Archive pour la catégorie 'Lettera a Timoteo – prima'

LE LETTERE PASTORALI: 1 E 2 TIMOTEO, LETTERA A TITO – INTRODUZIONE

LE LETTERE PASTORALI:

LETTERE 1 E 2 A TIMOTEO

LETTERA A TITO

riguardo le lettere pastorali l’autenticità di esse è discussa, non solo in passato, ma mi sembra ancora oggi, ossia se siano di Paolo o di qualche suo discepolo, cioè pseudoepigrafiche; presento, per prima cosa, uno stralcio della introduzione dal libro sotto citato, tuttavia trovo delle dissonanze, dei pareri diversi, propongo qualcosa anche di questi, ma brevemente,

dal libro di: Reynier C., Trimaille M., Vanhye A., Lettere di Paolo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2000; Trimaille M., Lettere 1 e 2 Timoteo e Tito;

« INTRODUZIONE

L’insieme formato dalle due lettere a Timoteo e dalla lettera a Tito ha ricevuto, nel corso del XVIII secolo, il nome di , perché sono le uniche a essere indirizzate a pastori e a trattare di quella che a noi oggi chiamiamo .

I destinatari

Timoteo e Tito sono due tra i compagni più noti di Paolo. Secondo Atti 16, 1-3, Paolo ha conosciuto Timoteo passando da Listra, nel corso del suo secondo viaggio. Deciso ad associarlo alla sua équipe (con Sila o Silvano), lo fece circoncidere, dal momento che, se la madre era ebrea, il padre era pagano (in Atti: per riguardo ai Giudei). La sua presenza a fianco di Paolo è quasi costante: è cofondatore delle chiese di Tessalonica, Berea, Corinto; è con Paolo mentre questi è prigioniero ad Efeso (Fm 1) e si trova a Corinto quando l’Apostolo vi scrive la lettera ai Romani (Rm 16,21). Paolo ne fa il coautore di quattro lettere: 1Tessalonicesi, Filippesi, Filemone e 2 Corinzi.

Di Tito, un greco convertito, l’autore degli Atti degli Apostoli non parla mai, ma sappiamo che Paolo lo condusse a Gerusalemme (Gal 2), dove le autorità rinunciarono a farlo circoncidere. È l’uomo di fiducia di Paolo nell’ambito dei suoi difficili rapporti con la chiesa di Corinto (2Cor 2,13; 7,6-7.13-16) e sarà lui a condurre in porto la colletta per Gerusalemme (2Cor 8,6.16-24).

La successione delle lettere pastorali

(Trimaille scrive che l’ordine che troviamo nelle nostre Bibbie non è quello nel quale furono scritte, seguendo alcune considerazioni propone questa successione di redazione: Tito, 1Timoteo e 2Timoteo.)

La critica storica

Si può riscrivere secondo quest’ordine la sequenza degli avvenimenti evocati nelle tre lettere: Paolo ha soggiornato a lungo a Creta dove ha lasciato Tito (Tt 1,5), probabilmente mentre si sta recando ad Efeso…Da Efeso Paolo parte per la Macedonia (1Tm 1,3), poi per Nicopoli, sulla costa albanese (Tt 3,12), dove Tito lo raggiunge (2Tm 4,10). In 2 Tm Paolo è a Roma, detenuto in attesa della condanna e della morte. Queste soste e questi spostamenti fanno pensare a un periodo di tempo di almeno tre anni. »

il professore prosegue valutando la storicità di questi dati, ritiene, però, difficile collocarli nella vita di Paolo in quanto, ad esempio, l’imprigionamento in 2Tm non può essere la residenza di Atti 28, i tempi non sono verosimili, il racconto richiederebbe un tempo maggiore di quello che si conosce degli ultimi anni della vita romana di Paolo;

il titolo successivo della introduzione è: « Deuteropaolinismo o pseudoepigrafia »;

praticamente l’autore propende per la pseudeoepigrafia di queste lettere che è un artificio letterario, conosciuto già nella letteratura greco-romana, per conferire autorità ad un documento, non è, come si potrebbe ritenere oggi, un falso, ma un modo per presentare un argomento, attribuendolo ad un autore autorevole, dal testo: « per attualizzare il pensiero di un maestro celebre del passato, uno scrittore gli faceva affrontare problemi nuovi. Allo stesso modo in cui nell’Antico Testamento il Deuteronomio si presenta come una nuova versione della legge di Mosè, così le pastorali sono una nuova espressione del pensiero paolino in circostanze ulteriori di qui il nome di deuteropaolinismo »

devo dire che, consultando la presentazione delle lettere paoline in alcune Bibbie – non trascrivo perché è lungo – alcuni le ritengono autentiche, ossia vengono fatti i confronti con i tempi storici della vita di Paolo e, per alcuni, è possibile concordare i fatti conosciuti dagli scritti sicuramente autentici con quelli di queste lettere, non tutti, quindi, concordano con la pseudoepigrafia, ma credono nella possibilità che siano paoline;

anche la Bibbia di Gerusalemme, però, sembra ritenerle non autentiche, il testo originale francese introduce le tre lettere in questo modo (traduco dal francese): « Indirizzate a due dei più fedeli discepoli di Paolo, le due lettere a Timoteo e la lettera a Tito offrono delle direttive per l’organizzazione e la condotta della comunità che era a loro affidata. L’autenticità di queste lettere « pastorali » è discussa. Se la « 1Timoteo può essere stata scritta la Paolo, le preoccupazioni quasi burocratiche di rispettabilità e di integrazione alla società (all’ambiente, atmosfera) dei ministri della Chiesa che si esprime in 1Tm e Tt contrasta con il dinamismo missionario e l’entusiasmo nello Spirito della Chiesa di Paolo »

Buscemi presenta le due posizioni, tuttavia ritiene che vadano valutate caso per caso: « … ci riportano…elementi decisamente genuini molto utili per ricostruire la vita di Paolo, l’ambiente in cui è vissuto e gli sviluppi del suo pensiero »;

questo è quello che sono riuscita a capire;

HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA (2Tm 4,6.8)

HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA

(il titolo è tratto dalla seconda Lettera a Timoteo cap.4, 6-8)

« Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione « 

http://www.prayerpreghiera.it/padri/padri.html

Dalle « Omelie » di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 2, Panegirico di san Paolo; PG 50,480-484)
Ho combattuto la buona battaglia

Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma sta’ bene attento in qual senso lo diceva. Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1,23), mentre restare nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancora più necessaria.
L’essere separato da Cristo costituiva per lui lotta e dolore, anzi assai più che lotta e dolore. Essere con Cristo era l’unico premio al di sopra di ogni cosa. Paolo per amore di Cristo preferì la prima cosa alla seconda.
Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch’io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. Ma perché io ricordo i pericoli ed i travagli? Poiché egli si trovava in grandissima afflizione e per questo diceva: « Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo che io non ne frema? » (2Cor 11,29).
Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi.
Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso
Apostolo che dice: « Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione » (2Tm 4,7-8). Puoi vedere chiaramente come chiama tutti alla partecipazione della medesima gloria.
Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi.
Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, per cui egli è come noi in tutto. Così anche le cose assai difficili ci sembreranno facili e leggere e, affaticandoci in questo tempo così breve, porteremo quella corona incorruttibile ed immortale, per grazia e misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e la potenza ora e sempre, nei secoli d secoli. Amen.
 

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