V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) (29/03/2020)

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V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) (29/03/2020)

La risurrezione di Lazzaro, invito alla nostra rinascita spirituale
padre Antonio Rungi

La parola di Dio della Quinta domenica di Quaresima ci prepara più immediatamente alla Pasqua 2020, che come sappiamo non sarà una Pasqua come le altre, come non lo è stata la Quaresima e tutti questi giorni che hanno segnato la nostra storia personale, quella dell’Italia e del mondo, con l’epidemia da coronavirus, che ha portato dolore, morte, sofferenza, angoscia e prove di ogni genere.

Il Vangelo di Giovanni inserito nella liturgia della parola ci apre alla vita, alla speranza e alla risurrezione.
Ci racconta, infatti, della morte e della risurrezione di Lazzaro, amico di Gesù, il quale viene informato dalle sorelle che Lazzaro, loro fratello, è ammalato. Gesù era amico delle due sorelle e di Lazzaro.
Quando gli giunse la notizia Gesù rivolto ai discepoli disse «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Poi l’Evangelista Giovanni annota il rapporto tra Gesù e la famiglia di Lazzaro con queste semplici parole: Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Gesù quindi non è indifferente alla notizia del suo amico che stava male e tutto ci fa pensare che pregò per lui e appena gli fu possibile andò a Betania.
Però quando Gesù arrivò, era troppo tardi, in quanto Lazzaro era già morto e sepolto. Cosa che capita tante volte quando una persona muore improvvisamente e i cari non hanno avuto modo di poterla salutare.
Tornando al brano del vangelo, Gesù fu accolto da Marta, appena giunto a Betania nella loro casa. Marta si rivolse a lui con queste parole: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
E qui troviamo le espressioni di fiducia nel Signore, di fede che lui può tutto. Infatti Gesù non la scoraggia dicendo ormai è finito tutto, non c’è più nulla da fare, ma richiama l’essenza stessa della sua missione nel mondo, quella della vita e della risurrezione: «Tuo fratello risorgerà», dice subito per non rattristarla.
Marta che conosceva la parola di Dio risponde: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
La consapevolezza della risurrezione finale era chiara in certi ambienti religiosi anche prima della stessa risurrezione di Cristo.
Ma a quel punto il Signore va a confermare le convinzioni di Marta, Infatti Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
Gesù pone una domanda di fede, alla quale la donna risponde dal profondo del suo cuore: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Di fronte a queste parole toccanti, l’evangelista annota che Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò subito dove era stato sepolto Lazzaro.
Lo portarono nel luogo della sepoltura. Appena arrivato Gesù scoppiò in pianto. Gesù esprime, così, il suo dolore con il pianto, come facciamo noi tutte le volte che la sofferenza e la morte tocca la nostra vita.
Tutto questo avviene alla presenza di tante persone, al punto tale che i Giudei fecero subito notare: «Guarda come lo amava!».
E poi subito la critica, la provocazione per vedere la reazione di Gesù: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Gesù incurante di quello che dicevano si avvicinò al sepolcro e notò che era una grotta e contro di essa era posta una pietra.
Stessa scena che Giovanni presenterà nel momento della risurrezione di Gesù. Disse allora Gesù: «Togliete la pietra!». Ma Marta, la sorella del morto, fece subito osservare: “Guarda Gesù che è lì da quattro giorni e quindi manda cattivo odore”.
Gesù ricorda a Marta: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
E’ richiesto un altro atto di fede da parte di Marta e dei presenti si procede nella direzione indicata da Gesù.
Allora tolsero subito la pietra e Gesù a quel punto, con gli occhi rivolti al cielo, prega con queste espressioni: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
Finita la preghiera gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». “Il morto uscì con i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”.
A quel punto Gesù dice ai presenti: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Lazzaro è così ritornato alla vita e ridonato agli affetti familiari.
Il miracolo della risurrezione di Lazzaro porta alla fede coloro che non credevano. Ci auguriamo che questo miracolo ricordato nel Vangelo di oggi possa portare alla rinascita interiore i credenti e alla conversione i non credenti.
Sullo stesso argomento si strutturano le due letture, la prima tratta dal Libro del profeta Ezechiele e la seconda, tratta dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani.
Esplicito il riferimento alla risurrezione finale che troviamo nel testo di Ezechiele: “Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele”.
Dalla condizione di morte a quella della vita e della risurrezione. Anche se ci sono riferimenti alla rinascita anche storica e sociale di Israele, qui in realtà il profeta apre prospettive di fede che il buon israelita deve fare proprie: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio”. Rinnovamento sarà di ordine spirituale ed interiore e cambierà la vita dei singoli e del popolo: “Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra”. Il ritorno dall’esilio, dai luoghi cari agli israeliti e la prospettiva di vita e risurrezione per loro. Come dire, oggi, per noi che siamo provati dall’epidemia, ritornare alla vita normale, alla libertà, dopo questo esilio forzato nelle proprie case ed abitazioni per rispettare giustamente le leggi dello Stato e norme sanitarie. Dopo questa esperienza di rimpatrio, allora sapranno Dio è il Signore”. Una visione di speranza di rinascita è qui attestata con parole molto forti e toccanti.
Nella seconda Lettura tratta dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani viene sintetizzato il mistero della redenzione dell’umanità, mediante la morte e risurrezione di Cristo, alla quale fa riferimento esplicito Paolo, indicando anche il percorso morale di liberazione che i cristiani ha compiuto in Cristo o che dovrebbe compiere: “Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio”. E’ evidente che la condizione di peccato in cui spesso si trova l’uomo è dovuta al fatto che prevale nella vita la dimensione materiale di essa e non certamente quella spirituale. Per cui l’apostolo ci tiene a ricordare che noi non siamo sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi”. Tuttavia, cosa può capitare: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene”. E qui il riferimento al battesimo è chiaro. Peri battezzati il discorso è diverso. Infatti, con la conversione “se Cristo è in noi, il nostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia”. Il passaggio successivo è quello il riferimento alla Pasqua Cristo: “E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Siamo quindi equiparati, mediante la risurrezione di Cristo, a Colui che è vita e risurrezione per tutti, cioè Gesù. Vivendo da risorti e con il Risorto, la nostra vita è vita, la nostra vita è gioia, la nostra vita è certezza che le tenebre faranno spazio alla luce, anche in questo momento buio e triste per l’Italia e il mondo intero, a causa dell’epidemia di coronavirus, che ci ha costretti a rinchiuderci nelle chiese e poter celebrare solo noi sacerdoti, senza la presenza fisica dei fedeli nei luoghi di culto. Ecco perché questa Pasqua sarà diversa dalle altre, ma sarà comunque Pasqua nel cuore e nella voglia di rinascere e di ricominciare quanto prima.
Sia questa la nostra preghiera: “Dio Padre, tu che hai manifestato la tua compassione nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro, guarda oggi ognuna di noi, penetra nel nostro profondo. Donaci di riconoscere le nostre malattie interiori, di saperli chiamare per nome. Svegliaci dalle nostre sensazioni di morte, dai nostri « dormiveglia spirituali ». Tu che sei il Dio della vita rendici creature nuove in Te. Amen.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 27 mars, 2020 |Pas de Commentaires »

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