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LUNEDÌ 19 GENNAIO 2009 – II SETTIMANA DEL T.O.

LUNEDÌ 19 GENNAIO 2009

MESSA DEL GIORNO

Prima Lettura   Eb 5, 1-10
Fratelli, ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza, a motivo della quale deve offrire anche per se stesso sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo.
Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: “Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato”. Come in un altro passo dice: “Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchisedek”.
Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dalla «Lettera agli Efesini» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 13 – 18, 1; Funk 1, 183-187)

Nella fede e nella carità di Cristo
Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso, le forze di Satana sono annientate e il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede. Nulla è più prezioso della pace, che disarma ogni nemico terrestre e spirituale.
Nessuna di queste verità vi rimarrà nascosta se saranno perfetti la vostra fede e il vostro amore per Gesù Cristo. Queste due virtù sono il principio e il fine della vita: la fede è il principio, l’amore il fine. L’unione di tutte e due è Dio stesso, e le altre virtù che conducono l’uomo alla perfezione ne sono una conseguenza.
Chi professa la fede non commette il peccato e chi possiede l’amore non può odiare. «Dal frutto si conosce l’albero» (Mt 12, 33): così quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede fino alla fine.
E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo. E’ cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna. Uno solo è il maestro, il quale «parla e tutto è fatto» (Sal 32, 9), e anche le opere che egli fece nel silenzio sono degne del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù è in grado di capire anche il suo silenzio e di giungere così alla perfezione. Egli con la sua parola opererà e con il suo silenzio si farà conoscere.
Nulla è nascosto al Signore; anche i nostri segreti sono davanti al suo sguardo. Facciamo dunque ogni cosa nella consapevolezza che egli abita in noi, perché possiamo essere suo tempio e perché egli in noi sia il nostro Dio. Così è di fatto e lo vedremo con i nostri occhi se giustamente lo amiamo.
Non illudetevi, fratelli miei; coloro che corrompono le famiglie non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor 6, 9-10). Se coloro che così fecero secondo la carne furono puniti con la morte, quanto più non dovrà essere punito colui che con perversa dottrina corrompe la fede divina, per la quale Gesù Cristo è stato crocifisso? Un uomo macchiatosi di un tale delitto andrà nel fuoco inestinguibile, e così pure chi lo ascolta.
Il Signore ha ricevuto sul suo corpo un’unzione preziosa, perché si diffondesse nella sua Chiesa il profumo dell’immortalità. Guardatevi dunque dalle pestifere esalazioni del principe di questo mondo, cioè dai suoi errori, perché non vi trascini in schiavitù, lontano dalla vita che vi aspetta. Perché non diventiamo tutti saggi, ricevendo la conoscenza di Dio, che è Gesù Cristo? Perché corriamo stoltamente alla rovina, per l’ignoranza del dono che il Signore ci ha benignamente concesso?
Il mio spirito non è che un nulla, ma è associato alla croce, la quale se è scandalo per gli increduli, per noi invece è salvezza e virtù eterna (cfr. 1 Cor 1, 20-23).

Responsorio    Col 3, 17; 1 Cor 10, 31
R. Tutto quello che fate in parole e in opere, si compia nel nome del Signore Gesù, * in rendimento di grazie a Dio Padre per mezzo di lui.
V. Fate tutto per la gloria di Dio,
R. in rendimento di grazie a Dio Padre per mezzo di lui.

VESPRI

Lettura breve   1 Ts 2, 13
Noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.

storia di San Policarpo Vescovo e martire (Smirne – attuale Turchia – anno 69)

dal sito:

http://santiebeati.it/dettaglio/22900

San Policarpo Vescovo e martire

23 febbraio

Smirne (attuale Turchia), anno 69 – 23 febbraio 155

Nato a Smirne nell’anno 69 «fu dagli Apostoli stessi posto vescovo per l’Asia nella Chiesa di Smirne». Così scrive di lui Ireneo, suo discepolo e vescovo di Lione in Gallia. Policarpo viene messo a capo dei cristiani del luogo verso il 100. Nel 107 è testimone del passaggio per Smirne di Ignazio, vescovo di Antiochia, che va sotto scorta a Roma dove subirà il martirio. Policarpo lo ospita e più tardi Ignazio gli scriverà una lettera divenuta poi famosa. Nel 154 Policarpo va a Roma per discutere con papa Aniceto sulla data della Pasqua. Dopo il suo ritorno a Smirne scoppia una persecuzione. L’anziano vescovo (ha 86 anni) viene portato nello stadio, perché il governatore romano Quadrato lo condanni. Policarpo rifiuta di difendersi davanti al governatore, che vuole risparmiarlo, e alla folla, dichiarandosi cristiano. Verrà ucciso con la spada. Sono circa le due del pomeriggio del 23 febbraio 155. (Avvenire)

Etimologia: Policarpo = che dà molti frutti, dal greco

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che è venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e ultimo testimone dell’epoca apostolica; sotto gli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in Asia, nell’odierna Turchia, nell’anfiteatro al cospetto del proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato al rogo, mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i martiri e di prendere parte al calice di Cristo.

E’ stato istruito nella fede da « molti che avevano visto il Signore », e « fu dagli Apostoli stessi posto vescovo per l’Asia nella Chiesa di Smirne ». Così scrive di lui Ireneo, suo discepolo e vescovo di Lione in Gallia. Policarpo, nato da una famiglia benestante di Smirne, viene messo a capo dei cristiani del luogo verso l’anno 100. Nel 107 è testimone di un evento straordinario: il passaggio per Smirne di Ignazio, vescovo di Antiochia, che va sotto scorta a Roma dove subirà il martirio, decretato in una persecuzione locale. Policarpo lo ospita durante la sosta, e più tardi Ignazio gli scrive una lettera che tutte le generazioni cristiane conosceranno, lodandolo come buon pastore e combattente per la causa di Cristo.
Nel 154 Policarpo dall’Asia Minore va a Roma in tutta tranquillità, per discutere con papa Aniceto (di origine probabilmente siriana) sulla data della Pasqua. E da Lione un altro figlio dell’Asia Minore, Ireneo, li esorta a non rompere la pace fra i cristiani su questo problema. Roma celebra la Pasqua sempre di domenica, e gli orientali sempre il 14 del mese ebraico di Nisan, in qualunque giorno della settimana cada. Aniceto e Policarpo non riescono a mettersi d’accordo, ma trattano e si separano in amicizia.
Periodi di piena tranquillità per i cristiani sono a volte interrotti da persecuzioni anticristiane, per lo più di carattere locale. Come quella che appunto scoppia a Smirne, dopo il ritorno di Policarpo da Roma, regnando l’imperatore Antonino Pio. Undici cristiani sono già stati uccisi nello stadio quando un gruppo di facinorosi vi porta anche il vecchio vescovo (ha 86 anni), perché il governatore romano Quadrato lo condanni. Quadrato vuole invece risparmiarlo e gli chiede di dichiararsi non cristiano, fingendo di non conoscerlo. Ma Policarpo gli risponde tranquillo: « Tu fingi di ignorare chi io sia. Ebbene, ascolta francamente: io sono cristiano ». Rifiuta poi di difendersi di fronte alla folla, e si arrampica da solo sulla catasta pronta per il rogo. Non vuole che lo leghino. Verrà poi ucciso con la spada. E’ il 23 febbraio 155, verso le due del pomeriggio. Lo sappiamo dal Martyrium Polycarpi, scritto da un testimone oculare in quello stesso anno. E’ la prima opera cristiana dedicata unicamente al racconto del supplizio di un martire. E anzi è la prima a chiamare “martire” (testimone) chi muore per la fede.
Tra le lettere di Policarpo alle comunità cristiane vicine alla sua, si conserverà quella indirizzata ai Filippesi, in cui il vescovo ricorda la Passione di Cristo: « Egli sofferse per noi, affinché noi vivessimo in Lui. Dobbiamo quindi imitare la sua pazienza… Egli ci ha lasciato un modello nella sua persona ». Policarpo quella pazienza l’ha imitata. Ed ha accolto e realizzato pure l’esortazione di Ignazio, che nella sua lettera prima del martirio gli scriveva: « Sta’ saldo come incudine sotto i colpi ».

Autore: Domenico Agasso

Publié dans:PADRI APOSTOLICI |on 1 octobre, 2008 |Pas de commentaires »

Seconda Lettera di Policarpo ai Filippesi

da domenica 28 settembre a giovedì 2 ottobre la seconda lettura dell’Ufficio delle Letture è la: Lettera di San Policarpo ai Filippesi; ho visto che non viene scritto sempre la seconda lettera, difatti le lettere di Policarpo ai Filippesi sono due, la prima però è brevissima; San Policarpo, viene considerato tra i Padri apostolici – metto anche la sua storia – la lettera è, direi, « intrisa » del penseiro di Paolo, per cui la posto tutta separatamente dalla liturgia, l’ho presa dal sito del quale metto sotto il link, la traduzione è un po’ diversa da quella che trovo nella liturgia delle ore e dal libro che ho a casa, ma penso che vada bene ugualmente, importante è che ci sono tutte le citazioni, al Nuovo Testamento ed a Paolo, dal sito:

http://www.geocities.com/Augusta/Links/7347/PoPh2.html

Seconda Lettera di Policarpo ai Filippesi

Saluto

Policarpo e con lui i presbiteri alla Chiesa di Dio che dimora a Filippi. La misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo salvatore siano piene per voi.

Lodi ai Filippesi

I, 1. Mi sono rallegrato molto per voi, nel nostro Signore Gesù Cristo perché avete accolto i prototipi della vera carità. Come era conveniente avete accompagnato quelli che erano legati dalle sante catene, i diademi degli eletti veramente di Dio e di nostro Signore. 2. In oltre perché la salda radice della vostra fede, famosa fin da i tempi antichi¹ rimane ancora e reca frutto nel Signore nostro Gesù Cristo che per i nostri peccati ha accettato di andare a morte e che « Dio ha risuscitato, liberandolo dai dolori dell’inferno »². 3. « In lui voi credete senza vederlo con una gioia indicibile e gloriosa »³ che molti desiderano conseguire. Voi sapete che siete salvi per grazia non per le opere4 ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo.

Amare ciò che egli ha amato

II, 1. Perciò cinti i fianchi servite Dio nel timore5 e nella verità, tralasciate la parola vana e l’errore di molti credendo in lui che ha risuscitato dai morti il Signore nostro Gesù Cristo e gli ha dato gloria6 e un trono alla sua destra. A lui è soggetta ogni cosa del cielo e della terra, a lui è sottoposto ogni spirito. Egli verrà giudice dei vivi e dei morti7 e del suo sangue Dio chiederà conto a quelli che non credono in lui. 2. Chi l’ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi8 se facciamo il suo volere e camminiamo con i suoi comandamenti amando quello che egli amò, lontani da ogni ingiustizia, cupidigia, avarizia, maldicenza, falsa testimonianza, senza rendere male per male o ingiuria per ingiuria, pugno per pugno9 o imprecazione per imprecazione. 3. Siamo memori di ciò che disse il Signore insegnando: Non giudicate per non essere giudicati, perdonate e sarete perdonati; siate misericordiosi per trovare misericordia; con la misura che misurerete sarete misurati10 e beati i poveri e i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno di Dio11.

Rafforzarsi nella fede

III, 1. Fratelli, rivolgendomi a voi, scrivo queste cose sulla giustizia non di mia iniziativa, ma perché me l’avete chiesto. 2. Né io né altri simile a me può raggiungere la sapienza del beato Paolo che presente tra voi di fronte agli uomini di allora insegnò con esattezza e sicurezza la parola di verità. Egli lontano da voi scrisse una lettera che se meditate potete rafforzarvi nella fede che vi fu data. 3. Questa fede e’ la madre di tutti noi, seguita dalla speranza e preceduta dalla carità verso Dio, Cristo e il prossimo. Se qualcuno di voi vi aderisce ha adempiuto il precetto della giustizia. Chi ha la carità è lontano da ogni peccato.

A Dio nulla sfugge

IV, 1. L’avarizia è il prirno di tutti i mali12. Sapendo che nulla abbiamo portato al mondo, e nulla abbiamo da portar via13, indossiamo le armi della giustizia14 ed insegniamo prima a noi stessi a camminare nella legge del Signore. 2. Inoltre che le vostre donne nella fede loro data, nella carità e nella purezza e prediligendo i loro mariti in ogni fedeltà e amando ugualmente tutti nella castita’, educhino i figli nel timore di Dio. 3. Che le vedove siano sagge nella fede del Signore, ed intervengano continuamente per tutti, lontano da ogni calunnia, maldicenza, falsa testimonianza, avarizia ed ogni male. Tengano presente che esse sono santuario di Dio e che egli scruta minutamente ogni cosa, e che nulla gli sfugge delle parole, dei pensieri e dei segreti del cuore15

Servitori di Cristo

V, 1. Sapendo che « Dio non si burla »16 dobbiamo camminare in modo degno della sua legge e gloria. 2. Cosi i diaconi siano irreprensibili di fronte alla sua giustizia come servitori di Cristo e di Dio C non degli uomini: non calunniatori, non doppi nella parola, non avari, puri in ogni cosa, pieni di misericordia, zelanti, camminando secondo la carità del Signore che si fece servitore di tutti. Se a lui piaceremo in questo mondo otterremo quello futuro. Egli ci ha promesso di risuscitarci dai morti e se vivremo in maniera degna di lui, abbiamo cioè fede, regneremo con lui17 3. Ugualmente i giovani siano irreprensibili in tutto, considerando la purezza e frenandosi davanti ad ogni male. E’ bello distaccarsi dalle passioni del mondo, poiché ogni passione fa guerra contro lo spirito18, e né i fornicatori, né gli effeminati, né i sodomiti erediteranno il regno di Dio19, ne’ coloro che fanno stranezze. Per questo occorre che siano lontani da tutti questi mali e soggetti ai presbiteri e ai diaconi come a Dio e a Cristo. Le vergini devono camminare con coscienza irreprensibile e pura.

Ognuno renderà conto di sé

VI, 1. I presbiteri siano indulgenti e misericordiosi verso tutti, richiamino gli sviati20 e visitino tutti gli infermi senza trascurare la vedova, l’orfano e il povero, ma solleciti del bene davanti a Dio e agli uomini21. Si astengano da ogni ira, faziosità, giudizio ingiusto, lontani da ogni cupidigia di danaro, non prestando facilmente fede ad alcuno, non severi nel giudizio sapendo che tutti siamo debitori del peccato. 2. Se preghiamo il Signore che ci perdoni, dobbiamo anche noi perdonare. Siamo tutti sotto gli occhi del Signore e di Dio e tutti dovremo presentarci al tribunale di Cristo. Ognuno renderà conto di sé22. Serviamolo dunque con timore e con ogni attenzione, come egli stesso ci ha prescritto, gli apostoli che ci hanno predicato il vangelo e i profeti che ci hanno preannunziato la venuta del Cristo. Siamo zelanti per il bene, evitando gli scandali, i falsi fratelli e coloro che, portando con ipocrisia i nome del Signore, ingannano gli uomini vuoti.

Abbadonare le false dottrine

VII, 1. Chi non confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne è un anticristo23. Chi non confessa la testimonianza della croce è dalla parte del diavolo. Chi torce le parole del Signore per le sue brame e dice che non vi è né risurrezione né giudizio è il primogenito di Satana. 2. Per questo abbandonando la vanita’ di molti e le false dottrine ritorniamo alla parola trasmessaci fin dal principio. Siamo sobri per le preghiere24 e perseveriamo nel digiuno. Con le preghiere chiediamo a Dio che tutto vede « di non indurci in tentazione »25 perché il Signore ha detto: « Lo spirito è pronto e la came è debole »26.

Imitare la pazienza di Cristo

VIII, 1. Senza interruzione perseveriamo nella speranza e nel pegno della nostra giustizia, Cristo Gesù che portò i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce27. Egli « che non commise peccato ne’ sulla sua bocca vi fu inganno »28 sopportò ogni cosa per noi, perche’ vivessimo in lui. 2. Imitiamo dunque la sua pazienza e se soffriamo per il suo nome lo glorifichiamo. Questo è il modello che ci ha dato in lui e in questo abbiamo creduto.

Perseverare con pazienza

IX, 1. Vi esorto ad ubbidire alla parola della giustizia e a perseverare con tutta la pazienza che avete ammirato con i vostri occhi non solo nei beati Ignazio, Zosimo e Rufo, ma anche in altri dei vostri e in Paolo e negli apostoli. 2. Siate persuasi che tutti questi non corsero invano29, ma nella fede e nella giustizia. Sono nel luogo loro dovuto presso il Signore con il quale hanno patito insieme. Essi non amarono questo mondo, ma chi è morto per noi, e per noi fu da Dio risuscitato.

Insegnare la sobrietà

X, 1. Saldi in questi principi seguite l’esempio del Signore, forti e irremovibili nella fede, pieni di amore verso i fratelli, caritatevoli gli uni verso gli altri, uniti nella verità, gareggiando nella mansuetudine del Signore senza disprezzare nessuno. 2. Se potete fare il bene, non lo differite, perché l’elemosina libera dalla morte30. Siate tutti sottomessi gli uni agli altri e irreprensibili nel tratto con i pagani, perché dalle vostre buone opere ricevete anche voi lode e il Signore non è in voi bestemmiato. 3. Guai a chi per sua colpa viene bestemmiato il nome del Signore31. Insegnate a tutti la sobrietà nella quale anche voi vivete.

Evitare ogni male

XI, 1. Sono molto contristato per Valente che fu vostro presbitero, perché ha sdegnato il posto che gli fu dato. Vi esorto a fuggire l’avarizia e ad essere casti e veritieri. Evitate ogni male. 2. Chi non può controllarsi in queste cose come può predicarle ad altri? Se qualcuno non sa astenersi dall’avarizia sarà contaminato dall’idolatria e sarà giudicato come i pagani che ignorano il giudizio del Signore. Non sappiamo, come insegna Paolo32, che i santi giudicheranno il mondo? 3. Null’altro ho inteso o notato tra voi. A voi san Paolo prodigò le sue fatiche e indirizzò la sua lettera. Di voi egli si vanta in tutte le Chiese33 che allora avevano conosciuto Dio, mentre noi non ancora lo conoscevamo. 4. Sono molto afflitto, fratelli, per lui e la sua consorte, ai quali il Signore possa concedere un vero pentimento. Siate anche voi in questo moderati. Non trattateli come nemici, ma, come membra sofferenti e sviate, richiamateli per salvare tutto il vostro corpo. Agendo così edificate voi stessi.

II posto tra i santi

XII, 1. Sono convinto che avete molta pratica delle Sacre Scritture e nulla di esse vi sfugge, ciò che a me non è concesso. In queste Scritture è detto: « Sdegnatevi pure ma non vogliate peccare, e il sole non tramonti sopra l’ira vostra »34. Beato chi se ne ricorda come credo di voi. 2. Dio Padre di nostro Signore Gesù Cristo e lo stesso pontefice eterno Gesù Cristo Figlio di Dio vi edifichino nella fede, nella verità, in ogni mitezza, nella calma, nella pazienza, nella longanimità, nella tolleranza e nella castità. Vi concedano un posto tra i santi e con voi anche a noi e a tutti quelli che sono sotto il cielo, che crederanno nel nostro Signore Gesù Cristo e in suo Padre che lo risuscitò dai morti. 3. Pregate per tutti i santi. Pregate anche per i re, per i magistrati e i principi, per quelli che vi perseguitano e vi odiano35 e per i nemici della croce, perché il vostro frutto sia manifesto a tutti e siate perfetti in lui.

Congedo36

XIV. Vi ho mandato questo scritto per mezzo di Crescente che vi ho già raccomandato e continuo a raccomandarvi. Con noi si è comportato in modo irreprensibile, e credo si comporterà altrettanto con voi. Vi raccomando sua sorella, quando verrà da voi. Statemi sani e salvi nel Signore Gesù Cristo in grazia con tutti voi. Amen.

1 Cf. Fil. 1, 5; 4,15.
2 Atti, 2, 24.
3 Pt. 1,8.
4 Ef. 2, 5, 8-9.
5 Cf. 1 Pt. 1, 13.
6 Cf. 1 Pt. 1, 21.
7 Cf. Atti, 10, 42.
8 Cf. 2 Cor. 4, 14.
9 Cf. 1 Pt. 3, 9.
10 Cf. Mt. 7, 1-2; Lc 6, 36-38.
11 Cf. Mt. 5, 3, 10; Lc. 6, 20.
12 Cf. 1 Tim. 6, 10.
13 Cf. 1 Tim. 6, 7.
14 Cf. 2Cor. 6, 7.
15 Cf. 1 Cor. 14, 25.
16 Gal. 6, 7.
17 Cf. 2 Tim. 2, 12.
18 Cf. 1 Pt. 2, 11; Gal. 5, 17.
19 Cf. 1 Cor. 6, 9-10.
20 Cf. Ez. 34, 4.
21 Cf. Prov. 3, 4.
22 Cf. Rom. 14, 10-12.
23 Cf. 1 Gv. 4, 2-3.
24 Cf. 1 Pt. 4, 7.
25 Mt. 6, 13.
26 Mt. 26, 41.
27 Cf. 1 Pt. 2, 24.
28 1 Pt. 2, 22.
29 Cf. Gal. 2, 2.
30 Cf. Tob. 12, 9.
31 Cf. Is. 52, 5.
32 Cf. 1 Cor. 6, 2.
33 Cf. 2 Tess. 1, 4.
34 Cf. Sal. 4, 5; Ef. 4, 26.
35 Cf. Mt. 5, 44; Lc. 6, 27.
36 Il cap. XIII, come abbiamo visto, concerne la I Lettera ai Filippesi che abbiamo fatto precedere.

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XXVI SETTIMANA DEL T.O. – DOMENICA 28 SETTEMBRE 2008

XXVI SETTIMANA DEL T.O. - DOMENICA 28 SETTEMBRE 2008 dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥

http://santiebeati.it/

(lo so che non è importante, ma lunedì è il mio onomastico: San Gabriele Arcangelo)

XXVI SETTIMANA DEL T.O.

DOMENICA 28 SETTEMBRE 2008

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura Fil 2, 1-11 (Forma breve Fil 2, 1-5)
[
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi linteresse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù
]
:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l
essere come Dio,
ma svuotò
se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall
aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò
se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esalt
ò
e gli donò
il nome
che è
al di sopra di ogni nome,
perché
nel nome di Ges
ù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«
Gesù
Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

COMMENTO  DEL SITO FRANCESE « BIBLE SERVICE A FIL. 2,1-11 (TESTO E TRADUZIONE)

Dal sito : Bible service :

http://www.bible-service.net/site/378.html

26° dimanche du Temps ordinaire (28 septembre 2008)

Philipppiens 2,1-11

Paul vient d’exhorter la communauté de Philippes à mener une vie digne du Christ et à tenir bon dans la foi malgré les épreuves. De même que lui, du fond de sa prison, témoigne de l’Évangile, les Philippiens doivent s’engager personnellement et accepter les souffrances inhérentes à la proclamation du Christ. Toute leur existence doit devenir témoignage de leur amour pour leur Seigneur. C’est ainsi que les sentiments d’unité, de compassion, d’humilité, de respect qui doivent les habiter ne prennent leur véritable sens que dans la contemplation du mystère du Christ mort sur la croix et ressuscité, exalté à la droite de Dieu. L’hymne, une confession de foi sans doute antérieure à Paul, met en lumière le mouvement de dépossession de soi du Fils par amour pour son Père et le mouvement d’élévation que le Père donne au Fils en reconnaissance de cet amour qui ramène à lui toute l’humanité.  C’est dans le comportement du Christ vis-à-vis de son Père, exemplaire pour les croyants, que les rapports au sein de la communauté trouvent leur sens et leur fondement.

Filippesi 2,1-11

Paolo sollecita la comunità di Filippi a condurre una vita degna di Cristo ed a rimanere fermi nella fede in Cristo nonostante le avversità. Come lui, dal profondo della sua prigione, illustra il Vangelo, Filippesi devono impegnarsi personalmente e accettare la sofferenza insita nella proclamazione di Cristo. Tutta la loro esistenza deve divenire testimonianza del loro amore per il Signore. È così che i sentimenti di unità, di compassione, di umiltà, di rispetto che devono abitare in loro non prendono il loro vero senso che nella contemplazione del mistero di Cristo morto sulla croce e risuscitato, esaltato alla destra di Dio. L’inno, una confessione di fede senza dubbio anteriore a Paolo, mette in luce il movimento di spogliamento di sé del Figlio per l’amore del Padre e il movimento di elevazione che il padre dona al Figlio in riconoscimento di questo amore che riconduce a lui tutta l’umanità. È nel comportamento del Figlio, faccia a faccia con il suo Padre, esemplare per tutti i credenti, che le relazioni in seno alla comunità trovano il loro senso e il loro fondamento.

PRIMI VESPRI

Lettura breve Col 1, 2b-6
Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro. Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi, per le notizie ricevute circa la vostra fede in Cristo Gesù, e la carità che avete verso tutti i santi, in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete già udito l’annunzio dalla parola di verità del vangelo il quale è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 1, 1-11

Saluto e rendimento di grazie
Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. E’ giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.Responsorio Cfr. Fil 1, 9. 10. 6
R. La vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in discernimento, * perché possiate distinguere il meglio ed essere integri e irreprensibili.
V. Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù,
R. perché possiate distinguere il meglio ed essere integri e irreprensibili.

Seconda Lettura

(citazione)

Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire
(Capp. 1, 1 – 2, 3; Funk 1, 267-269)

Foste salvati gratuitamente
Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi. Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa( cfr. 1 Pt 1, 8), alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9). «Perciò dopo aver preparato la vostra mente all’azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli. Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo male per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell’insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1); Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).

VESPRI

Lettura Breve 2 Ts 2, 13-14
Noi dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché
Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità
, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

« LETTERA AI ROMANI » DI SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, VESCOVO E MARTIRE

« LETTERA AI ROMANI » DI SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, VESCOVO E MARTIRE 

http://www.monasterovirtuale.it/ignaziodiantiochia.html

SECONDA LETTURA DI DOMENICA 8, LUNEDÌ 9, MARTEDÌ 10 GIUGNO

ho preso il testo della lettera dal sito che vedete sopra perché è uguale al testo del libro che ho in casa: I Padri Apostolici, Traduzione, introduzione e note a cura di Antonio Quacquarelli, città nuova editrice, Roma 1976;

il testo del libro della liturgia delle ore è una traduzione un po’ più moderna, ma così io posso mettere le citazioni che ho sul libro;

LA STORIA, LA PERSONA, DAL SITO:

 

http://santiebeati.it/dettaglio/24900

Dalla data del 1° febbraio, la memoria di Sant’Ignazio Martire è stata riportata ad oggi, data tradizionale del suo martirio, dal nuovo Calendario ecclesiastico, che la prescrive come obbligatoria per tutta la Chiesa. Sant’Ignazio fu il terzo Vescovo di Antiochia, in Siria, cioè della terza metropoli del mondo antico dopo Roma e Alessandria d’Egitto. Lo stesso San Pietro era stato primo Vescovo di Antiochia, e Ignazio fu suo degno successore: un pilastro della Chiesa primitiva così come Antiochia era uno dei pilastri del mondo antico. Non era cittadino romano, e pare che non fosse nato cristiano, e che anzi si convertisse assai tardi. Ciò non toglie che egli sia stato uomo d’ingegno acutissimo e pastore ardente di zelo. I suoi discepoli dicevano di lui che era  » di fuoco « , e non soltanto per il nome, dato che ignis in latino vuol dire fuoco. Mentre era Vescovo ad Antiochia, l’Imperatore Traiano dette inizio alla sua persecuzione, che privò la Chiesa degli uomini più in alto nella scala gerarchica e più chiari nella fama e nella santità. Arrestato e condannato ad bestias, Ignazio fu condotto, in catene, con un lunghissimo e penoso viaggio, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell’Imperatore vittorioso nella Dacia e i Martiri cristiani dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati e divorati dalle belve. Durante il suo viaggio, da Antiochia a Roma, il Vescovo Ignazio scrisse sette lettere, che sono considerate non inferiori a quelle di San Paolo: ardenti di misticismo come quelle sono sfolgoranti di carità. In queste lettere, il Vescovo avviato alla morte raccomandava ai fedeli di fuggire il peccato; di guardarsi dagli errori degli Gnostici; soprattutto di mantenere l’unità della Chiesa. D’un’altra cosa poi si raccomandava, scrivendo particolarmente ai cristiani di Roma: di non intervenire in suo favore e di non tentare neppure di salvarlo dal martirio.  » lo guadagnerei un tanto – scriveva – se fossi in faccia alle belve, che mi aspettano. Spero di trovarle ben disposte. Le accarezzerei, anzi, perché mi divorassero d’un tratto, e non facessero come a certuni, che han timore di toccarli: se manifestassero queste intenzioni, io le forzerei « . E a chi s’illudeva di poterlo liberare, implorava:  » Voi non perdete nulla, ed io perdo Iddio, se riesco a salvarmi. Mai più mi capiterà una simile ventura per riunirmi a Lui. Lasciatemi dunque immolare, ora che l’altare è pronto! Uniti tutti nel coro della carità, cantate: Dio s’è degnato di mandare dall’Oriente in Occidente il Vescovo di Siria! « .
Infine prorompeva in una di quelle immagini che sono rimaste famose nella storia dei Martiri:  » Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sarà dato di godere Dio. lo sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinché sia trovato puro pane di Cristo « . E, giunto a Roma, nell’anno 107, il Vescovo di Antiochia fu veramente  » macinato  » dalle innocenti belve del Circo, per le quali il Martire trovò espressioni di una insolita tenerezza e poesia:  » Accarezzatele, scriveva infatti, affinché siano la mia tomba e non facciano restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a carico di nessuno « .

SUL PENSIERO DI SANT’IGNAZIO DAL LIBRO CITATO- QUALCOSA:

 

Le lettere di Ignazio di Antiochia toccano il culmine della concezione cristologica espressa dai Padri Apostolici. Non sono una lunga esposizione di un trattato come lo possiamo intendere oggi, ma la voce viva di una esperienza religiosa meditata e sofferta. Cristo è la nostra vita, tutto da lui dobbiamo imparare. La persona di Cristo è una e da questa unità discende la nostra unione a lui; alla sua carne, alla sua passione, alla sua resurrezione.

Le lettere di Ignazio sono come un giornale di viaggio che il martire designatus, per usare una espressione tertulliana, scrive. È il viaggio – oggi si direbbe – di traduzione verso Roma. Lo si può ricostruire. Con partenza da Antiochia, ove era vescovo, toccando Filadelfia, Smirne, Troade, a Neapoli sbarca e si immette via Egnatia per Roma. Giornale di viaggio da una parte e diario spirituale dall’altra. Questo è il genere letterario di Ignazio. Dove passava gli Andavano incontro i fedeli per salutarlo, parlargli e ricever consigli.

Scrisse anche alla comunità di Roma, pregandola di non intercedere per la grazia.

 

IL RIFERIMENTO A SAN PAOLO – QUALCOSA

 

da: Quasten J., Patrologia , i primi due secoli, vol. I, Marietti, Casale Monferrato 1980

pag. 66:

« In complesso il fondo della cristologia di S. Ignazio è paolino, sebbene influenzato e arricchito dalla teologia di San Giovanni…Ignazio esorta alla unità e all’armonia in tute le sue epistole, tranne che in quella che rivolge ai romani. Egli non pretende di dare consigli alla comunità di Roma, poiché questa deriva la sua autorità dai principi degli apostoli: « Io non vi do consigli come Pietro e Paolo: essi erano degli apostoli, io sono un condannato; essi erano liberi, e io finora uno schiavo> (Rm 4,3). Questo passo fa di Ignazio anche un testimonio importante del soggiorno a Roma di Pietro e Paolo…Nessun autore dei primi tempi del cristianesimo forse, predica con la stessa eloquenza di Ignazio l’ di Cristo…L’idea di somigliare al Signore accende il suo ardore e il suo entusiasmo per il martirio, in questo egli vede l’imitazione perfetta di Cristo. Esser un vero discepolo di Cristo, significa, per Ignazio, esser pronto a sacrificare la vita per lui… L’idea paolina dell’immanenza di Dio nell’anima umana è uno dei temi preferiti da Sant’Ignazio. La divinità di Cristo abita nell’anima dei cristiani come n tempio…Ma non soltanto Cristo è in noi. Noi facciamo una cosa sola con lui. Tutti i cristiani sono legati da una unione divina. Ignazio ripete continua mente la formula di San Paolo: . Egli desidera >essere trovato in Gesù Cristo>

« LETTERA AI ROMANI » DI SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, VESCOVO E MARTIRE

 

 

Saluto

Ignazio, Teoforo, a colei che ha ricevuto misericordia nella magnificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo suo unico figlio, la Chiesa amata e illuminata nella volontà di chi ha voluto tutte le cose che esistono, nella fede e nella carità di Gesù Cristo Dio nostro, che presiede nella terra di Roma, degna di Dio, di venerazione, di lode, di successo, di candore, che presiede alla carità, che porta la legge di Cristo e il nome del Padre. A quelli che sono uniti nella carne e nello spirito ad ogni suo comandamento piene della grazia di Dio in forma salda e liberi da ogni macchia l’augurio migliore e gioia pura in Gesù Cristo, Dio nostro.

Incatenato in Gesù Cristo

I,1. Dopo aver pregato Dio ho potuto vedere i vostri santi volti ed ottenere più di quanto avevo chiesto. Incatenato in Gesù Cristo spero di salutarvi, se è volontà di Dio che io sia degno sino alla fine. 2. L’inizio è facile a compiersi, ma vorrei ottenere la mia eredità senza ostacoli. Temo però che il vostro amore mi sia nocivo. A voi è facile fare ciò che volete, a me è difficile raggiungere Dio se non mi risparmiate.

L’altare è pronto

II,1. Non voglio che voi siate accetti agli uomini, ma a Dio come siete accetti. Io non avrò più un’occasione come questa di raggiungere Dio, né voi, pur a tacere, avreste a sottoscrivere un’opera migliore. Se voi tacerete per me, io diventerò di Dio, se amate la mia carne di nuovo sarò a correre. 2. Non procuratemi di più che essere immolato a Dio, sino a quando è pronto l’altare, per cantare uniti in coro nella carità al Padre in Gesù Cristo, poiché Iddio si è degnato che il vescovo di Siria, si sia trovato qui facendolo venire dall’oriente all’occidente. È bello tramontare al mondo per il Signore e risorgere in lui.

Il cristianesimo odiato dal mondo

III,1. Non avete mai insediato nessuno, avete insegnato agli altri. Desidero che resti fermo ciò che avete insegnato. 2. Per me chiedete solo la forza interiore ed esteriore, perché non solo parli, ma anche voglia, perché non solo mi dica cristiano, ma lo sia realmente. Se io lo sono potrei anche essere chiamato e allora essere fedele quando non apparirò al mondo. 3. Niente di ciò che è visibile è buono. Dio nostro Signore Gesù Cristo essendo nel Padre si riconosce maggiormente. Non è opera di persuasione ma di grandezza il cristianesimo, quando è odiato dal mondo.

Sono il frumento di Dio

IV,1. Scrivo a tutte le Chiese e annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio, se voi non me lo impedite. Vi prego di non avere per me una benevolenza inopportuna. Lasciate che sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. 2. Piuttosto accarezzate le fiere perché diventino la mia tomba e nulla lascino del mio corpo ed io morto non pesi su nessuno. Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo. Pregate il Signore per me perché con quei mezzi sia vittima per Dio. 3. Non vi comando come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io un condannato; essi erano liberi io a tuttora uno schiavo (NOTA, cfr 1Cor 9, 1). Ma se soffro sarò affiancato in Gesù Cristo (NOTA cfr. 1Cor 7,22) e risorgerò libero in lui. Ora incatenato imparo a non desiderare nulla.

Raggiungere il Cristo

V,1. Dalla Siria sino a Roma combatto con le fiere, per terra e per mare, di notte e di giorno, legato a dieci leopardi, il manipolo dei soldati. Beneficati diventano peggiori. Per le loro malvagità mi alleno di più «ma non per questo sono giustificato» (NOTA 1 Cor 4,4). 2. Potessi gioire delle bestie per me preparate e m’auguro che mi si avventino subito. Le alletterò perché presto mi divorino e non succeda, come per alcuni, che intimorite non li toccarono. Se incerte non volessero, le costringerò. Perdonatemi, so quello che mi conviene. 3. Ora incomincio ad essere un discepolo. Nulla di visibile e di invisibile abbia invidia perché io raggiungo Gesù Cristo. Il fuoco, la croce, le belve, le lacerazioni, gli strappi, le slogature delle ossa, le mutilazioni delle membra, il pestaggio di tutto il corpo, i malvagi tormenti del diavolo vengano su di me, perché voglio solo trovare Gesù Cristo.

Imitare la passione del Cristo

VI,1. Nulla mi gioverebbero le lusinghe del mondo e tutti i regni di questo secolo. È bello per me morire in Gesù Cristo più che regnare sino ai confini della terra. Cerco quello che è morto per noi; voglio quello che è risorto per noi. Il mio rinascere è vicino. 2. Perdonatevi fratelli. Non impedite che io viva, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo né seducete con la materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che riceva la luce pura; là giunto sarò uomo. 3. Lasciate che io sia imitatore della passione del mio Dio. Se qualcuno l’ha in sé, comprenda quanto desidero e mi compatisca conoscendo ciò che mi opprime.

L’amore crocifisso

VII,1. Il principe di questo mondo vuole rovinare e distruggere il mio proposito verso Dio. Nessuno di voi qui presenti lo assecondi. Siate piuttosto per me, cioè di Dio. Non parlate di Gesù Cristo, mentre desiderate il mondo. Non ci sia in voi gelosia. 2. Anche se vicino a voi vi supplico (NOTA accenna a qualche sbandamento che può avvenire in lui chiedendo di essere liberato dalla morte che l’attende) non ubbiditemi. Obbedite a quanto vi scrivo. Vivendo vi scrivo che bramo di morire. La mia passione umana è stata crocifissa, e non è in me un fuoco materiale. Un’acqua viva mi parla dentro e mi dice: qui al Padre (NOTA cfr. Gv 14,12). 3. Non mi attirano il nutrimento della corruzione e i piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David e come bevanda il suo sangue che è l’amore incorruttibile.

Scrivo secondo la mente di Dio

VIII,1. Non voglio più vivere secondo gli uomini. Questo sarà se voi lo volete. Vogliatelo perché anche voi potreste essere voluti da Lui. Ve lo chiedo con poche parole. 2. Credetemi, Gesù Cristo vi farà vedere che io parlo sinceramente; egli è la bocca infallibile con la quale il Padre ha veramente parlato. 3. Chiedete per me che lo raggiunga. Non ho scritto secondo la carne, ma secondo la mente di Dio. Se soffro mi avete amato, se sono ricusato, mi avete odiato.

Congedo

IX,1. Ricordatevi nella vostra preghiera della Chiesa di Siria che in mia vece ha Dio per pastore. Solo Gesù Cristo sorveglierà su di essa e la vostra carità. 2. Io mi vergogno di essere annoverato tra i suoi, non ne sono degno perché sono l’ultimo di loro e un aborto (NOTA 1Cor 15,8-9). Ma ho avuto la misericordia di essere qualcuno, se raggiungo Dio. 3. Il mio spirito vi saluta e la carità delle Chiese che mi hanno accolto nel nome di Gesù Cristo e non come un viandante. Infatti, pur non trovandosi sulla mia strada fisicamente (NOTA letteralmente secondo la carne, che richiama la via secondo lo spirito la quale conduce a Dio) mi hanno preceduto di città in città.

X,1. Questo vi scrivo da Smirne per mezzo dei beatissimi efesini. Con me tra molti altri vi è Croco, nome a me caro. 2. Credo che voi conoscerete coloro che mi hanno preceduto dalla Siria a Roma nella gloria di Dio. Avvertiteli che sono vicino. Tutti sono degni di Dio e di voi: è bene che li confortiate in ogni cosa.

Vi scrivo nove giorni prima delle calende di settembre (NOTA il 24 agosto). Siate forti sino alla fine nell’attesa di Gesù Cristo.

Publié dans:PADRI APOSTOLICI |on 9 juin, 2008 |Pas de commentaires »
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