Omelia (03-05-2020) Gesù Buon Pastore

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paolo

Omelia (03-05-2020)

padre Antonio Rungi
Pastori senza gregge e senza pecore

La quarta domenica di Pasqua liturgicamente è dedicata alla figura del Buon Pastore, con evidente invito a quanti il Signore ha chiamato nella vita sacerdotale a mettersi a servizio del popolo di Dio con la generosità, la dedizione e il sacrificio della propria vita. Mai, nella storia della cristianità, come in questo periodo della pandemia i pastori per norme di carattere sanitario sono stati privati del gregge e delle pecorelle affidate alla loro cura pastorale.
Da due mesi in Italia i pastori sono apostoli ed evangelizzati mediatici e virtuali, tamponando solo in parte quella esigenza fondamentale di ogni gregge e di ogni pecora nel senso evangelico di farsi guidare dal proprio pastore ed ascoltarne la voce e il richiamo.
Speriamo che questa drammatica situazione possa essere sanata per due ragioni fondamentali: la prima perché l’epidemia è scomparsa del tutto e seconda perché tutti i credenti di tutte le religioni hanno diritto di esprimere in privato e in pubblico la loro fede, senza limitazioni, ma nel rispetto delle norme sanitarie e di quella saggia gestione dei luoghi di culto, che sempre hanno segnato la storia del popolo italiano. Pastori senza gregge, ma comunque vicini e accompagnati dall’unico vero pastore che è Cristo Signore.
Nel vangelo di Giovanni, domenica ancora senza messe con i fedeli e con le chiese chiuse, risulta di grande conforto quello che Gesù dice di se stesso, evidenziando la sua missione del buon pastore che si prende cura delle sue pecore, che le conosce ad una una e le chiama per nome. Gesù mette in guardia da quanti sono ladri e briganti perché si approfittano del gregge, se ne servono di esso, ma non lo servono affatto. Infatti, ricorda Gesù che ?chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante?.
Il vero pastore entra dalla porta, non si approfitta del gregge, ma si mette a suo servizio con la collaborazione anche di altre figure, che qui vengono indicate nel ?guardiano?. Questi al pastore legittimo gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce?.
In netta opposizione a questa figura rassicurante e rasserenante nel legittimo pastore fa da contrasto l’estraneo, che non verrà seguito, anzi le pecore fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei.
La parabola detta da Gesù non fu capita dai suoi ascoltatori. E siccome le cose ripetute giovano alla comprensione del testo, del linguaggio, del pensiero e anche delle norme, Gesù disse loro di nuovo a loro: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, e si riferisce ai falsi profeti e salvatori, quelli che avevano promesso mari e monti, sono ladri e briganti. Il popolo che è saggio non li hanno ascoltati. La scena cambia proprio con Gesù che si definisce la porta di ingresso in questo meraviglioso gregge che è la Chiesa, è il popolo dei redenti e dei salvati. Se uno, allora, entra attraverso di Cristo in questo gregge, sarà salvato. Da questo incontro con Cristo nella fede, ogni persona che aderisce a Cristo entra nel Regno, esce per evangelizzare e diffonderlo e troverà anche il pascolo per seminare e per raccogliere i frutto. Al di fuori di Cristo si è ladri nel vero senso del termine del gregge. E Gesù ricorda a tutti chi è un ladro. Egli non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. E si riferisce a quanti nella storia del popolo eletto e dell’umanità hanno approfittato dei loro ruoli e delle loro funzioni per sfruttare e approfittare. Gesù, invece è venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Quella vita della grazia al gaudio della felicità eterna.
Per comunicare questa vita è necessario essere operativi nel campo dell’evangelizzazione, come ci ricorda la prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli che nel giorno di Pentecoste, il capo degli apostoli, Pietro, con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». Il primo fondamentale annuncio è che Cristo è il Salvatore. La risposta alla predicazione di Pietro è che le persone che lo ascoltavano si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro entra nel vivo della trasmissione del messaggio cristiano di sempre e disse senza mezzi termini: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo?. Conversione, Battesimo e Cresima sono i sacramenti della vita iniziazione cristiana che in questo tempo di pandemia non vengono ammaestrati per disposizione dell’autorità sanitaria. Pietro non si limita nel suo parlare, anzi con molte altre parole rendeva testimonianza ed esortava la gente a seguire la strada del Vangelo, mettendo in risalto la situazione del mondo di allora, come quello di oggi: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Salvarsi dalla perversione e dalla corruzione, dal degrado morale e dai forma di peccato, accogliendo la parola di Dio e facendosi battezzare. E per chi è già battezzato rivitalizzare il battesimo alla luce del mistero della Pasqua Cristo.
Cosa che ci viene ricordata e ripetuta ancora una volta nel brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla prima lettera di san Pietro apostolo: Gesù portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime?.
Ricordare e fare memoria di chi si è nella sostanza, cioè figli di Dio se, ci porta alla consapevolezza che facendo il bene, sopporteremo con pazienza la sofferenza. E ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo siamo stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Quale messaggio migliore può venire oggi, nel contesto dell’epidemia, a noi cristiani: Cristo maltrattato ed ucciso, i cristiani maltrattati e non rispettati nelle loro legittime esigenze di pregare e di celebrare. Il Signore sa, il Signore può, il Signore prima o poi arriverà a giudicare con giustizia questo generazione perversa e cattiva, lontana da Dio, lontana della fede e lontana soprattutto dal rispetto di ogni fratello. Sia questa la nostra preghiera oggi:

Gesù Buon Pastore

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