Archive pour la catégorie 'Arcivescovi e Vescovi – † Mons. Luigi Padovese,'

POL – Vicario Anatolia: Calunnie su mons. Padovese, è omicidio premeditato

dal sito:

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1220744
 
POL – Vicario Anatolia: Calunnie su mons. Padovese, è omicidio premeditato
L’appello: Serve un pastore, sostegno economico e missionari
 
Città del Vaticano, 15 ott (Il Velino) – Sulla morte di monsignor Luigi Padovese, il presidente della Conferenza episcopale turca ucciso il 3 giugno scorso, sono state fatte circolare “insopportabili calunnie”: lo ha affermato il suo successore, monsignor Ruggero Franceschini, prendendo la parola ieri pomeriggio al Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, in corso in Vaticano. “Voglio chiudere questa spiacevole parentesi cancellando insopportabili calunnie fatte circolare dagli stessi organizzatori del delitto. Perché di questo si tratta – ha detto -: omicidio premeditato, dagli stessi poteri occulti che il povero Luigi aveva, pochi mesi prima, indicato come responsabili dell’assassinio di don Andrea Santoro, del giornalista armeno Dink e dei quattro protestanti di Malatya; cioè un’ oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici religiosi, esperti in strategia della tensione”. Il vescovo è quindi passato a descrivere la situazione pastorale e amministrativa del Vicariato dell’Anatolia, che ha definito “grave”, sia per “divisioni all’interno della comunità cristiana” sia per “la gestione dell’economia di tutto il Vicariato” sia, infine, per la “gravissima scarsità di personale missionario”. Per questo ha chiesto “quello che ora ci manca: un Pastore, qualcuno che lo aiuti, i mezzi per farlo, e tutto questo con ragionevole urgenza”.
Non si tratta – ha detto – di “piangere miseria, non è nostro uso, e lungi da noi anche solo il pensiero di rivendicare un’attenzione particolare per via dell’uccisione del presidente della nostra Conferenza episcopale; ma certo un’attenzione particolare merita la nostra gente e chi ha versato il sangue. Perdonate lo sfogo – ha aggiunto -: vi preghiamo di condividere con noi questa situazione che può essere superata, a breve, almeno in due aspetti: la nomina di un nuovo pastore e un sostegno economico. L’invio di personale missionario dipende evidentemente da altri fattori che possono esigere tempi più lunghi ma questo non deve indurci a credere che non sia un aspetto meno urgente”. La Chiesa di Anatolia “è a rischio di sopravvivenza, e questa è una situazione di cui vi faccio partecipi con un tono di gravità e urgenza”. Monsignor Franceschini ha infine detto una parola di vicinanza per le Chiese vicine: “Saremo ancora disponibili all’accoglienza e all’aiuto fraterno, anche oltre le nostre possibilità; così come siamo aperti ad ogni collaborazione pastorale con le Chiese sorelle e con i musulmani di una laicità positiva”.

POL – M.O. mons.Padovese scrisse: Chiesa tribolata e perseguitata

dal sito:

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1202657

POL – M.O. mons.Padovese scrisse: Chiesa tribolata e perseguitata
 
Roma, 21 set (Il Velino) – “La Chiesa del Medio Oriente vivono da anni situazioni di grande tribolazione spesso culminanti in atti di vera e propria persecuzione, come avviene purtroppo, con frequenza quotidiana, in Iraq e non solo”: così scriveva il 3 aprile scorso, esattamente due mesi prima di morire assassinato, monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia. La citazione è parte di una più ampia lettera scritta a suor Chiara Laura Serboli, abbadessa del monastero Santa Chiara di Camerino, in occasione della canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano che avverrà domenica 17 ottobre, durante i lavori del Sinodo per il Medio Oriente. Alcuni stralci sono stati diffusi dalla Scuola superiore di Studi medievali e francescani. “Sto collaborando attivamente alla preparazione dell’Instrumentum laboris per il Sinodo – scrive Padovese – e la figura di Camilla Battista emerge, nella drammaticità della sua esperienza, come concreta testimonianza della fecondità del perdono di fronte alla sterile alternativa dell’odio e della vendetta. La Chiesa del Medio Oriente vivono da anni situazioni di grande tribolazione spesso culminanti in atti di vera e propria persecuzione, come avviene purtroppo, con frequenza quotidiana, in Iraq e non solo”.

“Non a caso – continua il vescovo assassinato a Iskenderun – il tema centrale del Sinodo sarà La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’. Lo stesso Benedetto XVI, nello scegliere questo tema, ha voluto sottolineare il bisogno e la sete di pace che il Medio Oriente vive. L’indicazione del Santo Padre ci invita a riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel contesto di un territorio così tormentato come il nostro”. Dopo aver accennato alle “tragiche vicende politiche” che travolsero la famiglia di Camilla Battista, monsignor Padovese conclude affermando che “anche per i cristiani delle nostre comunità vessate dalla persecuzione e dalla violenza, la beata Camilla Battista può diventare un esempio di riconciliazione e un’occasione per ritrovare speranza attingendo alla sorgente della Passione di Cristo”.
 
(ban) 21 set 2010 12:02

Il «testamento» di Padovese: dall’odio nasca l’amore

dal sito:

http://paroledivita.myblog.it/archive/2010/09/22/il-testamento-di-padovese-dall-odio-nasca-l-amore.html#more

Il «testamento» di Padovese: dall’odio nasca l’amore

da Avvenire, 22.9.10

Una lettera scritta due mesi prima di morire. E che alla luce di quanto poi è successo sembra quasi un testamento spirituale. «La fecondità del perdono di fronte alla sterile alternativa dell’odio e della vendetta». La civiltà dell’amore al posto della legge del taglione. Monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca e vicario apostolico d’Anatolia, assassinato il 3 giugno scorso a Iskenderun, non poteva immaginare che le parole scritte a suor Chiara Laura Serboli, abbadessa del Monastero Santa Chiara di Camerino, sarebbero diventate quasi una testimonianza ante litteram del suo sacrificio, resa ancora più vera dal tragico evento che avrebbe reciso la sua vita terrena.

Ma così è. E adesso che la lettera è stata pubblicata integralmente nella rivista delle Clarisse e ripresa dall’agenzia Sir, ci si può rendere conto della profondità di fede e della limpidezza d’animo di questo pastore che ha offerto la sua vita per restare fedele alla missione che la Chiesa gli aveva affidato.

I fatti innanzitutto. È il 3 aprile scorso. Il presule prende carta e penna e scrive alla monaca sua amica in occasione della canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano che avverrà il prossimo 17 ottobre, durante il Sinodo per il Medio Oriente che ha per tema La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. Non è una scelta casuale. Nella biografia della donna spicca una prova particolare che seppe superare proprio grazie alla forza del perdono. La sua famiglia fu trucidata nell’ambito delle lotte territoriali che coinvolsero Cesare Borgia e i signori locali. Ma la beata Camilla seppe trasformare l’odio in amore. Così il suo esempio viene preso da Padovese come una luce che può illuminare le dolorose vicende di Terra Santa e di tutti i Paesi in cui i cristiani sono perseguitati.

Una lettera scritta due mesi prima di morire. E che alla luce di quanto poi è successo sembra quasi un testamento spirituale. «La fecondità del perdono di fronte alla sterile alternativa dell’odio e della vendetta». La civiltà dell’amore al posto della legge del taglione. Monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca e vicario apostolico d’Anatolia, assassinato il 3 giugno scorso a Iskenderun, non poteva immaginare che le parole scritte a suor Chiara Laura Serboli, abbadessa del Monastero Santa Chiara di Camerino, sarebbero diventate quasi una testimonianza ante litteram del suo sacrificio, resa ancora più vera dal tragico evento che avrebbe reciso la sua vita terrena.

Ma così è. E adesso che la lettera è stata pubblicata integralmente nella rivista delle Clarisse e ripresa dall’agenzia Sir, ci si può rendere conto della profondità di fede e della limpidezza d’animo di questo pastore che ha offerto la sua vita per restare fedele alla missione che la Chiesa gli aveva affidato.

I fatti innanzitutto. È il 3 aprile scorso. Il presule prende carta e penna e scrive alla monaca sua amica in occasione della canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano che avverrà il prossimo 17 ottobre, durante il Sinodo per il Medio Oriente che ha per tema La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. Non è una scelta casuale. Nella biografia della donna spicca una prova particolare che seppe superare proprio grazie alla forza del perdono. La sua famiglia fu trucidata nell’ambito delle lotte territoriali che coinvolsero Cesare Borgia e i signori locali. Ma la beata Camilla seppe trasformare l’odio in amore. Così il suo esempio viene preso da Padovese come una luce che può illuminare le dolorose vicende di Terra Santa e di tutti i Paesi in cui i cristiani sono perseguitati.

«Le Chiese del Medio Oriente – scrive il presule – vivono da anni situazioni di grande tribolazione spesso culminanti in atti di vera e propria persecuzione, come avviene purtroppo, con frequenza quotidiana, in Iraq e non solo. Lo stesso Benedetto XVI, nello scegliere il tema, ha voluto sottolineare il bisogno e la sete di pace che il Medio Oriente vive. L’indicazione del Papa ci invita a riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel contesto di un territorio così tormentato come il nostro».

Perciò Padovese chiede alla comunità delle clarisse di Camerino di pregare perché «questa terra martoriata trasformi tanto dolore in invocazione di pace e annuncio di perdono». Ed ecco il collegamento con la clarissa di cinque secoli fa. «Le tragiche vicende politiche che travolsero la famiglia di Camilla Battista, fino ad arrivare allo sterminio dei suoi cari e all’esilio per lei, pur nella drammaticità non ebbero la meglio su questa donna – ricorda Padovese –. Ella ebbe la forza interiore di pregare per i suoi nemici fino a trasformare l’odio di cui era stata fatta oggetto in occasione di perdono e di amore eroico».

Per il presule, «queste stesse virtù, oggi, a distanza di 500 anni, ne fanno un modello per tutta la Chiesa e per tutti gli uomini. Per questo mi sento di dire – conclude – che, anche per i cristiani delle nostre comunità vessate dalla persecuzione e dalla violenza, la beata Camilla Battista può diventare un esempio di riconciliazione e un’occasione per ritrovare speranza attingendo alla sorgente della Passione di Cristo». Parole che adesso colpiscono ancora di più. E che fanno apparire il sacrificio di Padovese come una reale adesione alle sofferenze di Cristo. Offrendo anche l’indicazione di un cammino che non renda vana l’offerta della sua vita.

Mimmo Muolo

« PADOVESE, FU MARTIRIO »

DAL QUOTIDIANO « LA STAMPA » ARTICOLO DEL 27 SETTEMBRE 2010:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=2731&ID_sezione=524&sezione=

« PADOVESE, FU MARTIRIO »

GIACOMO GALEAZZI

«Anche oggi il Vangelo si trova ad affrontare il martirio, esattamente come il Signore Gesù aveva preannunciato ai suoi discepoli: un esito che finisce per riguardare soggetti con vocazione diversa: sacerdoti, religiose, e anche vescovi». Lo ha detto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che, aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente, ha voluto «fare commossa memoria del confratello Luigi Padovese, vescovo francescano e amministratore apostolico dell’Anatolia», ucciso il 3 giugno scorso a Iskenderun in Turchia. «Ma il martirio – ha aggiunto Bagnasco – non è, in questo tempo, risparmiato ai semplici cristiani, presenti in zone particolarmente critiche (come il Pakistan o certe regioni dell’India, o l’Iraq, la Nigeria, la Somalia), e neppure, paradossalmente, ai volontari che operano nelle trincee del mondo. Recentemente è successo a otto medici occidentali, caduti insieme a un loro collaboratore locale in un’imboscata talebana in Afghanistan. Fatti passare dapprima come spie, sono stati poi accusati di proselitismo, quando avevano semplicemente tra le loro cose la Bibbia. Sempre più spesso si deve prendere atto che neppure l’impegno professionale, profuso a servizio di popolazioni tra le più neglette, riesce a fare scudo». «L’intolleranza religiosa – ha denunciato il presidente dei vescovi italiani – assume allora la forma della cristianofobia. Uccidere appare l’unico modo per restare impermeabili al linguaggio dell’altruismo, che spaventa i violenti e inevitabilmente li eccita». «Vorremmo sperare che il mondo libero ed evoluto non continui a sottovalutare questa emergenza, ritenendola in fondo marginale o irrilevante», ha concluso il cardinale, riconoscendo però che «ci sono peraltro Paesi, come il nostro, che si stanno attivando affinchè dagli Organismi internazionali venga messo definitivamente al bando questo genere di intollerabili discriminazioni».

LA FECONDITÀ DEL PERDONO CONTRO LA LOGICA DELL’ODIO (Mons. Luigi Padovese)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23821?l=italian

LA FECONDITÀ DEL PERDONO CONTRO LA LOGICA DELL’ODIO

La lettera di mons. Padovese due mesi prima di essere ucciso

ROMA, mercoledì, 22 settembre 2010 (ZENIT.org).- Solo “la fecondità del perdono di fronte alla sterile alternativa dell’odio e della vendetta” potrà portare pace al Medio Oriente. E’ quanto auspicava mons. Luigi Padovese, frate minore cappuccino e Presidente dei Vescovi turchi, ucciso il 3 giugno scorso a Iskenderun, in Turchia, in una sua lettera, datata 3 aprile 2010, due mesi prima della morte.
La lettera indirizzata a suor Chiara Laura Serboli, abbadessa del Monastero Santa Chiara di Camerino, in occasione della canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano che avverrà domenica 17 ottobre, durante il Sinodo per il Medio Oriente, è stata pubblicata integralmente nella rivista delle Clarisse Forma Sororum. Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi.
“Le Chiese del Medio Oriente – scrive mons. Padovese, che ha collaborato attivamente alla preparazione dell’Instrumentum laboris – vivono da anni situazioni di grande tribolazione spesso culminanti in atti di vera e propria persecuzione, come avviene purtroppo, con frequenza quotidiana, in Iraq e non solo”.
“Non a caso – aggiunge – il tema centrale del Sinodo sarà ‘La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza’. Lo stesso Benedetto XVI, nello scegliere questo tema, ha voluto sottolineare il bisogno e la sete di pace che il Medio Oriente vive. L’indicazione del Papa ci invita a riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel contesto di un territorio così tormentato come il nostro”.
Nella lettera mons. Padovese chiede alla comunità delle clarisse di Camerino di pregare perché “questa terra martoriata trasformi tanto dolore in invocazione di pace e annuncio di perdono. Le tragiche vicende politiche che travolsero la famiglia di Camilla Battista, fino ad arrivare allo sterminio dei suoi cari e all’esilio per lei, pur nella drammaticità non ebbero la meglio su questa donna. Ella ebbe la forza interiore di pregare per i suoi nemici fino a trasformare l’odio di cui era stata fatta oggetto in occasione di perdono e di amore eroico”.
Per il presule scomparso, “queste stesse virtù, oggi, a distanza di 500 anni, ne fanno un modello per tutta la Chiesa e per tutti gli uomini. Per questo mi sento di dire che, anche per i cristiani delle nostre comunità vessate dalla persecuzione e dalla violenza, la beata Camilla Battista può diventare un esempio di riconciliazione e un’occasione per ritrovare speranza attingendo alla sorgente della Passione di Cristo”.

Turchia: il mensile cattolico « Presence » ricorda mons. Luigi Padovese

dal sito:

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=423773

Turchia: il mensile cattolico « Presence » ricorda mons. Luigi Padovese

“Per la piccola Chiesa di Turchia, la morte di mons. Luigi Padovese è uno strazio crudele. Non vogliamo, né abbiamo la competenza, aggiungere nulla ai commenti, a volte sorprendenti, diffusi dai media. Preghiamo, piuttosto, affinché la giustizia umana faccia il suo corso con la più grande obiettività”. Con queste parole il vicario apostolico di Istanbul, mons. Louis Pelâtre, ricorda mons. Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca e vicario apostolico d’Anatolia, ucciso a Iskenderun, dal suo autista, lo scorso 3 giugno. Dalle pagine dell’ultimo numero di “Presence”, il mensile della Chiesa cattolica turca, interamente dedicato alla figura del vescovo ucciso, il vicario di Istanbul scrive che “il ricordo di mons. Padovese continuerà nelle sue opere consacrate in gran parte a far conoscere il patrimonio cristiano dell’Anatolia, di cui è diventato pastore”. “Presence” ospita anche una riflessione di padre Gwenolé Jeusset, impegnato in Turchia nel dialogo interreligioso: “in questa morte – afferma – si potrebbero trovare delle ragioni per innalzare muri ma sarebbe la strada sbagliata. Per rimanere su quella del dialogo non bisogna farsi trascinare nel fango delle contrapposizioni religiose ma cercare piuttosto lo Spirito che ci precede. Una buona parte della popolazione turca ignora il Cristianesimo. Vedere e giudicare il Papa o i cristiani con disprezzo o pregiudizi non serve alla Verità. Dobbiamo agire per farlo conoscere ma non potremo mai essere compresi se agiremo, anche noi, allo stesso modo. La nostra Chiesa riprenda la strada”. Il mensile ripercorre, attraverso articoli e foto, la vita di mons. Padovese, la sua opera, e riporta la cronaca dei funerali a Iskenderun e a Milano insieme al ricordo di Maddalena Santoro, sorella di don Andrea Santoro, ucciso a Trebisonda nel 2006. (R.P.)

Un tesoro nascosto nel campo (di Luigi Padovese)

dal sito:

http://www.romena.it/Giornalino/2008-4/pagina12.htm

Un tesoro nascosto nel campo (di Luigi Padovese)

“Abitare la vita” significa innanzitutto “abitare se stessi”. Mi pongo di fronte a questa affermazione con un duplice sentimento. Emozione forte rispetto alla possibilità che mi viene offerta e contemporaneamente sgomento rispetto a un compito che, a prima vista, appare difficile, quasi impossibile. In quest’ottica mi viene subito in mente il lungo cammino professionale fatto, come psicologo. Le tante occasioni di formazione, di analisi, di studio, di lavoro che mi hanno aiutato a sviluppare una maggior consapevolezza. Penso però che ciò che più mi ha sostenuto, nel timido tentativo di “abitare me stesso”, siano stati, come si dice a Romena, gli incontri. Incontri con persone, con luoghi e Comunità; con Romena e con la Comunità delle Piagge di Firenze. E poi ancora incontri con personaggi di cui ho letto e riletto i libri, cercando di fare mio il loro pensiero.
Infine, in quanto più importante e trasformativo per me e per il mio modo di essere, il re-incontro con la migliore compagna di viaggio che potessi trovare, mia moglie Daria e i miei figli, Roberta e Tommaso. Qui però vorrei chiedere aiuto a due grandi compagni di lettura e di meditazione. Padre Giovanni Vannucci che per poco non ho conosciuto di persona, quando mi sono trasferito a Panzano in Chianti e Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi.
Tutti e due hanno detto e scritto cose molto simili circa l’importanza di “abitare se stessi”. Certo, da due prospettive diverse: spirituale e psicologica. Assagioli, dal punto di vista della psicosintesi ci dice che “ognuno di noi è una folla”. Ci illudiamo cioè di essere un’entità monolitica e immutabile, mentre invece è vero il contrario. Siamo un miscuglio di elementi contrastanti e mutevoli. Prosegue Assagioli: “Non siamo unificati. Ne abbiamo spesso l’illusione perché non abbiamo vari corpi, varie membra,… ma nel nostro interno avviene metaforicamente proprio così; varie personalità e sub personalità si azzuffano tra loro continuamente: impulsi, desideri, principi, aspirazioni, ideali sono in continuo tumulto”. Basta pensare a come possiamo essere diversi nelle varie situazioni. Non siamo certo gli stessi con i genitori o con gli amici, in un funerale piuttosto che ad un matrimonio.
Ecco che allora diventa necessario conoscere questi diversi modi di essere, sviluppare più consapevolezza e padronanza, saperli valorizzare e meglio armonizzare nell’insieme della nostra persona. In altre parole, come ci ricordava Lidia Maggi in un recente incontro a Romena, il nostro fine non è essere “perfetti” ma “interi”, conoscendo e dando spazio armonico a tutte quelle caratteristiche personali che ci identificano e che ci appartengono.
Padre Vannucci, commentando la parabola del regno dei cieli e del tesoro nascosto nel campo, parla anche lui di sub-personalità, naturalmente a modo suo, da una prospettiva spirituale. E dice: “Il campo siamo noi e il tesoro è nascosto dentro di noi; e vi sembrerà strano, ma dobbiamo vendere tutto per comprare noi stessi”. Proseguendo la domanda a ciascuno di noi quanti “Padroni” abbiamo? E, soprattutto, se siamo consapevoli di averli. In effetti ne abbiamo tanti: l’ambizioso, il prepotente, il sensuale, ecc., padroni e passioni che ci dominano e ci controllano, allontanandoci dalla nostra vera essenza ed autenticità. Vannucci ci invita dunque “…a scendere nel nostro campo per ricominciare a rilevare tutti i proprietari che se ne sono impossessati…una volta conquistato il nostro campo, noi troveremo il tesoro e questo tesoro darà alla nostra vita più serenità, più forza, più pace, più armonia”.
La Psicosintesi direbbe più o meno la stessa cosa. Prendiamo un po’ le distanze (si chiama disidentificazione) da questi atteggiamenti profondi che ci fanno da padroni, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto. Impariamo a riconoscerli e a governarli. Riusciremo così a liberarci da questa illusione
che condiziona la nostra vita e a ritornare al nostro vero sé, tornando “a casa” e proseguendo il cammino della nostra evoluzione.

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