Archive pour la catégorie 'MARIA VERGINE'

Le cinque apparizioni della Vergine di Guadalupe (domani è la memoria facoltativa di San Juan Diego)

dal sito:

http://www.gesuiti.it/moscati/Ital2/Guadalupe_ER.html

Le cinque apparizioni della Vergine di Guadalupe

Egidio Ridolfo s.j. 

Come integrazione all’articolo di Maria di Lorenzo su Guadalupe (Juan Diego e il mistero di Guadalupe) ecco la « cronaca » delle apparizioni, quattro a Juan Diego (canonizzato da Giovanni Paolo II il 30 luglio 2002) e una allo zio Juan Bernardino.

Prima apparizione

Nel giorno di sabato 9 dicembre del 1531 Juan Diego, di buon mattino, andava dal suo villaggio verso Santiago Tlatelolco. Mentre passava per la collina del Tepeyac fu colpito da un armonioso canto di uccelli. Incuriosito sale verso la cima e lì vede una nube bianca risplendente circondata da un arcobaleno.

Al colmo dello stupore sente una voce che lo chiama affettuosamente, usando il linguaggio indigeno, il « nahuatl »: « Juanito, Juan Dieguito! » Ed ecco vide una bellissima Signora dirigersi verso di lui e dirgli: « Ascolta, figlio mio, piccolo mio, Juanito, dove vai? »

Juan Diego risponde: « Signora e piccola mia, devo andare nella tua casa [tempio] di México-Tlatilolco, per ascoltare le cose del Signore che ci insegnano i nostri sacerdoti, delegati di Nostro Signore ».

La Signora gli dice allora: Sappi e tieni bene in mente tu, il più piccolo dei miei figli, che io sono la sempre Vergine Santa Maria, Madre del vero Dio per il quale si vive, del Creatore che sta dappertutto, Signore del Cielo e della Terra. Avrai molto merito e ricompensa per il lavoro e la fatica con cui farai quello che ti raccomando. Vedi, questo è un mio incarico, figlio mio il più piccolo, vai e fai tutto ciò che puoi ».

La Santa Vergine chiede a Juan Diego di andare dal Vescovo di Città del Messico, per comunicargli il suo desiderio che su quella collina venga costruita una piccola chiesa, da dove lei avrebbe dato aiuto e protezione a tutti i messicani.

Juan Diego acconsente subito e dopo aver salutato rispettosamente la Signora si reca al palazzo episcopale. Qui fu fatto attendere molto, finché il Vescovo, Juan de Zumàrraga, lo ricevette, ma dopo aver udito il racconto non gli diede credito e quindi lo congedò. Così Juan Diego, sconsolato, riprende la via del ritorno.

Seconda apparizione

Verso sera di quello stesso sabato 9 dicembre, Juan Diego arriva alla cima del Tepeyac, ed ecco che incontra di nuovo la Santa Vergine. Desolato la informa dell’insuccesso del suo incarico, con espressioni tipiche del suo linguaggio nahuatl: « Signora, la più piccola delle mie figlie, Bambina mia: sono stato dove tu mi hai inviato per fare quanto mi hai chiesto… [Il Vescovo] mi ha ricevuto benignamente e mi ha ascoltato con attenzione, però, quando mi ha risposto, mi è sembrato che non credesse alle mie parole… Ho capito perfettamente, dal modo in cui mi ha parlato, che pensa che forse è una invenzione mia… che forse non è un tuo ordine… » E Juan Diego la prega poi di rivolgersi a una persona più capace di lui, più importante, perché potesse più facilmente convincere il Vescovo.

Ma la Signora confermò la sua scelta, dicendo:

« Ascolta figlio mio, piccolo mio, sappi che sono molti i miei servitori e messaggeri che potrei incaricare per comunicare il mio messaggio e la mia volontà. Ma io ti prego molto, figlio mio, il più piccolo tra i miei figli, e con forza ti domando che ancora una volta, domani mattina, tu vada a trovare il Vescovo, parlagli a nome mio e fagli sapere interamente la mia volontà, che deve cioè adoperarsi perché si faccia il tempio che gli chiedo. E digli che sono io in persona, la sempre Vergine Santa Maria, Madre di Dio, che ti invio. »

Juan Diego, pieno di meraviglia nel comprendere che ancora una volta proprio la Santa Vergine gli avesse parlato, assicurò che l’indomani avrebbe fatto quanto chiedeva, poi si congedò da lei e tornò al suo villaggio.  
                                           
Terza apparizione

L’indomani, domenica 10 dicembre, dopo aver ascoltato la Messa Juan Diego si presentò per la seconda volta al Vescovo Zumàrraga. Questi, vista la sua insistenza, gli rispose che chiedesse alla Signora una prova del suo essere la Madre di Dio, e quando Juan Diego uscì ordinò che fosse seguito per avere maggiori informazioni.

Gli incaricati del Vescovo però, una volta giunti presso il Tepeyac, lo persero di vista, e Juan Diego, arrivato alla cima della collina, per la terza volta incontrò la Santa Vergine.

Questa lo aspettava, poi, dopo aver sentito cosa il Vescovo chiedeva, gli disse di tornare l’indomani. Ma il giorno seguente, lunedì, Juan Diego non poté recarsi all’appuntamento, perché lo zio, Juan Bernardino, cadde gravemente infermo e dovette assisterlo.

Quarta apparizione

Nella mattinata di martedì 12 dicembre, Juan Diego, afflitto per la malattia dello zio infermo, decise di chiamare un sacerdote, perché lo aiutasse nel momento supremo della morte, che tutti giudicavano imminente.

La strada che doveva fare passava per il Tepeyac, ma Juan Diego cercò di evitare l’incontro con la Santa Vergine e decise di prendere un sentiero differente. Ma ecco che improvvisamente la vede davanti a sé, e Maria con la sua abituale dolcezza gli dice: « Figlio mio, piccolo mio, dove stai andando? »

Juan Diego, vergognandosi per il mancato appuntamento del giorno prima, spiega la sua preoccupazione per lo zio infermo, e sente in risposta dalla Santa Vergine questa tenerissima espressione:

« Non ci sono qua io che sono la tua cara Mamma? Non ti affliggere per nulla ».

Maria confortandolo lo assicura che lo zio era già guarito. Poi gli chiede di salire in cima alla collina del Tepeyac, dove avrebbe potuto raccogliere alcuni fiori da portare al Vescovo. Juan Diego obbedisce prontamente, ed effettivamente trova delle bellissime rose di Castiglia , cosa inesplicabile in quella stagione, quando era appena iniziato l’inverno!

Si pone allora a raccoglierle, le sistema nella parte anteriore della sua tilma (rustico mantello fatto di fibre vegetali), e si affretta a raggiungere il palazzo vescovile. Una volta davanti al Vescovo, apre davanti a lui il suo mantello, e quale fu lo stupore suo e dei presenti quando in quel povero tessuto si materializza miracolosamente l’immagine della Santa Vergine!

A questo punto il Vescovo, stupefatto per il prodigio delle rose e per la prodigiosa immagine, cade in ginocchio, e con lui le altre persone che erano presenti. E’ questa la celebre immagine della « Vergine di Guadalupe » che tutti conosciamo, e che si è conservata intatta fino ad oggi.

Miracolo anche questo, perché questi tessuti vegetali, usati dai poveri indios, dopo pochi anni si disfacevano. Ed è solo uno dei numerosi « misteri » dell’evento di Guadalupe che – nonostante le attuali e sofisticate ricerche scientifiche – restano inesplicabili.

L’apparizione a Juan Bernardino

Una quinta apparizione è quella testimoniata dallo zio di Juan Diego, Juan Bernardino, che come detto sopra era gravemente infermo. Vide la Santa Vergine mentre giaceva nel suo povero giaciglio, e fu da lei guarito miracolosamente.

La Santa Vergine si presentò a lui dicendo di chiamarsi « Santa Maria di Guadalupe », e anche a Juan Bernardino comunicò il suo desiderio che si costruisse un tempio da dove Lei sarebbe venuta incontro alle necessità del popolo messicano.

Così commenta P.Xavier Escalada s.j. a proposito di Juan Diego e di quanto si deduce dalle fonti storiche: « Quante volte Juan Diego ha raccontato la sua storia? Facendo un calcolo approssimativo di cinque volte al giorno (molte volte dovette ripetere il suo racconto molto più spesso), nei diciassette anni della sua vita che seguirono alle Apparizioni si arriva alla cifra impressionante di più di 31.250 ripetizioni, cosa che faceva molto volentieri, senza mai stanchezza o astio di tornare a riferire quanto aveva vissuto » (Xavier Escalada s.j.: San Juan Diego, Ediz. Aguilar 2002, p.34).

Questa l’origine del famoso santuario di Guadalupe, centro di una venerazione viva e profonda che continua ancora oggi, non solo da parte del popolo messicano, ma anche da parte di tutti i popoli latinoamericani.

Ma ormai non c’è parte del mondo cristiano che non conosca questo avvenimento che ha dato l’impulso decisivo all’evangelizzazione del « nuovo continente ». Santuari dedicati alla Madonna di Guadalupe si trovano anche in Italia, così come numerose cappelle in luoghi di culto anche celebri, come il Santuario mariano di Loreto.

Publié dans:MARIA VERGINE, SANTI, Santi - biografia |on 8 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Omelia (08-12-2008) : Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14228.html

Omelia (08-12-2008) 

don Marco Pedron
Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

Oggi la chiesa celebra la festa dell’Immacolata Concezione. E’ una festa dove molti capiscono poco o niente. La festa nasce nell’XI secolo quando la festa del concepimento miracoloso di Maria da parte dei suoi genitori Gioacchino e Anna, divenne l’Immacolata Concezione. Nel 1854 Pio IX proclamò poi il dogma dell’Immacolata Concezione.
La festa dice: “Maria, in vista di Cristo e della sua nascita, è stata concepita senza peccato originale”. Cosa vuol dire per noi tutto questo? Cosa vuol dire che Maria sia pura perché doveva nascere, venire Cristo? Partiamo da un po’ prima.

Siamo nel sesto mese (1,26): ma di cosa? Nel versetto precedente (1,24) si dice che Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi. Elisabetta, nonostante l’età, nonostante l’incredulità e la testardaggine del marito Zaccaria, rimane incinta. Per cinque mesi la cosa non si sa. Quando poi l’angelo appare a Maria, la gravidanza di Elisabetta diventa “la prova” per Maria di cosa Dio può fare. Se anche con Elisabetta Dio ha fatto questo, anche con Maria può compiere ciò che le ha detto.

Il vangelo dice che Maria è promessa sposa (1,27). Cosa vuol dire? Per capire dobbiamo sapere come avveniva il procedimento matrimoniale al tempo.
Avveniva in due fasi: c’erano gli accordi matrimoniali legali (herusin), dove la ragazza diventava moglie legittima ma rimaneva ancora a casa dei genitori per circa un anno e quindi non aveva ancora relazioni sessuali col marito. Era una sorta di fidanzamento che aveva legalmente valore di matrimonio.
Poi c’era il secondo momento (qiddushin): era la condotta della sposa nella casa della famiglia dello sposo, dove il matrimonio viene consumato.
Maria, quindi, aveva tra i 12 e i 13 anni, era fidanzata ma non ancora sposata. Maria non aveva fatto nessun voto di verginità ma non aveva neppure avuto rapporti sessuali con il suo compagno (averli prima del matrimonio era cosa scandalosa per quel tempo).

Il vangelo dice che Maria era “vergine” e usa il termine greco parthenos (1,27). La verginità e il fidanzamento sono confermati anche da Mt 1,18.
Ma chi era una vergine a quel tempo? Era una donna che non aveva ancora partorito. Infatti parthenos “vergine” è una parola greca che traduce tre vocaboli ebraici: almah (vergine: qualunque età ma non ha avuto rapporti), betullah (donna che non ha ancora conosciuto uomo: ragazza da sposare e che quindi non ha avuto rapporti) e narah(persona non sposata). Allora: parthenos quindi indica anche una vergine ma l’accento non cade su questo ma su “ragazza, giovane donna”. Parthenos indica una donna fino al momento in cui partorisce il suo primo figlio.
Ma la domanda che molti di noi si fanno è: ma in cosa consiste la verginità di Maria? Cosa vuol dire questo? Come può essere rimasta incinta senza aver avuto rapporti sessuali con Giuseppe?
Se noi non capiamo la mentalità del tempo sulla verginità, non ne veniamo fuori. Cosa si sapeva a quel tempo? A quel tempo si sapeva che i bambini erano il risultato dell’atto con cui un uomo introduceva un liquido nell’utero della donna. Ma diversamente dalla nostra concezione odierna, si credeva che fosse solo il padre a trasmettere il patrimonio genetico. Se un bambino assomigliava alla madre si credeva che questo fosse dovuto a influenze ambientali. Un bambino era generato dall’uomo e solo partorito dalla madre. La donna forniva solo l’ambiente ma l’elemento vitale era fornito dall’uomo.
Si faceva l’esempio del seme: la donna è la terra (madre) che accoglie e custodisce il seme (dell’uomo), ma è quest’ultimo il principio vitale; è quest’ultimo che trasmette le caratteristiche del seme (se si semina fagioli nascono fagioli, se si semina mais nasce mais).
La verginità delle donne prima del matrimonio era così importante nel mondo antico (imprescindibile) proprio perché l’immagine del seme era accettata in maniera letterale. Cosa capitava? Se una donna aveva rapporti sessuali con un uomo diverso dal suo futuro marito, l’amante poteva contaminarne l’utero in modo permanente con il proprio seme, un po’ come la semina di un campo può essere contaminata da semi, ad esempio, di erbacce per un tempo molto lungo.
La donna quindi doveva essere vergine perché solo così si era sicuri che il seme piantato non veniva alterato o contaminato. Per questo Maria, per quel tempo, doveva essere vergine. Perché solamente se era vergine saremmo stati sicuri (per la mentalità del tempo) che il “seme” era quello di Dio, che Dio stesso, e nessun altro prima, l’aveva fecondata. Se Dio mette il suo seme in Maria, Maria dev’essere vergine. Così siamo sicuri che quel seme viene proprio da Dio, dall’Alto e non da altri. Solo così Gesù è certamente il Figlio di Dio.

Ma Lc ha un altro problema teologico. Come può una donna (umana) partorire il Figlio di Dio?
C’erano molte storie del tempo in cui una donna era messa incinta da degli dei. Ma non è il caso di Maria. Gesù non è figlio di Dio e di un umano (Maria). Gesù viene tutto da Dio. Ma come dire questo? Se Dio viene in tutto da Dio, deve nascere da Dio. Dio nasce da Dio, altrimenti non è più Dio.
Cosa dice Lc: Gesù, Figlio di Dio, nasce dal grembo stesso di Dio (e non di Maria). Il grembo umano di Maria viene “divinizzato” per cui Gesù nasce dal grembo divino di Dio. Ecco le immagini, per noi strane: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (1,35). Lo Spirito di Dio scende su Maria e la divinizza per cui Gesù nasce non dal grembo umano di Maria ma dal grembo divino di Maria.
Per questo Maria è Immacolata: c’è in lei una parte divina, cioè non contaminata, pura (il suo grembo divino), in cui le ferite, il dolore, la rabbia, l’aggressività, la cattiveria e quant’altro non possono arrivare. C’è in Maria una parte senza macchia, pura, non contaminata: immacolata.
Il racconto dell’annunciazione non è un racconto storico, nel senso che le cose sono andate così come sono scritte, ma teologico. Lc vuole dirci: “Gesù è veramente Figlio di Dio”. Per questo Maria dev’essere vergine e per questo il suo grembo dev’essere divino.

Cosa può voler dire per noi che Maria era vergine? Ridurre la verginità a una questione biologica è tanto banale come ridurre la fede all’andare in chiesa.
Si può anche non aver avuto rapporti sessuali con nessuno ma non per questo si è vergini nell’anima. La verginità è una dimensione dello spirito, del cuore e dell’anima.
Vergine è vivere una vita non determinata da altri, dall’opinione altrui, dalle paure o dai condizionamenti esterni, ma dalla vita che sgorga dentro, dalla forza della sua anima, da Dio stesso.
Tutti noi siamo chiamati alla verginità, a vivere cioè una vita non contaminata: “Vivo in contatto con la mia parte divina che c’è in me. Faccio crescere il “Gesù Bambino” che vuole nascere in me. Genero la Vita che c’è dentro di me anche se da più parti mi viene chiesto il contrario”. Vivere da vergini vuol dire: “Io appartengo a me e non ad altri; io sono mio e di nessun altro”.
Avete presente un cd per il computer? Se qualcuno vi ha già registrato qualcosa allora non è più “vergine” e non si può più scrivere niente sopra. Bisogna prima cancellarlo. Se tu sei contaminato, “scritto” da altri, non puoi far emergere la tua parte divina. Se altre persone sono entrate nel tuo cuore, nella tua mente e nella tua anima e ti hanno contaminato, tu non puoi più essere te stesso. Allora vivi vite di altri.
Vi ricordate Chernobyl? Per migliaia di chilometri la nube contaminò tutto. Tutto ciò che la terra aveva prodotto in quelle zone non si poteva più mangiare. La nostra vita è così: altri vivono in noi ci gestiscono e decidono per noi. Allora noi siamo contaminati: non siamo più noi ma siamo delle marionette in mano ad altri.

Sei vergine quando dentro la tua testa ci sei tu e non quello che pensano gli altri. Sei contaminato quanto chiedi: “Ma cosa devo fare? Ma cosa è giusto?”. Ma tu cosa pensi?
Sei contaminato quando sei sempre triste, depresso, arrabbiato: ma dov’è finito il bambino felice che c’è in te? Perché non esplode la vita che c’è in te? Perché non sai più emozionarti, gioire? Dove hai messo il bambino? Il pericolo della verginità è la sterilità: nulla da eccepire sulla tua vita semplicemente perché non c’è proprio nulla.
Non sei felice perché hai perso il contatto con la Sorgente della Vita che c’è in te. Sei lontano da Lei e non sentendola ascolti pensieri di altri. Per questo non vivi la tua vita e chi non vive la propria vita non può conoscere la propria felicità.
Sei contaminato quando non puoi deludere gli altri, quando fai come tutti, quando ti conformi agli altri o alla maggioranza, quando hai la testa piena di paure o di pensieri.
Quando riduci i tuoi sogni e la tua missione per non esporti troppo, per non rischiare, perché non si sa mai: hai guadagnato “tranquillità” ma hai tradito la tua anima, il Dio che c’è in te.
Hai perso la tua verginità quando non c’è più nulla di spontaneo, di tuo, ma tutto è calcolato, tutto è ponderato, tutto si conforma all’immagine da dare; hai perso la verginità quando non sai più chi sei. Allora non ci sei più tu dentro di te ma altre cose governano e dirigono la tua vita.
Sei contaminato quando guardi per possedere, per prendere, quando invidi, quando sei avido di quello che gli altri hanno, quando non sai godere della felicità di altri. Sei contaminato quando stai rivivendo pari pari la vita dei tuoi genitori e non te ne accorgi neanche. Sei come loro, ti comporti come loro e per quanto neghi la stai ripetendo.
Ho visto un servizio su di una tribù dell’Australia che per migliaia di anni ha vissuto secondo le leggi della natura… e sono stati felici e in pace. Poi è arrivata la civiltà occidentale: auto, coca-cola, televisione, radio, soldi, armi. La tribù si è “convertita” ed è sparita nel giro di cinquant’anni. Quando perdi la tua identità e ti fai contaminare fai la stessa fine: sparisci!

Maria all’annuncio dell’angelo risponde di sì: “Eccomi sono la serva del signore, avvenga…” (1,38). Ma noi non ci rendiamo conto di che sì è quello di Maria. E’ un sì pazzesco.
Arriva l’arcangelo Gabriele. A noi questa cosa non dice assolutamente niente ma gli Ebrei sapevano benissimo cosa voleva dire la venuta dell’arcangelo Gabriele. L’arcangelo Gabriele era legato alla venuta del Messia: quindi quando appare Maria sa già, a grandi linee, di cosa si tratta.
La donna è considerata e trattata al pari di una bestia, neppure può rivolgersi ad un uomo, né tanto meno ad un sacerdote, figuriamoci se mai un angelo le si potrebbe rivolgere! Nella Bibbia Dio non ha mai parlato ad una donna (eccetto Sara) e adesso le propone di essere madre di Dio? Alla donna non viene neppure chiesto di pregare e non le si insegna la Legge, tanto… è una donna!
Come fa Maria a credere ad una cosa del genere? Di fronte a ciò che l’angelo le annunzia, se segue la sua religione rifiuterà la proposta perché è un’autentica eresia.
Lo sanno tutti, è ovvio, neppure da mettere in discussione: Dio non si può rivolgere ad un essere inferiore come una donna. Bestemmia pura è avanzare la pretesa, poi, di essere la madre di Dio.
Maria è eretica per la sua religione e lei in nome di Dio la rinnegherà. Perché il pericolo della religione è quello di rinchiudere l’Infinito (che per definizione non si può racchiudere) nei propri schemi e nelle proprie regole.
E come sarà trattato suo figlio? Non sarà condannato come eretico e profanatore? Lui, il Figlio di Dio!!!
Capite il dramma di Maria? Seguire il “buon senso”, la ovvia tradizione, le regole religiose, o seguire il proprio cuore e il proprio sogno? Se rifiuta la proposta, chi lo saprà? Nessuno! Se la segue, invece, non farà altro che incontrare pericolo, rifiuto e maldicenza.
Ma quanto coraggio deve aver avuto questa donna per dar credito al proprio cuore?
Dio è così: chiede all’uomo di pensare per sé l’im-pensabile, di credere all’in-credibile e di seguire l’in-seguibile. Era im-pensabile per Maria: “Mio figlio il Dio incarnato?”. Era in-credibile: “Madre di Dio?”. Era in-seguibile: “Non si può portare avanti, seguire, credere a una cosa del genere! Mi faranno fuori subito!”.
Se Maria fosse stata religiosa, cioè se avesse già avuto prima la sua idea di chi è Dio, di come si manifesta l’Altissimo, a chi si mostra e di come si fa vedere, avrebbe scartato, rifiutato l’annuncio dell’angelo. Si sarebbe detta: “Fantasie di bambina; pensieri maniacali di donna; demonio che mi tormenta”.
Maria non è religiosa, perché se lo fosse stata sarebbe scampata da una proposta così indecente ed eretica. Maria può accogliere una proposta simile solo perché è donna aperta, che sa andare oltre tutti gli schemi, che sa accettare l’incomprensibile.
Se Maria fosse stata… razionale avrebbe detto: “Non è possibile!”. Se fosse stata… …studiosa avrebbe detto: “Non c’è scritto che deve avvenire così”. Se fosse stata… devota avrebbe detto: “E’ una bestemmia ciò che ho visto e sentito”. Se fosse stata… religiosamente istruita avrebbe saputo che Dio non può nascere dall’uomo. Se fosse stata… saggia e avesse seguito il buon senso comune avrebbe detto: “Ma dai, non diciamo “cazzate”. Se fosse stata… umile (come noi intendiamo) si sarebbe perfino vergognata di poter pensare simili cose.
Allora: Dio non vi chiederà mai cose logiche, spiegabili, tranquille. Dio vi chiederà sempre l’impossibile, l’incredibile, l’inseguibile e se ragioneremo logicamente, alla maniera umana, secondo il buon senso comune, non ci sarà che un’unica e sola risposta: “No!”.
Dio vi chiederà cose impossibili: ma se vi fiderete le farete! Se vi fiderete andrete là dove mai avreste pensato di andare, affronterete cose che neppure nei vostri sogni vi sareste augurati di vedere e vi scoprirete così grandi e forti che la vostra più grande onnipotenza neppure immagina. Ma non dovrete chiedere spiegazioni. “Perché? Perché a me? Ma chi sono io?”, non dovrete guardare a voi: “Non ce la faccio! Ho troppa paura! Non è per me” e non dovrete chiedervi: “Dove andrò?”, perché è la fine. Dovrete solo dire: “Sì. Sia così. Avvenga ciò che deve avvenire… e fidarsi”. Allora sarà Lui a portarvi, sarà Lui a guidarvi, sarà Lui a darvi la forza. E l’impossibile (per noi) sarà possibile (per Lui).

Ma come non bastasse Maria è anche un’adultera.
Il giorno delle nozze il marito mostra con soddisfazione agli invitati a nozze il lenzuolo con le tracce di sangue che testimoniano visibilmente la verginità della moglie. Maria è incinta. Giuseppe dice: “Io non sono stato e sono sicuro di questo”. Quindi “mia moglie è adultera”. “E con chi mi avrà tradito?”. “Con un angelo?”.
Se vostra figlia vi dicesse: “Sai mamma un angelo mi ha messo incinta”, cosa fate voi? La prima cosa le tirate una sberla perché vi sta prendendo in giro; la seconda la portate in psichiatria.
Ma se Maria è adultera, allora, secondo la Legge (Dt 22,21; Sir 25,6) va lapidata. E siccome Giuseppe è giusto (Mt 1,19), dove giusto nel vangelo vuol dire che segue tutte le regole religiose, se non lo fa’, cioè se non denuncia la sua donna e per primo non tira la pietra della lapidazione contro di lei (come diceva la Legge) va contro la legge religiosa. Se è “giusto” la condannerà.
E Giuseppe dovrà decidere se seguire la legge e condannarla (e nessuno gli avrebbe mai detto niente) oppure se tradire la legge e seguire il proprio cuore (tirandosi dietro lo sdegno della gente).
E Giuseppe deciderà di essere fedele al suo cuore: “E’ vero sono in regola con la legge, posso ucciderla e vendicarmi di ciò che ha fatto. Ma posso farlo se ascolto il mio cuore? Come posso compiere una cosa del genere?”. La fedeltà al cuore e all’amore supererà sempre ogni precetto religioso.
E poiché il paese è piccolo e la gente mormora e giudica e non si può tenere nascosto troppo un bambino, dovranno fuggire in Egitto per evitare la maldicenza e il rifiuto di quelli del suo paese.

Pensiero della settimana
Allora capiamo bene cosa ha voluto dire per Maria dire: “Sì”.
“Sì”… all’incomprensione del marito.
“Sì”… alla quasi certa condanna a morte.
“Sì”… ad essere considerata da tutti un’adultera.
“Sì”… all’infamia, alla derisione, al giudizio di tutti.
“Sì”… ad un figlio additato come illegittimo.
“Sì”… ad essere sulla bocca di tutti.
“Sì”… al dover abbandonare le proprie radici e le proprie origini.
“Sì”… all’essere un’eretica per la religione.
“Sì”… al dover cambiare ogni idea su Dio.
“Sì”… alla possibilità di essere pazza, matta, indemoniata.
“Sì”…. al doversi fidare e al non sapere più cosa potrà succedere.
“Sì”… all’im-possibile, all’in-seguibile, all’in-credibile.
Pensiamoci bene a cosa vuol dire “Sì” a Dio!
Pensiamoci bene cosa vuol dire essere “servi”, ricettivi, aperti, e fidarsi di Lui. Pensiamoci bene a cosa vuol dire essere “vergini”, non contaminati, integri e liberi. Pensiamoci bene cosa vuol dire essere fedeli al cuore. Pensiamoci bene notti e giorni prima di dirgli di sì
perché ci chiederà cose che neppure immaginiamo.
Ma la fede e la felicità è tutta qui:
dire “Sì” e andare dove il cuore ti richiama.
La vita è tutta qui:
smettere di lottare contro di Lui, di resistergli e di fuggirgli.
Arrendersi e dirgli di sì.
Poi per il resto ci penserà Lui.
E ne varrà la pena! 

8 dicembre – Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20600

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

8 dicembre 

Già celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele. Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854. (Mess. Rom.)

Patronato: Patrona e Regina dell’ordine francescano

Martirologio Romano: Solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, che veramente piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte salvifica del Figlio di Dio, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale, come solennemente definito da papa Pio IX, sulla base di una dottrina di antica tradizione, come dogma di fede, proprio nel giorno che oggi ricorre.

Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.
L’Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata:  » Intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata « .
In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L’eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il  » Dottor Sottile « , riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del ’300. Dopo di lui, la dottrina dell’Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d’Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi:  » Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? « .
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una  » medaglia miracolosa  » con l’immagine dell’Immacolata, cioè della  » concepita senza peccato « . Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la  » donna vestita di sole  » esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine  » tutta bella « ,  » piena di grazia  » e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità.
E dalla devozione per l’Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l’attributo più alto di Maria,  » sine labe originali concepta « , cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.
 

Publié dans:MARIA VERGINE |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Maria capolavoro di Dio e nuova creatura: in Lei l’uomo contempla il suo vero volto. (sulla Redemptoris Mater, riferimenti a Paolo)

dal sito:

http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/136

Chiamati ad essere santi e immacolati

Maria capolavoro di Dio e nuova creatura: in Lei l’uomo contempla il suo vero volto. (sulla Redemptoris Mater)
 
Pensati, amati e creati

   Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater (n. 7-8) ci indica come la Chiesa interpreta il testo della lettera di san Paolo agli Efesini, dove l’apostolo dice: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo» (Ef 1,3). Parole che rivelano l’eterno progetto di Dio al cui centro emerge la figura di Gesù, il Verbo di Dio fatto uomo. L’Apostolo non ha dubbi sul credere che nel Cristo tutti siamo stati pensati, amati e creati perché Lui è l’inizio, il centro e il fine di tutta la creazione.
   L’Antico Testamento non si era posto la domanda sul fine della creazione. Essa era stata voluta da Dio e l’uomo, con il peccato, aveva condotto tutte le creature lontane da Dio, nella disarmonia con il Creatore. La venuta del Messia completò la rivelazione iniziata con Abramo e, grazie al dono dello Spirito Santo, la Comunità ecclesiale fu condotta verso una conoscenza sempre più piena del mistero di Dio e della creazione. E in questo mistero rifulge il disegno divino di espandere il suo amore a tutte le creature tramite un essere che fosse ad immagine e somiglianza di Dio.
   Questo essere è l’uomo e la donna, Adamo ed Eva che sono, come insegna da sempre la Chiesa, prefigurazione di Cristo e di Maria. Anzi, quando il Padre progetta il Figlio fatto uomo, in quel medesimo e unico progetto, quando pensa il «Figlio» allo stesso momento non può non pensare anche alla «Madre». Così, dice ancora Giovanni Paolo II, «Nel mistero di Cristo è presente, già « prima della creazione del mondo », colei che il Padre « ha scelto » come Madre del suo Figlio nell’incarnazione ed insieme al Padre l’ha scelta il Figlio, affidandola eternamente allo Spirito di santità» (Redemptoris Mater, n. 8).
   Maria, insieme al Figlio, sono la prima umanità che Dio ha amato, tanto che Maria è stata la prima creatura ad essere amata dal Padre con quello stesso amore che il Padre nutre per il Figlio. Si può allora dire che l’umanità è stata amata in Gesù e Maria, in coloro che sono i prototipi dell’uomo e della donna e a cui dobbiamo conformarci per essere in sintonia con il progetto di Dio. Ciò è testimoniato dalla saggezza dei santi che intuirono perfettamente che per realizzare la propria vocazione bisogna seguire le orme dei due grandi prototipi dell’umanità nuova, come ebbe a dire Francesco d’Assisi: «Io Frate Francesco piccolino voglio seguire la vita e la povertà dell’altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine» (Ultime volontà a Chiara).
  
Scoprire se stessi

   «Alla sequela di Cristo e Maria» divenne il motto di tutti coloro che hanno voluto impegnare la propria vita in pienezza. Amare, conoscere e imitare la coppia divina significa scoprire se stessi per potersi realizzare secondo Dio. È la convinzione della Chiesa che ha intuito come il mistero di Maria illumina il suo proprio mistero e viceversa. Ma il mistero di entrambe non è altro che l’unico mistero di Cristo, nel quale tutto trova il suo senso e il suo significato, perciò il Concilio Vaticano II poté affermare: «nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (Gaudium et spes, n. 22), assioma che venne completato da Paolo VI quando disse: «la conoscenza della vera dottrina cattolica su Maria costituirà sempre una chiave per l’esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa» ( Discorso di Paolo VI a chiusura del terzo periodo del Concilio Ecumenico).
   Tutte queste affermazioni si rincorrono per dire che le tre realtà: Cristo, Maria e la Chiesa sono le tre fondamentali chiavi di lettura della creazione, esse si intrecciano sul senso della vita dell’uomo, del suo ruolo nella storia e del suo rapporto con le creature. La Chiesa, pertanto, entra nella storia dell’umanità con il compito di evangelizzarne la cultura di ogni popolo, avendo sempre davanti a sé come modello il Cristo, uomo nuovo, e Maria la prima redenta, l’Immacolata, la «stella dell’evangelizzazione».
   È questa la ragione per cui la Comunità ecclesiale si sforza di conoscere il proprio mistero in quello di Cristo e della Madre. Infatti Maria e la Chiesa hanno lo stesso compito di condurre l’uomo a Dio, a quel Dio che ha donato il suo Figlio attraverso Maria. Noi, dice ancora Paolo VI, «lo abbiamo ricevuto da lei; se vogliamo perciò essere veri cristiani, dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, che unisce la Vergine a Gesù e che apre a noi la via che a lui conduce»(PAOLO VI, «Discorso al Congresso Mariologico Mariano Internazionale di Roma nell’Aula dell’Antonianum (16 maggio 1975)», Insegnamenti XIII (1975) 526). «Se vogliamo trovare Cristo, aveva detto san Bonaventura, prima dobbiamo avvicinarci a Maria»(BONAVENTURA DI BAGNOREGIO, «Commentarium in Lucam» (Opera Omnia VII) 52). Certamente il dottore francescano aveva in mente la chiesina di Santa Maria degli Angeli, dove la tradizione vuole che Francesco abbia voluto far scrivere «questa è la porta della vita eterna», così che Bonaventura aggiunse: «perché nessuno può entrare in cielo se non passa attraverso Maria come per una porta. Come Dio infatti venne a noi attraverso di lei, così bisogna che torniamo a Dio attraverso di lei»(Id., «Commentarius Evangelii S. Lucae» (Opera Omnia VII) 27).
  
Nell’amore

   La sua vita e la sua santità ci sono additate come modello a cui conformarci per poter raggiungere il Cristo, il senso della nostra esistenza. I santi non hanno dubbi! Per questo Massimiliano Kolbe ci indica che cosa dobbiamo fare: «Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale»(Gli scritti di Massimiliano Kolbe, eroe di Oswiecim e beato dalla Chiesa (Firenze 1975-1978) III, 475).
   Se l’Immacolata è stata la prima amata dal Padre dopo il Figlio e certamente la prima creatura amata dal Figlio, Lei diventa per noi la «maestra dell’amore» perché ci insegna come amare e come dobbiamo lasciarci amare da Dio.
   Se, come sottolinea la scuola francescana, Dio vive per amare e il senso della creazione è la dilatazione di questo amore, quando egli pensa al Figlio che si sarebbe fatto uomo in quello stesso istante pensa alla Madre che diventa così la prima creatura che dona al Creatore la gioia di poter donare il suo amore. Maria, nel progetto di Dio è pensata come colei che procura al Figlio la «gioia di poter amare» e poi di «poter essere amato».
   È così che «la gioia dell’amore» diventa il fondamento della natura umana. Questa gioia si ritrova nella tenerezza dei fidanzati, nell’amore della coppia, nell’affetto dei genitori verso i figli e viceversa e soprattutto nella carità che ogni persona deve nutrire verso ogni suo prossimo. Dio, infatti, ci ha progettati dall’eternità per essere «santi e immacolati al suo cospetto». Questo, come spiega l’Apostolo, si realizza in noi «nell’amore» (Ef 1,14), perché Dio ci ha creati per essere come Lui e con Lui: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,16). L’uomo e la donna «santi e immacolati» sono coloro che si sono lasciati amare da Dio, riempire dell’amore, per poterlo donare agli altri e così dilatarlo a tutta la creazione.
   L’Immacolata Madre di Dio rifulge per essere stata la «prima amata», che ricevette un dono speciale, «preservata dal peccato originale», per poter accogliere in Lei lo stesso Figlio di Dio che, facendosi figlio dell’uomo, fece in modo che nel cuore umano potesse battere il cuore di Dio, così che l’uomo divenisse, in questa maniera, capace di amare come Dio ama.
   Kolbe ancora ci insegna che Maria è Immacolata perché «non ebbe mai nessuna macchia, cioè il suo amore fu sempre totale senza alcun detrimento, amò Dio con tutto il suo essere e l’amore la unì fin dal primo istante di vita così perfettamente con Dio». Essere immacolati, perciò, significa essere «totalmente amanti» di Dio a tal punto che Dio stesso viene a dimorare in noi e allora con l’apostolo Paolo potremo dire: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).
   Il senso del nostro essere santi e immacolati si trova proprio in questa capacità (nella nostra buona volontà) di volerci conformare in coloro che per primi sono stati amati e che per primi hanno amato. Essi sono i capostipiti di quella nuova umanità a cui noi tutti siamo stati predestinati se vogliamo che si realizzi il senso stesso della creazione.
 
Stefano M. Cecchin

8 settembre – Natività della Beata Vergine Maria (la ricorrenza)

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21450

8 settembre -  Natività della Beata Vergine Maria

Questa celebrazione, che ricalca sul Cristo le prerogative della Madre, è stata introdotta dal papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore. (Mess. Rom.)

Martirologio Romano: Festa della Natività della Beata Vergine Maria, nata dalla discendenza di Abramo, della tribù di Giuda, della stirpe del re Davide, dalla quale è nato il Figlio di Dio fatto uomo per opera dello Spirito Santo per liberare gli uomini dall’antica schiavitù del peccato. 

La celebrazione odierna – leggiamo nel brano dei Discorsi di S. Andrea di Creta proclamato nell’odierno Ufficio delle Letture – onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è, l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio ». E’ questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la  » nascita al cielo « , come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell’attuazione del suo eterno disegno d’amore. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di S. Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l’uomo cadesse, previde la sua caduta e decise, prima dei secoli, l’umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”.
« Oggi è il giorno in cui Dio comincia a mettere in pratica il suo piano eterno, poiché era necessario che si costruisse la casa, prima che il Re scendesse ad abitarla. Casa bella, poiché, se la Sapienza si costruì una casa con sette colonne lavorate, questo palazzo di Maria poggia sui sette doni dello Spirito Santo. Salomone celebrò in modo solennissimo l’inaugurazione di un tempio di pietra. Come celebreremo la nascita di Maria, tempio del Verbo incarnato? In quel giorno la gloria di Dio scese sul tempio di Gerusalemme sotto forma di nube, che lo oscurò. Il Signore che fa brillare il sole nei cieli, per la sua dimora tra noi ha scelto l’oscurità (1 Re 8,10-12), disse Salomone nella sua orazione a Dio. Questo nuovo tempio si vedrà riempito dallo stesso Dio, che viene per essere la luce delle genti.
« Alle tenebre del gentilesimo e alla mancanza di fede dei Giudei, rappresentate dal tempio di Salomone, succede il giorno luminoso nel tempio di Maria. E’ giusto, dunque, cantare questo giorno e Colei che nasce in esso. Ma come potremmo celebrarla degnamente? Possiamo narrare le gesta eroiche di un martire o le virtù di un santo, perché sono umane. Ma come potrà la parola mortale, passeggera e transitoria, esaltare Colei che diede alla luce la Parola che resta? Come dire che il Creatore nasce dalla creatura? ».

Autore: Piero Bargellini 

Publié dans:MARIA VERGINE |on 8 septembre, 2009 |Pas de commentaires »
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