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14 GIUGNO 2009 – SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

14 GIUGNO 2009 - SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI dans BIBLE SERVICE (sito francese)

Pope Benedict XVI joins his hands during the Corpus Domini procession in Rome, Thursday, June 11, 2009. (AP)

http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/ss/events/wl/033002pope#photoViewer=/090611/481/ca105fb8209647b7b912225330ccfbcd

14 GIUGNO 2009 – SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

LINK ALLA MESSA DEL GIORNO:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/CorpusBpage.htm

Seconda Lettura  Eb 9, 11-15
Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.
 
Dalla lettera degli Ebrei

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

dal sito Bible Service, per leggere anche il commento alle altre letture:

http://www.bible-service.net/site/375.html

http://www.bible-service.net/site/435.html

Hébreux 9,11-15

La mort du Christ révèle l’illusoire du système sacrificiel et l’échec total des religions dans leur course à la compensation.

Inscrit dans cette problématique générale, le passage retenu opère par jeu d’oppositions et de contrastes entre le Temple de l’ancienne Alliance (Israël) construit de mains d’hommes, et le Temple qui est corps du Christ (l’Église), qui  » n’a pas été construit par l’homme, et n’appartient donc pas à ce monde « . Opposés aussi le sang sacrificiel des animaux et le sang du Christ : si le premier  » rendait à ceux qui s’étaient souillés une pureté extérieure, le sang du Christ opère au plus profond, obtenant  » une libération définitive « . Victime sans tache offerte en l’Esprit à Dieu son Père, le Christ, par son sang versé, libère l’homme de l’aliénation la plus profonde qui n’est pas la souillure mais le péché. Ainsi l’auteur de l’épître aux Hébreux passe-t-il du registre sacrificiel (pur/impur) au registre éthique (la relation vraie au culte du Dieu vivant). En ces termes on peut à bon droit parler du Christ comme l’unique  » médiateur d’une Alliance nouvelle  » appelant l’homme réconcilié à  » recevoir l’héritage déjà promis « .

Ebrei 9,11-15

La morte di Cristo rivela l’illusorietà del sistema sacrificale e lo scacco totale delle religioni nella loro corsa alla compensazione.

Iscritto in questa problematica generale, il passaggio preso in considerazione opera, attraverso un gioco di opposizioni e di contrasti tra il Tempio dell’antica Alleanza (Israele) costruito da mani di uomo e il Tempio che è il corpo di Cristo (la Chiesa, che: « non costruita da mani di uomo, cioè non appartenente a questa creazione ». Opposto anche il sangue sacrificale degli animali e il sangue di Cristo: se il primo: « …santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo…purificherà dalle opere di morte, perché serviamo il Dio vivente ». Il sangue di Cristo opera nel più profondo e ottenendo una liberazione definitiva. Vittima senza macchia offerta nello Spirito a Dio suo Padre, il Cristo, mediante il suo sangue versato, libera l’uomo dall’alienazione più profonda che non è la macchia ma il peccato. Così l’autore della Lettera agli Ebrei passa da un registro sacrificale (puro/impuro) ad un registro etico (la rapporto vero al culto del Dio vivente). In questi termini si può a buon diritto parlare di Cristo come l’ unico  « mediatore della nuova Alleanza » che chiama l’uomo riconciliato « a ricevere l’eredità già promessa » (cfr. v 15).


SEQUENZA

(la metto separatamente dopo questo post)

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   1 Cor 10, 16-17
Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.

UFFICIO DELLE LETTURE

non c’è riferimento a Paolo, ma è un testo di grande importanza per la comprensione, si tratta di San Tommaso d’Aquino;

Seconda Lettura
Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4) 

O prezioso e meraviglioso convito!
L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, dèi.
Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati.
Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento?
Nessun sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione.
Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre.
L’Eucaristia è il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

SECONDI VESPRI

Lettura breve  1 Cor 11, 23-25
Io, fratelli, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

DOMENICA 7 GIUGNO 2009 – SANTISSIMA TRINITÀ

 DOMENICA 7 GIUGNO 2009 - SANTISSIMA TRINITÀ dans BIBLE SERVICE (sito francese)

http://santiebeati.it/

DOMENICA 7 GIUGNO 2009 – SANTISSIMA TRINITÀ

LINK ALLE LETTURE DELLA MESSA:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/TrinBpage.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  Rm 8, 14-17
Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/380.html

Romains 8,14-17

On comprendra mieux le début de ce passage en le mettant en parallèle avec un verset de Galates :  » Et voici la preuve que vous êtes des fils : envoyé par Dieu, l’Esprit de son Fils est dans nos cœurs, et il crie vers le Père en l’appelant « Abba »  » (Galates 4, 6). Nous sommes ici au cœur de l’expérience chrétienne qui fait de nous des fils dans le Fils et nous fait participer aux relations d’amour des trois personnes divines.
La suite du texte développe et complète ce qui est déjà en Galates :  » Ainsi tu n’es plus esclave mais fils, et comme fils, tu es héritier par la grâce de Dieu.  » (Galates 4, 7) La lecture d’aujourd’hui insiste plus sur la liberté des fils et sur l’union au Christ.

Rm 8, 14-17

Si comprenderà meglio l’inizio di questo passaggio mettendolo in parallelo con un versetto dei Galati: « E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito Santo del suo Figlio, il quale grida: (Gal 4,6, trad. CEI). Noi ci troviamo così nel cuore dell’esperienza cristiana che fa di noi dei figli nel Figlio e ci fa partecipi delle relazioni d’amore delle tre persone divine.
Il seguito di questo testo sviluppa e completa ciò che si trova già in Galati: « Quindi non sei più schiavo, ma figlio e se figlio, sei anche erede per grazia di Dio. » (Gal 4,7). La lettura di oggi insiste di più sulla libertà dei figli e sull’unione a Cristo.

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   Rm 11, 33-36
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? (cfr. Gb 15, 8; Sap 9, 13). Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo     2, 1-16
 
Il grande mistero della volontà d Dio
Fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Sta scritto infatti:
Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (Is 64, 4).
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.
Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? (Sap 9, 13).
Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

Responsorio    Cfr. Ef 1, 17. 18; 1 Cor 2, 12
R. Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Illumini gli occhi della vostra mente * per comprendere a quale speranza egli vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi.
V. Non avete ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio;
R. per comprendere a quale speranza egli vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi.

Seconda Lettura
Dalle «Lettere» di sant’Atanasio, vescovo
(Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)
 
Luce, splendore e grazia della Trinità
Non sarebbe cosa inutile ricercare l’antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s’intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.
La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l’operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l’unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che è al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed è in tutte le cose (cfr. Ef 4, 6). E’ al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.
L’apostolo Paolo, allorché scrive ai Corinzi sulle realtà spirituali, riconduce tutte le cose ad un solo Dio Padre come al principio, in questo modo: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; e vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti» (1 Cor 12, 4-6).
Quelle cose infatti che lo Spirito distribuisce ai singoli, sono date dal Padre per mezzo del Verbo. In verità tutte le cose che sono del Padre sono pure del Figlio. Onde quelle cose che sono concesse dal Figlio nello Spirito sono veri doni del Padre. Parimenti quando lo Spirito è in noi, è anche in noi il Verbo dal quale lo riceviamo, e nel Verbo vi è anche il Padre, e così si realizza quanto è detto: «Verremo io e il Padre e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Dove infatti vi è la luce, là vi è anche lo splendore; e dove vi è lo splendore, ivi c’è parimenti la sua efficacia e la sua splendida grazia.
Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). Infatti la grazia è il dono che viene dato nella Trinità, è concesso dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi partecipi di esso, noi abbiamo l’amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito.

SECONDI VESPRI

Lettura breve  Ef 4, 3-6
Cercate di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

31 MAGGIO 2009 – DOMENICA DI PENTECOSTE

31 MAGGIO 2009 - DOMENICA DI PENTECOSTE dans BIBLE SERVICE (sito francese) 20USA%20GOSEY

http://www.artbible.net/2NT/ACTS%2002%20PENTECOST%20AND%20PREACHING…PENTECOTE%20ET%20PREDICATION_/slides/20USA%20GOSEY.html

31 MAGGIO 2009 – DOMENICA DI PENTECOSTE

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/pasqB/PentecBpage.htm

Seconda Lettura  Gal 5, 16-25
Il frutto dello Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la car­ne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

dal sito Bible Service:

http://www.bible-service.net/site/379.html

Galates 5,16-25

Dans la célébration de l’Esprit, Paul introduit un point de vue complémentaire, qui n’est pas moins essentiel. À quoi servirait une expansion universelle vers la totalité des nations si l’Esprit n’ atteignait pas la totalité de l’être humain ? Par deux formules qui se répondent au début et à la fin, le texte donne l’orientation fondamentale : le chrétien est celui qui se laisse conduire par l’Esprit. Mais l’existence chrétienne est l’enjeu d’un combat spirituel permanent. Les premières formules marquent fortement l’opposition irréductible de l’Esprit et de la chair. La chair désigne la faiblesse de l’homme qui l’incline au péché. Des signes lui sont donnés pour discerner de quel principe il vit : les  » œuvres  » de la chair s’opposent au  » fruit  » de l’Esprit. Se laisser conduire par l’Esprit, c’est dominer ses passions en se conformant à la passion du Christ.

Gal 5, 16-25

Nella festa dello Spirito Paolo introduce un punto di vista complementare che non è meno essenziale. A che servirebbe una effusione universale verso la totalità delle nazioni se lo Spirito non pervenisse alla totalità dell’essere umano? Attraverso due formule che si replicano dall’inizio alla fine il testo offre l’orientamento fondamentale: il cristiano è colui che si lascia condurre dallo Spirito. Ma l’esistenza cristiana è la sfida di un combattimento spirituale permanente. I primi enunciati (del testo) marcano l’opposizione irriducibile dello Spirito e della carne. La carne designa la fragilità dell’uomo che inclina al peccato. Dei segni gli sono stati dati per discernere di quale principio egli vive: le « opere » della carne si oppongono al « frutto » dello Spirito. Lasciarsi condurre dallo Spirito vuol dire dominare le proprie passioni e conformare se stessi alla passione di Cristo.

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   Rm 8, 11
Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura 
Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 5-27

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio
Fratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

Responsorio    Cfr. Gal 4, 6; 3, 26; 2 Tm 1, 7
R. Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. Dio, infatti, * ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre, alleluia.
V. Non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza:
R. ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre, alleluia.
 
Seconda Lettura

San Paolo non è citato, ma metto ugualmente la lettura, è Pentecoste!

Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo
(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306)

La missione dello Spirito Santo
Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).
E’ questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell’uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall’uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l’ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l’inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l’acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall’alto.
Il lavacro battesimale con l’azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell’anima e nel corpo in quell’unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l’accusatore, possiamo avere anche l’avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell’uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l’immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l’immagine e l’iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Ef 4, 3-6
Cercate di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

DOMENICA 24 MAGGIO 2009 – ASCENSIONE DEL SIGNORE

DOMENICA 24 MAGGIO 2009 - ASCENSIONE DEL SIGNORE dans BIBLE SERVICE (sito francese) jesus-ascension2 

http://heartandvoice.blogspot.com/2008/11/o-christ-king-of-glory-o-christ-king-of.html

DOMENICA 24 MAGGIO 2009 – ASCENSIONE DEL SIGNORE

MESSA DEL GIORNO

LINK ALLE LETTURE:

http://www.maranatha.it/Festiv2/pasqB/AscenBpage.htm

Seconda Lettura  Ef 4, 1-13
Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni.

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?
Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/377.html

• Éphésiens 4,1-13

Faisant à son Église le don de l’unité, la rassemblant en un seul corps par l’unique Esprit, l’unique baptême, la même foi, la constituant comme famille d’un même Père, le Christ ressuscité lui fait aussi le don du ministère. Les ministres lui sont donnés pour que se réalisent l’unité, la croissance et le témoignage. Le Christ donne à son Église tout ce qu’il lui faut pour qu’elle soit vraiment son corps sur la terre et que tous coopèrent à la mission qu’il lui confie. Le passage facultatif de cette lecture peut nous indiquer l’esprit d’humilité dans lequel tout cela doit être accompli : « Celui qui est monté est d abord descendu », évoquant l’hymne de l’épître aux Philippiens : « Le Christ … s’est anéanti, prenant la condition de serviteur… C’est pourquoi Dieu l’a exalté… »

Facendo alla sua chiesa il dono dell’unità, raccogliendola in un solo corpo attraverso l’unico Spirito, l’unico battesimo, la medesima fede, la costituisce come famiglia di uno stesso padre, il Christ risuscitato gli fa anche il dono del ministero. I ministri gli sono dati perché si realizzi l’unità, la crescita e la testimonianza. Il Christ dà alla sua Chiesa tutto ciò che gli occorre perché sia realmente il suo corpo sulla terra e che tutti cooperino alla missione che gli affida. Il passaggio facoltativo di questa lettura può indicarci lo spirito di umiltà nel quale tutto ciò deve essere compiuto: “Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?„ evocando l’inno dell’epistola al Philippiens: “Cristo Gesù….ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo…Per questo Dio lo esaltò.…„ (traduzione Bibbia CEI 2009)

PRIMI VESPRI

Lettura Breve   Ef 2, 4-6
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalle lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 4, 1-24

Ascendendo in cielo, Cristo ha distribuito doni agli uomini
Fratelli, vi esorto io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto:
Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
E’ lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

Responsorio    Cfr. Ef 4, 8 8Sal 67, 19); Sal 46, 6
R. Cristo, ascendendo in cielo, ha portato con sé i prigionieri, * ha distribuito doni agli uomini, alleluia.
V. Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba:
R. ha distribuito doni agli uomini, alleluia.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. sull’Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495)

(questo è il discorso 263A)

Nessuno è mai salito al cielo,
fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.
Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore.
Ascoltiamo l’apostolo Paolo che proclama: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso.
Cristo è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Di questo diede assicurazione facendo sentire quel grido: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9, 4). E così pure: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»(Mt 25, 35).
Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità? Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l’amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo. Infatti egli stesso dà testimonianza di trovarsi lassù mentre era qui in terra: Nessuno è mai salito al cielo fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo, che è in cielo (cfr. Gv 3, 13).
Questa affermazione fu pronunciata per sottolineare l’unità tra lui nostro capo e noi suo corpo. Quindi nessuno può compiere un simile atto se non Cristo, perché anche noi siamo lui, per il fatto che egli è il Figlio dell’uomo per noi, e noi siamo figli di Dio per lui.
Così si esprime l’Apostolo parlando di questa realtà: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo» (1 Cor 12,12). L’Apostolo non dice: «Così Cristo», ma sottolinea: «Così anche Cristo». Cristo dunque ha molte membra, ma un solo corpo.
Perciò egli è disceso dal cielo per la sua misericordia e non è salito se non lui, mentre noi unicamente per grazia siamo saliti in lui. E così non discese se non Cristo e non è salito se non Cristo. Questo non perché la dignità del capo sia confusa nel corpo, ma perché l’unità del corpo non sia separata dal capo.

LODI

Lettura Breve   Eb 10, 12-14
Cristo, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre, si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi. Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

DAL SITO BIBLE SERVICE – COMMENTO ALLE LETTURE IN FRANCESE (LINK)

non ho avuto il tempo di tradurre niente, scusate, chi conosce il francese può andare al sito Bible-Service, leggete in successione dai due link:

FICHES DOMENICALES

http://www.bible-service.net/site/436.html

CÉLÉBRER LA DIMANCHE

http://www.bible-service.net/site/376.html

DOMENICA 10 MAGGIO – V DI PASQUA

DOMENICA 10 MAGGIO - V DI PASQUA dans BIBLE SERVICE (sito francese) van-gogh-red_vineyards

Vincent Van Gogh, La vigne rouge près d’Arles (1888)

http://www.harpers.org/media/image/blogs/misc/van-gogh-red_vineyards.jpg

(immagine per il vangelo, non ho trovato di meglio, Van Gogh va sempre bene credo)

DOMENICA 10 MAGGIO – V DI PASQUA

MESSA DEL GIORNO, LINK AL SITO:

http://www.maranatha.it/Festiv2/pasqB/PasqB5Page.htm

Prima Lettura  At 9, 26-31
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
 
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

commento agli Atti dal sito Bible-Service (chi conosce il francese legga l’originale, io faccio del mio meglio, ma non è facile), dal sito:

http://www.bible-service.net/site/435.html

ACTES 9,26-31

Barnabé est un personnage de première importance dans les débuts du christianisme. Originaire de Chypre, il a une culture aussi bien grecque que juive. Il est donc bien placé pour servir d’intermédiaire entre les Douze et Saul de Tarse. Il apparaît dans les Actes des Apôtres par un acte de générosité. Il vend en effet une propriété pour en déposer le prix aux pieds des apôtres. Barnabé a rapidement saisi l’envergure de Paul. Alors que les Douze se méfient de celui qui a participé à la mise à mort d’Etienne, Barnabé l’accueille. Il lui fait confiance et lui sert de parrain dans le groupe des disciples de Jésus. À Jérusalem, Paul ne lambine pas et annonce le Seigneur aux habitants de Jérusalem comme s’il était un compagnon de Jésus de la première heure. Il connaît bien les Écritures qu’il a étudiées auprès des meilleurs maîtres. Il peut donc en parler en connaissance de cause et montrer comment Jésus s’insère dans le plan de Dieu révélé par les prophètes. Parlant l’hébreu, la langue des Écritures et le grec, la langue de culture et communication dans l’empire romain, il peut s’adresser aux juifs qui parlent l’une ou l’autre langue. Sans que l’auteur des Actes nous en donne les raisons, les discours de Paul suscitent une violente opposition, avec danger de mise à mort, comme ce fut le cas pour Etienne. Les Apôtres invitent donc Paul à rentrer chez lui, à Tarse. Barnabé, toujours lui, ira l’y chercher et l’introduira dans la communauté d’Antioche, là où pour la première fois les disciples de Jésus prendront le nom de chrétiens. Barnabé emmènera également Paul dans le premier grand voyage missionnaire, qui se déroulera à Chypre puis dans l’actuelle Turquie. L’auteur des Actes n’oublie pas de mentionner celui qui est omniprésent dans le début de l’Église : Esprit Saint. Il suscite les initiatives missionnaires en aidant la communauté chrétienne à annoncer la Bonne Nouvelle du salut à tous les hommes.

ATTI 9,26-31

Atti 9,26-31 Barnaba è un personaggio di primaria importanza agli inizi del cristianesimo. Originario di Cipro, ha una cultura tanto greca quanto ebrea. È dunque ben preparato per  fungere da intermediario tra i dodici e Saulo di Tarso. Appare nei Atti degli Apostoli con un atto di generosità. Vende infatti una proprietà per depositare il prezzo ai piedi degli apostoli. Barnaba ha rapidamente osservato la portata (la grandezza, direi) di Paolo. Mentre i dodici diffidano di quello che ha partecipato alla messa a morte di Stefano, Barnaba lo accoglie. Gli da fiducia e gli funge da padrino nel gruppo dei discepoli di Gesù. A Gerusalemme, Paolo non tentenna (non è incerto) ed annunzia il Signore agli abitanti di Gerusalemme come se fosse un lavoratore di Gesù della prima ora. Conosce perfettamente le Scritture che ha studiato presso i migliori maestri. Può dunque parlarne con cognizione di causa e mostrare come Gesù si inserisce nel piano di Dio rivelato dai profeti. Parlando l’ebreo, la lingua delle Scritture ed il greco, la lingua di cultura e comunicazione nell’impero romano, si può indirizzare agli ebrei che parlano una o l’altra lingua. Senza che l’autore degli Atti ne ci dia le ragioni, i discorsi di Paolo suscitano un’opposizione violenta, con il pericolo di messa a morte, come fu il caso di Stefano. Gli apostoli invitano dunque Paolo a rientrare a Tarso. Barnaba, di nuovo, andrà cercarlo e lo introdurrà nella Comunità di Antiochia dove, per la prima volta i discepoli di Gesù prenderanno il nome di cristiani. Barnaba porterà Paolo anche nel primo grande viaggio missionario, che si svolgerà a Cipro quindi nell’attuale Turchia. L’autore degli Atti non dimentica di citare quello che è onnipresente nell’inizio della chiesa: Lo Spirito Santo, che suscita le iniziative missionari aiutando la Comunità cristiana ad annunciare la buona notizia di salvezza a tutti gli uomini.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo
(Disc. 53, 1-2. 4; CCL 23, 214-216)
 
Cristo è luce
La risurrezione di Cristo apre l’inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L’inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
Anche il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore dignità.
L’inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita. In virtù dell’unica ed identica passione del Signore l’anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e collocata nei cieli.
La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.
La luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto. Che poi questo giorno sia Cristo, lo dice l’Apostolo: «La notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo, troncare l’oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.
Questo giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità.
Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. Ben a ragione l’evangelista Giovanni dice: La luce brilla nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta (cfr. Gv 1, 5).
Pertanto, fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora gravano sulla sua coscienza. Nessuno sia trattenuto dal partecipare alle preghiere comuni a causa dei gravi peccati che ancora lo opprimono. Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono. Abbiamo infatti una prova non piccola: se il ladro ha ottenuto il paradiso, perché non dovrebbe ottenere perdono il cristiano?  

LODI

Lettura Breve   At 10, 40-43
Dio ha risuscitato Gesù al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Eb 10, 12-14
Cristo, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi (Sal 109, 1). Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

DOMENICA 29 MARZO 2009 – V DI QUARESIMA

DOMENICA 29 MARZO 2009 - V DI QUARESIMA dans BIBLE SERVICE (sito francese) 08-18%20IVORY%20CRUCIFIX

Ivory Crucifix Images of Religious and Theological Iconography

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-27,32_Crucifixion/index.html

DOMENICA 29 MARZO 2009 – V DI QUARESIMA

MESSA DEL GIORNO

LINK ALLE LETTURE:

http://www.maranatha.it/Festiv2/quaresB/QuarB5Page.htm

Seconda Lettura  Eb 5,7-9

Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.

Dalla lettera agli Ebrei

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

DAL SITO BIBLE-SERVICE:

http://www.bible-service.net/site/179.html

Hébreux 5,7-9

Dans un registre de vocabulaire sacerdotal, l’épître aux Hébreux médite sur la mort-résurrection du Christ, grand prêtre parfait dans l’offrande de sa vie. Ce court extrait est un commentaire de sa prière  » Père, délivre-moi de cette heure « , dans l’Évangile qui suit.

En évoquant le grand cri, les larmes, la prière et la supplication de Jésus, l’auteur redit à sa manière ce que les Synoptiques avaient retenu de la scène de Gethsémani. La prière de Jésus a été exaucée en raison de  » sa soumission « , c’est-à-dire de son abandon à la volonté du Père. Nous entraînant sur ce chemin, il est alors pour nous  » cause du salut éternel « .

Ebrei 5, 7-9

In un registro di vocabolario sacerdotale la Lettera agli Ebrei medita sulla morte-resurrezione di Cristo, gran sacerdote, perfetto, nella offerta della sua vita. Questo breve estratto è un commento della preghiera di Gesù: « Padre, salvami da quest’ora » nel vangelo che segue.

Evocando il grande grido, le lacrime, la preghiera e la supplica di Gesù, l’autore ripete a suo modo quello che i sinottici avevano conservato della scena del Getsemani. La preghiera di Gesù è stata esaudita in ragione della « sua obbedienza » ossia del suo abbandono alla volontà del Padre. Ci persuade su questo cammino, esso è allora per noi « causa di salvezza eterna ».

OMELIA (29-03-2009) 
Monaci Benedettini Silvestrini:

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20090329.shtml

Il chicco di grano

Il messaggio centrale dell’odierna liturgia potrebbe essere quello dell’avvenuta nostra riconciliazione con Dio. Già nella prima lettura, il profeta Geremia ci annuncia una nuova alleanza, un nuovo patto di amicizia tra Dio e il suo popolo. Nuova alleanza o patto di amicizia, che sarà fondato non più su una legge esteriore, ma interiore, sulla legge dello Spirito. Questa nuova alleanza sarà caratterizzata dalla misericordia e della longanimità di Dio. Tutto questo si realizza pienamente in virtù del sacrificio di Cristo. Cristo stesso lo ricorderà esplicitamente nell’istituzione dell’Eucaristia, sacramento e memoriale perenne del suo sacrificio. La lettera agli Ebrei descrive tutto il dramma dell’umanità di Cristo, con estrema chiarezza, il destino della passione e della morte in croce. E’ toccante questo aspetto dell’umanità di Gesù, e ce lo fa sentire così vicino e simile a noi, quando siamo stretti del dolore e delle prove della vita. E nello stesso tempo ci appare immensamente lontano da noi per la sua perfetta obbedienza al Padre e totale abbandono alla sua volontà. Ciò che sostiene Gesù e lo conforta nell’affrontare la prova suprema, da un lato è la chiara consapevolezza che la croce è la via segnata dal Padre, via che condurrà alla glorificazione sua e del Padre stesso; d’altro lato, è la chiara consapevolezza che il suo sacrificio non sarà vano, anzi sarà ricco di frutti per l’umanità. A ragione l’autore della lettera agli Ebrei a dire che “Cristo divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono”. E poi Gesù stesso nel Vangelo ce lo dice: “se il chicco di grano no muore, rimane solo, se invece muore porta molto frutto”. Gesù è il chicco di grano che muore e porterà molto frutto. E attirerà tutti a sé. Nel suo discorso, c’è una parte che riguarda anche il discepolo, e quindi ciascuno di noi che lo seguiamo. “Se uno mi vuole servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo”. Il discepolo deve seguire le orme di Cristo, la via del Calvario, per portare con Cristo la sua croce e giungere poi alla gloria. Ma deve essere anche accanto ad ogni fratello che soffre. Il discepolo di Gesù di conseguenza, è colui che crede nel valore e nella fecondità del sacrificio, del donarsi per amore, del perdersi per ritrovarsi, del morire per vivere e comunicare la vita. La croce è il vero volto di Cristo; non esiste un Cristo senza la croce. La croce è un cammino, certamente, non una mèta; ma un cammino che ci porta alla vita eterna. Del resto questa è anche l’esperienza che fa ciascuno di noi nel suo piccolo mondo: in famiglia, nel lavoro, nella vita civile. Non dobbiamo seguire la strada dell’orgoglio, della superbia, del successo, dell’egoismo, bensì seguire la strada contraria, aspra ma feconda, del sacrificio e della rinuncia, del rinnegamento di sé, del donarsi e di spendersi per amore. Ognuno di noi, cioè ogni discepolo di Cristo, deve farsi come chicco di grano che muore per portare frutto; muore o cerca di far morire in sé tutto ciò che è disordinato e tutto ciò che non piace al Signore. Inoltre il cristiano deve saper anteporre e preferire innanzitutto la gloria di Dio e il bene dei fratelli. 


UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera agli Ebrei 1, 1 – 2, 4

Il Figlio erede dell’universo, esaltato al di sopra degli angeli
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? (Sal 2,7).
E ancora:
Io sarò per lui padre
ed egli sarà per me figlio? (2 Sam 7, 14).
E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio (Sal 96, 7).
E mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli pari ai venti,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco (Sal 103, 4),
del Figlio invece afferma:
Il tuo trono, Dio, sta in eterno
e:
Scettro d’equità è lo scettro del tuo regno;
hai amato la giustizia e odiato l’iniquità,
perciò ti unse Dio, il tuo Dio,
con olio di esultanza più dei tuoi compagni (Sal 44, 7-8).
E ancora:
Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli.
Essi periranno, ma tu rimani;
invecchieranno tutti come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai,
come un abito,
e saranno cambiati;
ma tu rimarrai lo stesso,
e gli anni tuoi non avranno fine (Sal 101, 26-28).
A quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici
come sgabello dei tuoi piedi? (Sal 109, 1).
Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?
Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

Responsorio    Cfr. Eb 1, 3; 12, 2
R. Cristo Gesù, che è irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza, sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, * ora siede alla destra di Dio nell’alto dei cieli.
V. Autore e perfezionatore della fede, egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce;
R. ora siede alla destra di Dio nell’alto dei cieli.

Seconda Lettura
Dalle «Lettere pasquali» di sant’Atanasio, vescovo
(Lett. 14, 1-2; PG 26, 1419-1420)

Celebriamo la vicina festa del Signore con autenticità di fede
Il Verbo, Cristo Signore, datosi a noi interamente ci fa dono della sua visita. Egli promette di restarci ininterrottamente vicino. Per questo dice: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Egli è pastore, sommo sacerdote, via e porta e come tale si rende presente nella celebrazione della solennità. Viene fra noi colui che era
atteso, colui del quale san Paolo dice: «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato» (1 Cor 5, 7). Si verifica anche ciò che dice il salmista: O mia esultanza, liberami da coloro che mi circondano (cfr. Sal 31, 7). Vera esultanza e vera solennità è quella che libera dai mali. Per conseguire questo bene ognuno si comporti santamente e dentro di sé mediti nella pace e nel timore di Dio.
Così facevano anche i santi. Mentre erano in vita si sentivano nella gioia come in una continua festa. Uno di essi, il beato Davide, si alzava di notte non una volta sola ma sette volte e con la preghiera si rendeva propizio Dio. Un altro, il grande Mosè, esultava con inni, cantava lodi per la vittoria riportata sul faraone e su coloro che avevano oppresso gli Ebrei. E altri ancora, con gioia incessante attendevano al culto sacro, come Samuele ed il profeta Elia.
Per questo loro stile di vita essi raggiunsero la libertà e ora fanno festa in cielo. Ripensano con gioia al loro pellegrinaggio terreno, capaci ormai di distinguere ciò che era figura e ciò che è divenuto finalmente realtà.
Per prepararci, come si conviene, alla grande solennità che cosa dobbiamo fare? Chi dobbiamo seguire come guida? Nessun altro certamente, o miei cari, se non colui che voi stessi chiamate, come me, «Nostro Signore Gesù Cristo». Egli per l’appunto dice: «Io sono la via» (Gv 14, 6). Egli è colui che, al dire di san Giovanni, «toglie il peccato del mondo «(Gv 1, 29). Egli purifica le nostre anime, come afferma il profeta Geremia: «Fermatevi nelle strade e guardate, e state attenti a quale sia la via buona, e in essa troverete la rigenerazione delle vostre anime» (cfr. Ger 6, 16).
Un tempo era il sangue dei capri e la cenere di un vitello ad aspergere quanti erano immondi. Serviva però solo a purificare il corpo. Ora invece, per la grazia del Verbo di Dio, ognuno viene purificato in modo completo nello spirito.
Se seguiremo Cristo potremo sentirci già ora negli altri della Gerusalemme celeste e anticipare e pregustare anche la festa eterna. Così fecero gli
apostoli, costituiti maestri della grazia per i loro coetanei ed anche per noi. Essi non fecero che seguire il Salvatore: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mt 19, 27).
Seguiamo anche noi il Signore, cioè imitiamolo, e così avremo trovato il modo di celebrare la festa non soltanto esteriormente, ma nella maniera più fattiva, cioè non solo con le parole, ma anche con le opere.

Responsorio    Cfr. Eb 6, 20; Gv 1, 29
R. L’agnello senza macchia è entrato per noi come precursore, * divenuto sommo sacerdote per sempre al modo di Melchisedek, rimane sacerdote in eterno.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   At 13, 26-30a
Fratelli, a noi è stata mandata questa parola di salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l’hanno riconosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato; e, pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti.

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