Archive pour la catégorie '1. CON TE PAOLO'

PAOLO AD ATENE: RIFLESSIONE – ATTUALIZZAZIONE SULLA PREDICAZIONE DI PAOLO

PAOLO AD ATENE: RIFLESSIONE – ATTUALIZZAZIONE SULLA PREDICAZIONE DI PAOLO

stralcio dal libro: Bianchi F., Atti degli Apostoli, Città Nuova Editrice, Roma 2003

pag 203.

 

titolo del docente su questa parte: « Attualizzazione », si trova a conclusione di tutto il commento sulla predicazione di Paolo ad Atene, ho proposto una lettura, uno stralcio da questa parte del libro sotto il titolo: « Paolo ad Atene (Atti 17,15-22; propongo separatamente questo breve e conclusivo commento separatamente perché – come ho scritto alla fine dell’altro post – questa riflessione del docente collima con il mio pensiero, nel sento che, la mia preparazione è, sì, veramente molto limitata tuttavia qualche volta mi sembra di intuire comprendere San Paolo come persona, per quello che voleva fare, dire, predicare, ossia la predicazione ad Atene a me non sembra fallimentare come dicono molti, forse, anzi, Paolo è riuscito, in un certo senso, a « scavalcare » i secoli per inoltrarsi in un mondo nel quale una predicazione di questo tipo può essere incisiva e valida, ma, certo meglio di me, il docente:

 

« A prima vista il soggiorno di Paolo ad Atene si conclude con un fallimento: il suo tentativo di inculturare il Vangelo nella tradizione religiosa e filosofica di quella città è stato accolto soltanto da poche persone. Pure, ciò che agli occhi dell’uomo potrebbe apparire come un fallimento rivela invece tuta la forza di Paolo, disposto per il Vangelo a farsi (1Cor 9,22). Nella storia della Chiesa l’esempio data da Paolo si è ripetuto tante volte ed anche oggi il messaggio cristiano di salvezza è annunciato laddove non avremmo mai pensato che fosse possibile. Abbiamo imparato a conoscere questi nuovi evangelizzatori soprattutto dai mass media ed abbiamo constatato come il loro sforzo di evangelizzazione percorra strade nuovo ed ambienti apparentemente chiusi, mettendo alla prova la fantasia dell’annuncio e della carità e gettando il seme della parola a piene mani nei terreni più disparati o pericolosi, nella speranza che Dio lo faccia fruttificare. È perciò sorprendente che questo tentativo susciti, talvolta, fastidio o scandalo proprio tra gli stessi cristiani, dimentichi della propria natura di peccatori perdonati, assai poco disposti a portare i pesi del fratello ed orgogliosi della propria autosufficienza. Le parole di Paolo ci insegnano, invece, la necessità di diffondere il Vangelo anche in ambienti lontani, smascherandone gli idoli e proclamando che soltanto Gesù è il Signore. »

22 APRILE 2008 – NOTTE DI TEMPORALE A ROMA

PAOLO, LA « PAGINA » DI OGNI GIORNO » NELLA MIA VITA

 

La lettura, lo studio, la preghiera rivolta a San Paolo da quando ho cominciato questa « avventura » è veramente un « pagina » nuova che si è aperta nella mia vita; ho intitolato questo Blog: « la pagina… » così per istinto, però mi accorgo che questo termine ha un significato profondo per me; come quando si sfoglia un libro, la pagina aperta segue quella precedente e precede quella successiva, quella che guardo, però, è questa;

è come se entrassi in un libro e la pagina che sto leggendo si fa grande e carica di avvenimenti, come il temporale questa notte a Roma, carico di pioggia, un tempo cupo, ma nello stesso tempo che porta il bene dell’acqua, del pulito, di quell’odore particolare del dopo temporale, così l’esperienza con Paolo, forte come i tuoni, luminosa come i lampi, bella e pulita come la pioggia

Così è con Paolo, un incontro consueto nell’ascolto dei vangeli, nella preghiera della liturgia delle ore, eppure unico; si ripeterà ancora, eppure irripetibile;

ogni giorno quella pagina che scorre, che il giorno dopo diventa passata e la futura di ieri odierna;

pure sempre presente, stabile dal cielo e, nello stesso tempo, cammina con noi, con me, Paolo;

17 aprile 2008 – DIO NEL CIELO E « SOTTO I NOSTRI PIEDI »

17 aprile 2008 – DIO NEL CIELO E « SOTTO I NOSTRI PIEDI »

sto rileggendo la presentazione di San Paolo apostolo ai Romani di Jean-pierre Lémonon, Lettere di San Paolo, già utilizzato per qualche commento sulle lettere. La comunità di Roma era composta di da cristiani di origine giudaica e da cristiani di origine ebraica, i pagano-cristiani, come li chiama il biblista, stavano aumentando di numero e l’attrito tra le due « anime » si rafforzava, inoltre i pagano-cristiani cominciano a ritenere che Israele avesse perduto il suo posto nel « piano misterioso di Dio », Paolo, senza ignorare nessuno, si rivolge in primo luogo ai pagano-cristiani, scrive Lémonon a pag 36 del libro, che tendono a rifiutare l’antica Alleanza, Paolo più volte nella lettera afferma che il messaggio di salvezza non annulla l’anteriorità della fede di Israele;

Paolo scrive ancora nella Lettera ai Romani 11,16-24 che nell’ulivo buono che è Israele sono stati innestati i rami d’ulivo selvatico che sono i pagani. E san Paolo, l’antico fariseo divenuto «l’apostolo delle nazioni» dirà ai pagano-cristiano: «Non menar tanto vanto; non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te» (Rom. 11, 18)…è l’ebreo che ti porta.

La considerazione che mi viene da fare, ed è molto tempo che ci penso, che anche noi oggi siamo tentati a vedere ed anche a credere in un cristianesimo a partire da Gesù – ossia storicamente da Gesù – e a dimenticare la « storia » della salvezza;

la Croce di Cristo estende le sue braccia su tutta la storia e al di sopra di essa, niente è perduto del passato, ma tutto è disegno di Dio, la storia della salvezza, l’antica – e sempre nuova perché mai rinnegata da Dio – alleanza precorre la venuta di Cristo e sta, comunque. alla radice della nostra fede;

di più, oltre l’oggi temporale delle cose che facciamo, di ciò che crediamo, c’è il futuro che vorremmo progettare, ma che ci sfugge sempre dalle mani; il « disegno di Dio » nel pensiero di San Paolo – nell’annunzio di Cristo, nei vangeli – si protende anche verso il futuro;

direi, inoltre, che la storia della salvezza « sovrasta » anche la storia stessa per entrare nell’eternità: dall’eternità di Dio arriva la rivelazione, le tavole della legge, l’Alleanza, Gesù dopo la sua morte ritorna al Padre, la sua storia va verso l’eternità che sembra esser lo stesso Dio;

in Paolo c’è la necessità urgente, pressante, appassionata di predicare Gesù, morto e risorto, ma anche che tutto, il tutto, è al di sopra del contingente, l’amore di Cristo è al di sopra di tutto: « Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? …Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. » (Rm 8, 35-39), questo viene chiamato, titolo della Bibbia: « Inno all’amore di Dio »;

ma poi prosegue, leggo Rm 11,16-18: « Se le primizie sono sante, lo sarà tutta la pasta; se santa è la radice, lo saranno anche i rami. Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. »;

tutta la storia, da quando Dio si è compiaciuto della sua creazione, va verso Cristo, va verso il Padre, è proprio lo sguardo Paolo – pur annunziato la salvezza di Cristo nella storia, in luoghi e città precise, a persone spesso conosciute – che rimanda oltre il contingente al di sopra della vita e della morte;

così come la storia – ed in fondo è a questo discorso che volevo arrivare – sembra che camini sopra l’eternità, sopra Dio stesso;

l’eternità – in Paolo, ma anche in tutta la Scrittura – sembra spuntare sotto i nostri piedi, come i fili d’erba e, sembra, ugualmente, venire dal cielo;

noi non poggiamo i piedi su di un suolo dove sotto c’è solo la terra dove si seppelliscono i morti, ma sotto i nostri piedi c’è Dio; nella terra è stato sepolto Cristo, come seme che porta frutto; dalla terra fino al cielo si innalza il braccio verticale della croce, dal passato verso il futuro le braccia orizzontali della croce ed oltre;

nella fede di Paolo, nella sua certezza, mi sembra di intravedere l’abbraccio di Dio, leggiamo nel salmo 139 che il salmista rende lode a Dio per la sua presenza nella sua vita: Dio lo « circonda », egli trova Dio nel cielo, ed ecco lo trova anche negli inferi, posto il salmo 139 da 1 a 10 (sono 24 versi):      

Al maestro del coro. Di Davide. Salmo. 

Signore, tu mi scruti e mi conosci, 2 tu sai quando seggo e quando mi alzo. 

Penetri da lontano i miei pensieri, 3 mi scruti quando cammino e quando riposo. 

Ti sono note tutte le mie vie; 4 la mia parola non è ancora sulla lingua 

e tu, Signore, già la conosci tutta. 5 Alle spalle e di fronte mi circondi 

e poni su di me la tua mano. 6 Stupenda per me la tua saggezza, 

troppo alta, e io non la comprendo. 7 Dove andare lontano dal tuo spirito, 

dove fuggire dalla tua presenza? 8 Se salgo in cielo, là tu sei, 

se scendo negli inferi, eccoti. 9 Se prendo le ali dell’aurora 

per abitare all’estremità del mare, 10 anche là mi guida la tua mano 

e mi afferra la tua destra.

pensieri ed emozioni su 8, 26: « Neppure sappiamo che cosa sia conveniente domandare »

pensieri ed emozioni su 8, 26: « Neppure sappiamo che cosa sia conveniente domandare »

ho cominciato a scrivere questi appunti personali sotto « pensieri » però mi sono accorta che non sono soltanto pensieri quelli che si rincorrono dentro di me alla lettura ed allo studio dei scritti di San Paolo e degli Atti – la sua storia – sono anche emozioni, sentimenti, partecipazione ed ho cambiato il titolo di questa « categoria » in « Appunti di viaggio »;

Così oggi mi accorgo che si è fermata dentro di me e continua passarmi nella mente la frase di Rm 8,26 ed anche tutto il capitolo 8;

noi preghiamo con il Padre nostro, la preghiera che ci ha donato Gesù, con l’Ave Maria, che ci viene dalla Scrittura; a volte preghiamo con formule, che in liturgia rimandano all’evento della croce, alla risurrezione, all’ultima cena, o con altre preghiere dettate dalla fede della Chiesa;

in questo passo della Lettera ai Romani ed in tutto il capitolo 8 Paolo afferma qualcosa che continua ad interrogarmi: che si può pregare solo sotto l’azione dello Spirito Santo e mi accorgo che la preghiera più bella a volte si ferma sulle labbra, che non entra nel cuore, che non viene dallo Spirito – non parlo ora delle preghiere di domanda che si fanno tutti i giorni e che sono buone – ma di quei momenti nei quali la preghiera è liturgia, è confessione di fede;

mi appare e mi rincorre come una sorta di « silenzio » nel momento stesso in cui le pronuncio, come un’attesa che le parole diventino vita, che le parole che pronunciamo o che ci vengono alla mente diventano vita non per opera nostra, ma dello spirito di Dio;

se diciamo « Abbà Padre » (Rm 8,15) « lo Spirito attesta al nostro Spirito che siamo figli di Dio » (Rm 18,16), se diciamo al Padre « Padre », se lo gridiamo, in questo grido c’è tutta la fragilità dell’uomo, tutta la nostra realtà di creature e di figli;

è un « credo » che diventa giorno dopo giorno più importante, mano a mano che il Signore risorto si fa conoscere a noi ed allora la parola pronunciata ieri non è quella di oggi, è un cammino nel quale si rivela Gesù Risorto e nel quale, attraverso di lui, conosciamo il Padre, non è mai la stessa parola, la stessa preghiera;

Paolo, credo, parla sia della preghiera per il « pane quotidiano », sia, e soprattutto, quella per il pane eucaristico;

leggevo in questi giorni la storia del Cardinale Nguyen Van Thuan, vietnamita nominato arcivescovo coadiutore a Saigon nel 1975, dopo qualche mese fu incarcerato, egli ha vissuto tredici anni in prigione senza essere stato giudicato ne condannato, c’è il racconto di come è riuscito a rimanere nella fede, di come è riuscito a celebrare l’eucaristia, ho il libro solo in francese: «  »Témoins de l’espérance », egli scrive, traduco una frase liberamente: « Così non è più che noi viviamo, ma Cristo, lui stesso, che viene a vivere in noi. Per mezzo le parole della Scrittura, è il Verbo che stabilisce la sua dimora in noi e ci trasforma in lui. », le parole lui le ha trovate nella Scrittura, parole vive, Cristo stesso che parla, vita, molto più che comunicazione;

in Paolo trovo questa sorta di abbandono profondo alla « Parola » tanto che la propria, la sua stessa, sembra perdere di significato e lui non sa che cosa sia conveniente domandare, è lo Spirito che con « gemiti inesprimibili » intercede con insistenza, le parole sono dello Spirito perché « intercede per i credenti secondo i disegni di Dio »;

insomma questo sto riflettendo, la preghiera, quella vera, quella che è possibile formulare, che è conveniente formulare, viene da Dio stesso per questo senza di lui noi: « nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare »;

APPUNTI DI VIAGGIO, UN’AVVENTURA MERAVIGLIOSA ALLA RICERCA DI SAN PAOLO

10 aprile 2008

all’inizio volevo scrivere i miei pensieri, ma in fondo che cosa contano? ora invece vorrei mettere le sensazioni, le emozioni, più che le riflessioni, ossia, mentre ricerco i testi su San Paolo, mentre scrivo, mi accorgo che sto cominciando ad emozionarmi ogni volta che faccio questo « lavoro », non è più uno scrivere su…, ma, sì, è come un viaggio, come un’avventura, alla ricerca di una persona che sento così vicina, così presente;

a volte si cerca l’avventura in qualcosa, e non si trova niente, l’avventura io l’ho trovata in questa ricerca, in questo leggere e rileggere quanto scrive San Paolo, quello che viene scritto su di lui; spero che, magari passati questi primi giorni, riuscirò a trasmettervi anche l’ « emozione » di questo « viaggio »;

LA BELLISSIMA FOTO CHE HO A CASA ED UN SANTINO CON UNA PREGHIERA A SAN PAOLO

alla Basilica di San Paolo, in questi anni, sono ritronata più volte, spesso a pregare, ma anche a visitare le cappelle, il chiostro, dove in un primo tempo non mi ero soffermata bene;  entrando dalla porta posteriore della Basilica ci si trova in un’ampia entrata, poi c’è una porta, non grande, che conduce alla sacrestia, al chiostro ed alla chiesa grande, sopra alla porta, ossia nel catino, c’è questa bellissima immagine di San Paolo, mi sono soffermata a pregare, poi ho trovato, lì in Basilica, questa immagine come icona su legno e l’ho comperata, ora ce l’ho nella mia stanza;

QUESTA FOTO LA DEVO RIFARE È SALTATO IL COLLEGAMENTO CON IL FOTOALBUM

è molto bello avere un’immagine, così bella, dell’Apostolo, ti invita alla preghiera ed ad avvicinarti a Dio, ad essergli fedele senza sbandamenti;  il Signore, ci aiuta sempre quando siamo incerti e San Paolo, fedele in tutto al Signore, non manca mai di aiutare nei momenti difficili della vita;

LA BELLISSIMA FOTO CHE HO A CASA ED UN SANTINO CON UNA PREGHIERA A SAN PAOLO dans 1. CON TE PAOLO

a Gennaio del 2001 quando sono andata alla Basilica di San Paolo comperai anche un santino con l’immagine che metto sopra, l’avevo dimenticata, l’ho ritrovata oggi tra le mie carte, immagini sacre, santini e…varie, dietro c’è una preghiera, la scrivo:

Preghiera a San Paolo Apostolo:   

O Santo Apostolo che, da persecutore del nome cristiano, diventasti imitatore di Cristo  e annunciatore del suo Vangelo, rendici attenti ascoltatori della Parola che salva e conduce alla vita.  Infaticabile Apostolo, che dopo la conversione di Damasco percorresti le strade del mondo per far conoscere Gesù Cristo 

e per Lui soffristi carcere, flagellazioni naufragi e persecuzioni fino ad essere decapitato, rendici capaci  di accogliere come dono di Dio le sofferenze della vita presente e di camminare sempre nelle vie del Vangelo. Fa che l’azione misteriosa dello Spirito susciti ancora nella Chiesa apostoli coraggiosi  e generosi che, come te, portino ad ogni lingua 

e ad ogni cultura l’annuncio salvifico del Vangelo. Amen.

dagli scritti di G. Alberione

Gabriella

31 marzo 2008

il mio primo incontro con San Paolo

il mio primo incontro con San Paolo  dans 1. CON TE PAOLO san_paolo

Basilica Papale di San Paolo fuori le mura – Roma

sì lui mi ha cercato, mi è venuto incontro, vi racconto:

sono passati oramai diversi anni, stavo passando un periodo molto difficile della mia vita, scioccamente, stupidamente, quando veramente non sapevo più cosa fare e pensare, cominciai a dire cose sciocche, forse neanche contro Dio, gridavo: « voglio un altro Dio » e questo grido l’ho ripetuto per diversi giorni, poi, ad un certo punto, dopo non so quanto tempo, un giorno uscii di casa, feci una passeggiata in giro per Roma dove abito, e, pur essendo lontano, non ricordo che giro ho fatto, se ho preso un autobus, comunque mi sono ritrovata alla Basilica di San Paolo Apostolo, certo ci sono andata, tuttavia ero sorpresa di trovarmi lì;

mi sono seduta nei banchi davanti all’altare maggiore sotto all’immagine dell’Apostolo che si trova nel catino, e presto ho cominciato a provare pace dentro di me, e, quasi, non una voce, ma un pensiero non mio, che mi diceva, più o meno : « ma che dici? non ti ricordi di tutto il bene che Dio ha fatto con te? del suo amore? »certo più o meno questo il ricordo di quello che allora ho compreso, non so quando è passata la sofferenza, ma oggi, guardando indietro, mi sembra che è passata in quel momento e, perlomeno in quel modo, questi pensieri non sono tornati più;

ero anche emozionata, come quando ti trovi davantti ad una persona eccezionale che ti fa battere il cuore, oggi, tra le persone viventi, mi potrebbe capitare questa emozione davanti a Papa Benedetto che amo moltissimo; come dire, mi rivolge la parola proprio a me? si mi ha rivolto la parola proprio a me: San Paolo l’Apostolo;

questo è stato il mio primo – anche se non proprio il primo perché mi rendo conto che mi ero spesso soffermata a leggere le Lettere di San Paolo, ed aver visitato altri luoghi, devo ricostruire questo incontro con lui – l’incontro con San Paolo;

mentre racconterò cercherò di guardare in modo nuovo al volto – nel senso di persona, di storia della vita, di pensiero - dell’Apostolo, come una persona viva, sì lo sappiamo che è vivo ed è nel Signore, però « saperlo » vivo in un modo nuovo ti cambia la vita e, soprattutto il cuore;

Publié dans:1. CON TE PAOLO |on 10 mars, 2008 |Pas de commentaires »
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