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LA « THEOTÓKOS » CRITERIO DI ORTODOSSIA E DI ORTOPRASSI

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LA « THEOTÓKOS » CRITERIO DI ORTODOSSIA E DI ORTOPRASSI

di STEFANO DE FIORES

Il nesso Eucaristia-Maria costituisce un singolare luogo di costruzione dell’unità della famiglia umana, rivelazione del mistero del Nuovo Adamo e della Nuova Eva. – La Chiesa è esistenzialmente eucaristica e mariana.
Theotókos, il titolo mariano per eccellenza, è il criterio radicale della corretta fede, una spia e una sentinella, perché veglia sul titolo « Dio » dato a Gesù, affinché esso non venga svuotato. Non si giustifica, anzi diventa blasfemo, appena si cessa di riconoscere in Gesù il Dio fatto uomo. L’omooúsios (= stessa sostanza) è l’unico concetto capace di impedire, circa la divinità di Gesù, ogni ambiguità. Uno può chiamare Gesù Dio e intendere Dio in maniere diverse: Dio per adozione, per inabitazione, per modo di dire. Ma non può più, in questo caso, continuare a chiamare Maria « Madre di Dio ». Ella è Madre di Dio solo se Gesù è Dio al momento stesso di nascere da lei.
È criterio di ortodossia nella pietà popolare e nella fede dotta. Lo è stato nei secoli, fin dalle origini cristiane. Il titolo, infatti, è stato riconosciuto, non inventato ad Efeso, come Nicea non ha inventato l’omooúsios; esso vigila sulle due nature di Gesù Cristo, e, contemporaneamente, qualifica e definisce Maria nella storia della Salvezza contro ogni riduzione e retorica. Il titolo ci parla dell’unità profonda tra Dio e l’uomo realizzata in Gesù; di come Dio si è legato all’uomo e lo abbia unito a sé nell’unità più profonda che possa esistere al mondo: l’unità della persona.

Maria, ‘laboratorio della fede’
Il seno di Maria – dicevano i Padri – è stato il talamo in cui sono avvenute le nozze di Dio con l’umanità, il telaio in cui fu tessuta la tunica dell’unione, il laboratorio in cui si operò l’unione tra Dio e l’uomo[…].
« Chiamare Maria Theotókos è il modo più sicuro di proclamare l’unione ipostatica […]. Il titolo è una specie di baluardo che si oppone sia all’ideologizzazione di Gesù […] sia alla separazione, in lui, dell’umanità dalla divinità, che metterebbe in pericolo la nostra salvezza. Maria è colei che ha ancorato Dio alla terra ».
Ella presiede alla fede custodendo l’identità, l’ontologia di Gesù, il Figlio dell’Altissimo e Figlio suo, Rivelatore del Dio Amore paterno-materno. Ha svolto questa funzione soprattutto nei momenti difficili, come una specie di anticorpo contro i virus delle eresie.
In epoca antignostica la sua maternità fisica è chiamata in causa per insistere contro gli eretici sul vero corpo di Gesù, tratto dalla carne e sangue di lei, frutto del suo grembo, nato da lei e non attraverso di lei, quindi con la sua concretissima umanità, perché ella ha offerto l’attiva partecipazione al farsi carne dell’Unigenito.
Pertanto, custodendo la vera umanità di lui, ne indica l’identità di Figlio dell’Altissimo. Nella sua divina maternità sottolinea, così, la vera umanità di Gesù e la sua trascendenza. La Chiesa progressivamente scoprirà il senso della maternità di Maria che la conduce nel cuore della Trinità: Gesù, nato dal Padre dall’eternità, nella pienezza dei tempi è nato da Maria per opera dello Spirito Santo.
Calcedonia rappresenta un passo decisivo nell’approfondimento della fede proprio nella direzione della maternità di Maria e dell’ontologia di Gesù, elaborando un criterio generale di singolare chiarezza pure in teologia.
G. Lafont al riguardo sottolinea che questo Concilio fornisce alla teologia una chiave d’oro che garantisce alla Chiesa la permanenza nella verità e assicura l’equilibrio del suo messaggio evangelizzatore. « Senza divisione e confusione, senza separazione e mescolanza », è detto del mistero di Cristo, ma, essendo un principio universale, si dice di tutta la fede come pensiero e vita. Per questo la fecondità o la crisi della teologia si misura dalla fedeltà a questo assioma.
Le difficoltà più gravi vengono dalle seduzioni monofisite, più dannose dell’eccesso inverso che accentua la separazione. « Il pericolo monofisita può dare l’illusione di essere nella verità o, a breve termine, di difenderla; il che rende difficile la sua correzione. In altri termini, si potrebbe dire che ogni volta che la Chiesa ha avuto paura dell’umano, delle sue manifestazioni, del suo sviluppo o – il che è in fondo la stessa cosa – ogni volta che essa si è sottratta, per ragioni spirituali o di natura diversa, al dovere di pensare e ha impedito ai suoi fedeli di dedicarsi a tale compito, essa ha operato contro il Vangelo che doveva diffondere [...].
La ragione più profonda, ma evidentemente non la sola, della scristianizzazione risiede probabilmente qui. Ciò sottolinea l’importanza del rischio di pensare in ogni processo di nuova evangelizzazione.[…] Infine, la comunione come scambio simbolico di dono e risposta, è il paradigma cristiano per eccellenza; esso non esclude gli altri, li riorienta piuttosto in una direzione che è sconosciuta alla ragione umana lasciata a se stessa, ma che la trasfigura quando le viene rivelata: la centralità del mistero pasquale di Gesù Cristo nella storia degli uomini, l’essenza di Dio, Essere in pienezza all’interno di un Amore trinitario in cui tutto è di tutti e nulla è di nessuno. Questa è anche la vocazione ultima dell’umanità creata e chiamata da questo Amore ».

‘Caro Christi caro Mariae’
Dio si rivela nella carne del Cristo, proclamandosi il Dio per e di tutti in quanto nella sua carne assume ogni creatura salvandola a partire dalla carne. Maria entra in questo evento liberamente con il suo ‘sì’ a nome dell’umanità.
La spiritualità educativa mariana di don Bosco è tutta radicata nell’Eucaristia. La mariologia, come la cristologia, non è un’isola nel pensare teologico, è un « aeroporto internazionale ».
« Solo dall’Eucaristia profondamente conosciuta, amata e vissuta, si può attendere quell’unità nella verità e nella carità voluta da Cristo e propugnata dal Concilio Vaticano II ».
Giovanni Paolo II con una certa insistenza richiama l’intimo nesso tra spiritualità eucaristica e spiritualità mariana, specie quando considera il percorso dell’umanità verso il Terzo Millennio, bisognosa del Salvatore e della sollecitudine della Madre: « Questa sua maternità è particolarmente avvertita e vissuta dal popolo cristiano nel sacro convito – celebrazione liturgica del mistero della Redenzione -, nel quale si fa presente Cristo, il suo vero corpo nato da Maria Vergine.
Ben a ragione la pietà del popolo cristiano ha sempre ravvisato un profondo legame tra la devozione alla Vergine santa e il culto dell’Eucaristia: è, questo, un fatto rilevabile nella liturgia sia occidentale che orientale, nella tradizione delle Famiglie religiose, nella spiritualità dei Movimenti contemporanei anche giovanili, nella pastorale dei Santuari mariani. Maria guida i fedeli all’Eucaristia ».
Il ‘Caro Christi caro Mariae’ rimanda, in maniera immediata, all’evento dell’Incarnazione, inteso in modo inclusivo della vicenda di Gesù, specie della sua Pasqua, il cui memoriale si celebra nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue assunti da Maria. È questo il motivo fondamentale del rapporto, un rapporto tra quelli intuitivamente più familiari nella tradizione, soprattutto nei Movimenti di spiritualità, nella pietà e nella devozione popolare, sebbene meno tematizzato nella ricerca teologica.
Lo Spirito trasforma il pane e il vino in Corpo e Sangue di Cristo, analogamente alla sua opera nell’Incarnazione nel seno della Vergine, analogamente alla sua azione nell’universo, specie nell’umanità che consente a lasciarsi conformare al Figlio Unigenito; una rigenerazione alla quale collabora la Madre. Ella ha offerto il suo consenso – il consentire a Dio è l’opera più divina possibile per la creatura umana – nella prima generazione del Figlio Unigenito fatto carne e nella seconda generazione della Comunità nuova, guidando alla fede i credenti soprattutto nel memoriale dell’Eucaristia.

Una Chiesa esistenzialmente eucaristica e mariana
La Chiesa nello stesso mistero trova la Madre intimamente congiunta al Figlio, e matura nella consapevolezza di essere essenzialmente ed esistenzialmente eucaristica e mariana.
Come per Gesù e per la Madre, così per la Chiesa e per ogni credente, l’Eucaristia è luogo di sintesi, quindi di discernimento nell’agape – memoriale dell’Ora –, luogo ove il Signore coniuga la sua vita con quella dei discepoli; sposa la sua Chiesa, facendola progressivamente partecipe del senso salvifico delle sue opere e parole proposte misticamente nella celebrazione. Qui si attua la Nuova Alleanza; quindi nasce il nuovo popolo di Dio nel suo essere e nella sua missione. Di qui parte ogni vocazione perché essa è cibo, fonte e culmine dell’esistenza cristiana, una vita secondo la logica di Cristo, nella radicale obbedienza della fede e nella solidarietà incondizionata che abbraccia tutta la creazione e ogni singola creatura. Maria vi partecipa in maniera singolare e unica come Nuova Eva.
L’esperienza religiosa di Gesù nella sua singolarità e normatività è partecipata ai credenti grazie al dono pasquale dello Spirito. Questa partecipazione si attua in maniera speciale nell’Eucaristia attraverso il memoriale dei fatti salvifici: qui si adora Dio in Spirito e Verità nel nuovo santuario che è Gesù, il Figlio di Dio e il Figlio di Maria. Lo Spirito in questo mistero fa penetrare nei cuori la Verità (cfr. Gv 4, 23; 19, 30), semina la Parola, come ha operato in Maria.
Le realtà materiali del pane e vino-acqua diventano trasparenza, segni che proclamano i misteri della Salvezza. Al posto di Gerusalemme, della figlia di Sion, vi è la Madre dei dispersi che viene a radunarli insieme a Cristo nell’unica famiglia di Dio. Maria, presente nella storia dell’umanità con il Figlio, prolunga nei secoli, specie nella Chiesa, la sua dinamica meditazione (cfr. Lc 2, 19.51).
Sotto la sua guida, la Comunità cristiana e ogni discepolo possono continuamente accogliere e custodire il mistero di Gesù per annunciarlo al mondo. Ella ci introduce alla vita eterna anticipata quaggiù nell’Eucaristia. Cristo risorto presente nell’Eucaristia è pegno della nostra risurrezione, Maria assunta in anima e corpo ci fa assaporare questo dono in anticipo: guidandoci all’Eucaristia, ci mostra « dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del suo seno ». È un dono offerto a tutti: Gesù è Nuovo Adamo, figlio di Adamo e figlio di Maria; Maria è Nuova Eva, nostra sorella in Adamo, Madre del Cristo totale: inaugurano nella loro carne glorificata la salvezza universale.
In una società caratterizzata sempre più dal pluralismo etnico, culturale, socio-politico e religioso, questa proposta che scaturisce dall’amore per gli ultimi si presenta come la più universale possibilità di intesa. Così, si comprende come l’Eucaristia, il Sacramento dell’amore, e il nesso Eucaristia-Maria costituiscano un singolare luogo di costruzione dell’unità della famiglia umana, rivelazione del mistero del Nuovo Adamo e della Nuova Eva.
A. Triacca bene sintetizza tale riflessione con delle incisive annotazioni vicine al nostro tema, considerando l’esemplare presenza di Maria nella celebrazione del mistero di Cristo. Si introduce con tre aforismi.
Il primo è: di Maria non si dirà mai abbastanza per il principio che di Gesù non si dirà mai a sufficienza; il secondo: di Maria si deve parlare in modo delicato perché dello Spirito Santo, di cui Ella è tempio, si deve dire in modo soave; il terzo: di Maria e della Chiesa si dirà ottimamente se di ambedue si dirà simultaneamente.
Maria ha vissuto l’intima comunione col Figlio e i suoi misteri con intensa cooperazione personale ed esemplare vita teologale; perciò, ovunque è in atto la celebrazione dei misteri del Figlio, la presenza della Madre è efficacemente riattualizzata.

Stefano De Fiores

Publié dans:FESTE DI MARIA, MARIA VERGINE |on 30 décembre, 2014 |Pas de commentaires »

LA CONCEZIONE DI SANTA ANNA DI MAIA VERGINE

http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/commentilit/anna.htm

LA CONCEZIONE DALLA GIUSTA ANNA MADRE DELLA VERGINE MARIA

DELLA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Commemorazione il 9 dicembre

(Calendario della Chiesa Ortodossa)

Sant’Anna, la madre della Vergine Maria, era la più giovane figlia del sacerdote Nathan di Betlemme, discendente dalla tribù di Levi. Sposò san Gioacchino, che era nativo della Galilea.
Per lungo tempo sant’Anna non ebbe figli, ma dopo venti anni, per la fervida preghiera di entrambi i coniugi, un angelo del Signore annunciò loro che sarebbero stati i genitori di una figlia, che avrebbe portato benefici a tutto il genere umano.
La Chiesa Ortodossa non accetta l’insegnamento che la Madre di Dio è stata esente dalle conseguenze del peccato ancestrale (la morte, la corruzione, il peccato, ecc) al momento della sua concezione in virtù dei meriti futuri di suo Figlio. Solo Cristo è nato perfettamente santo e senza peccato, come insegna sant’Ambrogio di Milano nel capitolo II del suo Commento a Luca. La Santa Vergine era come ogni altro nella sua mortalità, e nell’essere soggetta alla tentazione, anche se lei non commise peccati personali. Non era una creatura divinizzata rimossa dal resto dell’umanità. Se così fosse, lei non sarebbe stata veramente umana, e neanche la natura che Cristo ha preso da lei sarebbe stata veramente umana. Se Cristo non avesse veramente condiviso la nostra natura umana, allora la possibilità della nostra salvezza sarebbe in dubbio.
La Concezione della Vergine Maria da sant’Anna ha avuto luogo a Gerusalemme. Le molte icone raffiguranti la Concezione da sant’Anna mostrano la Santissima Theotokos calpestare il serpente sotto i piedi.
“Nell’icona i santi Gioacchino e Anna sono di solito rappresentati con le mani giunte in preghiera, i loro occhi sono rivolti anche verso l’alto e contemplano la Madre di Dio, che sta in aria con le braccia allargate; sotto i piedi vi è una sfera circondata da un serpente (simbolo del diavolo), che si sforza di conquistare tutto l’universo con il suo potere”.
Ci sono anche le icone in cui S. Anna regge la Santissima Vergine sul braccio sinistro come un bambino. Sul volto di sant’Anna si legge uno sguardo di riverenza. Una grande antica icona, dipinta su tela, si trova nel villaggio di Minkovetsa nel distretto Dubensk della diocesi di Volhynia. In Russia sin dai tempi antichi questa festa era particolarmente sentita dalle donne incinte.

Un pensiero del geron Paisios sui santi Gioacchino ed Anna
“Yeronda, ci parli dei santi Gioacchino ed Anna, gli antenati di Dio”. Ad un certo punto ha cominciato a dirci qualcosa.
“Fin da piccolo ho avuto grande rispetto verso gli Antenati di Dio. Infatti, avevo detto a qualcuno che, quando mi avrebbero fatto monaco, avrei voluto darmi il nome di Gioacchino. Quanto sono in debito con loro! I santi Gioacchino ed Anna sono la coppia più priva-di-passioni (in altre parole senza passioni corruttrici) che sia mai esistita. Non hanno avuto alcuna attitudine carnale.
Così è come Dio ha fatto l’uomo ed è così che voleva che gli uomini nascessero, privi-di-passioni. Ma dopo la caduta la passione è entrata nel rapporto tra uomo e donna. Non appena fu trovata una coppia priva-di-passioni, come Dio creò l’uomo e come desiderava che gli uomini nascessero, è nata la Panagia, questa creazione pura, e allora Cristo si è incarnato. I miei pensieri mi dicono che Cristo sarebbe disceso in precedenza sulla terra, se ci fosse stata una coppia pura, come erano i santi Gioacchino e Anna.
I cattolici romani cadono in errore e credono, apparentemente per devozione, che la Panagia sia nata senza peccato originale. Sebbene la Panagia non fosse esente dal peccato originale, è stata data alla luce però come Dio ha voluto che nascessero gli uomini dopo la creazione. Era tutta pura[1], perché la sua concezione è avvenuta senza piacere. I Santi Antenati di Dio, dopo la fervida preghiera a Dio di concedere loro un bambino, non concepirono attraverso il desiderio sessuale, ma per l’obbedienza a Dio. Questo fatto l’ho sperimentato sul Sinai[2]”.

Tropario – tono 4

Oggi sono infranti i vincoli della sterilità, Dio ha ascoltato le preghiere di Gioacchino e Anna. Egli ha promesso loro al di là di tutte le loro speranze di generare la Fanciulla di Dio, dalla quale l’Incircoscritto era nato come uomo mortale; Egli comandò un angelo di gridare a lei: “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te!” 

Kontakion – tono 4

Oggi l’universo esulta, perché Anna ha concepito la Theotokos attraverso la dispensazione di Dio, perché ha portato in vista colei che ha partorito l’ineffabile Parola! 

Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. novembre 2010

 

Publié dans:MARIA VERGINE, SANTI |on 9 décembre, 2014 |Pas de commentaires »

LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ PAOLO PP. VI – CHRISTI MATRI (mese di Ottobre)

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_15091966_christi-matri_it.html

LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ PAOLO PP. VI – CHRISTI MATRI

SI INDICONO SUPPLICHE PER IL MESE DI OTTOBRE ALLA BEATA VERGINE MARIA

Epistola enciclica del Sommo Pontefice Paolo VI
ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e a tutti gli Ordinari
dei luoghi in pace e comunione con la Sede Apostolica.

VENERABILI FRATELLI SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

Motivi di grave apprensione
1. Durante il mese di ottobre, il popolo cristiano è solito intrecciare come mistiche corone alla Madre di Cristo mediante la preghiera del Rosario. E Noi che, sull’esempio dei Nostri Predecessori, vivamente approviamo questa usanza, chiamiamo quest’anno tutti i figli della Chiesa a tributare alla Beatissima Vergine particolari attestazioni di pietà. Si addensa infatti il pericolo di una più vasta e dura calamità, che incombe sull’umana famiglia, poiché, specialmente nelle regioni dell’Asia orientale, ancora si combatte con spargimento di sangue, e infuria una guerra difficile; e pertanto Ci sentiamo spinti a tentare nuovamente e con maggior forza tutto quanto è in Nostro potere per garantire la pace. Sono inoltre motivo di turbamento le notizie di ciò che avviene in altre regioni dei mondo, come la crescente corsa agli armamenti nucleari, i nazionalismi, i razzismi, i movimenti rivoluzionari, la forzata divisione dei cittadini, i criminosi attentati, l’eccidio di persone innocenti. Tutte queste cose possono fornire l’esca di un immane flagello.

Multiforme continua attività per sostenere la causa della pace
2. Come ai Nostri immediati Predecessori, così a Noi la Provvidenza di Dio sembra abbia voluto affidare il particolare compito di conservare e consolidare la pace, assumendoCene con lavoro paziente e instancabile il faticoso impegno. Questa responsabilità, è evidente, nasce dal fatto che la Chiesa intera Ci è stata affidata, essa che, come « un vessillo levato fra le nazioni »,(1) non è legata a interessi politici, ma deve recare agli uomini la verità e la grazia di Gesù Cristo, suo divino Fondatore.
3. In realtà, fin dall’inizio del Nostro ministero apostolico, nulla abbiamo trascurato per sostenere la causa della pace nel mondo, con la preghiera, l’incoraggiamento, l’esortazione. Anzi, come ben ricordate, nello scorso anno Ci siamo recati in volo nell’America Settentrionale, per parlare sull’agognato bene della pace davanti all’eletta Assemblea delle Nazioni Unite, dov’erano rappresentate quasi tutte le Nazioni del mondo; là abbiamo ammonito che non si permetta più che gli uni siano inferiori agli altri, che gli uni siano contro gli altri, ma che tutti contribuiscano con lo zelo e con l’opera a stabilire la pace. Anche in seguito, mossi dalla sollecitudine apostolica, non abbiamo cessato di esortare a far sì che sia allontanata dagli uomini una possibile immane sciagura.

Riunirsi e avviare sollecite leali trattative
4. Eleviamo ancora, pertanto, la Nostra voce «con forte grido e con lacrime »,(2) per scongiurare insistentemente i governanti a fare ogni sforzo perché l’incendio non si estenda, ma sia totalmente estinto. Non dubitiamo minimamente che tutti gli uomini di qualsiasi stirpe, colore, religione e ordine sociale, il cui desiderio sia la giustizia e l’onestà, non abbiano gli stessi Nostri convincimenti. Tutti coloro, dunque, che vi sono interessati, creino le necessarie condizioni per far sì che siano deposte le armi, prima che il precipitare degli eventi tolga perfino la possibilità di deporle. Sappiano coloro, nelle cui mani stanno le sorti dell’umana famiglia, che in questo momento essi sono legati da un gravissimo dovere di coscienza. Scrutino e interroghino questa loro coscienza, pensando ai loro popoli, al mondo intero, a Dio, alla storia; pensino che i loro nomi saranno fra i posteri in benedizione, se avranno seguito con saggezza questo Nostro appello. Nel nome del Signore gridiamo: fermatevi! Bisogna riunirsi, per addivenire con sincerità a trattative leali. Ora è il momento di comporre le divergenze, anche a costo di qualche sacrificio o pregiudizio, perché più tardi si dovrebbero comporre forse con immensi danni e dopo dolorosissime stragi. Ma bisogna stabilire una pace, fondata sulla giustizia e sulla libertà degli uomini, che tenga quindi conto dei diritti delle persone e delle comunità, altrimenti essa sarà debole e instabile.

La pace, dono inestimabile del Cielo
5. Mentre ricordiamo queste cose con animo ansioso e commosso, sentiamo la necessità a cui Ci esorta la suprema cura pastorale, di invocare l’aiuto del Cielo; infatti la pace, che « è bene tanto grande, che anche tra le cose terrene e mortali nulla si ascolta con maggior diletto, nulla si desidera con maggior ardore, nulla infine si può avere di più perfetto »,(3) deve implorarsi dal « Principe della pace».(4) E poiché nei momenti di dubbio e di trepidazione la Chiesa ricorre all’intercessione validissima di Colei che le è Madre, a Maria Noi rivolgiamo il pensiero e quello vostro, Venerabili Fratelli, e di tutti i cristiani; essa, infatti, come dice sant’Ireneo, « è divenuta causa di salvezza per tutto il genere umano ».(5) Nulla Ci sembra di maggiore opportunità e importanza, quanto l’innalzarsi al Cielo delle suppliche di tutta la cristianità verso la Madre di Dio, invocata come la « Regina della pace », affinché in tante e sì gravi angustie e afflizioni essa effonda pienamente i doni della sua materna bontà. Vogliamo che Le siano rivolte assiduamente intense preghiere, a Lei, diciamo, che durante la celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, tra il plauso dei Padri e dell’orbe cattolico, abbiamo proclamata Madre della Chiesa, confermando solennemente una verità dell’antica tradizione. Infatti la Madre del Salvatore è « certamente madre delle di Lui membra »,(6) come insegnano sant’Agostino, e con lui, omettendo gli altri, sant’Anselmo, con queste parole: « Quale più alta dignità si può pensare, che tu sia madre di coloro, dei quali Cristo si degna di essere padre e fratello? ».(7) E già Leone XIII, Nostro Predecessore, l’ha chiamata « Madre della Chiesa, e nel modo più vero».(8) Non collochiamo perciò invano la nostra speranza in Lei, angosciati da questo terribile sconcerto.
6. Ma poiché, se crescono i pericoli, occorre che aumenti la pietà del popolo di Dio, desideriamo, Venerabili Fratelli, che, col vostro esempio, con la vostra esortazione, col vostro impulso, la Madre clementissima del Signore sia più instantemente invocata durante il mese di ottobre con la pia pratica del Rosario. Questa preghiera è infatti adatta alla mentalità del popolo, è assai gradita alla Vergine, ed efficacissima per impetrare i doni celesti. E il Concilio Ecumenico Vaticano II, sebbene non espressamente ma con chiara indicazione, ha infervorato l’animo di tutti i figli della Chiesa per il Rosario, raccomandando di « stimare grandemente le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei (Maria), come sono state raccomandate dal Magistero nel corso dei tempi ».(9)
7. Tale fruttuosa preghiera non soltanto ha una grandissima efficacia nello stornare i mali e nel tener lontane le calamità, come chiaramente dimostra la storia della Chiesa, bensì anche alimenta doviziosamente la vita cristiana, « in primo luogo sostenta la fede cattolica che facilmente rifiorisce attraverso l’opportuna considerazione dei misteri divini, e innalza la mente fino alle verità rivelate ».(10)
8. Pertanto nel mese di ottobre, dedicato alla Beata Vergine del Rosario, aumentino le preghiere, si moltiplichino le implorazioni, affinché per sua intercessione brilli finalmente sugli uomini l’aurora della vera pace, anche nei confronti della religione, che purtroppo in questa epoca non tutti possono professare liberamente. In modo particolare desideriamo che il 4 ottobre, giorno anniversario del Nostro viaggio di pace alla Sede delle Nazioni Unite, sia celebrato quest’anno in tutto il mondo cattolico come « giorno di impetrazione per la pace ». Per lo zelo di pietà, che vi distingue, e per l’importanza dell’iniziativa, di cui vi rendete conto, Venerabili Fratelli, sarà vostro compito istituire sacre cerimonie, affinché in quel giorno la Madre di Dio e della Chiesa sia invocata con unanime fervore dai sacerdoti, dai religiosi, dal popolo fedele, in special modo dai fanciulli, che sono adorni del fiore dell’innocenza, dagli infermi e dai sofferenti. In quel giorno anche Noi nella Basilica Vaticana, presso il sepolcro di Pietro, eleveremo una speciale supplica alla Vergine Madre di Dio, tutela del nome cristiano e intermediaria di pace. Così, in tutti i continenti la preghiera della Chiesa, risonando come un’unica voce, toccherà il Cielo, poiché, come dice sant’Agostino, « nella diversità delle lingue di carne, è unica la lingua nella fede del cuore ».(11)
9. Guarda dunque con materna clemenza a tutti i tuoi figli, o Vergine Santissima! Vedi l’ansietà dei Sacri Pastori, per il timore che i loro greggi siano agitati da un’orrida tempesta di mali; vedi l’angoscia di tanti uomini, padri e madri di famiglia, che, inquieti per la sorte propria e dei loro figli, sono turbati da acerbi affanni. Ammansisci l’animo dei belligeranti, e infondi loro « pensieri di pace»; fa’ che Dio, vindice di ogni ingiustizia, volgendosi a misericordia, restituisca i popoli alla tranquillità, e li conduca per lunga durata di tempi alla vera prosperità.
10. Nella dolce speranza che la Madre di Dio accolga benigna la Nostra umile supplica, di gran cuore impartiamo a voi, Venerabili Fratelli, al clero e alle popolazioni, a ciascuno di voi affidate, la Nostra Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso S. Pietro, 15 settembre del 1966, anno quarto del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI 

Publié dans:MARIA VERGINE, PAPA PAOLO VI |on 7 octobre, 2014 |Pas de commentaires »

15 AGOSTO 2014 | ASSUNZIONE DI MARIA: « UN SEGNO GRANDE APPARVE NEL CIELO »

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/Anno_A-2014/5-Ordinario-A-2014/Omelie/19ab-Assunzione-di-Maria/01-Assunzione-di-Maria-A-2014-SC.htm

15 AGOSTO 2014 | ASSUNZIONE DI MARIA A | T. ORDINARIO | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

« UN SEGNO GRANDE APPARVE NEL CIELO »

Tutta la Liturgia odierna è pervasa da un irrefrenabile senso di gioia, che esplode fin dall’antifona di ingresso: « Rallegriamoci tutti nel Signore, in questa solennità della Vergine Maria: della sua Assunzione gioiscono gli Angeli e lodano in coro il Figlio di Dio ».
Una gioia, come si vede, che afferra il cielo e la terra. E a ragione, perché la festa dell’Assunta coinvolge nel suo significato teologico più profondo la « totalità » della creazione: un po’ come la Risurrezione, che comunica la sua forza di rinnovamento a tutta la realtà cosmica, oltre che agli uomini e agli Angeli.
A questo sfondo di giubilazione e di coinvolgimento universale ci rimandano le tre letture bibliche, che vogliamo appunto meditare in questa prospettiva.

« Una donna vestita di sole… era incinta
e gridava per le doglie del parto »
Incominciamo dalla prima, ripresa dall’Apocalisse, la quale ci descrive in colori smaglianti la misteriosa visione della donna e del dragone: « Si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza. Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra » (Ap 11,19-12,4).
È evidente in questo quadro fantastico la dimensione « cosmica »: il cielo, la luna, le stelle, la terra, gli uomini, le « nazioni » (12,5) sono coinvolte nel duello mortale che si svolge fra la donna e il dragone, e fanno da spettatori intimiditi e sorpresi, in attesa dell’esito della lotta. Per il fatto che ambedue i protagonisti vengono presentati come « segno » (seméion: 12,1.3), termine che in Giovanni allude a una realtà più profonda che sta oltre ciò che appare immediatamente, c’è da domandarsi che cosa essi veramente « significhino » al di là del « velame delli versi strani » (Dante).
Il « segno » della donna, adorna di tutto il suo splendore, espresso nei simboli classici del sole, della luna e delle stelle, dovrebbe rimandare a Israele. Si ricordi il famoso sogno di Giuseppe: « Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me » (Gn 37,9). Anche l’Israele dei tempi messianici viene presentato sotto l’immagine di una « donna » che deve diventare « madre » di molti figli: la Chiesa pertanto continua la funzione dell’antico Israele e può essere rappresentata dagli stessi simboli.
Che tutto il creato poi si chini alla Chiesa e le dia il suo splendore sta a significare che essa rappresenta il centro di tutto il disegno salvifico di Dio: come tutto è stato fatto per Cristo, così si può dire che tutto è stato fatto per la Chiesa, in quanto essa è il « corpo di Cristo ».
Se questo è vero, rimane altrettanto vero che il testo descrive la « donna » in termini così realistici, che non possiamo negare che qui Giovanni abbia pensato più direttamente e concretamente a Maria, la madre di Gesù, facendone come l’immagine e il « tipo » della Chiesa: « Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto… Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono » (Ap 12,2.5). È fin troppo chiaro che qui si parla di Cristo che, in virtù della risurrezione e ascensione al cielo, si è assiso « alla destra di Dio » (Mc 16,19).
Per questo, a cominciare da S. Agostino, molti esegeti interpretano questo testo in chiave « mariologica ». Così come ha fatto da tempo la Liturgia, che in modo particolarmente adatto ci fa leggere il brano per la festa dell’Assunta: la celebrazione della Assunzione di Maria in corpo e in anima al cielo è, infatti, la sua partecipazione più diretta alla gloria del Figlio. Con lui che « siede alla destra del Padre », anche lei è avvolta dallo stesso splendore di gloria.
Ma non dobbiamo dimenticare l’altro « segno » che contrasta e insidia il primo: il « dragone rosso » dalle sette teste e dalle dieci corna, simbolo di Satana e della potenza ostile a Dio e al suo popolo. Tutta la forza della visione allegorica sta in questo contrasto e nella « vittoria » definitiva di Cristo e del suo popolo su Satana: « Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo » (Ap 12,10). Ciò sta a significare che la Chiesa e Maria, che ne è la espressione più ricca, hanno raggiunto e raggiungeranno la gloria attraverso una grande lotta.

« Cristo è risuscitato, primizia di coloro che sono morti »
La festa di oggi mette appunto in evidenza la vittoria di Maria sulla morte, che « è entrata nel mondo per invidia del Diavolo » (Sap 2,24). Difatti nel mistero odierno crediamo « essere dogma da Dio rivelato che l’immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo ». Il nucleo del dogma sta nel credere che Maria ha « già » vinto la morte, come Cristo suo Figlio, e nella totalità del suo essere (« anima e corpo ») già trionfa nella gloria celeste.
In questa direzione si muove la seconda lettura, relativa alla risurrezione dei morti, che S. Paolo afferma facendola derivare direttamente dalla risurrezione stessa di Cristo che appare perciò, nei nostri riguardi, come « primizia » di tutti i frutti di risurrezione che poi seguiranno: « Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo… L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte » (1 Cor 15,20-22.26).
Il principio, qui ricordato da Paolo, è il principio, chiamiamolo così, di « incorporamento » (gli studiosi parlano di « personalità corporativa »): come « in Adamo » tutti muoiono, così « in Cristo » tutti « riceveremo » la vita. Mentre però questo avverrà per noi alla fine, quando sarà distrutto « l’ultimo nemico » (v. 26), cioè la morte, in Maria è avvenuto già « al termine » della sua vita terrena.
E questo ovviamente per il suo maggiore « incorporamento » a Cristo: chi più di Maria, infatti, è stato trascinato nel mistero di vita di Cristo? E questo non solo per la cooperazione « fisica » alla divina maternità ma anche, e direi soprattutto, per la cooperazione « spirituale » a tutta l’opera della Redenzione.

« Beata colei che ha creduto »
La terza lettura ci fa scoprire le radici ultime di questa prodigiosa e anticipata vittoria di Maria sulla morte: si tratta appunto della sua « fede », addirittura temeraria, nelle parole dell’Angelo e del suo completo abbandono all’iniziativa e all’azione di Dio in lei. Nell’obbedienza di Maria, come in quella di Cristo, è spezzato l’anello della maledizione che ci trascinava tutti nel peccato: Maria è l’antitesi perfetta di Eva, come Cristo lo è di Adamo! Maria è stata capace di vincere la morte, perché già prima aveva, con la grazia di Dio, vinto in sé il progenitore della « morte » che è il « peccato » (cf Rm 5,12).
È quanto possiamo cogliere nel racconto della visita di Maria a Elisabetta (Lc 1,39-56), che dà occasione alla parente di celebrare la grandezza spirituale di Maria, riconoscendone pubblicamente l’eccelsa missione nella storia della salvezza: « In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta… che, ripiena di Spirito Santo, esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore »" (Lc 1,39-45).
Mi sembra che in queste parole veramente « ispirate » di Elisabetta ci siano tutti gli elementi del « mistero » di Maria: essa è « la madre del Signore », cioè di Cristo, che Dio ha scelto « fra tutte le donne » perché ha saputo « credere », come e più di Abramo, nell’incredibile. Maria è in anticipo sullo spirito delle « beatitudini », che Gesù proclamerà all’inizio della sua vita pubblica: perciò è per lei la « prima » beatitudine del N. Testamento (« Beata colei che ha creduto »), quasi a dire che essa ne incarna e ne esprime il senso più profondo e l’esigenza più radicale: quella del più completo abbandono a Dio, che solo così può manifestarsi a pieno nelle sue creature.

« Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente »
Mi sembra che in fondo sia questo tutto il senso del Magnificat, che l’Evangelista ci presenta come la risposta altrettanto « ispirata » di Maria alle parole di Elisabetta.
Nel cantico del Magnificat, infatti, Maria non intende tanto esprimere la sua gioia, quanto celebrare la grandezza e la bontà immensa di Dio che si esalta negli umili, in quelli che si fanno suoi « servi », cioè sono completamente aperti a lui, permettendogli così di operare « grandi cose » anche in deboli strumenti umani. È quanto egli ha fatto per il passato in tutta la storia di Israele; è quanto egli ha compiuto e sta compiendo in lei, la « povera di Jahvèh » per eccellenza.
Perciò quando Maria canta: « D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome… » (vv. 49-50), non esalta se stessa, ma il Signore che l’ha eletta a strumento del suo amore.
Questa è la più grande « vittoria » di Maria: essersi lasciata possedere tutta da Dio, perché egli manifestasse in lei la « potenza del suo braccio » (v. 51). Che per questa via ella sia diventata la Madre di Dio, sia stata concepita Immacolata, sia stata assunta « in corpo e anima » al cielo, non è che la conseguenza di quanto dice nel suo cantico: « Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente » (v. 49).
Noi che oggi celebriamo la sua Assunzione non dobbiamo distaccare questa festa dalla « totalità » del suo mistero: allora sentiremo davvero che in Maria sono i destini del mondo che si richiamano e si maturano, quello della vita e della morte, quelli della terra e quelli del cielo. Perciò ha ragione Giovanni, come ci ricorda la prima lettura (Ap 11,19; 12,1-10), nel far dipendere tutto da quella fatidica lotta fra la Donna e il Dragone!

Da: CIPRIANI S.

INCORONAZIONE DI MARIA ALLA LUCE DELLA SUA ASSUNZIONE

http://www.donbosco-torino.it/ita/Torino_Adma_2003/Don_Pacual_Chavez-2.html

IV CONGRESSO INTERNAZIONALE di MARIA AUSILIATRICE

TORINO-VALDOCCO / 1-4 Agosto 2003

INCORONAZIONE DI MARIA ALLA LUCE DELLA SUA ASSUNZIONE, (riflessioni teologiche e salesiane)

Sin dal momento in cui sono stato invitato a partecipare al IV Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice in occasione del centenario dell’incoronazione dell’immagine di Maria Ausiliatrice, ho pensato che il modo migliore di farlo sarebbe stato quello di offrire una riflessione sull’Assunzione della Santissima Vergine, perché è lì che si trova la vera e propria incoronazione di Maria, anche se il testo dell’Apocalisse (12,1), in cui l’autore sacro ci presenta il segno della « donna vestita di sole, con una corona di dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi », è adoperata sovente per parlare del trionfo dell’ Ausiliatrice e quindi della sua incoronazione.
Sappiamo però che il testo si riferisce piuttosto alla Chiesa, che trova certo il suo modello più perfetto nella Madonna. Da questo punto di vista mi sembra più importante riflettere sulla vera incoronazione di Maria, di cui l’incoronazione del quadro di Maria Ausiliatrice è un segno; un segno inteso a sottolineare l’intervento materno della Madonna a favore della Chiesa e del mondo, lungo la storia.Vi offro dunque alcune riflessioni teologiche e salesiane circa l’Assunzione della Vergine Maria, sperando che servano ad approfondire un po’ quello che celebriamo e ci spingano ad essere veri e propri figli di Maria Ausiliatrice, la Madonna di Don Bosco.

I. ASPETTO STORICO
Parlare dell’Assunzione di Maria Santissima, dal punto di vista strettamente storico, significa limitarsi a fare ricerche sulla fine terrena di Maria. Al di fuori di quest’ambito, si parlerebbe di « morte » ma questa parola ha fatto problema, in qualche momento della Tradizione ecclesiale.
Sintetizzando in forma schematica il suo pensiero, uno specialista di questo tema afferma: « Le testimonianze della letteratura ecclesiastica dei sei primi secoli nei riguardi della morte di Maria e la sua assunzione in senso stretto, sono scarsi e sconnessi. Quindi, dal punto di vista strettamente storico, non si può affermare con certezza che esista una tradizione apostolica esplicitamente generale e ininterrotta sul modo in cui Maria ha abbandonato questo mondo » . Decisiva, sotto questo aspetto, è la testimonianza di Epifanio di Salamina (+ 403): « E’ possibile che la Vergine Santa sia morta e sia stata sepolta o che l’abbiano uccisa o magari sia rimasta in vita. Dio è così potente da fare quel che Egli vuole; per questo nessuno conosce la sua fine » .
Qualunque cosa voglia significare l’affermazione di Epifanio, una cosa è certa: al tempo in cui egli scrive non si conosceva né come, né dove, né quando fosse avvenuta la fine terrena di Maria.
Allo stesso modo è significativo poter affermare che nei primi secoli della Chiesa non costituiva affatto un problema parlare di ‘morte’ di Maria. Solo verso il sec.VI comincia a prendere corpo – in narrazioni apocrife, sermoni in suo onore e incipienti « trattati – l’idea del suo transito-dormizione », senza morte propriamente detta. E’ superfluo dire che le narrazioni apocrife sono esageratamente prolisse in dettagli « fisici » e persino birichine (come il Vangelo di Tommaso, in cui costui, puntualmente incorreggibile, non arriva a tempo a congedarsi dalla Madre di Gesù, ma è poi riconosciuto miracolosamente).

II. FONDAMENTO BIBLICO
Indubbiamente il dogma dell’Assunzione di Maria Santissima non implica tutto questo complesso di rappresentazioni popolari; il suo nucleo di fede, invece, richiede che sia basato sulla Sacra Scrittura. E a questo riguardo, analogamente a quanto si può affermare per l’Immacolata Concezione di Maria, non abbiamo un fondamento biblico diretto ed esplicito. « Dobbiamo riconoscere, allora, che non esiste, propriamente parlando, una ‘argomentazione biblica’ circa l’Assunzione di Maria. Non si può indicare nessun testo biblico in particolare, come testimonianza fondante di questo mistero mariano » .
Tuttavia il Magistero della Chiesa – e il ‘sensus fidelium’ – hanno ritenuto, lungo i secoli, che esso si basi sulla Rivelazione nel suo complesso. Il Papa Pio XII, nella Bolla della definizione dogmatica « Munificentissimus Deus », dice: « Tutte queste ragioni e considerazioni dei Santi Padri e dei teologi hanno come fondamento ultimo la Sacra Scrittura, la quale ci presenta l’anima della Madre di Dio strettamente unita a suo Figlio e sempre partecipe della sua sorte » (MD 15) .
I PP. Flick e Alszeghy hanno sviluppato, a proposito di questo dogma – è quanto costituisce praticamente il centro di una delle loro opere – il metodo della « convergenza » della Sacra Scrittura, non tanto partendo dai testi singoli, quanto dai grandi temi della Rivelazione .
Sempre restando in questo tema, noi possiamo analizzare i testi biblici dell’Eucaristia e della Liturgia delle Ore nella Solennità dell’Assunzione, pur con l’uso tipico della Sacra Scrittura fatto dalla Liturgia.
Quanto alla Messa: dall’AT si preleva un solo testo, in senso simbolico (l’Arca dell’Alleanza, in 1 Cr 15, 3-4, e 15-16 nella Vigilia della Solennità). Dal NT, due testi di san Paolo (entrambi da 1 Cor 15 e uno dall’Apocalisse (cap.11-12). Dal Vangelo secondo Luca: 11,27-28 per la Vigilia e 1,39-56 (Visita a Elisabetta e Magnificat) per la Messa del Giorno. Quanto alla Liturgia delle Ore: il testo più ampio (nell’Ufficio delle Letture) è preso da Ef 1,16-2,10. Le letture brevi sono: Rm 8,30; Is 61,10 e 1 Cor 15; quelle per l’Ora Media sono prese da Gdt 13, 22-23b; Ap 12,1 e 2 Cor 5,1; ci sono inoltre allusioni ad altri testi biblici (per es. al Cantico dei Cantici, nell’antifona delle Lodi).
Questa breve analisi conferma quanto detto anteriormene, e cioè: non essendovi alcun testo esplicito, la diversità cerca di abbracciare la ricchezza della tematica biblica, con una chiara dinamica di convergenza.
È chiaro che questa assenza di fondamento biblico esplicito costituisce uno dei problemi ecumenici più forti al riguardo, insieme al rifiuto – piuttosto formale – di un dogma dichiarato dal Vescovo di Roma. Per esempio, la Chiesa Ortodossa non mette in questione il primo punto, bensì quest’ultimo : riconosce la verità, ma respinge il dogma.

III. TRADIZIONE DELLA CHIESA
Il silenzio biblico contrasta con l’abbondanza di elementi della Tradizione (anche se questi, come si è detto prima, sono piuttosto tardivi). Si potrebbe parlare di tre grandi tappe nello sviluppo della Tradizione:
· tappa primitiva:
è fatta soprattutto da narrazioni apocrife e da alcuni sermoni e omelie;
· tappa medioevale:
protagonista in particolare la Scolastica, polemica soprattutto per le implicazioni antropologiche;
· tappa moderna:
caratterizzata dall’apparizione di Manuali e dalla problematica legata alla Riforma e Controriforma.
Non essendo necessaria un’analisi esauriente di questo sviluppo della Tradizione, in cui svolge un ruolo decisivo il sensus fidelium, basterà dire in sintesi che è chiamato in causa il principio teologico di Vincenzo di Lerins, in quanto si tratta di una credenza del popolo cristiano « semper et ubique », pur senza la chiarezza che si andrà facendo progressivamente in seguito.
Dunque, come segnalavo precedentemente, al principio appaiono man mano narrazioni apocrife – anche con tratti mitici – e appare anche la celebrazione della Festa, in diverse regioni della Chiesa: verso la fine del secolo VI in Oriente, e dal secolo VII in Occidente.
Più avanti – verso il Medio Evo – si va chiarificando progressivamente il « che cosa » dell’Assunzione (quanto al nome e soprattutto quanto al contenuto) e nello stesso tempo le ragioni teologiche che la motivano. Cerchiamo di sintetizzare brevemente questi due aspetti.

- Il « che cosa » dell’Assunzione
Bisogna riconoscere che fin dal principio la fede della Chiesa nell’Assunzione di Maria è incentrata sulla sua glorificazione, lasciando da parte le rappresentazioni « fisiche ».
Eppure, in queste prime tappe della riflessione mariologica non appare nessuna preoccupazione di difendere la non-mortalità di Maria; e – stranamente – più che sostenere ciò, si sostiene la sua non-corruzione nel sepolcro (fino al punto che ad alcuni non disturberebbe affatto che il corpo sia stato sepolto: purché non si sia corrotto). Per questo non si può nemmeno dire che sia unanime l’identificazione Assunzione = Risurrezione, anche se ciò è molto frequente in vari Padri e autori ecclesiastici.
Cosicché, dice Carlos I. Gonzàlez, « la chiesa bizantina e la chiesa monofisita hanno celebrato la festa del 15 agosto fin dall’era patristica. La teologia, però, non è uniforme. Mentre alcuni insegnano la morte e risurrezione di Maria, altri sostengono che il suo corpo si trova, incorrotto, da qualche parte, attendendo la risurrezione della carne » .
Più avanti afferma: « Anche se alcuni autori accettavano già l’Immacolata Concezione (soprattutto dopo Scoto), non sembra che tale evento abbia fatto breccia nella convinzione circa la morte di Maria, perché usavano distinguere tra il fatto che Maria fosse stata concepita libera dal peccato e il fatto che fosse libera dalle conseguenze del peccato » .
Infine lo stesso autore, presenta un riassunto di un famoso specialista, G. Alastruey: « Se si considera l’Assunzione in concreto, come è presentata nella liturgia e nei documenti dei Padri e dei teologi, certamente comprende tutti questi elementi: morte previa, preservazione dalla corruzione del sepolcro e risurrezione anticipata; per cui occorre dire che l’Assunzione consiste nell’unione del corpo con l’anima gloriosa, preceduta dalla morte (ma non dalla conseguente corruzione del sepolcro) e iniziata con la risurrezione » .
- Ragioni teologiche dell’Assunzione
Non è facile compendiarle tutte, ma si possono raggruppare attorno ad alcuni nuclei rilevanti della nostra fede. Chi le presenta più chiaramente è Antonio M.Calero:
1- Il principio della divina Maternità.
2- La perpetua Verginità di Maria, a cui corrisponderebbe l’incorruttibilità corporale dopo la morte.
3- Il principio dell’associazione o dell’unione intima della Madre col Figlio in funzione dell’Incarnazione.
4- L’onore che, in virtù del quarto comandamento, Gesù Cristo, come ogni buon figlio, deve tributare a sua Madre.
5- Il vincolo che unisce Maria all’opera redentrice svolta da Gesù Cristo, in virtù della quale Egli è il vincitore del peccato e della morte: un vincolo espresso nel parallelismo antitetico Eva-Maria, basato fondamentalmente sul testo del protovangelo: Gn 3,15 .
Indubbiamente, queste ragioni presentano una « densità teologica » molto differenziata: La seconda, per esempio, che fa derivare l’incorruttibilità dalla verginità perpetua di Maria, non è sostenibile; così pure il 4° argomento è piuttosto debole.
José Cristo Rey García Paredes aggiunge altre ragioni: oltre ad insistere sulla prima (Maria, Madre di Dio), sottolinea la liberazione dal peccato originale e l’azione di Dio sul corpo di Maria. Quanto alla prima, cita san Leone Magno: « Se Adamo avesse agito perseverantemente secondo questa incomparabile dignità concessa alla sua natura, osservando la legge che gli era stata data, la sua anima intatta sarebbe stata condotta alla gloria celeste con quella parte di sé stesso che era il suo corpo » .
Cita poi Germano di Costantinopoli: « Tu sei bella (Cn 2,13), e il tuo corpo verginale è totalmente santo, casto, dimora di Dio. Per questo motivo è esente dalla dissoluzione in polvere. Come corpo umano fu trasformato fino alla vita eccelsa dell’incorruttibilità. E’ vivo; è superglorioso, pieno di vita e immortale ». E aggiunge il teologo spagnolo: « Germano usava l’argomento della convenienza, secondo il quale sarebbe stato impossibile che la dimora di Dio, il tempio vivo della santissima divinità dell’Unigenito fosse preda della morte nella tomba » .

- Argomenti « formali »
E’ uno dei temi meno analizzati. Personalmente penso che se ne usano principalmente tre :
a) La simmetria.
E’ un meccanismo concettuale e linguistico universale, ma non sempre esplicitato; e soprattutto, pericoloso, quando diventa un ‘letto di Procuste’ per accomodarvi molti elementi che trascendono di molto il suo schematismo formale. Detta simmetria si presenta in due forme principali:
· Simmetria di compimento: all’Immacolata Concezione all’inizio della vita di Maria, « corrisponde » l’Assunzione alla fine della medesima. Negare la conseguenza significherebbe attentare al principio.
· Simmetria di contrapposizione: il famoso parallelismo tra Eva e Maria (che giunse all’estremo nell’ingegnosa contrapposizione tra Eva e « Ave » del saluto dell’angelo -in latino, naturalmente – « mutans Evae nomen »).

b) L’argomento di convenienza,
che si può sintetizzare nelle lapidarie parole latine: potuit-voluit-decuit-ergo fecit: « poté, volle, conveniva: quindi lo fece ». Lo collochiamo in questo paragrafo perché, in se stesso, è formale: potrebbe applicarsi a moltissimi aspetti, quantunque se ne sia fatto un uso privilegiato nella Mariologia. Ugualmente formale, quantunque solo applicabile in questo campo, è l’affermazione: De Maria nunquam satis.
Dice lo Pseudo-Agostino, citato dallo stesso autore: « Mi causa timore l’affermare che il corpo santissimo da cui Cristo prese carne… abbia avuto la medesima sorte di tutti gli altri ». Aggiunge García Paredes: « Quindi bisognerebbe concludere che Maria è in Cristo e insieme a Cristo. Colui che non permette che nemmeno un capello del capo dei suoi santi cada senza il suo permesso, non avrebbe conservato integro il corpo e l’anima di sua madre? Se poté preservare Daniele dai leoni, non avrebbe preservato la ‘semper incorrupta’? Questo autore anonimo pose le fondamenta della teologia dell’Assunzione in Occidente » .
Certo, l’argomento di convenienza non è di per sé uno strumento negativo o da rifiutare; ma, a mio modo di vedere, è almeno pericoloso. Se si usa a posteriori, per giustificare qualcosa, mi sembra tautologico e inutile: dimostrare che Dio ha realizzato qualcosa perché conveniva che lo facesse, non aggiunge nulla. Se, in cambio, lo si usa a priori, corre il pericolo di dare per dimostrato quel che si dovrebbe dimostrare, ciò « conveniva » e per questo Dio lo ha realizzato.
Solo allo scopo di dimostrarne la discutibilità, farò un esempio, preso da un famoso argomento dell’antichità: la possibilità o meno del male. Di fronte al male, Dio può e vuole eliminarlo? Conviene che lo elimini? Difficilmente si troverà un credente che risponda negativamente a questa domanda. Ne deriverebbe come conseguenza evidente, l’ « ergo fecit »? Invece non l’ha fatto.
Questo stesso esempio orienta la nostra riflessione verso un pericolo concreto: quando colui che usa la ‘convenienza’ ha una mentalità estrinsicistica, che non cerca ragioni più a fondo e se la cava dicendo che era « ciò che più conveniva »: tale mentalità trova la propria espressione tipica nel ‘decretismo’. Così è perché Dio così decretò, posto che era ciò che più conveniva. Lo stesso Antonio M. Calero in qualche momento sembra soffrire di questo estrinsicismo, quando scrive, a proposito del ‘collegamento tra l’Assunzione e altre verità rivelate’: « La sua misteriosa unione con Cristo arriva fino al punto di essere stata prevista e decretata la sua esistenza nello stesso e unico decreto con cui fu prevista e voluta la presenza del Redentore fra gli uomini » .
Ma, in particolare, è pericoloso l’uso di questi principi formali in una visione trionfalista del tema. Cosa non si è detto su ciò che Dio ha fatto in favore di Maria, semplicemente perché poteva farlo!
Tra i molti esempi, prendiamo una parte del testo dell’Ufficio delle Letture del 22 agosto, di sant’Amedeo di Losanna :
‘La santa Vergine Maria fu assunta in cielo. Ma il suo nome ammirabile rifulse su tutta la terra anche indipendentemente da questo singolare evento, e la sua gloria immortale si irradiò in ogni luogo prima ancora che fosse esaltata sopra i cieli. Era conveniente, infatti, anche per l’onore del suo Figlio, che la Vergine Madre regnasse dapprima in terra e così alla fine ricevesse la gloria nei cieli. Era giusto che la sua santità e la sua grandezza andassero crescendo quaggiù, passando di virtù in virtù e di splendore in splendore per opera dello Spirito Santo (…) Abitava nel sublime palazzo della santità (…) e sul popolo credente e assetato faceva scendere la pioggia delle grazie, lei che nella ricchezza della grazia aveva superato tutte le creature. Conferiva la salute fisica e la medicina spirituale, aveva il potere di risuscitare dalla morte i corpi e le anime. Chi mai si partì da lei o malato o triste, o digiuno dei misteri celesti? Chi non ritornò a casa sua lieto e contento dopo d’aver ottenuto dalla Madre del Signore, Maria, quello che voleva? » [ il corsivo è nostro].
In questo modo di fare Mariologia è assente la serietà storica. E non è l’unica deficienza: alla base vi è una prospettiva non cristiana, bensì teista (cfr. a questo riguardo, le bellissime e cristiane espressioni di santa Teresa del Bambino Gesù. Ella giunge ad affermare di Maria che « tutto nella sua vita è successo come nella nostra »). Evidentemente, il problema non è mariologico e nemmeno cristologico: è teo-logico, nel senso più forte della parola! « Quale Dio regge l’esistenza cristiana, il Crocifisso o gli idoli di religione, classe, razza e società? » .
c) Infine, mi pare interessante, in questa prospettiva formale, l’osservazione di G.Söll, citata da Bruno Forte: « Mentre le espressioni mariologiche più significative dei Padri e dei Concilii erano state formulate in collegamento con le discussioni cristologiche, apparve anche per la dottrina mariana un nuovo orizzonte tematico, soprattutto col passaggio nella teologia occidentale dalle questioni cristologico-trinitarie, che caratterizzarono il cosiddetto ‘dogma dell’antica Chiesa’, all’antropologia teologica » [la sottolineatura è nostra]. Significativamente D.Söll lo chiama ‘orizzonte’. Personalmente, mi pare che questo passaggio dalla Cristologia all’Antropologia è avvenuto nella valutazione teologica della concezione verginale: da un senso fondamentalmente cristologico, si è passato ad una accentuazione antropologico-morale, e quindi mariologica, snaturandone molto il senso originale.
Questa prospettiva, con pochi elementi nuovi, venne sviluppandosi fino ad arrivare alla dichiarazione del Dogma dell’Assunzione, il 1° novembre del 1950, da parte del Papa Pio XII.

IV. RIFLESSIONE SISTEMATICA
Il fatto di mettere in questione alcuni elementi della Tradizione non deve farci dimenticare che ci troviamo davanti ad una verità di fede della Chiesa: non si tratta allora di metterla in discussione, ma bensì di illuminarla teologicamente e pastoralmente, senza dimenticare la dimensione ecumenica del problema.
Ciò nonostante, prima di passare al tema concreto dell’Assunzione, vorrei collocarlo in un contesto più generale, che permetta – così spero – di considerarlo in modo più adeguato ed arricchente.

A) PUNTI DI VISTA TEOLOGICI
1. Da una « Mariologia della diversità »
ad una « Mariologia della somiglianza ».
Quanto detto sopra circa la contrapposizione tra una « Mariologia teista » ed una Mariologia autenticamente cristiana (basata, sicuramente, su una « Myriam-logia ») trova qui la sua piena incidenza.
La Mariologia, tanto a livello teologico come sul suo versante devozionale, si può raccogliere, attorno a due poli estremi: quello della diversità e quello dell’uguaglianza. Il primo tende ad accentuare ciò che distingue Maria da tutti gli altri esseri umani, e suscita, di conseguenza, l’atteggiamento di ammirazione. Psicologicamente ne può scaturire un meccanismo di difesa: la vedo così distante, la esalto tanto, che diventa inimitabile. L’altro estremo, paradossalmente, può anch’esse impedire l’imitazione, ma dal lato opposto: chi è totalmente uguale a me, e a qualunque altro essere umano, non ha motivo di essere imitato.
E’ necessario, per questo, cercare un equilibrio tra i due poli, avvicinandosi, indubbiamente, di più al secondo: Maria di Nazaret, precisamente a motivo del suo ruolo unico ed irripetibile nella storia della salvezza, non è uguale a noi, bensì simile. Diciamo di più: questa « dis-uguaglianza » non tende ad isolarla o allontanarla da noi, ma ci invita ad imitarla. Possiamo dire che questa visione si ispira a Lc 11,27-28. Di fronte a Maria singolare ed inimitabile (« Beato il grembo che ti portò e il seno che ti allattò! »), Gesù risponde al plurale: « Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica ».
E’ molto interessante applicare questi due punti di vista, in concreto, ai diversi « capitoli » della Mariologia: l’Immacolata Concezione, l’annunciazione-accettazione, la collaborazione sul piano della salvezza di Dio (« corredenzione »), il cammino di fede, che culmina nell’Assunzione. Queste verità si contemplano teologicamente in modo molto diverso a seconda della prospettiva della diversità o della somiglianza. Credo che non sia stata ancora elaborata una Mariologia che si collochi esplicitamente su questo nuovo orizzonte.

2. Da una visione « ontologico-cosista » ad una visione « personalista-relazionale ».
Una delle prospettive più feconde della teologia attuale è il superamento di un orizzonte « ontologico »: questo (senza negare la sua validità filosofico-teologica,) correva il pericolo di accentuare la « priorità dell’essere », a detrimento della persona. Tale affermazione è valida non solo nel campo dell’antropologia teologica, ma anche in quello della teologia trinitaria: l’irrilevanza del Mistero Trinitario si deve in gran parte a questo « fascino dell’Essere=Uno »; per cui il carattere pluripersonale passava in secondo ordine.
Un grande teologo cattolico tedesco, Heribert Mühlen, vedendo in questo orizzonte « ontologico » uno dei limiti della formulazione dei grandi dogmi della Chiesa antica, auspica esplicitamente una « ri-traduzione » (concettuale e linguistica) di questi stessi dogmi. Come esempio personale porto quello dell’Eucaristia.
Con la preoccupazione di accentuare la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, ci siamo preoccupati di sottolineare la sua dimensione fisica: « Corpo, Sangue, Anima e Divinità ». Non rimane forse un po’ sacrificata la presenza personale del Signore? Il linguaggio della cosiddetta ‘comunione spirituale’ lo evidenzia. Lo stesso possiamo dire della Grazia. Meraviglia e causa tristezza vedere la quasi « cosificazione », quando invece si tratta dell’aspetto più relazionale che esista: Dio stesso, nella sua Vita Trinitaria, che offre all’uomo la relazione più intima che possiamo immaginare con Lui.
Non è necessario approfondire questa seconda angolazione. Basterà applicarla ai temi indicati precedentemente, per vedere quali di essi corrispondono ad una visione personalista-relazionale e quali ad una visione cosista.

B) APPPLICAZIONE TEOLOGICO-PASTORALE A PROPOSITO
DELL’ASSUNZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA.
Mi pare che, in una visione rinnovata – e, per questo, autenticamente ecclesiale – dell’Assunzione di Maria, occorrerebbe mettere in rilievo, tra gli altri, i seguenti aspetti.
1.- Nell’Assunzione di Maria contempliamo – in una prospettiva di continuità – ciò che costituisce la pienezza totale dell’essere umano (e quindi il culmine del piano salvifico di Dio): la risurrezione della carne. Non siamo chiamati solo ad una vita effimera su questa terra, e nemmeno alla sopravvivenza solamente di un’ « anima » supposta immortale, ma di tutta la nostra realtà corporeo-spirituale. Il fatto stesso che Paolo, argomentando in 1 Co 15,13 (« Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato ») in certo senso fonda la risurrezione di Gesù sulla risurrezione dei morti, mette in evidenza non « che abbiamo diritto a risuscitare » (come erroneamente qualcuno potrebbe dedurne) ma che la risurrezione non è anzitutto un concetto cristologico, bensì antropologico ossia la risurrezione della carne costituisce la pienezza dell’essere umano.
2.- Nell’Assunzione di Maria contempliamo il compimento totale di ciò che l’angelo Gabriele disse a Maria, salutandola nell’Annunciazione:  » Rallegrati, piena di grazia ». Cercando di dare densità teologica a questa espressione possiamo illustrarla in un triplice senso:
· « Grazia » come gratuità: « piena di grazia » accentua la totale gratuità di Dio eleggendo Maria, senza merito alcuno da parte di lei, così come neppure da parte nostra, essendo stati eletti ad essere « santi davanti a Lui » (cf. Ef 1,4). In questo senso l’intuizione della fede della Chiesa è stata assolutamente unanime: non « ascensione », ma « assunzione ». E’ opera di Dio!
· « Grazia » non come « qualcosa », ma come Qualcuno: Dio Trino e Uno. La teologia tradizionale ha denominato, con un’ espressione orrenda – Grazia Increata – questo rapporto di amore, totalmente gratuito, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con ciascuno di noi. In questo secondo senso, « piena di Grazia » equivale a « piena di Dio »: con un rapporto unico col Dio Trino, realizzato nell’Assunzione.
· « Grazia » come effetto che produce in noi la presenza di Dio: la teologia la denomina (anche qui inadeguatamente) « Grazia Creata ». In questo terzo senso, « piena di Grazia » equivale a « l’Aggraziata per eccellenza »: a questo punterebbe la glorificazione (senza sfumature trionfalistiche) che implica l’Assunzione di Maria.
3.- Unendo nuovamente i due punti di vista (la Mariologia della continuità e l’orizzonte personale-relazionale), considero molto significativo il fatto che non appare da nessuna parte un testo evangelico, a mio parere, risolutivo. Potrebbe essere il vangelo della solennità dell’Assunzione: Giovanni 17,24-26 (« Padre io voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io » ). Se questo è detto di ogni cristiano, anzi oso dire, di ogni uomo e ogni donna, poiché « con l’incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo » (GS 22), con quanta maggior ragione, in primo luogo, possiamo affermarlo della Ss.ma Vergine Maria! Non per esclusione, ma per eccellenza (sono consapevole di star usando in forma convergente l’argomento « di convenienza »; spero in modo adeguato).
4.- Come tema relativamente secondario, ma interessante nella Tradizione della Chiesa, si potrebbe vedere, in una prospettiva rinnovata, il problema della morte o no di Maria. Il rapporto si pone secondo il modo di intendere il peccato originale. Tradizionalmente si faceva un ragionamento ‘pacifico’:
La morte è conseguenza del peccato originale.
Maria non ebbe peccato originale.
Quindi o Maria non è morta ( essendo la morte conseguenza del peccato originale) oppure rimase libera dal peccato originale ma non dalle conseguenze di esso: nel qual caso morì.
Come si può vedere chiaramente, bisogna cogliere il problema alla radice e non nelle sue conseguenze. La teologia attuale (mettendo in discussione il modo tradizionale di intendere il peccato originale) non considera realizzabile un essere umano la cui situazione di « giustizia originale » implichi i cosiddetti « doni preternaturali ». Questi invece sono visti come espressione simbolica di un dono soprannaturale unico, cioè l’amicizia con Dio. In tale situazione l’uomo morirebbe sì, in quanto realtà biologica, ma senza sperimentare ciò che chiamiamo l’aspetto umano della morte, espresso genialmente in Eb 2,14-15 come « timore della morte ».
In questo modo si compongono in reciproca armonia i diversi aspetti, come le parti di un ‘puzzle’: la pienezza di Grazia in Maria, intesa come amicizia con Dio, trova la sua pienezza nell’Assunzione, attraverso la morte vissuta come passaggio ad una situazione definitiva dell’essere umano, cioè la risurrezione.
E’ ineludibile, a questo punto, nella prospettiva della continuità, porsi la domanda: è poi così infondata l’ipotesi secondo la quale, come Maria, « risorgiamo al morire »?

V. RILEVANZA DELL’ASSUNZIONE NEL CARISMA SALESIANO
Ci sarebbe molto da dire a questo riguardo, anche perché il più rimane ancora a livello implicito. Ci limiteremo ad alcuni aspetti piuttosto « storici », presi dalla vita di Don Bosco.
In primo luogo, la convinzione che ebbe sempre il nostro Padre di esser nato nella festa dell’Assunta: « Il giorno consacrato a Maria Assunta in cielo fu quello della mia nascita l’anno 1815 in Murialdo, borgata di Castelnuovo d’Asti » . Anche se non è esattamente il giorno della sua nascita, le MB commentano: « Al dì 15 di agosto erasi commemorato, come di consueto, il compleanno di Don Bosco. Per questo il cardinale Alimonda aveva voluto portargli personalmente i suoi auguri, rimanendo un’altra volta un buon paio d’ore a colloquio con lui. (…) Oggi tutti sappiamo che Don Bosco nacque non il 15, ma il 16 agosto; ma allora egli pure l’ignorava. Bella è l’osservazione che fa a tal proposito un recentissimo biografo del Santo. Dopo aver immaginato che Mamma Margherita passasse la festa dell’Assunta in gioconda comunione con la Madre di Dio, alla quale offerse il suo nascituro, soggiunge [Henri Ghéon]: « Don Bosco ha ragione di scrivere: Sono nato il 15 agosto. Sì, spiritualmente. Poiché due madri egli ebbe, una in cielo e l’altra sulla terra, e ad entrambe fece onore’ » (MB XVIII, 173).
Tra alcuni eventi particolarmente rilevanti in rapporto all’Assunzione di Maria ricordiamo l’invio di una delle sue circolari più belle (forse non troppo conosciuta), datata « nel giorno solenne dell’Assunzione della Santissima Vergine », nel 1869: sullo spirito di famiglia e la confidenza col proprio superiore.
In un’altra occasione, essendo andato Don Bosco a predicare il triduo dell’Assunta a Montemagno, piccolo paese che soffriva una terribile siccità da più di tre mesi, promise loro solennemente: « Se voi verrete alle prediche in questi tre giorni, se vi riconcilierete con Dio per mezzo di una buona confessione, se vi preparerete tutti in modo che il giorno della festa vi sia proprio una comunione generale, io vi prometto, a nome della Madonna, che una pioggia abbondante verrà a rinfrescare le vostre campagne. » Sembra che subito dopo, Don Bosco stesso abbia avuto timore della promessa fatta e quasi quasi abbia voluto ritrattarla; con fare un po’ sornione, a chi si mostrava sorpreso per le sue audaci parole, rispose: « Ma no; avrà frainteso;… io non mi ricordo d’averlo detto. » Intanto il miracolo avvenne, in forma drammatica, all’ultimo momento (vale la pena leggerlo per esteso); evoca esplicitamente 1 Re 18, 43-45. In cambio, nel vicino paese di Grana, dove non rispettarono la festa mariana, a tal punto da organizzare un grande ballo, « cadde una grandine così terribile che portò via tutti i raccolti e, cosa degna di memoria, fuori dei confini di questo comune in tutti i paesi circostanti non cadde neppure un chicco di grandine. Il fatto ci venne anche esposto pochi mesi dopo l’avvenimento dal Viceparroco D. Marchisio, e da altri testimoni ».(MB VII,725-727 passim).
Il testo più significativo, però, si trova nella novena di preparazione alla festa dell’Assunta del 1875. Don Bosco disse ai suoi giovani: « Siamo nella novena di Maria Assunta in cielo. (…) Si fa questa festa dell’Assunta perché tutti preghiamo Maria ad ottenerci un transito felice, simile a quello che essa ha fatto, il quale più che morte si deve chiamare placido sonno. Io vi auguro a tutti una simile morte ».(MB XI,255).
A questo riguardo io vorrei mettere in rilievo tre elementi: in primo luogo, il fatto che Don Bosco presupponga implicitamente, che Maria sia morta: l’espressione stessa « più che morte si deve chiamare placido sonno », lo indica. In secondo luogo, Don Bosco sembrerebbe alludere alla differenza tra morte biologica e morte umana (in questo caso cristiana), accentuando il fatto che l’elemento decisivo è il « come » di questo ultimo momento della nostra vita. E in terzo luogo, significativamente Don Bosco usa lo stesso termine che ho sottolineato prima parlando del punto di vista teologico della somiglianza: « Io auguro a tutti una simile sorte ».
Indubbiamente, per Don Bosco ebbero grande importanza teologica, pastorale e pedagogica i Novissimi (quel che oggi chiameremmo Escatologia). Ora certamente queste realtà sono strettamente vincolate alla persona della Santissima Vergine Maria. E non potrebbe essere altrimenti; poiché l’Escatologia è « il coronamento dell’Antropologia Teologica », anche l’Assunzione di Maria realizza la pienezza di tutta la sua vita e della sua missione terrena. Oso dire che il binomio inseparabile che caratterizza la « mariologia salesiana », Immacolata Ausiliatrice, trova il proprio ‘spartiacque’ nell’Assunzione: l’orizzonte antropologico di Don Bosco ha come modello Maria Immacolata; il suo orizzonte escatologico ha Maria Ausiliatrice; e, al centro, l’Assunta.

D. Pascual Chávez Villanueva, SDB
IV Convegno Internazionale di Maria Ausiliatrice
Torino-Valdocco 2 agosto 2003

 

Publié dans:FESTE DI MARIA, MARIA VERGINE |on 14 août, 2014 |Pas de commentaires »

INNI CANTATI AL GETSEMANI NELLA COMMEMORAZIONE DELLA SEPOLTURA DELLA SANTISSIMA THEOTOCOS

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INNI CANTATI AL GETSEMANI NELLA COMMEMORAZIONE DELLA SEPOLTURA DELLA SANTISSIMA THEOTOCOS

O Madre di Dio, nel generare hai conservato la verginità nella dormizione non hai abbandonato il mondo. Sei salita verso la vita tu che sei Madre della vita e per le tue intercessioni hai salvato le nostre anime dalla morte.
Kontakio, con musica propria. Tono 2°
Il sepolcro e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio vigilante nell’intercedere e immutabile speranza di patrocino; infatti colui che abitò nel suo seno sempre vergine trasportò verso la vita la Madre della vita.
***
Apostoli, riuniti qui nel villaggio del Getsemani dai confini della terra seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Tu che sei la dolcezza degli Angeli, gioia degli afflitti, protettrice dei cristiani, o Verginemadre del Signore, ascoltami e liberami dalle pene eterne.
Ho te come mediatrice presso Dio amante degli uomini, affinché non mi rimproveri le mie azioni davanti agli Angeli. Ti prego, o Vergine, affrettati ad aiutarmi.
O torre aurea, o città dalle dodici porte, o trono-pioggia di sole, cattedra del Re, miracolo incomprensibile, tu allatti il Signore!

L O D I
DELLA NOSTRA SANTISSIMA REGINA (SIGNORA)
MADRE DI DIO E SEMPRE VERGINE MARIA
Tono 1° largo
Oh, tu Pura, fosti deposta nel sepolcro, tu che sulla terra, incinta in modo ineffabile hai contenuto Dio nel tuo seno.
Maria, come puoi morire, come puoi abitare un sepolcro, tu che hai generato il datore della vita, colui che ha risuscitato i morti dalla corruzione?
Dio Verbo che stabilì la terra nelle sue dimensioni, o Pura, fu compreso nel tuo seno; come puoi stare in un piccolissimo sepolcro?
Colei che ha generato il più bello fra tutti gli uomini, senza timore si sottomette alle leggi della natura.
Per tuo mezzo l’Ade è stato spogliato, o Venerabile, e noi siamo stati rivestiti della gloria di Dio; come dunque ti sottometti alle leggi della natura?
O Venerabile, il pungiglione della morte è stato da te spezzato, e noi siamo stati liberati dalla corruzione della morte; come dunque sei morta e sei annoverata tra i morti?
Tu, Maria, fosti il campo del Dio immenso e suo tempio santo; ma ora il campo del Getsemani ti ricopre.
O Sposa di Dio, sei disceso sotto terra tu che sulla terra hai portato in seno Cristo bambino, per salvare gli uomini dalla morte.
Si meraviglia e la natura e la moltitudine degli esseri intelligenti, o Verginemadre, per quel mistero della tua gloriosa e ineffabile sepoltura.
O miracoli straordinari, o cose nuove! Colei che concepì il datore del mio respiro, giace senza respiro ed, morta, è sepolta.
La moltitudine degli Apostoli per volontà divina è trasportata attraverso i cieli a te, per seppellire il tuo venerabile corpo.
La moltitudine degli eserciti celesti si unisce agli Apostoli e ai santi per seppellire te, Immacolata Madre di Dio.
Le Potestà, i Troni, i Cherubini, i Serafini, le Dominazioni, i Principati con le Potestà devotamente cantano inni alla tua dormizione.
Giaci morta secondo la legge umana tu che, Madrevergine Pura con il tuo parto hai vinto i limiti della natura.
Gli eserciti celesti come ti videro giacere morta si stupirono, o Immacolata, e ti coprirono con le loro ali.
Gli Angeli con inni celesti cantavano, nei tre giorni della sepoltura, o Venerabile, e magnificavano la tua gloria.
Il santo e venerabile Getsemani divenne come un secondo cielo, quando ricevette le tue sacre spoglie, o Pura.
Dove riposa la spoglia della Madre di Dio, lá si riuniscono devotamente le moltitudini delle Potestà celesti.
Il Figlio di Dio rese il tuo seno più ampio dei cieli e il tuo utero vero trono divino.
Coloro che furono ammaestrati dal Verbo divino erano presi da stupore, o Pura, vedendoti morta, senza voce, tu che fosti Madre la vita.
Il sepolcro copre le tue spoglie, o Pura, mentre tuo Figlio raggiante abbraccia teneramente la tu anima divina.
Anche se fosti racchiusa in un piccolissimo sepolcro, sei stata veramente riconosciuta da tutta la creazione Regina del cielo e della terra, o Maria.
Anche se ti vediamo corruttibile nel sepolcro, sappiamo che sei sposa dell’Altissimo e vera Madre di Gesú Verbo di Dio.
Fiore incorrotto e Madre di Dio ti riconosciamo e predichiamo, o Illibata, anche se ti vediamo mortale nel sepolcro.
O Semprevergine, i fedeli ti riconoscono veramente come chiave del Regno di Dio, anche se il sepolcro ti ricopre morta.
Fosti generata per noi porta della salvezza e capo della rinascita spirituale, anche se ti sei sottomessa alla corruzione della natura.
Ora il sepolcro accoglie te, o Vergine, vaso che prima aveva contenuto la manna celeste causa della nostra vita.
La verga che ha fatto fiorire Cristo, fiore profumato, ora è sotterrato nel sepolcro, perchè generi il frutto della salvezza.
Vicino alla valle del pianto fu posta la tua spoglia, o Immacolata, simbolo della tua preghiera per coloro che piangono.
Dove avverrà il giudizio dei vivi e dei morti fu posta la tua spoglia, o Immacolata, perché tu muova a pietà il Giudice.
Veramente tu sola sei che risplendi come tipo della risurrezione dei mortali e tu sola sei propiziazione per i colpevoli.
Tu, o Pura, che sei trono dell’Altissimo salisti dalla terra al cielo, assunta alla vita eterna.
Quando lo stuolo degli Apostoli si trovo presente alla tua sepoltura si lamentavano piangenti e gementi per la tua perdita.
Tu che prima con il tuo parto hai dato la morte al nemico, sei salita alle tende immortali dopo esser morta secondo la legge naturale degli uomini.
O Pura, gioirono i cori degli Spiriti celesti quando, trasportata dalla terra, ti ricevettero nelle tende celesti.
Come una volta hai generato in modo inesprimibile e inintelligibile, così ora, o Immacolata, in modo meraviglioso salisti dalla terra al cielo.
Ora ti sei presentata a Dio circondata e ornata di splendori come Regina e Madre di Dio.
O Angelo di Dio tre giorni prima fu mandato da te, o Immacolata, per annunzi arti la tua assunzione.
L’Arcangelo mandato dal cielo ti porta un ramo di palma simbolo della tua assunzione.
Di che infinita gioia fosti ripiena, o Pura, quando l’Angelo Gabriele ti annunziò la tua assunzione al cielo.
Gli alberi sul monte piegano i rami, o Immacolata, e ti rendono omaggio attribuendoti onori di Regina.
Moltitudine di Spiriti insieme con il tuo Signore, o Venerabile, dal cielo sono inviati devotamente in Sion presso di te.
L’Arcangelo troncò orribilmente le mani di colui che si azzardava toccare la veneranda Arca vivente di Dio.
Con lacrime e forti gemiti tutte le tue amiche si lamentano accanto a te, non potendo sopportare che tu fosti portata via.
Come quelle allora, così ora noi ti supplichiamo caldamente, o Regina che fosti assunta, di non lasciare orfani i tuoi servi.
China il capo dal cielo, o Pura, e manda infinita misericordia a noi che sulla terra onoriamo la tua dormizione.
O Fonte di grazie e sorgente di miracoli, tu che hai misericordia infinita non smettere di aver pietà di noi.
Le predizioni di tutti i profeti si adempiono ora in te, Donna Illibata, che fosti assunta alla vita eterna.
Come ha cantato Davide tuo progenitore, o Donna da tutti celebrata, ora ti sei presentata come vera Regina al trono di Dio.
Bisognava veramente che salissi alle abitazioni e alle tende celesti con tutto il tuo corpo, che fu talamo e tenda del Verbo di Dio.
O Immacolata, Tommaso per divina disposizione è assente dalle tue esequie, affinché noi conoscessimo la tua assunzione.
Volendo anche lui venerare devotamente le tue immacolate e sante spoglie ne trovò il sepolcro vuoto.
O fedeli affrettatevi tutti e corriamo anche noi con devozione alla sepoltura della Signora che è trasportata dalla terra al cielo.
Con canti funebri innalziamo anche noi devotamente inni al sepolcro della Purissima, insieme con gli uomini che ispirati da Dio le cantarono salmi.
La tavola divina che prima portava espiazione a buon prezzo (in abbondanza) ora è trasportata alle tende divine della delizie. La santa Scala che allora Giacobbe vide chiaramente, per la quale è disceso l’Altissimo, è trasportata dalla terra al cielo.
È innalzato il ponte che trasporta dalla morte alla vita totale coloro che prima sono morti per la trasgressione di Adamo.
Ora dunque danzano insieme i celesti con i terrestri; al canto degli uomini si uniscono gli angeli a causa della tua assunzione presso Dio.
Lampada divina dalla luce inesprimibile, tu che sei buona non smettere di far scendere dal cielo la luce sui tuoi servi che sono sulla terra.
O Pura innalzata in aria come nuvola leggera presso il Dio dei tuoi dono, aspergici sempre con leggera pioggia.
Ora che sei giunta al lido sereno della gioia inesprimibile, soccorri, o Sposa di Dio, noi che viviamo ancora nella tempesta sulla terra.
Tu che abiti le tende dell’Altissimo, o Pura, proteggi la tenda nella quale Dio è magnificato liberandola dalle tentazioni.
O Pura, consolida l’autorità dei Re ortodossi e l’ala dell’essere cito del tuo popolo devoto, tu che domini tutte le cose create.
Come i naviganti guardano al punto fermo della stella polare, cosi tutti fissiamo te, o Amabile.
Sei il vanto dei sacerdoti devoti, fermo sostegno della Chiesa, protettrice dei santi asceti.
Noi ortodossi ti proclamiamo sempre Madre di Dio e Vergine Pura e glorifichiamo la tua potenza, o Venerabile.
Il tuo sepolcro anche se ora si vede vuoto della tua spoglia, fa zampillare per noi fiumi di grazie e spande rimedi salutari.
Noi fedeli confidiamo fermamente in te, che ti abbiamo mediatrice presso il Signore, invincibile e potente protezione.
O Amabile, facci degni di divenire partecipi del Regno del tuo Figlio, intercedendo continuamente presso di Lui.
Se è vero che ogni giorno sconsideratamente diventiamo trasgressori dei suoi comandamenti, però mai lo rinneghiamo.
Buona come sei, tu Madre del Figlio buono e filantropo, facci buoni anche noi, o Vergine amante del buono.
Gloria…
O Logos, tutti cantiamo inni e devotamente glorifichiamo te Dio di tutti, con il Padre e il tuo santo Spirito.
Ora…
Ci felicitiamo con te, o Pura, Madre di Dio e onoriamo la tua santa dormizione e la tua assunzione dalla terra al cielo.
Oh! Pura, fosti deposta nel sepolcro tu che sulla terra fosti incinta in modo ineffabile e hai portato Dio nel tuo seno.
Breve colletta e acclamazione
Perché il tuo nome è benedetto ed è glorificato il Regno tuo, del Padre, del Figlio e del santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Seconda stazione
Inizia il tropario con il coro di sinistra
Lo stesso tono
È cosa degna che magnifichiamo te che hai contenuto Dio e fosti il tesoro (banca) delle virtù e di tutte le grazie di Dio.
La Theotocos, che fu casa di Dio, che ha contenuto colui che racchiude tutte le cose, ora e trasportata ad abitare i cieli.
Ci fosti tolta, o Augusta Verginemadre, ma la tua benedizione è rimasta su di noi tuoi devoti.
Il tuo sepolcro è diventato veramente scala, o Figlia, per mezzo della quale sei salita dalla terra alla vita eterna e alla beatitudine.
È veramente cosa meravigliosa che tu, senza conoscere uomo, allatti un bambino e tu Madre di Dio hai subito la morte senza corruzione.
O Maria, ottenesti una vittoria contro la natura mortale quando senza seme hai concepito Cristo, ma muori secondo la legge fisica dei mortali.
O Santissima, il tuo sepolcro è scala che conduce a Dio coloro che ti inneggiano con fede e onorano devotamente la tua dormizione.
Così il cielo fu glorificato dalla tua salita, o Figlia, come fu illuminata prima tutta la terra con il tuo parto, o Pura.
O Figlia, inni e canti funebri quale mirra per i tuoi funerali ti offriamo e domandiamo perdono delle nostre colpe.
L’attuale abitazione dove è distesa la tua venerabile spoglia, o Immacolata, è sicuro luogo di salute per l’anima e per il corpo.
Dove stavano intorno i cori degli Apostoli e degli Angeli cantando, stiamo ora noi, o Vergine.
Noi ricordiamo quella cerimonia splendida che allora ti fecero lo stuolo degli Apostoli e degli Angeli.
Con timore e gioia anche noi, come quelli allora, stiamo intorno al tuo sepolcro, o Immacolata, pieni di stupore per la tua dormizione.
Il venerabile Getsemani, o Verginemadre, è sempre come una terra fertile per tutti quelli che vogliono cogliere la salvezza.
Laggiù (al Getsemani) il tuo sepolcro, più in alto (sul Calvario) quello di tuo Figlio, o Pura, innalzano la mente dei fedeli e la guidano dalla terra al cielo.
Il monte degli Ulivi ha il tuo sepolcro come fondamento, o Purissima, lassù (sul luogo dell’Ascensione) l’impronta del piede di tuo Figlio è come una ghirlanda che lo incorona.
È chiaro dunque o Vergine, che non ci è possibile camminare diritti sulle orme santissime di Cristo senza l’aiuto della tua mediazione.
Tu sei il nuovo libro nel quale il Logos divino ha scritto; O Pura, supplica che siano scritti nel libro della vita coloro che cantano le tue lodi.
Né abili oratori né Angeli, o Verginemadre, possono inneggiare degnamente te, degnissima Madre di Dio.
Colui che fin da principio con un solo cenno ha stabilito i confini della terra, fu contenuto bambino nel tuo seno e fece di te un altro cielo.
Tuo Figlio assume dal tuo seno l’Adamo intero, per troncare alla radice la disobbedienza che aveva germogliato in noi.
Cessò l’ombra della legge, o Verginemadre, quando hai generato il datore della legge, colui che illumina noi devoti.
Per te, o Vergine Pura, sono cambiate le leggi della natura in modo assolutamente inconcepibile, quando concepisti Dio Emmanuele.
Ci fosti mostrata come unica vita portatrice di vita, quando hai prodotto il grappolo maturo che rallegra noi, devoti.
Quella volta sul Sinai Mose vide te, o Maria, in quel roveto che non bruciava; infatti tu hai contenuto nel tuo seno senza bruciare il fuoco divino.
Il monte non tagliato che vide Daniele, sei tu, o Vergine, dal quale fu tagliato, senza aiuto di mani, l’indivisibile Cristo, la pietra della vita.
Porta spirituale dell’oriente divino, che dall’alto apparve sulla terra, sei apparsa ai fedeli, o Vergine sposa di Dio.
O Vergine, hai generato Luce da Luce illuminando fino ai confini (della terra) quelli che erranno nell’oscurità e nell’ombra e ne divenisti guida.
Sei stata posta come fortezza contro la morte e la corruzione, o Vergine, che senza seme hai concepito Dio l’immortale datore della vita.
O gloriosissima Vergine Pura, per Dio hai conservato senza macchia il corpo e l’anima; perciò Cristo s’innamorò della tua bellezza.
O Figlia sei divenuto colonna di fuoco e nuvola che porta rugiada che rinfresca le bruciature e illumina l’oscurità delle passioni.
O Pura, tutti sappiamo che sei buona terra fertile, che porti abbondanza di misericordia e di grazie, a coloro che ricorrono te.
O Pura, pur essendo campo non coltivato (da uomo), hai fatto germogliare la spiga, il Logos divino che nutre le nostre anime.
Per tutti fosti aurora luminosa o Vergine, tu che hai portato come sole Cristo, che ha disciolto la tenebra della nostra ignoranza.
Ti salutiamo Maria, per la quale brillò la gioia nel mondo e fu bandita la maledizione che pesava su di noi, quando in terra concepisti il Salvatore.
Davvero sei una meraviglia celeberrima per gli Angeli e piaga dolorosa per i demoni, o Pura Madre di Dio.
O Figlia, sei davvero un albero dai frutti splendidi dal quale si nutrono tutti i fedeli, che colgono il frutto celeste.
Altezza impraticabile ai pensieri umani, profondità inaccessibile agli occhi degli Angeli sei, o Figlia.
O Vergine, tu fosti l’unica eletta di Dio; perciò a te sola, come tu hai cantato, Dio fece cose meravigliose.
Tutta bella sei, o Vergine e in te non c’è cosa biasimevole, grida dietro te lo Sposo innamorato del decoro della tua bellezza.
Molte figlie apparvero forti davanti a Dio, o Vergine, ma tu le sorpassi tutte e sei sopra di tutte.
A te cantiamo melodie, frutto delle labbra e inneggiamo alla tua gloria, o Pura, magnificando tuo Figlio.
Tu che porti in seno il fiume della vita che fa scorrere sapienza di Dio, fa scaturire anche per noi, o Illibata, zampilli di vita.
Con il tuo parto tutti siamo divenuti partecipi della vita incorruttibile ed eterna; perciò ti cantiamo “ave o Venerabile”.
Come noi con il cuore ci prostriamo a te, così tu rivolgi a noi tuoi servi il tuo orecchio, o Signora.
O Figlia, Come i morti per tuo mezzo sono vivificati, così vivifica anche noi che siamo morti a causa di molti peccati.
Affidiamo completamente a te, o Figlia, il conoscere e il volere, la speranza e il corpo insieme con l’anima e lo spirito.
Poi che abbiamo fiducia solo nel tuo rifugio, o Figlia, fa che non veniamo meno dalla buona speranza, ma otteniamo il tuo soccorso.
O Figlia santa manda la benefica verga della fortezza a tutti noi che ricorriamo insistentemente alla tua protezione.
Infatti, o Pura, noi non conosciamo altra protettrice se non te, che hai generato il Creatore, presso il quale ti presentiamo come ardente ambasciatrice.
Arricchiscici con le conoscenze dei virtuosi, o Vergine, perché noi insensati abbiamo già fatto fallimento a causa delle trasgressioni dei divini comandamenti.
Facci entrare nelle vie del pentimento, o Figlia, tu che illumini gli occhi della mente o Maria, con le tue illuminanti mediazioni.
Regina di tutti, con le tue mediazioni rendi propizio a tutti i tuoi servi il Signore, quando dovrà giudicare tutti i mortali.
O Figlia, indirizza verso porti sicuri noi che siamo agitati nella terribile procella degli errori che corrompono le anime.
O Figlia, con la pioggia delle tue misericordie, tu che hai concepito Dio senza intervento d’uomo, irriga il solco della nostra anima disseccato dai rovi delle passioni.
O Figlia, tu che sei pronto rifugio degli uomini, aprici la porta della tua misericordia, ora che invochiamo il tuo nome.
O Figlia, accetta il tempo di digiuno che ti presentiamo al posto della mirra per la tua sepoltura, e dà morte alle nostre passioni.
Accetta anche i canti che ti offriamo, o Santissima, come mirra profumata, mentre umilmente stiamo intorno al tuo sepolcro.
Sappiamo, o Pura, che di quanto facciamo per te nulla è degno dei doni che si da, anche se ti presentiamo tanti vanti quanti sono i granelli di sabbia.
Infatti ogni inno e canto è inferiore alle tue innumerevoli grazie e ai doni che godiamo
Gloria…
Devotamente diamo gloria al Padre, al Figlio e al santo Spirito, alla santa e venerabile Trinità.
Ora…
Fedeli tutti, umilmente oggi inneggiamo la Madre di Dio con canti di retta fede e bene accetti.
È cosa degna che magnifichiamo te che hai accolto Dio e fosti il tesoro (banca) delle virtù e di tutte le grazie di Dio.
Breve colletta e acclamazione
Perché è santo il nostro Dio che riposa sul trono di gloria dei Cherubini e facciamo salire la gloria a te Padre, Figlio e santo Spirito ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Terza stazione
Inizia subito con il canto il coro destro

Tutte le generazioni offrono un canto al tuo sepolcro, o Vergine.
Hai subito la morte, o Vergine, tu che hai concepito colui che ha inferto la morte agli Inferi.
Dopo la morte sei salita alle tende immortali tu che hai inferto la morte al nemico.
Palpitano i cuori di tutti i tuoi devoti nella commemorazione delle tue esequie.
È necessario che tu sia innalzata alle cose celesti tu che ti interessi delle cose di quaggiù.
Fosti assunta in cielo perché tu potessi vedere la bellezza di tuo Figlio, o Vergine.
O Vergine, hai dato vita ai confini del mondo con la tua venerabile dormizione.
Il tuo sepolcro, o Vergine, riscatta le nostre passioni e proclama la tua gloria.
La tua tomba, o Vergine, proclama il tuo seppellimento e la tua assunzione.
Vedendo le tue impronte aspiriamo a te, o santa Madre di Dio.
O Vergine, stando nel tuo tempio ci pare di essere in cielo.
Insieme con tutti i santi e i tuoi genitori, supplica il Creatore.
Affinché faccia degni di gioia indicibile tutti gli ortodossi.
O Vergine, tutti i popoli venerandoti ti chiamano Signora.
Veramente tutte le generazioni ti dicono beata, o Vergine.
Solo gli uccisori di Cristo, o Theotocos, ti voltano le spalle.
Le altre tribù e lingue stanno intorno al tuo sepolcro cantandoti inni.
O Vergine, tutti cercano la tua protezione e la tua compassione.
Chi ricorre a te, o Figlia, non si allontana da te svergognato.
A buoni e cattivi accordi suppliche, perché imitino tuo Figlio.
Infatti, vuoi che tutti si salvino e partecipino della tua grandezza.
O Figlia, noi tutti sappiamo che essendo Madre di Dio ami gli uomini.
Chi può spiegare, o unica Madre di Dio, le tue divine virtù?
Chi può enumerare i benefici che distribuisci a tutti?
Tu concedi comprensione ai vivi e ai morti che confidano in te.
Tu puoi fare tutto ciò che vuoi, perché essendo Madre dell’Altissimo tu puoi tutto.
Tu sei protettrice, o Figlia, a noi vivi e morti che ti cantiamo inni.
Liberaci, o Vergine dal fuoco eterno e dalla geenna.
Solo tu sei protettrice dei poveri orfani e delle vedove.
Tu infatti sei la dolcezza degli Angeli e la gioia degli afflitti.
Tutti ti proclamiamo protettrice e ancor più Madre dei cristiani.
O Theotocos, con le tue intercessioni solleva coloro che son caduti nelle profondità del male.
Conduci a buon fine, o Vergine, attraverso i sentieri del Signore coloro che ti venerano.
Non trascurare coloro che sono prigionieri del male, affinché non si perdano definitivamente.
Scientemente e per ignoranza ogni giorno pecchiamo contro di te e tuo Figlio.
Ma non rigettarci dal tuo cospetto, o Verginemadre.
Intenerisci tuo Figlio affinché abbia pietà di noi nel futuro giudizio.
Infatti sappiamo che ha valore la tua intercessione, o Figlia, presso colui che fu generato da te.
Quando egli si sdegna, molte volte solo tu fai che sia benigno.
Alle tue intercessioni si piega onorando ti come Madre degna di ogni gloria.
Anche noi con amore ardente ti veneriamo degnamente e ti cantiamo inni.
Il Verbo Dio infatti, o Figlia, per tuo mezzo ha rigenerato la nostra stirpe.
Per tuo mezzo infatti, salva coloro che ricorrono a te, o Madre da tutti lodata.
Infatti tu sei lo strumento eletto di Dio per la salvezza dei mortali.
Allora rende tutti buoni i tuoi servi, come sai far tu, o Vergine Madre di Dio.
Cosparsero di balsami la tua tomba coloro che hanno seppellito la tua Spoglia, o Vergine.
Coloro che ti hanno seppellita cosparsero di mirra e di fiori il tuo sepolcro.
Coloro che ti hanno seppellita, o Theotocos, cosparsero il tuo sepolcro di balsami.
Gloria
O Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito salva coloro che ti adorano.
Ora
O Santissima Madre, proteggi e custodisci coloro che confidano in te.
Tutte le generazioni offrono un inno alla tua sepoltura, o Vergine. (bis)
Quindi seguono le benedizioni
Sei benedetta, o Signora; proteggi e custodisci coloro che ti cantano inni.
La moltitudine degli Angeli si stupì vedendo annoverata tra i morti te, Maria, che generasti il Salvatore degli uomini, colui che con sé ha risuscitato Adamo e ha liberato tutti dall’Ade.
Sei benedetta o Purissima; conservaci tutti senza condanna.
Perché piangete di compassione su di me che sto per morire, o donne? diceva lietamente la Vergine alle vicine che si lamentavano dolenti; smettete il pianto e rallegratevi; infatti anche se sarò morta non vi abbandonerò.
Sei benedetta, o Immacolata; conservaci tutti senza peccato.
Con molta sollecitudine gli Apostoli corsero verso di te, o Figlia, lamentandosi perché stavi per essere trasportata verso le cose del cielo e dicevano: ora è tempo di pianto; come possiamo sopportare la sofferenza di divenire orfani di te, o Illibata?
Sei benedetta, o Venerabilissima; concedi a tutti noi la salvezza.
Assumendo l’ufficio di mirofori (portatori dei balsami) portiamo al tuo sepolcro inni funebri, cantando lode a te, o Figlia, che sei stata annoverata tra i morti come essere umano, ma come genitrice di Dio sei stata assunta.
Gloria
Adoriamo il Padre, il Figlio suo e il santo Spirito, la santa Trinità, in una sola sostanza, gridando insieme con i Serafini il “Santo, santo, santo sei, Signore”.
ora
Tu che hai generato il datore della vita, o Vergine, libera Adamo dal peccato; invece di tristezza hai dato gioia a Eva; Dio uomo che da te prese carne ha indirizzato verso lei la corrente della vita.
Alleluia, alleluia, alleluia
Lode a te, o Dio (da un terzo)
Colletta e acclamazione
Perché tutte le dominazioni dei cieli cantano inni a te e rendono gloria a te Padre, al Figlio e al santo Spirito ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Exapostilarion (Invitatorio) (Da un terzo)
Apostoli riuniti qui al villaggio del Getsemani dai luoghi lontani, seppellite il mio corpo e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Per gli inni suggeriamo versetti 4°. Tono 4°.
Come nobile nei Martiri.
Alla tua gloriosa dormizione i cieli esultano e si rallegrano gli eserciti degli Angeli. Tutta la terra gioisce indirizzandoti l’Inno di commemorazione a te, Madre di colui che governa tutte le cose, o Vergine santissima che non hai esperienza di matrimonio, tu che con decisione presa fin da principio hai liberato il genere umano. (bis)
I principi degli Apostoli a un cenno divino corsero a seppellirti e vedendoti elevata in alto dalla terra con gioia gridarono a te il saluto di Gabriele: salve cocchio di tutta la divinità; salve tu che unica con il tuo parto hai congiunto le cose terrene alle celesti.
Tu che hai generato la vita, per la tua dormizione salisti verso la vita immortale scortata dagli Angeli, dai Principati e dalle Dominazioni, dagli Apostoli e dai Profeti, mentre tra le sue purissime braccia tuo Figlio autore di tutto il creato accoglieva la tua anima senza macchia, o Verginemadre Sposa di Dio.
Gloria, e sempre. Tono 2° largo.
Alla tua immortale dormizione, Thotocos Madre della vita, le nubi trasportarono in aria gli Apostoli sparsi per il mondo e furono presenti uniti intorno al tuo corpo immacolato; questi, dopo che ti ebbero seppellito devotamente cantarono il saluto di Gabriele: Ave piena di grazia, Vergine Madre non maritata, il Signore è con te; insieme con loro prega il Figlio tuo e nostro Dio di salvare le nostre anime.
Segue la grande dossologia. Dopo aver cantato lentamente il Trisagio, sollevano il tumulo e salgono i gradini della Chiesa. Quindi andandosene cantano i seguenti tropari.
Apostoli riuniti qui nel villaggio del Getsemani dai luoghi più lontani, seppellite il mio corpo e tu Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito.
Il gruppo degli Apostoli radunati attraverso i cieli, seppellisce degnamente la Madre del Signore, presente il Salvatore con miriadi di Angeli.
Con rumore di tuono nei cieli il Salvatore invia gli Apostoli a seppellire con amore colei che lo generò; discende anche lui scortato dagli Angeli.
Uguali tropari sono cantati ogni giorni alla fine della sacra Liturgia, quando il popolo bacia il sepolcro della Theotocos.
Tono 2°. Quando te morto dalla croce.
Dal cielo china il capo verso di noi che ci siamo riuniti in questo veneratissimo tempio e ora veneriamo il tuo sacro sepolcro, e manda ci la tua grazia, o Santissima Madre del nostro Dio, salvezza dei fedeli, affinché, illuminati da Dio siamo fatti degni di condurre a termine la nostra vita e otteniamo la gloria di tuo Figlio.
Come la moltitudine degli Apostoli alla tua dormizione si ritrovò qui dai confini delle terra per seppellire il tuo divinissimo corpo, così anche noi oggi siamo venuti a baciare con ardore il tuo sacro sepolcro; come allora hai promesso a loro mostrati mediatrice di noi tuoi servi presso tuo Figlio e nostro Dio.
Signora del mondo, Maria, Pura Genitrice di Dio, accogli benevolmente le nostre preghiere, che ti offriamo col cuore e colla bocca sul tuo sepolcro e ottienici il perdono dei nostri peccati e delle cattive tentazioni; tu infatti sei la nostra protezione e sicura salvezza nel presente secolo e nel futuro.
FINE E GLORIA A DIO

Traduzione di P. Guglielmo Rossi OFM
Limassol, 29 maggio 1985

* Abbiamo presentato gli inni usati nell’ufficiatura della Chiesa Ortodossa a Gerusalemme per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Si tratta di testi che sono specifici della liturgia gerosolimitana; essi non si trovano nei libri liturgici di altre Chiese, né a Costantinopoli né ad Atene. Occorre anche tener presente che originariamente vennero composti sul modello di quelli per la morte di Gesù e usati il Sabato Santo nella Basilica del Santo Sepolcro.
Circa l’antichità non si può dire che essi siano antichi, al contrario sono stati composti in età abbastanza recente come dimostra il parallelismo sopra ricordato. (V. L.)

LA FINE TERRENA DI MARIA, MISTERO NASCOSTO IN DIO

http://www.stpauls.it/madre06/0607md/0607md20.htm

LA FINE TERRENA DI MARIA, MISTERO NASCOSTO IN DIO

di SIMONE MORENO

Dalla « Meryem Ana Evi », la casa di Madre Maria ad Efeso, alla « Chiesa della Dormizione » e alla « Tomba della Vergine » a Gerusalemme, fra tradizioni e mistero.

Scrivendo nel num. scorso della rivista della « tradizione di Efeso » sul rinvenimento sulla « Collina dell’Usignolo » della « Meryem Ana Evi » [la casa di Madre Maria], dicevamo anche che resta da confrontare la verità di tale tradizione efesina con quella della « Chiesa della Dormizione » e della « Tomba della Vergine » a Gerusalemme.
In fondo, non v’è in Efeso che una casa vuota; come non v’è in Gerusalemme che una tomba vuota: non si è mai trovata la vera tomba santa; anche se la presenza di Maria – ad Efeso come a Gerusalemme – è più viva e forte di qualunque assenza ‘fisica’.
Giuliano Patelli, nel suo libro « Una Madonna nuova », Edizione S. P. Self-Pubblished, 1998, dopo avere raccolto e interpretato i dati della « tradizione di Efeso », si pone una domanda problematica: « Perché una tomba [della Madonna] a Gerusalemme? » [cfr. pp. 121-125]. Ed è un interrogativo destinato a rimanere senza risposta.
Alla tradizione che vuole Maria profuga in Asia Minore con Giovanni, e forse con Maria di Magdala e altre donne galilee – scrive Patelli -, si contrappone una radicata tradizione secondo la quale la Madonna « si addormentò » proprio a Gerusalemme. Quella spelonca intagliata nella roccia, rinvenuta negli scavi del 1972 sotto la « Chiesa della Dormizione », fu veramente il luogo della temporanea sepoltura di Maria? Si tratta di una « tomba vuota », a pochi passi dal Santo Sepolcro e dal Cenacolo, ritenuto quest’ultimo luogo ospitale per seguaci del Signore.
Dopo l’evento pentecostale Maria non è più nominata nella Sacra Scrittura
Nel Nuovo Testamento non vi è traccia neppure della più piccola informazione al riguardo. Né l’indifferenza degli Ebrei per le donne, forse allora più di oggi istintiva e comunque legalizzata, basta a giustificare questo silenzio. Perché Maria era pur sempre la Madre di Gesù, figlio di Dio per i suoi seguaci e grande Profeta per tutto il popolo.
L’aedo di Maria, l’evangelista Luca, dopo avere menzionato la Madre del Signore per l’ultima volta nella riunione seguita all’Ascensione di suo Figlio [cfr. At 1, 14], di colpo la dimentica anche lui e la « estromette » da tutte le sue successive testimonianze che, pure, alle volte raccontano episodi marginali o di scarso interesse.
Impressionante lo spostamento e l’attrazione di Luca verso l’Apostolo Paolo e l’Occidente, trascurando tutti gli altri Apostoli, ad eccezione di Pietro, e lo sviluppo della Chiesa d’Oriente dove Maria era sicuramente inserita. E sarà la Chiesa d’Oriente ad iniziarne il riscatto di devota attenzione.
D’altra parte, quel gruppetto errante e senza fissa dimora, costituito dall’avanguardia del Regno dell’Amore, nel quale era celata anche la Madre di Gesù, viveva nel rischio e nell’incertezza quotidiana.
Racconta Eusebio, il grande storico della Chiesa [+ 340], che fra il 37 e il 42 d.C. tutti i discepoli di Gesù furono cacciati da Gerusalemme. L’Apostolo Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni, fece le spese per tutti. Erode Agrippa lo fece uccidere nel 42 a colpi di spada e, sapendo di fare cosa gradita ai Giudei, mandò ad arrestare anche Pietro, che fu salvo per un miracolo [cfr. At 12, 1-3].
Giovanni, con Maria, doveva avere già lasciato la città per altri luoghi; infatti, non è più nominato negli Atti di Luca. I riferimenti successivi agli Apostoli non dicono quanti fossero e chi fossero. Sono i grandi vuoti dell’Evangelista: la sua penna non scriverà mai più il nome di Maria, si accosterà a Paolo, l’ex-persecutore Saulo, e su di lui scriverà pagine e pagine. Perché certo Paolo lo meritava per la sua grande visione del Cristianesimo che incantava i primi seguaci e per le sofferenze tremende fino al martirio che subì per amore di Cristo; ma lo Spirito Santo lo avevano ricevuto anche gli altri Apostoli che pure predicavano la Buona Novella: Andrea, Tommaso, Bartolomeo, Taddeo, Filippo, Giovanni, Matteo, Giacomo il Maggiore, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo zelatore, Giuda fratello di Giacomo e Mattia.
Gesù aveva detto loro: « Andate in tutto il mondo… » [Mc 16, 15]. E di quasi tutti la predicazione è sconosciuta e ignota la fine.
È curioso notare come Luca negli Atti non nomini Pietro senza affiancargli Giovanni [cfr. At 3, 1-11; 4, 13; 8, 14-25]; e poi, all’improvviso, lo ignori per sempre. Il nome di Giovanni affiancato a quello di Pietro scompare in occasione di un viaggio di Pietro a Ioppe [l’odierna Giaffa], il porto più vicino a Gerusalemme e noto fin dall’antichità per i traffici marittimi che interessavano l’Egeo. Ancora, Pietro prosegue per l’altro importante porto di Cesarea, dove incontrerà il centurione romano Cornelio. Ma Giovanni è già scomparso.
Salpavano ogni giorno da quei porti navi onerarie con carichi di olio, grano, legname, animali, manufatti e viaggiatori occasionali diretti ai porti dell’Egeo e del Mediterraneo. Chissà se tra gli otri, le anfore e i sacchi non si nascondesse qualche personaggio a noi noto…

La « Tradizione Gerosolimitana »
Così dobbiamo arrivare soltanto al secolo VI per trovare l’Imperatore d’Oriente Mauro che fissa, con Decreto particolare, al 15 Agosto la celebrazione liturgica del Transito o Dormizione di Maria [cfr. Hist. Eccl., XVII, 28, pp. 147-292].
Le varie Liturgie successive [nelle Chiese Orientali Armena, Copta, Abissina, Siriaco-Giacobita] non esprimeranno in modo inconfutabile il concetto di un’Assunzione di Maria come è sancito nel dogma cattolico, mentre faranno riferimento ad una morte miracolosa. Ma dove, come e quando? Non lo sappiamo.
In assenza di qualsiasi documento storico, è peraltro prodigiosa l’intuizione dell’immane schiera di devoti di Maria che, nel corso dei secoli, hanno creduto che a questa « divina creatura » non sia toccato, alla fine, il medesimo destino dei comuni mortali, soggetti alla corruzione della morte.
E tuttavia ci dobbiamo rassegnare al fatto che, mentre per l’Ascensione di Gesù al Cielo c’è una cronaca dei Vangeli [cfr. Mc 16, 19; Lc 24, 51] e degli Atti [cfr. At 1, 6-11], e c’è la testimonianza degli Apostoli, per la dipartita della Madre del Signore da questa terra è steso un velo oltre il quale nulla ci è dato di vedere.
Come ha scritto Epifanio di Salamina a quei tempi, e l’Abbé René Laurentin ha riassunto ai nostri giorni: « Siamo cauti in tali questioni, perché ignoriamo quasi tutto: sia il meccanismo della morte della Vergine, l’esperienza dell’aldilà ed il modo esatto della risurrezione [dei corpi], sia la fine terrena del destino di Maria, interamente ignorato dalla storia. La morte di Maria è verosimile senza dubbio; verosimiglianza resa rispettabile dall’ondata di Autori che l’hanno accettata. Ma si è in diritto di pensare con Epifanio che la fine di Maria resti un mistero nascosto in Dio, che ci dobbiamo rassegnare a ignorare quaggiù ».

Il racconto di K. Emmerick
Quasi in appendice, e a puro titolo di curiosità – perché si tratta comunque di una « rivelazione privata » – riportiamo alcuni passi del racconto della « Morte e Assunzione della Vergine Maria » fatto dalla monaca stigmatizzata tedesca Anna Katharina Emmerick e raccolto da Clemens Brentano [cfr. cap. 10 della "Vita della Santa Vergine Maria", Ed. "San Paolo" 2004, pp. 207-226].
Si narra della Madonna a Efeso sul letto di morte, attorniata dagli Apostoli, chiamati dai diversi luoghi della loro missione evangelizzatrice per assistere alla sua dipartita da questo mondo.
« … Verso sera, quando si rese conto che la sua ora si avvicinava, la Santa Vergine, secondo la volontà di Gesù, volle prendere congedo dagli Apostoli, dai discepoli e dalle donne presenti […].
La Santa Vergine pregò e benedisse ognuno con le mani disposte a croce, toccando con queste a tutti la fronte. Parlò poi a tutti e fece esattamente come Gesù a Betania le aveva detto di fare. Dopo gli Apostoli si avvicinarono a lei i discepoli, che ricevettero anch’essi la sua benedizione […]. Intanto era stato predisposto l’altare per il Sacrificio e gli Apostoli avevano indossato i loro lunghi abiti bianchi […]. Pietro le amministrò l’Unzione con l’olio santo e le portò la Particola consacrata. Ella era come in estasi, con lo sguardo rivolto verso l’alto […].
Ed ecco – aggiunge la Emmerick – che mi è apparso qualcosa di commovente e meraviglioso. Il soffitto sopra alla stanza di Maria scomparve e la Gerusalemme celeste discese su di lei. Ho visto nubi luminose e tanti Angeli divisi in due Cori, e dalle nubi un raggio di luce raggiunse Maria. Ella stese le braccia con indicibile nostalgia e ho osservato il suo corpo librarsi al di sopra del giaciglio, totalmente sollevato in aria. Ed ecco che la sua anima uscì dal corpo come una piccola purissima figura di luce, con le braccia tese verso l’alto e salì verso il cielo, condotta dal raggio di luce […]. Era come Gesù quando era asceso al cielo.
Quindi le donne coprirono il santo corpo con un lenzuolo e gli Apostoli e i discepoli si recarono nella parte anteriore della casa: in una grotta là presso, non spaziosa, le donne deposero la bara con il corpo della Santa Vergine che Pietro e Giovanni avevano portato a spalla, percorrendo la piccola « Via Crucis » ricostruita sulla « Collina dell’Usignolo », dove la Santa Vergine aveva trascorso i suoi ultimi anni […].
Dopo alcuni giorni dal « transito » della Madre del Signore, gli Apostoli e i discepoli tornarono alle loro case e alle loro terre di missione… ».
Ma anche alla fine del « racconto » di Anna Katharina Emmerick rimaniamo con il nostro dubbio: come conciliare la « tradizione di Efeso » con quella di Gerusalemme? Rimane un mistero che noi devotamente veneriamo sia ad Efeso, presso la « Meryem Ana Evi », la casa di Madre Maria, sia a Gerusalemme, nella « Chiesa della Dormizione » presso il Santo Sepolcro e nella « Tomba della Vergine » [nella "Chiesa dell’Assunzione"], tagliata e isolata dalla roccia circostante e con tutte le caratteristiche di una tomba del I sec. d. Cr.
Di fede c’è soltanto l’affermazione dogmatica della Cost. Ap. « Munificentissimus Deus » di Pio XII che, proclamando il 1° Novembre 1950 il dogma di Maria Assunta in Cielo, scrive: « … compiuto il corso della sua vita terrena, la Beata Vergine Maria fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo ». Dove, come e quando, non ci è dato davvero di conoscere.

Publié dans:FESTE DI MARIA, MARIA VERGINE |on 12 août, 2014 |Pas de commentaires »
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