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LUNEDÌ 29 GIUGNO 2009 – SANTI PIETRO E PAOLO, APOSTOLI, Solennità

LUNEDÌ 29 GIUGNO 2009 - SANTI  PIETRO E PAOLO, APOSTOLI, Solennità dans FESTE DI SAN PIETRO E PAOLO

http://www.santiebeati.it/

LUNEDÌ 29 GIUGNO 2009 – SANTI  PIETRO E PAOLO, APOSTOLI, Solennità

MESSA VESPERTINA E MESSA DEL GIORNO, PRESENTAZIONE DEGLI APOSTOLI, LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/0629Page.htm

MESSA VESPERTINA:

Seconda Lettura   Gal 1,11-20
Dio mi scelse fin dal seno di mia madre.

Dalla lettera di san Paolo ai Gàlati
Fratelli, vi dichiaro che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco.

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura   2 Tm 4,6-8.17.18
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
 
PREFAZIO LATINO E ITALIANO

Prefazio

Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,
nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus.
Quia nos beáti apóstoli Petrus et Paulus
tua dispositióne lætíficant: hic princeps
fídei confiténdæ, ille intellegéndæ clarus assértor;
hic relíquiis Isræl instítuens Ecclésiam primitívam,
ille magíster et doctor géntium vocandárum.
Sic divérso consílio unam Christi famíliam congregántes,
par mundo venerábile, una coróna sociávit.
 Et ídeo cum Sanctis et Angelis univérsis te collaudámus,
sine fine dicéntes:

(testo italiano ufficiale della liturgia)

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai voluto unire in gioiosa fraternità i due santi apostoli:
Pietro, che per primo confessò la fede nel Cristo,
Paolo, che illuminò le profondità del mistero;
il pescatore di Galilea,
che costituì la prima comunità con i giusti di Israele,
il maestro e dottore, che annunziò la salvezza a tutte le genti.
Così, con diversi doni, hanno edificato l’unica Chiesa,
e associati nella venerazione del popolo cristiano
condividono la stessa corona di gloria.
E noi, insieme agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine l’inno della sua lode:

Santo, Santo, Santo …

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   1 Rm 1, 1-3a. 7
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture, riguardo al Figlio suo; a quanti sono in Roma amati da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 1, 15 – 2, 10
 
Incontro di Pietro e Paolo a Gerusalemme
Fratelli, quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio a causa mia.
Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
Da parte dunque delle persone più ragguardevoli — quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non bada a persona alcuna — a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi — poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani — e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare. 

Responsorio   Cfr. Mt 16, 18-19
R. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze dell’inferno non la vinceranno. * A te darò le chiavi del regno dei cieli.
V. Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.
R. A te darò le chiavi del regno dei cieli.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)
 
Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato
Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.
Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l’intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell’universalità e dell’unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E` ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell’amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell’amore ciò che avevi legato per timore.
E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.
Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

Responsorio
R. Paolo, apostolo del vangelo e maestro dei popoli, * sei degno di tutta la nostra lode.
V. Tu hai fatto conoscere ai popoli il mistero di Dio:
R. sei degno di tutta la nostra lode.

SECONDI VESPRI

Lettura breve  1 Cor 15, 3-5. 8
Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Inno antico per il sabato Santo : « Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090614

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, solennità – Anno B – : Mc 14,12-16#Mc 14,22-26
Meditazione del giorno
Inno antico per il sabato Santo
Borgia, Frammenti eucaristici antichissimi, p. 46-50

« Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti  »

Oggi abbiamo contemplato sull’altare il nostro Signore Gesù Cristo.
Oggi ci siamo nutriti del carbone ardente (Is 6,6), all’ombra del quale cantano i Cherubini.
Oggi abbiamo sentito la voce potente e dolce dirci:

Questo corpo brucia le spine dei peccati, illumina le anime degli uomini.
Questo corpo è stato toccato dalla donna che aveva delle perdite di sangue ed è stata liberata dalla sua infermità.
Questo corpo è stato visto dalla figlia della Cananea ed è stata guarita.
Questo corpo è stato avvicinato dalla peccatrice, con tutta la sua anima, ed è stata liberata dal fango del suo peccato.
Questo corpo è stato toccato da Tommaso ed egli l’ha riconosciuto esclamando: «Mio Signore e mio Dio».
Questo corpo, grande e altissimo, è il fondamento della nostra salvezza.

Un tempo colui che è il Verbo e la Vita ci dichiarò:
«Questo sangue è stato versato per voi ed è stato dato per la remissione dei peccati».
Abbiamo bevuto, carissimi, il sangue santo e immortale.
Abbiamo bevuto, carissimi, il sangue che è uscito dal fianco del Signore,
che guarisce ogni malattia, che libera tutte le anime.
Abbiamo bevuto il sangue per mezzo del quale siamo stati riscattati.
Siamo stati riscattati e istruiti, siamo stati illuminati.
Guardate, fratelli, quale corpo abbiamo mangiato!
Guardate, figlioli, quale sangue ci ha inebriati!
Guardate l’alleanza conclusa con il nostro Dio, perché non veniate ad arrossire, nel giorno terribile, nel giorno del giudizio (cfr 1 Cor 11,29)

Chi è in grado di glorificare il mistero della grazia?
Siamo stati ritenuti degni di partecipare al dono.
Vigiliamo fino alla fine, per sentire la sua voce beata, dolce e santa:
«Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi» (Mt 25,34)…

Carissimi, celebriamo le meraviglie del battesimo di Gesù (cfr Mtc 10,38), la sua santa e vivificante risurrezione,
grazie alla quale la salvezza è stata data al mondo.
Tutti ne aspettiamo il compimento beato,
nella grazia e nella benevolenza del nostro Signore Gesù Cristo:
a lui sono la gloria, l’onore e l’adorazione.

SOLENNITÀ DEL « CORPUS DOMINI » – SEQUENZA: LAUDA SION

SEQUENZA PER IL CORPUS DOMINI

LAUDA SION

TESTO LATINO

Lauda Sion Salvatórem
Lauda ducem et pastórem
In hymnis et cánticis.
Quantum potes, tantum aude:
Quia major omni laude,
Nec laudáre súfficis.
Laudis thema speciális,
Panis vivus et vitális,
Hódie propónitur.
Quem in sacræ mensa cœnæ,
Turbæ fratrum duodénæ
Datum non ambígitur.
Sit laus plena, sit sonóra,
Sit jucúnda, sit decóra
Mentis jubilátio.
Dies enim solémnis ágitur,
In qua mensæ prima recólitur
Hujus institútio.
In hac mensa novi Regis,
Novum Pascha novæ legis,
Phase vetus términat.
Vetustátem nóvitas,
Umbram fugat véritas,
Noctem lux elíminat.
Quod in cœna Christus gessit,
Faciéndum hoc expréssit
In sui memóriam.
Docti sacris institútis,
Panem, vinum, in salútis
Consecrámus hóstiam.
Dogma datur Christiánis,
Quod in carnem transit panis,
Et vinum in sánguinem.
Quod non capis, quod non vides,
Animósa firmat fides,
Præter rerum ordinem.
Sub divérsis speciébus,
Signis tantum, et non rebus,
Latent res exímiæ.
Caro cibus, sanguis potus:
Manet tamen Christus totus,
Sub utráque spécie.
A suménte non concísus,
Non confráctus, non divísus:
Integer accípitur.
Sumit unus, sumunt mille:
Quantum isti, tantum ille:
Nec sumptus consúmitur.
Sumunt boni, sumunt mali:
Sorte tamen inæquáli,
Vitæ vel intéritus.
Mors est malis, vita bonis:
Vide paris sumptiónis
Quam sit dispar éxitus.
Fracto demum Sacraménto,
Ne vacílles, sed memento,
Tantum esse sub fragménto,
Quantum toto tégitur.
Nulla rei fit scissúra:
Signi tantum fit fractúra:
Qua nec status nec statúra
Signáti minúitur.
Ecce panis Angelórum,
Factus cibus viatórum:
Vere panis fíliórum,
Non mittendus cánibus.
In figúris præsignátur,
Cum Isaac immolátur:
Agnus paschæ deputátur
Datur manna pátribus.
Bone pastor, panis vere,
Jesu, nostri miserére:
Tu nos pasce, nos tuére:
Tu nos bona fac vidére
In terra vivéntium.
Tu, qui cuncta scis et vales:
Qui nos pascis hic mortales:
Tuos ibi commensáles,
Cohærédes et sodales,
Fac sanctórum cívium.
Amen.
Allelúja. 

TRADUZIONE ITALIANA

Sion, loda il Salvatore
la tua guida, il tuo pastore,
con inni e cantici.
Sii ardita, quanto puoi:
egli supera ogni lode,
non vi è canto degno.
Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
Veramente fu donato
ai dodici riuniti
in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi dallo spirito.
Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico ha termine.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue:
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
Chi lo mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento,
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
È diviso solo il segno,
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non va gettato ai cani.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna dei padri.
Buon Pastore, vero pane,
Gesù, pietà i noi;
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei vivi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi eredi
alla tavola del cielo,
nella gioia dei tuoi santi.
Amen.
Alleluia.

Publié dans:LITURGIA - INNI |on 13 juin, 2009 |Pas de commentaires »

Liturgia siriana : « Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta » (Lc 15,6)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090524

Ascensione del Signore, solennità – Anno B : Mc 16,15-20
Meditazione del giorno
Liturgia siriana

« Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta » (Lc 15,6)

Nel giorno della tua Ascensione, o Cristo Re,
gli angeli e gli uomini ti acclamano:
«Sei santo, Signore, perché sei disceso e hai salvato Adamo,
l’uomo fatto con la polvere (Gen 2,7),
dall’abisso della morte e del peccato,
e con la tua Ascensione santa, o Figlio di Dio,
i cieli e la terra entrano nella pace.
Gloria a colui che ti ha mandato!»
La Chiesa ha visto il suo Sposo nella gloria,
e ha dimenticato le sofferenze del Gòlgota.
Invece del fardello della croce che portava,
egli viene portato da una nube di luce.
Ecco che viene elevato in alto, vestito di spendore e di gloria.

Un grande prodigio viene compiuto oggi sul monte degli Ulivi:
Chi è capace di esprimerlo?…
Il nostro Maestro era disceso alla ricerca di Adamo,
e, dopo aver  ritrovato colui che era perduto,
se l’é messo in spalla,
e con gloria l’ha introdotto in cielo con lui (cfr Lc 15,4s).
È venuto e ci ha mostrato che era Dio;
ha rivestito un corpo e ha mostrato che era uomo;
è disceso negli inferi e ha mostrato che era morto;
è salito ed è stato esaltato e ha mostrato che era grande.
Benedetta sia la sua esaltazione!

Nel giorno della sua nascita, Maria si rallegra,
nel giorno della sua morte, la terra trema,
nel giorno della sua risurrezione, l’inferno si affligge,
nel giorno della sua ascensione, il cielo esulta.
Benedetto sia la sua Ascensione!

una « introduzione-spiegazione » della sequenza: Vieni, Spirito Santo

dal sito:

http://web.mclink.it/MF0878/spirito.htm

VIENI, SPIRITO SANTO

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla è senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. AMEN.
 

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Introduzione

La sequenza  della Pentecoste fu chiamata « aurea » , per la ricchezza del pensiero, per la grande devozione , per la bellezza poetica. Fu composta fra il 1150 e il  1250 , forse da Stefano Langton, contemporaneo di Lotario dei conti di Segni, nato nel 1161, cardinale a 27 anni, papa a 37 , nel 1198, col nome di Innocenzo III. Ci sono , comunque, diversi critici che attribuiscono a Innocenzo III il Veni , Sancte  Spiritus..1

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Meditiamo la ‘sequenza aurea’.

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Vieni, Santo Spirito
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce
« Vieni, Santo Spirito » , così inizia la sequenza della Pentecoste, chiamata « aurea » per la preziosità del pensiero teologico e biblico, la grandezza devozione, la bellezza poetica.

L’inizio della sequenza è caratterizzato dal quadruplice invito delle prime due strofe: « Vieni,vieni,vieni,vieni ». Non sorge spontaneo , nella recita , l ‘ implorazione dell ‘ effusione dello Spirito , un rinnovato battesimo, una nuova Pentecoste ?

Il verbo « venire » , ci ricorda la figura del Cristo che , incarnato, viene a noi (cf. Gv 1,14) e dello Spirito « Paraclito »:  » Colui che chiamato , viene a noi », si effonde su di noi, penetra in noi ? Così nell ‘ incarnazione (Lc 1,35) e nell ‘eucaristia con le due epiclesi: invocazioni al Padre perché effonda lo Spirito che trasforma il pane e il vino nel Cristo (prima epiclesi) e trasforma i nostri cuori , perché siano degni della comunione eucaristica (seconda epiclesi). L ‘ implorazione inizia insistentemente, vieni,vieni,vieni,vieni, si realizza così la promessa di Gesù di inviarci un altro Consolatore che « rimanga sempre con noi per sempre » (Gv 14,17;14,26;16;14).

« un raggio della tua luce »

La « luce » è in rapporto diretto con la « vita » ; è la prima realtà creata da Dio : « Sia la luce! » (Gen 1,3). Con la luce la bellezza del creato si mostra a noi. Nella luce abbiamo modo di vedere le cose, gustiamo i colori , la vita ci si presenta in tutto il suo splendore. In opposizione alla luce , nelle tenebre della notte tutto è nascosto, tutto si nasconde e tace. Alla luce dell ‘ alba le creature si risvegliano e , se ne abbiamo fatto l ‘esperienza, possiamo ricordarne l ‘ esplosione di gioia , tutto brilla e canta in allegria. Giovanni nel prologo dice del Verbo:  » In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini » (Gv 1,4). Quando nasce un bambino , diciamo che è venuto alla luce.

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Vieni padre dei poveri,
vieni, datore dei doni
vieni, luce dei cuori. 
La preghiera autentica è animata da tante virtù , prima fra tutte la carità, quindi la fiducia, l ‘ abbandono , la speranza, l ‘umiltà; con la preghiera , dinanzi a Dio ci riconosciamo bisognosi di aiuto, poveri. Il superbo , l ‘orgoglioso , l ‘egoista rifuggono la preghiera. Nella triplice invocazione , possiamo anche intravedere un appello alla presenza delle Persone trinitarie :

Vieni padre dei poveri ! Lo Spirito procede dal Padre poiché « ogni buon regalo e ogni dono perfetto proviene dall ‘ alto e discende dal Padre della luce  » (Gc 1,17).

Vieni, datore dei doni ! Lo Spirito procede anche dal figlio , per mezzo del quale « tutto è stato fatto », afferma s. Giovanni nel prologo, « e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste » (Gv 1,3)

Vieni, luce dei cuori ! Lo Spirito è luce dei cuori , perché è « Spirito di verità » (Gv 14,17). Interior intimo meo , afferma S. Agostino , « Più intimo del mio intimo »; ci guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13) e ci ricorda tutto ciò che Gesù ci ha detto (cf. Gv 14,26), aiutandoci a realizzarlo nella nostra vita.

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Consolatore perfetto,
ospite dolce dell ‘ anima,
dolcissimo sollievo.             
La vera consolazione viene solo da Dio. Lui è la roccia sicura ove rifugiarsi nei momenti  della grande sventura. Dio , non solo dà sollievo al cuore, ma dà forza (conforto nel senso etimologico della parola), trasforma il cuore, libera e salva. « Ti amo , Signore, mia forza, – Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, – mio Dio , mia rupe, in cui trovo riparo; – mio scudo e baluardo, mia potente salvezza » (Sal 18 (17), 2-3). Dio non elimina la nostra sofferenza, ma ce ne fa scoprire il significato misterioso e profondo.

Ospite dolce dell ‘ anima ! Ha un particolare sapore di paradiso. « Dio ci ha fatto dono del suo Spirito » ( 1 Gv 4,13). « E dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà » (2 Cor 3,17); liberi dal rifiuto all ‘ Amore, il peccato; ricolmi di gioia , di pace, di speranza, di vita, pregustiamo il paradiso. La dolcezza dell ‘ ospitalità   di Dio la esprime nell ‘ anima specialmente lo Spirito Santo; la esprime come un ‘ esperienza profonda di pace, di gioia, di bontà, che scoglie ogni durezza di cuore, placa ogni turbamento e inquietudine, allieva il peso della croce e dona la gioia nel dolore. Scomparsa ogni paura , ogni tristezza, ogni angoscia, l ‘anima può realmente dire allo Spirito : « Dolcissimo sollievo.. Dolcissimo sollievo! ».             

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Nella fatica, riposo
nella calura, riparo 
nel pianto, conforto.
Abbiamo , sinora, parlato degli aspetti positivi e dolcissimi , del battesimo dello Spirito o effusione dello Spirito, ora consideriamo la debolezza umana: la fatica quotidiana, l ‘ardore delle passioni, il pianto della prova e del dolore. Considerando queste realtà , scaturiscono spontanee le implorazioni allo Spirito : Nella fatica, riposo ,- nella calura, riparo ,- nel pianto, conforto. Sentiamo in queste parole ,   l ‘ eco delle parole di Gesù : « Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi , e io vi ristorerò  » (Mt 11,28). Noi siamo spesso stanchi ed affaticati sul piano morale e spirituale. Gesù ci ristora con la sua presenza , il ritrovarlo nella celebrazione dell ‘ Eucaristia , nei sacramenti ci dà la forza di riposare. Nel pianto della nostra miseria morale nel confessionale , ci soccorre con la sua misericordia , ci conforta e ci rialza . Ricordiamo che l ‘ umiltà è la via della carità. Farsi piccoli , essere poveri in spirito è attirare la compiacenza di Dio. « Su chi volgerò lo sguardo ? Sull ‘umile e su chi ha il cuore contrito  » (Is 66,2). « Chiedete e troverete … bussate e vi sarà aperto » (Mt 7,7) : il mistero della preghiera insistente, perseverante !… non perché pensiamo di essere esauditi per le molte preghiere; ma per la virtù che la preghiera ci fa esercitare: la fiducia, la speranza, la carità , l ‘umiltà. (cf. Lc 11,5-8).

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O luce beatissima,
invadi nell ‘ intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
E’ un ‘ implorazione che sale dalle tenebre, nelle quali, senza la luce e la forza dello Spirito, siamo spesso sommersi. Brancoliamo nel buio di dubbi e di problemi non risolti; esperimentiamo il doloroso vuoto del cuore , privo d ‘amore, di gioia , di pace; il vuoto doloroso della vita priva di opere buone, di virtù. Imploriamo lo Spirito , perché ci illumini e ci guidi  » alla verità tutta intera » (Gv 16,13); ci aiuti a realizzarla nella nostra vita: « (lo Spirito) vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ( vi aiuterà a realizzare) tutto ciò che vi ho detto » (Gv 14,26). Preghiamo per tutti quelli che lo ignorano, lo rattristano o  addirittura l ‘ hanno spento nella loro vita. Preghiamo col grande Manzoni nella Pentecoste : « Noi t ‘ imploriam! Placabile – Spirito discendi ancora, – ai tuoi cultor propizio, – propizio a chi t ‘ ignora .. ».

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Senza la tua forza,
nulla è nell ‘ uomo,
nulla senza colpa.
Fare l ‘ umile esperienza della debolezza umana, della nostra  impotenza, nonostante i buoni propositi, le sincere intenzioni; debolezza e impotenza non solo nelle azioni , ma anche nei pensieri, nell ‘amore : accettare con umiltà e semplicità questa situazione, è una garanzia del nostro cammino verso Dio. Pietro disse a Gesù :  » Signore , insieme a te sono pronto a subire il carcere e anche la morte » (cf. Lc 22,33). Pietro è indubbiamente sincero , ma Gesù sa che cosa c’è nel cuore dell ‘uomo e non ha bisogno che alcuno glielo dica (cf. Gv 2,24-25), « Non ora , Pietro, ora non puoi seguirmi, mi seguirai più tardi » (cf. Gv. 13,36).

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Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sànguina.
L’ uomo senza lo Spirito è nulla , è dolore , è colpa. Il « nulla » ci richiama, il deserto, l ‘abisso, il peccato. Scegliamo la via dell ‘umiltà , della carità , del semplice abbandono ; « Beati i puri di cuore » (Mt 5,8). Preferiamo alla speculazione , la contrizione del cuore, che purifica e la contemplazione che porta all ‘unione d ‘amore. Dio « non è lontano da ciascuno di noi » , dice Paolo agli Ateniesi. « In lui , infatti, noi viviamo , ci muoviamo ed esistiamo. Di lui stirpe noi siamo » (At 17,27-28).  Perché il nostro sguardo sia limpido, curiamo la purificazione del cuore. « Crea in me , o Dio, un cuore puro-.. Un cuore affranto e umiliato tu , o Dio, non disprezzi » (Sal 51(50),12,19).

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Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch ‘ è sviato.
Lo Spirito Santo fa suoi i nostri limiti , le nostre imperfezioni, le nostre impotenze, perfino i nostri peccati…. « Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza » (Rm 8,26). Lo Spirito completa ciò che in noi è incompleto, perfeziona ciò che in noi è imperfetto, purifica ciò che in noi è impuro, sana ciò che in noi è malato. Missione dello Spirito è trasformare il nostro cuore inaridito e indurito, secondo la promessa-profezia di Ezechiele: « Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò  da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne » (Ez 36,25,26). Maria è la più valida collaboratrice dello Spirito Santo. Preghiamo Lei, porta del cielo… preghiamo Lei che interceda per noi peccatori e le chiediamo :P iega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch ‘ è sviato.

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Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
La prima generosità che lo Spirito ci domanda è la totale fiducia in lui, l ‘abbandono totale. Noi ci abbandoniamo a Lui , consapevoli che non siamo stati noi per primi  » ad amare Dio; ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati » ( 1 Gv 4,10) e « Ci ha fatto dono del suo Spirito ».  » Abbiamo noi riconosciuto e creduto all ‘amore che Dio ha per noi  » ? (1 Gv 4,16). Il lavoro , gli impegni , sono quelli di sempre ; ma interiormente e anche esteriormente c’è qualcosa di nuovo, di molto importante.  Il santo timore di Dio o amoroso rispetto per il Padre nostro celeste, la coscienza della nostra piccolezza e l ‘esperienza della maestà divina (Sal 139(138)).La fortezza che ci permette di combattere con le armi stesse di Dio, la fede, la speranza, la carità, la preghiera. Il consiglio che , dono dello Spirito, dà all ‘ anima la capacità dell ‘ascolto interiore, le fa cogliere la Voce che parla nel più intimo del suo intimo : Interior intimo meo, scrive S. Agostino. Impariamo a distinguere , nella nostra vita, le sfumature più delicate, quello che piace o dispiace a Dio.  » Il Consolatore, lo Spirito Santo, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto » (Gv 14,26). La pietà ci fa sperimentare la tenerezza paterna di Dio verso di noi, suoi figli. La scienza ci fa vedere le creature con l ‘occhio di Dio. La sapienza ci dà il gusto di Dio, delle realtà divine, tutte le realtà di questo mondo, senza riferimento a Dio , risultano insipide.

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Dona virtù e premio
dona morte santa,
dona gioia eterna
La sequenza aurea si era aperta con una visione di cieli lontani dai quali imploravamo « Vieni… vieni… vieni…vieni… : quattro implorazioni. Ora si chiude nella pace e nella sicurezza del dono. Si ripete , in conclusione , il verbo ‘donare’ . Ricordiamo ,allora , le parole di Paolo nella lettera ai Romani :  » Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare (tanto meno che cosa sia conveniente fare), ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili ; e colui (il Padre) che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti , secondo i disegni di Dio » (Rm 8,26-27) !. Così lo Spirito trasforma tutta la nostra vita per il tempo e per l ‘eternità. Sì lo credo, lo spero, ne sono sicuro, per il tempo e per l ‘eternità

Publié dans:LITURGIA, LITURGIA - INNI |on 14 mai, 2009 |Pas de commentaires »

Messale romano : Preghiera per la benedizione dell’acqua battesimale durante la Veglia Pasquale

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090420

Lunedì della II settimana di Pasqua : Jn 3,1-8
Meditazione del giorno
Messale romano
Preghiera per la benedizione dell’acqua battesimale durante la Veglia Pasquale

Rinascere da acqua e da Spirito

O Dio, per mezzo dei segni sacramentali,
tu operi con invisibile potenza le meraviglie della salvezza;
e in molti modi, attraverso i tempi,
hai preparato l’acqua, tua creatura,
ad essere segno del Battesimo. 

Fin dalle origini
il tuo Spirito si librava sulle acque
perché contenessero in germe
la forza di santificare;
e anche nel diluvio
hai prefigurato il battesimo,
perché, oggi come allora, l’acqua segnasse la fine del peccato
e l’inizio della vita nuova.
Tu hai liberato dalla schiavitù i figli di Abramo,
facendoli passare illesi attraverso il Mar Rosso,
perché fossero immagine
del futuro popolo dei battezzati. 

Infine, nella pienezza dei tempi, il tuo Figlio,
battezzato da Giovanni nell’acqua del Giordano,
fu consacrato dallo Spirito Santo;
innalzato sulla croce,
egli versò dal suo fianco sangue e acqua,
e dopo la sua risurrezione comandò ai discepoli:
«Andate, annunziate il Vangelo a tutti i popoli, e battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19).

Ora, Padre, guarda con amore la tua Chiesa
e fa scaturire per lei la sorgente del Battesimo. 
Infondi in quest’acqua, per opera dello Spirito Santo,
la grazia del tuo unico Figlio,
perché con il sacramento del Battesimo l’uomo,
fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato,
e dall’acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura.  
 
Discenda, Padre, in quest’acqua, per opera del tuo Figlio,
la potenza dello Spirito Santo.
Tutti coloro che in essa riceveranno il Battesimo,
sepolti insieme con Cristo nella morte,
con lui risorgano alla vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.

“Victimae paschali laudes immolent christiani » (italiano-latino) Papa Giovanni Paolo II, Domenica di Pasqua 19 aprile 1987

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/urbi/documents/hf_jp-ii_mes_19870419_easter-urbi_it.html

MESSAGGIO URBI ET ORBI
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

Domenica di Pasqua, 19 aprile 1987   

1. “Victimae paschali laudes immolent christiani”.

Alla vittima pasquale la lode e la gloria!
Cristiani, uniamoci in questo inno!
Cristiani di Roma e del mondo!
Uniamoci nell’adorazione della Vittima pasquale,
nell’adorazione dell’Agnello immolato,
nell’adorazione del Signore risorto!

2. “Agnus redemit oves”:
“L’agnello ha redento il suo gregge,
l’innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre”.
Ecco Cristo! Ecco il nostro Redentore! Il Redentore del mondo!
Ha donato la sua vita per le pecore.
Uniamoci nell’adorazione di questa morte
che ci porta la vita,
perché l’amore è più potente della morte:
ecco, la morte accettata per amore vince la morte!
Ecco, la morte accettata per amore
rivela Dio, che è l’amante della vita,
il quale vuole che noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10, 10)
- che abbiamo la vita stessa che è in lui.
Alla Vittima pasquale la massima gloria e la lode più alta!
Nella sua morte è la riconciliazione col Padre.
Questa è la riconciliazione dei peccatori con Dio
la riconciliazione dell’uomo, il quale a causa del peccato muore a Dio
e non ha più in sé la vita che è in Dio e solo in Dio.
Soltanto in Dio.
La morte di Cristo è un nuovo inizio.
L’inizio della vita che non ha fine.
Non ha fine, perché è da Dio e in Dio.
Mentre la creatura muore, Dio vive!
Quando muore Cristo, tutto il creato rinasce.
Sii benedetta, morte vivificante!
Benedetto il giorno che ci è stato dato dal Signore.

3. Sii benedetto Cristo, Figlio del Dio vivente!
Sii benedetto Figlio dell’uomo, Figlio di Maria,
benedetto, perché sei entrato nella storia dell’uomo e del mondo,
fino ai confini della morte:
“Mors et vita duello conflixere mirando”:
“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”.
Sì. La storia dell’uomo e del mondo è segnata dal mistero della morte,
segnata col marchio del morire – da un capo all’altro.
Hai preso questo marchio su di te, Figlio eternamente generato,
Figlio consustanziale al Padre: vita da vita,
e l’hai portato attraverso i confini della morte, che grava sulla creazione,
attraverso i confini della nostra morte umana,
per rivelare in essa lo Spirito che dà la vita.

4. Noi tutti che veniamo nel mondo portando la morte con noi,
noi che nasciamo dalle nostre madri terrene
segnati dalla ineluttabilità del morire,
viviamo della potenza dello Spirito.
E nella potenza di questo Spirito, che ci è dato dal Padre,
per opera della tua morte, o Cristo,
attraversiamo i confini della morte che è in noi
e ci innalziamo dal peccato alla vita
rivelata nella tua risurrezione!
Tu sei il Signore della vita, tu, consustanziale al Padre,
che è la stessa vita, insieme con te,
nello Spirito Santo che è l’amore stesso
- e proprio l’amore è vita!
Nella tua morte, o Cristo, la morte è apparsa inerme
di fronte all’amore. E la vita ha vinto.
“Mors et vita duello conflixere mirando.
Dux vitae mortuus, regnat vivus”.

5. Tu, che sei il Risorto e “regni vivo” per sempre,
resta accanto all’uomo,
all’uomo di oggi
che la morte col suo fascino tenebroso
in mille modi tenta ed insidia.
Concedi che egli riscopra la vita come dono
che in ogni sua manifestazione rivela l’amore del Padre:
quando si riversa nei rinati dal fonte battesimale,
o zampilla in ogni fibra del corpo
che si muove, respira, gioisce;
quando si dispiega nella multiforme varietà degli animali,
o riveste la terra di alberi, di erbe, di fiori.
Ogni forma di vita ha nel Padre tuo l’inesauribile sorgente.
Da lui fluisce senza sosta
e a lui infallibilmente ritorna:
a lui, munifico datore di ogni dono perfetto (cf. Gc 1, 17).

6. In Dio ha origine in modo singolare
la vita dell’essere umano,
che egli stesso modella a sua immagine quando sboccia
nel seno materno.
Non s’estingua nell’uomo contemporaneo
la meraviglia riverente per il mistero d’amore
che ne avvolge l’ingresso nel mondo!
Ti preghiamo, Signore dei vivi!
Fa’ che l’uomo dell’era tecnologica
non riduca se stesso ad oggetto,
ma rispetti, già nel primo suo inizio,
l’irrinunciabile dignità che gli è propria.
Fa’ che viva, in sintonia col piano divino,
l’unica logica che gli si addice,
quella del dono da persona a persona
in un contesto di amore
espresso attraverso la carne nel gesto
che fin dalle origini
Dio volle a suggello del dono.

7. Fa’, o Signore, che l’uomo sempre rispetti
la trascendente dignità di ogni suo simile,
povero o affamato che sia,
prigioniero, malato, moribondo,
ferito nel corpo o nel cuore,
in preda al dubbio o tentato dalla disperazione.
Sempre egli resta Figlio di Dio,
perché il dono di Dio non conosce pentimenti.
A tutti è offerto il perdono e la risurrezione.
Ciascuno merita rispetto e sostegno.
Merita amore.

8. “Dic nobis Maria, quid vidisti in via”:
“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”
visitando, all’alba del terzo giorno, la tomba,
il luogo dove era stato sepolto.
Raccontaci, Maria di Magdala, tu che hai tanto amato.
Ecco, hai trovato la tomba vuota:
“Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi Resurgentis”.
Il Signore vive! Ho visto il Risorto.
“Angelicos testes, sudarium et vestes”.
Chi ha potuto renderne testimonianza? quale lingua umana?
Soltanto gli angeli potevano spiegare
che cosa significasse quella tomba vuota
e il sudario abbandonato.
Il Signore vive! Ho visto la gloria di lui,
pieno di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14).
Ho visto la gloria
“Surrexit Christus spes mea”:
“Cristo, mia speranza, è risorto,
e vi precede in Galilea”.

9. Sì. Prima lì, nella terra che l’ha dato
come Figlio dell’uomo.
Nella terra
della sua infanzia e della giovinezza.
Nella terra della vita nascosta.
Prima lì, in Galilea per incontrare gli apostoli.
E poi . . .
E poi, mediante la testimonianza degli apostoli,
in tanti luoghi, a tante nazioni, popoli e razze!
Oggi la voce di questo messaggio pasquale
risonato in Gerusalemme,
presso la tomba vuota,
desidera raggiungere tutti:
“Scimus Christum surrexisse a mortuis vere”,
sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
“Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza”.
Amen, alleluia!

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