Archive pour la catégorie 'Santi: San Francesco D’Assisi'

Leggenda dei tre compagni di san Francesco d’Assisi : L’inizio della conversione di san Francesco

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100524

Lunedì dell’VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mc 10,17-27
Meditazione del giorno
Leggenda dei tre compagni di san Francesco d’Assisi (circa 1244)
§ 7-8

L’inizio della conversione di san Francesco

        Tornato che fu dunque ad Assisi, dopo alcuni giorni, i suoi amici elessero Francesco una sera loro signore, perché organizzasse il trattenimento a suo piacere. Egli fece allestire, come tante altre volte, una cena sontuosa. Terminato il banchetto, uscirono da casa. Gli amici gli camminavano innanzi; lui, tenendo in mano una specie di scettro, veniva per ultimo, ma invece di cantare, era assorto nelle sue riflessioni. D’improvviso, il Signore lo visitò, e n’ebbe il cuore riboccante di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare…

        Gli amici, voltandosi e scorgendolo rimasto così lontano, lo raggiunsero e restarono trasecolati nel vederlo mutato quasi in un altro uomo. Lo interrogarono: «A cosa stavi pensando, che non ci hai seguiti? Almanaccavi forse di prender moglie?». Rispose con slancio: «E’ vero. Stavo sognando di prendermi in sposa la ragazza più nobile, ricca e bella che mai abbiate visto». I compagni si misero a ridere…

        E da quell’ora… si appassionava a custodire Cristo nell’intimo del cuore, e nascondendo allo sguardo degli illusi la perla evangelica, che intendeva acquistare a prezzo di ogni suo avere (Mt 13,46), spesso e quasi ogni giorno s’immergeva segretamente nell’orazione. Vi si sentiva attirato dall’irrompere di quella misteriosa dolcezza che, penetrandogli sovente nell’anima, lo sospingeva alla preghiera perfino quando stava in piazza o in altri luoghi pubblici.

        Aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento si propose fermamente di non rifiutare mai l’elemosina al povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di fare largizioni spontanee e generose. A ogni misero che gli domandasse la carità, quando Francesco era fuori casa, provvedeva con denaro; se ne era sprovvisto, gli regalava il cappello o la cintura, pur di non rimandarlo a mani vuote. O essendo privo di questi, si ritirava in disparte, si toglieva la camicia e la faceva avere di nascosto all’indigente, pregandolo di prenderla per amore di Dio.

IL SENSO DELLA CROCE NEL MONDO CRISTIANO (San Paolo e San Francesco)

dal sito:

http://www.enzoscatragli.it/elogio_croce_5.htm

IL SENSO DELLA CROCE NEL MONDO CRISTIANO

(citazioni: 1Cor; Fil; A.T)

(San Paolo e San Francesco)

di Padre Fiorenzo Locatelli ofm

 Che cosa c’è di più familiare, di più scontato, per un cristiano, del simbolo della Croce? Eppure, a noi, cristiani del terzo Millennio, farebbe bene talvolta mettere tra parentesi secoli e secoli di assuefazione all’immagine del Crocifisso per tornare a scoprire il significato profondo della Croce con il commosso stupore con cui ad essa volgevano lo sguardo i credenti dei primi secoli. La Croce, che per noi è un oggetto consueto, che infonde abitudinariamente un senso di consolazione e di pace, per i primi discepoli fu un terribile strumento di morte, riservato dal potere romano agli schiavi ribelli ed ai terroristi; da qui la drammatica domanda: come predicare il vangelo del Figlio di Dio crocifisso, cioè sottoposto al più infame dei supplizi? Follia e scandalo era ritenuta a quell’epoca la croce per coloro che si accostavano alla fede cristiana.

Eppure san Paolo, lungi dal rimuovere diplomaticamente e pietosamente l’immagine della Croce per evitare difficoltà agli evangelizzati, ne fa il centro della sua teologia (Teologia Crucis appunto), il cuore della salvezza. Scrive Paolo ai Corinzi:

« E mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma… potenza di Dio e sapienza di Dio »

 (I Cor. 1,23-24).

  »lo ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso »

             (1 Cor. 2,2).

 Non per la fiducia nei miracoli e per l’efficacia delle opere della sapienza umana, ma per la fede in Cristo crocifisso e Risorto l’uomo trova salvezza:

  »…sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me » Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Gal. 2,20).

 Però, attenzione: la Croce, paradossalmente, non è più, per il cristiano, simbolo di sofferenza cieca, ma di donazione; non di morte subita, ma di vita donata. Il cristiano non è né un sadico né un masochista, e non ha alcun compiacimento della sofferenza presa a sé. La Croce di Cristo è il cuore del mondo, ma quello che noi adoriamo, il Venerdì santo, non è un oggetto di legno o un corpo morto, ma il Figlio di Dio, il Vivente, il Risorto. La Croce è il segno del suo servizio al Padre e all’uomo, nella potenza dello Spirito, in una donazione totale `fino alla morte, e alla morte di croce  » (Fil. 2,8).

 La Croce è il segno forte, brutale (anche se noi ne abbiamo forse un’immagine edulcorata, annacquata) di un Amore che si è fatto carne e che vince la morte, di una Vita che trionfa. Per questo san Francesco trova nel crocifisso di S. Damiano il senso della sua vocazione al servizio della Chiesa « Corpo di Cristo; per questo san Francesco alla Verna implora il dono di provare il dolore e l’amore del Cristo nella sua passione redentrice, e riceve come risposta – per primo nella storia » il sigillo delle Stimmate, cioè il segno della conformità, visibile anche nel suo corpo, alla passione di Gesù: diviene, così, il « crocifisso della Verna », uomo fatto Croce lui stesso tanto il suo amore a Dio e all’uomo lo ha conformato all’immagine del suo Signore.

 La vita intera di S. Francesco è segnata dal segno della Croce. Nel suo testamento Francesco ricorda la preghiera da lui e dai suoi compagni recitata quando incontravano lungo la via una chiesa o una croce:

“Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, in tutte le chiese che sono nel mondo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.

In particolare gode di speciale venerazione, da parte di Francesco, il Tau, la croce dalla tipica forma a T che prende il nome dall’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, e che era tanto amata da San Francesco che egli la scriveva ovunque e la usava come firma. Il Tau diviene segno di salvezza in riferimento alle parole di Ezechiele 9,4-6:

« Va’ attraverso la città… e traccia il segno del Tau sulla fronte di quegli uomini che sospirano e gemono a causa delle abominazioni che vi si commettono « .

Così pure, nel cap. 7 dell’Apocalisse di Giovanni i salvati attraverso la grande tribolazione sono quelli che portano sulla fronte il segno della salvezza.

L’abito francescano, pure, è una croce che avvolge la persona, nella stessa forma del Tau:

« Proprio perché si era racchiuso nella stessa croce, indossò anche un abito di penitenza fatto a forma di croce. In esso il santo testimoniò il mistero della croce, in quanto che, come la sua mente si era rivestita del Signore crocifisso, così tutto il suo corpo si rivestiva esteriormente della croce di Cristo  » (II Cel. 106: 969).
 

Ma la Croce non è per S. Francesco un semplice simbolo, quasi un’astrazione geometrica. Francesco è l’uomo innamorato dell’umanità di Cristo. E’ suo il primo Presepe (Natale del 1223, a Greccio), dove egli poté contemplare con i suoi occhi il mistero dell’Incarnazione nella reale, carnale povertà e umiltà dell’umana nascita del Cristo; così è sua un’immedesimazione così profonda con l’umana passione del Cristo crocifisso da contemplarla e riprodurla nella sua persona.

La Verna è particolarmente segnata dal mistero della Croce, perché lì S. Francesco,

  »nel crudo sasso intra Tevero e Arno

da Cristo prese l’ultimo sigillo,

che le sue membra due anni portarno « 

(DANTE ALIGHIERI, Paradiso,  XI,106-108).

 Lì Francesco, ritirato in preghiera e penitenza, nel settembre 1224 compie la sua Pasqua, assimilandosi al Crocifisso fin nelle piaghe delle mani, dei piedi, del costato.

 Dopo di lui, gli stigmatizzati di tutti i secoli portano il segno vivo dell’Amore donato nel servizio. E il Crocifisso che viene collocato a Castiglion Fiorentino è questo: il Cristo fatto lui stesso Croce, l’Uomo della Croce in cui cade e scompare il legno con la sua fredda oggettività e rimane solo la pura e perfetta Umanità nell’atto di suprema donazione, il corpo slanciato verso il Padre e le braccia allargate verso tutti gli uomini.

 La Verna, 1 ° settembre 2001

 P.Fiorenzo Locatelli ofm

DOMENICA 4 OTTOBRE 2009 – LA LITURGIA CELEBRATA DALL’ORDINE FRANCESCANO

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Giotto, San Francesco, il transito

DOMENICA 4 OTTOBRE 2009 – LA LITURGIA CELEBRATA DALL’ORDINE FRANCESCANO

LA MESSA CELEBRATA DALL’ORDINE FRANCESCANO (c’è la sequenza) LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/1004Page.htm

MESSA DEL GIORNO:

Seconda Lettura  Gal 6,14-18
Il mondo è stato per me crocifisso, come io per il mondo.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo. 
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.  

PRIMI VESPRI

Lettura breve   Rm 8, 10-11
Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 4, 1-24

A ciascuno è stata data la sua grazia, per edificare il corpo di Cristo
Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
E’ lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

Responsorio   1 Cor 2,4.2
R. La mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, * ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.
V. Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso,
R. ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.

Seconda Lettura
Dalla «Lettera a tutti i fedeli» di san Francesco d’Assisi
(Opuscoli, ed. Quaracchi 1949, 87-94)

Dobbiamo essere semplici, umili e puri
Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo oltremodo ricco, volle tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima Madre, la povertà.
All’approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli. Poi pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26, 39).
Pose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre. E la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso, dato per noi e nato per noi, offrisse se stesso nel proprio sangue come sacrificio e vittima sull’altare della croce. Non si offrì per se stesso, non ne aveva infatti bisogno lui, che aveva creato tutte le cose. Si offrì per i nostri peccati, lasciandoci l’esempio perché seguissimo le sue orme (cfr. 1 Pt 2, 21). E il Padre vuole che tutti ci salviamo per mezzo di lui e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo.
O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo Vangelo! E’ detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e pura mente, perché egli stesso questo ricerca sopra ogni cosa quando dice «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4, 23). Dunque tutti quelli che l’adorano devono adorarlo in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18, 1), e diciamogli: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6, 9).
Facciamo inoltre «frutti degni di conversione» (Mt 3, 8) e amiamo il prossimo come noi stessi. Siamo caritatevoli, siamo umili, facciamo elemosine perché esse lavano le nostre anime dalle sozzure del peccato.
Gli uomini perdono tutto quello che lasciano in questo mondo. Portano con sé solo la mercede della carità e delle elemosine che hanno fatto. E’ il Signore che dà loro il premio e la ricompensa.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto semplici, umili e casti. Non dobbiamo mai desiderare di essere al di sopra degli altri, ma piuttosto servi e sottomessi a ogni umana creatura per amore del Signore. E su tutti coloro che avranno fatte tali cose e perseverato fino alla fine, riposerà lo Spirito del Signore. Egli porrà in essi la sua dimora ed abitazione. Saranno figli del Padre celeste perché ne compiono le opere. Saranno considerati come fossero per il Signore o sposa o fratello o madre

LODI

Lettura breve   Gal 1, 15-16.24
Dio, che mi scelse e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare a me suo Figlio, perché lo annunziassi in mezzo ai pagani. E a causa mia glorificavano Dio.

SECONDI VESPRI:

Lettura breve   Gal 6,14.17-18
Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Difatti io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

San Francesco d’Assisi: Dialogo della perfetta letizia

se lo leggete e arrivate fino in fondo vedrete che cosa c’entra San Paolo (se non lo avete già letto) 

DIALOGO DELLA PERFETTA LETIZIA

DAI FIORETTI DI S. FRANCESCO, CAP VIII

Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente li crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così:  » Frate Lione, avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia « .   
  E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta:  » O frate Lione, benchè il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udir alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggir cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia « .
E andando un poco, santo Francesco grida forte:  » O frate Lione, se ‘i frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia « . 
Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte:  » O frate Lione, pecorella di Dio, benchè il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia « .
E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte:  » O frate Lione, benchè ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia « .   
  E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione, con grande ammirazione li domandò e disse:  » Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia « .
E santo Francesco sì gli rispuose:  » Quando noi saremo a Santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? E noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, efaracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente senza turbarcene e senza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. 
E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: pentitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia.
E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia.   
  E però odi la conclusione, frate Lione.
Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: che hai tu, che tu non abbi da Dio? E se tu l’hai avuto da lui, perchè te ne glorii, come se tu l’avessi da te?
Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo « .  A laude di Gesù Cristo e del poverllo Francesco. Amen

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