Archive pour la catégorie 'LA PREGHIERA ( AUTORI VARI)'

UNA PREGHIERA DALL’ANTICO TESTAMENTO – GIONA 2, 2-10

http://www.laparola.net/testop.php?riferimento=Giona%202%3A2-10

UNA PREGHIERA DALL’ANTICO TESTAMENTO

Giona 2:2-10

2 Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse:
3 «Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia,
ed egli mi ha risposto;
dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato
e tu hai udito la mia voce.
4 Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare;
la corrente mi ha circondato,
tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto.
5 Io dicevo: « Sono cacciato lontano dal tuo sguardo!
Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo? »
6 Le acque mi hanno sommerso;
l’abisso mi ha inghiottito;
le alghe si sono attorcigliate alla mia testa.
7 Sono sprofondato fino alle radici dei monti;
la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre;
ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa,
o SIGNORE, mio Dio!
8 Quando la vita veniva meno in me,
io mi sono ricordato del SIGNORE
e la mia preghiera è giunta fino a te,
nel tuo tempio santo.
9 Quelli che onorano gli idoli vani
allontanano da sé la grazia;
10 ma io ti offrirò sacrifici, con canti di lode;
adempirò i voti che ho fatto.
La salvezza viene dal SIGNORE».

TI RINGRAZIAMO…

TI RINGRAZIAMO…    

Grazie, Signore, per i fiori dei prati,
per il vento, per il mare,
per lo splendore dei campi di frumento!

Grazie, Signore, per il vero amore,
per i campi verdeggianti,
per l’aria, per il sole, per l’azzurro del cielo,
per il Tuo amore.

Grazie, Signore, perché sei con noi,
anche quando noi non siamo con te!

Grazie, Signore,
per tutti coloro che, con la loro vita semplice,
con le loro azioni generose, e con il sorriso dell’amore,
hanno ispirato in noi un desiderio di Santità.

Per tutto questo, e per tutto quello
che ancora non comprendiamo,
ma che un giorno sapremo,
Grazie, Signore!

( PIETRO LOMBARDO )

http://www.atma-o-jibon.org/italiano10/preg_ringraziamento.htm

Publié dans:LA PREGHIERA ( AUTORI VARI) |on 23 avril, 2012 |Pas de commentaires »

S. Giuseppe, custode di Gesù – preghiera

http://www.preghiereagesuemaria.it/preghiere/preghiere%20a%20san%20giuseppe.htm

S. Giuseppe, custode di Gesù

O san Giuseppe, custode di Gesù, sposo castis­simo di Maria, che hai trascorso la vita nell’a­dempimento perfetto del dovere, sostentando col lavoro delle mani la sacra Famiglia di Nazareth, proteggi propizio coloro che, fidenti, a te si rivol­gono! Tu conosci le loro aspirazioni, le loro angu­stie, le loro speranze, ed essi a te ricorrono, per­ché sanno di trovare in te chi li capisce e proteg­ge. Anche tu hai sperimentato la prova, la fati­ca, la stanchezza; ma, pure in mezzo alle preoc­cupazioni della vita materiale, il tuo animo, ri­colmo della più profonda pace, esultò di gioia inenarrabile per l’intimità col Figlio di Dio, a te affidato, e con Maria, sua dolcissima madre.
Comprendano i tuoi protetti che essi non sono soli nel loro lavoro, ma sappiano scoprire Gesù accanto a sé, accoglierlo con la grazia e custo­dirlo fedelmente, come tu hai fatto. E ottieni che in ogni famiglia, in ogni officina, in ogni la­boratorio, ovunque un cristiano lavora, tutto sia santificato nella carità, nella pazienza, nel­la giustizia, nella ricerca del ben fare, affinché abbondanti discendano i doni della celeste pre­dilezione.

Giovanni XXIII

Grande Quaresima: 2. La preghiera quaresimale di san Efrem Siro

http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/commentilit/ufficioquaresimaleschmemann.htm

GRANDE QUARESIMA

L’UFFICIO QUARESIMALE

A. Schmemann

2. La preghiera quaresimale di san Efrem Siro

         Di tutti gli inni e preghiere quaresimali una breve preghiera può essere definita tipica della Quaresima. La Tradizione l’attribuisce ad uno dei grandi maestri della vita spirituale, sant’Efrem Siro. Eccone il testo:

Signore e padrone della mia vita,
tieni lontano da me lo spirito della pigrizia, della fiacchezza,
la brama di dominio ed i discorsi futili. 

Ma concedi a me, tuo servo,
lo spirito della temperanza, dell’umiltà,
della sopportazione, dell’amore.

Sì, Signore e Re, fammi vedere i miei errori
e che non giudichi il mio fratello,
poiché sei benedetto nei secoli dei secoli. Amìn.

         Questa preghiera è letta due volte alla fine di ogni ufficiatura quaresimale dal lunedì sino al venerdì (non il sabato né la domenica, poiché, come vedremo, l’ufficiatura di questi due giorni non segue il modello quaresimale). Alla prima lettura una prostrazione segue ad ogni domanda. Poi tutti ci chiniamo dodici volte dicendo: “Dio, purifica me peccatore”. Infine l’intera preghiera è ripetuta con una prostrazione finale. Perché questa breve e semplice preghiera occupa un posto così importante nell’intera ufficiatura quaresimale? La ragione è dovuta al fatto che essa enumera in un’unica maniera tutti gli elementi negativi e positivi della penitenza e costituisce, per così dire, una lista di controllo di tutto il nostro sforzo quaresimale. Esso ha per fine in primo luogo la nostra liberazione da alcuni fondamentali difetti spirituali che costituiscono la nostra vita e rendono praticamente impossibile per noi il ritornare a Dio. Il difetto fondamentale è la pigrizia. È quella strana pigrizia e passività del nostro io che sempre ci spinge in giù anziché all’insù, che costantemente ci convince che nessun mutamento è possibile e di conseguenza desiderabile. In realtà è una forma di cinismo che ha profonde radici, per cui ad ogni sollecitazione spirituale rispondiamo: “Che cosa?”. Esso rende la nostra vita spirituale un tremendo deserto ed è la radice di ogni peccato, poiché avvelena l’energia spirituale alla sua prima sorgente. Il risultato della pigrizia è la fiacchezza. Si tratta di uno stato di abbattimento che tutti i padri spirituali considerano il più grave pericolo per l’anima. L’abbattimento consiste nel non vedere alcunché di buono o di positivo: è la riduzione di tutto alla negazione ed al pessimismo. È veramente un potere demoniaco che è in noi, poiché il diavolo è fondamentalmente un mentitore. Egli mente all’uomo sia riguardo a Dio che al mondo; egli riempie la vita di tenebre e di negazioni. L’abbattimento è il suicidio dell’anima poiché, quando si è in suo possesso, si è del tutto incapaci di vedere la luce e di desiderarla.
La brama di dominio! Può sembrare strano, ma sono proprio la pigrizia e l’abbattimento che riempiono la nostra vita della brama di dominio. Viziando interamente il nostro atteggiamento nei confronti della vita e rendendola priva di significato e vuota, la pigrizia e l’abbattimento ci costringono a cercare un compenso in un atteggiamento radicalmente negativo nei riguardi delle altre persone. Se la mia vita non è orientata verso Dio né ha per fine i valori eterni, essa diventerà inevitabilmente egoistica e centrata su se stessa e ciò significa che tutti gli altri esseri si trasformeranno in mezzi della mia soddisfazione personale. Se Dio non è il Signore ed il Padrone della mia vita, ne consegue che sono io il signore ed il padrone, il centro assoluto del mio proprio mondo e comincio a valutare ogni cosa in termini dei miei bisogni, delle mie idee, dei miei desideri, dei miei giudizi. La brama di dominio è così una fondamentale depravazione nei miei rapporti con gli altri esseri, la ricerca di subordinarli a me. Essa non si esprime necessariamente nel reale impulso di comandare e di dominare sugli “altri”. Essa può pure esprimersi nell’indifferenza, nel disprezzo, nella mancanza di interesse, di considerazione e di rispetto. In realtà è la pigrizia e l’abbattimento che sono diretti verso gli altri. Essi completano il suicidio spirituale con l’assassinio spirituale.
Infine, i futili desideri. Di tutti gli esseri creati l’uomo solo è stato dotato del dono della parola. Tutti i Padri vedono in esso il vero “sigillo” dell’immagine divina nell’uomo, poiché Dio spesso s’è rivelato come Parola (Giovanni 1,1). Ma, pur essendo il dono supremo, esso è il simbolo del più grave pericolo. Pur essendo la vera espressione dell’uomo, il mezzo con cui perfeziona se stesso, per questa stessa ragione è lo strumento della sua caduta e della sua autodistruzione, del tradimento e del peccato. La parola salva ed uccide; la parola ispira ed avvelena. Essa è lo strumento della Verità e della Menzogna demoniaca. In quanto ha un definitivo potere positivo, essa ha per questa ragione un tremendo potere negativo. Essa realmente opera positivamente o negativamente. Se devia dalla sua divina origine e finalità, la parola diventa futile. Essa impone la pigrizia, la disperazione e la brama del potere e trasforma la vita in inferno. Diventa così l’autentico dominio del peccato.
Questi quattro sono gli “oggetti” negativi della penitenza. Sono gli ostacoli che debbono essere allontanati. Ma Dio solo può allontanarli. Da ciò deriva la prima parte della preghiera quaresimale, questo grido dal fondo della disperazione umana. A questo punto la preghiera passa ai fini positivi della penitenza, che pure sono quattro.
La castità! Se uno non riduce questo termine, come spesso ed erroneamente accade, solo alle caratteristiche sessuali, esso è inteso come la controparte positiva della pigrizia. La traduzione esatta e completa del termine greco “sofrosyne” e del russo “tzelomudrije” dovrebbe essere “piena disposizione”. La pigrizia è, in primo luogo, dissipazione, interruzione della nostra visione ed energia, incapacità di vedere il tutto. Ad essa si oppone precisamente la “pienezza”. Se noi di solito intendiamo per castità la virtù opposta alla depravazione sessuale, ciò avviene perché il carattere frantumato della nostra esistenza non si manifesta meglio in alcun caso che nel piacere sessuale, la alienazione del corpo dalla vita e dal controllo dello spirito. Il Cristo ristabilisce la pienezza in noi restaurando in noi l’autentico criterio dei valori riconducendoci a Dio.
Il primo e meraviglioso frutto di questa pienezza è l’umiltà. Ne abbiamo già parlato. Essa consiste, al di sopra di ogni altra cosa, nella verità in noi, nell’eliminazione di ogni menzogna in cui di solito viviamo. L’umiltà sola è capace di generare la verità, di vedere ed accettare le cose come esse sono, di vedere la maestà di Dio, la sua divinità ed il suo amore in ogni cosa. Per questa ragione diciamo che Dio concede la grazia a chi è umile e resiste al superbo.
La castità e l’umiltà sono naturalmente seguite dalla sopportazione. L’uomo “naturale” o “caduto” è impaziente e, poiché è cieco nei propri confronti, è pronto a giudicare ed a condannare gli altri. Siccome ha una conoscenza incompleta e distorta di ogni cosa, egli misura tutto con i suoi gusti e con le sue idee. E poiché è indifferente a tutto tranne che a se stesso, desidera aver successo subito, qui ed ora. La sopportazione, tuttavia, è veramente una virtù divina. Dio è paziente, non perché egli è “indulgente”, ma perché vede nell’intimo di tutto ciò che esiste, poiché la realtà interiore delle cose, che la nostra cecità non vede, è aperta a lui. Quanto più ci avviciniamo a lui, diventiamo più pazienti e maggiormente riflettiamo l’infinito rispetto per tutti gli esseri il che è una qualità peculiare di Dio.
Finalmente, la corona ed il frutto di tutte le virtù, d’ogni crescita e sforzo è l’amore, quell’amore che, come s’è già detto, può essere dato solo da Dio, il dono che è l’obiettivo di ogni preparazione e pratica spirituale.
Tutto questo è sintetizzato nella domanda conclusiva della preghiera quaresimale, in cui chiediamo di farci vedere i nostri errori e di non giudicare il nostro fratello. Infatti sostanzialmente c’è un solo pericolo: la superbia. Essa è la fonte del male ed ogni male è superbia. Tuttavia non è sufficiente per me vedere i miei errori, poiché anche questa apparente virtù può trasformarsi in superbia. Gli scritti di carattere spirituale abbondano di moniti contro le forme sottili di pseudo-pietà, le quali, in realtà, sotto l’aspetto di umiltà e di auto-accusa, possono portare ad una autentica superbia demoniaca. Ma quando vediamo “i nostri propri errori” e “non giudichiamo i nostri fratelli”, quando, in altre parole, castità, umiltà, sopportazione ed amore costituiscono in noi un’unità, allora e solo allora sarà distrutto in noi il peggior nemico, la superbia.
Al termine di ogni domanda di questa preghiera ci prostriamo. Le prostrazioni non si limitano alla preghiera di san Efrem, ma costituiscono una caratteristica distintiva di tutta l’ufficiatura quaresimale. In questo caso, tuttavia, il loro significato è evidente. Nel lungo e difficile corso di recupero spirituale, la Chiesa non separa l’anima dal corpo. L’uomo intero è decaduto da Dio, per cui tutto l’uomo deve essere reintegrato in Dio, tutto l’uomo deve ritornare a lui. La catastrofe del peccato consiste precisamente nella vittoria della carne, dell’animale, dell’irrazionale, del piacere su ciò che è spirituale e divino. Ma il corpo è glorioso, esso è santo, tanto che Dio stesso “s’è fatto carne”. La salvezza e la penitenza quindi non sono disprezzate per il corpo o trascurate per esso, ma sono la reintegrazione del corpo nella sua funzione reale in quanto espressione e vita dello spirito, in quanto tempio dell’anima che non ha prezzo. L’ascesi cristiana è una lotta non contro, ma per il corpo. Per questo motivo tutto l’uomo – anima e corpo – si pente. Il corpo partecipa alla preghiera dell’anima proprio come l’anima prega attraverso e nel corpo. Le prostrazioni, il segno “psicosomatico” della penitenza e dell’umiltà, dell’adorazione e dell’obbedienza, sono in tal modo il rito quaresimale per eccellenza.

http://www.nataleitaliano.it/d/preghiere-natale.php

TU SEI LA NOSTRA STELLA

Le stelle che brillano 
e le forze in movimento: 
tutto sparisce e perde il suo splendore 
davanti allo splendore della tua luce 
e alla potenza della tua grandezza.

Tu solo sei visibile, tu manifesti 
l’immagine del Padre onnipotente, 
e così ci fai conoscere
la grandezza del Padre e del Figlio.

Come il Padre potente, nelle sfere celesti, 
così tu, suo Figlio, 
sei nel nostro universo 
il primo, il corifeo, 
é il Signore di ogni potenza; 
tu sei la seconda grandezza 
che proviene da quella del Padre, 
fin dalle origini, 
tu sei il fondamento di tutta la terra. 
Tu sei il nostro modello,
il nostro ordinatore, 
tu sei la nostra strada e la porta che guida alla luce.

Tu sei l’immagine della giustizia. 
Tu sei sempre la nostra stella e la nostra luce. 
Ti rendiamo grazie, lodi e benedizioni. 
Davanti a te pieghiamo le ginocchia con fiducia. 
Ti chiediamo tutto ciò che è retto. 
Concedici di essere fermamente stabili nella fede; 
di avere salute del corpo per poterti lodare.

Così ti canteremo senza posa 
e in ogni circostanza; 
e ti loderemo 
perché da ogni parte tu sei celebrato, 
tu l’immortale, l’instancabile, l’eterno.

(Preghiera a Cristo primogenito, in A. Hamman, 
Preghiere dei primi cristiani, Vita e Pensiero, Milano 1954, 103).

Ave Maria (M. Hubaut)

http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/338

Ave Maria

(M. Hubaut)

Ave Maria,
Madre di ogni nostro desiderio di felicità.
Tu sei la terra che dice sì alla vita.
Tu sei l’umanità che da il suo consenso a Dio.
Tu sei la nuova Eva e la madre dei viventi.
Tu sei il frutto delle promesse del passato e l’avvenire del nostro presente.
Tu sei la fede che accoglie l’imprevedibile, ascolta lo Spirito creatore e si meraviglia.
Tu sei la fede che accoglie l’invisibile, come il fiore si apre al calore del sole.

Ave Maria,
Madre di tutte le nostre ricerche di questo Dio imprevisto; dal tempo dove lo perdi, al Calvario dove è perduto, la sua strada ti sembra folle.
Tu sei ognuno di noi che cerca Gesù, senza capire bene la sua vita e le sue parole.
Tu sei la Madre delle oscurità della fede, che custodisce tutti gli avvenimenti nel suo cuore, indaga e medita tutti i nostri « perché? » e si fida dell’avvenire di Dio, suo Signore.

Ave Maria,
Madre di tutte le nostre sofferenze.
Tu sei la donna ritta ai piedi dell’uomo crocifisso,
Tu sei la madre di tutti quelli che piangono l’innocente massacrato e il prigioniero torturato.
Tu sei la nostra materna speranza che avvolge le nostre grida e i nostri dolori.

Ave, Maria,
Madre di Gesù e del discepolo che ha creduto.
Tu sei la Madre degli uomini e della chiesa,
Tu sei il crocevia della storia della salvezza
che Dio inventa fin da Abramo e Mosè.

Ave, Maria,
Madre di ogni nostra Pentecoste.
Tu sei con gli apostoli la Chiesa che prega e accoglie i doni dello Spirito Santo.

Ave Maria,
Madre di tutte le nostre speranze.
Tu sei la stella radiosa di un popolo
in cammino verso Dio.
Tu sei l’annuncio dell’umanità trasfigurata,
Tu sei la riuscita della creazione
che Dio ha fatto per la sua eternità.

(M. Hubaut)

PREGHIERA DI UN PADRE ATHONITA

dal sito:

http://www.ortodoxia.it/LA%20PREGHIERA.htm

PREGHIERA DI UN PADRE ATHONITA

O Signore Gesù Cristo, Figlio e Verbo del Dio Vivente, che venisti al mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo, per l’intercessione delle preghiere della Tua Santissima Madre, dei Santi e di tutti i monaci, come Tu vuoi e come Tu sai, abbi pietà di me peccatore e miserabile. Ti prego, abbi pietà di me, mio Cristo. Dimentica tutti i miei peccati, che ho commesso con parole, azioni e pensieri, dalla mia nascita fino a questo momento. Dimentica tutti i miei errori ed omissioni, la mia ignoranza ed inesperienza giovanile. 
O mio Signore Gesù Cristo. Ti prego proteggimi dagli errori, da ogni influenza del Maligno, dalle mie passioni e debolezze. Dammi la forza e la volontà di non peccare ancora. Proteggimi dai pensieri insidiosi, dall’amore delle cose vane, dal parlare inutile e dalla censura degli altri. Apri gli occhi della mia anima, ed illumina le tenebre della mia mente.
O Signore e Capo della mia vita, che io lo voglia o no, salvami. Ti imploro, non lasciarmi punito all’inferno. Salvami dalla visione paurosa e dalle terribili grinfie del Nemico, che odia tutto ciò che è buono. Mio Cristo, mai voglio separarmi da Te, dalle Tue benedizioni ed illuminazione, dove la mia anima riposa e gioisce pienamente.
Omio Signore, concedimi il pentimento. Chiamami vicino a Te, quando sono in un buono stato spirituale, così che io possa gioire della Tua ineffabile Luce e dei Tuoi eterni doni. Dammi, grazie alla Tua clemenza e bontà, l’ultimo posto in Paradiso.
Omio Signore, estingui la mia colpa e perdona me peccatore. Ricordati, mio Signore, nel Tuo Regno. O mio Cristo provvedi per me, alleggerisci la mia croce, dammi la forza di portarla con coraggio e pazienza. Non permettere che mi perda in strade di perdizione; tienimi lontano dal dolore dei senza Dio, non lasciarmi influenzare dai senza fede e da vane parole.
AAbbi pietà di me, mio Cristo, Salvatore e Redentore, non abbandonarmi mai. Dammi una fede forte, preghiera pura, umiltà e discernimento, prudenza, castità, saggezza, pietà, contrizione, zelo divino a prendere i Tuoi Comandamenti ed altruistico amore verso tutti. Illuminami così che io possa riconoscere i miei sbagli, dammi lacrime per piangere per i miei peccati. Dammi coraggio spirituale e fisico ed anche resistenza. Dammi coraggio, speranza, ottimismo, conoscenza, correzione e fiducia in me stesso. Riempimi con la Grazia e Benedizioni. Attraverso la Tua assistenza, fammi Tuo servo, a Te degno ed utile in questi giorni. Utilizzami per la salvezza di molti fratelli. Illumina il mio Padre spirituale nel provvedere a me ed a dirigermi correttamente. Fa che incontri nella mia vita persone di fede e buoni compagni spirituali.
Omio Signore Gesù Cristo, abbi pietà e proteggi tutti i Cristiani Ortodossi, illumina i volenterosi di tutto il mondo a prendersi cura della loro salvezza nell’ eternità per mezzo della Chiesa Ortodossa. Pacifica il mondo intero, e guida le genti.
O mio Signore, ricorda tutti quelli che mi hanno chiesto di pregare per loro. Conduci alla salvezza chiunque mi ama o mi odia e chiunque abbia sbagliato con me. Proteggi il nostro paese e la gente umile dai nemici e dall’ Anticristo. Provvedi per tutti i miei fratelli e sorelle, le vedove, gli orfani, i giovani, la povera gente, e quelli che sono ammalati o costretti a letto, chiunque sia infastidito da spiriti maligni e tutti gli oppressi della terra. Illumina e benedici il Clero Ortodosso ed i Monaci. Concedi eterno riposo a tutti i Cristiani Ortodossi, che sono morti dall’ inizio sino ad oggi. Ricorda, mio Signore, le anime dei miei genitori, maestri ed amici….
O Santo Spirito, incommensurabile Tesoro, presente in ogni luogo, Divina Grazia che guarisce la debolezza e riempie ciò che è incompleto, o Unico Bene e solo Soccorritore, vieni e cancella in me il peccato; riempimi con la Grazia e le benedizioni e fammi degno Tuo servo, necessario ai nostri giorni. Apri gli occhi della mia anima, illumina le tenebre della mia mente, colma il mio cuore con la Tua Grazia Divina, così che io possa essere costante nella fede e pieno di divina illuminazione.
O mio Cristo e mia Santissima Vergine Maria! Io vi ringrazio dal mio cuore, perché mi portaste sulla via della salvezza, da far gioire la mia anima. Vi ringrazio per tutti i beni che mi avete dato, quelli che conosco e quelli che mi sono sconosciuti. Ti ringrazio anche, mio Cristo, per tutte le difficoltà che hai permesso di soffrire a beneficio della mia anima.
Per tutte queste ragioni, possa il Tuo Santo nome essere glorificato.

Gloria a Te, Onnipotente Signore; Gloria a Te, Re eterno; Santissima Trinità, Gloria a Te.
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Padre Maximos del gheronda Iosif, kellion di san Nicola a Karyes
È stato segretario e amministratore del sacro monastero di Kutlumussio, rettore a Protato, segretario della Sacra Comunità e professore alla scuola Athoniada.
Si è laureato in teologia all’università di Atene, conosce due lingue, oltre il greco, e ha scritto molti libri teologici e spirituali.
Dal convegno dell’associazione Testimonianza Ortodossa a Bologna con tema: Monachesimo, immolazione di preghiera.

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