Archive pour la catégorie 'Lettera ai Corinti – seconda'

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2009 – X SETTIMANA DEL T.O.

Sant’Efrem (mf)

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura  2 Cor 1, 18-24
Gesù, non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì».

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì». E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute «sì». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro « Amen » per la sua gloria.
E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori.
Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi non sono più venuto a Corìnto.
Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi

http://liturgia.silvestrini.org/santo/206.html

Sant’ Efrem
Diacono e Dottore della Chiesa

BIOGRAFIA
Nisibi, attuale Nizip in Turchia, (c.306), diacono della Chiesa siriaca e creatore di nuovi inni liturgici, ebbe tanta fama nell’Oriente cristiano che fu chiamato cantore di Cristo e della Vergine. Attinse dall’esperienza mistica la sua straordinaria sensibilità di scrittore e di poeta. Fu anche chiamato “cetra dello Spirito Santo”. Secondo il “Chronicon Edessenum” (540) morì a Edessa, Siria (attualmente Turchia), il 9 giugno 373. Il Martirologio Romano lo presenta così: “Ad Edessa, in Mesopotamia, sant’Efrem, diacono edesseno e confessore, il quale, dopo molte fatiche sostenute per la fede di Cristo, illustre per dottrina e santità, sotto l’Imperatore Valente, si riposò in Dio, e dal Papa Benedetto decimoquinto fu proclamato Dottore della Chiesa universale.

DAGLI SCRITTI…
Dai «Discorsi» di sant’Efrem, diacono
Fà risplendere, o Signore, il giorno luminoso della tua scienza e scaccia la notte tenebrosa dalla nostra mente, perché sia illuminata e ti serva nella novità della purezza. Il sorgere del sole segna l’inizio dell’attività dei mortali. Fà, o Signore, che perduri nelle nostre menti il giorno che non conosce la fine. Donaci di vedere in noi stessi la vita della risurrezione e fà che nulla distolga il nostro spirito dalle tue gioie. Imprimi in noi, o Signore, il segno di questo giorno che non trae inizio dal sole, infondendoci una costante ricerca di te.
Ogni giorno noi ti accogliamo nei tuoi sacramenti e ti riceviamo nel nostro cuore. Facci degni di sperimentare nella nostra persona la risurrezione che speriamo. Con la grazia del battesimo abbiamo nascosto nel nostro essere il tuo tesoro, quel tesoro che si accresce alla mensa dei tuoi sacramenti. Concedici di gioire della tua grazia. Noi possediamo in noi stessi il tuo memoriale che attingiamo alla tua mensa spirituale. Fà che lo realizziamo pienamente nella rinascita eterna.
Quella bellezza spirituale, che la tua immortale volontà suscita anche nella condizione umana, ci faccia comprendere quanto sia grande la nostra dignità.
La tua crocifissione, o nostro Salvatore, pose fine alla vita del corpo. Concedici di crocifiggere spiritualmente la nostra anima. La tua risurrezione, o Gesù, faccia crescere in noi l’uomo spirituale. Il contatto con i tuoi misteri sia per noi come uno specchio che ce lo faccia conoscere.
Nel tuo piano divino, o nostro Salvatore, é configurato tutto il mondo della nostra salvezza. Concedici di seguirlo come uomini spirituali. Non privare, o Signore, la nostra mente della tua rivelazione divina e non togliere alle nostre membra il calore della tua comprensione. La natura mortale del nostro corpo ci conduce alla morte. Riversa su di noi il tuo amore divino, che cancelli dal nostro cuore gli effetti della mortalità. Concedici, o Signore, di affrettarci verso la nostra patria celeste e, come Mosé sul Sinai, fà che la possediamo per mezzo della tua rivelazione.

LUNEDÌ 8 GIUGNO 2009 – X SETTIMANA DEL T.O.

LUNEDÌ 8 GIUGNO 2009 – X SETTIMANA DEL T.O.

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   2 Cor 1, 1-7
Dio ci consola affinché possiamo anche noi consolare quelli che sono nell’afflizione.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla chiesa di Dio che è in Corìnto e a tutti i santi dell’intera Acàia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consóla in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.
Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.
La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione. 

VENERDÌ 5 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

VENERDÌ 5 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

SAN BONIFACIO – VESCOVO E MARTIRE

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/204.html

San Bonifacio
Vescovo e Martire

BIOGRAFIA
Nacque in Inghilterra circa l’anno 673; si fece monaco nel monastero di Exeter e nel 719 partì per la Germania a predicare la fede e in questa predicazione raccolse grandi frutti. Consacrato vescovo resse la Chiesa di Magonza, scelse dei compagni e con loro fondò o rinnovò chiese in Baviera, Turingia e Franconia, tenendo anche concilii e promulgando leggi. Mentre stava evangelizzando i Frisoni, fu ucciso dai pagani nel 754 e il suo corpo fu sepolto nel monastero di Fulda

UFFICIO DELLE LETTURE

PRIMA LETTURA

Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 4,7-5,8

Nei martiri si manifesta la potenza di Dio

    Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
    Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio. Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.
    Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
    Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.

RESPONSORIO                    Mt 5,11.12a.10

R. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia. * Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra ricompensa nei cieli.
V. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
R. Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra ricompensa nei cieli.

per i martiri metto la lettura;

SECONDA LETTURA

Dalle «Lettere» di san Bonifacio, vescovo e martire

(Lett. 78; MGH, Epistolae, 3,352.354)
Pastore sollecito che vigila sul gregge di Cristo

    La Chiesa è come una grande nave che solca il mare del mondo. Sbattuta com’è dai diversi flutti di avversità, non si deve abbandonare, ma guidare.
    Grandi nocchieri furono i primi padri, quali Clemente e Cornelio e moltissimi altri a Roma, Cipriano a Cartagine e Atanasio ad Alessandria. Essi al tempo degli imperatori pagani, governavano la nave di Cristo, anzi la sua carissima Sposa. Insegnarono, combatterono, faticarono e soffrirono fino a dare il loro sangue.
    Al pensiero di queste cose e di altre simili, timore e spavento mi hanno invaso e quasi mi hanno sopraffatto (cfr. Sal 54,6) le tenebre dei miei peccati. Perciò avrei voluto abbandonare del tutto il timone della Chiesa, se avessi trovato precedenti simili nei Padri o nelle Sacre Scritture. Ma non potendolo fare, l’anima mia stanca ricorre a colui che per mezzo di Salomone dice: «Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri» (Pro 3,5-6). Ed altrove: «Il nome del Signore è una torre fortissima. Il giusto vi si rifugia ed è al sicuro» (Pro 18,10).
    Stiamo saldi nella giustizia e prepariamo le nostre anime alla tentazione per ottenere l’appoggio di Dio e diciamogli: «Signore, tu sei stato per noi rifugio di generazione in generazione» (Sal 89,1).
    Confidiamo in lui che ha messo sulle nostre spalle questo peso. Ciò che noi da soli non siamo capaci di portare, portiamolo con il suo aiuto. Egli è onnipotente e dice: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,30).
    Stiamo saldi nella battaglia fino al giorno del Signore, perché ci sono venuti addosso giorni di angustia e di tribolazione. Moriamo, se Dio vorrà, per le sante leggi dei nostri padri, per poter conseguire con essi l’eredità eterna.
    Non siamo dei cani muti, non siamo spettatori silenziosi, non siamo mercenari che fuggono il lupo, ma pastori solleciti e vigilanti sul gregge di Cristo. Predichiamo i disegni di Dio ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri. Annunziamoli a tutti i ceti e a tutte le età finché il Signore ci darà forza, a tempo opportuno e importuno, a quel modo che san Gregorio scrisse nella sua «Regola Pastorale».

RESPONSORIO                    1Ts 2,8; Gal 4,19

R. Per il grande affetto che vi porto, vi avrei dato non solo il vangelo di Dio, ma la mia stessa vita: * siete diventati per me figli carissimi.
V. Per voi soffro le doglie del parto, finché non sia formato Cristo in voi:
R. siete diventati per me figli carissimi.

LUNEDÌ 1 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

LUNEDÌ 1 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

SAN GIUSTINO MARTIRE (m)

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/201.html

San Giustino
Martire

BIOGRAFIA
Giustino, filosofo e martire, nacque a Flavia Neapolis (l’attuale Nablus) in Samaria all’inizio del secolo II, da famiglia pagana. Convertitosi alla fede, scrisse molto per la difesa della religione; ci restano però soltanto due apologie e il Dialogo con Trifone. A Roma aprì un scuola e tenne pubbliche dispute. Con altri compagni subì il martirio al tempo di Marco Aurelio, circa il 163.

UFFICIO DELLE LETTURE

nella seconda lettura dell’Ufficio Paolo non è citato, ma, per i martiri, mi sembra bello, utile mettere la lettura ugualmente;

PRIMA LETTURA

Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 4,7-5,8

Nei martiri si manifesta la potenza di Dio

    Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
    Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio. Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.
    Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
    Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.

RESPONSORIO                    Mt 5,11.12a.10

R. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia. * Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra ricompensa nei cieli.
V. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
R. Rallegratevi ed esultate: grande è la vostra ricompensa nei cieli.

SECONDA LETTURA

Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni

(Cap. 1-5; cfr. PG 6,1366-1371)
Ho aderito alla vera dottrina

    Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
    Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo».
    Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall’errore».
    Il prefetto Rustico disse: «E tu miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
    Il prefetto Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da principio, di tutto l’universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che preannunziarono costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
    Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
    Il Prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose. «Spero di entrare in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del mondo intero».
    Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me l’immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
    Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «Nessuna che sia sano di mente passerà dalla pietà all’empietà».
    Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
    Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa’ quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
    Il Prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dèi e ubbidire all’ordine dell’imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
    I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di fede nel Salvatore.

RESPONSORIO                    At 20,21.24; Rm 1,16

R. Non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare il Signore nostro Gesù Cristo. * Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
V. Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.
R. Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.

San Cirillo di Gerusalemme: « Lo Spirito dà vita » (2Cor 3,6)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090519

Martedì della VI settimana di Pasqua : Jn 16,5-11
Meditazione del giorno
San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa
Catechesi n° 16

« Lo Spirito dà vita » (2Cor 3,6)

« L’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Intendeva parlare di un’acqua viva e zampillante di nuovo genere: zampillante, ma su quanti vogliono rendersene degni. Perché chiamò « acqua » la grazia dello Spirito? Perché l’acqua è l’elemento costitutivo dell’universo, fonte della vita vegetale e animale. La pioggia scende dal cielo con una sola forma, ma produce forme diverse… in una forma nella palma e in un’altra nella vite. È tutto per tutte le cose, ed è sempre acqua non diversa da quella di prima: la medesima pioggia, che in continuazione si trasforma, cadendo in una forma o in un’altra, e adattandosi a una struttura o a un’altra degli esseri che la ricevono fino a diventare quello che ciascun essere è.

Così lo Spirito Santo, uno, semplice e indivisibile, «distribuisce la sua grazia a ciascuno come vuole» (1 Cor 12,11). Come al contatto con l’acqua un albero già quasi secco emette nuovi polloni, così con la conversione che rende degni dello Spirito Santo l’anima già peccatrice produce grappoli di santità. Per volere del Padre e nel nome di Cristo, un solo Spirito opera in molteplici potenze.

Si manifesta nella lingua di uno come spirito di saggezza e nella mente illuminata d’un altro come spirito di profezia, conferisce a
uno il potere di scacciare i demoni e ad un altro il dono di interpretare le Scritture, elargisce a uno la forza di mantenersi casto e ad un altro la conoscenza della vera misericordia, insegna a uno le vie del digiuno e dell’ascesi e ad un altro quelle del disprezzo degli interessi corporali o della preparazione al martirio. Egli non muta in se stesso, eppure come sta scritto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune» (1 Cor 12,7).

San Giovanni I Papa (2Cor) (mf.- si celebra il 18 quest’anno perché cade di domenica)

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/191.html

memoria facoltativa  17 maggio –

(si celebra il 18 quest’anno perché cade di domenica)

San Giovanni I Papa

BIOGRAFIA
Toscano di nascita, Giovanni era succeduto a Papa Ormisda nel 523. Si recò a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino come legato del re Teodorico. La memoria di s. Giovanni I è legata al dramma politico-religioso di questo re. Qualche studioso lo identifica con il Giovanni diacono autore di un Epistola ad Senarium, importante per la storia della liturgia battesimale, perché è forse l’unico documento ad attestare la tradizione della Chiesa romana di esigere e consacrare al sabato santo sette altari e di versare nel calice un miscuglio di latte e miele. Perseguitato da questo medesimo re ariano, fu incarcerato a Ravenna, ove ricevette la palma del martirio nel 526.
Il Martirologio Romano di lui scrive: A Ravenna il natale di san Giovanni I°, papa e martire; che, dall’Ariano Re d’Italia Teodorico fu colà chiamato con inganno, ed ivi, a lungo macerato da lui nel carcere per la fede ortodossa, finì di vivere. La sua festa poi si celebrava ai ventisette di questo mese, nel quale giorno, il suo sacro corpo, trasportato a Roma, fu sepolto nella Basilica di san Pietro, Principe degli Apostoli.

DAGLI SCRITTI…
Dalle «Lettere» di san Giovanni d’Avila, sacerdote
«Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione» (2 Cor 1, 3-5). Queste sono parole dell’apostolo san Paolo. Egli tre volte é stato battuto con verghe, cinque con una sferza, una volta fu lapidato, un’altra abbandonato come morto; soffrì persecuzioni da uomini di ogni specie, fu torturato con ogni sorta di sofferenze e fatiche, non una o due volte, ma, come egli stesso dice altrove: «Noi veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale» (2 Cor 4, 11).
E in tutte queste molestie non solo non mormora e non si lamenta di Dio, come fanno i deboli; non solo non si contrista come coloro che amano la gloria e i piaceri, né domanda a Dio di esserne liberato, come fanno gli insipienti che rifuggono dalle sofferenze, né le stima di poco conto, come coloro che non ne apprezzano il valore, ma, messa da parte ogni ignoranza e debolezza, benedice Dio proprio quand’é in mezzo alle pene, lo ringrazia come di un dono grande e si stima felice quando può patire qualcosa per l’onore di colui che soffre tante ed incredibili ignominie per liberare noi che, per il peccato, eravamo in esse implicati, e ci ornò ed abbellì del suo Spirito e dell’adozione dei figli di Dio. In se stesso e per se stesso ci diede un pegno e un segno della gioia celeste.
O miei carissimi fratelli, il Signore apra i vostri occhi perché possiate vedere quanta ricchezza ci dona in quelle cosa che il mondo disprezza! Di quanto onore siamo ricolmi nel disonore, quando cerchiamo la gloria di Dio! Quanta gloria ci é riservata nella presente afflizione! Quanto dolci, amorose e liete sono le braccia del buon Dio, aperte per accogliere i feriti nelle sue battaglie. Quelle braccia che senza dubbio ci stringono in un abbraccio più dolce del miele, tale da compensare tutte le amarezze che possono dare le pene di questo mondo. Se gusteremo di queste cose, desidereremo ardentemente un tale abbraccio. Chi infatti non desidera questa totalità di amore e di desiderio, se non colui che é ignaro di ogni desiderio?
Se dunque vi attirano quelle cose grandiose e le volete vedere e godere, sappiate che non c’é via migliore che il soffrire. Questa é la strada percorsa da Cristo e dai suoi. Egli chiama «stretta», ma conduce alla vita. Ed egli insegna che, se vogliamo giungere a lui, dobbiamo seguire la sua stessa via. Non é infatti conveniente che, mentre il Figlio di Dio procede per la via dell’infamia, i figli degli uomini cerchino la via degli onori, perché «un discepolo non é da più del maestro, né un servo da più del suo padrone» (Mt 10, 24).
Voglia Dio che l’anima nostra non trovi pace, né cerchi altro alimento in questo mondo se non nelle fatiche per la croce di Cristo.

COME PAOLO: LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO

dal sito:

http://euntes.net/sanpaolo/preghiera.html

Mons. Juan Esquerda Bifet

COME PAOLO

LA PREGHIERA DI OGNI MOMENTO

« Vi affido al Signore e alla parola della sua grazia … » (Atti 20, 32).

« Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male … Preghiamo Dio anche per la vostra perfezione … » (2 Cor. 13, 7-9).
    
Paolo trasforma la preoccupazione per gli altri in termini di preghiera o dialogo con Dio. Questo prova che la sua carità è vera e che la sua preghiera è autentica. La preoccupazione dell’apostolo è concentrata sui dettagli e sulle circostanze di tutte le persone, che sono suoi fratelli. Sente di essere legato alla vita degli altri come un’esigenza di Dio Amore. Ama i fratelli per se stessi. Ed ogni cosa diventa motivo di preghiera. La sua grande preoccupazione è che gli uomini realizzino se stessi, che arrivino, cioè, alla perfezione: che si rendano disponibili all’Amore. La vita dell’apostolo arde continuamente di questo inspiegabile zelo da cui fu preso senza averne alcun merito e soltanto per iniziativa di Dio. La vita di Paolo può essere riassunta dai momenti di preghiera: porta ogni cosa nel suo colloquio con il Padre. È inspiegabile per chi non sa pregare … né amare …

    
Il modo migliore di mettersi in sintonia con gli altri è quello di scoprire in ogni cosa motivo di preghiera. In questo modo si ama in profondità e si sintonizza con gli altri. Questa preghiera ci spinge ad impegnarci per gli altri, a fare qualche cosa, ciò che è più opportuno. Richiede una continua ascesi nella dimenticanza di sé e nel porre gli interessi degli altri al di sopra dei propri. Si vive così la storia degli altri nell’ambito della storia della salvezza che ha il suo centro in Cristo. Ciò è segno che uno si è legato a Cristo fino a partecipare delle sue preoccupazioni e dei suoi ideali. Cristo visse sempre in dipendenza dagli altri. Per questo aveva bisogno e andava in cerca di momenti da dedicare esclusivamente al colloquio col Padre. E da questo colloquio, immediatamente, scaturisce la capacità di amare e di darsi. La capacità di donazione si misura e si accresce in proporzione della capacità di dialogare con Dio. Questa preghiera impegnata, di ogni giorno e di ogni momento, è parte integrante del ministero apostolico. A nessun apostolo viene in mente di farsi dispensare da questa preghiera. Sarebbe come un farsi dispensare dall’amare …

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