Archive pour la catégorie 'PAPA GIOVANNI XXIII'

PREGHIAMO CON PAPA GIOVANNI XXXIII: VINCITORE DELLA MORTE

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/preghiamo_con_giovanni_xxiii_1.htm

PREGHIAMO CON PAPA GIOVANNI XXXIII

VINCITORE DELLA MORTE

O Gesù,
Salvatore e Redentore,
sii tu ora e sempre
l’amore nostro,
l’incoraggiamento perenne per noi,
e per quanti soffrono
per il tuo nome e per il tuo Vangelo,
vissuto e bagnato dal sacrificio
del sangue tuo. . .

Noi ti rinnoviamo l’impegno
della nostra fedeltà
nel fare onore alle responsabilità
che la nostra vita ci impone
nei rapporti di ordine religioso,
civile, sociale.

O Gesù, vincitore della morte
e del peccato,
noi siamo tuoi!
E tuoi noi vogliamo restare,
noi e le nostre famiglie
e quanto è a noi più caro e più prezioso,
negli ardori della giovinezza,
nella saggezza dell’ età matura,
negli inevitabili sconforti
e nelle rinunce della vecchiaia incipiente
e già avanzata; sempre tuoi.

Donaci la tua benedizione
e distribuisci in tutto il mondo
la tua pace, o Gesù,
come facesti riapparendo la prima volta
nel mattino di Pasqua
ai tuoi più intimi
e come continuasti a fare
nei successivi incontri nel Cenacolo,
sul lago, sulla via:
Nolite timere, ego sum, pax vobis…

VESPRI SOLENNI PER LA COMMEMORAZIONE DI SAN PAOLO – PAPA GIOVANNI XXIII (1961)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/homilies/1961/documents/hf_j-xxiii_hom_19610630_san-paolo_it.html

VESPRI SOLENNI PER LA COMMEMORAZIONE DI SAN PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII

Patriarcale Basilica Ostiense

Venerdì, 30 giugno 1961

Venerabili Fratelli, diletti figli!

Ci sentiamo debitori a Sant’Agostino dell’invito a seguire con occhio attento quelle circostanze anche lievi della vita ordinaria, che egli chiama le misteriose coincidenze dei numeri (1).
Pensando stamane di buon’ora al colloquio che avremmo dovuto preparare per questo vespero a San Paolo, abbiamo scorto subito in capo pagina la data odierna, 30 giugno; ma preposta ad una Nostra pubblicazione dello scorso anno. Ricordiamo infatti, alla data del 30 giugno 1960, la nostra Lettera Apostolica «Inde a primis » (2) sulla devozione al Preziosissimo Sangue, associata a quella del Nome e del Cuore di Gesù. Nello stesso anno — 28 giugno 196o — primi vesperi di San Pietro, avevamo consegnato Noi stessi, nella Basilica Vaticana, ai figli Nostri di Roma, quale loro Vescovo, il volume del Sinodo diocesano, contenente tra l’altro in articoli distinti, ad edificazione ed a spirituale direzione dei fedeli, clero e popolo, la dottrina e la pratica di queste tre devozioni : del Nome, del Cuore e del Sangue di Gesù, convergenti, separate o congiunte, verso la stessa adorazione e lo stesso amore dolcissimo del Verbo di Dio fatto uomo a salute del mondo (3).
Al centro di questo anno, il terzo del Nostro, umilissimo da parte Nostra, ma alto servizio apostolico, sublime e formidabile, eccoci riuniti ancora in data 3o giugno.
Ma qui sono ricordi di San Paolo, il grande Dottore delle genti, che ci adunano e ci invitano a festeggiarlo e a rinnovargli il primo saluto, come se fosse al suo arrivo a questa Roma di venti secoli di storia e di gloria, intrecciante il suo nome con quello di Pietro : lui mundi magister, e Pietro coeli ianitor, l’uno e l’altro Romae parentes, arbitrique gentium.
In realtà tutto torna bene, e al posto suo : Pietro ha il governo universale della Chiesa; e Paolo l’altissima missione di Dottore delle genti, in subordinazione però perfetta dello stesso magistero confidato da Cristo al Principe degli Apostoli.
Ebbene, che cosa vogliamo ancora dire a San Paolo nella celebrazione centenaria del suo arrivo a Roma, dove ha già avuto una manifestazione degna, molteplice e solenne di ammirazione e di culto? È con lieto compiacimento che abbiamo seguito in spirito le varie segnalazioni promosse e organizzate dal fervore del Comitato esecutivo e degli incliti Monaci di questa gloriosa Abbazia Ostiense. Per la dignità del compito di custodire la tomba di San Paolo attraverso i secoli, questa Abbazia può appropriarsi alcune parole dell’inno di Elpide : Roma felix… tu purpurata ceteras excellis orbis una pulchritudines.
Pensavamo che la Nostra personale presenza a questa solenne cerimonia vespertina, che veramente fa onore a tutti per la dignità e lo splendore dei personaggi componenti il Sacro Collegio dei Cardinali, della Prelatura e dei nobili rappresentanti dell’Ordine Civico, avrebbe potuto avere un più appropriato suggello da una Nostra parola ampia e festosa.
Le circostanze di queste ultime settimane, l’angustia temporale, non Ci hanno concesso di poterla preparare. Le coincidenze per altro del 3o giugno non stanno esse innanzi a Noi, come ad indicarCi che niente di meglio e di più convenevole dovrebbe essere pronunziato in onore di San Paolo, apostolo delle genti, quanto un richiamo alla sua persona e alla sua dottrina, come ad illustrazione e a splendore fiammeggiante del Nome, del Cuore e del Sangue di Cristo?
Questa sera si conclude l’esercizio di pietà popolare del mese dedicato al Sacro Cuore; e domani si inizia il luglio che a Pio XI di venerata e gloriosa memoria piacque di consacrare con culto solenne al mistero del Sangue di Gesù.
Ah! certo, diletti figli, è a questa sorgente dì celeste dottrina e di pietà distintissima che bisogna ricondurre i nostri contemporanei, sottraendoli al gusto di troppe cisterne dissipate, in cui certa letteratura corre pericolo d’inaridirsi. Tornare ai Libri Sacri adunque, ad alcuni specialmente : i Salmi i ricchissimi Sapienziali dell’Antico Testamento; i Vangeli le Lettere Apostoliche del Nuovo.
Quanta semplicità ed immediatezza di insegnamento e di buon indirizzo per la vita pratica.
San Pietro, Princeps Apostolorum, ha scritto due Lettere sole ai cristiani che si trovavano a più diretto contatto con lui, ne abbiamo scelto ieri qualche tratto per i fedeli, che assistevano devotissimamente alla Messa che abbiamo celebrato nella sua festività sull’altare della Confessione.
San Paolo scrisse invece quattordici Lettere, alcune di assai profonda e di vasta importanza : tutte attraenti e preziose.
L’elogio che San Giovanni Crisostomo pronunciò e scrisse dell’epistolario paolino basta a sollevare godimento ed esaltazione. Sì : studi già compiuti e pubblicati nel riferimento e nel richiamo al Nome di Gesù, al suo Cuore ed al suo Sangue riempiono lo spirito di tale luce, il cuore di tale dolcezza, da porre in disgusto ogni altra lettura, e da ricreare anche nei figli della presente generazione quel desiderio, che è stato alla base della formazione felice di giovinezze messe in condizione di disporsi a portare con onore le responsabilità per l’avvenire.
In ogni composizione musicale che eccelle e solleva entusiasmi, si esprimono presto alcune note fondamentali che costituiscono tutto il fascino dell’opera d’arte.
Ebbene, uno studio attento, una illustrazione dottrinale circa il Nome, il Cuore e il Sangue di Gesù fatti sulle lettere di San Paolo, oh! quale incanto di carità divina; quale suadente richiamo al sacrificio di espiazione e di salute; quale esaltazione per lo spirito; quanta dolcezza di abbandono alla santa volontà del Signore, che ci vuole salvi tutti, e tutti santi e santificatori!
È a questo studio profondo e delicato delle basi teologiche delle principali devozioni del popolo cristiano che è. buona cosa incoraggiare sacerdoti e fedeli, avviare specialmente i futuri maestri della generazione a noi contemporanea e di quella che ci seguirà dappresso, a dignità e ad elevazione di alta e più penetrante catechesi di cui si scorgono qua e là indicazioni interessanti e fervorose.
Questo significa onorare i Santi più insigni nelle ricorrenze storiche che ne celebrano la vita e il culto. Far servire la dottrina di cui furono e restano maestri a progresso di profonda pietà, ad efficacia di santa edificazione.
Per dare ancora un tocco all’invito di Sant’Agostino a non trascurare nella vita cristiana le coincidenze dei numeri, sia concesso a quante anime ardenti seguono il vasto movimento di preparazione del Concilio Ecumenico Vaticano II di ricordare che la prima scintilla — veramente parva, ma decisa scintilla — è di qua, dappresso la tomba di San Paolo Apostolo che è brillata d’improvviso, ed ha determinato l’incendio di fraternità fervorosa, che è divenuta la grande gioia degli occhi e dei cuori di quanti credono in Cristo Gesù, nel suo Nome, nel suo sacrificio e nelle sue pacifiche conquiste.
O santa Chiesa Cattolica madre nostra, continua a cantare le glorie dei tuoi Apostoli più insigni, Pietro e Paolo. Ecco, noi intendiamo proseguire il tuo cantico così bello : le cui voci dal cielo s’intrecciano con le voci nostre. Tutto si risolve a vittoria finale della verità, della giustizia, della pace.

Te gloriosus apostolorum chorus! Te per orbem terrarum sancta con fitetur Ecclesia.

——————————————————————————–

(1) Cfr. S. AUG., Quaest. in Heptat. 1. I, qu. 152; P. L. 34, 589; de Doctr. Cler. 1. II, C. 38, n. 56; P. L. 34, 61; De Ordine, 1. II, c. S9, n. 50; P. L. 32, 1018; In Ioann. Evang., tr. 49, n. 7; P. L. 35, 1749.

(2) A.A.S. LII [1960], pp. 545-550.

(3) I Syn. Rom. art. 354-355-356.

Beato Giovanni XXIII: « Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100611

Sacratissimo Cuore di Gesù C, solennita : Lc 15,3-7
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell’anima,  1901-1903 (trad. Cerf, 1964, p. 242 )

« Rallegratevi  con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta  »

        Io sento che il mio Gesù si fa sempre più vicino. Egli ha permesso in questi giorni che io cadessi in mare, e non annegassi proprio tenuto conto della mia miseria e della mia superbia, per farmi capire quanto io abbia bisogno di lui. Al momento in cui rischio di venire sommerso, Gesù, camminando sulle acque, mi viene incontro sorridendo per salvarmi. Vorrei dirgli con Pietro: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,8), ma sono prevenuto dalla tenerezza del suo cuore e dalla mitezza delle sue parole: «Non temere» (Lc 5,10).

        Oh! Non temo nulla accanto a te! Riposo contro di te; come la pecora smarrita, sento battere il tuo cuore; Gesù, sono tuo una volta di più e per sempre. Con te, io sono veramente grande; senza di te sono soltanto una canna debole, ma appoggiato su di te sono una colonna. Non devo mai dimenticare la mia miseria, non però allo scopo di tremare sempre, bensì affinché, malgrado la mia umiltà e la mia confusione, io mi avvicini al tuo cuore con una fiducia sempre più grande, poiché la mia miseria è il trono della tua misericordia e del tuo amore.

Beato Giovanni XXIII : « Simone di Giovanni, mi vuoi bene più di costoro ?… mi vuoi bene?… mi vuoi bene ?»

du site:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100521

Venerdì della VII settimana di Pasqua : Jn 21,15-19
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell’anima, cap. 1958-1963

« Simone di Giovanni, mi vuoi bene più di costoro ?… mi vuoi bene?… mi vuoi bene ?»

        Il successore di Pietro sa che nella sua persona e nella sua attività, la grazia e la legge dell’amore sostengono, vivificano e ornano tutto; e, di fronte al mondo intero, la santa Chiesa trova il suo appoggio nello scambio di amore fra Gesù e lui, Simon Pietro figlio di Giovanni, come su di un sostegno invisibile e visibile: Gesù invisibile agli occhi della carne e il papa, Vicario di Cristo, visibile agli occhi del mondo intero. Considerato questo mistero di amore fra Gesù e il suo Vicario, quale onore e quale dolcezza per me, ma nello stesso tempo, quale motivo di confusione per la piccolezza, per il nulla che sono io.

        La mia vita deve essere tutta amore per Gesù, e nello stesso tempo totale effusione di bontà e di sacrificio per ogni anima e per il mondo intero. In questo episodio… il passaggio è diretto alla legge del sacrificio. Gesù stesso lo annuncia a Pietro: «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».

        Per la grazia del Signore, non sono ancora entrato in questa «vecchiaia», ma avendo compiuto ormai ottant’anni, sto sulla soglia. Devo tenermi pronto per quella ultima tappa della mia vita dove mi aspettano i limiti e i sacrifici, fino al sacrificio della vita corporale e all’apertura della vita eterna. O Gesù, eccomi pronto a tendere le mani, le mie mani già tremanti e deboli, e a lasciare che un’altro mi aiuti a vestirmi e mi sostenga per la strada. Signore, a Pietro hai aggiunto: «e ti porterà dove tu non vuoi». O, dopo tante grazie di cui ho beneficiato durante la mia lunga vita, non c’è più nulla che io non voglia. Mi hai aperto, tu, la strada, o Gesù; «Io ti seguirò dovunque andrai» (Mt 8,19).

Beato Giovanni XXIII: « Chi viene a me non avrà più fame »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100421

Mercoledì della III settimana di Pasqua : Jn 6,35-40
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
OR 20/09/59

« Chi viene a me non avrà più fame »

        Il problema economico costituisce l’incognita terribile della nostra epoca. Il problema del pane quotidiano, del benessere, è l’incertezza angosciosa che ci opprime in mezzo alle folle agitate ed insoddisfatte, ed a volte, purtroppo, affamate. È per noi un dovere unire i nostri sforzi, fare i sacrifici necessari secondo la dottrina cattolica nata dal Vangelo e le istruzioni chiare e solenni della Chiesa, per contribuire alla ricerca di una soluzione giusta per tutti. Ma invano ci sforzeremo di riempire di pane gli stomaci e di soddisfare gli altri desideri, a volte sfrenati, se non riusciremo a nutrire le anime col pane di vita, pane vero, sostanziale, divino ; a nutrirle cioè di Cristo, del quale hanno fame e per mezzo del quale soltanto, si potrà riprendere il cammino « fino al monte di Dio » (1 Re 19, 8).

        Invano chiederemo agli economisti e ai legislatori nuove forme di vita sociale, se sottraiamo agli occhi del popolo, il sorriso dolce e materno di Maria, le cui braccia sono aperte per accogliere tutti i suoi figli. Sul suo seno, la superbia si abbassa, i cuori si placano nella santa poesia della pace cristiana e dell’amore. Congiungiamo i nostri sforzi affinché non siano mai separati dal cuore dell’uomo ciò che Dio, nella dottrina cattolica e nella storia del mondo, ha così meravigliosamente unito : l’eucaristia e la Vergine.

Papa Giovanni XXIII, Vespri solenni per la commemorazione di San Paolo (30 giugno 1961)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/homilies/1961/documents/hf_j-xxiii_hom_19610630_san-paolo_it.html

VESPRI SOLENNI PER LA COMMEMORAZIONE DI SAN PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII

Patriarcale Basilica Ostiense
Venerdì, 30 giugno 1961
 

Venerabili Fratelli, diletti figli!

Ci sentiamo debitori a Sant’Agostino dell’invito a seguire con occhio attento quelle circostanze anche lievi della vita ordinaria, che egli chiama le misteriose coincidenze dei numeri (1).

Pensando stamane di buon’ora al colloquio che avremmo dovuto preparare per questo vespero a San Paolo, abbiamo scorto subito in capo pagina la data odierna, 30 giugno; ma preposta ad una Nostra pubblicazione dello scorso anno. Ricordiamo infatti, alla data del 30 giugno 1960, la nostra Lettera Apostolica «Inde a primis » (2) sulla devozione al Preziosissimo Sangue, associata a quella del Nome e del Cuore di Gesù. Nello stesso anno — 28 giugno 196o — primi vesperi di San Pietro, avevamo consegnato Noi stessi, nella Basilica Vaticana, ai figli Nostri di Roma, quale loro Vescovo, il volume del Sinodo diocesano, contenente tra l’altro in articoli distinti, ad edificazione ed a spirituale direzione dei fedeli, clero e popolo, la dottrina e la pratica di queste tre devozioni : del Nome, del Cuore e del Sangue di Gesù, convergenti, separate o congiunte, verso la stessa adorazione e lo stesso amore dolcissimo del Verbo di Dio fatto uomo a salute del mondo (3).

Al centro di questo anno, il terzo del Nostro, umilissimo da parte Nostra, ma alto servizio apostolico, sublime e formidabile, eccoci riuniti ancora in data 3o giugno.

Ma qui sono ricordi di San Paolo, il grande Dottore delle genti, che ci adunano e ci invitano a festeggiarlo e a rinnovargli il primo saluto, come se fosse al suo arrivo a questa Roma di venti secoli di storia e di gloria, intrecciante il suo nome con quello di Pietro : lui mundi magister, e Pietro coeli ianitor, l’uno e l’altro Romae parentes, arbitrique gentium.

In realtà tutto torna bene, e al posto suo : Pietro ha il governo universale della Chiesa; e Paolo l’altissima missione di Dottore delle genti, in subordinazione però perfetta dello stesso magistero confidato da Cristo al Principe degli Apostoli.

Ebbene, che cosa vogliamo ancora dire a San Paolo nella celebrazione centenaria del suo arrivo a Roma, dove ha già avuto una manifestazione degna, molteplice e solenne di ammirazione e di culto? È con lieto compiacimento che abbiamo seguito in spirito le varie segnalazioni promosse e organizzate dal fervore del Comitato esecutivo e degli incliti Monaci di questa gloriosa Abbazia Ostiense. Per la dignità del compito di custodire la tomba di San Paolo attraverso i secoli, questa Abbazia può appropriarsi alcune parole dell’inno di Elpide : Roma felix… tu purpurata ceteras excellis orbis una pulchritudines.

Pensavamo che la Nostra personale presenza a questa solenne cerimonia vespertina, che veramente fa onore a tutti per la dignità e lo splendore dei personaggi componenti il Sacro Collegio dei Cardinali, della Prelatura e dei nobili rappresentanti dell’Ordine Civico, avrebbe potuto avere un più appropriato suggello da una Nostra parola ampia e festosa.

Le circostanze di queste ultime settimane, l’angustia temporale, non Ci hanno concesso di poterla preparare. Le coincidenze per altro del 3o giugno non stanno esse innanzi a Noi, come ad indicarCi che niente di meglio e di più convenevole dovrebbe essere pronunziato in onore di San Paolo, apostolo delle genti, quanto un richiamo alla sua persona e alla sua dottrina, come ad illustrazione e a splendore fiammeggiante del Nome, del Cuore e del Sangue di Cristo?

Questa sera si conclude l’esercizio di pietà popolare del mese dedicato al Sacro Cuore; e domani si inizia il luglio che a Pio XI di venerata e gloriosa memoria piacque di consacrare con culto solenne al mistero del Sangue di Gesù.

Ah! certo, diletti figli, è a questa sorgente dì celeste dottrina e di pietà distintissima che bisogna ricondurre i nostri contemporanei, sottraendoli al gusto di troppe cisterne dissipate, in cui certa letteratura corre pericolo d’inaridirsi. Tornare ai Libri Sacri adunque, ad alcuni specialmente : i Salmi i ricchissimi Sapienziali dell’Antico Testamento; i Vangeli le Lettere Apostoliche del Nuovo.

Quanta semplicità ed immediatezza di insegnamento e di buon indirizzo per la vita pratica.

San Pietro, Princeps Apostolorum, ha scritto due Lettere sole ai cristiani che si trovavano a più diretto contatto con lui, ne abbiamo scelto ieri qualche tratto per i fedeli, che assistevano devotissimamente alla Messa che abbiamo celebrato nella sua festività sull’altare della Confessione.

San Paolo scrisse invece quattordici Lettere, alcune di assai profonda e di vasta importanza : tutte attraenti e preziose.

L’elogio che San Giovanni Crisostomo pronunciò e scrisse dell’epistolario paolino basta a sollevare godimento ed esaltazione. Sì : studi già compiuti e pubblicati nel riferimento e nel richiamo al Nome di Gesù, al suo Cuore ed al suo Sangue riempiono lo spirito di tale luce, il cuore di tale dolcezza, da porre in disgusto ogni altra lettura, e da ricreare anche nei figli della presente generazione quel desiderio, che è stato alla base della formazione felice di giovinezze messe in condizione di disporsi a portare con onore le responsabilità per l’avvenire.

In ogni composizione musicale che eccelle e solleva entusiasmi, si esprimono presto alcune note fondamentali che costituiscono tutto il fascino dell’opera d’arte.

Ebbene, uno studio attento, una illustrazione dottrinale circa il Nome, il Cuore e il Sangue di Gesù fatti sulle lettere di San Paolo, oh! quale incanto di carità divina; quale suadente richiamo al sacrificio di espiazione e di salute; quale esaltazione per lo spirito; quanta dolcezza di abbandono alla santa volontà del Signore, che ci vuole salvi tutti, e tutti santi e santificatori!

È a questo studio profondo e delicato delle basi teologiche delle principali devozioni del popolo cristiano che è. buona cosa incoraggiare sacerdoti e fedeli, avviare specialmente i futuri maestri della generazione a noi contemporanea e di quella che ci seguirà dappresso, a dignità e ad elevazione di alta e più penetrante catechesi di cui si scorgono qua e là indicazioni interessanti e fervorose.

Questo significa onorare i Santi più insigni nelle ricorrenze storiche che ne celebrano la vita e il culto. Far servire la dottrina di cui furono e restano maestri a progresso di profonda pietà, ad efficacia di santa edificazione.

Per dare ancora un tocco all’invito di Sant’Agostino a non trascurare nella vita cristiana le coincidenze dei numeri, sia concesso a quante anime ardenti seguono il vasto movimento di preparazione del Concilio Ecumenico Vaticano II di ricordare che la prima scintilla — veramente parva, ma decisa scintilla — è di qua, dappresso la tomba di San Paolo Apostolo che è brillata d’improvviso, ed ha determinato l’incendio di fraternità fervorosa, che è divenuta la grande gioia degli occhi e dei cuori di quanti credono in Cristo Gesù, nel suo Nome, nel suo sacrificio e nelle sue pacifiche conquiste.

O santa Chiesa Cattolica madre nostra, continua a cantare le glorie dei tuoi Apostoli più insigni, Pietro e Paolo. Ecco, noi intendiamo proseguire il tuo cantico così bello : le cui voci dal cielo s’intrecciano con le voci nostre. Tutto si risolve a vittoria finale della verità, della giustizia, della pace.

Te gloriosus apostolorum chorus! Te per orbem terrarum sancta con fitetur Ecclesia.

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(1) Cfr. S. AUG., Quaest. in Heptat. 1. I, qu. 152; P. L. 34, 589; de Doctr. Cler. 1. II, C. 38, n. 56; P. L. 34, 61; De Ordine, 1. II, c. S9, n. 50; P. L. 32, 1018; In Ioann. Evang., tr. 49, n. 7; P. L. 35, 1749.

(2) A.A.S. LII [1960], pp. 545-550.

(3) I Syn. Rom. art. 354-355-356.

Publié dans:PAPA GIOVANNI XXIII |on 9 septembre, 2009 |Pas de commentaires »

Beato Giovanni XXIII : « Vi do la mia pace »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090512

Martedì della V settimana di Pasqua : Jn 14,27-31
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Enciclica « Pacem in Terris » (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

« Vi do la mia pace »

Ogni credente, in questo nostro mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa (Mt 5,14 ; 13,33): e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio. Infatti non si dà pace fra gli uomini se non vi è pace in ciascuno di essi, se cioè ognuno non instaura in se stesso l’ordine voluto da Dio… È questa un’impresa tanto nobile ed alta che le forze umane, anche se animate da ogni lodevole buona volontà, non possono da sole portare ad effetto. Affinché l’umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di Dio, è necessario l’aiuto dall’alto…

Cristo ha vinto nella sua dolorosa passione e morte il peccato, elemento disgregatore e apportatore di lutti e squilibri… « Egli è la nostra pace, egli che delle due ne ha fatta una sola… E venne ad evangelizzare la pace a voi, che eravate lontani, e la pace ai vicini » (Ef 2,14-17). E nella liturgia di questi giorni risuona l’annuncio: « Gesù, nostro Signore, risorto, venne e si fermò in mezzo ai suoi discepoli e disse loro: « Pace a voi, alleluia ». E i discepoli gioirono al vedere il Signore » (cfr. Gv 20,19s). Egli lascia la pace, egli porta la pace: « Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi » (Gv 14,27)…

Questa è la pace che chiediamo a lui con l’ardente sospiro della nostra preghiera. Allontani egli dal cuore degli uomini ciò che la può mettere in pericolo; e li trasformi in testimoni di verità, di giustizia, di amore fraterno. Illumini i responsabili dei popoli… Accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.

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