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DOMENICA 19 LUGLIO 2009 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 19 LUGLIO 2009 - XVI DEL TEMPO ORDINARIO dans Lettera agli Efesini 6ombra
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DOMENICA 19 LUGLIO 2009 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO, LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B16page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura   Ef 2, 13-18
Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.

http://www.bible-service.net/site/380.html

Éphésiens 2,13-18

Au Temple de Jérusalem, il y avait une barrière qui séparait le  » Parvis d’Israël  » du  » parvis des gentils « . Ceux-ci, les païens, ne pouvaient pas le franchir sous peine de mort (Actes 21,28). Ils ne pouvaient donc participer au culte du peuple de Dieu. Il y avait un véritable  » apartheid « , renforcé par des lois dites de  » pureté  » qui interdisaient aux juifs de fréquenter les païens (Actes 10,28 ; Galates 2,12). Dès lors un véritable mur de haine s’était établi entre juifs et païens.

Mais cela est contraire au dessein de Dieu, à ce mystère du salut que Paul contemple et explique dans l’épître aux Éphésiens, dont la lecture semi-continue est faite du 15e au 21e dimanche du temps ordinaire de cette année B. En effet, Dieu veut la paix (le mot est employé cinq fois dans notre péricope). Plus que la paix, il veut la réconciliation, c’est-à-dire l’amitié retrouvée avec Dieu et entre les hommes. Mais plus que réconcilier, Dieu veut encore rassembler, réunir tous les peuples en un seul corps, le corps du Christ.

Comment cela peut-il se faire ? C’est impossible aux hommes. Le Christ (qui est le sujet de tous les verbes actifs du texte) nous donne cette paix par son sang et par son corps crucifié. Le Christ mort et ressuscité peut alors rassembler en lui, en un seul corps, son propre corps qui est l’Église, tous les hommes dispersés (Éphésiens 2,19-22). Telle est la Bonne Nouvelle qu’est venu annoncer le Christ. Tel est l’Évangile transmis par les Apôtres et célébré dans la liturgie.

Efesini 2,13-18

Nel Tempio di Gerusalemme c’era una barriera che separava il  » cortile di Israele » dal « cortile dei gentili ». Questi, i pagani, non potevano attraversarlo sotto pena di morte (Atti 21,28). Essi non potevano, quindi, partecipare al culto del popolo di Dio. C’era un vero , rinforzato dalle leggi dette della « purità » che interdivano ai giudei di frequentare i pagani (Atti 10,28; Gal 2,12). Da questo un vero muro di odio si era stabilito tra giudei e pagani.

Ma questo è contrario al disegno di Dio, al suo mistero di salvezza che Paolo contempla e spiega nella Lettera agli Efesini, dune la lettura semi-continua si fa dalla XV alla XXI domenica del tempo ordinario di questo anno B. In effetti Dio vuole la pace (la parola è impiegata cinque volte nella pericope).   Più che la pace egli vuole la riconciliazione, ossia l’amicizia ritrovata tra Dio e gli uomini. Ma più che riconciliare Dio vuole raccogliere, riunire tutti i popoli in un solo corpo, il corpo di Cristo.

Come è possibile questo? È impossibile agli uomini. Il Cristo (che è il soggetto di tutti i verbi attivi del testo) ci dona questa pace attraverso il suo sangue ed il suo corpo crocifisso. Il Cristo morto e risorto può allora raccogliere in lui, in un solo corpo, il suo proprio corpo che è la Chiesa, tutti gli uomini dispersi (Efesini 2, 19-22). Questa è la Buona Novella che è venuto ad annunciare il Cristo. Tale è il Vangelo trasmesso dagli apostoli e celebrato nella liturgia.


UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 1, 1-14

Rendimento di grazie in mezzo alle tribolazioni
Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione.
Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in lui, che ci libererà ancora, grazie alla vostra cooperazione nella preghiera per noi, affinché per il favore divino ottenutoci da molte persone, siano rese grazie per noi da parte di molti.
Questo infatti è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza di esserci comportati nel mondo, e particolarmente verso di voi, con la santità e sincerità che vengono da Dio. Non vi scriviamo in maniera diversa da quello che potete leggere o comprendere; spero che comprenderete sino alla fine, come ci avete già compresi in parte, che noi siamo il vostro vanto, come voi sarete il nostro, nel giorno del Signore nostro Gesù.

Responsorio    Sal 93, 18-19; 2 Cor 1, 5
R. La tua grazia, Signore, mi ha sostenuto; * oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato.
V. Come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la consolazione:
R. oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato.

Seconda Lettura

( ci sono riferimenti a San Paolo anche se non citati: la tua giovane età…1Tm 4,12)

Dalla «Lettera ai cristiani di Magnesia» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195)

Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero
Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa benedetta dalla grazia di Dio Padre, in Cristo Gesù nostro Salvatore: in lui saluto questa chiesa che è a Magnesia sul Meandro e le auguro di godere ogni bene in Dio Padre e in Gesù Cristo.
Ho appreso che la vostra carità è perfettamente ordinata secondo Dio. Ne ho provato grande gioia e ho deciso di rivolgere a voi la parola nella fede di Gesù Cristo. Insignito di un’altissima onorificenza, cioè delle catene che porto ovunque con me, canto le lodi delle chiese e auguro loro l’unione con la carne e lo spirito di Gesù Cristo, nostra vita eterna, nella fede e nella carità, più desiderabile e preziosa d’ogni bene. Auspico per loro soprattutto l’unione con Gesù e il Padre. In lui resisteremo a ogni assalto del principe di questo mondo, sfuggiremo dalle sue mani e giungeremo a Dio.
Ho avuto la grazia di vedervi nella persona del vostro vescovo Damas, uomo veramente degno di Dio, dei santi presbiteri Basso e Apollonio e del diacono Sozione, mio compagno nel servizio del Signore. Possa io trarre profitto dalla presenza di Sozione, perché è sottomesso al vescovo come alla grazia di Dio e al collegio dei presbiteri come alla legge di Gesù Cristo.
Non dovete approfittare della giovane età del vescovo, ma avere per lui ogni rispetto, considerando l’autorità che gli è stata conferita da Dio Padre. So che fanno così anche i venerandi presbiteri, che non abusano della sua evidente età giovanile, ma, da uomini prudenti in Dio, gli stanno soggetti vedendo in lui non la sua persona, ma il Padre di Gesù Cristo, vescovo di tutti. Ad onore di colui che ci ama conviene ubbidire senza ombra di finzione perché altrimenti non si inganna questo vescovo visibile, ma si cerca di ingannare quello invisibile. Qui non si tratta di cose che riguardano la carne, ma Dio, che conosce i segreti dei cuori.
Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero. Ci sono alcuni che hanno sì il nome del vescovo sulle labbra, ma poi fanno tutto senza di lui. Mi pare che costoro non agiscano con retta coscienza, perché le loro riunioni non sono legittime, secondo il comando del Signore.
Tutte le cose hanno fine, e due termini ci stanno davanti la vita e la morte. Ciascuno andrà al posto che gli spetta. Vi sono, per così dire, due monete, quella di Dio e quella del mondo, e ciascuna porta impresso il proprio contrassegno. I non credenti hanno l’impronta di questo mondo, ma i fedeli che sono nella carità portano impressa l’immagine di Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Se noi, con la grazia sua, non siamo pronti a morire per partecipare alla sua passione, la sua vita non è in noi.

Responsorio    1 Tm 4, 12. 16. 15
R. Sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza; * così facendo, salverai te stesso e coloro che ti ascoltano.
V. Abbi premura di queste cose, dedicati ad esse interamente, e tutti vedano il tuo progresso.
R. Così facendo, salverai te stesso e coloro che ti ascoltano.

LODI

Lettura Breve   2 Tm 2, 8.11-13
Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Eb 12, 22-24
Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele
.

Commento su 2Cor 12,10 (seconda lettura della messa di domani 5 luglio)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20090705.shtml

Eremo San Biagio
Commento su 2Cor 12,10

Dalla Parola del giorno
“Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.”

Come vivere questa Parola?
Paolo è stato costretto a difendere l’autenticità del suo ministero apostolico e a parlare dei grandi doni naturali e soprannaturali di cui è stato arricchito. È tuttavia ben consapevole che essi non sono che “spazzatura”, come dirà in altra occasione. Ciò che conta, infatti, è solo Cristo conosciuto, amato e testimoniato. Porta quindi il discorso sui limiti con cui deve confrontarsi quotidianamente.
Parla di una “spina nella carne”, un segno dell’umana debolezza che non risparmia il grande apostolo, anzi lo mantiene in quell’atteggiamento di umiltà che permette l’apertura alla grazia e, quindi, lascia spazio al manifestarsi dell’azione di Dio in lui.
La tendenza umana a far leva sulle proprie capacità e su quanto si va realizzando, porterebbe in tutt’altra direzione. Anche per Paolo, tale convinzione, non è stata una conquista immediata. Ci è stato di mezzo lo scacco di Atene, l’esperienza sofferta dei propri limiti personali, i contrasti e le stesse persecuzioni. Un percorso penoso che avrebbe fatto presagire un epilogo infelice. E invece, Paolo scopre che proprio in questa debolezza è la sua forza, o meglio la forza del suo ministero. Risulta infatti con maggiore immediatezza e senza pericolo di equivoco, che tutto, proprio tutto viene dal Signore, su cui, unicamente, deve concentrarsi lo sguardo.

Oggi, nel mio rientro al cuore, renderò grazie al Signore anche per i limiti con cui devo cimentarmi quotidianamente: un esercizio di amore che mi mantiene in comunione con la Sorgente e mi rende trasparenza di Lui.

Grazie, Signore, perché fai dei miei stessi limiti uno spiraglio da cui trapela la tua luce.

Le parole di un grande teologo
Santo è chi riesce a farci intravedere l’eternità malgrado l’opacità del tempo.
Henri de Lubac 

DOMENICA 5 LUGLIO 2009 – XIV DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 5 LUGLIO 2009 - XIV DEL TEMPO ORDINARIO dans BIBLE SERVICE (sito francese) 21%20BABOUN%20PALESTINIAN%20PAINTER%20%20REJECTED%20IN%20NAZARETH

Mt 13, 53-58, parallelo di Mc 6, 1-6

http://www.artbible.net/Jesuschrist_fr.html

DOMENICA 5 LUGLIO 2009 – XIV DEL TEMPO ORDINARIO

S. Antonio M. Zaccaria (fondatore del Barnabiti, biografia e lettura a parte)

MESSA DEL GIORNO, LINK ALLE LETTURE:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B14page.htm

MESSA DEL GIORNO:

Seconda Lettura   2 Cor 12, 7-10

Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

DAL SITO BIBLE SERVICE:

http://www.bible-service.net/site/378.html

2 Corinthiens 12,7-10

Rarement saint Paul fait autant confidence de sa vie intime. Pour défendre l’authenticité de son caractère d’apôtre, contesté par les chrétiens corinthiens, il avoue ses faiblesses. Il y voit comme un piège de Satan qui ne cesse de faire obstacle à l’Évangile et au projet de salut de Dieu.

La triple prière à Jésus, à l’image de celle de ce même Jésus à Gethsémani, n’est pas restée sans écho. Méditant la croix et la mort de Jésus, Paul accueille la lumière :  » La puissance du Ressuscité donne toute sa mesure dans la faiblesse  » du Crucifié. L’apôtre saisit la passion ou est saisi par elle. Comme pour Jésus, son maître, c’est alors qu’il est faible et impuissant que la force de Dieu habite en lui, comme la Gloire habite la tente au désert (Exode 40,34), comme la Parole vivante de Dieu habite la condition fragile et mortelle de l’homme (Jean 1,14).

L’homme qui se sait démuni ne peut mettre à son compte ce qui est l’œuvre de Dieu. Et le salut est de Dieu, il est grâce ; il n’est pas de l’homme, de ses œuvres, de son obéissance à la loi.

2 Corinzi 12,7-10

Raramente San Paolo fa tanta (una così profonda) confidenza della sua vita intima. Per difendere l’autenticità della sua caratteristica di apostolo contestata dai cristiani di Corinto, egli ammette le sue debolezze. Egli vede queste debolezze come una trappola di Satana che non cessa di fare ostacolo al Vangelo e al piano di salvezza di Dio.

La tripla preghiera a Gesù, ad immagine di quella stessa di Gesù nel Getsemani, non è rimasta senza eco. Mediante la croce e la morte di Gesù, Paolo accoglie (riceve, forse meglio) la luce: «  »Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza ». » (v. 9) del Crocifisso. L’apostolo afferra (colpito dalla) la passione o è afferrato (anche sequestrato) da essa. Come per Gesù, suo maestro, è allora che, debole e impotente, la forza di Dio abita in lui, come la Gloria abita la tenda del deserto (Es 40,34), come la parola vivente di Dio abita la condizione fragile e mortale dell’uomo (Gv 1,14).

L’uomo che si conosce impotente non può mettere a proprio conto l’opera di Dio. E la salvezza è da Dio, egli è la grazia, non è dall’uomo, dalle sue opere, dalla sua obbedienza alla legge.


PRIMI VESPRI

Lettura breve   Col 1, 2b-6
Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro. Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi, per le notizie ricevute circa la vostra fede in Cristo Gesù, e la carità che avete verso tutti i santi, in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete già udito l’annunzio dalla parola di verità del vangelo il quale è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   2 Ts 2, 13-14
Noi dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

DOMENICA 28 GIUGNO – XIII DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 28 GIUGNO - XIII DEL TEMPO ORDINARIO dans Lettera ai Corinti - seconda giotto_giairo

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DOMENICA 28 GIUGNO – XIII DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO, LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B13page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura   2 Cor 8,7.9.13-15
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa    (Manila, 29 novembre 1970)

Noi predichiamo Cristo a tutta la terra
«Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). E’ il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

Meditazioni sulla Seconda Lettera ai Corinzi: Il Signore è lo Spirito (molto molto bello per me)

ho cercato sul web  »Profumo di Cristo » di cui parla Paolo nella 2Cor 2,15 perché sto rileggendo uno studio del Prof Adinolfi che ho a casa e che sto copiando per postalo su questo blog, ho trovato questo studio, ve lo propongo con questa presentazione perché mi sembra molto bello, forse ci sono altri studi di questo sacerdote, provo a cercarli dal sito: 

http://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/esy/objects/docs/1710018/FPC_2008-2009_3.doc

MINISTRI DELLA NUOVA ALLEANZA
E COLLABORATORI DELLA VOSTRA GIOIA

Meditazioni sulla Seconda Lettera ai Corinzi

don Pierantonio Tremolada

« Il Signore è lo Spirito »
La potenza trasfigurante del Cristo risorto
Terza traccia di meditazione

Mentre parla del ministero della Nuova Alleanza, la seconda lettera ai Corinzi annuncia l’evento della grazia di Dio in Cristo. Il ministero apostolico è a totale disposizione di questa grazia che è potenza trasfigurante. Vi è nella nostra lettera un passo tanto importante quanto enigmatico che esprime in modo efficace questa verità essenziale. Si tratta di 2Cor 3,17-18: « Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore ». Su questo testo vorremmo meditare, per lasciarci condurre da Paolo al centro della sua fede e della sua missione. Ci chiediamo: Che cosa intendere dire Paolo quando afferma che « il Signore è lo Spirito »? E perché insistere tanto sul rapporto tra lo Spirito e la libertà? Infine: che valore ha tutto questo per il ministero?

Il trionfo di Cristo e il suo profumo

Il pensiero che in questo passo giunge al suo vertice prende le mosse da lontano. Si deve infatti partire da 2Cor 2,14: qui lo stacco con quanto precede è marcato e Paolo dà la netta sensazione di iniziare una riflessione di ampio respiro. Esordisce così: « Siano rese grazie a Dio il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo ». L’immagine è chiara e molto efficace: l’apostolo sta pensando ai solenni cortei trionfali che si svolgevano a Roma per celebrare le vittorie dell’imperatore o dei suoi generali. Celebrazioni sontuose, che dovevano infondere a partecipanti e spettatori il senso evidente della enorme potenza dell’impero. L’analogia porta ad affermare che per Paolo Cristo è il vincitore, colui che ha sottomesso i propri nemici attraverso la sua morte e risurrezione e ha celebrato il trionfo. Si tratta di un’idea che Paolo aveva chiaramente espresso in 1Cor 15,22-27. L’apostolo è dunque colui che partecipa al trionfo di Cristo, nel duplice senso che sperimenta la straordinaria potenza della sua regalità e ha l’onore di celebrarla davanti al mondo.
L’immagine viene poi ulteriormente sviluppata a partire dal particolare dei profumi, ampiamente utilizzati durante il corteo trionfale, collocati in ampi bracieri lungo il percorso. Scrive di seguito Paolo: « (Dio) diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdonano » (2Cor 2,14b-15). Alla potenza si aggiunge così la bellezza, richiamata dalla fragranza del profumo. Potenza e soavità: sono i due aspetti della realtà santa del Cristo risorto che il ministero apostolico lascia percepire e a cui si alimenta. La conoscenza di Cristo nel mondo si propaga così: come dolce effluvio che potentemente conquista per la sua amabile natura, senza alcuna violenza, ma con la sola forza della sua propria verità.

« La nostra lettera siete voi! »

Il passaggio successivo della riflessione di Paolo lo porta a chiamare in causa direttamente la Chiesa di Corinto. L’esistenza della comunità cristiana sorta nella città dei due porti si deve proprio a questa potenza di grazia di cui Paolo si è fatto servitore. È la ragione per cui egli non ha bisogno di lettere di raccomandazione, così come è accaduto invece per alcuni presunti apostoli, che si sono presentati a Corinto e hanno provocato gravi tensioni (cf. 2Cor 10,12; 11,18). « La nostra lettera – dice Paolo – siete voi! » (2Cor 3,2a). Una lettera – sintetizziamo noi – scritta nei cuori di Paolo e degli altri missionari e letta da tutti i credenti; ma anche una lettera scritta dallo Spirito del Dio vivente non sulle tavole di pietra, ma nei cuori dei Corinzi stessi (cf. 2Cor 3,2b-3). La comunità di Corinto è dunque nata da questa azione di grazia, dalla potenza dello Spirito che, attraverso la predicazione apostolica, ha conquistato il cuore di coloro che hanno creduto. E ora la Chiesa di Corinto è una realtà a cui Paolo ha legato il proprio cuore, che gli è divenuta cara come la sua stessa vita: tutti lo possono constatare. Ebbene, senza la potenza dello Spirito di Dio tutto questo non sarebbe mai accaduto. « Non però che da noi stessi – spiega Paolo – siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza » (2Cor 3,6). Avremo modo di tornare sulle caratteristiche di questo « ministero della Nuova Alleanza », ma quel che ci preme ora sottolineare è che questa potenza santa è ciò da cui il ministero apostolico proviene e in forza della quale produce frutti.

Il volto di Mosè e il velo che copre le Scritture

Quando Paolo parla di « Nuova Alleanza » fa uso di una formula prettamente biblica, che richiama il passo di Ger 31,31-34. Della Nuova Alleanza Paolo sottolinea un aspetto a suo giudizio essenziale: essa è alleanza « non della lettera ma dello Spirito ». Aggiunge poi: « Perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita » (2Cor 3,6). Nella mente dell’apostolo il confronto tra « lo Spirito » e « la lettera » rinvia alla « prima Alleanza » e al dono della legge scritta in lettere sulle due tavole di pietra consegnate a Mosè (cf. Es 31,18; Dt 4,13). Si viene così a parlare del grande mediatore al tempo dell’esodo, della sua straordinaria esperienza al Sinai, del suo incontro con Dio, del suo volto illuminato dalla gloria. Un punto sta particolarmente a cuore a Paolo: egli afferma che quello di Mosè fu già un « ministero », un servizio reso al popolo in nome di Dio, e fu un ministero glorioso, nonostante i limiti della prima alleanza (cf. 2Cor 3,7-11). Ciò che più colpisce Paolo, tuttavia, ciò su cui egli attira l’attenzione è l’esperienza trasfigurante di Mosè, cioè l’illuminazione del suo volto. L’accostamento tra le due alleanze lo porta tuttavia a rimarcare la transitorietà dell’esperienza di Mosè: lo splendore del suo volto ad un certo punto svaniva. Proprio per questo egli si poneva un velo davanti al viso, affinché il popolo non vedesse che ciò accadeva (cf. 2Cor 3,12-13). Curiosa esegesi di Es 34,29-35!
Il particolare del velo, poi, offre a Paolo l’opportunità di sviluppare un nuovo pensiero, che riguarda la situazione dei suoi fratelli Ebrei: un velo – egli dice – è come steso sul cuore dei figli di Israele, incapaci di accogliere tutta la potenza di luce che proviene dall’Antico Testamento. È in Cristo, infatti, che questo velo viene tolto. Quando ci sarà la « conversione al Signore », quando la potenza di Cristo sarà posta nella condizione di rigenerare il cuore dei figli di Israele, allora le Scritture potranno comunicare anche a loro tutta la rivelazione che in realtà contengono (cf. 2Cor 3,14-16).

« Il Signore è lo Spirito »

È a questo punto che Paolo introduce la frase cruciale: « Il Signore è lo Spirito ». La frase – crediamo – va interpretata alla luce di quanto detto sin qui. Il Signore di cui si parla è certamente « il Signore Gesù ». Quanto al termine « Spirito », esso va inteso nella linea di 2Cor 3,3 e 3,6, dove già era presente e indicava una realtà in netto contrasto con la lettera fredda e inerte, con la legge scritta sulla pietra, incapace di dare la vita e costretta a condannare coloro che non la osservano. Per contro, con il termine Spirito si alludeva in quei due passi alla potenza di vita che viene dal Dio vivente, alla sua realtà santa che si manifesta efficacemente a favore degli uomini, avendo come destinatario della propria azione il loro stesso cuore. Siamo in perfetta sintonia con l’oracolo di Ger 31,31-34, l’annuncio della Nuova Alleanza: la legge sarà scritta non più sulle tavole di pietra ma nel cuore degli uomini. Che « il Signore è lo Spirito » significa dunque, in un senso ben preciso che Gesù Cristo, in forza della sua resurrezione, è ora e per sempre potenza divina all’opera nel mondo, è sovranità vittoriosa e travolgente, piena di calore, che si contrappone alla fredda e inesorabile rigidità della legge di Dio, pur santa, divenuta codice, fissata per sempre sulla pietra, esterna rispetto allo spazio interiore della soggettività umana.
In effetti, che cosa evoca il termine « spirito » (pneuma) in quanto tale? Dice dinamicità e potenza, ma anche imprevedibilità e inafferrabilità, vitalità, mobilità e leggerezza, invisibilità. Se si rapporta tutto questo al mistero santo di Dio, poiché qui si parla dello « Spirito del Dio vivente »(cf. 2Cor 3,3) se ne ricava che la frase di Paolo « il Signore è lo Spirito » allude alla condizione in cui Cristo si trova in forza della sua risurrezione (cf. Rom 1,3-4): lo « Spirito » è la potenza divina nella quale il Cristo glorificato afferra chi lo incontra ed è insieme la realtà trasformante nella quale il credente viene introdotto; è il dinamismo rigenerante in cui è assunto colui che si è affidato all’amore del Messia, il Figlio di Dio che – appunto – è divenuto « il Signore di tutti » (cf. At 10,36), il « nuovo Adamo che è divenuto spirito datore di vita » (cf. 1Cor 15,45).
  »Se la riflessione di Giovanni è contrassegnata dal primato della verità – scrive Romano Guardini – quella di Paolo è caratterizzata dal primato della potenza, di quella potenza che, in se stessa è però amore […]. Non appena Cristo compare, immediatamente egli opera. Paolo l’ha ben sperimentato sulla via di Damasco […] è stata un’esplosione improvvisa, una scossa, una forza che lo ha schiantato d’improvviso, che ne ha preso possesso e lo ha trasformato (R. GUARDINI, Gesù Cristo, la sua figura negli scritti di Paolo e di Giovanni, Vita e Pensiero, 1999, 98-99).
Nella narrazione dell’evento di Damasco che si incontra per tre volte nel Libro degli Atti degli Apostoli (cf. At 9; 22; 26) ricorre sempre il particolare della luce abbagliante. Paolo è travolto da un chiarore che lo acceca. In 2Cor 3,18 l’apostolo dice in fondo la stessa cosa ma in modo assai più suggestivo, quasi fornendone un’interpretazione personale, chiamando in causa « lo Spirito del Signore » e allargando l’orizzonte all’intera esperienza del ministero apostolico: « E noi tutti – scrive – a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore ». Il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio « in potenza » (cf. Rom 1,3-4), è qui presentato come luce trasfigurante che si irradia nel cuore dei suoi ministri (come la luce di Dio che si irradiò sul volto di Mosè) e li conquista a sé giorno dopo giorno, rendendoli partecipi della sua stessa gloria: la suggestiva immagine dello specchio che, raggiunto dal raggio luminoso non si distingue più dalla luce che riflette, esprime molto bene questa straordinaria verità. Ecco, di nuovo, che cosa significa che « il Signore è lo Spirito ».


La conversione di Paolo « al Signore »

La potenza di Gesù divenuto « Signore » fu percepita da Paolo in modo assolutamente reale. Dallo « Spirito » del Signore egli fu radicalmente trasformato. Una forza all’inizio travolgente e progressivamente santificante ne ha fatto un uomo nuovo. Di una simile forza Paolo sentiva in modo quasi lancinante il bisogno. A più riprese nelle sue lettere egli parla della « carne », alludendo con questa parola alla misteriosa potenza del peccato di cui l’uomo fa triste esperienza. Nella sua vita personale e nella storia di Israele egli ha visto la forza del male, davanti alla quale la legge risultava impotente. Quando in Rm 7 Paolo parla della potenza del peccato e dell’impotenza della legge si riferisce probabilmente anche alla sua vita personale. Le « passioni peccaminose » (cf. Roma 7,5) sono quelle che hanno operato anche in lui. Ritornando con il pensiero al periodo della sua giovinezza, Paolo lo vede contrassegnato dalle ferite di queste passioni mortifere: la vanità, mascherata di fierezza, di chi si sente superiore agli altri; lo zelo nel difendere la santità di Israele che in verità nasconde l’orgoglio di chi rivendica il privilegio di appartenere al popolo eletto, quel « vanto » da cui metterà in guardia i suoi fratelli Ebrei (cf. Rm 3,27). Si aggiunga a questo l’accecamento ideologico di chi crede che la giustizia di Dio corrisponda al possesso della legge e alla sua osservanza, quando invece il disegno di Dio muove in un’altra direzione (cf. Rm 10,1-4).
Queste passioni, divenute ancora più evidenti dopo l’incontro con Cristo, unite alle altre già note, furono contrastate da Paolo facendo leva sulla forza esclusiva della sua volontà. L’esito fu deludente. Le passioni si intrecciavano poi con gli aspetti faticosi del suo carattere e i lati deboli della sua personalità. Paolo di Tarso era uomo che rischiava l’intransigenza, forte negli scritti ma debole nel confronto personale (2Cor 10,10). Di aspetto dimesso, a prima vista insignificante, non solenne nel portamento e neppure attraente nel suo parlare, ben lontano dai grandi maestri dell’oratoria del tempo. Fiero e determinato, doveva essere enormemente esposto al rischio della vanità: fariseo quanto alla legge, quanto allo zelo nella difesa della causa di Israele persecutore dei cristiani. In tutto al massimo della misura. La percezione dei suoi limiti e delle sue debolezza doveva avere in lui effetti dirompenti: riconoscere di non essere perfetto, anzi di essere fragile e drammaticamente peccatore era per lui quanto mai doloroso.
Questa grande personalità, il cui enorme potenziale era a rischio di compressione estenuante, come un grande fiume obbligato a scorrere tra argini troppo angusti, attendeva di incontrare la potenza rigenerante del Dio della Nuova Alleanza, che anzitutto si rivolge all’uomo con infinita benevolenza, che prima di comandare benedice, che rigenera la persona, che dà l’energia necessaria per attuare quanto chiede, che scrive la legge nel cuore, che dona il suo Spirito santificante. Questo accadde sulla via di Damasco. Paolo incontrò il Signore che è « lo Spirito », la potenza dell’amore del Cristo crocifisso e risorto; si sentì attratto in un vortice d’amore, lui, senza meriti e con grandi limiti, fariseo e peccatore, con una personalità a rischio di vanità ma ardente di passione per le grandi altezze.
Così, quando parla di debolezza, Paolo non pensa soltanto alla debolezza nel ministero. C’è una debolezza « a monte », che riguarda la persona come tale. Paolo non nasconde nulla di sé. Ed è qui che noi ci rispecchiamo in lui. Egli diventa il rappresentante di ogni uomo che conosce i propri limiti, a partire dai difetti fisici per arrivare agli aspetti meno nobili del carattere ma soprattutto alle passioni che lottano nelle nostre membra. Credere nella potenza della grazia è lasciarsi redimere dalla potenza dell’amore divino, riconoscere che la differenza tra il nostro « essere » ed il nostro « dover essere » è il campo d’azione del « Signore » che è « lo Spirito »; perché dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà. Questo è il punto da cui sempre partire per guardare al ministero apostolico.

DOMENICA 21 GIUGNO 2009 – XII SETTIMANA DEL T.O.

DOMENICA 21 GIUGNO 2009 - XII SETTIMANA DEL T.O. dans BIBLE SERVICE (sito francese) 17%20REMBRANDT%201633%20LE%20CHRIST%20DANS%20LA%20TEMPETE%20B

Mat-08,23-He calms a storm_Il calme une tempete (Mc 4,35-41)

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-08,23-He%20calms%20a%20storm_Il%20calme%20une%20tempete/index3.html

DOMENICA 21 GIUGNO 2009 – XII SETTIMANA DEL T.O.

MESSA

LINK ALLE LETTURE:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B12page.htm

Seconda lettura  2 Cor 5,14-17
Ecco, son nate cose nuove.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/376.html

2 Corinthiens 5,14-17

Dans ce passage, nous comprenons mieux à quelle source Paul puise tout son dynamisme missionnaire :  » L’amour du Christ nous saisit.  » L’amour est donc le moteur de sa vie et de son apostolat ; mais cet amour n’est pas tellement le sien que celui du Christ qui a donné sa vie pour tous les hommes.
La solidarité entre les croyants et le Christ est exprimée à l’aide de formules des premières confessions de foi que Paul a reçues de la Tradition chrétienne. L’expression  » pour nous  » met en relation la mort de Jésus avec notre délivrance, notre salut.  » Pour nous  » signifie en notre faveur.
Transformés par la mort du Christ, les croyants accèdent à un nouveau mode de connaissance qui n’est plus la connaissance selon la chair ; cela signifie jeter sur le Christ un regard d’homme pécheur. À cette connaissance selon la chair s’opposent une nouvelle création et une réalité toute neuve qui découle de la mort du Christ. Au centre de cette nouvelle création, il y a précisément l’homme, tel un nouveau roi  » né  » dans le Christ pour une vie nouvelle dans la justice et la sainteté.

2 Corinzi 5, 14-17

In questo passaggio, noi comprendiamo meglio a quale fonte Paolo trae il suo dinamismo missionario: « L’amore di Cristo ci afferra » L’amore è dunque il motore della sua vita e del suo apostolato; ma questo amore non è tanto il suo, ma quello di Cristo che ha dato la vita per tutti gli uomini.
La solidarietà tra i credenti e il Cristo è espressa (manifesta) dall’aiuto delle formule delle prime confessioni di fede che Paolo a ricevuto dalla Tradizione cristiana. L’espressione « per noi » mette in relazione la morte di Gesù con la nostra liberazione, con la nostra salvezza. « Per noi » significa a nostro favore.
Trasformato dalla morte di Cristo il credente accede ad un nuovo modo di conoscenza che non è più quella secondo la carne; questo significa gettare sul Cristo uno sguardo d’uomo peccatore, A questa conoscenza secondo la carne si oppone una nuova creazione ed una realtà completamente nuova che procede dalla morte di Cristo. Al centro di questa nuova creazione, c’è precisamente un uomo, come un nuovo re « nato » nato dal Cristo per la strada nuova della giustizia e della santità.

LODI

Lettura Breve   2 Tm 2, 8.11-13
Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Eb 12, 22-24
Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele

GIOVEDÌ 18 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

GIOVEDÌ 18 GIUGNO 2009 – IX SETTIMANA DEL T.O.

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   2 Cor 11, 1-11
Vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, oh se poteste sopportare un pò di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo.
Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi «superapostoli»! E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come vi abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a tutti.
O forse ho commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio? Ho spogliato altre Chiese accettando da loro il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. E trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d’aggràvio a nessuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggràvio e così farò in avvenire. Com’è vero che c’è la verità di Cristo in me, nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acàia! Questo perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio!

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