Archive pour la catégorie 'EAQ – (dal sito francese) -'

Saint Athanase: « Avrai un tesoro nel cielo »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100816

Lunedì della XX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 19,16-22
Meditazione del giorno
Saint Athanase (295-373), évêque d’Alexandrie, docteur de l’Église
La vita di Antonio, 2-4

« Avrai un tesoro nel cielo »

Dopo la morte dei genitori, Antonio all’età di diciotto o vent’anni circa…, entrò in chiesa e capitò proprio in quel momento in cui si legge¬va il brano del vangelo in cui il Signore dice al ricco : «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». Antonio, come se quella lettura fosse stata fatta proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, donò ai vicini i poderi avuti in eredità dai genitori. Poi vendette gli altri beni mobili e distribuì ai poveri il ricavato che era notevole, trattenendo soltanto una modesta quota per la sorella.

Entrato nuovamente in chiesa, ascoltò il Signore che dice nel vangelo: «Non affannatevi per il domani» (Mt 6,34). Non riuscì a fermarsi in chiesa, ne uscì subito e donò ai poveri quanto ancora gli era rimasto. Affidò la sorella a delle vergini che conosceva, perché la educassero nella vergini¬tà; egli stesso, poi, fuori della sua casa, si dedi¬cò all’ascesi, vivendo molto austeramente…

Lavorava con le proprie mani perché aveva udito che l’o¬zioso non deve neppure mangiare (2Ts 3,10). Coi suo lavo¬ro non solo si comprava il pane ma faceva anche elemosina ai poveri. Pregava continuamente. Aveva infatti imparato che bisogna pregare senza interruzione (Lc 21,36). Era così attento alla lettura delle Scritture che nulla gli sfuggiva. Ricordava tutto; al posto dei libri aveva la memoria… Così tutti gli abitanti del villaggio e i buoni, con i quali aveva rapporti, lo chiamavano amico di Dio; alcuni lo amava¬no come un figlio, altri come un fratello.  
 

San Nicola Cabasilas: « Il frutto più eccelso della redenzione » (Vaticano II ; SC 103)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100815

Assunzione della B.V. Maria, solennità : Lc 1,39-56
Meditazione del giorno
San Nicola Cabasilas (circa 1320-1363), teologo greco
Omelia sulla dormizione della Madre di Dio ; PG 19, 390-391

« Il frutto più eccelso della redenzione » (Vaticano II ; SC 103)

        Bisognava che la Vergine fosse compagna del Figlio in tutto quello che riguardava la nostra salvezza. E come avendogli dato il sangue e la carne, in cambio fu resa partecipe dei suoi benefici, allo stesso modo condivise anche la sua angoscia e tutti i suoi dolori. Egli fu confitto alla croce ed ebbe il cuore trafitto dalla lancia ; a lei, come predisse il profeta Simeone, una spada trapassò il cuore.

        Così, per prima divenne conforme, in una morte simile a quella del Salvatore (Rm 6, 5). Perciò prima di tutti fu partecipe anche della risurrezione. Infatti, dopo aver goduto della visione e del saluto del Figlio risorto che aveva annientato la tirannide dell’inferno, lo accompagnò quanto le fu possibile finché salì al cielo. E dopo l’ascensione del Salvatore fu reputata a tenere il posto di lui in mezzo agli apostoli e gli altri discepoli, aggiungendo così ai tanti benefici concessi agli uomini, quello di completare quel che mancava del Cristo (Col 1, 24), molto meglio di chiunque altro. A chi infatti conveniva tutto questo più che alla Madre ?

        Ma bisognava che quell’anima santissima si staccasse da quel corpo altrettanto sacro. Lo lascia infatti, e si unisce all’anima del Figlio, luce creata alla luce increata. Il corpo poi, rimasto per poco sulla terra, salì anch’esso al cielo.

San Massimo di Torino: « Come questo bambino »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100814

Sabato della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 19,13-15
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Omelie, 58 ; PL 57, 363-366

« Come questo bambino »

        La risurrezione di Cristo ci fa rinascere nell’innocenza dei piccoli. La semplicità cristiana fa sua l’infanzia. Il bambino è senza rancore, non conosce la frode, non osa colpire. Così questo bambino che è il cristiano non si infuria quando viene insultato, non si difende quando viene spogliato, non rende i colpi quando viene percosso… Perciò il Signore dice agli apostoli : « Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino, non entrerete nel Regno dei cieli » (Mt 18, 3). Non dice « a questi bambini », ma « a questo bambino ». Ne sceglie solo uno, ne propone solo uno.

        E chi è questo bambino dato in esempio ai discepoli ? Non penso che sia un bambino del popolo, della folla degli uomini, che fra tutti offra agli apostoli un modello di santità per il mondo intero. No, non credo che questo bambino venga dal popolo, ma dal cielo. È questo bambino del cielo di cui parla Isaia il profeta : « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio ». È lui il bambino innocente che non sa rispondere all’insulto con l’insulto, ai colpi coi colpi, anzi in piena agonia prega per i suoi persecutori : « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Così, nella sua profonda grazia, il Signore trabocca di questa semplicità che la natura dona ai bambini. Egli è questo bambino che chiede ai piccoli di imitarlo e di seguirlo.

Giovanni Paolo II : « Il Creatore da principio li creò maschio e femmina »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100813

Venerdì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 19,3-12
Meditazione del giorno
Giovanni Paolo II
Angelus, 6 febbraio 1994

« Il Creatore da principio li creò maschio e femmina »

Dio fin dal principio, ha creato l’uomo e la donna a sua immagine. Dice la Scrittura: « A immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gen 1,27). E’ importante allora cogliere, nel libro della Genesi, questa grande verità: l’immagine di sé, che Dio ha posto nell’uomo, passa anche attraverso la complementarità dei sessi. L’uomo e la donna, che si uniscono in matrimonio, riflettono l’immagine di Dio e sono in qualche modo « rivelazione » del suo amore. Non solo dell’amore che Dio nutre verso l’essere umano, ma anche di quella misteriosa comunione che caratterizza la vita intima delle tre Persone divine.

Immagine di Dio si può considerare, inoltre, la stessa generazione, che fa di ogni famiglia un santuario della vita. L’apostolo Paolo ci dice che da Dio trae nome ogni paternità e maternità (Ef 3,15). E’ lui la sorgente ultima della vita. Si può dunque affermare che la genealogia di ogni persona affonda le radici nell’eterno. Nella generazione di un figlio i genitori agiscono come collaboratori di Dio. Missione veramente sublime! Non meraviglia pertanto che Gesù abbia voluto elevare il matrimonio alla dignità di sacramento, mentre San Paolo ne parla come di un « grande mistero », ponendolo in rapporto all’unione di Cristo con la sua Chiesa (Ef 5,32).

Santa Faustina Kowalska: « Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te ? »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100812

Giovedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 18,21-35#Mt 19,1-1
Meditazione del giorno
Santa Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa
Giornale, 163 (1937)

« Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te ? »

O mio Dio, Santissima Trinità, voglio adorare la tua misericordia con ogni respiro del mio essere, ogni battito del mio cuore, ogni mio palpito. Voglio essere interamente trasformata nella tua misericordia e diventare così un vivo riflesso di te, Signore. Il più grande attributo divino, la tua misericordia insondabile, si riversi attraverso la mia anima e il mio cuore sul mio prossimo.

Aiutami, Signore, affinché i miei occhi siano misericordiosi, ch’io non sospetti mai né giudichi secondo le apparenze, ma sappia discernere la bellezza nell’anima del mio prossimo e gli venga in aiuto. Aiutami, Signore, affinché il mio orecchio sia misericordioso, affinché io mi chini sui bisogni del mio prossimo e non rimanga indifferente né ai suoi dolori né ai suoi gemiti. Aiutami, Signore, affinché la mia lingua sia misericordiosa, affinché io non sparli mai del mio prossimo, ma abbia per ognuno una parola di consolazione e di perdono. Aiutami, Signore, affinché le mie mani siano misericordiose e piene di buone opere, affinché io sappia fare del bene al mio preossimo e mi assuma i carichi più pesanti e sgradevoli. Aiutami, Signore, affinché i miei piedi siano misericordiosi, affinché io mi affretti a soccorrere il mio prossimo, dominando la mia stanchezza e pigrizia. Il mio vero riposo sta nel rendere servizio al mio prossimo.

Aiutami, Signore, affinché il mio cuore sia misericordioso, affinché io partecipi a tutte le sofferenze del mio prossimo. Non rifiuterò il mio cuore a nessuno ; frequenterò sinceramente persino coloro che, lo so bene, abuseranno della mia bontà ; e io, mi rinchiuderò nel cuore misericordioso di Gesù. Tacerò le mie sofferenze. La tua misericordia riposi in me, Signore.

Sacrosanctum concilium: « Io sono in mezzo a loro »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100811

Mercoledì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 18,15-20
Meditazione del giorno
Concilio Vaticano II
Sacrosanctum concilium, Constituzione sulla Sacra Liturgia, § 7

« Io sono in mezzo a loro »

        Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti » (Concilio di Trenta), sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso : « Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro ».

        Effettivamente per il compimento di quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l’invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo, … esercitata dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein]: Sommo Sacerdote della nuova Alleanza

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100809

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) Martire, Compatrona dell’Europa, festa : Mt 25,1-13
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
La Preghiera della Chiesa, 61s

Sommo Sacerdote della nuova Alleanza

Ogni anima umana è un Tempio di Dio : Questo ci apre una prospettiva ampia e nuova. La vita di preghiera di Gesù è una chiave per capire la preghiera della Chiesa. Cristo ha partecipato al servizio divino del suo popolo, adempiuto [nel Tempio] pubblicamente, e secondo le prescrizioni della Legge… Ha stabilito la relazione più stretta fra questa liturgia e l’offerta della sua persona, donandole così il suo senso pieno e vero, quello cioè di un omaggio di azione di grazie della creazione verso il Creatore. In questo ha portato la liturgia dell’antica Alleanza a compiersi nella liturgia della nuova Alleanza.

Gesù non ha soltanto partecipato al servizio divino pubblico prescritto dalla Legge. Più numerose ancora sono i riferimenti fatti dai vangeli alla sua preghiera solitaria, nel silenzio della notte, sulle cime selvatiche dei monti, nei luoghi deserti (Mt 14,23 ; Mc 1,35 ; etc). Quaranta giorni e quaranta notti di preghiera hanno preceduto la vita pubblica di Gesù (Mc 4,15). Egli si è ritirato nella solitudine della montagna per pregare prima di scegliere i suoi dodici apostoli (Lc 6,12) e di mandarli in missione. Nell’ora del Monte degli Ulivi, si è preparato per andare fino al Gòlgota. Il grido che rivolge a suo Padre nell’ora più faticosa della sua vita ci è svelato in poche brevi parole. Queste parole… sono come un fulmine che rischiara per noi in un istante la vita più intima dell’anima di Gesù, il mistero insondabile del suo essere uomo-Dio e del suo dialogo col Padre.

Questo dialogo certamente è durato per tutta la sua vita senza mai interrompersi. Cristo pregava interiormente non solo quando si ritirava in disparte, a distanza dalla folla, ma anche quando dimorava fra gli uomini.

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