Archive pour la catégorie 'LETTURE DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI'

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003): ÈUTICO, UN RAGAZZO FORTUNATO

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/2003/182003.htm

 

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003) 

 

ÈUTICO, UN RAGAZZO FORTUNATO (Atti 20, 7-12) 

 

Se dovessimo prendere in mano un dizionario biblico e procedere alfabeticamente alla ricerca dei vari personaggi biblici, dovremmo comporre un elenco lunghissimo che va da Abacus, il profeta antico-testamentario, fino a Zorobabele, la guida politica dei reduci dall’esilio babilonese.
All’interno sfilerebbe una folla di figure, molte celebri e moltissime quasi ignote. Anzi, in alcuni libri biblici gli attori che entrano in scena, magari solo per fare una brevissima comparsa, sono talmente tanti da essere stati quasi completamente dimenticati dalla tradizione successiva.

È il caso del libro che in questo periodo pasquale di solito offre la prima lettura nella liturgia festiva e feriale, cioè gli Atti degli Apostoli, la seconda opera di Luca dopo il Vangelo.

In quelle pagine, infatti, oltre ai due protagonisti Pietro e Paolo, si affacciano tante persone note e meno note, dagli apostoli e da Maria fino a figure modeste e secondarie come Agabo, Anania, Aquila, Aristarco, Blasto, Enea, Damaris, Dionigi, Dorcade, Lidia, Lucio di Cirene, Manaen, Priscilla, Secondo, Simone il cuolaio, Sopatro, Tichico, Trofima, e così via, tanto per elencare i primi che ci vengono in mente. Tra costoro ora vorremmo far emergere un ragazzo di nome Èutico, che in greco significa « buona fortuna” e presto vedremo come questo nome ben gli si adattasse.

A lui, infatti, capitò un fatto sensazionale, narrato in modo molto vivace, anche perché l’evangelista ne era stato spettatore. Infatti Luca usa la prima persona plurale nel raccontare l’episodio. Paolo era partito con una nave da Filippi, la città greca macedone ove aveva fondato la prima comunità cristiana europea, comunità alla quale indirizzerà una famosa e affettuosa lettera, quella detta appunto dei « Filippesi ». Dopo cinque giorni di navigazione egli era approdato a Troade, una città dell’Asia Minore, nell’attuale Turchia, sulla costa settentrionale dell’Egeo. Qui si era fermato una settimana.

A Troade l’apostolo era già approdato durante un altro suo viaggio missionario ed era stato proprio in questa città che in sogno aveva visto « una Macedone” che lo supplicava: «Passa in Macedonia e aiutaci!» (Atti 16,8-9). Ora è di nuovo in questo luogo ed ecco l’episodio che coinvolge il nostro Èutico e che Luca data al «primo giorno della settimana», cioè di domenica. Si deve, quindi, celebrare l’eucaristia, «lo spezzare il pane», rito che si compiva durante la cena. Paolo si abbandona a un lungo discorso anche perché l’indomani sarebbe partito da Troade. Le ore passano e siamo già a mezzanotte.

Ma lasciamo la parola a Luca: 


«7. Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungo la conversazione fino a mezzanotte. 

8. C’era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti. 9. un ragazzo chiamato Èutico, che stava seduto sulla finestra,. fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto. 10. Paolo, allora, scese giù, si gettò su di lui l’abbracciò e disse: Non spaventatevi! È ancora vivo! 11. Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e, dopo aver ancora parlato molto fino all’alba, partì. 12. Intanto si era ricondotto vivo il ragazzo e ci si sentiva tutti molto consolati» (20,7-12). Veramente fortunato questo Èutico dal nome benaugurate, nonostante la sua stanchezza e la sua distrazione rispetto all’omelia — forse un po’ troppo lunga — dell’apostolo Paolo! 

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003): Silvano, Fratello fedele

dal sito:

http://www.novena.it/ravasi/2003/082003.htm

MONS. GIANFRANCO RAVASI (2003) 

Silvano, Fratello fedele (2Cor 1,19; Atti 15,22; Atti, 15,40; Atti 16; Atti 18, 5;) 

Nella nostra galleria di ritratti biblici abbiamo escluso i personaggi più celebri (Abramo, Davide, Salomone, Isaia, Pietro, Paolo, tanto per fare qualche esempio) e siamo andati alla ricerca finora di figure forse di secondo piano, anche se di notevole rilievo storico e religioso. Questa volta, invece, faremo emergere una figura decisamente minore che è anzi, persino presentata con due nomi in variazione. Nel brano che la liturgia di questa domenica ritaglia dalla seconda Lettera di Paolo ai Corinzi si legge: «Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui c’è Stato il “SÌ”» (1,19).

Ecco, parleremo ora di questo collaboratore di san Paolo nella predicazione cristiana, Silvano, altre volte chiamato anche Sila (c’è chi pensa che “Silvano” sia il nome latino, Sila sarebbe la forma aramaica del nome ebreo Saul). Egli entra in scena per la prima volta negli Atti degli Apostoli in un momento particolarmente rilevante per la Chiesa delle origini. Il primo “concilio”, tenutosi a Gerusalemme per dirimere la questione dell’ammissione diretta dei pagani nel cristianesimo (senza transitare prima dal giudaismo), ha emesso un documento che dev’essere reso noto alla comunità cristiana che più sentiva questo problema, quella della città di Antiochia di Siria (ora è Antakia in Turchia).

«Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli» (Atti 15,22). Ecco, dunque, apparire sulla ribalta Sila-Silvano che poi fu scelto da Paolo come suo compagno di missione (15,40). Con l’Apostolo si inoltrerà in un viaggio avventuroso che lo condurrà in Macedonia, fino alla città di Filippi, allora divenuta una colonia romana. Là Sila conobbe anche il carcere perché il padrone di una giovane schiava dotata di poteri magici aveva denunciato Paolo che l’aveva convertita al cristianesimo, togliendo così una fonte di guadagno al suo padrone.

Il racconto vivacissimo dell’episodio, che comprende anche una reazione della folla contro Paolo e Sua, è da leggersi nel capitolo 16 degli Atti degli Apostoli. Gettati in carcere, i due trascorsero la notte in preghiera e in canti. All’improvviso, un terremoto scardinò le porte della prigione; il custode, impressionato da questo evento, si fece istruire nella fede in Gesù Cristo, curò le ferite che i due avevano subìto a causa della flagellazione ordinata dal magistrato, li rifocillò e si fece battezzare con tutta la sua famiglia.

Espulsi da Filippi, Paolo e Sila raggiunsero l’altra città maggiore della Macedonia, Tessalonica, e da lì — dopo varie vicende e un viaggio del solo Paolo ad Atene — si ritrovarono nella metropoli di Corinto. Qui, con Timoteo, Sua e Paolo si dedicarono alla predicazione del Vangelo (Atti 18,5). Ritorniamo, così, al testo da cui siamo partiti. Silvano è ricordato da Paolo in apertura alle sue due Lettere ai Tessalonicesi, perché avevano fondato insieme quella Chiesa. Ma, a sorpresa, Silvano fa capolino anche presso l’apostolo Pietro che nella finale della sua prima Lettera annota: «Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, fratello fedele…» (5,12)

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