Archive pour la catégorie 'LITURGIA – INNI'

Papa Benedetto: Te Deum 2009

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2009/documents/hf_ben-xvi_hom_20091231_te-deum_it.html

CELEBRAZIONE DEI VESPRI E DEL TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana

Giovedì, 31 dicembre 2009  

Cari fratelli e sorelle!

Al termine di un anno ricco di eventi per la Chiesa e per il mondo, ci ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e per elevare un inno di ringraziamento al Signore del tempo e della storia.
Sono, anzitutto, le parole dell’apostolo Paolo, che abbiamo poc’anzi ascoltato, a gettare una luce particolare sulla conclusione dell’anno: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5).
Il denso brano paolino ci parla della “pienezza del tempo” e ci illumina sul contenuto di tale espressione. Nella storia della famiglia umana, Dio ha voluto introdurre il suo Verbo eterno, facendogli assumere un’umanità come la nostra. Con l’incarnazione del Figlio di Dio, l’eternità è entrata nel tempo, e la storia dell’uomo si è aperta al compimento nell’assoluto di Dio. Il tempo è stato – per così dire – “toccato” da Cristo, il Figlio di Dio e di Maria, e da lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato tempo di salvezza e di grazia. Proprio in questa prospettiva dobbiamo considerare il tempo dell’anno che si chiude e di quello che inizia, per porre le più diverse vicende della nostra vita – importanti o piccole, semplici o indecifrabili, gioiose o tristi – sotto il segno della salvezza ed accogliere la chiamata che Dio ci rivolge per condurci verso una meta che è oltre il tempo stesso: l’eternità.
Il testo paolino vuole anche sottolineare il mistero della vicinanza di Dio all’intera umanità. E’ la vicinanza propria del mistero del Natale: Dio si fa uomo e all’uomo viene data l’inaudita possibilità di essere figlio di Dio. Tutto questo ci riempie di gioia grande e ci porta ad elevare la lode a Dio. Siamo chiamati a dire con la voce, il cuore e la vita il nostro “grazie” a Dio per il dono del Figlio, fonte e compimento di tutti gli altri doni con i quali l’amore divino colma l’esistenza di ciascuno di noi, delle famiglie, delle comunità, della Chiesa e del mondo. Il canto del Te Deum, che oggi risuona nelle Chiese di ogni parte della terra, vuole essere un segno della gioiosa gratitudine che rivolgiamo a Dio per quanto ci ha offerto in Cristo. Davvero «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (Gv 1,16).
Seguendo una felice consuetudine, questa sera vorrei insieme con voi ringraziare il Signore, in particolare, per le grazie sovrabbondanti elargite alla nostra comunità diocesana di Roma nel corso dell’anno che volge al termine. Desidero rivolgere, innanzitutto, un particolare saluto al Cardinale Vicario, ai Vescovi Ausiliari, ai sacerdoti, alle persone consacrate, come pure ai tanti fedeli laici qui convenuti. Saluto, altresì, con deferente cordialità il Signor Sindaco e le Autorità presenti. Il mio pensiero si estende poi a chiunque vive nella nostra Città, in particolare a quanti si trovano in situazioni di difficoltà e di disagio: a tutti e a ciascuno assicuro la mia vicinanza spirituale, avvalorata dal costante ricordo nella preghiera.
Per quanto riguarda il cammino della Diocesi di Roma, rinnovo il mio apprezzamento per la scelta pastorale di dedicare tempo ad una verifica dell’itinerario percorso, al fine di accrescere il senso di appartenenza alla Chiesa e favorire la corresponsabilità pastorale. Per sottolineare l’importanza di questa verifica, anch’io ho voluto offrire il mio contributo, intervenendo, nel pomeriggio del 26 maggio scorso, al Convegno diocesano in San Giovanni in Laterano. Mi rallegro perché il programma della diocesi sta procedendo positivamente con una capillare azione apostolica, che viene svolta nelle parrocchie, nelle prefetture e nelle varie aggregazioni ecclesiali su due ambiti essenziali per la vita e la missione della Chiesa, quali la celebrazione dell’Eucaristia domenicale e la testimonianza della carità. Desidero incoraggiare i fedeli a partecipare numerosi alle assemblee che si svolgeranno nelle varie parrocchie, così da poter offrire un valido contributo all’edificazione della Chiesa. Ancora oggi il Signore vuole far conoscere il suo amore per l’umanità agli abitanti di Roma ed affida a ciascuno, nella diversità dei ministeri e delle responsabilità, la missione di annunciare la sua parola di verità e di testimoniare la carità e la solidarietà.
Solo contemplando il mistero del Verbo incarnato, l’uomo può trovare la risposta ai grandi interrogativi dell’esistenza umana e scoprire così la verità sulla propria identità. Per questo la Chiesa, in tutto il mondo e anche qui, nell’Urbe, è impegnata a promuovere lo sviluppo integrale della persona umana. Ho appreso, pertanto, con favore la programmazione di una serie di “incontri culturali in Cattedrale”, che avranno come tema la mia recente Enciclica Caritas in veritate.
Da diversi anni tante famiglie, numerosi insegnanti e le comunità parrocchiali si dedicano ad aiutare i giovani a costruire il loro futuro su solide fondamenta, in particolare sulla roccia che è Gesù Cristo. Auspico che questo rinnovato impegno educativo possa sempre più realizzare una feconda sinergia fra la comunità ecclesiale e la città per aiutare i giovani a progettare la propria vita. Formulo voti, altresì, che un prezioso contributo in questo importante ambito possa scaturire dal Convegno promosso dal Vicariato e che si terrà nel prossimo mese di marzo.
Per essere testimoni autorevoli della verità sull’uomo è necessario un ascolto orante della Parola di Dio. A questo proposito, desidero soprattutto raccomandare l’antica tradizione della lectio divina. Le parrocchie e le diverse realtà ecclesiali, anche grazie al sussidio preparato dal Vicariato potranno utilmente promuovere questa antica pratica, in modo che essa diventi parte essenziale della pastorale ordinaria.
La Parola, creduta, annunciata e vissuta ci spinge a comportamenti di solidarietà e di condivisione. Nel lodare il Signore per l’aiuto che le comunità cristiane hanno saputo offrire con generosità a quanti hanno bussato alle loro porte, desidero incoraggiare tutti a proseguire nell’impegno di alleviare le difficoltà in cui versano ancora oggi tante famiglie provate dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il Natale del Signore, che ci ricorda la gratuità con la quale Dio è venuto a salvarci, facendosi carico della nostra umanità e donandoci la sua vita divina, possa aiutare ogni uomo di buona volontà a comprendere che solo aprendosi all’amore di Dio l’agire umano cambia, si trasforma, diventando lievito di un futuro migliore per tutti.
Cari fratelli e sorelle, Roma ha bisogno di sacerdoti che siano annunciatori coraggiosi del Vangelo e, allo stesso tempo, rivelino il volto misericordioso del Padre. Invito i giovani a non avere paura di rispondere con il dono completo della propria esistenza alla chiamata che il Signore rivolge loro a seguirlo nella via del sacerdozio o della vita consacrata.
Auspico, fin d’ora, che l’incontro del 25 marzo prossimo, 25° anniversario dell’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù e 10° anniversario di quella, indimenticabile, di Tor Vergata, costituisca per tutte le comunità parrocchiali e religiose, i movimenti e le associazioni un momento forte di riflessione e di invocazione per ottenere dal Signore il dono di numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
Mentre ci congediamo dall’anno che si conclude e ci avviamo verso il nuovo, la liturgia odierna ci introduce nella Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. La Vergine Santa è Madre della Chiesa e madre di ciascuno dei suoi membri, cioè Madre di ciascuno di noi, in Cristo. Chiediamo a Lei di accompagnarci con la sua premurosa protezione oggi e sempre, perché Cristo ci accolga un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei Santi: Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria numerari. Amen!

San Francesco d’Assisi – Lodi di Dio Altissimo – Laudes Dei altissimi

 SAN FRANCESCO D’ASSISI

Lodi di Dio Altissimo – Laudes Dei altissimi

Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

LATINO

 Tu es sanctus Dominus Deus solus,
qui facis mirabilia.
Tu es fortis, tu es magnus,
tu es altissimus,
tu es rex omnipotens,
tu pater sancte, rex caeli et terrae.
Tu es trinus et unus Dominus Deus deorum;
tu es bonum, omne bonum, summum bonum,
Dominus Deus vivus et verus.
Tu es amor, caritas; tu es sapientia,
tu es humilitas, tu es patientia,
tu es pulchritudo, tu es mansuetudo,
tu es securitas, tu es quietas,
tu es gaudium, tu es spes nostra et laetitia,
tu es iustitia, tu es temperantia,
tu es omnia divitia nostra ad sufficientiam.
Tu es pulchritudo, tu es mansuetudo;
tu es protector, tu es custos et defensor noster;
tu es fortitudo, tu es refrigerium.
Tu es spes nostra, tu es fides nostra,
tu es caritas nostra, tu es tota dulcedo nostra,
tu es vita aeterna nostra:
Magnus et admirabilis Dominus,
Deus omnipotens, misericors Salvator. 

Ut queant laxis : è l’inno liturgico dei Vespri della solennità della natività di San Giovanni Battista (latino italiano)

dal sito:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ut_queant_laxis

Ut queant laxis

è l’inno liturgico dei Vespri della solennità della natività di San Giovanni Battista che ricorre il 24 giugno.

La fama di questo inno, scritto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono, si deve a Guido d’Arezzo, che lo utilizzò per ricavarvi i nomi delle 6 note dell’esacordo, dalla prima strofa:

(LA)
« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »
———————
«  affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue azioni
i tuoi servi,
cancella il peccato
del loro labbro contaminato,
o san Giovanni »
(Inno a San Giovanni)

da cui derivarono i nomi delle note Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si.

Ogni sillaba evidenziata corrisponde infatti, in musica, alla relativa nota; il nome della nota Si è stato dato successivamente, poiché il canto gregoriano e la musica medievale in genere, non prevedevano l’uso della sensibile, cioè il settimo grado della scala. Si presero perciò le prime lettere delle due parole dell’ultimo verso.

L’inno prosegue così:

Nuntius caelo veniens supremo,
te patri magnum fore nasciturum,
nomen et vitae seriem gerendae
ordine promit.
Ille promissi dubius superni
perdidit promptae modulos loquelae;
sed reformasti genitus peremptae
organa vocis.
Ventris obstruso positus cubili
senseras regem thalamo manentem;
hinc parens nati meritis uterque
abdita pandit.
Laudibus cives celebrant superni
te, Deus simplex pariterque trine;
supplices ac nos veniam precamur:
parce redemptis. Amen.

tutto l’Inno dal sito Maranathà:

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0624pvesPage.htm

Risuoni nella Chiesa,
unanime e festoso,
l’inno delle tue lodi,
o Giovanni Battista.

Negli arcani silenzi
del tempio d’Israele
un angelo di Dio
svela al padre il tuo nome.

Tu profeta fanciullo
riconosci nel grembo
della Vergine Madre
l’atteso delle genti.

Tu sorgi dal deserto
con il fuoco di Elia
a convocare gli umili
nel regno del Signore.

Sia lode e onore a Cristo,
Parola del Dio vivo,
al Padre e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen. 

Latino
Ut queant laxis resonáre fibris
mira gestórum fámuli tuórum,
solve pollúti lábii reátum,
sancte Ioánnes.

Núntius cælo véniens suprémo,
te patri magnum fore nascitúrum,
nomen et vitæ sériem geréndæ
órdine promit.

Ille promíssi dúbius supérni
pérdidit promptæ módulos loquélæ;
sed reformásti génitus perémptæ
órgana vocis.

Ventris obstrúso pósitus cubíli
sénseras regem thálamo manéntem;
hinc parens nati méritis utérque
ábdita pandit.

Láudibus cives célebrant supérni
te, Deus simplex paritérque trine;
súpplices ac nos véniam precámur:
parce redémptis. Amen.

Natività di Giovanni Battista: Dalla liturgia siro-orientale.

dal sito:

http://www.certosini.info/lezion/Santi/24_giugno_nativita_di_s.htm

da: Letture della preghiera notturna dei certosini

24 giugno

NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA 

Dalla liturgia siro-orientale. In  »L’orient Syrien », Parigi, 

Ti lodiamo e ti rendiamo grazie senza fine, o Verbo di Dio,
per la tua incarnazione e per la tua provvidenza.
Senza posa facciamo memoria dell’inenarrabile ricchezza
 della tua bontà, perché hai redento il genere umano.
Prima di venire, o Signore, ci hai inviato i tuoi messaggeri, i santi profeti,
e ognuno di essi annunziò il mistero nascosto della tua venuta.
L’uno profetizzava che il Signore sarebbe venuto
ad allietare gli afflitti di Sion.( Is 61,3 )
L’altro annunziò che il Signore avrebbe ristabilito( Ger 31,31 )
l’alleanza con il suo popolo.
L’uno pregava perché il Signore ( Sal 82,1 )
venisse e non stesse in silenzio.
L’altro supplicava: Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.( Sal 79,4 )
L’uno profetizzò il Precursore,
annunziando da parte di Dio:
Ecco, io manderò un mio messaggero. ( Ml 3,1 )
L’altro ci insegno che sarebbe
una voce che grida nel deserto.( Is 40,3 )  

2
Dopo esserti manifestato in figura a tutti i santi profeti,
Signore, hai inviato davanti a te Giovanni Battista.
Egli è il punto di transizione tra l’antica e la nuova alleanza,
 la stella che precede la luce, la lampada che prelude il sole di giustizia,
 la voce che proclama la venuta del Verbo.
Giovanni è il messaggero che annunzia a tutti i popoli:
 Viene uno che e più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali ( Lc 3,16 )
Sia benedetto il Messia che venne alla fine dei tempi
per compiere i misteri annunziati dai profeti!
Egli abitò nel seno della figlia di Davide, una vergine meravigliosa.
Egli inviò un messaggero davanti a lui,
Giovanni, il figlio della sterilità,
perché annunziasse e proclamasse
la manifestazione del Verbo
e appianasse la via al Signore.  

3
In Giovanni vediamo la realizzazione
e il coronamento di tutti i profeti.
Egli è infatti un nuovo Mosè,
perché vide Dio in realtà
e non attraverso i veli del mistero.
Giovanni è un novello Giosuè,
 perché mostrò il passaggio non del Giordano,
 ma ad una buona condotta.
Giovanni è un novello Gedeone, che per mezzo dell’acqua si scelse guerrieri che combattessero non contro
la carne e il sangue, ma contro gli spiriti malvagi.
Giovanni è un nuovo Samuele,
perché unse non il re Davide,
ma battezzò il Signore di Davide.
Giovanni è un nuovo Davide,
 che non fu perseguitato da Saul, ma ucciso da Erode.
Giovanni è un nuovo Elia,
 che fu nutrito non da un corvo,
 ma dalle cavallette e dal miele selvatico.
Giovanni è un nuovo Giuseppe,
 perché fu tentato non dalla moglie
di Potifar, ma da Erodiade.
Giovanni è un nuovo Eliseo,
perché non olio moltiplicò,
 ma coloro che si fanno ungere con l’olio.
Giovanni è un nuovo Isaia,
che non si accontentò di predire:
Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, ( Is 7,14 ) ma dichiarò:
 Ecco che ella ha concepito e dato alla luce
l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! ( Gv 1,29 ) 

4
Giovanni, tu sei la gran tromba del timore di Dio;
 il tuo splendore giocondo risveglia
 chi dorme nel peccato
e gli annunzia l’aurora della penitenza salvifica.
 Sei il più grande tra gli uomini
e precedi colui che è prima della creazione.
Beato sei tu, Giovanni,
perché il deserto accresce il tuo merito,
e il miele selvatico ti serve da cibo.
Beato sei tu, perché sei amico dello sposo
e padrino della sposa, la Chiesa,
invitando popoli e nazioni
al battesimo e alla conversione.
Beato sei tu, perché vedesti
lo Spirito Santo, udisti la voce dei Padre
e posasti la mano sul capo del Redentore del mondo.
Noi ti preghiamo: veglia sulla Chiesa,
e insegnale ad amare il Cristo suo sposo.
Sia benedetto Dio che fidanzò questa sposa al suo unico Figlio! 

Publié dans:LITURGIA, LITURGIA - INNI |on 23 juin, 2010 |Pas de commentaires »

PREFAZIO DI SAN GIUSEPPE

PREFAZIO DI SAN GIUSEPPE
La missione di San Giuseppe

E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo,
nella memoria di san Giuseppe.
Egli, uomo giusto, da te fu prescelto
come sposo di Maria, Vergine e Madre di Dio;
servo saggio e fedele fu posto a capo della santa famiglia,
per custodire, come padre, il tuo unico Figlio,
concepito per opera dello Spirito Santo,
Gesù Cristo nostro Signore.

E noi, con tutti gli angeli del cielo,
innalziamo a te il nostro canto,
e proclamiamo insieme la tua gloria:

Santo, Santo, Santo …

Publié dans:LITURGIA, LITURGIA - INNI |on 30 avril, 2010 |Pas de commentaires »

DALLE TENEBRE DELL’ERRORE, IL PECCATORE ASPIRA ALLA LUCE ETERNA (Prefazio Mozarabico)

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_d.htm

DALLE TENEBRE DELL’ERRORE, IL PECCATORE ASPIRA ALLA LUCE ETERNA

Prefazio Mozarabico *

Con il titolo di liturgia mozarabica, si designano i testi e i riti delle comunità cristiane spagnole precedenti l’instaurazione della liturgia romana, adottata in queste regioni sotto il papato di Gregario VII. Questa liturgia, pur rievocando nel nome /’invasione islamica della Spagna, è però anteriore ad essa. All’inizio del secolo XVI fu rimessa in uso in parecchie chiese di Toledo, dove è ancor oggi celebrata.
Questi prefazi, spesso più lunghi dei prefazi romani, sono anche più numerosi. Quello che ora leggeremo si usa il giorno stesso in cui vien letto il Vangelo del cieco-nato.

E’ cosa buona e giusta rendere grazie
a Te Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.
Egli è colui che ha messo in fuga le tenebre
con la luce della fede;
ha trasformato gli schiavi della legge
in figli della grazia.
Egli è venuto nel mondo per il giudizio,
affinché i ciechi vedano
e quelli che vedono diventino ciechi.
Gli umili riconoscono di essere immersi nelle tenebre dell’errore,
e ricevono la luce eterna che li libera dall’oscurità.
I superbi hanno preteso di possedere in sé la luce della giustizia,
e sono giustamente immersi nelle tenebre;
nell’orgoglio erano sicuri della loro giustizia
e non hanno cercato il medico che li poteva guarire.
Avrebbero potuto andare al Padre,
per mezzo di Gesù che ha detto di essere la porta;
ma si sono valsi sfrontatamente dei loro meriti,
e restano nel loro accecamento.
Perciò noi, nell’umiltà, veniamo a Te, Padre santo,
e senza presumere dei nostri meriti,
dinanzi al tuo altare,
apriamo la nostra ferita,
riconosciamo le tenebre del nostro peccato,
sveliamo il male nascosto nella nostra coscienza.
Te ne preghiamo, fa che troviamo
alla ferita un rimedio,
nelle tenebre la luce eterna,
nell’anima il candore dell’innocenza.
Con tutto il nostro desiderio
vogliamo vedere il tuo Volto,
ma la nostra cecità celo impedisce.
Bramiamo vedere il cielo
e non possiamo, perché siamo nell’oscurità del nostro peccato…
Vieni dunque a noi, Gesù, mentre preghiamo nel tuo tempio
e aiutaci in questo giorno,
tu che non hai tenuto conto del sabato per operare prodigi.
Ecco, davanti alla gloria del tuo nome,
noi apriamo le nostre ferite:
metti un rimedio al nostro male.
Aiutaci, come hai promesso a coloro che ti pregano:
tu che ci hai tratti dal nulla.
Prepara l’unguento,
e applicalo sugli occhi del cuore e del corpo,
così non vacilleremo più come ciechi nelle tenebre.
Ecco, versiamo lacrime ai tuoi piedi,
non respingerei
poiché ci siamo umiliati.
Noi non ci allontaniamo dai tuoi passi,
Gesù buono, che, in umiltà, sei venuto sulla terra.
Ascolta la nostra preghiera,
sradica il peccato che ci rende ciechi:
potremo così contemplare la gloria del tuo volto
e lodarti nella pace della beatitudine eterna.

* Praefatio – Dom. II in Quadragesima – P.L. 85, 322 B – 323 A.

Publié dans:LITURGIA, LITURGIA - INNI |on 22 avril, 2010 |Pas de commentaires »

Saint Grégoire de Nazianze: Venir à la lumière (lingua francese)

questo è il commento che il sito EAQ ha messo per le letture di oggi in lingua francese, è bello e lo posto, dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

Le mercredi de la 2e semaine de Pâques : Jn 3,16-21

Commentaire du jour
Saint Grégoire de Nazianze (330-390), évêque et docteur de l’Église
Hymne 32 ; PG 37, 511-512

Venir à la lumière

Nous te bénissons, Père des lumières,
Christ, Verbe de Dieu, splendeur du Père,
Lumière de lumière, et source de lumière,
Esprit de feu, souffle du Fils comme du Père.

Trinité Sainte, lumière indivisée,
Tu dissipas les ténèbres pour créer
Un monde lumineux, d’ordre et de beauté,
Qui porterait ta ressemblance.

De raison et sagesse tu éclairas l’homme,
L’illuminas du sceau de ton Image,
Pour que dans ta lumière, il voie la lumière (Ps 36,10),
Et tout entier devienne lumière.

Tu fis briller au ciel d’innombrables lumières,
Ordonnas au jour et à la nuit
De s’entendre à se partager le temps
Tour à tour, paisiblement.

La nuit met fin au travail du corps fatigué,
Le jour appelle aux oeuvres que tu aimes,
Nous apprend à fuir les ténèbres, à nous hâter
Vers ce jour qui n’aura plus de nuit.

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