Archive pour la catégorie 'PADRI DEL DESERTO'

SANT’ANTONIO ABATE

dal sito:

http://www.psase.it/avvisi/monachesimo.htm#Sant%E2%80%99Antonio_abate,_Padre_dei_monaci_

SANT’ANTONIO ABATE

L’avventura del monachesimo cristiano

Il titolo allude ai due riferimenti biblici più ricorrenti nell’esperienza monastica. Occorrerebbe un corso di decine di ore per percorrere anche solo in modo sommario la grande storia di santità, di civiltà e di cultura del monachesimo cristiano, storia ancora oggi viva in tutto il mondo. D’altra parte sarebbe facile perdersi tra tantissimi nomi strani di santi oggi per lo più sconosciuti e di ordini altrettanto oscuri, che si incontrano anche in storia ed hanno scritto pagine gloriose nella nostra civiltà. Vogliamo approfondire solo il monachesimo: non parleremo quindi dei Francescani, dei Domenicani, dei Gesuiti e degli altri ordini religiosi. Religioso è colui che osserva le tre promesse di castità, povertà e obbedienza; monaco chi le vive in una comunità di clausura (più o meno stretta) sotto la guida di un abate. Per conoscere meglio il monachesimo ci soffermeremo su due giganti dello spirito: sant’Antonio abate, padre del monachesimo cristiano, e san Benedetto, padre del monachesimo occidentale.

Letture del Nuovo Testamento

Il modello per la vita monastica è quello della vita di Gesù e dei santi apostoli. In particolare i monaci hanno avuto presente soprattutto due riferimenti ideali: l’esperienza di Gesù e del Battista nel deserto e l’esperienza della prima comunità cristiana  a Gerusalemme. Li puoi leggere nella tua Bibbia o nel tuo Vangelo:  At 2,42-48; 4,32-35; Lc 4,1-2 e paralleli.

Sant’Antonio abate, Padre dei monaci

eremita egiziano, 250-356 memoria il 17 gennaio

 Del monaco più illustre della Chiesa antica, morto ultra centenario (250-356), ci è pervenuto dei più bei esempi di biografia. Ne è autore S. Atanasio, che di Antonio era amico e zelante discepolo. Il biografo non ha trascurato alcun particolare che potesse illuminare sulla personalità, le abitudini, il carattere, le opere e il pensiero del caposcuola del monachesimo. Nato a Come nel cuore dell’Egitto, a vent’anni Antonio aveva abbandonato ogni cosa per seguire alla lettera il consiglio di Gesù: « Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai… ». Si rifugiò dapprima in una zona deserta e inospitale tra antiche tombe abbandonate e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse per ottant’anni vita di anacoreta.
L’esperienza del « deserto », in senso reale o figurato, è ormai un metodo di vita ascetica, fatto di austerità, di sacrificio e di estrema solitudine: S. Antonio, se non l’iniziatore, ne fu l’esempio più insigne e stimolante. Infatti, pur non avendo redatto alcuna regola di vita monastica o aver incoraggiato altri a seguirlo nel deserto, Antonio esercitò un grande influsso dapprima tra i suoi conterranei, e poi in tutta la Chiesa. Il richiamo della sua straordinaria avventura spirituale, pur in assenza dei mass media e delle rapide comunicazioni moderne, si propagò a tal punto che da tutto l’Oriente monaci, pellegrini, sacerdoti, vescovi, e anche infermi e bisognosi, accorrevano a lui per ricevere consigli o conforto. Lo stesso Costantino e i suoi figli si mantennero in contatto con il santo anacoreta.
Pur prediligendo la solitudine e il silenzio, Antonio non si sottrasse ai suoi obblighi di cristiano impegnato a riversare sugli altri i doni con cui Dio aveva ricolmato la sua anima: due volte egli lasciò il suo eremitaggio per recarsi ad Alessandria, sapendo che la sua presenza avrebbe infuso coraggio ai cristiani perseguitati da Massimino Daia. La seconda volta vi si recò dietro invito di S. Atanasio, per esortare i cristiani a mantenersi fedeli alla dottrina sancita nel concilio di Nicea (325). Non è possibile parlare di questo illuminato « contestatore » senza accennare alle tentazioni che turbarono la sua solitudine nel deserto e che fornirono a pittori come Domenico Morelli il pretesto per ritrarlo tra donne sensuali: S. Antonio fu infatti bersaglio di molteplici tentazioni del maligno che gli appariva sotto sembianze angeliche, umane e bestiali. Questo santo umanissimo, pur nell’austera immagine dell’anacoreta, è veneratissimo come protettore degli animali domestici, umile ruolo che lo rende tuttora popolare ed amato.

(Piero Bargellini)

Brani scelti tratti  dalla “Vita di sant’Antonio” scritta da Sant’Atanasio vescovo

La vocazione
“Morti i genitori, Antonio rimase solo con una piccola sorella. Aveva diciotto o vent’anni e aveva cura egli stesso della casa e della sorella. Non erano passati sei mesi dalla morte dei genitori e andando come al solito in chiesa, camminando pensava e rifletteva come gli apostoli avessero lasciato tutto per seguire il Signore, come negli Atti si narri dei cristiani che vendevano i loro beni e ne portavano il prezzo ai piedi degli apostoli, perché fosse distribuito ai bisognosi, e quale grande ricompensa fosse per questi preparata in cielo.
Con tali pensieri entrò in chiesa e avvenne che si leggesse il Vangelo in cui il Signore dice al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri poi vieni e seguimi e avrai un tesoro in cielo”.
Antonio, ritenendo che i precedenti pensieri gli fossero stati ispirati da Dio e come se quella lettura fosse proprio per lui, subito, uscito di chiesa, donò alla gente del paese i beni ereditati dai genitori (erano 50 ettari di ottimo terreno); vendette i beni mobili che aveva e, conservata una parte per la sorella, diede ai poveri il denaro ricavato.  E iniziò la vita ascetica, mortificandosi e pregando….

Lo stile di vita
Lavorava con le sue mani, avendo udito “il pigro non mangi!” (1 Ts 5,17), e con il guadagno provvedeva il pane per sé e  faceva l’elemosina. Pregava continuamente, sapendo che in privato bisogna sempre far orazione. Stava poi così attento alla lettura che non gliene sfuggiva una parola e la conservava tutta in modo che la memoria gli teneva luogo di un libro. …
Prendeva cibo una sola volta al giorno dopo il tramonto del sole, ma talvolta mangiava ogni due giorni e, spesso, ogni quattro. Il vitto era pane e sale, la bevanda solo acqua; di carne e vino, nemmeno parlarne, perché poiché tutti gli asceti fervorosi se ne astenevano. Per letto gli bastava una stuoia, ma per lo più dormiva sulla nuda terra…

La spiritualità
Egli teneva questa massima, veramente originale, che il progresso nella virtù non si misura col tempo né con la separazione dal mondo, ma con l’intensità del desiderio e la saldezza del proposito. Egli dunque non badava al tempo trascorso ma considerava ogni giorno come se fosse quello il principio della vita ascetica,  sforzandosi di progredire con sempre maggior fervore e tenendo presente il detto di Paolo: Non penso più a ciò che mi resta alle spalle, e mi do a  tutto quello che mi sta davanti, e ricordando il profeta Elia che dice: Vive il Signore, al cui cospetto oggi mi presento. Diceva: oggi, e non badava più al passato, ma ogni si adoperava a presentarsi a Dio in modo degno di Lui, puro di cuore e pronto ad ascoltare  la sua volontà e niente altro. Pensava anche che l’asceta deve imparare dal grande Elia e rispecchiarsi negli esempi di lui. 

Publié dans:PADRI DEL DESERTO |on 10 mai, 2011 |Pas de commentaires »

SABATO 22 MAGGIO 2010 – VII SETTIMANA DI PASQUA C

SABATO 22 MAGGIO 2010 – VII SETTIMANA DI PASQUA C

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   At 28,16-20.30-31
Paolo rimase a Roma, annunciando il regno di Dio.

Dagli Atti degli Apostoli
Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.
Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Terza lettera di san Giovanni, apostolo

Camminiamo nella verità
Io, il presbitero, al carissimo Gaio, che amo nella verità. Carissimo, faccio voti che tutto vada bene e che tu sia in buona salute, come va bene per la tua anima. Molto infatti mi sono rallegrato quando sono giunti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza che tu sei verace in quanto tu cammini nella verità. Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.
Carissimo, tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, benché forestieri. Essi hanno reso testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa, e farai bene a provvederli nel viaggio in modo degno di Dio, perché sono partiti per amore del nome di Cristo, senza accettare nulla dai pagani. Noi dobbiamo perciò accogliere tali persone per cooperare alla diffusione della verità.
Ho scritto qualche parola alla Chiesa, ma Diotrefe, che ambisce il primo posto tra loro, non ci vuole accogliere. Per questo, se verrò, gli rinfaccerò le cose che va facendo, sparlando contro di noi con voci maligne. Non contento di questo, non riceve personalmente i fratelli e impedisce di farlo a quelli che lo vorrebbero e li scaccia dalla Chiesa.
Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha veduto Dio.
Quanto a Demetrio, tutti gli rendono testimonianza, anche la stessa verità; anche noi ne diamo testimonianza e tu sai che la nostra testimonianza è veritiera.
Molte cose avrei da scriverti, ma non voglio farlo con inchiostro e penna. Spero però di vederti presto e parleremo a viva voce.
La pace sia con te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.

Responsorio  Cfr. 3 Gv 11; 1 Pt 2, 19
R. Non imitare il male, ma il bene. * Chi fa il bene è da Dio, alleluia.
V. E’ una grazia patire da innocenti anziché da colpevoli.
R. Chi fa il bene è da Dio, alleluia.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di un autore africano del sec. VI
(Disc. 8, 1-3; PL 65, 743-744)

L’unità della Chiesa parla in tutte le lingue
Gli apostoli hanno parlato in tutte le lingue. Così certamente Dio volle allora manifestare la presenza dello Spirito Santo, in modo che colui che l’avesse ricevuto, potesse parlare in tutte le lingue. Bisogna infatti comprendere bene, fratelli carissimi, che è proprio grazie allo Spirito santo che la carità di Dio si trova nei nostri cuori. E poiché la carità doveva radunare la Chiesa di Dio da ogni parte del mondo, un solo uomo, ricevendo lo Spirito Santo, poté allora parlare tutte le lingue. Così ora la Chiesa, radunata per opera dello Spirito Santo, esprime la sua unità in tutte le lingue.
Perciò se qualcuno dirà a uno di noi: Hai ricevuto lo Spirito Santo, per quale motivo non parli in tutte le lingue? Devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, infatti sono inserito in quel corpo di Cristo cioè nella Chiesa, che parla tutte le lingue. Che cosa altro in realtà volle significare Dio per mezzo della presenza dello Spirito Santo, se non che la sua Chiesa avrebbe parlato in tutte le lingue?
Si compì in questo modo ciò che il Signore aveva promesso: Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, ma si mette vino nuovo in otri nuovi e così ambedue si conservano (cfr. Lc 5, 37-38). Perciò quando si udì parlare in tutte le lingue, alcuni a ragione andavano dicendo: «Costoro si sono ubriacati di mosto» (At 2, 13). Infatti erano diventati otri nuovi rinnovati dalla grazia della santità, in modo che ripieni di vino nuovo, cioè dello Spirito Santo, parlando tutte le lingue, erano ferventi, e rappresentavano con quel miracolo evidentissimo che la Chiesa sarebbe diventata cattolica per mezzo delle lingue di tutti i popoli.
Celebrate quindi questo giorno, come membra dell’unico corpo di Cristo. Infatti non lo celebrerete inutilmente se voi sarete quello che celebrate. Se cioè sarete incorporati a quella Chiesa, che il Signore colma di Spirito Santo, estende con la sua forza in tutto il mondo, riconosce come sua, venendo da essa riconosciuto.
Lo Sposo non ha abbandonato la sua Sposa, perciò nessuno gliene può dare un’altra diversa. Solo a voi, infatti, che siete formati dall’unione di tutti i popoli, cioè a voi, Chiesa di Cristo, corpo di Cristo, sposa di Cristo, l’Apostolo dice: Sopportatevi a vicenda con amore e cercate di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace (cfr. Ef 4, 2). Vedete che dove comandò di sopportarci vicendevolmente, là pose l’amore. Dove constatò la speranza dell’unità, là mostrò il vincolo della pace.
Questa è la casa di Dio, edificata con pietre vive, nella quale, egli si compiace di abitare e dove i suoi occhi non debbano essere offesi da nessuna sciagurata divisione.

Responsorio   Cfr. At 15, 8-9; 11, 18
R. Dio che conosce l’uomo, ha dato anche ai pagani lo Spirito Santo, come a noi, purificando i loro cuori con la fede, * e non ha fatto differenze tra noi e loro, alleluia.
V. Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano per avere la vita;
R. e non ha fatto differenze tra noi e loro, alleluia.

San Macario : « Il Figlio dell’uomo è signore del sabato »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090905

Sabato della XXII settimana del Tempo Ordinario : Lc 6,1-5
Meditazione del giorno
San Macario ( ? – 405), monaco in Egitto
Omelie spirituale, no. 35 ; S0 40, 302

« Il Figlio dell’uomo è signore del sabato »

Nella Legge data da Mosè, che era solo un’ombra delle cose future (Col 2,17), Dio prescriveva a tutti di riposarsi e di non svolgere alcun lavoro il giorno del sabato. Ma quel giorno era un simbolo e un’ombra del vero sabato, che è concesso all’anima dal Signore… Il Signore, infatti, chiama l’uomo al riposo dicendogli: « Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò » (Mt 11,28). E a tutte le anime che si fidano di lui e si avvicinano a lui, egli dà il riposo, liberandole da pensieri fastidiosi, opprimenti e impuri. Così, esse cessano completamente di essere in balìa del male e celebrano un vero sabato, delizioso e santo, una festa dello Spirito, con indicibile gioia e felicità. Rendono a Dio un culto puro, a lui gradito poiché procede da un cuore puro. Questo è il sabato vero e santo.

Anche noi, allora, supplichiamo Dio di farci entrare in questo riposo, di tralasciare i pensieri vergognosi, cattivi e vani, affinché possiamo servire Dio con cuore puro e celebrare la festa dello Spirito Santo. Beati coloro che entrano in questo riposo.

San Macario: La vita comunitaria : « Voi siete tutti fratelli »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090310

Meditazione del giorno
San Macario ( ? – 405), monaco in Egitto
Discorsi, 3, 1-3 ; PG 34, 467-470

La vita comunitaria : « Voi siete tutti fratelli »

Qualunque cosa facciano i fratelli, devono mostrarsi caritevoli e gioiosi gli uni con gli altri. Chi lavora parlerà così di chi prega: «Il tesoro che possiede mio fratello, ce l’ho anch’io, poiché ci è comune». Da parte sua, chi prega dirà di chi legge: «Il beneficio che egli trae dalla sua lettura arricchisce anche me». E chi lavora dirà ancora: «Per il bene della comunità io compio questo servizio».

Le molte membra del corpo formano un solo corpo e si sostengono a vicenda compiendo ognuno il suo incarico. L’occhio vede per il corpo intero; la mano lavora per le altre membra; il piede, camminando, le porta tutte. Un membro soffre quando un altro soffre. In questo modo i fratelli devono comportarsi gli uni con gli altri (cfr Rm 12,4-5). Chi prega non giudicherà chi lavora perché questi non prega. Chi lavora non giudicherà chi prega… Chi serve non giudicherà gli altri. Al contrario, ognuno, qualunque cosa faccia, agirà per la gloria di Dio (cfr 1 Cor 10,31; 2 Cor 4,15).

In questo modo una grande concordia e una soave armonia formeranno il «vincolo della pace» (Ef 4,3), che li unirà gli uni con gli altri e li farà vivere con trasparenza e semplicità sotto lo sguardo benevolo di Dio. L’essenziale, ovviamente, e il perseverare nella preghiera. D’altronde una sola cosa è chiesta: ognuno deve possedere nel suo cuore questo tesoro che è la presenza vivente e spirituale del Signore. Sia che lavori, sia che preghi, sia che legga, ognuno deve poter dire di se stesso di essere in possesso di quel bene imperituro che è lo Spirito Santo.

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