cristo nei tre anni che succedettero allincontro di Damasco? Nella prima Lettera ai Corinzi possiamo notare due brani, che Paolo ha conosciuto a Gerusalemme, e che erano stati già formulati come elementi centrali della tradizione cristiana, tradizione costitutiva. Egli li trasmette verbalmente, così come li ha ricevuti, con una formula molto solenne: « Vi trasmetto quanto anchio ho ricevuto ». Insiste cioè sulla fedeltà a quanto egli stesso ha ricevuto e che fedelmente trasmette ai nuovi cristiani. Sono elementi costitutivi e concernono lEucaristia e la Risurrezione; si tratta di brani già formulati negli anni trenta. Arriviamo così alla morte, sepoltura nel cuore della terra e alla risurrezione di Gesù. (cfr 1 Cor 15,3-4). Prendiamo luno e laltro: le parole di Gesù nellUltima Cena (cfr 1 Cor 11,23-25) sono realmente per Paolo centro della vita della Chiesa: la Chiesa si edifica a partire da questo centro, diventando così se stessa. Oltre questo centro eucaristico, nel quale nasce sempre di nuovo la Chiesa – anche per tutta la teologia di San Paolo, per tutto il suo pensiero – queste parole hanno avuto un notevole impatto sulla relazione personale di Paolo con Gesù. Da una parte attestano che l’Eucaristia illumina la maledizione della croce, rendendola benedizione (Gal 3,13-14), e dall’altra spiegano la portata della stessa morte e risurrezione di Gesù. Nelle sue Lettere il « per voi » dellistituzione eucaristica diventa il « per me » (Gal 2,20), personalizzando, sapendo che in quel «voi» lui stesso era conosciuto e amato da Gesù e dell’altra parte « per tutti » (2 Cor 5,14): questo «per voi» diventa «per me» e «per la Chiesa (Ef 5, 25)», ossia anche «per tutti» del sacrificio espiatorio della croce (cfr Rm 3,25). Dalla e nell’Eucaristia la Chiesa si edifica e si riconosce quale « Corpo di Cristo » (1 Cor 12,27), alimentato ogni giorno dalla potenza dello Spirito del Risorto. L’altro testo, sulla Risurrezione, ci trasmette di nuovo la stessa formula di fedeltà. Scrive San Paolo: « Vi ho trasmesso dunque, anzitutto quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici » (1 Cor 15,3-5). Anche in questa tradizione trasmessa a Paolo torna quel « per i nostri peccati », che pone l’accento sul dono che Gesù ha fatto di sé al Padre, per liberarci dai peccati e dalla morte. Da questo dono di sé, Paolo trarrà le espressioni più coinvolgenti e affascinanti del nostro rapporto con Cristo: « Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio » (2 Cor 5,21); « Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà » (2 Cor 8,9). Vale la pena ricordare il commento col quale lallora monaco agostiniano, Martin Lutero, accompagnava queste espressioni paradossali di Paolo: « Questo è il grandioso mistero della grazia divina verso i peccatori: che con un mirabile scambio i nostri peccati non sono più nostri, ma di Cristo, e la giustizia di Cristo non è più di Cristo, ma nostra » (Commento ai Salmi del 1513-1515). E così siamo salvati. Nell

originale kerygma (annuncio), trasmesso di bocca in bocca, merita di essere segnalato l’uso del verbo « è risuscitato », invece del « fu risuscitato » che sarebbe stato più logico utilizzare, in continuità con « morì… e fu sepolto ». La forma verbale «è risuscitato» è scelta per sottolineare che la risurrezione di Cristo incide sino al presente dell’esistenza dei credenti: possiamo tradurlo con « è risuscitato e continua a vivere » nellEucaristia e nella Chiesa. Così tutte le Scritture rendono testimonianza della morte e risurrezione di Cristo, perché – come scriverà Ugo di San Vittore – « tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento » (De arca Noe, 2,8). Se sant’Ambrogio di Milano potrà dire che « nella Scrittura noi leggiamo Cristo », è perché la Chiesa delle origini ha riletto tutte le Scritture d’Israele partendo da e tornando a Cristo.

La scansione delle apparizioni del Risorto a Cefa, ai Dodici, a più di cinquecento fratelli, e a Giacomo si chiude con laccenno alla personale apparizione, ricevuta da Paolo sulla strada di Damasco: « Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto » (1 Cor 15,8). Poiché egli ha perseguitato la Chiesa di Dio, in questa confessione esprime la sua indegnità nellessere considerato apostolo, sullo stesso livello di quelli che lhanno preceduto: ma la grazia di Dio in lui non è stata vana (1 Cor 15,10). Pertanto laffermarsi prepotente della grazia divina accomuna Paolo ai primi testimoni della risurrezione di Cristo: « Sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto » (1 Cor 15,11). È importante l’identità e l’unicità dell’annuncio del Vangelo: sia loro sia io predichiamo la stessa fede, lo stesso Vangelo di Gesù Cristo morto e risorto che si dona nella Santissima Eucaristia.L’importanza che egli conferisce alla Tradizione viva della Chiesa, che trasmette alle sue comunità, dimostra quanto sia errata la visione di chi attribuisce a Paolo linvenzione del cristianesimo: prima di evangelizzare Gesù Cristo, il suo Signore, egli lha incontrato sulla strada di Damasco e lo ha frequentato nella Chiesa, osservandone la vita nei Dodici e in coloro che lo hanno seguito per le strade della Galilea. Nelle prossime Catechesi avremo lopportunità di approfondire i contributi che Paolo ha donato alla Chiesa delle origini; ma la missione ricevuta dal Risorto in ordine allevangelizzazione dei gentili ha bisogno di essere confermata e garantita da coloro che diedero a lui e a Barnaba la mano destra, in segno di approvazione del loro apostolato e della loro evangelizzazione e di accoglienza nella unica comunione della Chiesa di Cristo (cfr Gal 2,9). Si comprende allora che l’espressione « anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne » (2 Cor 5,16) non significa che la sua esistenza terrena abbia uno scarso rilievo per la nostra maturazione nella fede, bensì che dal momento della sua Risurrezione, cambia il nostro modo di rapportarci con Lui. Egli è, nello stesso tempo, il Figlio di Dio, « nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti », come ricorderà Paolo all’inizio della Lettera ai Romani (1, 3-4).

Quanto più cerchiamo di rintracciare le orme di Gesù di Nazaret per le strade della Galilea, tanto più possiamo comprendere che Egli si è fatto carico della nostra umanità, condividendola in tutto, tranne che nel peccato. La nostra fede non nasce da un mito, né da unidea, bensì dallincontro con il Risorto, nella vita della Chiesa.

Publié dans : PAPA BENEDETTO XVI E SAN PAOLO | le 27 septembre, 2008 |Pas de Commentaires »

Dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma – preghiera (traduzione dal francese)

è una preghiera che ho trovato sul sito : « Fraternité de Jerusalem » per la dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo, ho cercato il testo in italiano, ma non l’ho trovato, così ho tradotto io, credo corrisponda bene con il testo francese, comunque metto – qui di seguito – anche il testo originale per chi conosce il francese, dal sito, l’avevo già tradotto a settembre, ho rifatto la traduzione oggi: 16 ottobre 2008:

http://jerusalem.cef.fr/pages/24homelies/index.php?hid=205

Dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma

Frère Pierre-Marie  

Niente “nella vita”, come si dice,

predisponeva questi due uomini,

che la liturgia congiunge oggi in una sola festa,

ed incontrarsi

e meno ancora a lavorare insieme.

Un punto comune, tuttavia, all’inizio:

tutti e due sono di stirpe Giudea.

Un grande punto in comune alla fine:

tutti e due muoiono come apostoli di Gesù Cristo.

*

Il primo si chiama Simone

Dal nome del secondo figlio dell’antenato Giacobbe.

Il secondo porta il nome di Saul

Come il primo re concesso da Dio al popolo di Israele.

Simone è un pescatore di Betsaida

E passa la maggior parte del tempo

Sulle acque del lago di Tiberiade.

È un Galileo, immerso nel cuore di questa terra,

luogo di incontro (incrocio) delle nazioni pagane.

Vieni al mio seguito, io farò di te un pescatore di uomini.

Lasciando là le reti egli parte subito al seguito di Gesù.

E diviene suo discepolo.

Qualche tempo dopo, al termine di tutta una notte in preghiera,

sui fianchi della montagna, Gesù chiama di nuovo

e lo pone alla testa dei Dodici,

ed egli riceve, come gli altri, il nome di apostolo.

E come colui che vi ha chiamati è santo,

scriverà un giorno nella sua prima lettera

agli stranieri della diaspora,

“diventate santi in tutta la vostra condotta” (1Pt 15.16)

Predicando, essendo per primo d’esempio [credo sia giusto]

Buon pastore e modello del gregge di Dio

Il discepolo Simone, l’apostolo Pietro

Diventerà, semplicemente: San Pietro

Quale itinerario (!):

la Galilea, la Samaria, Gerusalemme,

nella notte, memorabile e terribile,

quella dell’agonia del suo Signore,

o volendo camminare, lui anche, al suo seguito,

sulle acque della morte,

egli prende paura, tutto ad un tratto, perché il vento era cambiato,

ancora una volta,

ed era diventato contrario (Mt 14, 24.30)

E, poi, la mattina radiosa del Santo Giorno di Pasqua.

Il vento folle d’amore, divenuto di nuovo favorevole,

riempie di fuoco il giorno di Pentecoste (At 2,2.47).

Ancora Gerusalemme, Giaffa, Cesarea Marittima,

Antiochia e Roma, infine.

Egli sarà dunque: San Pietro di Roma.

Nel luogo stesso del suo martirio, si costruirà una chiesa

Sotto la protezione e alla memoria del suo nome.

Voi dunque, come pietre vive

Per la costruzione di un edificio spirituale (1Pt 2, 5)

*

- Saul, Saulo, perché mi perseguiti?

- Chi sei, o Signore?

- Io sono Gesù, che tu perseguiti (At 9, 4-5)

Allora, questo circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele,

della tribù di Beniamino, Ebreo, figlio di Ebrei,

quanto alla Legge un Fariseo, quanto a zelo un persecutore della Chiesa,

quanto alla giustizia che può donare la Legge,

un uomo irreprensibile,

si manifesta [letteralmente : si rialza] (Fil 3,5-6).

Accecato dalla luce, abbattuto nella carne,

scosso nelle sue certezze, e riconoscendosi infine

il primo dei peccatori (1Tim 1,15)!

Due anni nel deserto, Gerusalemme, Antiochia, Cipro…

La Cilicia, la Galazia, la Lidia, la Misia, la Macedonia,

Efeso, Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto…

Tutto il bacino del mediterraneo percorso

In molti viaggi missionari

E, per finire, per lui anche, la città di Roma,

dove egli morirà, ugualmente, come martire di Cristo.

*

Presso la collina vaticana

Al posto del circo di Nerone,

l’apostolo Pietro è crocifisso.

Sulla strada di Ostia, fuori le mura,

l’apostolo Paolo è decapitato.

Noi festeggiamo oggi, fratelli e sorelle,

la dedicazione di queste due Chiese,

erette nel cuore della capitale dell’Impero,

divenuta la città dove il vescovo di Roma, il Papa

presiede alla carità di tutte le Chiesa:

la Basilica di San Pietro di Roma,

e la Basilica di San Paolo fuori le mura.

Offerte con tutto il cuore all’annuncio del Vangelo

Ecco questi due uomini che tutto avrebbe potuto separare,

più che mai uniti nel dono del loro sangue.

Del loro sangue venuto a fecondare la terra della città

la più pagana del mondo,

per farne la culla, dopo Gerusalemme dove la Chiesa è nata

di tutta la cristianità!

*

Fratelli e sorelle,

lodiamo Pietro e Paolo

per l’esempio indimenticabile delle loro vite.

Anche noi, malgrado tutte le diversità, di molteplici itinerari,

eccoci, profondamente uniti,

nella fede in Gesù Cristo,

il Salvatore di tutti gli uomini,

e l’appartenenza alla sua Chiesa universale

per la quale è piaciuto a Dio far passare la salvezza.

Quale grazia appartenere alla Gerusalemme nuova

dove tutto insieme fa corpo!

La salvezza viene dai Giudei,

aveva detto Gesù ad una donna pagana di Samaria.

Ora, con Pietro e Paolo, noi possiamo dire di nuovo:

Noi siamo tutti figli di Dio per la fede in Gesù Cristo.

Tutti voi, in effetti, battezzati in Cristo,

avete rivestito il Cristo.

Non c’è più ne Giudeo, né Greco, né schiavo, né uomo libero,

né uomo, né donna, perché tutti siete che uno

in Cristo (Gal 3,27-28).

Ma se voi appartenete a Cristo,

voi siete dunque della discendenza di Abramo,

eredi secondo la promessa.

Veramente i doni e la chiamata di Dio

Sono senza ripensamento e le promesse

per sempre!

Come dice l’orazione della messa in

questa festa della Dedicazione,

noi possiamo ripetere questa preghiera:

“Guarda le tue Chiese, Signore,

sotto la protezione degli apostoli Pietro e Paolo.

Affinché esse ricevano per essi,

il primo annuncio del Vangelo

che esse ricevano fino alla fine dei tempi

la grazia della quale hanno bisogno di crescere!”

San Pietro e Paolo di Roma,

pregate per noi!

Dédicace de Saint Pierre Saint Paul (originale del testo sopra)

questo è il testo originale della preghiera che ho messo sopra,  spero che qualcuno possa leggerlo in francese perché, come sempre capita quando si traduce da una lingua, anche se simile come il francese, non è mai uguale:

http://jerusalem.cef.fr/pages/24homelies/index.php?hid=205

Dédicace de Saint Pierre Saint Paul

Frère Pierre-Marie

Rien «dans la vie», comme on dit,
ne prédisposait ces deux hommes
que la liturgie rapproche aujourd’hui dans une même fête,
à se rencontrer
et moins encore à œuvrer ensemble.
Un point commun cependant, au départ :
tous deux sont de race juive.
Un grand point commun à l’arrivée :
tous deux meurent en apôtres de Jésus Christ.

*

Le premier s’appelle Simon
du nom du second fils de l’ancêtre Jacob.
Le second porte le nom de Saül
comme le premier roi concédé par Dieu au peuple d’Israël.
Simon est un pêcheur de Bethsaïde
et passe le plus clair de son temps
sur les eaux du lac de Tibériade.
C’est un Galiléen, plongé au cœur de cette terre,
carrefour des nations païennes.
Viens à ma suite, je ferai de toi un pêcheur d’hommes.
Laissant là l’épervier, il part aussitôt à la suite de Jésus.
Il devient son disciple.
Quelques temps après, au terme de toute une nuit en prière,
sur les flancs de la montagne, Jésus l’appelle à nouveau
et le place en tête des Douze,
et il reçoit alors comme eux le nom d’apôtre.

De même que celui qui vous a appelés est saint,
écrira-t-il un jour dans sa première lettre
aux étrangers de la diaspora,
devenez saints vous aussi dans toute votre conduite (1,17).
Prêchant le premier d’exemple,
en bon pasteur et modèle du troupeau de Dieu (3,2),
le disciple Simon, l’apôtre Pierre
deviendra, tout simplement : saint Pierre.

Quel itinéraire :
la Galilée, la Samarie, Jérusalem,
avec cette nuit mémorable et terrible,
celle de l’agonie de son Seigneur,
où, voulant marcher, lui aussi, à sa suite,
sur les eaux de la mort,
il prend peur tout à coup, car le vent avait tourné,
une fois encore,
et était devenu contraire (Mt 14,24.30).
Et puis le matin radieux du saint Jour de Pâques.
Le vent fou d’amour, redevenu favorable cette fois,
au plein feu du Jour de Pentecôte (Ac 2,2.47).
Jérusalem encore, Joppé, Césarée Maritime,
Antioche et Rome enfin.
Il sera donc : saint Pierre de Rome.
À l’endroit même de son martyre, on bâtira une église
sous le vocable et à la mémoire de son nom.
Vous donc, comme des pierres vivantes,
prêtez-vous à l’édification d’un édifice spirituel (1 P 2,5).

*

— Saül, Saül, pourquoi me persécutes-tu ?
— Qui donc es-tu, Seigneur ?
— Je suis Jésus que tu persécutes (Ac 9,4-5).
Alors, ce circoncis du huitième jour, de la race d’Israël,
de la tribu de Benjamin, Hébreu, fils d’Hébreu,
quant à la Loi un Pharisien, quant au zèle un persécuteur de l’Église,
quant à la justice que peut donner la Loi,
un homme irréprochable,
se relève (Ph 3,5-6).
Aveuglé de lumière, terrassé en sa chair,
ébranlé en ses certitudes, et se reconnaissant enfin
le premier des pécheurs (1 Tm 1,15) !
Deux ans au désert, Jérusalem, Antioche, Chypre…
La Cilicie, la Galatie, la Lydie, la Mysie, la Macédoine….
Éphèse, Philippes, Thessalonique, Athènes, Corinthe…
Tout le nord du Bassin méditerranéen parcouru
en de multiples voyages missionnaires
et, pour finir, pour lui aussi, la ville de Rome.
Il y mourra également martyr du Christ.

*

Près de la colline vaticane,
à l’emplacement du cirque de Néron,
l’apôtre Pierre est crucifié.
Sur la route d’Ostie, hors des remparts,
l’apôtre Paul est décapité.
Nous fêtons aujourd’hui, frères et sœurs,
la Dédicace de ces deux églises,
dressées au cœur de la capitale de l’Empire,
devenue la ville d’où l’évêque de Rome, le Pape
préside à la charité de toutes les Églises :
la Basilique de Saint-Pierre-de-Rome
et la Basilique de Saint-Paul-hors-les-murs.

Donnés de tout cœur à l’annonce de l’Évangile
voici ces deux hommes que tout aurait pu séparer,
à jamais unis dans le don de leur sang.
De leur sang venant féconder la terre de la ville
la plus païenne du monde,
pour en faire le berceau, après Jérusalem où l’Église est née,
de toute la chrétienté !

*

Frères et sœurs,
louons Pierre et Paul
pour l’exemple inoubliable de leurs vies.
Nous aussi, malgré tant de diversités, d’itinéraires multiples,
nous voici profondément unis
par la même foi en Jésus Christ,
le Sauveur de tous les hommes,
et l’appartenance à son Église universelle
par laquelle il a plu à Dieu de faire passer le salut.
Quelle grâce d’appartenir à cette Jérusalem nouvelle
où tout ensemble fait corps !
Le salut vient des Juifs,
avait dit Jésus à une femme païenne de Samarie.
À présent, avec Pierre et Paul, nous pouvons le redire :
Nous sommes tous fils de Dieu par la foi au Christ Jésus.
Vous tous en effet, baptisés en Christ,
vous avez revêtu le Christ.
Il n’y a plus ni Juif ni Grec, ni esclave ni homme libre,
ni homme ni femme, car tous vous ne faites qu’un
dans le Christ (Ga 3,27-28).
Mais si vous appartenez au Christ,
vous êtes donc de la descendance d’Abraham,
héritiers selon la promesse.
Vraiment les dons et les appels de Dieu
sont sans repentance et ses promesses
de toujours à toujours !

Comme le dit l’oraison de la messe
de cette fête de la Dédicace,
nous pouvons refaire cette prière :
«Garde ton Église, Seigneur,
sous la protection des apôtres Pierre et Paul.
Puisqu’elle reçut par eux,
la première annonce de l’Évangile,
qu’elle en reçoive jusqu’à la fin des temps
la grâce dont elle a besoin pour grandir !»

Saint Pierre et saint Paul de Rome,
priez avec nous ! priez pour nous !

EAQ – 24 settembre S. Giovanni Crisostomo

Commento alle letture della messa del: 24 settembre ’08

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=09/24/2008#

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sulla prima lettera ai Corinzi (PG 61, 34-36)  « Con la bocca dei bimbi e dei lattanti » (Sal 8,3)

 La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come « la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana » (1 Cor 1, 25).  In che senso più forte ? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sè tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere… I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio… Pensando a questo fatto, Paolo esclamava : « Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1 Cor 1, 25). Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera ?  

24 SETTEMBRE 2008 – AVVISO (SCUSATE NON CI AVEVO PENSATO PRIMA)

24 SETTEMBRE 2008 – AVVISO (SCUSATE NON CI AVEVO PENSATO PRIMA)

AGGIUNGO LA DATA DEL GIORNO ALLE LETTURE – COMMENTI ALLA LITURGIA DEL GIORNO – DEL SITO EAQ,

PER CHI VUOLE LEGGERE, O RILEGGERE, LE LETTURE DELLA MESSA DI QUEL GIORNO PUÒ ANDARE SIA AL SITO « EVANGILE AU QUOTIDIEN », C’È IN ITALIANO, OPPURE SUL SITO « LA CHIESA IT », OPPURE SUL SITO MARANATHÀ »

SOLO SU « MARANATHÀ », PERÒ, È POSSIBILE LEGGERE LE LETTURE DI DIVERSI GIORNI O MESI ANTERIORI;

C’È IL LINK A TUTTI E TRE SOTTO LINK MA LI RIMETTO:

 

EAQ:

 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=09/24/2008

LA CHIESA.IT:

 

http://www.lachiesa.it/liturgia/

MARANATHÀ:

 

http://www.maranatha.it/

Publié dans : EAQ - (dal sito francese) - | le 24 septembre, 2008 |Pas de Commentaires »

24 SETTEMBRE 2008 – liturgia

24 SETTEMBRE 2008

B.V.MARIA DELLA MERCEDE (memoria facoltativa)

 

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 46, 20-21; CCL 41, 564-548)

Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno
«Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore». Ma che cosa udite, o pastori? «Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge» (Ez 34, 9).
Udite e imparate, pecorelle di Dio. Ai pastori malvagi Dio chiede che rendano conto delle sue pecore e che rispondano della morte loro arrecata con le loro stesse mani. Dice altrove infatti per bocca dello stesso profeta: «O figlio dell’uomo, io ti ho costituito quale sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all’empio: Empio, tu morrai, e tu non parli per distogliere l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità, tu invece sarai salvo» (Ez 33, 7-9). Che significa ciò, o fratelli? Vedete quanto è pericoloso tacere? Muore quell’empio e giustamente subisce la morte. Muore per la sua iniquità e per il suo peccato. E’ ucciso infatti dalla sua negligenza. Egli avrebbe potuto ben trovare il Pastore vivente che dice: «Io vivo, dice il Signore». Ma non lo ha fatto, anche perché non ammonito da chi era stato costituito capo e sentinella proprio a questo fine. Perciò giustamente morirà, ma anche chi ha trascurato di ammonirlo sarà giustamente condannato. Se invece, dice il Signore, avrai detto al malvagio, a cui io avevo minacciato la spada: «Morirai» e quegli avrà trascurato di evitare la spada incombente e la spada scenderà su di lui e l’ucciderà, egli morirà nel suo peccato, ma tu avrai liberato la tua anima. Perciò è nostro compito non tacere, ma a voi, anche se tacessimo, spetta ascoltare dalle Scritture le parole del Pastore. Vediamo dunque secondo quel che mi ero proposto, se mai egli liberi le pecore dai cattivi pastori per affidarle ai buoni pastori. Vedo infatti che libera le pecore dai cattivi pastori, quando dice: «Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi» (Ez 34, 10). Quando infatti dico: Pascolino il mio gregge, essi pascono se stessi e non il mio gregge. Lo toglierò loro perché non pascolino il mio gregge. In che modo lo toglie loro, perché essi non pascolino più il suo gregge? Dicendo: fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno (cfr. Mt 23, 3). Come se dicesse: Proclamano la parola mia, ma fanno gli interessi loro. Quando non fate ciò che fanno i cattivi pastori, non sono essi che vi pascolano. Quando invece fate ciò che essi dicono, sono io che vi pascolo.

23 SETTEMBRE 2008 – liturgia

23 SETTEMBRE 2008

SAN PIO DA PIETRELCINA (m)

LODI


Lettura Breve
Rm 12, 1-2
Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

VESPRI

Lettura breve Rm 8, 28-30
Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

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