Archive pour la catégorie 'CHIESE DELLA RIFORMA'

« Madre »* Teresa di Calcutta…un fallimento!? (i paragoni tra Madre Teresa e l’apostolo Paolo)

dal sito:

http://www.ilvangelo.org/bibdice/bibteresa.html

« Madre »* Teresa di Calcutta…un fallimento!?

(i paragoni tra Madre Teresa e l’apostolo Paolo)

(Chiesa Cristiana Evangelica)
 
Sono oramai notorie le crisi di fede di Madre Teresa, raccontate nel libro: « Mother Teresa: Come Be My Light », uscito il 4 settembre negli Stati Uniti. Che racconta di alcuni estratti della corrispondenza tra la missionaria e i suoi confessori e superiori, in un arco temporale di 66 anni. Le lettere rivelano la crisi spirituale della religiosa nell’ultimo cinquantennio della sua vita, durante il quale non avvertiva la presenza di Dio. « Padre »* Brian Kolodiejchuk, editore e curatore del libro, scrive che « non sentiva la presenza di Dio né nel suo cuore né nell’eucaristia. » Infatti ad un suo confessore spirituale, il « reverendo » Michael van der Peet, scriveva: « Gesù ha un amore molto speciale per te. Ma per me, il silenzio e il vuoto è così grande che io lo cerco e non lo trovo, provo ad ascoltarlo e non lo sento. »
Certamente umanamente non si può negare il grande sollievo che Madre Teresa con la sua missione ha portato ai poveri dell’India. Possiamo ben dire che è stata un esempio mondiale.
Però, prima di tutto (*) Gesù categoricamente apostrofava che vi è uno solo che può generare spiritualmente e prenderne gli appellativi che ne conseguono, Dio (Matteo 23:8/10).
Secondo non c’è uomo che riscattato col sangue di Cristo, suggellato dallo Spirito Santo e fatto partecipe della natura divina (2Pietro 1:4), senta poi aridità, buio, vuoto immenso, angoscia, tristezza… Certo la vita spirituale è un grande combattimento (Efesini 6:12), vi è dolore, lacrime e a volte scoraggiamento, ma mai più sensazioni di vuoto interiore, come i paragoni che evidenzieremo tra Madre Teresa e l’apostolo Paolo
————————————————

Teresa: « Mio Dio, come fa male questa pena sconosciuta; una sofferenza continua, mi hai respinta, mi hai gettata via, vuota, senza fede, senza amore… Perfino quaggiù nel profondo, null’altro che vuoto e oscurità. »
Paolo: « Sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Romani 8:38-39).

Teresa: « Il cielo non significa niente per me: mi appare un luogo vuoto! »
Paolo: « Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore… Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno… ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio » (Filippesi 1:21/23; 3:20).

Teresa: « Per che cosa mi tormento? Se non c’è alcun Dio non c’è neppure l’anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero… « .
Paolo: « Per la grazia di Dio io sono quello che sono… » ora « Se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati… Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti » (1Corinzi 15).

Teresa: « Io non ho alcuna fede. La salvezza delle anime non mi attrae ».
Paolo: « Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna » (2Timoteo 2:10).

Infine Madre Teresa è stata paragonata a santa Teresa di Lisieux, che sul letto di morte mormorava. « Non credo alla vita eterna… ».
Paolo: « Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli » (2Corinzi 5:1). Pertanto, niente tristezza, « Rallegratevi e giubilate » diceva Gesù, « perché il vostro premio è grande nei cieli » (Matteo 5:12).

Queste riflessioni non sono per buttare discredito su Teresa o altri, anzi siamo profondamente addolorati quando sentiamo di qualcuno che passa una triste esistenza senza la vita, la pace e la gioia di Gesù, pertanto il fine che questo articolo si propone è quello di portare a riflettere sulla propria vita spirituale, affinché non si possa cadere in illusioni inutili. Gesù disse: « Attenti dunque a come ascoltate: perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, anche quello che pensa di avere gli sarà tolto » (Luca 8:18). Quindi anche l’illusione di avere la vita eterna per qualche nostro merito, ci verrà tolta. Infatti sta scritto:

« Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore,
non mi gioverebbe a niente » (1Corinzi 13:3).

Umanamente, dunque, si potrà arrivare a fare questi estremi, ma se non si ha il vero amore, quello di Dio, se non si è salvati per i meriti di Gesù, tali azioni davanti alla giustizia di Dio, divengono un « nulla », e si rimarrà sempre vuoti, tristi, senza fede, senza speranza e perduti.
In un documentario televisivo facevano vedere Madre Teresa che andava attaccando sul petto dei poverelli medagliette in alluminio raffiguranti la Madonna. Purtroppo non portava la Parola di Dio, ma ha riempito l’India di statue e medagliette di madonne. Per riempire il vuoto dell’anima l’apostolo Pietro predicava che vi è un solo indirizzo, un solo nome, Gesù:
« In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo
nessun altro nome che sia stato dato agli uomini,
per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati » (Atti 4:12).
Un giorno Federico il Grande di Prussia tenne un banchetto al quale era presente anche Voltaire, il filosofo francese. Voltaire, che era un famoso scettico, iniziò a irridere i cristiani presenti. Alla fine esclamò: « Io venderei il mio posto in cielo per una moneta prussiana! » Ci fu un attimo di silenzio. Poi uno degli ospiti si alzò dal proprio posto e disse: « Signore, voi siete in Prussia, dove la legge prevede che chi vende qualcosa debba prima provare di esserne il proprietario. Siete in grado di dimostrare di possedere un posto in cielo? » Sorpreso e imbarazzato, Voltaire che di solito era un segace dissacratore, non aprì bocca per il resto della serata. Come è diversa la situazione di quanti sono stati uniti a Cristo mediante la fede! Siamo certi di avere un posto in cielo, e le Sante Scritture confermano ciò in modo categorico: « Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù » (Efesini 2:4-6).
La questione spirituale del nostro cuore e del nostro posto in cielo non è qualcosa da sottovalutare o da delegare ad altri, poiché ne vale della nostra esistenza eterna. Se il nostro cuore fisico, che dura un tempo, si ammala, non prenderemo la cosa con superficialità, o delegheremo il problema ad altri, ma ce ne occuperemo con premure personalmente. Non solo, per la sua guarigione saremo certamente disposti ad andare fino in capo al mondo. Tanto più dovremmo occuparci con premura per la nostra anima, che esisterà eternamente con Dio o lontano da Dio. Purtroppo la terapia per la guarigione dell’anima e della nostra salvezza eterna le religioni l’hanno fatta diventare come qualcosa di impossibile e complicato, con tante cose da fare e da non fare. Con l’inevitabile risultato triste, vago e incerto per come lo esternava Madre Teresa di Calcutta. Ma Gesù non è venuto per complicarci la vita, con infiniti gravosi pesi religiosi, ma a liberare e salvare i peccatori (1Timoteo 1:15), da ogni peso. Infatti sta scritto:
« … «La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore»:
questa è la parola della fede che noi annunziamo;
perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore
e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato;
infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia
e con la bocca si fa confessione per essere salvati.
Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso».
Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco,
essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano.
Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. » (Romani 10:8-13)
Infatti il ladrone in croce dopo una breve invocazione: « … «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» » Gesù gli diede una risposta istantanea e piena di CERTEZZA: « … «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso». » (Luca 23:42-43).
Con Gesù mai nessuno è rimasto deluso. Ancora oggi, c’è speranza al Calvario per te, gioia, vita, pace e salvezza eterna. Te lo auguriamo!

(tratto da maranatha-soon.it)

La Bontà del Celibato (1Cor)

dal sito:

http://www.cprf.co.uk/languages/italian_goodnesssingleness.htm

da: COVENANT PROTESTANT REFORMED CHURCH

La Bontà del Celibato (1Cor)
(Da: CR News, Maggio e Giugno 2005, Volume X, n. 13-14)

Rev. Angus Stewart

(1)
I Corinzi 7 è il capitolo prominente in tutta la Parola di Dio a riguardo del matrimonio e del celibato Cristiano. Esso tratta quasi ogni variazione di questi due stati. In esso è data istruzione ispirata ai Cristiani che sono sposati ad un non credente, a quelli che sono stati abbandonati dal loro sposo/a e che sono separati dal loro sposo/a, come anche ai vergini e le vedove Cristiane.

I Corinzi 7 provvede un salutare correttivo alla stoltezza che passa per sapienza nel mondo e presso molti che si professano Cristiani. Qui non c’è spazio per mero emozionalismo e insano romanticismo. I Corinzi 7 non ha spazio per la nozione mondana che la bellezza fisica è la caratteristica numero uno in un compagno, che il sesso è il principio e la fine del matrimonio, e che quest’ultimo riguarda esclusivamente l’autorealizzazione e il sentirsi bene. Si ascoltino i seguenti esempi di realismo biblico: « è meglio sposarsi che ardere » (in concupiscenza; 9), « la forma di questo mondo passa via » (31), e le persone sposate « avranno tribolazioni nella carne » (28). Il matrimonio e il celibato richiedono seria meditazione e biblica sobrietà. Molti, tristemente, finiscono col sposarsi stoltamente o sono trascinati dalla loro concupiscenza nella fornicazione.

Alcuni parlano della vita Cristiana da single come libertà. Altri la chiamano malvagia ed amara, una gravosa prova ed una pesante croce. La Parola di Dio la chiama « buona: » « E’ buono per un uomo non toccare donna » (1). « Toccare » qui fa riferimento al toccare intimo, sessuale. E così, infatti, quando Dio trattenne Abimelech dal dormire con Sarah, è detto che egli non la « toccò » (Genesi 20:6). Similmente, in Proverbi 6:29 toccare una donna è sinonimo di andare in lei.

In quanto stato « buono » per un Cristiano, il celibato è bellissimo, convenevole e dignitoso. Esso non è contrario all’ideale morale di Dio e non vi è niente di vergognoso a suo riguardo. Due false inferenze sono state tratte dalla bontà del celibato, in favore dell’ascetismo e del monasticismo. Primo, alcuni, come Gerolamo (ca. 345-ca.419), hanno inferito che se è buono essere single, allora il celibato è uno stato maggiormente santo del matrimonio. Secondo, è stato argomentato che se è buono non toccare una donna allora è malvagio toccare una donna, cioè, vi è qualcosa di impuro e peccaminoso a riguardo del matrimonio e del rapporto sessuale.

Tuttavia, quando la Bibbia insegna che il celibato è buono, ciò non significa che altri stati siano malvagi. Il matrimonio, come il celibato, è un buono stato. Il matrimonio è un’istituzione di Dio ed una figura dell’unione pattale di Cristo e la Sua chiesa. « Il matrimonio è onorevole in tutti, ed il letto incontaminato » (Ebrei 13:4). Essere genitori anche è un buono stato. Si canti Salmo 127 e 128 dove i figli sono visti come una benedizione ed un’eredità dal Signore. Dunque l’essere single, sposati, e genitori sono tutti buoni stati per il Cristiano. Nel prossimo articolo considereremo in che modo il celibato è buono.
(2)
Il celibato, insegna la Scrittura, è « buono » (I Corinzi 7:1). Primo, esso è « buono » in quanto è una buona istituzione di Dio. Noi parliamo correttamente del matrimonio come un’ordinanza creazionale (Genesi 2:24), ma il celibato anche fu istituito alla creazione perché vi fu un (breve) lasso di tempo in cui Adamo fu single. Per affermare ciò che è ovvio, tutti sono nati celibi e così tutti, incluse le persone sposate, una volta erano celibi. Il celibato che Dio vuole per tutto il Suo popolo (per un tempo) è « buono. » Secondo, non ogni Cristiano è obbligato a sposarsi. E’ « meglio sposarsi che ardere » in concupiscenza (I Corinzi 7:9) ma ad alcuni è dato il « dono » della continenza e ad altri il « dono » del matrimonio (7). Terzo, la bontà della vita da celibe si evince non solo dal fatto che gli angeli sono single ma anche dal fatto che lo era l’apostolo Paolo (8) e perfino Cristo Stesso. Tutte le persone non sposate devono glorificare Dio nel loro stato da single. Quarto, tutti saranno single in paradiso. Il matrimonio terrestre è temporaneo (29, 31). Nei nuovi cieli e nella nuova terra vi sarà soltanto un matrimonio, quello di Cristo e della Sua Chiesa per sempre. Quinto, le persone single evitano le preoccupazioni del matrimonio (26, 28, 32). Sesto, i Cristiani single ordinariamente hanno una più grande libertà di servire il Signore (32-35). In breve, essere single è buono in quanto un divino « dono » (7), benedizione (40) e chiamata (17) che è preferibile al matrimonio in certe circostanze (40), anche se il matrimonio è preferibile in altre (9).

Tutto questo ha importanti implicazioni per le persone sposate nella loro attitudine nei confronti dei Cristiani single. I credenti non sposati (o vedovi) non sono Cristiani inferiori o cittadini di seconda classe nel regno dei cieli. La sorella maggiore nubile non è giusto una zitella. Ella è parte del corpo di Cristo, una parte necessaria del Suo corpo. Similmente, l’uomo single non deve essere pensato automaticamente essere curioso o strano. Nessuno dovrebbe offendere uno dei piccoli di Cristo (Matteo 18:6).

Il Cristiano single deve credere sulla base della Parola di Dio che il suo stato da single è « buono. » Dio ha dei propositi per il credente single, perché « tutte le cose [incluso il celibato] cooperano al bene di coloro che amano Dio » (Romani 8:28). Inoltre, è nella via del credere la bontà della vita da single che il Cristiano single fa esperienza della bontà del celibato. Si potrebbe obiettare: « Cosa c’è di buono nel cucinare da solo, e mangiare da solo, e fare il bucato da solo? » Tuttavia, il celibato può essere ed è buono perfino quando comporta delle prove e dei combattimenti. Il celibato può essere ed è buono perfino se tu (lecitamente) desideri e cerchi di essere sposato ed avere dei figli. Perché la Bibbia dichiara il celibato « buono » e noi dobbiamo credere questo e non mormorare sulla provvidenza di Dio nei nostri confronti. Dunque il Cristiano single deve evitare l’autocommiserazione e la disperazione ed imparare ad essere contento in qualsiasi stato Dio lo ponga, una chiamata difficile per tutti noi in ogni nostra circostanza (Filippesi 4:11).

De Libertate Christiana: Il pensiero di Lutero

dal sito:

http://www.instoria.it/home/pensiero_lutero.htm

De Libertate Christiana

Il pensiero di Lutero

di Francesco Arduini

Nell’ottobre del 1520, a seguito della bolla Exurge Domine di Leone X, Lutero fece stampare il breve trattato sulla libertà del cristiano a Wittemberg presso l’editore Gruenenberg. Il De Libertate Christiana viene considerato come l’esposizione più efficace di ciò che per Lutero è l’essenziale della fede. A parere di tutti gli studiosi, è il testo più adatto per iniziare la conoscenza del pensiero luterano.

Lutero descrive il concetto di libertà cristiana intendendola come liberazione spirituale dalla condanna del male, come libertà interiore creata dalla grazia. A questa libertà cristiana dell’uomo interiore, Lutero contrappone la servitù dell’uomo esteriore: il credente si sottopone umilmente a tutto e a tutti non per obbedire alla legge delle opere imposte come doverose, ma nella gioia della libertà, traducendo la riconoscenza verso Dio in dedizione verso il prossimo.

Nella concezione luterana, l’autonomia che deriva dalla libertà del cristiano trova il suo limite nell’amore del prossimo, nella volontà di servire gli altri per amore di Dio. L’amore, scrive Lutero, “è per sua natura pronto al servizio e sollecito verso ciò che ama: così anche Cristo, benché Signore di tutti, nacque, però da una donna, e fu sottoposto alla legge, libero e insieme servo, nello stesso tempo Dio e servo”.

Il concetto di una libertà in Cristo e non da Cristo si trova in accordo con le parole di San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi: “pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti.”

Il pensiero di Lutero si sviluppa essenzialmente attorno a due sue affermazioni che vengono presentate nelle primissime righe del trattato:

il cristiano è completamente libero, signore di tutte le cose, non sottoposto a   nessuno;

il cristiano è il più sollecito servo di tutti, sottoposto a tutti.

Nonostante l’apparente antitesi, Lutero riesce  a sviluppare brillantemente questi due punti senza cadere in contraddizione.

La Libertà del Cristiano

Per spiegare e convincere i suoi lettori di quanto afferma, Lutero deve chiarire la dottrina della giustificazione per fede in quanto è in virtù di tale giustificazione che il cristiano può dirsi veramente libero. Infatti è grazie alla fede in Cristo, il quale ha subìto la passione ed è poi stato risuscitato, che il cristiano viene  liberato da tutti i suoi peccati e giustificato. Che le cose stiano realmente così, Lutero ne è convinto sulla base di molti versetti del vangelo, ad esempio egli cita Marco dove si legge: “Colui che crederà e sarà battezzato, sarà salvo. Chi non crederà sarà condannato”.(Mr 16:16) Oppure la lettera ai Romani dove si legge: “Con la fede del cuore si raggiunge la giustizia”. (Rm 10:10)

Così è chiaro che al cristiano la sua fede è da sola sufficiente e non gli occorrono le opere per essere giustificato; ma se non ha bisogno di opere, allora non ha bisogno di leggi e quindi, afferma Lutero, il cristiano è libero dalla legge in virtù della sua fede giustificante. In sostanza, “l’anima fedele diventa libera da tutti i peccati grazie alla sua fede in Cristo”. Chiarito che il cristiano non ha bisogno di nessuna opera per essere salvato e che è reso pienamente libero dalla giustificazione per fede, Lutero passa a sviluppare il secondo punto.

La Servitù del Cristiano

Per spiegare questo punto, Lutero ritiene necessario chiarire che le opere non sono contro la volontà di Dio e che sono senza dubbio cosa buona e necessaria per il cristiano, ma “occorre soddisfare prima i precetti, le opere seguiranno poi”.

Egli richiama alla mente del lettore l’illustrazione di Gesù relativa all’ “albero buono” e ai “frutti eccellenti”. Paragonando le opere del cristiano ai “frutti dell’albero” è chiaro che queste potranno essere buone ed accettevoli solo se il cristiano si trova già in stato di giustificazione. L’albero deve già essere buono prima di produrre i frutti, affinché questi si rivelino poi eccellenti.

In questo contesto si inquadra alla perfezione anche un secondo esempio che Lutero evidenzia: quello di Adamo ed Eva.

Se essi non avessero peccato e fossero rimasti in stato di giustificazione, le buone opere che avrebbero compiuto sarebbero state conseguenza di tale stato e avrebbero rallegrato Dio. Le opere vengono quindi viste come conseguenza necessaria alla giustificazione.

“L’uomo non vive e agisce in questo suo corpo mortale solo per giovare a se stesso, ma anche per aiutare tutti gli altri, anzi, vive solo per loro e non per sé”. Ma se  l’uomo deve compiere le opere come conseguenza della salvezza e per amore verso Dio e verso il prossimo, allora l’amore ci “costringe” a operare.

Paolo, scrivendo alla congregazione di Filippi, dice: “…ciascuno consideri gli altri superiori a sé, non miri al suo interesse, ma a quello degli altri”. Ecco quindi il concetto di “servitù” del cristiano. “Perciò mi darò come un Cristo al mio prossimo”, scrive Lutero, “al modo in cui Egli si è offerto a me, senza fare in questa vita altro che quanto vedrò necessario, utile e salutare al mio prossimo”. E ancora continua affermando che “a imitazione del Padre celeste che ci ha aiutato gratuitamente in Cristo, anche noi dobbiamo gratuitamente aiutare il prossimo con la nostra attività e le nostre opere, e diventare ciascuno un Cristo per l’altro”.

Il cristiano è libero dal peccato e servo dell’amore. Questa è la sostanza del pensiero di Lutero nel suo De Libertate Christiana.

12

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01