IL FASCINO DI GESÙ CRISTO (AUGUSTINUS)

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IL FASCINO DI GESÙ CRISTO (AUGUSTINUS)

CAPITOLO QUINTO

È stato detto quale posto occupasse il nome di Gesù nel cuore di Agostino anche quando non ne conosceva con precisione il mistero. Quando poi, alla vigilia della conversione, comprese ciò che Gesù è veramente, l’Uomo-Dio, si strinse a lui con la passione del naufrago che afferra la tavola di salvezza: raccolse in Gesù tutto l’amore che portava a Dio, come aveva raccolto in Dio tutto l’amore che portava alla sapienza.
È inutile discutere se la pietà agostiniana sia teocentrica o cristocentrica (per usare parole in voga) o sapienziale, perché è tutte queste cose insieme e qualche cosa di più: è una pietà, come si vedrà, ecclesiologica, perché nel suo amore Agostino non separa la Chiesa da Gesù, come non separa Gesù da Dio e Dio dalla sapienza.
L’amore di Agostino per Gesù Cristo è tutto pervaso di gratitudine, di umiltà, di tenerezza. Dal mistero dell’Incarnazione, che il vescovo d’Ippona esprime con formule precise, preannunciatrici di quelle che saranno usate ad Efeso ed a Calcedonia – del resto egli ebbe modo di conoscere e di confutare un caso di nestorianismo ante litteram 1 – nasce la conseguenza che Gesù è tutto per noi. Nell’unità della Persona divina egli è uomo e Dio insieme (« Colui che è uomo è ugualmente Dio e colui che è Dio è ugualmente uomo, non a motivo di una stessa natura ma per l’unità della persona  » 2), e perciò via e patria: via come uomo, patria come Dio.  » Cristo Dio è la patria a cui tendiamo, Cristo uomo è la via per cui camminiamo  » 3. Anzi, distinguendo più sottilmente, Agostino vede in Gesù l’uomo che ci solleva dalle nostre miserie, l’uomo-Dio che (come Mediatore) ci guida verso la perfezione, Dio che ci dona la perfezione, cioè l’immortalità e la beatitudine. Il Verbo, infatti, aveva due beni: l’immortalità e la giustizia; noi, al contrario, due mali: la mortalità e la colpa; incarnandosi, prese uno dei nostri mali (la mortalità) per liberarci da tutt’e due 4.
Perciò Agostino aderisce innanzi tutto all’umanità di Gesù, per giungere, attraverso l’umanità, alla divinità. Nell’umanità, infatti, vi è il titolo di tutte le grazie per la nostra salvezza e vi sono i profondi tesori della scienza e della sapienza, che irrorano l’anima con la fede e la conducono alla contemplazione eterna della verità immutabile 5. La controversia antipelagiana altro non fu che un’appassionata difesa di questa dottrina, che comprende la redenzione, la giustificazione, la predestinazione. In essa si sente vibrare tutta l’anima del vescovo d’Ippona, traboccante d’amore per Gesù medico delle anime. I pelagiani insistevano sugli esempi di Gesù Cristo; Agostino non nega quest’aspetto dell’opera di redenzione, anzi lo sottolinea, ma non lo separa dal primo. Non v’è dubbio che, oltre esser fonte di grazia, l’umanità di Gesù è modello di virtù, è l’unico esemplare cui dobbiamo somigliare 6.  » Con le parole, con i fatti, con la vita, con la morte, col discendere (in terra), con l’ascendere (in cielo), ci grida di ritornare a Dio  » 7 e ci insegna ciò che è degno di essere amato e ciò che deve essere fuggito. Quest’insegnamento del Figlio di Dio per via di esempi è la medicina più efficace che pensar si possa per i nostri vizi. Quale superbia, infatti, potrà guarire, se non guarisce con l’umiltà del Figlio di Dio? Quale avarizia, quale iracondia, quale empietà, quale timidezza potranno guarire, se non guariscono con la povertà, la pazienza, la carità, la resurrezione del Figlio di Dio 8?
Tra tutte le virtù Agostino considera con più ammirata commozione l’umiltà. Gesù è chiamato con enfasi il  » dottore dell’umiltà  » 9, perché, quando ha voluto proporre se stesso per esempio, quasi dimentico di tutto il resto, non ha ricordato che questa virtù: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11, 29). Queste parole di Gesù suggeriscono al santo dottore una stupenda preghiera, che nessuno, che lo possa, deve privarsi della gioia di leggere 10. Ma il vescovo d’Ippona parla anche con particolare predilezione dell’ » incredibile umiltà  » dell’Incarnazione 11, della  » umiltà di Dio  » 12 che in essa si manifesta. E insieme con l’umiltà l’amore, l’amore di Dio, che ci mostra nell’Incarnazione quanto ci ha amato e quali ci ha amato: quanto perché non disperassimo, quali perché non insuperbissimo 13.  » Come ci amasti, o Padre buono, – esclama Agostino – che non risparmiasti il Figliolo tuo, ma per noi lo consegnasti in mano agli empi! Come ci amasti!… per noi vincitore e vittima avanti a te, per questo vincitore, perché vittima: per noi sacerdote e sacrificio, e per questo sacerdote perché sacrificio; ci rese, da servi, figlioli tuoi, facendosi egli, Figliolo tuo, servo nostro. Ho ben ragione io di sperare fermamente in lui, perché per opera di lui tu guarirai tutte le mie infermità… se così non fosse, mi lascerei andare alla disperazione. Molte, infatti, e gravi sono le mie infermità, molte e gravi. Ma più potente è la tua medicina  » 14.
Confidenza, contemplazione, imitazione: ecco gli atteggiamenti abituali dell’amore di Agostino verso Gesù. Le sue opere sono ricche di preghiere, umili e fiduciose, rivolte a Dio  » per Gesù Cristo « , in cui ogni problema trova la soluzione, sia che il problema nasca dalla colpa, sia che nasca dalla debolezza nel fare il bene o dall’ignoranza. Evidente è pure, leggendo le sue opere, l’atteggiamento contemplativo di chi è invaghito della bellezza di Gesù e la vede espressa in ogni momento della vita di Lui, anche nel seno di Maria, anche sulla croce o nel sepolcro.  » Cristo ha trovato molte cose brutte in noi – dice Agostino ai fedeli di Cartagine -, eppure ci ha amati: se noi troveremo qualcosa di brutto in Lui, facciamo a meno di amarlo… Ma per chi capisce, anche il Verbo fatto carne è tutto bellezza… Bello come Dio… Bello nel seno della Vergine… Dunque, bello nel cielo, bello qui in terra, bello nel seno (di sua madre), bello nelle mani dei parenti, bello mentre fa miracoli, bello mentre subisce i flagelli, bello quando invita alla vita, bello quando disprezza la morte, bello quando depone l’anima, bello quando la riprende, bello nella croce, bello nel sepolcro, bello in cielo… L’infermità della sua carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza  » 15. Ed ecco un’ardente esortazione alle vergini consacrate a Dio, perché contemplino la bellezza del loro Sposo:  » Contemplate la bellezza del vostro amante: contemplatelo uguale al Padre e suddito della Madre, dominatore nei cieli e servo in terra, Creatore di tutte le cose e creato tra le cose. Considerate quanto sia bello in Lui ciò che i superbi deridono: con gli occhi dello spirito contemplate le ferite di chi pende dalla croce, le cicatrici di chi risorge, il sangue di chi muore, il prezzo di chi si dona, lo scambio di chi ci redime  » 16. L’insistenza del vescovo d’Ippona sulla bellezza del Verbo Incarnato e sulla contemplazione dei misteri della sua umanità ci rivela un aspetto fecondo della pietà cristiana, che si crederebbe di trovare solo nei grandi mistici del medioevo.
Sull’imitazione degli esempi di Gesù, di cui si dirà subito parlando della purificazione, qui basterà ricordare soltanto un passo:  » Vi trafigga totalmente il cuore colui che per voi fu confitto in croce  » 17. Queste parole suggeriscono un programma di vita per le vergini; ma rivelano anche, non v’è dubbio, il programma proprio d’Agostino.

Publié dans : SANT'AGOSTINO |le 13 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

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